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	<title>Ligucibario &#187; salame di sant&#8217;olcese</title>
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		<title>Pontedecimo, storia e gastronomia</title>
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		<pubDate>Mon, 15 Dec 2025 11:23:46 +0000</pubDate>
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<p>Una rapida “incombenza” ha condotto Luisa Puppo e me, sabato scorso, a Genova Pontedecimo. E’ però poi divenuta un ottimo pretesto per visitare il <strong>grande plastico in scala 1:87 (circa 12 x 3 m) che Piero Alberto Bella ha donato al Convento dei Cappuccini</strong> e che, dopo <strong>cinque anni di lavoro</strong>, ora schiude al pubblico una <strong>magnifica veduta di Pontedecimo</strong>, località la quale &#8211; come noto &#8211; fu interessata dalla ferrovia che nel 1853-54 unì il porto di Genova alla sabauda Torino.</p>
<p>La costruzione fermodellistica (su cui viaggiano un convoglio passeggeri ed un merci) è tutta auto-costruita manualmente, si basa su accuratissime ricerche storiche, anzitutto foto d’epoca (le quali però erano in bianco e nero), e ricrea “per settori” quel che Pontedecimo fu dal 1900 al 1951. V’è di che restare a bocca aperta, tanto ogni dettaglio è fedelmente riprodotto. E quando – intorno alle ore 17.00 – si è attivato anche il sistema di illuminazione (magnifici i tanti lampioncini), è stato possibile notare come le finestre presentassero all’interno perfino le tendine ricamate.</p>
<p>Salutati Piero Alberto e la sua Signora, pochi passi ci hanno condotto a piazza Pontedecimo, dove poi, imboccando la statale dei Giovi, si prosegue verso Mignanego e Milano. <em>Qui correva la <strong>Via Postumia</strong>, costruita da Roma nel 148 a.C. come strada di “arroccamento”, onde agevolare – anzitutto in caso di conflitti &#8211; il trasporto di uomini ed equipaggiamenti. E qui di fatto nasce il Polcevera, per la confluenza dei rii Verde e Riccò.</em><br />
Le luminarie natalizie davano un’atmosfera tutta dorata ad una piazza che non può purtroppo sottrarsi al rumore e ai fumi delle auto, ma che tuttavia conserva una vivacità commerciale che fa ancora ben sperare.</p>
<p><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2025/12/pontex2.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-29433" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2025/12/pontex2-182x300.jpg" alt="smart" width="182" height="300" /></a></p>
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<p>Due le mie soste con Luisa: una naturalmente alla <strong>pasticceria “Poldo”</strong> (sempre bellissime le vetrine e gli arredi interni), per un tè con paste, e i cavolini alla panna fresca creavano dipendenza. Una vita fa (26 anni fa?) il titolare, Francesco Crocco – che è sempre stato un imprenditore dinamico e creativo &#8211; , fu il nostro primo cliente (direi che conservo ancora come ricordo la fattura per quella nostra consulenza…), infatti con rara lungimiranza Francesco ci richiese  specificamente un piano di marketing e comunicazione. Piano che poi amò definire “la Bibbia” (davvero lusingandoci) e che utilizzò nei periodi successivi per mettere in campo tante idee e testare tante iniziative concrete… Mi viene giocoforza da chiedermi (ma la mia è una di quelle voci che gridano nel deserto): quante attività commerciali che oggi chiudono &#8211; e a Genova è una ecatombe &#8211; potrebbero viceversa restare sul mercato grazie ad un piano di marketing e comunicazione e qualche momento formativo ben strutturato?</p>
<p><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2025/12/pontex3.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-29434" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2025/12/pontex3-300x229.jpg" alt="smart" width="300" height="229" /></a></p>
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<p>La seconda sosta non poteva che essere alla vicina <strong>rosticceria “Saetta”</strong>, i cui prodotti (dal 1958) occhieggiano tentatori dalla curatissima vetrina. Personalmente ho “ceduto” alla galantina e all’insalata russa, ma in altre occasioni mi rivolgerei alla pasta fresca (pansoti&#8230;), alle torte di verdura, ai sott’oli, ai formaggi. Mamma mia quante bontà, v’è solo l’imbarazzo della scelta, sia lode alla cucina ligure! E, last not least, troverete cortesia nel servizio e ragionevolezza nei prezzi.</p>
<p>Se quindi, anche nel periodo delle Feste, avrete un pomeriggio libero, perché non dedicarlo a Pontedecimo, al suo grande plastico ferroviario, e ad un po’ di shopping di qualità, dolce e salato? La val Polcevera è la valle dei corzetti, del salame (e della mostardella) di Sant&#8217;Olcese, del &#8220;pan da Guardia&#8221;&#8230;</p>
