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	<title>Ligucibario &#187; ravioli di paganini</title>
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		<title>Paganini, violinista goloso</title>
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		<pubDate>Tue, 28 Oct 2025 13:29:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Luisa]]></dc:creator>
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				<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_27514" style="width: 310px" class="wp-caption alignleft"><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2025/10/DSCN4477.jpg"><img class="size-medium wp-image-27514" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2025/10/DSCN4477-300x225.jpg" alt="ravioli" width="300" height="225" /></a><p class="wp-caption-text">ravioli</p></div>
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<p>Il 27 ottobre ricorre l’anniversario (1782) della data di nascita di Niccolò Paganini, l’immenso “diabolico” violinista * genovese di cui, a Palazzo Tursi, uno dei “musei di strada nuova” lungo l’aurea via Garibaldi, si conserva il cosiddetto “cannone” (un capolavoro del liutaio cremonese Giuseppe Guarneri del Gesù del 1743).</p>
<p>Paganini, nato a Genova da una famiglia di modesto censo originaria di Carro (SP), la quale risiedeva nei carruggi del sestiere del Molo, purtroppo non ebbe vita lunga, morì 57enne a Nizza fra non pochi travagli, dovuti anche ai modesti progressi della medicina del tempo. Fu certamente un goloso, e forse non molti sanno che nel 1839 compilò anche una ricetta di ravioli conditi al “suco”. Al tema Ligucibario® ha dedicato nel tempo vari contenuti, fra cui l’articolo – assai dettagliato &#8211; a questo link <a href="https://www.ligucibario.com/i-ravioli-di-paganini-1839/" target="_blank">I ravioli di Paganini</a> e – in collaborazione col Comune di Genova – anche questo video della riuscitissima serie “Outfood”</p>
<p><iframe title="YouTube video player" src="https://www.youtube.com/embed/FJ2fUiQGiL8?si=Jb4v8Xh6O2dTdAoZ" width="560" height="315" frameborder="0" allowfullscreen="allowfullscreen"></iframe></p>
<p>Il documento autografo, una lettera all’amico avvocato Luigi Germi, che Paganini spera di riveder presto, è conservato presso la Library of Congress di Washington (USA).</p>
<p>* nonché violista, chitarrista, compositore…</p>
<p><strong>Umberto Curti<br />
</strong></p>
<p>(Luisa Puppo e Umberto Curti, grazie a vaste competenze ed esperienze a fianco di territori e imprese, propongono consulenze, marketing, social media e attività formative per le destinazioni turistiche e l’enogastronomia, con specifici focus sul turismo esperienziale, lo storytelling, l’escursionismo coste/entroterra, e le traduzioni da/in inglese. Contattaci senza impegno su <a href="mailto:info@ligucibario.com">info@ligucibario.com</a>)</p>
<p><strong> <a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2025/02/umberto.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-25493" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2025/02/umberto-186x300.jpg" alt="umberto" width="186" height="300" /></a><br />
</strong></p>
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		<title>Cucina ligure domande e risposte(36). Cosa sono i ravioli di Paganini?</title>
		<link>https://www.ligucibario.com/cucina-ligure-domande-e-risposte36-cosa-sono-i-ravioli-di-paganini/</link>
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		<pubDate>Thu, 24 Apr 2025 09:08:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Luisa]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>&#160; &#160; &#160; &#160; &#160; &#160; &#160; Cucina ligure domande e risposte. Un lungo viaggio con Umberto Curti attraverso più di cento &#8220;dubbi&#8221; e curiosità che riguardano la cucina ligure e genovese: corzetti o croxetti? Cuculli o friscêu? Il sugo alla genovese è genovese? E&#8217; più antico il pandolce alto o quello basso? Stoccafisso o baccalà? Eccovi la nuova puntata della rubrica ospitata ...<a class="post-readmore" href="https://www.ligucibario.com/cucina-ligure-domande-e-risposte36-cosa-sono-i-ravioli-di-paganini/">leggi tutto</a></p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p>&nbsp;</p>
<p><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2025/03/CUCINA-LIGURE-DOMANDE-E-RISPOSTE-300x2511.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-25685" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2025/03/CUCINA-LIGURE-DOMANDE-E-RISPOSTE-300x2511-300x251.jpg" alt="CUCINA-LIGURE-DOMANDE-E-RISPOSTE-300x251" width="300" height="251" /></a></p>
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<p>Cucina ligure domande e risposte. Un lungo viaggio con Umberto Curti attraverso più di cento &#8220;dubbi&#8221; e curiosità che riguardano la cucina ligure e genovese: <em>corzetti</em> o <em>croxetti</em>? <em>Cuculli</em> o <em>friscêu? </em>Il sugo alla genovese è genovese? E&#8217; più antico il pandolce alto o quello basso? Stoccafisso o baccalà?</p>
<p>Eccovi la nuova puntata della rubrica ospitata da Ligucibario® per gli appassionati, i cuochi, i turisti, i gastronauti e i foodblogger&#8230;. Un centinaio di casi ricorrenti che abbiamo strutturato in FAQ alle quali andremo a rispondere nei prossimi mesi.</p>
<h2>Cosa sono i ravioli di Paganini?</h2>
<h2></h2>
