<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>Ligucibario &#187; Sicilia</title>
	<atom:link href="https://www.ligucibario.com/tag/sicilia/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>https://www.ligucibario.com</link>
	<description>elogio dell&#039;etnogastronomia</description>
	<lastBuildDate>Thu, 30 Apr 2026 12:23:04 +0000</lastBuildDate>
	<language>it-IT</language>
	<sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency>
	<generator>https://wordpress.org/?v=4.1.41</generator>
	<item>
		<title>Per una storia della pasta in Liguria e a Genova</title>
		<link>https://www.ligucibario.com/per-una-storia-della-pasta-in-liguria-e-a-genova/</link>
		<comments>https://www.ligucibario.com/per-una-storia-della-pasta-in-liguria-e-a-genova/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 08 Apr 2026 12:00:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Luisa]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Ligucibario]]></category>
		<category><![CDATA[banco di san giorgio]]></category>
		<category><![CDATA[bariscella plena de macaronis]]></category>
		<category><![CDATA[bartolomeo sacchi]]></category>
		<category><![CDATA[battaglia di curzola]]></category>
		<category><![CDATA[cassarea]]></category>
		<category><![CDATA[chabrol de volvic]]></category>
		<category><![CDATA[cucina futurista]]></category>
		<category><![CDATA[farfa]]></category>
		<category><![CDATA[fidelari]]></category>
		<category><![CDATA[fillia]]></category>
		<category><![CDATA[formati di pasta genovesi]]></category>
		<category><![CDATA[galee]]></category>
		<category><![CDATA[grano]]></category>
		<category><![CDATA[il milione]]></category>
		<category><![CDATA[lasagnari]]></category>
		<category><![CDATA[lasagne]]></category>
		<category><![CDATA[maccheroni]]></category>
		<category><![CDATA[marco polo]]></category>
		<category><![CDATA[marinetti]]></category>
		<category><![CDATA[pasta agnesi]]></category>
		<category><![CDATA[pasta in liguria]]></category>
		<category><![CDATA[pesto genovese]]></category>
		<category><![CDATA[pesto trapanese]]></category>
		<category><![CDATA[plàtina]]></category>
		<category><![CDATA[porto maurizio]]></category>
		<category><![CDATA[ravioli]]></category>
		<category><![CDATA[rustichello da pisa]]></category>
		<category><![CDATA[semola di grano duro]]></category>
		<category><![CDATA[Sicilia]]></category>
		<category><![CDATA[sottoripa]]></category>
		<category><![CDATA[trapani]]></category>
		<category><![CDATA[trie]]></category>
		<category><![CDATA[viaggio nella liguria marittima]]></category>

		<guid isPermaLink="false">https://www.ligucibario.com/?p=29917</guid>
		<description><![CDATA[<p>&#160; &#160; &#160; &#160; &#160; &#160; Per una storia della pasta in Liguria e a Genova Come ha assertivamente concluso anche lo storico vadese Paolo Calcagno in un recente saggio, la stretta liaison tra i liguri e la pasta origina dal Medioevo. Inizialmente essi furono probabilmente solo ottimi acquirenti, se dagli atti del notaio genovese ...<a class="post-readmore" href="https://www.ligucibario.com/per-una-storia-della-pasta-in-liguria-e-a-genova/">leggi tutto</a></p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.ligucibario.com/per-una-storia-della-pasta-in-liguria-e-a-genova/">Per una storia della pasta in Liguria e a Genova</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://www.ligucibario.com">Ligucibario</a>.</p>
]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2026/04/030.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-29918" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2026/04/030-300x225.jpg" alt="030" width="300" height="225" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Per una storia della pasta in Liguria e a Genova</p>
<p>Come ha assertivamente concluso anche lo storico vadese Paolo Calcagno in un recente saggio, la stretta liaison tra i liguri e la pasta origina dal Medioevo.<br />
Inizialmente essi furono probabilmente solo ottimi acquirenti, se dagli atti del notaio genovese Giovanni Scriba scopriamo che fin dal secolo XII (1) le relazioni – commerciali &#8211; fra Liguria e Sicilia (vasto granaio e, come noto, culla italiana della pasta) sono quanto mai intense, e che le derrate in partenza dall&#8217;isola comprendono molto grano e altri prodotti alimentari fra cui la pasta; quindi un traffico rilevante, che ancora tra i secoli XV e XVI emerge anche da documenti del Banco di San Giorgio. Sino al tramontare del Medioevo, dunque, Genova è fra i leader quanto ad acquisti, ma non figura ancora fra i produttori diretti, che nella penisola sono anzitutto siciliani, poi sardi, pugliesi, e campani.</p>
<p>La liaison di cui sopra ha innegabilmente prodotto in Liguria, nel tempo, molti formati di pasta. Alcuni più a levante, altri più ponente, alcuni più legati alle cucine cittadine e costiere, altri più rustici e d’entroterra, alcuni semplici e più quotidiani, altri più “rituali”, e/o ripieni di golosa farcia…</p>
<p>Percorriamo ora in dettaglio alcune diacronie relative a tale tradizione pastaria ligure, e soprattutto genovese in base alla documentazione pervenutaci. Dal secolo XIII al XX.</p>
<p>1244 &#8211; Lo storico genovese Roberto Lopez segnala che un medico bergamasco, Rogerius de Bracha, si impegna, con atto rogato il 2 agosto dal notaio Giannino de Bredono, a guarire (dietro corresponsione di sette lire genovesi) l’operaio lanaiolo Bosso da una patologia del cavo orale. Il malato tuttavia, dinanzi a testimoni, a propria volta si impegna a non consumare taluni cibi, fra cui si menziona anche la <em>pasta lissa</em>. Più in dettaglio l’elenco dei “pericoli” &#8211; per noi difficile oggi da interpretare &#8211; comprendeva carne, frutta, cavoli, e appunto pasta, ovvero testualmente in latino volgare italo-romanzo: &#8220;&#8230;.et non debae comedare aliquo frutamine, neque de carne bovina, nec de sicca, neque de pasta lissa, nec de caulis&#8230;&#8221;.</p>
<p>1279 &#8211; A tale anno risale una delle prime citazioni &#8220;ufficiali&#8221; della pasta: nell&#8217;inventario notarile di un&#8217;eredità, redatto da Ugolino Scarpa, si incontra infatti, tra i pochi lasciti del milite Ponzio Bastone, &#8220;<em>bariscella</em> (cesta) <em>una plena de macaronis</em>&#8220;.</p>
<p>1298 &#8211; Il veneziano Marco Polo, rinchiuso – per un anno &#8211; nel carcere di Palazzo San Giorgio a Genova dopo la battaglia navale del 7 settembre presso l’isola di Curzola (oggi territorio croato), detta a Rustichello da Pisa niente meno che “Il Milione”, accennando anche a paste / lasagne mangiate durante i suoi grandi viaggi, e buone come quelle di Genova. Delle lasagne celebrarono l’esistenza anche i coevi Jacopone da Todi (“Chi guarda a maggioranza spesse volte si inganna. Granel di pepe vince per virtù la lasagna”) e forse Cecco Angiolieri (il sonetto “Chi de l’altrui farina fa lasagne” è di dubbia attribuzione). Una ulteriore citazione ricorre in Fra’ Salimbene da Parma che nella “Cronaca”, alludendo ad un monaco, esclama: “Non vidi mai nessuno che come lui si abbuffasse tanto volentieri di lasagne con formaggio”… Un dato tuttavia è incontrovertibile: la pasta, in Italia, era nota ben prima di Marco Polo e delle “sue” lasagne, fatte con “farina di alberi” – albero del pane o albero del sago – e non con grano duro, sconosciuto in Cina. Come detto, già nel secolo XII infatti gli instancabili mercanti genovesi avevano “trasportato” la pasta dalla Sicilia occidentale (gli storici legami fra Trapani e Genova sono probabilmente confermati, malgrado le varianti, anche dal pesto) in tutto il Settentrione, tanto che nel secolo XV paste (lunghe e corte) venivano chiamate – anche dall’umanista e gastronomo lombardo Bartolomeo Sacchi, detto il Plàtina &#8211; “trie genovesi” o “paste di Genova”… Sulle mense patrizie si trattava di contorni, su quelle più “plebee” &#8211; forzatamente &#8211; di piatto unico. Esse peraltro venivano assoggettate a cotture che noi reputeremmo inaccettabili, e condite nei modi più diversi per non dire, talvolta, stravaganti: sovente con abbondantissimi caci grattugiati e spezie in polvere; Bartolomeo Sacchi stesso suggeriva “capponi, uova e qualsiasi genere di carne”; via via salirà in scena anche il burro ma…associato a zucchero e cannella.</p>