<p><strong>Umberto Curti</strong></p>
<p>Luisa Puppo e Umberto Curti, grazie a vaste competenze ed esperienze ormai trentennali a fianco di territori e imprese, propongono consulenze, marketing, social media e attività formative per le destinazioni turistiche, l’enogastronomia e il commercio, con specifici focus sul turismo esperienziale, lo storytelling, l’escursionismo coste/entroterra, e le traduzioni da/in inglese (naviga anche <a href="https://liguriabyluisa.blogspot.com/" target="_blank">LiguriabyLuisa</a>, interamente in lingua inglese). Contattaci senza impegno su <a href="mailto:info@ligucibario.com">info@ligucibario.com</a></p>
<p><strong><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2025/02/umberto.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-25493" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2025/02/umberto-186x300.jpg" alt="umberto" width="186" height="300" /></a><br />
</strong></p>
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		<title>Rosetta</title>
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		<pubDate>Mon, 21 Oct 2024 12:39:07 +0000</pubDate>
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				<content:encoded><![CDATA[<p>La rosetta (michetta) è un panino &#8220;tondo&#8221;, da menzionare in Liguria in quanto sovente viene anche farcito da robuste fette di farinata (&#8220;rigorosamente&#8221; tagliata ad archetti). Provalo però anche col salame di Sant&#8217;Olcese, abbinandogli un rosso della &#8211; a me assai cara &#8211; DOC val Polcevera&#8230;</p>
<p><strong>Umberto Curti<br />
</strong></p>
<p>L’alfabeto del gusto di Ligucibario® è la più ampia, completa e autorevole “banca dati” dell’enogastronomia ligure. Circa 1.500 voci che Umberto Curti in decenni di lavoro ha redatto e poi aggregato online per tutelare e promuovere le tradizioni regionali. Liberamente fruibile, “oggetto d’innumerevoli tentativi d’imitazione”, conta migliaia di follower e da sempre non contiene alcuna pubblicità. Iscriviti alla newsletter cliccando in homepage il simbolo della busta, e ogni settimana riceverai gratuitamente i nuovi contenuti…</p>
<p>(Luisa Puppo e Umberto Curti, grazie a vaste competenze ed esperienze a fianco di territori e imprese, propongono consulenze, marketing, social media e attività formative per le destinazioni turistiche e l’enogastronomia, con specifici focus sul turismo esperienziale, lo storytelling, l’escursionismo coste/entroterra, e le traduzioni da/in inglese. Contattaci senza impegno su <a href="mailto:info@ligucibario.com">info@ligucibario.com</a>)</p>
<p><strong> </strong></p>
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		<title>Fave e favismo</title>
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		<pubDate>Fri, 22 Mar 2024 13:53:54 +0000</pubDate>
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				<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_22334" style="width: 310px" class="wp-caption alignleft"><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2024/03/DSCN4180.jpg"><img class="size-medium wp-image-22334" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2024/03/DSCN4180-300x225.jpg" alt="fave fresche" width="300" height="225" /></a><p class="wp-caption-text">fave fresche</p></div>
<p>La Liguria è terra dove si coltivano, e si amano, le fave. Con le fave si preparano fra l&#8217;altro il marò, una deliziosa salsa da mortaio, e la favetta, sorta di polentina simile al <em>maccu</em> siciliano&#8230; Innumerevoli poi, i picnic primaverili con fave in accompagnamento a salame (nel Genovesato il &#8220;Sant&#8217;Olcese&#8230;) e formaggi pecorini.<br />
Quando si parla di salute, tuttavia, il gastronomo deve cedere il passo al medico. Peraltro, qualche giorno fa, un corsista mi ha chiesto precisazioni circa il cosiddetto favismo. Mi sono sentito in grado (ribadendo che le allergie e intolleranze alimentari non sono tematiche da corso d&#8217;àmbito turistico&#8230;) di dirgli che il favismo è prodotto dalla mancanza di un enzima (G6PD), la quale &#8211; ove si ingeriscano fave * &#8211; determina un crollo di globuli rossi (un&#8217;anemia acuta detta crisi emolitica). Può incorrere nella crisi anche un soggetto che in precedenza abbia sovente ingerito fave senza accusare disturbi. Se in Italia ne soffre circa una persona su 200, in Sardegna ne soffrono mediamente circa 14 persone su 100, e addirittura 26 persone su 100 nel Cagliaritano&#8230; Le fave fresche inducono la crisi tendenzialmente più di quelle secche/surgelate, e la crisi può riguardare anche lattanti la cui madre abbia ingerito fave. Tale crisi (che si palesa dopo alcune ore, e non oltre i 3 giorni dal consumo) ha sintomi chiarissimi, e impattanti, fra cui l&#8217;orina di colore rosso rubino. L&#8217;anemia può comportare trasfusioni, e purtroppo andare incontro a complicazioni. Si rammenti che il favismo può risultare mortale fra i bambini ma anche fra gli adulti.<br />