<p><strong>36. cosa sono i ravioli di Paganini?</strong> Esiste dei ravioli una ricetta autografa, al “suco”, del violinista Niccolò Paganini, 1839, conservata presso la Library of Congress di Washington: “Per una libra (320 gr circa) e mezza di farina due libre di buon manzo magro, per fare il suco. Nel tegame si mette del butirro, indi un poco di cipolla ben trottolata che soffrigga un poco. Si mette il manzo e fare che prenda un po&#8217; di colore. E per ottenere un suco consistente si prende poche prese di farina, ed adagio si semina in detto suco affinché prenda il colore. Poi si prende della conserva di pomodoro, si disfa nell&#8217;acqua e di questa acqua se ne versa entro alla farina che sta nel tegame, si mescola per scioglierla maggiormente, ed in ultimo si pongono entro dei fonghi secchi ben tritati e pestati ed ecco fatto il suco. Ora veniamo alla pasta per tirare le foglie senza ovi. Un poco di sale entro la pasta gioverà alla consistenza della medesima. Ora veniamo al pieno. Nello stesso tegame colla carne si fa in quel suco cuocere mezza libra di vitella magra, poi si leva, si trita e si pesta molto. Si prende un cervello di vitello si cuoce nell&#8217;acqua, poi si cava la pelle che copre il cervello, si tritola e si pesta separatamente come carne. Si prende un pugno di borage chiamata a Nizza boraj, si fanno bollire, si premono molto, e si pestano come sopra. Si prendono tre ovi che bastano per una libra e mezza di farina. Si sbattono ed uniti e nuovamente pestati insieme tutti gli oggetti sopranominati, in detti ovi ponendovi un poco di formaggio parmigiano. Ecco fatto il pieno. Potete servirvi del capone in luogo del vitello, dei laccetti in luogo del cervello, per ottenere un pieno più delicato. Se il pieno restasse duro si mette del suco. Per i ravioli la pasta si lascia un poco molla. Si lascia 1 ora sotto coperta da un piato per ottenere le foglie sotìli”&#8230; Eccoti anche <a title="ravioli di paganini" href="https://www.youtube.com/watch?v=nGNjO8fSvOc" target="_blank">a questo link</a> un mio video specifico, girato presso la Biblioteca Civica Berio di Genova</p>
<h2>Continua a seguire la nostra rubrica &#8220;Cucina ligure domande e risposte&#8221;.</h2>
<p>Clicca qui per <a title="cucina ligure domande e risposte" href="https://www.ligucibario.com/cucina-ligure-domande-e-risposte35-cosa-sono-i-gumbi/" target="_blank">la 35ma faq</a></p>
<p><strong>Umberto Curti<br />
</strong></p>
<p>(Luisa Puppo e Umberto Curti, grazie a vaste competenze ed esperienze a fianco di territori e imprese, propongono consulenze, marketing, social media e attività formative per le destinazioni turistiche e l’enogastronomia, con specifici focus sul turismo esperienziale, lo storytelling, l’escursionismo coste/entroterra, e le traduzioni da/in inglese. Contattaci senza impegno su info@ligucibario.com)</p>
<p><strong><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2025/02/umberto.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-25493" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2025/02/umberto-186x300.jpg" alt="umberto" width="186" height="300" /></a></strong></p>
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		<title>I ravioli di Paganini (1839)</title>
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		<pubDate>Fri, 21 Mar 2025 14:49:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Luisa]]></dc:creator>
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				<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_25832" style="width: 310px" class="wp-caption alignleft"><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2025/03/Foto0343.jpg"><img class="size-medium wp-image-25832" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2025/03/Foto0343-300x225.jpg" alt="ravioli alla genovese" width="300" height="225" /></a><p class="wp-caption-text">ravioli alla genovese</p></div>
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<p>Di Niccolò * Paganini (nato a Genova il 27 ottobre 1782) si è scritto tanto, anche “alimentando” episodi e narrazioni puramente leggendarie, del resto fu una celebrità pari a quelle che oggi definiamo rockstar internazionali&#8230; Dal punto di vista storico e biografico, ovvero quello che strettamente ci interessa, sta di fatto che dal 1834 il violinista inizia purtroppo a scontare sempre più lunghi accessi di una tosse terribile, di difficile diagnosi anche per i migliori luminari del tempo, e che ovviamente ostacola la sua attività compositiva e soprattutto concertistica, le esibizioni si diradano. Tubercolosi? “Cancro”? Le cure consistono – caso per caso secondo diagnosi – in purganti, in latte d&#8217;asina (voga di quell’epoca), in salassi e poi in sedativi, che tuttavia nel complesso non giovano granché o talora complicano il quadro, intossicando l’organismo – già debilitato &#8211; , tanto che alla tosse via via s’aggiungono problemi alla laringe e una necrosi dell&#8217;osso mascellare. Perde peso, fatica a nutrirsi, è sempre più pallido, necessita di cateteri, tremano senza sosta le sue celebri mani… Paganini non è un temperamento che perda il controllo, o che si perda d’animo, e quindi sperimenta sempre nuove strade medico-farmacologiche (e non solo) auspicando di risolvere le gravi patologie del momento, che lo tormentano pregiudicando ogni qualità di vita… Purtroppo diviene anche totalmente afono, “sorretto” per fortuna dalla vicinanza e dalle capacità del giovane figlio Achille, 15enne, il quale aveva appreso ad interpretare il labiale e successivamente ad adoperare fogliettini (fra l’altro Achille li conservò nel tempo, perpetuando la memoria del celebre padre, mettendo a sistema ed inoltre autenticando vari documenti sin lì “sparsi”, ma si pensi che quando i nipoti, che mai avevano conosciuto il nonno, intesero alienare allo Stato l’intera opera di Paganini, ottennero un rifiuto…). Dopo tanto soffrire Paganini infine muore il 27 maggio 1840 (a Nizza, in via della Prefettura) senza poter compiere i 58 anni, ospite del presidente del Senato francese, una targa lo ricorda con queste parole: «Poi che da questa casa volgendo il giorno XXVII di maggio del MDCCCXL lo spirito di Nicolò Paganini si ricongiunse alle fonti della eterna armonia giace l&#8217;arco potente di magiche note ma nelle aure soavi di Nizza ne vive ancora la dolcezza suprema». Lascia al figlio notevoli beni (gestiti dalla moglie, la cantante Antonia Bianchi) ma non il prezioso “cannone”, un “Guarneri del Gesù” – ovvero opera del sommo liutaio cremonese &#8211; che Paganini prediligeva sin dal 1800-1802, ereditato dalla municipalità di Genova e oggi esposto in una teca a Palazzo Tursi. Essendo morto confessato, ma non comunicato (forse per un equivoco con Padre