<p>1316 &#8211; Il notaio Giacomo Nepitello di Genova roga un atto di affitto dell&#8217;abitazione di Maria Borgogno, la quale di mestiere <em>“faciebat lasagnas”</em>, ovvero confezionava lasagne. Mi piace immaginarla come una di quelle titolari che sino a tutto il Novecento governarono con successo &#8211; tra farinate e torte di verdura &#8211; alcune trattorie e sciamadde nei carruggi, in primis <em>a Sciâ Carlotta</em> di Sottoripa &#8220;celebrata&#8221; da Ansaldo&#8230;</p>
<p>1329 &#8211; In un atto notarile rogato in Genova si nomina un tal <em>“Gualterius Lasagnarius”</em>, residente nella contrada del Prione. Al tempo quell’area cittadina centrale e viva, già degli Embriaci, apparteneva ai Fieschi</p>
<p>1363 &#8211; Nel cuore della Repubblica di Genova si intercetta la prima testimonianza di uno strumento, una schiumarola, ideato specificamente per scolare la pasta, un mestolo forato detto <em>caza lasagnaria</em> (donde nel parlato “cassarèa”), impiegato in primis da quei lasagnari, artigiani pastai imbarcati sulle galee, che cucinavano per gli equipaggi durante le lunghe e pericolose navigazioni.</p>
<p>1574 &#8211; Il Senato della Repubblica di Genova approva il più antico Statuto dell’Arte dei Fidelari (i pastai), il quale ribadisce, tra l’altro, come all’epoca la pasta venisse prodotta con semola, ricavata da Triticum durum. Tre anni dopo anche a Savona viene costituita una &#8220;Regolazione dell&#8217;Arte dei Maestri Fidelari&#8221;. Sul tema puoi leggermi anche <a title="fidelari" href="https://www.ligucibario.com/alfabeto_del_gusto/fidelari/" target="_blank">a questo link</a>.</p>
<p>1649 &#8211; Dal verbale di una riunione (11 maggio 1649) dei Fidelari di Genova si evince che la materia prima della pasta genovese è ancora e sempre il grano duro, poiché i consoli della corporazione accennano solo a <em>“compre dei grani duri”</em>.</p>
<p>1740 &#8211; Il genovese Paolo Adami chiede (con successo) ai Deputati alle Regolazioni del Commercio di Venezia l’autorizzazione ad avviare una fabbrica di <em>“paste fine che in Genova si manipolano e non fanno i Lasagneri di questa città”</em>, garantendo di condividere il proprio sapere con “<em>qualunque Capo Mastro o figli di Capo Mastro che volesse apprendere l’arte e maniera di fabbricar pasta fine ad uso di Genova”</em>.</p>
<p>1806 &#8211; M. (Serafino) Buonaiuti da Londra scrive, nel suo “Italian scenery; representing the manners, customs, and amusements of the different states of Italy”: <em>“I maccheroni di Napoli si riconoscono facilmente. Non sono avvolti a matassa come quelli di Genova. Sono assolutamente diritti e solo ad una estremità hanno una curva, perché non appena sono usciti dalla pressa per la lunghezza prestabilita, vengono appesi a dei bastoni per farli essiccare. Il foro che li attraversa da un capo all’altro è perfettamente eseguito.[…] Ciò che più li distingue è il loro colore giallo dorato. Il loro impasto è granulare e guardato contro luce presenta una particolare trasparenza propria dei veri maccheroni di Napoli”</em>.</p>
<p>1824 &#8211; Gilbert Joseph Gaspard, conte de Chabrol de Volvic (1773-1843), capace prefetto napoleonico nel Savonese (Dipartimento di Montenotte) durante la dominazione d’inizio Ottocento, pubblica un quadro statistico sulle attività economiche locali (tuttora utile agli storici) tra le quali spiccano le “<em>fabbriche di paste: i circondari di Savona e di Porto Maurizio ne hanno 148. Se ne esportano grandi quantitativi in Provenza e in Piemonte. […] Il prodotto di ciascuna fabbrica è di 280 quintali di pasta per anno</em>” (circa 18 chili per operaio al giorno).</p>
<p>1834 &#8211; Lo scrittore e giornalista torinese Davide Bertolotti (1784-1860), nel suo “Viaggio nella Liguria Marittima”, pubblicato nel 1834 (viaggio durante il quale fu particolarmente colpito anche dalle cave di ardesia nell’interno di Lavagna), precisa che la provincia di Genova ha <em>“dugentocinquanta fabbriche di vermicelli”</em>, che <em>“manda per mare a Costantinopoli, a Cipro, in Egitto, in Francia, in Inghilterra, in Spagna e nelle due Americhe, nonché per terra nella Lombardia, nella Toscana, nella Svizzera, nella Germania”</em>.</p>
<p>1846 &#8211; Il signor Giuseppe Doglio, in occasione di una Expo svoltasi a settembre in Genova, viene premiato con la medaglia d’argento per la creazione di un torchio da paste realizzato in ferro e bronzo, munito di campana riscaldata a vapore.</p>
<p>1892 &#8211; Nel volume “Province di Genova e Porto Maurizio<em>” </em>l’attivissimo divulgatore portorino Gustavo Strafforello (1818-1903) delinea un profilo realistico circa la filiera pastaria in quella Liguria di fine Ottocento. <em>“Si può calcolare che fabbricansi in complesso circa 159.000 quintali di paste all’anno, i quali si smerciano abbondantemente nel Regno e all’estero, principalmente negli Stati Uniti, nel Brasile e in altri Stati dell’America Meridionale, a Gibilterra e a Costantinopoli”</em>. La notissima fabbrica “Agnesi” aveva aperto i battenti nel 1824 a Pontedassio, e si trasferirà poi a Oneglia dopo il rovinoso terremoto del 1887 (quello che distrusse quasi totalmente Bussana).</p>
<p>1931 &#8211; Il &#8220;Manifesto della cucina futurista&#8221; è preludio ad un vero e proprio ricettario, come sempre iconoclasta, che il leader del movimento, Marinetti, compila con Fillia ed altri sodali. La pasta viene demonizzata in quanto imbolsirebbe la nazione, la quale deve viceversa orientarsi verso la risicoltura. Un gruppo di futuristi liguri, tra cui quel Farfa che da Savona, con 7 ricette, ha contribuito al ricettario, tenta di difendere quantomeno i ravioli, &#8220;carnale lettera d&#8217;amore in busta color crema&#8221;, ottenendo infine il benestare di Marinetti.<br />
(1) nel 1154 il geografo marocchino Al-Idrisi, a Trabia (34 km da Palermo), documenta l&#8217;esistenza di mulini ove si produceva una pasta (itrya) di grano duro, lunga e sottile, apprezzata in tutto il mondo normanno e musulmano.<br />
<strong>Umberto Curti<br />
</strong></p>
<p>(Luisa Puppo e Umberto Curti, grazie a vaste competenze ed esperienze ormai trentennali a fianco di territori e imprese, propongono consulenze, marketing, social media e attività formative per le destinazioni turistiche, l’enogastronomia e il commercio, con specifici focus sul turismo esperienziale, lo storytelling, l’escursionismo coste/entroterra, e le traduzioni da/in inglese. Contattaci senza impegno su <a href="mailto:info@ligucibario.com">info@ligucibario.com</a>)<br />