Per qualunque dubbio o terapia che abbia a che fare con la salute ed il benessere, rivolgetevi sempre a laureati in medicina, a coloro che possiedano le scienze e le conoscenze per assistervi, e diffidate del fai-da-te tanto quanto di guru e santoni.</p>
<p>*e alcuni farmaci. I piselli non rientrano fra gli alimenti proibiti. Anche l&#8217;inalazione di pollini da fave in fiore non causa problemi<br />
<strong>Umberto Curti</strong></p>
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		<title>Omaggio alla Val Polcevera</title>
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		<pubDate>Wed, 29 Apr 2020 08:26:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Luisa]]></dc:creator>
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				<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_19440" style="width: 235px" class="wp-caption alignleft"><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2020/04/trenino-casella-030.jpg"><img class="size-medium wp-image-19440" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2020/04/trenino-casella-030-225x300.jpg" alt="il trenino a casella" width="225" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">il trenino a casella</p></div>
<p>Omaggio alla Val Polcevera&#8230; Dato che oggi racconto <strong>la Bianchetta</strong>, autoctona nel Genovesato, superstite anche dove forse non la immagini, sulle colline di Val Polcevera, ad un passo sopra i trafficati svincoli della città costiera. Colline che ospitarono pascoli, mulini, orti e piccole vigne, filari più o meno ripidi e sistemati, gloria arcinota fu <strong>il cru Coronata</strong> (da columna?), oggi pressoché estinto fra il gerbido e nello skyline di fabbriche quasi sterili, ma che di fatto saliva indietro <strong>sino a Serra Riccò</strong>. Epperò Genova, a chiunque l’avesse scoperta dall’anno 1000 in poi, sarebbe apparsa tutta un vigneto lungo le coste da Sampierdarena ad Albaro, e specialmente vitata spiccava, leggiadra e senz’ulivi, la collina di Carignano…</p>
<p>Racconto la<em> Gianchetta</em>, non ignota già ai sapienti e bonvivants d’un tempo, Giustiniani (1532) Paschetti (1602) Maineri (1778) <strong>Gallesio</strong> (1839). Tantomeno al Bertolotti (“Viaggio nella Liguria Marittima”, 1834) che nominò i vigneti di Val Polcevera “con indicibile studio tenuti” enfatizzando: “La valle cui la Polcevera dà il nome è per l’unione delle naturali ed artefatte bellezze la regina di tutte le valli… Ovunque tu volga gli occhi hai per riposarli e giardini e boschetti e vigneti con indicibile studio tenuti. …è la Tempe moderna. Se i suoi vini e i suoi olj corrispondessero in bontà alla singolare diligenza e vaghezza della sua coltivazione, ed alla magnificenza delle sue ville, ella sarebbe più ricca che l’aurifera Valle di Cusco”.</p>
<p>Ma ne meditò anche<strong> Stendhal</strong> nel “Viaggio in Italia”, e <strong>Mario Soldati</strong> in “Vino al vino. Alla ricerca dei vini genuini” non mancò guarda caso di celebrare “la chiarità paglierina e la fragranza lievemente aspra del Coronata” che rallegrava sempre le sue ribotte genovesi e il “tirar tardi” culturale dinanzi al porto, in <strong>Sottoripa</strong>, sodale dell’ancora gobettianissimo Giovanni Ansaldo, cronista che &#8211; più d’ogni altro &#8211; lodò (correva l’anno domini 1930) <strong>le 24 bellezze della torta Pasqualina</strong>.</p>
<p>E non solo: nell’autunno 1975 Soldati esaurì il proprio tour più che quinquennale in Italia e, dopo i sapienziali vini di Levante, rigiunse in una Genova più degradata di come la ricordasse ma di tale (benché trascorsa) grandeur che non si sarebbe potuto tacerne i vini. E in via De Marini a <strong>Sampierdarena</strong>, alla mitica trattoria di Checcö, chef patròn e figlio dell’Ettore canzonato come “Toro” dai foresti, Soldati si fece mescere – nobiltà senza sfarzi – il vino di Begato, “bianco, lieve, delizioso, meno aspretto e meno chiaro del Coronata, ma più scivolante e più profumato (…) E, all’orecchio di <strong>Remo Borzini</strong>, che mi è accanto, mormoro la felice definizione, ch’egli ebbe un giorno a dare di questi genovesi, isole resistenti se altri mai: ‘L’aristocrazia degli umili’”. Chissà se brindò alla sua Juve in quel fumoso covo di sampdoriani.</p>