Caffarelli), gli alti gradi della Chiesa purtroppo ne vietano l’inumazione in terra sacra… Le reliquie vengono dunque imbalsamate con la tecnica Gannal (moderna tecnica di tanatoprassi messa a punto da Jean-Nicolas Gannal) per esser custodite presso la casa dove Paganini era mancato. Rimangono qualche giorno esposte al pubblico. Poi, dopo vari e caotici trasferimenti, nel 1853 esse giungono al cimitero di Gaione presso Parma (dove dal 1833 Paganini possedeva una villa con grande parco e lago) e infine dal 1876 al cimitero della Villetta, sempre di Parma, dove tuttora un adeguato “tempietto” le ospita. A Parma – curioso il destino… &#8211; Paganini era stato col padre nel 1796, 14enne, dove si era ammalato di una polmonite poi curata con salassi che lo avevano stremato, tanto da doversi rifugiare nella casa paterna a Romairone, presso San Quirico in val Polcevera, dove dedicava 10-12 ore quotidiano allo studio del violino, su un “Guarneri” donatogli da un “fan” di Parma… La storia – nel bene e nel male &#8211; propone non di rado ritorni e circolarità.</p>
<p>Nel 1839, poco prima di morire, Paganini compila anche, in una lettera per un caro amico (l’avvocato Luigi Germi, che spera tanto di rivedere), <strong>la ricetta dei ravioli</strong>. Confessa: “Ogni giorno di magro e anche di grasso, sopporto una salivazione <em>rammentando gli squisiti ravioli che tante volte ho gustati alla tua mensa”</em>. Li adora un po’ come tutti i genovesi – credo che anche questa lettura stia inducendo in molti l’acquolina… &#8211; e la descrizione, quantunque non immune da pesantezze d’ortografia e sintassi, è quindi minuziosamente perfetta: “Per una libra e mezza di farina due libre di buon manzo magro per fare il suco (sic). Nel tegame si mette del butirro (sic), indi un poco di cipolla ben trittolata (sic) che soffrigga un poco. Si mette il manzo e fare che prenda un po’ di colore. E per ottenere un suco consistente si prende poche prese di farina, ed adagio adagio si semina in detto suco affinché prenda colore. Poi si prende della conserva di pomodoro, si disfa nell’acqua, se ne versa entro alla farina che sta nel tegame e si mescola per scioglierla maggiormente, ed in ultimo si pongono entro dei fonghi (sic) secchi ben tritolati e pestati ed ecco fatto il suco. Ora veniamo alla pasta per tirare le foglie senza ovi. Un poco di sale entro alla pasta gioverà alla consistenza della medesima. Ora veniamo al pieno. Nello stesso tegame con la carne si fa in quel suco cuocere mezza libra di vitella magra, poi si leva, si tritola e si pesta molto. Si prende un cervello di vitello, si cuoce nell’acqua, poi si cava la pelle che copre il cervello, si tritola e si pesta separatamente come come (sic). Si prende un pugno di borage (sic) chiamata in Nizza boraj, si fanno bollire, si premono molto, e si pestano come sopra. Si prendono tre ovi che bastano per una libra e mezza di farina. Si sbattono e uniti e nuovamente pestati insieme tutti gli oggetti sopra nominati, in detti ovi ponendovi un poco di formaggio parmigiano. Ecco fatto il pieno. <em>Potete servirvi del cappone in luogo del vitello, dei laccetti in luogo di cervello, per attenere un pieno più delicato. Se il pieno restasse duro si mette del suco. Per i ravioli la pasta si lascia un poco molla. Si lascia per un’ora sotto coperta da un piatto per ottenere le foglie sottili”.</em></p>
<p>* Paganini si firmava Niccolò e Nicolò, talora perfino Nicola…</p>
<p><strong>Umberto Curti<br />
</strong></p>
<p>(Luisa Puppo e Umberto Curti, grazie a vaste competenze ed esperienze a fianco di territori e imprese, propongono consulenze, marketing, social media e attività formative per le destinazioni turistiche e l’enogastronomia, con specifici focus sul turismo esperienziale, lo storytelling, l’escursionismo coste/entroterra, e le traduzioni da/in inglese. Contattaci senza impegno su <a href="mailto:info@ligucibario.com">info@ligucibario.com</a>)</p>
<p><strong><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2025/02/umberto.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-25493" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2025/02/umberto-186x300.jpg" alt="umberto" width="186" height="300" /></a></strong></p>
<p><strong><br />
</strong></p>
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		<title>La torta di Mazzini</title>
		<link>https://www.ligucibario.com/la-torta-di-mazzini/</link>
		<comments>https://www.ligucibario.com/la-torta-di-mazzini/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 07 Mar 2025 08:50:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Luisa]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>La torta di Mazzini, ovvero il lato gourmet di un patriota&#8230; Genova dedica il 2025 all’Ottocento, e &#8211; come mi è già capitato di scrivere altrove &#8211; la complessità e ricchezza del secolo risorgimentale può talora esser proficuamente “decodificata” e percorsa anche attraverso tematiche gastronomiche. Vediamo questa volta di &#8220;assaggiare&#8221; l&#8217;anno domini 1835. Giuseppe Mazzini ...<a class="post-readmore" href="https://www.ligucibario.com/la-torta-di-mazzini/">leggi tutto</a></p>
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<p><strong>La torta di Mazzini, ovvero il lato gourmet di un patriota&#8230;</strong></p>
<p>Genova dedica il 2025 all’Ottocento, e &#8211; come mi è già capitato di scrivere altrove &#8211; la complessità e ricchezza del secolo risorgimentale può talora esser proficuamente “decodificata” e percorsa anche attraverso tematiche gastronomiche. Vediamo questa volta di &#8220;assaggiare&#8221; l&#8217;anno domini 1835.</p>
<p>Giuseppe Mazzini si era laureato in diritto civile e canonico nel 1927, affiliandosi alla carboneria. Aveva quindi iniziato a collaborare all’<em>Indicatore Genovese</em>, foglio di avvisi e varietà, ma evidentemente anche le sue “critiche letterarie” non erano garbate al governo regio e quindi il giornale era stato soppresso.</p>