<a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2025/02/umberto.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-25493" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2025/02/umberto-186x300.jpg" alt="umberto" width="186" height="300" /></a></p>
<p><strong> </strong></p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.ligucibario.com/per-una-storia-della-pasta-in-liguria-e-a-genova/">Per una storia della pasta in Liguria e a Genova</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://www.ligucibario.com">Ligucibario</a>.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>https://www.ligucibario.com/per-una-storia-della-pasta-in-liguria-e-a-genova/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Metti una cubaita d’inverno a Natale…</title>
		<link>https://www.ligucibario.com/metti-una-cubaita-dinverno-a-natale/</link>
		<comments>https://www.ligucibario.com/metti-una-cubaita-dinverno-a-natale/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 18 Dec 2023 12:53:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Luisa]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Ligucibario]]></category>
		<category><![CDATA[abete]]></category>
		<category><![CDATA[apicio]]></category>
		<category><![CDATA[calabria]]></category>
		<category><![CDATA[confeugo]]></category>
		<category><![CDATA[copate]]></category>
		<category><![CDATA[cremona]]></category>
		<category><![CDATA[cubaita]]></category>
		<category><![CDATA[de re coquinaria]]></category>
		<category><![CDATA[frutta secca]]></category>
		<category><![CDATA[galantina]]></category>
		<category><![CDATA[giuggiolena]]></category>
		<category><![CDATA[liguria]]></category>
		<category><![CDATA[miele]]></category>
		<category><![CDATA[Natale]]></category>
		<category><![CDATA[nucatum]]></category>
		<category><![CDATA[pigato passito]]></category>
		<category><![CDATA[presepe]]></category>
		<category><![CDATA[Sicilia]]></category>
		<category><![CDATA[siena]]></category>
		<category><![CDATA[spungata]]></category>
		<category><![CDATA[torroni]]></category>
		<category><![CDATA[triora]]></category>
		<category><![CDATA[tunisia]]></category>
		<category><![CDATA[zeraria]]></category>

		<guid isPermaLink="false">https://www.ligucibario.com/?p=22065</guid>
		<description><![CDATA[<p>Manca poco al Natale, ogni luogo (ogni famiglia) “custodisce” i propri riti e i propri cibi. E’ così anche in Liguria, in una casa si addobba l’albero in una si allestisce il presepe (talora si “cede” a entrambi, per la gioia dei bambini…), a levante si prepara la spungata a ponente la cubaita (col pandöçe ...<a class="post-readmore" href="https://www.ligucibario.com/metti-una-cubaita-dinverno-a-natale/">leggi tutto</a></p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.ligucibario.com/metti-una-cubaita-dinverno-a-natale/">Metti una cubaita d’inverno a Natale…</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://www.ligucibario.com">Ligucibario</a>.</p>
]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2023/12/023.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-22066" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2023/12/023-225x300.jpg" alt="023" width="225" height="300" /></a></p>
<p>Manca poco al <strong>Natale</strong>, ogni luogo (ogni famiglia) “custodisce” i propri riti e i propri cibi.<br />
E’ così anche in Liguria, in una casa si addobba l’albero in una si allestisce il presepe (talora si “cede” a entrambi, per la gioia dei bambini…), a levante si prepara la <strong>spungata</strong> a ponente la <strong>cubaita</strong> (col pandöçe zeneize ben al centro…), in città si afferma la <strong>galantina</strong> e nelle campagne la <strong>zeraria</strong>, un paese organizza il confeugo un altro una processione.</p>
<p>Di cubaita Ligucibario®, notoriamente, si è già occupato. E’ un dolce antico, croccante, che <strong>a Triora chiamano “turùn”</strong>. La parola è dall’arabo qubbat = mandorla.<br />
Si presenta a mo’ di sottile cialda (poca farina, acqua, albume) con farcia soda di nocciole trite, noci, miele (acacia o millefiori) sciolto a fuoco tenue, zest di limone o arancia grattugiato…; non esiste una ricetta unica ed assoluta, ma propone una certa qual parentela anche e soprattutto con dolci dell’Africa nord-orientale, ad es. della Tunisia, e con <strong>le copate senesi</strong> “uscite” da un convento nel ‘400 (e parenti delle <strong>ostie ripiene pugliesi</strong>).<br />
Ogni etto di frutta secca prevede indicativamente 80 grammi di miele.<br />
Si consideri che già il ghiottone &#8211; e miliardario &#8211; romano <strong>Apicio</strong> o chi per lui (1) descrive un <em>nucatum</em> dolce (nux, nucis = noce), preparato con mandorle, miele e albume, in qualche modo progenitore di quei torroni che sono il vanto di Cremona ed altre città. Ed in Sicilia – ma anche in Calabria &#8211; incontriamo infine la <strong>giuggiolena</strong> (giulgiulan), con mandorle, miele, semi di sesamo.<br />
Come i croxetti, la cubaita può esser incisa tramite pinze a dischetto, ottenendo disegni e stemmi.<br />
Delicata e non stucchevole, ottimamente conservabile, calorica ma proteica (con Omega3, fibre, calcio, ferro), abbina bene ad es. un <strong>DOC Pigato passito, da servire a 8-9°C</strong>.<br />
(1) al famoso <em>De re coquinaria</em> dedicai 13 anni fa un approfondito studio, <em>Tempo mediterraneo. Quel che resta di Apicio in cucina</em>, si veda <a title="i libri di umberto curti" href="https://www.ligucibario.com/i-libri-di-umberto-curti/" target="_blank">a questo link</a><br />
<strong>Umberto Curti<br />
<a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2021/07/umberto-curti.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-20548" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2021/07/umberto-curti-300x168.jpg" alt="umberto curti" width="300" height="168" /></a><br />
</strong></p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.ligucibario.com/metti-una-cubaita-dinverno-a-natale/">Metti una cubaita d’inverno a Natale…</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://www.ligucibario.com">Ligucibario</a>.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>https://www.ligucibario.com/metti-una-cubaita-dinverno-a-natale/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Liguria, la lingua araba in cucina</title>
		<link>https://www.ligucibario.com/liguria-la-lingua-araba-in-cucina/</link>
		<comments>https://www.ligucibario.com/liguria-la-lingua-araba-in-cucina/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 17 Dec 2020 17:57:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Luisa]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Ligucibario]]></category>
		<category><![CDATA[18 dicembre]]></category>
		<category><![CDATA[ardiciocca]]></category>
		<category><![CDATA[bottarga]]></category>
		<category><![CDATA[bricoccalo]]></category>
		<category><![CDATA[cucina ligure]]></category>
		<category><![CDATA[ligucibario]]></category>
		<category><![CDATA[lingua araba]]></category>
		<category><![CDATA[maometto]]></category>
		<category><![CDATA[pateca]]></category>
		<category><![CDATA[scabeccio]]></category>
		<category><![CDATA[scuccusun]]></category>
		<category><![CDATA[Sicilia]]></category>
		<category><![CDATA[sorbetto]]></category>
		<category><![CDATA[spagna]]></category>
		<category><![CDATA[umberto curti]]></category>
		<category><![CDATA[unesco]]></category>
		<category><![CDATA[zembi]]></category>

		<guid isPermaLink="false">https://www.ligucibario.com/?p=20062</guid>