<p>E’ antica questa Val Polcevera, e Porcobera il suo nome osco-etrusco nella <strong>Tavola bronzea</strong> (ove si cita anche Mignanico = Mignanego) con cui Roma nel 117 a.C. definì le dispute fra le tribù Viturii-Langenses e Genuates, tramite l’obbligo di un pagamento in vino (o grano) locale, ovvero un vectigal – entrata erariale &#8211; sotto forma di baratto. Ritrovata casualmente da un contadino sul greto del torrentello Pernecco nel 1506, la Tavola è la prima testimone del latino in Liguria.</p>
<p>Di questa Val Polcevera ti canto la Bianchetta, d’un bel paglierino, odore gentile, preludio ad un sorso non alcolico, e secco, assai sapido, identitario, con sentori equilibrati &#8211; nell’insieme &#8211; di fiori e frutti bianchi. Da bersi fresca, giovane, allegra, perfetta com’è coi mille piatti locali (dalla focaccia allo s-ciattamaiö, pardòn il polpettone di patate e fagiolini), lo sapevano bene <strong>i camalli e i calafati</strong> del porto – ma pure gli impiegati e operai &#8211; che “brindavano” già di prima mattina, contrastando con l’acidità dell’uva <strong>le oleose teglie degli street food</strong>. Quegli stessi (focaccia farinata panissa cuculli) che ora piluccano, ungendosi le dita, turisti in estasi nel labirinto dei carruggi&#8230;</p>
<p>Bevila qui dove origina, dato che distribuirla e commerciarla non è poi gran business, “umile” ma “preziosa” tra la macchia silente dei primi <strong>Appennini</strong>, dove le case diradano e dove la viticoltura eroica sono vignaioli – classificarli imprese famigliari suona sin roboante &#8211; da contarsi su pochissime dita, in un’area, fra l’altro, dove la fauna selvatica assedia le quotidianità, ungulati che divorano i grappoli onusti d’acino così come le gemme, scavalcando recinzioni quasi vane. Talvolta assommano ad appena duemila l’anno le bottiglie DOC in azienda…</p>
<p>Ma il rimpatrio alla terra malgré tout sta divenendo tendenza concreta, rimpatrio a memorie e qualità che il cemento di Begato ha in parte compromesso, ma riaffiorano come valori simbolici (e ridestano ad una ruralità non solo ancillare verso la città, ora vicina ora lontana ma sovente matrigna). <strong>Formaggi, miele, castagne, il salame e la mostardella di Sant’Olcese, nobili tradizioni pastarie, i corzetti per la salsa di pinoli o il sugo di coniglio, i maccheroni di Natale, la pasticceria secca, il panmorone…</strong> Un tour che qui ti svelerebbe generose trattorie ma anche pievi e santuari (e fra i più amati), piccoli musei, antichi <strong>cammini del sale</strong> e “caravanserragli”, dimore in stile Tudor, e trenini a scartamento ridotto che da Genova-val Bisagno sferragliano lenti verso Casella in valle Scrivia <strong>ma via Sant’Olcese</strong>, su arditi viadotti che nei disegni del 1929 avrebbero dovuto spingersi ben più a nord…</p>
<p>Bevila qui, dove la domanda dell’uomo alla vite fu ed è senza forzature, quel che può donare dia, ogni annata beninteso un’alea a sé, poi in vinificazione si privilegiano la termocondizione, la sedimentazione naturale, i filtraggi tenui, zero alchimie zero fanatismi. Ed è Deogratias solo un ricordo, tendenzialmente, l’amaro che scadeva a zolfino e per cui si scomodava l’alibi della mineralità. Sentenziò non a caso, e saggiamente, il cucinologo sampierdarenese <strong>Giovanni Rebora</strong>: “La Liguria, poco più di vent&#8217;anni fa, dava vini bianchi di pessima fattura&#8230; Vini solforati secondo un uso ormai secolare (pare che siano stati gli olandesi a inventare, nel seicento, il “sorfanino”) che aveva abituato le classi subalterne a quel pessimo sapore, ma che trovavano estimatori…”.</p>
<p>Bevila qui, tra odori di campagna, dove ogni casa ambì ad un campo, un bosco. Ma dove molte vigne invecchiarono, invocando nuove più giovani mani, talora disposte a ripartire da zero per salvare tradizioni, a faticare per ogni ettaro una quantità d’ore decupla rispetto ad altre terre – là dove il vino abbonda quasi quanto l’acqua.</p>
<p>Forse, piantar barbatelle conserva sempre un quid di visionario…</p>
<p>Qui dove ora anche alcuni migranti stanno recuperando vigne, non a caso presso l’antichissimo santuario di <strong>Nostra Signora Incoronata</strong> (quello con le statue degli sposi Pacciugo e Pacciuga, un “noir” a lieto fine di tanti secoli orsono). Vigne come auspicio che &#8220;il vino della tradizione possa diventare davvero segno di nuovi innesti&#8221;, sottolineò Monsignor Martino, responsabile della Fondazione Migrantes che cura l’iniziativa.</p>
<p>E infine bevila qui, prosit, in questa valle un po’ verde un po’ non più, dove qualche inurbato ancora poi s’ostina in villeggiature estive, fuggendo la calura (o illudendosi di fuggirla) come i patrizi d’antan, senza cedere alle sirene dei voli verso esotismi sovente di plastica. Segno, pur questo, di nuovi innesti?</p>