<p>Ma non tutti sanno che Mazzini – come tanti – si caratterizzava anche per un lato gourmet, ed eccovi quindi la ricetta, con finale autoironico, della golosa, morbida torta di sfoglia e mandorle che, in una lettera da Grenchen in Svizzera (28 dicembre 1835), il patriota ed esule – che in famiglia chiamavano Pippo &#8211; spediva alla madre Maria Drago, invitandola a sperimentare e sfornare il dolce quanto prima:<br />
“(<em>…) Prima di dimenticarmi, voglio attenere la mia promessa e soddisfare un mio capriccio. Eccovi la ricetta di quel dolce che vorrei faceste, e provaste, perché a me piace assai. Traduco alla meglio, perché di cose di cucina non m’intendo, ciò che mi dice una delle ragazze in cattivo francese: pelate, e pestate fine fine tre once di mandorle, tre once di zucchero, fregato prima ad un limone, pestato finissimo. Prendete il succo del limone, poi due gialli d’uovo, mescolate tutto questo, e movete, sbattete il tutto per alcuni minuti, poi, sbattete i due bianchi d’uovo quanto potete: en neige, dice essa, come la neve – cacciate anche questi nel gran miscuglio – tornate a movere. Ungete una tourtière, cioè un testo da torte, con butirro fresco, coprite il fondo della tourtière con pasta sfogliata, ponete il miscuglio sul testo, su questo strato di pasta sfogliata, spargete sopra dello zucchero fino, e fate cuocere il tutto al forno. Avete inteso? Dio lo sa. Mi direte poi i risultati: intanto ridete”.</em></p>
<p>Chi volesse eseguirla, valuti che un’oncia vale circa 29-30 grammi.</p>
<p><iframe title="YouTube video player" src="https://www.youtube.com/embed/ynNFdG1BNuk?si=ARDFmvlLzg6HRwBS" width="560" height="315" frameborder="0" allowfullscreen="allowfullscreen"></iframe></p>
<p>Quanto all’abbinamento, io non opterei né per un rosolio né per un tè, come forse avveniva all’epoca anzitutto coi savarin da credenza, bensì per un passito a bacca bianca, servito a 8°C in idonei tulipanini…</p>
<p>Appuntamento (su questi stessi &#8220;schermi&#8221;) ad una prossima e imminente puntata con…i ravioli di Niccolò Paganini del 1839.<br />
<strong>Umberto Curti<br />
</strong></p>
<div id="attachment_25120" style="width: 285px" class="wp-caption alignleft"><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2025/01/Umbi-bottiglia.jpg"><img class="size-medium wp-image-25120" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2025/01/Umbi-bottiglia-275x300.jpg" alt="Umberto Curti" width="275" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">Umberto Curti</p></div>
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		<title>Assaggi di Ottocento, si parte!</title>
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		<pubDate>Thu, 23 Jan 2025 10:16:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Luisa]]></dc:creator>
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<p><strong>Assaggi di Ottocento</strong>, was ist das? Genova nel 2025 focalizza l’Ottocento come àmbito prioritario d’indagine circa la storia cittadina, dedicandogli specifiche iniziative (il 2024 si concentrò viceversa sul Medioevo).<br />
Il progetto “Assaggi di Ottocento”, che <strong>Biblioteca Civica Berio (Comune di Genova)</strong> pone in essere in collaborazione con chi vi scrive, origina anche dalla riuscita esperienza “Assaggi di Medioevo”, che nel 2024 ha denotato un’agilissima realizzabilità e un significativo numero di visualizzazioni online.</p>
<h2>Assaggi di Ottocento</h2>
<p>Anche in questo caso su tratta di un ciclo di <strong>10 videopillole (+1 conclusiva di “riepilogo”)</strong>. Ognuna inquadra un tematismo, anche ma non prioritariamente gastrononomico, idoneo a sviluppare un breve <em>storytelling</em> circa la Genova ottocentesca nei suoi aspetti socioeconomici, urbanistici… A puro titolo d’esempio, via via “entrano” in scena <strong>papa Pio VII, Alessandro Manzoni, la torta di Mazzini, i ravioli di Paganini, l&#8217;inno di Mameli, Sacripante, la “Cuciniera” di Giobatta Ratto, le caffetterie, Nietzsche…</strong>, risorse intorno alle quali raccontare eventi, persone, aneddoti, atmosfere.<br />
Ogni video-puntata di Assaggi di Ottocento è completata da alcune immagini e keywords, da una cronologia, e da una bibliografia ad hoc, per successivi approfondimenti personali, su Genova e gli accadimenti talora internazionali di cui si tratta, da parte dello spettatore (la foto si riferisce ad es. all&#8217;ottimo saggio di Elisabetta Tonizzi uscito alcuni anni fa).<br />
Il format consente una “divulgazione” anche e positivamente asincrona (sia tramite il canale YouTube delle Biblioteche Genova metropolitana, sia attraverso la pagina Facebook di Biblioteca Berio), e le video-puntate possono essere fruite singolarmente, o in successione… <strong>Si parte dal 1814, e si arriva al 1876</strong>.<br />
Va da sé che per forma e contenuti “Assaggi di Ottocento” si presta a sinergie con altre iniziative pubbliche sul tema, ed anche ad una diffusione presso scuole, sodalizi, così da avvicinare giovani, curiosi, e ulteriori audience a contesti noti ma talvolta meno noti, narrati da chi vi scrive in modalità “mediatica” ma sempre attraverso una rigorosa ricostruzione storica…<br />
<iframe title="YouTube video player" src="https://www.youtube.com/embed/t-qDdzQidB4?si=JhcLwngCI3aw-CEm" width="560" height="315" frameborder="0" allowfullscreen="allowfullscreen"></iframe><br />
<strong>Il ciclo completo di <a href="https://www.bibliotechedigenova.it/evento/24220" target="_blank">Assaggi di Ottocento</a>:</strong></p>
<p>23/1     1814 – Sbarchi, pontefici, e dolcezze</p>
<p>6/2       1827 – Mazzini, Manzoni, droghe&amp;coloniali</p>
<p>20/2     1834 – “Viaggio nella Liguria marittima”</p>
<p>6/3       1835 – La torta di Mazzini</p>
<p>20/3     1839 – I ravioli di Paganini</p>
<p>3/4       1847 – Un inno nazionale, e un pane di lusso “all’uso di Vienna”</p>
<p>17/4     1851 – La forza di Sacripante</p>
<p>1/5       1863 – La “Cuciniera genovese” di Giobatta Ratto</p>
<p>15/5     1866 – Guerre, patrioti e cioccolati</p>
<p>29/5     1876 – Caffetterie, filosofi, e navi in ferro.</p>