		<description><![CDATA[<p>Liguria, la lingua araba in cucina Il 18 dicembre ricorre, istituita dall’UNESCO, la “Giornata internazionale della lingua araba”. Non è Ligucibario® la sede dove “percorrere” elencativamente tutti i territori in cui viene parlata, anche come conseguenza di quell’espansione, in progressive ondate, che, sin dal VII secolo e dal proselitismo di Maometto, finì poi col lasciare ...<a class="post-readmore" href="https://www.ligucibario.com/liguria-la-lingua-araba-in-cucina/">leggi tutto</a></p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.ligucibario.com/liguria-la-lingua-araba-in-cucina/">Liguria, la lingua araba in cucina</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://www.ligucibario.com">Ligucibario</a>.</p>
]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_20063" style="width: 310px" class="wp-caption alignleft"><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2020/12/DSCN0892.jpg"><img class="size-medium wp-image-20063" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2020/12/DSCN0892-300x225.jpg" alt="bottarga di muggine" width="300" height="225" /></a><p class="wp-caption-text">bottarga di muggine</p></div>
<p>Liguria, la lingua araba in cucina</p>
<p>Il <strong>18 dicembre</strong> ricorre, istituita dall’UNESCO, la “Giornata internazionale della lingua araba”. Non è Ligucibario® la sede dove “percorrere” elencativamente tutti i territori in cui viene parlata, anche come conseguenza di quell’espansione, in progressive ondate, che, sin dal VII secolo e dal proselitismo di Maometto, finì poi col lasciare tracce profonde anche in talune aree europee, si pensi in primis, ad esempio, a <strong>Sicilia e Spagna</strong> (e &#8211; dunque non a caso &#8211; ad alcune loro ricette…).</p>
<p>Per me che da molto tempo mi occupo di storia dell’alimentazione, e in particolare di enogastronomia mediterranea, il “vocabolario” arabo è – e non potrebbe non essere &#8211; un forziere di connessioni alla tradizione culinaria della Liguria. Numerosi i lemmi, difatti, da cui “originano” ricette della mia regione, testimoniando &#8211; ancora una volta &#8211; influssi, scambi di conoscenza, commerci tra sponde…</p>
<p>Scorriamo dunque, e con gusto, i principali.</p>
<p><strong>Ardiciocca</strong> (carciofo) proviene da <em>(al) harshufa</em>, <strong>bottarga</strong> da <em>batarih</em> (ovario), <strong>bricoccalo</strong> (albicocca) da <em>al-barquq</em> (e i <strong>miscimin</strong> da <em>mishmish</em>, che ricorre in un arguto modo di dire), <strong>pateca</strong> (anguria e dintorni) da <em>battiha</em>, <strong>scabeccio</strong> (carpione, saòr, marinatura) da <em>iskebeg</em>, <strong>sciorbetto</strong> (sorbetto/mantecato) da <em>sherbet/sharbat</em> (via Turchia), <strong>scuccusun</strong> (pastina gragnuola) da <em>couscous</em>, <strong>zembi</strong> (ravioli, di pesce) da <em>zembil </em>(canestro di foglie intrecciate tipico ad es. dei pescatori tunisini)…</p>
<p><strong>Umberto Curti<br />
<a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2019/12/umberto-curti.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-18765" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2019/12/umberto-curti-300x168.jpg" alt="umberto curti" width="300" height="168" /></a><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2019/12/Ligucibario-mindmap-PNG.png"><img class="alignleft size-medium wp-image-18794" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2019/12/Ligucibario-mindmap-PNG-300x225.png" alt="Ligucibario mindmap PNG" width="300" height="225" /></a><br />
</strong></p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.ligucibario.com/liguria-la-lingua-araba-in-cucina/">Liguria, la lingua araba in cucina</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://www.ligucibario.com">Ligucibario</a>.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>https://www.ligucibario.com/liguria-la-lingua-araba-in-cucina/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Pasta</title>
		<link>https://www.ligucibario.com/alfabeto_del_gusto/pasta/</link>
		<comments>https://www.ligucibario.com/alfabeto_del_gusto/pasta/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 30 Jan 2013 17:47:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Alfabeto del Gusto di Umberto Curti]]></category>
		<category><![CDATA[P - Alfabeto]]></category>
		<category><![CDATA[al idrisi]]></category>
		<category><![CDATA[Artusi]]></category>
		<category><![CDATA[fidelari]]></category>
		<category><![CDATA[genova]]></category>
		<category><![CDATA[grano duro]]></category>
		<category><![CDATA[laganum]]></category>
		<category><![CDATA[ligucibario]]></category>
		<category><![CDATA[marinetti]]></category>
		<category><![CDATA[napoli]]></category>
		<category><![CDATA[pasta]]></category>
		<category><![CDATA[pasta ripiena]]></category>
		<category><![CDATA[pomodoro]]></category>
		<category><![CDATA[Sicilia]]></category>
		<category><![CDATA[trabia]]></category>
		<category><![CDATA[trie]]></category>
		<category><![CDATA[umberto curti]]></category>

		<guid isPermaLink="false">https://www.ligucibario.com/?post_type=alfabeto_del_gusto&#038;p=9295</guid>
		<description><![CDATA[<p>Pasta, impasto di semola di grano duro o farina di grano tenero * , acqua, talora uova (non nelle più grossolane ed economiche!), che si plasma in varie forme – sminuzzando, sfregando, incavando, attorcigliando, pizzicando… &#8211; per cuocerlo in acqua o brodo. Si distingue infatti in pasta lunga, corta, piccola, pastina. La legge prevede una ...<a class="post-readmore" href="https://www.ligucibario.com/alfabeto_del_gusto/pasta/">leggi tutto</a></p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.ligucibario.com/alfabeto_del_gusto/pasta/">Pasta</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://www.ligucibario.com">Ligucibario</a>.</p>
]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Pasta, impasto di semola di grano duro o farina di grano tenero * , acqua, talora uova (non nelle più grossolane ed economiche!), che si plasma in varie forme – sminuzzando, sfregando, incavando, attorcigliando, pizzicando… &#8211; per cuocerlo in acqua o brodo. Si distingue infatti in pasta lunga, corta, piccola, pastina.</p>
<p>La legge prevede una classificazione in pasta secca, pasta fresca e pasta speciale, all’ultima tipologia appartengono le paste all’uovo, le celeberrime ripiene di carne o di magro, e le aromatizzate con erbe o con verdure o con spezie (ad es. in Liguria con la borragine). E’ uno degli alimenti che più caratterizzano l’arte culinaria nazionale, e già i Romani – ed altri prima di loro &#8211; preparavano un tipo di lasagna (laganum) da arroventare in forni e su pietre. La bollitura in acqua giunge solo in epoca medievale.</p>
<p><iframe src="https://www.youtube.com/embed/quHBrUL6MH0" width="560" height="315" frameborder="0" allowfullscreen="allowfullscreen"></iframe></p>
<p>La pasta secca, in particolare, costa poco, si conserva ottimamente, si condisce in cento modi. La dobbiamo agli arabi, che la essiccavano già nel secolo IX e trecento anni dopo la “esportarono” in Sicilia. Le trie, infatti, sono tagliatelle caserecce cui per primo, nel 1154, accennò lo studioso Al-Idrisi, fili (fidelini) di farina e acqua che a Trabia, presso Palermo, s’essiccavano al sole e poi s’esportavano via mare. Vedi qui anche la voce <a title="Minestra di bianchetti" href="https://www.ligucibario.com/alfabeto_del_gusto/minestra-di-bianchetti/">minestra di bianchetti</a>. La Liguria, per commerciarla, ne diventò una delle principali produttrici, la corporazione dei fidelari del ‘500 essendo ormai a Genova una potenza economica ** .</p>