<p><strong>Umberto Curti<br />
<a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2019/12/umberto-curti1.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-18771" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2019/12/umberto-curti1-300x168.jpg" alt="umberto curti" width="300" height="168" /></a><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2019/12/Ligucibario-mindmap-PNG1.png"><img class="alignleft size-medium wp-image-18796" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2019/12/Ligucibario-mindmap-PNG1-300x225.png" alt="Ligucibario mindmap PNG" width="300" height="225" /></a><br />
</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>A tavola, un Natale ligur-francese&#8230;</title>
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		<pubDate>Thu, 19 Dec 2019 08:20:39 +0000</pubDate>
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				<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_18785" style="width: 310px" class="wp-caption alignleft"><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2019/12/pandolce-e-sciacchetr--2.jpg"><img class="size-medium wp-image-18785" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2019/12/pandolce-e-sciacchetr--2-300x225.jpg" alt="pandolce e sciacchetrà" width="300" height="225" /></a><p class="wp-caption-text">pandolce e sciacchetrà</p></div>
<p>A tavola, un Natale ligur-francese&#8230;</p>
<p>Cari lettori di Ligucibario® appassionati &#8211; come me! &#8211; del buon vino, questa volta, visto che le Festività sono ormai alle porte, ci dedicheremo ad un menu tipicamente ligure e tradizionalmente natalizio.<br />
Ma non possiamo non sederci a tavola con una raffinata bollicina di <strong>Champagne</strong> AOC &#8211; Montagne de Reims – <strong>Grand Cru Brute a Verzenay</strong>, blanc de noirs (bianco ottenuto da uve nere, nello specifico pinot nero 100%), ideale da degustare col nostro ghiotto antipasto di sottoli e di salumi misti (ma talora è adatto anche a tutto pasto). Quali? Presto detto. La <strong>testa in cassetta</strong> è un salame cotto, ottenuto con la lingua, il grasso, le cotiche e la cartilagine della testa del maiale (donde il nome), il tutto bollito con l’aggiunta di aromi e poi pressato (“in cassetta”) nella sua caratteristica forma squadrata. Uno dei prodotti di salumeria regionale più antichi, tipico dell’entroterra genovese e savonese, si taglia a fette sottili. So che il mio amico Umberto Curti venera quello morbidissimo di “Giacobbe”, nella verde Sassello, entroterra di Albisola. Il <strong>salame di Sant’Olcese</strong> dell’alta Val Polcevera invece non è cotto, ed è composto per metà da carne suina e per metà da carne bovina (le parti magre); si consuma dopo una breve stagionatura e va tagliato a fette abbastanza spesse. Potreste progettare una gita nell’area di produzione col mitico trenino di Casella (un’ora very slow di panorami), che parte sopra piazza Manin a Genova…<br />
Come primo piatto un vero classico, rivale dei ravioli: i <strong>natalini </strong>(tipo di maccheroni di pasta fresca, anche detti mustaccioli) <strong>in brodo</strong> <strong>di cappone </strong>con l’aggiunta di palline di salsiccia che simboleggiano le monete, quale augurio di prosperità. Potete degustarli con lo Champagne o con il vino rosso di medio corpo e struttura (un Syrah) che poi abbineremo al cappone bollito, il quale verrà servito come seconda portata con l’aggiunta di mostarda, salsa verde e perfino salsa alle noci (preparata in casa nel mortaio, con la mollica bagnata nel latte o nella prescinsêua…).<br />
<em>A Natale se mangia o pand</em><em>ôçe co-i beschêutti toccæ in-to vin…<br />
</em>Il <strong>pandolce genovese</strong> appartiene alla tradizione del Natale ligure, e ne caratterizzano la ricetta, oltre ai canditi di arancia e cedro e l’uvetta passa, anche i pregiati pinoli e i semi di finocchio (in determinate zone della Liguria – e d’Italia &#8211; si possono aggiungere anche i pistacchi e il marsala). Il più antico e rituale è quello alto, lievitato con paste madri. Ne esiste anche una versione “bassa” di più semplice realizzazione, in quanto la lievitazione coi baking richiede meno tempo e meno passaggi di impasto.<br />
<em>A proposito…se per Natale siete stufi dei soliti “pensierini” e ben vi destreggiate in cucina, potreste regalare a parenti ed amici dei piccoli pandolci fatti con le vostre mani e poi insacchettati e ben infiocchettati!<br />