<p>Questi patrimoni storico-culturali confermano Genova quale destinazione <em>heritage</em>, perfetta per un turismo esperienziale che apprezzi <strong>il genius loci, la gastronomia, il tessuto commerciale che anima le vie, le mille storie che hanno reso &#8220;Superba&#8221; nel tempo la città</strong>. Ho offerto volentieri il mio know how perché credo che talvolta, se si ama un&#8217;idea (ed io non da oggi amo l&#8217;idea di una Genova cosmopolita e competitiva), si possa e si debba cooperare in maniera volontaristica, senza nulla chiedere in cambio se non il piacere di contribuire ad un risultato, grande o minimo che sia&#8230;<br />
<strong>Umberto Curti<br />
</strong></p>
<div id="attachment_22485" style="width: 310px" class="wp-caption alignleft"><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2024/04/foto-umbi-sala-lignea.jpg"><img class="size-medium wp-image-22485" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2024/04/foto-umbi-sala-lignea-300x149.jpg" alt="umberto curti in sala lignea alla biblioteca civica berio di genova" width="300" height="149" /></a><p class="wp-caption-text">umberto curti in sala lignea alla biblioteca civica berio di genova</p></div>
<p><strong> </strong></p>
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		<title>Genova nell&#8217;Ottocento. Una cronologia</title>
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		<pubDate>Mon, 13 Jan 2025 10:16:00 +0000</pubDate>
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				<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_25016" style="width: 310px" class="wp-caption alignleft"><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2025/01/spinola.jpg"><img class="size-medium wp-image-25016" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2025/01/spinola-300x208.jpg" alt="le cucine di palazzo spinola" width="300" height="208" /></a><p class="wp-caption-text">le cucine di palazzo spinola</p></div>
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<p>Genova nell&#8217;Ottocento. La Superba &#8220;consacra&#8221; l&#8217;anno 2025 all&#8217;Ottocento (il 2024 ha riguardato il Medioevo). E pone in essere una serie di studi e attività per inquadrare sempre meglio la realtà cittadina di quel secolo. Ligucibario® ovviamente seguirà e accompagnerà con testi e strumenti questo percorso di approfondimenti. Dopo la bibliografia appena pubblicata (link qui), ecco ora per i Lettori una cronologia dei principali eventi accaduti dal 1800 al 1899 in città, o che comunque &#8220;impattarono&#8221; anche sui destini della città. <strong>Buon viaggio nel tempo da Umberto Curti!</strong></p>
<ul>
<li>1800 assedio austriaco di Genova, “difesa” dal generale francese Massena, detto Massazena</li>
<li>1804 nasce in Portoria Caterina Campodonico, la celebre venditrice di nissêue e reste (dal 1882 una scultura di Lorenzo Orengo la celebra a Staglieno, col celebre epitaffio)</li>
<li>1808 Genova conta 75.743 abitanti</li>
<li>1814 (aprile) sbarco della marina inglese agli ordini di Bentinck, nascita dell’effimera Repubblica di Genova (presieduta da Girolamo Serra, che poi fu anche storico di Liguria e Genova) dopo il crollo napoleonico. Soppressa d’imperio dal Congresso di Vienna, il territorio il 4 gennaio 1815 fu annesso al Regno di Sardegna di Vittorio Emanuele I</li>
<li>1816 “anno senza estate” in tutto il mondo, si suppone a causa delle polveri sparse dall’eruzione “globale” del monte Tambora nell’oceano Indiano. Durata 24 ore, essa rappresentò la più catastrofica fra quelle registrate in epoca storica</li>
<li>1817 Francesco Maria Berio propone la propria biblioteca a Vittorio Emanuele I, che a sua volta la dona a Genova. La Civica Amministrazione l’acquisisce definitivamente nel 1824 e da quel momento la biblioteca implementa di continuo la collezione di manoscritti e preziose opere a stampa. Nel 1831 ha nuova ubicazione nel palazzo costruito dal Barabino sulla piazza antistante il teatro Carlo Felice, aperta con la demolizione del complesso di San Domenico. Si stanzia nel piano nobile, e il secondo e il terzo vengono assegnati all&#8217;Accademia Ligustica. Oggi è in via del Seminario, elegante sede secentesca idoneamente restaurata</li>
<li>1821 intensificarsi di moti carbonari (vedi il prezioso documentario di Bianca Montale), e prime chiusure dell’Università… Accoglimenti della Costituzione accordata dal reggente Carlo Alberto, ma poi subito rigettata da Carlo Felice</li>
<li>1821 strada dei Giovi</li>
<li>1822 Byron a Villa Saluzzo Mongiardino. Il poeta con una vecchia carrozza a quattro cavalli, proveniente sul suo yacht “Bolivar” da Sestri Levante, giunse ad Albaro verso fine settembre. Prese in affitto la villa, mentre la scrittrice Mary Wollstonecraft, la vedova di Shelley (il poeta naufragato quell’anno al largo di Lerici e suo grande amico), che lo accompagnava, prese una stanza nella vicina Casa Negrotto. Percorrendo verso mare l’antica crêuza San Nazaro, ecco tra le altre Villa Bagnarello, la “prigione rossa”, dove soggiornò Charles Dickens</li>
<li>1822 (25 ottobre) piena del Bisagno, 821 mm in 24 ore. Mary Shelley scrive, spaventata, che portò via decine e decine di uomini e di bestie</li>
<li>1825 riaperta l&#8217;Università, sempre sotto la rigida direzione dei Gesuiti, che avevano l&#8217;arduo compito di far rigare diritti i giovani “ribelli” (era stata chiusa nel 1821)</li>
<li>1827 esce l’Indicatore genovese, foglio di avvisi e di varietà, dove Mazzini scrive (anche) critiche letterarie. Nel dicembre dell’anno successivo la pubblicazione venne sospesa dal governo regio</li>
<li>1828 (aprile) inaugurazione del Carlo Felice</li>
<li>1828 (9 settembre) forti scosse di terremoto. Nessun danno ai caseggiati, ma per alcune notti parte della popolazione preferì dormire all’aperto…</li>
<li>1832 inaugurazione del palazzo dell’Accademia Ligustica</li>