<p>Si comincia poi a cuocere al dente, in formati ruvidi e porosi che “accolgono bene” il sugo, dato che dal secolo XVII qualche condimento &#8211; soprattutto in quel di Napoli &#8211; comincia a sostituire il semplice formaggio, del resto dall’America giunge il pomodoro *** , che &#8211; quantunque lentamente &#8211; inizia con sapori e cromatismi la propria “escalation” in cucina. Ben presto, così, diverranno “mangiamaccheroni” anche i settentrionali, non ultimo grazie a quell’Artusi che nei suoi celebri scritti &#8211; 1891 &#8211; incentiva il consumo di un alimento oggettivamente facile e salubre, quanto mai (e sempre più) popolarmente tricolore **** . La pasta secca ormai è una produzione solo industriale. Ricca di elementi proteici, tiene meglio le cotture (tempi prolungati) e riesce più elastica.</p>
<p>* tipo “O” o “00” ma, per fortuna, anche integrale</p>
<p>** vedi anche B. Paschetti, &#8220;Del conservare la sanità e del vivere de’ Genovesi&#8221;, edito in Genova nel 1602</p>
<p>*** fino a quel momento si era data precedenza al peperone, prodotto estivo ma di agevole conservazione, assai “profumato”</p>
<p>**** con buona pace del futurista Marinetti, che intendeva abolire la pastasciutta. I napoletani nel 1920 gli lanciarono addosso i vermicelli, e i futuristi liguri gli scrissero almeno di “risparmiare” le trenette…<br />
<strong>Umberto Curti<br />
</strong></p>
<p>L’alfabeto del gusto di Ligucibario® è la più ampia, completa e autorevole “banca dati” dell’enogastronomia ligure. Circa 1.500 voci che Umberto Curti in decenni di lavoro ha redatto e poi aggregato online per tutelare e promuovere le tradizioni regionali. Liberamente fruibile, “oggetto d’innumerevoli tentativi d’imitazione”, conta migliaia di follower e da sempre non contiene alcuna pubblicità. Iscriviti alla newsletter cliccando in homepage il simbolo della busta, e ogni settimana riceverai gratuitamente i nuovi contenuti…</p>
<p>(Luisa Puppo e Umberto Curti, grazie a vaste competenze ed esperienze a fianco di territori e imprese, propongono consulenze, marketing, social media e attività formative per le destinazioni turistiche e l’enogastronomia, con specifici focus sul turismo esperienziale, lo storytelling, l’escursionismo coste/entroterra, e le traduzioni da/in inglese. Contattaci senza impegno su <a href="mailto:info@ligucibario.com">info@ligucibario.com</a>)</p>
<p><strong> </strong></p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.ligucibario.com/alfabeto_del_gusto/pasta/">Pasta</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://www.ligucibario.com">Ligucibario</a>.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>https://www.ligucibario.com/alfabeto_del_gusto/pasta/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Torrone</title>
		<link>https://www.ligucibario.com/alfabeto_del_gusto/torrone/</link>
		<comments>https://www.ligucibario.com/alfabeto_del_gusto/torrone/#comments</comments>
		<pubDate>Sun, 27 Jan 2013 13:10:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Alfabeto del Gusto di Umberto Curti]]></category>
		<category><![CDATA[T - Alfabeto]]></category>
		<category><![CDATA[albume]]></category>
		<category><![CDATA[cremona]]></category>
		<category><![CDATA[cubaita]]></category>
		<category><![CDATA[cucina ligure]]></category>
		<category><![CDATA[immacolata]]></category>
		<category><![CDATA[mandorle]]></category>
		<category><![CDATA[miele]]></category>
		<category><![CDATA[Natale]]></category>
		<category><![CDATA[nocciole]]></category>
		<category><![CDATA[ostie alimentari]]></category>
		<category><![CDATA[piana crixia]]></category>
		<category><![CDATA[Sicilia]]></category>
		<category><![CDATA[toirano]]></category>
		<category><![CDATA[torrone]]></category>

		<guid isPermaLink="false">https://www.ligucibario.com/?post_type=alfabeto_del_gusto&#038;p=9092</guid>
		<description><![CDATA[<p>Torrone, un ponte fra Cremona e la Sicilia, e un dolce in Liguria prevalentemente savonese (di Piana Crixia, di Toirano…), il più possibile creato con prodotti locali. Sono varie le località ove l’arte del torrone – antica, arabeggiante * &#8211; realizza ancora eccellenti creazioni. Le basi sono sempre, in genere, miele, albume a neve e ...<a class="post-readmore" href="https://www.ligucibario.com/alfabeto_del_gusto/torrone/">leggi tutto</a></p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.ligucibario.com/alfabeto_del_gusto/torrone/">Torrone</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://www.ligucibario.com">Ligucibario</a>.</p>
]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Torrone, un ponte fra Cremona e la Sicilia, e un dolce in Liguria prevalentemente savonese (di Piana Crixia, di Toirano…), il più possibile creato con prodotti locali. Sono varie le località ove l’arte del torrone – antica, arabeggiante * &#8211; realizza ancora eccellenti creazioni. Le basi sono sempre, in genere, miele, albume a neve e mandorle, o nocciole, giungendo ad un dolce croccante che ha vari punti di contatto con le cubaite. Natalizio, la parola che lo definisce deriva da torrere→tostare, e presumo non dalla città francese di Tours&#8230; A Piana Crixia la sagra annuale non impedisce di cominciare a gustarlo sin dall’8 dicembre, festa dell’Immacolata. Quanto a Toirano, pare che a fine ‘800 un giovane lasciasse il paese per mettersi alla prova “in città”, e scoprì l’arte del torrone morbido a Torino, una “capitale” del cioccolato e della pasticceria. Dopo qualche anno costui riportò a Toirano la golosa ricetta contribuendo a farne una delle tradizioni locali&#8230; Il torrone morbido cuoce a bagnomaria per 4 ore, ottenuto da un impasto morbido di albumi freschi, miele, poco zucchero e per ultime le nocciole tostate IGP piemontesi. L’impasto da caldo si trasferisce poi in stampi ad hoc e si riveste con l&#8217;ostia. Raffreddato, si porziona e si gusta, magari accompagnato ad un passito a bacca bianca…</p>
<p>* lo importava in Italia la repubblica di Venezia, ma ebbe un ruolo anche la dominazione spagnola. A Bobbio (PC), celebre la ditta Cesare Botti.</p>
<p><strong>Umberto Curti<br />
</strong></p>
<p>L’alfabeto del gusto di Ligucibario® è la più ampia, completa e autorevole “banca dati” dell’enogastronomia ligure. Circa 1.500 voci che Umberto Curti in decenni di lavoro ha redatto e poi aggregato online per tutelare e promuovere le tradizioni regionali. Liberamente fruibile, “oggetto d’innumerevoli tentativi d’imitazione”, conta migliaia di follower e da sempre non contiene alcuna pubblicità. Iscriviti alla newsletter cliccando in homepage il simbolo della busta, e ogni settimana riceverai gratuitamente i nuovi contenuti…</p>
<p>(Luisa Puppo e Umberto Curti, grazie a vaste competenze ed esperienze ormai trentennali a fianco di territori e imprese, propongono consulenze, marketing, social media e attività formative per le destinazioni turistiche, l’enogastronomia e il commercio, con specifici focus sul turismo esperienziale, lo storytelling, l’escursionismo coste/entroterra, e le traduzioni da/in inglese. Contattaci senza impegno su <a href="mailto:info@ligucibario.com">info@ligucibario.com</a>)</p>