</em>Perfetto sarebbe accompagnare il pandolce – specie se basso &#8211; con il passito ligure <span style="text-decoration: underline;">DOC Cinque Terre Sciacchetrà</span> (con pochi anni di invecchiamento, sarebbe altrimenti sprecato: in quel caso è infatti un ottimo vino da meditazione, da bersi da solo). Ma piacendomi stavolta rimanere in terra francese opterei per un altrettanto splendido<strong> Château Voigny Sauternes </strong>2016. Che al naso è intenso, profumato, e sa di miele, frutta secca (mandorle), fichi, uva passita e frutta gialla stramatura. E’ un vino morbido e avvolgente, ma con una nota minerale e una buona spalla di freschezza e acidità.<br />
Così è, se vi garba. Cin cin e auguri dalla vostra sommelière lomellina!<br />
Daniela Guandalini</p>
<p><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2019/12/Ligucibario-mindmap-PNG.png"><img class="alignleft size-medium wp-image-18794" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2019/12/Ligucibario-mindmap-PNG-300x225.png" alt="Ligucibario mindmap PNG" width="300" height="225" /></a></p>
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		<title>Genova, pranzo di Natale con Ligucibario</title>
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		<pubDate>Tue, 17 Dec 2019 11:56:27 +0000</pubDate>
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				<content:encoded><![CDATA[<p class="Nessunaspaziatura" style="text-align: justify;"><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2019/12/cappon-magro1.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-18764" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2019/12/cappon-magro1-200x300.jpg" alt="cappon-magro" width="200" height="300" /></a></p>
<p class="Nessunaspaziatura" style="text-align: justify;">Genova, pranzo di Natale con Ligucibario</p>
<p class="Nessunaspaziatura" style="text-align: justify;">D’accordo, allora pronti via, dopo una vigilia “di magro” e la Messa di mezzanotte, dopo l’abete il presepe i regali, il 25 si dia finalmente inizio al banchetto (semel in anno licebat&#8230;).<br />
Ecco via via la <strong>galantina</strong> (di cappone), la <strong>testa in cassetta</strong> (io adoro quella di “Giacobbe”, a Sassello), il <strong>Sant’Olcese</strong> (che magari i giorni precedenti è valso una gita a bordo del trenino di Casella…), i sott’oli e i sott’aceti.<br />
Poi arrivino in tavola i <strong>maccheroni di Natale</strong> (quelli lunghi e lisci) in brodo di tre carni (a simboleggiar prosperità), e i <strong>ravioli alla genovese</strong>, di carne e frattaglie, ma con una parte profumata dalle borragini, ovviamente conditi col töccö, grazie a quel pezzo “reale” che lentamente fa “parpellare” (occhieggiare) il sugo sul fuoco.<br />
I secondi saranno il <strong>cappone</strong> con la mostarda (magari fatta in casa) e la salsa verde, oppure il <strong>tacchino</strong> alla storiona, oppure il “<strong>biscotto condito</strong>” (mi piace chiamar così il cappon magro), che non a caso ha fra i propri ingredienti la scorzonera, quella che si frigge… Ma i macellai regalavano ai clienti più fedeli anche i <strong>berodi</strong>, i sanguinacci, e come negar loro un po’ di spazio?<br />
E poi via col <strong>pandolce</strong> (lo sai che quello alto è il più antico), dove il cedro sia cedro e non zucca colorata, e la mitica <strong>Sacripantina</strong> brevettata a suo tempo da Preti, il cioccolato a pezzettoni, la pasticceria secca (anicini ed altro), il <strong>latte dolce fritto</strong>, le frutta fresche e secche e le frutta <strong>candite</strong>, uso che ci viene dal mondo arabo…, sino all’alzatina di stracchino molle (!) e al pirron da circuitare fra i commensali, chi lo sa forse leggendo qualche verso de “<strong>O tondo de Natale</strong>” del Bacigalupo (non il solo a &#8220;poetare&#8221; sulle Feste).<br />
Nei calici, naturalmente, verseremo caso per caso nostralini, <strong>vini “di Coronata”</strong> (chapeau a Gionata Cognata), rossi liguri ma anche piemontesi, ed infine, coi dolci, qualche vino particolare, “rinforzato” (dall’appassimento delle uve), e se il borsellino lo consente che sia DOC Cinque Terre <strong>Sciacchetrà</strong>, un vino che racconta paesaggi fra i più verticali e incantati del Mediterraneo!<br />
Che altro dirvi, amici lettori di Ligucibario®? Forse che il lato edonistico e consumistico ha via via prevalso sempre più eccessivamente e laicamente su quelli che in parte erano e dovrebbero essere, venuti meno Dioniso e Cerere, i significati &#8220;culturali&#8221; della festa e del cibo, ovvero il convivio (che affratella), il dono (offerto prima che ricevuto), la misura (che è sobrietà), la qualità (del cucinar bene buoni ingredienti), il rito (come momento condiviso)&#8230; Ma non è certo questo &#8211; Ligucibario® &#8211; un pulpito su cui salire a predicare. Sia come sia, buon Natale dunque a voi tutti, e buona digestione! E se vi piacciono anche i libri, Oscar Morosetti, <em>O denâ zeneize</em>, ed. DC&amp;E, 2013, può essere acquisto godibilissimo.<br />