<li>1834 primo vocabolario genovese-italiano, redatto da un sacerdote, Cristoforo Filippi, “modesto scolopio”, nato a Santo Stefano al Mare (oggi IM) nel 1770. Ne diede notizia anche Amedeo Pescio su “Il secolo xix” del 24 giugno 1932, ma poi se ne persero le tracce. E’ riapparso in una collezione privata, venendo acquisito da un console dello storico sodalizio genovese “A compagna”…</li>
<li>1835 Genova conta circa 80mila ab.</li>
<li>1835 si apre la carreggiabile Carlo Alberto (oggi asse Gramsci – San Lorenzo). Si iniziano, sostituendo in parte le cosiddette muragliette delle mura cinquecentesche, le imponenti terrazze di marmo, o portici di Caricamento (Ignazio Gardella), lunghe 410 m e larghe 13, esse costarono l’enormità di 8.300.000 lire e 8 anni di lavori. Ben 73 le arcate, sopra cui si passeggiava a 13 m d’altezza. Furono demolite in 5 fasi, dopo appena una quarantina d’anni, fra il 1883 e il 1886, per far posto ai binari per il trasporto delle merci movimentate dai moli…</li>
<li>1835 la torta di Mazzini in una lettera da Grenchen (28 dicembre) alla madre</li>
<li>1838 a Genova operavano ben 34 fabbriche confettiere, dialogando anzitutto con Grasse in Francia</li>
<li>1839 Paganini compila in una lettera per un amico (Luigi Germi) la ricetta dei ravioli.</li>
<li>1840 aumento notevole della potenza luminosa della Lanterna, per l’introduzione di più moderni sistemi ottici (sistema rotante con lenti di Fresnel). In seguito si avrà l’introduzione di nuovi combustibili: il gas di acetilene (1898), e poi nel Novecento il petrolio pressurizzato (1905), fino all’elettrificazione del 1936.</li>
<li>1842 ponte sifone sul Veilino</li>
<li>1844 Charles Dickens a Genova</li>
<li>1844 inizia la costruzione del cimitero di Staglieno, su progetto del Barabino ripreso dal Resasco</li>
<li>1845 è a Genova Gustave Flaubert, che registrò tra le sue più vive impressioni l‟immagine di una città “fatta di marmo”</li>
<li>1847 Goffredo Mameli compone l’inno, musicato da Michele Novaro</li>
<li>1848 (2 marzo) dal “Carolina” sbarca a Genova coi figli (Menotti, il maggiore, Teresita e Ricciotti) Anita Garibaldi</li>
<li>1848-49 prima guerra d’indipendenza</li>
<li>1849 i bersaglieri di Alfonso La Marmora, il cui fratello Alessandro aveva istituito il reparto nel 1836, sparano tragicamente ad altezza d’uomo per reprimere moti di folla.</li>
<li>1853 inaugurazione ferrovia per Torino (via via si ridurranno dell’80% i costi di trasporto delle merci)</li>
<li>1854 Genova conta circa 120mila ab. (40mila più del 1835, 10mila meno del 1871), è 33ma in Europa (1^ Londra con 2.363mila, 2^ Parigi con 1.053mila, 7^ Napoli con 416mila, Trieste è ancora austriaca, ecc.)</li>
<li>1855 teatro Andrea D’Oria (poi 1885 Regina Margherita, la consorte di Umberto I)</li>
<li>1855 nasce in piazza Banchi la Loggia dei mercanti, prima borsa merci italiana, istituita per decreto del capo del governo Cavour, a dimostrazione dell’importanza che la città continuava ad avere in campo economico-mercantile.</li>
<li>1856 inaugurazione del teatro “Modena” (in scena la commedia lirica Tutti in maschera, di Carlo Pedrotti (1817-1893))</li>
<li>1856 ferrovia per Voltri</li>
<li>1859 (12 maggio) Napoleone III sbarca a Genova, seconda guerra d’indipendenza, i franco-piemontesi sbaragliano gli austriaci</li>
<li>1860 (5 maggio) partenza da Quarto dei Mille (su 2 vapori a carbone, il “Piemonte” e il “Lombardo”, ottenuti grazie a Rubattino…)</li>
<li>1860 inaugurazione della stazione Principe (progetto del celebre arch. piemontese Alessandro Mazzucchetti, specializzato in ingegnerie ferroviarie). Il progetto della facciata si deve però all&#8217;architetto G.B. Resasco. La stazione venne chiamata Principe in quanto vicina alla ex residenza del principe Andrea Doria.</li>
<li>1861 proclamazione dell’Unità d’Italia</li>
<li>1863 prima “Cuciniera genovese” (Giobatta Ratto)</li>
<li>1866 terza guerra d’indipendenza</li>
<li>1867 Museo di storia naturale G. Doria, il più antico della città</li>
<li>1868 ferrovia per Chiavari</li>
<li>primo tronco di Circonvalmonte (da San Bartolomeo a Castelletto)</li>
<li>1870 breccia di Porta Pia</li>
<li>1870 si realizzano i Magazzini generali, voluti dal sindaco, barone Andrea Podestà (1832-1895), come infrastruttura portuale e poi adibiti a scalo merci ferroviario</li>
<li>1870 inizio lavori per Galleria Mazzini, in stile liberty, “collocata” nello spazio ricavato dallo sbancamento di una parte della collina di Piccapietra e dalla demolizione di edifici preesistenti (tra cui i conventi di San Sebastiano e di San Giuseppe e l’oratorio della casaccia di San Giacomo delle Fucine)</li>
<li>1873 con Regio Decreto, il Comune di Genova si espande via via oltre il Bisagno inglobando Foce, San Francesco d&#8217;Albaro, San Martino, Staglieno, Marassi, San Fruttuoso…</li>
<li>1875 costruzione di piazza Corvetto, per volere del sindaco, barone Andrea Podestà</li>
<li>1875 nasce Il Caffaro</li>
<li>1876 il filosofo Nietzsche per la prima volta a Genova</li>
<li>1883 si demoliscono le terrazze di marmo a mare per ampliare via Carlo Alberto</li>
<li>1883 nave-scuola di Nicolò Garaventa. “Se non fai il bravo, ti mando sulla Garaventa!”</li>
<li>1884 lo scrittore e giornalista onegliese Edmondo De Amicis (1846-1908) redige per il “Nacional” un report del viaggio su piroscafo tra Genova e Montevideo, in cui descrive il dramma di tanti contadini, senza lavoro in Italia per le crisi agricole, costretti ad una traversata di quaranta giorni a bordo di una nave stracolma, per partecipare alle mietiture in America meridionale, con la prospettiva di guadagnare trecento lire in tre mesi…</li>
<li>1885 nasce Gilberto Govi</li>
<li>1886 nasce il “Secolo XIX”, fondato (e diretto) da Ferruccio Macola</li>
<li>1887 (23 febbraio) tre forti terremoti nella Liguria occid. (Bussana…), l’inferno turco, magnitudo 6.27</li>
<li>1888 Luigi Passadore, appena 33enne, fonda la banca omonima</li>
<li>1889 (giugno) piena del Bisagno</li>
<li>1891 inaugurazione della funicolare Sant’Anna</li>
<li>1892 Expo italo-americana nelle piane di Porta Pila, con la definitiva demolizione, in atto da alcuni anni, delle fronti basse delle mura secentesche sul Bisagno</li>