<p><strong> </strong></p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.ligucibario.com/alfabeto_del_gusto/torrone/">Torrone</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://www.ligucibario.com">Ligucibario</a>.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>https://www.ligucibario.com/alfabeto_del_gusto/torrone/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Tonno alla camoglina</title>
		<link>https://www.ligucibario.com/alfabeto_del_gusto/tonno-alla-camoglina/</link>
		<comments>https://www.ligucibario.com/alfabeto_del_gusto/tonno-alla-camoglina/#comments</comments>
		<pubDate>Sun, 27 Jan 2013 13:07:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Alfabeto del Gusto di Umberto Curti]]></category>
		<category><![CDATA[T - Alfabeto]]></category>
		<category><![CDATA[alalunga]]></category>
		<category><![CDATA[capun de galera]]></category>
		<category><![CDATA[carloforte]]></category>
		<category><![CDATA[cucina ligure]]></category>
		<category><![CDATA[ligucibario]]></category>
		<category><![CDATA[livorno]]></category>
		<category><![CDATA[moglio]]></category>
		<category><![CDATA[palamita]]></category>
		<category><![CDATA[Sicilia]]></category>
		<category><![CDATA[tarantello]]></category>
		<category><![CDATA[tonno]]></category>
		<category><![CDATA[tonno alla camoglina]]></category>
		<category><![CDATA[umberto curti]]></category>
		<category><![CDATA[ventre di alassio]]></category>

		<guid isPermaLink="false">https://www.ligucibario.com/?post_type=alfabeto_del_gusto&#038;p=9088</guid>
		<description><![CDATA[<p>θύννος indicava nell’antichità una pluralità di pesci, appartenenti alla famiglia dei tonnidi. A livello mediterraneo, la palamita è un tonnetto di circa 70 cm e 9-10 kg, l’alalunga (carni bianche) può raggiungere il metro, il tonno comune anche i 2-3 metri e i 400 kg di peso *. Tutti sono pregiati, con belle carni sode ...<a class="post-readmore" href="https://www.ligucibario.com/alfabeto_del_gusto/tonno-alla-camoglina/">leggi tutto</a></p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.ligucibario.com/alfabeto_del_gusto/tonno-alla-camoglina/">Tonno alla camoglina</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://www.ligucibario.com">Ligucibario</a>.</p>
]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>θύννος indicava nell’antichità una pluralità di pesci, appartenenti alla famiglia dei tonnidi. A livello mediterraneo, la palamita è un tonnetto di circa 70 cm e 9-10 kg, l’alalunga (carni bianche) può raggiungere il metro, il tonno comune anche i 2-3 metri e i 400 kg di peso *. Tutti sono pregiati, con belle carni sode (il rosso è specificamente mediterraneo). Alcune palamite si conservavano in salamoia o marinate. Si catturano all’amo con battelli, tramite varie reti e infine, ovviamente, con la “cruenta” tonnara ** . Depositano le uova fra la primavera e l’autunno. Le ricette più celebri in Italia si distribuiscono fra Sicilia, Livorno, Carloforte&#8230;</p>
<p><iframe src="https://www.youtube.com/embed/b1Yi8YOtzK8" width="560" height="315" frameborder="0" allowfullscreen="allowfullscreen"></iframe></p>
<p>La tonnarella di Camogli (GE), oggi nel Mediterraneo la più antica fra quelle ancora attive, pescò nel marzo 1787 ben 480 tonni. Ed erano celebri tagliatori e salatori i tonnarotti sia di Laigueglia (SV) che di Villanova d’Albenga (SV). Questi pesci nella cucina ligure entrano in varie ricette (alla genovese – simile alla camoglina &#8211; , all’alloro, con la salsa di melanzane…) e il sugo di tonno condisce piacevolmente la pasta secca ***. La ricetta alla camoglina prevede un usuale soffritto &#8220;alla ligure&#8221;, con funghi secchi e acciughe salate, e fette di tonno fresco. Vedi anche tarantello (voce “capun de galera” qui nell&#8217;alfabeto del gusto) e ventre (la gloria di Alassio-Moglio).</p>
<p>* l&#8217;elenco potrebbe proseguire; circa i tonni trovi un mio lungo articolo, con suggerimenti bibliografici, su &#8220;Il secolo XIX&#8221; del 31 luglio 2016<br />
** la mattanza, con le fiocine, li fa dissanguare lentamente, purtroppo migliorando il gusto delle carni. “Mattanza di tonni” è un quadro di Paolo De Albertis del 1815 circa<br />
*** a questo link (il blog delle mie ricette) <a href="https://liguricettario.blogspot.com/2010/12/tonno-sulla-ciappa-sullardesia_9.html">https://liguricettario.blogspot.com/2010/12/tonno-sulla-ciappa-sullardesia_9.html</a> ti racconto ad es. il tonno cotto sulla ciappa d&#8217;ardesia.</p>
<p><strong>Umberto Curti<br />
</strong></p>
<p>L’alfabeto del gusto di Ligucibario® è la più ampia, completa e autorevole “banca dati” dell’enogastronomia ligure. Circa 1.500 voci che Umberto Curti in decenni di lavoro ha redatto e poi aggregato online per tutelare e promuovere le tradizioni regionali. Liberamente fruibile, “oggetto d’innumerevoli tentativi d’imitazione”, conta migliaia di follower e da sempre non contiene alcuna pubblicità. Iscriviti alla newsletter cliccando in homepage il simbolo della busta, e ogni settimana riceverai gratuitamente i nuovi contenuti…</p>
<p>(Luisa Puppo e Umberto Curti, grazie a vaste competenze ed esperienze a fianco di territori e imprese, propongono consulenze, marketing, social media e attività formative per le destinazioni turistiche e l’enogastronomia, con specifici focus sul turismo esperienziale, lo storytelling, l’escursionismo coste/entroterra, e le traduzioni da/in inglese. Contattaci senza impegno su <a href="mailto:info@ligucibario.com">info@ligucibario.com</a>)</p>
<p><strong> <a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2019/12/umberto-curti1.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-18771" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2019/12/umberto-curti1-300x168.jpg" alt="umberto curti" width="300" height="168" /></a><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2019/12/Ligucibario-mindmap-PNG1.png"><img class="alignleft size-medium wp-image-18796" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2019/12/Ligucibario-mindmap-PNG1-300x225.png" alt="Ligucibario mindmap PNG" width="300" height="225" /></a><br />
</strong></p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.ligucibario.com/alfabeto_del_gusto/tonno-alla-camoglina/">Tonno alla camoglina</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://www.ligucibario.com">Ligucibario</a>.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>https://www.ligucibario.com/alfabeto_del_gusto/tonno-alla-camoglina/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Bottarga</title>
		<link>https://www.ligucibario.com/alfabeto_del_gusto/bottarga/</link>
		<comments>https://www.ligucibario.com/alfabeto_del_gusto/bottarga/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 23 Jan 2013 19:14:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Alfabeto del Gusto di Umberto Curti]]></category>
		<category><![CDATA[B - Alfabeto]]></category>
		<category><![CDATA[bottarga]]></category>
		<category><![CDATA[cucina ligure]]></category>
		<category><![CDATA[delfino]]></category>
		<category><![CDATA[molva]]></category>
		<category><![CDATA[pesce spada]]></category>
		<category><![CDATA[sardegna]]></category>
		<category><![CDATA[Sicilia]]></category>
		<category><![CDATA[tonnarotti]]></category>
		<category><![CDATA[uova di muggine]]></category>

		<guid isPermaLink="false">https://www.ligucibario.com/?post_type=alfabeto_del_gusto&#038;p=8727</guid>