<strong>Umberto Curti<br />
</strong>p.s. pressoché ogni alimento menzionato nell&#8217;articolo è consultabile approfonditamente qui, cliccando nella sezione &#8220;alfabeto del gusto&#8221; (e buona lettura)<a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2019/12/Ligucibario-mindmap-PNG1.png"><img class="alignleft size-medium wp-image-18796" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2019/12/Ligucibario-mindmap-PNG1-300x225.png" alt="Ligucibario mindmap PNG" width="300" height="225" /></a><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2019/12/umberto-curti.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-18765" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2019/12/umberto-curti-300x168.jpg" alt="umberto curti" width="300" height="168" /></a></p>
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		<title>Parole che fanno bene al cuore</title>
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		<pubDate>Fri, 08 Nov 2019 10:30:31 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>Parole che fanno bene al cuore&#8230; Ieri mattina ho accolto 4 turisti americani (New Jersey) alla scoperta del MOG, nel cuore di Genova. Due coppie affiatate, piacevolissime, e&#8230;food traveller che per la prima volta scoprivano Genova, il porto, i carruggi&#8230; Al MOG hanno così potuto esplorare i colori delle frutta e delle verdure (ma ammaliati ...<a class="post-readmore" href="https://www.ligucibario.com/mogvisit/">leggi tutto</a></p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p>Parole che fanno bene al cuore&#8230;</p>
<p><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2019/11/kathleen.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-18696" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2019/11/kathleen-300x168.jpg" alt="kathleen" width="300" height="168" /></a>Ieri mattina ho accolto <strong>4 turisti americani (New Jersey) alla scoperta del MOG</strong>, nel cuore di Genova. Due coppie affiatate, piacevolissime, e&#8230;food traveller che per la prima volta scoprivano Genova, il porto, i carruggi&#8230;<br />
Al MOG hanno così potuto esplorare i colori delle frutta e delle verdure (ma ammaliati anche dalle varietà di pesci e carni&#8230;), i profumi di una biodiversità prepotentemente mediterranea, le voci di un vivissimo mercato, le proposte di una modernissima food court che può accompagnare l&#8217;ospite dall&#8217;aperitivo sino al caffè, dalla spremuta fresca al cappuccino, dal pranzo completo al finger food &#8220;da passeggio&#8221;.<br />
Seduti in vineria e serviti da uno staff premuroso (Giulia e Giuditta), il lunch è poi consistito in una <strong>degustazione di vini DOC liguri e un goloso tagliere di salumi e formaggi (Sassello, Sant&#8217;Olcese, Val d&#8217;Aveto&#8230;) accompagnato da un&#8217;intera teglia di focaccia calda</strong>, esperienze che mi hanno permesso di raccontare &#8220;dal vivo&#8221; &#8211; e alla maniera di Ligucibario &#8211; l&#8217;enogastronomia ligure, le sue prospettive storiche, le tendenze attuali &#8211; viva il pesto ma oltre al pesto v&#8217;è tanto altro &#8211; .<br />
La sera, Kathleen &#8211; persona competentissima e curiosissima &#8211; mi scrive:<br />
&#8220;&#8230;Today was wonderful! We all learned so much about the history and traditions of Genoa and its food and people.  The tasting was delicious and an unexpected surprise. Your knowledge and passion for your city was an inspiration. Good luck to you in your pursuit of spreading the word about a wonderful part of Italy. Here are the pictures from today. Hope to see you again in the future. &#8221;<br />
Sono parole che fanno bene al cuore, no? Sono parole che fanno bene a Genova.<br />
Best wishes, my friends!<br />
<strong>Luisa Puppo</strong></p>
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		<title>Macellerie, salumerie, tripperie. Ottimi indirizzi in Liguria</title>