<li>1893 iniziano i lavori per Castello MacKenzie, ultimato nel 1905 (Gino Coppedé), e nel medesimo anno dove c&#8217;era la porta dell&#8217;Arco delle mura del &#8216;500 viene edificato il Ponte Monumentale. Ora, con l&#8217;apertura, sempre in questo periodo, di via Carlo Felice (poi via XXV Aprile) nasce un asse viario cittadino da ovest ad est che congiunge via Balbi a porta dell&#8217;Arco</li>
<li>1894 ferrovia per Ovada(-Acqui), che “rafforza” il percorso via Turchino. Binario unico ma tracciato ardito e panoramico</li>
<li>1896 nasce Eugenio Montale (oggi una targa in corso Dogali lo commemora)</li>
<li>1897 inaugurazione della funicolare Zecca-Righi</li>
<li>1898 muore a Tokio Edoardo Chiossone. Nel testamento, redatto l&#8217;11 gennaio 1898, aveva legato l&#8217;intera collezione all&#8217;Accademia ligustica, &#8220;mia madre in arte&#8221;.</li>
<li>1899 inaugurazione (con mostra floreale) del “Mercato Orientale”, costruito in stile liberty nell’antico chiostro degli Agostiniani. Il nome non allude ad altro che all’ubicazione ad est rispetto al centro topografico cittadino, piazza De Ferrari</li>
<li>1899 Marinetti, poi vate futurista, si laurea a Genova con una tesi su “La Corona e il governo parlamentare”. Precisò che “dalle finestre di un albergo che dominava piazza Caricamento, bevevo fluttuante e intricata visione di funi, vele, nuvole, transatlantici, che mi incitavano a poetare più che ad approfondire il diritto romano&#8221;.<br />
<a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2024/04/foto-umbi-sala-lignea.jpg"><img class="size-medium wp-image-22485" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2024/04/foto-umbi-sala-lignea-300x149.jpg" alt="umberto curti in sala lignea alla biblioteca civica berio di genova" width="300" height="149" /></a></li>
</ul>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Ravioli di Paganini</title>
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		<pubDate>Thu, 05 Sep 2024 09:55:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Luisa]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>Ravioli di Paganini&#8230;, benché forse sorprenda, dei ravioli esiste anche una ricetta autografa, conditi al “suco”, proprio del violinista Niccolò Paganini, 1839, manoscritto conservato nella sua versione originale presso la Library of Congress di Washington. Una prova delle tendenze gourmet del diabolico musicista. Vedi ovviamente qui nell’alfabeto del gusto la voce ravioli, e vedimi in ...<a class="post-readmore" href="https://www.ligucibario.com/alfabeto_del_gusto/ravioli-di-paganini/">leggi tutto</a></p>
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]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Ravioli di Paganini&#8230;, benché forse sorprenda, dei ravioli esiste anche una ricetta autografa, conditi al “suco”, proprio del violinista Niccolò Paganini, 1839, manoscritto conservato nella sua versione originale presso la Library of Congress di Washington. Una prova delle tendenze gourmet del diabolico musicista. Vedi ovviamente qui nell’alfabeto del gusto la voce ravioli, e vedimi <a title="umberto curti i ravioli di paganini" href="https://www.facebook.com/museidigenova/videos/progetto-outfood-sale-paganiniane/3157121311171357/" target="_blank">in questo video</a> che il Comune di Genova ha dedicato alla vicenda storico-gastronomica, che in qualche modo si lega anche alla torta di Mazzini e ai biscotti di Garibaldi&#8230;</p>
<p><strong>Umberto Curti<br />
</strong></p>
<p>L’alfabeto del gusto di Ligucibario® è la più ampia, completa e autorevole “banca dati” dell’enogastronomia ligure. Circa 1.500 voci che Umberto Curti in decenni di lavoro ha redatto e poi aggregato online per tutelare e promuovere le tradizioni regionali. Liberamente fruibile, “oggetto d’innumerevoli tentativi d’imitazione”, conta migliaia di follower e da sempre non contiene alcuna pubblicità. Iscriviti alla newsletter cliccando in homepage il simbolo della busta, e ogni settimana riceverai gratuitamente i nuovi contenuti…</p>
<p>(Luisa Puppo e Umberto Curti, grazie a vaste competenze ed esperienze a fianco di territori e imprese, propongono consulenze, marketing, social media e attività formative per le destinazioni turistiche e l’enogastronomia, con specifici focus sul turismo esperienziale, lo storytelling, l’escursionismo coste/entroterra, e le traduzioni da/in inglese. Contattaci senza impegno su <a href="mailto:info@ligucibario.com">info@ligucibario.com</a>)</p>
<p><strong> </strong></p>
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		<title>Biscotti di Garibaldi</title>
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		<pubDate>Mon, 06 May 2024 09:12:14 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>I biscotti di Garibaldi &#8211; citati di recente da re Carlo III al Quirinale &#8211; sono gallette da marinaio rettangolari con uva sultanina (o altro), ancora oggi venduti in Inghilterra (e negli USA). Come noto, Garibaldi fu a Londra, accolto in modo solenne, nel 1864. I biscotti vennero immaginati da John Carr della Peek Freans di ...<a class="post-readmore" href="https://www.ligucibario.com/alfabeto_del_gusto/biscotti-di-garibaldi/">leggi tutto</a></p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p>I biscotti di Garibaldi &#8211; citati di recente da re Carlo III al Quirinale &#8211; sono gallette da marinaio rettangolari con uva sultanina (o altro), ancora oggi venduti in Inghilterra (e negli USA). Come noto, Garibaldi fu a Londra, accolto in modo solenne, nel 1864. I biscotti vennero immaginati da John Carr della Peek Freans di Bermondsey (borgo di Southwark a Londra) per sfruttare la notorietà che l’eroe dei due mondi aveva ottenuta… Si ipotizza una parentela produttiva col black bun, un dolce scozzese consistente in un bauletto di frolla ripiena (poiché Carr era scozzese). I biscotti di Garibaldi * sono di fatto due parti riempite nel mezzo da uno strato di uvetta, e sono rituali generalmente col thè. Ma nel Regno Unito si incontrano anche le Eccles cakes (sfoglie riempite di una pasta al ribes), i Flies&#8217; graveyard (dal nome orrendo), e gli storici Golden Raisin Biscuits (che per alcuni sono ottimali con pasta brisée)&#8230; Un passito farà loro da perfetto partner&#8230;<br />