		<description><![CDATA[<p>Bottarga&#8230; Le migliori sono le uova di muggine (cefalo) pressate, salate ed essiccate 4-5 mesi a fini di idonea conservazione. La parola, come molte altre, giunge in Liguria dall’arabo botarikh = ovario salato, e si lega anche al greco tàrichos. Di origine forse addirittura fenicia, un tempo si utilizzavano anche i ritagli del delfino, che ...<a class="post-readmore" href="https://www.ligucibario.com/alfabeto_del_gusto/bottarga/">leggi tutto</a></p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.ligucibario.com/alfabeto_del_gusto/bottarga/">Bottarga</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://www.ligucibario.com">Ligucibario</a>.</p>
]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Bottarga&#8230; Le migliori sono le uova di muggine (cefalo) pressate, salate ed essiccate 4-5 mesi a fini di idonea conservazione. La parola, come molte altre, giunge in Liguria dall’arabo botarikh = ovario salato, e si lega anche al greco tàrichos. Di origine forse addirittura fenicia, un tempo si utilizzavano anche i ritagli del delfino, che in Sardegna rappresentavano la paga per i famosi tonnarotti liguri. Oggi la produzione si concentra quasi esclusivamente in Sardegna (Alghero), Calabria (Vibo Valentia), Sicilia (Trapani e Favignana). Si presentano in forma di stecco rosa-ambra e si tagliano a fettine, sbriciolandole – su spaghetti ed altro &#8211; . Esistono tuttavia anche, ad esempio, bottarghe di molva e di pesce spada.<br />
<strong>Umberto Curti<br />
</strong></p>
<p>L’alfabeto del gusto di Ligucibario® è la più ampia, completa e autorevole “banca dati” dell’enogastronomia ligure. Circa 1.500 voci che Umberto Curti in decenni di lavoro ha redatto e poi aggregato online per tutelare e promuovere le tradizioni regionali. Liberamente fruibile, “oggetto d’innumerevoli tentativi d’imitazione”, conta migliaia di follower e da sempre non contiene alcuna pubblicità. Iscriviti alla newsletter cliccando in homepage il simbolo della busta, e ogni settimana riceverai gratuitamente i nuovi contenuti…</p>
<p>(Luisa Puppo e Umberto Curti, grazie a vaste competenze ed esperienze a fianco di territori e imprese, propongono consulenze, marketing, social media e attività formative per le destinazioni turistiche e l’enogastronomia, con specifici focus sul turismo esperienziale, lo storytelling, l’escursionismo coste/entroterra, e le traduzioni da/in inglese. Contattaci senza impegno su info@ligucibario.com)</p>
<p><strong><br />
<a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2019/12/umberto-curti1.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-18771" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2019/12/umberto-curti1-300x168.jpg" alt="umberto curti" width="300" height="168" /></a><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2019/12/Ligucibario-mindmap-PNG1.png"><img class="alignleft size-medium wp-image-18796" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2019/12/Ligucibario-mindmap-PNG1-300x225.png" alt="Ligucibario mindmap PNG" width="300" height="225" /></a><br />
</strong></p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.ligucibario.com/alfabeto_del_gusto/bottarga/">Bottarga</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://www.ligucibario.com">Ligucibario</a>.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>https://www.ligucibario.com/alfabeto_del_gusto/bottarga/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Acciughe ripiene alla ligure</title>
		<link>https://www.ligucibario.com/alfabeto_del_gusto/acciughe-ripiene/</link>
		<comments>https://www.ligucibario.com/alfabeto_del_gusto/acciughe-ripiene/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 26 Nov 2012 19:41:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[A - Alfabeto]]></category>
		<category><![CDATA[Alfabeto del Gusto di Umberto Curti]]></category>
		<category><![CDATA[acciughe]]></category>
		<category><![CDATA[acciughe ripiene]]></category>
		<category><![CDATA[cucina di strettissimo magro]]></category>
		<category><![CDATA[cucina ligure]]></category>
		<category><![CDATA[doc colline di levanto]]></category>
		<category><![CDATA[doc golfo del tigullio]]></category>
		<category><![CDATA[doc riviera ligure di ponente]]></category>
		<category><![CDATA[ligucibario]]></category>
		<category><![CDATA[liguria]]></category>
		<category><![CDATA[Sicilia]]></category>
		<category><![CDATA[tegame di vernazza]]></category>
		<category><![CDATA[umberto curti]]></category>
		<category><![CDATA[vernazza]]></category>

		<guid isPermaLink="false">https://www.ligucibario.com/?post_type=alfabeto_del_gusto&#038;p=363</guid>
		<description><![CDATA[<p>La farcia (anche) ligure è classicamente con uova, parmigiano, pane ammollato nel latte, sapori… Il Dellepiane (1880) le spolvera con zest d’arancia grattugiato. Il piatto presenta una vaga parentela, fra gli altri, col cosiddetto “tegame di Vernazza” (SP) e con le acciughe “in torta”, che prevedono il pesce sovrapposto a strati di patate a fette. ...<a class="post-readmore" href="https://www.ligucibario.com/alfabeto_del_gusto/acciughe-ripiene/">leggi tutto</a></p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.ligucibario.com/alfabeto_del_gusto/acciughe-ripiene/">Acciughe ripiene alla ligure</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://www.ligucibario.com">Ligucibario</a>.</p>
]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>La farcia (anche) ligure è classicamente con uova, parmigiano, pane ammollato nel latte, sapori… Il Dellepiane (1880) le spolvera con zest d’arancia grattugiato. Il piatto presenta una vaga parentela, fra gli altri, col cosiddetto “tegame di Vernazza” (SP) e con le <strong>acciughe</strong> “in torta”, che prevedono il pesce sovrapposto a strati di patate a fette. In Sicilia, con analogo procedimento, si riempiono le sarde, dette “a beccaficu”. Si cucinano anche con le biete (coste), vedi qui la voce &#8220;torta di <strong>acciughe&#8221;</strong>.<br />
A questo link hai come sempre la mia ricetta <a href="https://liguricettario.blogspot.com/2010/11/acciughe-ripiene_19.html">https://liguricettario.blogspot.com/2010/11/acciughe-ripiene_19.html</a><br />
Il giusto connubio è sempre con vini bianchi quali il DOC Golfo del Tigullio Vermentino, il DOC Colline di Levanto bianco, il DOC Riviera ligure di ponente Vermentino, alla giusta temperatura e nei giusti calici. Ti consiglio il forno anziché la frittura.<br />
<strong>Umberto Curti<br />
</strong></p>
<p>L’alfabeto del gusto di Ligucibario® è la più ampia, completa e autorevole “banca dati” dell’enogastronomia ligure. Circa 1.500 voci che Umberto Curti in decenni di lavoro ha redatto e poi aggregato online per tutelare e promuovere le tradizioni regionali. Liberamente fruibile, “oggetto d’innumerevoli tentativi d’imitazione”, conta migliaia di follower e da sempre non contiene alcuna pubblicità. Iscriviti alla newsletter cliccando in homepage il simbolo della busta, e ogni settimana riceverai gratuitamente i nuovi contenuti…</p>
<p>(Luisa Puppo e Umberto Curti, grazie a vaste competenze ed esperienze a fianco di territori e imprese, propongono consulenze, marketing, social media e attività formative per le destinazioni turistiche e l’enogastronomia, con specifici focus sul turismo esperienziale, lo storytelling, l’escursionismo coste/entroterra, e le traduzioni da/in inglese. Contattaci senza impegno su info@ligucibario.com)</p>
<p><strong><br />