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		<pubDate>Thu, 05 Jun 2014 12:58:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Luisa]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>Dedicato agli appassionati di carni, frattaglie, salumi crudi e cotti&#8230; Un indirizziario con cui questa settimana Ligucibario® costruisce un percorso da Levante a Ponente attraverso la Liguria dei norcini, degli scalchi e dei trincianti. Fateci conoscere la vostra opinione e inviateci ulteriori segnalazioni! Buon tour da Umberto Curti La norcineria Armando, via P. Gori 38, ...<a class="post-readmore" href="https://www.ligucibario.com/macellerie-salumerie-tripperie-ottimi-indirizzi-in-liguria/">leggi tutto</a></p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2014/06/DSCN4453.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-15951" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2014/06/DSCN4453-300x225.jpg" alt="DSCN4453" width="300" height="225" /></a>Dedicato agli appassionati di carni, frattaglie, salumi crudi e cotti&#8230; Un indirizziario con cui questa settimana Ligucibario® costruisce un percorso da Levante a Ponente attraverso la Liguria dei norcini, degli scalchi e dei trincianti.<br />
Fateci conoscere la vostra opinione e inviateci ulteriori segnalazioni! Buon tour da <strong>Umberto Curti</strong></p>
<p>La norcineria Armando, via P. Gori 38, Sarzana (SP)<br />
Salumificio Bordigoni, via Levanto 397, Pignone (SP)<br />
Antica salumeria Elena e Mirco, via Canale 52 (Molicciara), Castelnuovo Magra (SP)<br />
Tripperia Tognocchi (di Secco Franca), via R. De Nobili 51, La Spezia<br />
Antico salumificio Castiglione, via A. Canzio 64, Castiglione Chiavarese (GE)<br />
Tripperia Antica, via Rivarola 46, Chiavari (GE)<br />
Antica Tripperia La Casana, vico Casana 3r, Genova<br />
Premiata tripperia Mario, via G. Torti 45r, Genova<br />
Tripperia Ridella, via Piacenza 203/i/r, Genova<br />
Tripperia Negro, via Chiaramone 69r, Genova Voltri<br />
Salumificio Parodi, via Sant’Olcese 63, Sant’Olcese (GE)<br />
Macelleria Gianni Torrigino, piazza della Posta 13, Vobbia (GE)<br />
Macelleria Gaggero Giobatta, via Fondocrosa 43, Mele (GE)<br />
Macelleria Timossi, via Saracco 47, Campo Ligure (GE)<br />
Macelleria Isetta Bottega storica, via Colombo 70, Cogoleto (GE)<br />
Macelleria Viglino (U caruggiu du maxellu), via Colombo 52, Cogoleto (GE)<br />
Macelleria-salumeria Giacobbe, piazza G. Rolla 7, Sassello (SV)<br />
Macelleria Viola, via Nicotera 12, Finale Ligure Borgo (SV)<br />
Salumificio Chiesa, via Calice 74, Finale Ligure (SV)<br />
Macelleria Giacumin Ceriana, via Roma 24, Ceriana (IM)</p>
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		<title>Zuppa di mostardelline</title>
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		<pubDate>Sun, 31 Mar 2013 21:20:40 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>Entroterra di Genova (alta Valle Scrivia e Val Polcevera / Val Secca) utilizzando le parti meno nobili della carne da salame. Si aggiungono patate ecc. per ispessirla, altrimenti riesce più brodosa. Piatto unico (con crostini), da inverni rigidi, Ligucibario® lo preferisce senza soffritti, l&#8217;ha &#8220;sperimentato&#8221; a Serra Riccò (suppa co-e tie, cioè i nervetti del ...<a class="post-readmore" href="https://www.ligucibario.com/alfabeto_del_gusto/zuppa-di-mostardelline/">leggi tutto</a></p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p>Entroterra di Genova (alta Valle Scrivia e Val Polcevera / Val Secca) utilizzando le parti meno nobili della carne da salame. Si aggiungono patate ecc. per ispessirla, altrimenti riesce più brodosa. Piatto unico (con crostini), da inverni rigidi, Ligucibario® lo preferisce senza soffritti, l&#8217;ha &#8220;sperimentato&#8221; a Serra Riccò (suppa co-e tie, cioè i <span style="text-decoration: underline;">nervetti</span> del salame di Sant&#8217;Olcese&#8230;) * e gli abbina ad es. un Ormeasco di Pornassio DOC (uve dolcetto), servito a 18°C in tulipani a stelo medio&#8230;<br />
* lo recuperi anche in un vecchio ricettario &#8220;camerale&#8221; di Bruno Bini, edito da Sagep nel 2001<br />
<strong>Umberto Curti<br />
</strong></p>
<p>L’alfabeto del gusto di Ligucibario® è la più ampia, completa e autorevole “banca dati” dell’enogastronomia ligure. Circa 1.500 voci che Umberto Curti in decenni di lavoro ha redatto e poi aggregato online per tutelare e promuovere le tradizioni regionali. Liberamente fruibile, “oggetto d’innumerevoli tentativi d’imitazione”, conta migliaia di follower e da sempre non contiene alcuna pubblicità. Iscriviti alla newsletter cliccando in homepage il simbolo della busta, e ogni settimana riceverai gratuitamente i nuovi contenuti…</p>
<p>(Luisa Puppo e Umberto Curti, grazie a vaste competenze ed esperienze ormai trentennali a fianco di territori e imprese, propongono consulenze, marketing, social media e attività formative per le destinazioni turistiche, l’enogastronomia e il commercio, con specifici focus sul turismo esperienziale, lo storytelling, l’escursionismo coste/entroterra, e le traduzioni da/in inglese. Contattaci senza impegno su <a href="mailto:info@ligucibario.com">info@ligucibario.com</a>)</p>
<p><strong> </strong></p>
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