<a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2019/12/umberto-curti.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-18765" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2019/12/umberto-curti-300x168.jpg" alt="umberto curti" width="300" height="168" /></a><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2019/12/Ligucibario-mindmap-PNG.png"><img class="alignleft size-medium wp-image-18794" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2019/12/Ligucibario-mindmap-PNG-300x225.png" alt="Ligucibario mindmap PNG" width="300" height="225" /></a><br />
</strong></p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.ligucibario.com/alfabeto_del_gusto/acciughe-ripiene/">Acciughe ripiene alla ligure</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://www.ligucibario.com">Ligucibario</a>.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>https://www.ligucibario.com/alfabeto_del_gusto/acciughe-ripiene/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Olive e cucine d&#8217;Italia. La Sicilia</title>
		<link>https://www.ligucibario.com/olive-ditalia-la-sicilia/</link>
		<comments>https://www.ligucibario.com/olive-ditalia-la-sicilia/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 03 Apr 2012 08:36:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Umberto]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Oleario]]></category>
		<category><![CDATA[Anna Tasca Lanza]]></category>
		<category><![CDATA[Benigna Mallebrein]]></category>
		<category><![CDATA[cultivar]]></category>
		<category><![CDATA[La Sicilia in cucina]]></category>
		<category><![CDATA[olio extravergine]]></category>
		<category><![CDATA[oliva]]></category>
		<category><![CDATA[olive]]></category>
		<category><![CDATA[olivo]]></category>
		<category><![CDATA[Sicilia]]></category>
		<category><![CDATA[umberto curti]]></category>

		<guid isPermaLink="false">https://www.ligucibario.com/senza-categoria/olive-ditalia-la-sicilia/</guid>
		<description><![CDATA[<p>“Non ci si può fare un’idea dell’Italia senza vedere la Sicilia. E’ in Sicilia che si trova la chiave di tutto”, scrive uno dei guri del tempo, Goethe, impegnato in un grand tour durante il 1787. La Germania rende onore al Mediterraneo. E gli fa eco Guy de Maupassant nel 1890: “Sappiamo quanto è fertile ...<a class="post-readmore" href="https://www.ligucibario.com/olive-ditalia-la-sicilia/">leggi tutto</a></p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.ligucibario.com/olive-ditalia-la-sicilia/">Olive e cucine d&#8217;Italia. La Sicilia</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://www.ligucibario.com">Ligucibario</a>.</p>
]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2013/02/oleario_featured.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-9358" alt="Oleario, gli olii di Ligucibario" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2013/02/oleario_featured-300x73.jpg" width="300" height="73" /></a>“Non ci si può fare un’idea dell’Italia senza vedere la Sicilia. E’ in Sicilia che si trova la chiave di tutto”, scrive uno dei guri del tempo, Goethe, impegnato in un grand tour durante il 1787. La Germania rende onore al Mediterraneo.</div>
<div>E gli fa eco Guy de Maupassant nel 1890: “Sappiamo quanto è fertile e movimentata questa terra, che fu chiamata il granaio d’Italia, che tutti i popoli invasero”.<br />
Effettivamente, in tremila anni di storia ben 12 popoli diversi hanno condotto su quell’isola i propri usi e culture, anche in senso culinario, facendone un baricentro di contaminazioni materiali e immateriali.</div>
<div>Racconta, enfatica, la giornalista Benigna Mallebrein: “I Fenici (XV secolo a.C.) e i Greci hanno portato l’uva (che dava un vino assai aspro e da diluire), le olive e il thermopolion per il cibo da consumare in strada. L’enogastronomia dei Romani (264 a.C. – 535 d.C.) ha portato il lusso in tavola con ricette prelibate e il metodo della lunga conservazione sotto sale o in salamoia. La Sicilia divenne in questo periodo il granaio di Roma. I Bizantini (535 – 837) hanno introdotto l’usanza di bere il vino puro e non diluito. Con gli Arabi, cioè il mondo musulmano (a partire dall’827 d.C.) arrivano il cuscus, la pasta con le sarde (il finocchietto selvatico serviva a smorzare l’odore delle sarde!), lo ytria (intorno al 900) era lo spaghetto in arabo, e i dolci fatti con lo zucchero di canna, unito con il quas’at (la cassata) e con le mandorle da cui la pasta reale. Introducono lo zibibbo – vitigno tunisino &#8211; , le piccole arance e tanti vegetali, tra cui i cetrioli, le melanzane, i fagioli, i pistacchi, le carrube, lo zafferano e il riso che oggi troviamo nell’arancina, che tanto volentieri viene gustata, spesso in sostituzione al pranzo completo. Gli Ebrei si distinguevano per la loro salsa d’aglio e olio; una loro grande invenzione è stata il tonno bollito sott’olio intorno all’anno Mille. I Normanni (1060) hanno portato l’uso del camino e lo svevo Federico II, stupor mundi, ha rivoluzionato la cucina con il pane di frumento, le carni fresche con erbe (e non spezie) e con i vini speziati. Gli Angioini (1266 – 1282; rivolta del vespro) hanno lasciato termini che ancora oggi sono in uso come vucciria (il macello) o la boucherie. Gli Aragonesi-spagnoli (fino 1713) hanno introdotto una grande viticoltura. Seguono per pochi anni i Piemontesi (1713-1720) e gli Austriaci fino al 1734. Ai Borboni (1734 – Regno delle due Sicilie fino al 1860) dobbiamo la grande rinascita dei vini siciliani. I Monsieur Le Chef, ovvero i famosi Monsù, celebravano sontuose cucine – la caponata con le melanzane per capponi, cernie e lepri e nello stesso momento la cucina di strada con le panelle, una polenta di farina di ceci affettata e fritta (in origine le fritture risultavano una cottura violentissima, non necessariamente in olio, con sommo disappunto del poeta Gioacchino Belli…, n.d.a.). Verso la prima metà dell’Ottocento arriva il pomodoro come salsa che sostituisce lo zafferano, un fiore che cresceva selvatico in Sicilia. Arrivano il mais, il fico d’India e le patate dall’America. A partire dal 1821 si coltivano i mandarini e i limoni”.</div>
<div>Questo bel testo beneficia di puntuali parallelismi nel “ricettario” di Anna Tasca Lanza, <em>La Sicilia in cucina</em> (Mondadori, 1995), omaggio alla cucina più antica d’Europa, risultato di una terra baricentrica e a lungo ubertosa, barocca in certe sue architetture, ma nitida in certi suoi pergolati “pieds dans l’eau”. Più che un ricettario, una lettura che ad ogni riga regala appassionati scorci di storie e di terre, e alla quale vi rimando.</div>
<div></div>
<div>Le <em>cultivar</em> locali più importanti sono:</div>
<div><strong>Biancolilla, Brandofino, Buscionetto, Calamignara, Carolea, </strong><strong>Cerasuola, Giarraffa, Mandanici, Minuta, Moresca,</strong></div>
<div><strong>Nocellara del Belice, Nocellara Etnea, Nocellara Messinese, Ogliarola Messinese, Ottobratica, Santagatese, San Benedetto, </strong><strong>Tonda iblea, Verdello</strong></div>
<div></div>
<div>Umberto Curti, <a href="https://www.ligucibario.com/" target="_blank">Ligucibario®</a></div>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.ligucibario.com/olive-ditalia-la-sicilia/">Olive e cucine d&#8217;Italia. La Sicilia</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://www.ligucibario.com">Ligucibario</a>.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>https://www.ligucibario.com/olive-ditalia-la-sicilia/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
	</channel>
</rss>