* profumo di Ottocento, coi ravioli di Paganini e la torta di Mazzini&#8230;<br />
<strong>Umberto Curti<br />
</strong></p>
<p>L’alfabeto del gusto di Ligucibario® è la più ampia, completa e autorevole “banca dati” dell’enogastronomia ligure. Circa 1.500 voci che Umberto Curti in decenni di lavoro ha redatto e poi aggregato online per tutelare e promuovere le tradizioni regionali. Liberamente fruibile, “oggetto d’innumerevoli tentativi d’imitazione”, conta migliaia di follower e da sempre non contiene alcuna pubblicità. Iscriviti alla newsletter cliccando in homepage il simbolo della busta, e ogni settimana riceverai gratuitamente i nuovi contenuti…</p>
<p>(Luisa Puppo e Umberto Curti, grazie a vaste competenze ed esperienze a fianco di territori e imprese, propongono consulenze, marketing, social media e attività formative per le destinazioni turistiche e l’enogastronomia, con specifici focus sul turismo esperienziale, lo storytelling, l’escursionismo coste/entroterra, e le traduzioni da/in inglese. Contattaci senza impegno su info@ligucibario.com)</p>
<p><strong> </strong></p>
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		<title>Merenda culturale nella Genova dell&#8217;Ottocento</title>
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		<pubDate>Fri, 20 Oct 2023 13:47:45 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>Il 27 ottobre 2023 alle h 17.00 presso il Museo dei Risorgimento – Istituto mazziniano di Genova (via Lomellini 11) il nostro Umberto Curti parteciperà a “Genova nell’Ottocento tra cultura e gastronomia. Gli ingredienti per una nuova società”. Una magnifica merenda culturale ideata dalla conservatrice Elena Putti, durante la quale gli interventi dei 3 relatori ...<a class="post-readmore" href="https://www.ligucibario.com/merenda-culturale-nella-genova-dellottocento/">leggi tutto</a></p>
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]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2023/10/27-ottobre-risorgimento-evento_page-0001-3.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-21894" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2023/10/27-ottobre-risorgimento-evento_page-0001-3-212x300.jpg" alt="27 ottobre risorgimento evento_page-0001 (3)" width="212" height="300" /></a>Il 27 ottobre 2023 alle h 17.00 presso il Museo dei Risorgimento – Istituto mazziniano di Genova (via Lomellini 11) il nostro Umberto Curti parteciperà a “Genova nell’Ottocento tra cultura e gastronomia. Gli ingredienti per una nuova società”. </strong><br />
Una magnifica merenda culturale ideata dalla conservatrice <strong>Elena Putti</strong>, durante la quale gli interventi dei 3 relatori (Umberto Curti: “Enogastronomia e società a Genova nell’Ottocento”, <strong>Alice De Matteo:</strong> “Padri della Patria. Il Risorgimento tra storia e cucina” e <strong>Alessandro Cavo:</strong> “Botteghe storiche a Genova”) saranno arricchiti da una degustazione della “torta di Mazzini” della <strong>pasticceria Cavo</strong> e da una piccola esibizione di oggetti da cucina storici, cortesemente messi a disposizione dalla <strong>pasticceria La Iacona&amp;Figli </strong>(che proporrà in degustazione i suoi cobeletti). Le pasticcerie sono entrambe vicinissime al Museo.<br />
<strong>Della torta di Mazzini, come dei ravioli di Paganini (1840) e dei biscotti di Garibaldi, Ligucibario® in questi anni si è frequentemente occupato</strong>, e l&#8217;associazione culturale Genova World (che presiedo) ha realizzato col Comune di Genova un video specifico, internamente al progetto <strong>Outfood</strong>, nelle sale dove si conserva il celeberrimo &#8220;cannone&#8221; paganiniano realizzato da Guarneri del Gesù (<a title="outfood ravioli paganini" href="https://www.youtube.com/watch?v=4VNelxGbx2c" target="_blank">link qui</a> per la versione in lingua italiana<strong>)</strong>.<br />
Si tratta fra l’altro di ricette eseguibili, con un minimo di capacità e soprattutto di passione, anche a casa…<br />
Mazzini, dall’amaro esilio svizzero di Grenchen, in una lettera alla madre scrive (ma chiudendo ironicamente) “<em>Prima di dimenticarmi, voglio mantenere la mia promessa. Eccovi la ricetta che vorrei faceste e provaste, perché a me piace assai, traduco alla meglio, perché di cose di cucina non m’intendo, ciò che mi dice una delle ragazze (della casa dove Mazzini abitava, ndr) in cattivo francese: pelate e pestate fine fine tre once di mandorle, tre once di zucchero fregato prima ad un limone, pestato finissimo. Prendete il succo di un limone, poi due gialli d’uovo, mescolate tutto questo e muovete, sbattete il tutto per alcuni minuti, poi sbattete i due bianchi di uovo quanto potete: “en neige”, dice essa, come la neve, cacciate anche questi nel gran miscuglio, tornate a muovere. Ungete una “tourtiere”, cioè un testo da torte, con butirro fresco, coprite il fondo della tourtiere con pasta sfogliata, ponete il miscuglio nel testo, su questo strato di pasta sfogliata, spargete sopra dello zucchero fino e fate cuocere il tutto al forno. Avete inteso? Dio lo sa. Mi direte poi i risultati: intanto ridete.</em>”<br />
Per saperne di più, gustare la torta, e poi eventualmente cimentarvi in prima persona a casa, Umberto Curti vi aspetta quindi venerdì 27, <strong>ingresso libero</strong>, prenotazione allo 010 5576431, oppure alla mail museorisorgimento@comune.genova.it. Ove opportuno/richiesto, sarò lieta durante l&#8217;evento di garantire un supporto linguistico ad eventuale <strong>pubblico anglofono</strong>.<br />
<strong>Luisa Puppo</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Genova, “Superba” per cibi e per cultura</title>
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		<pubDate>Tue, 13 Jun 2023 09:37:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Luisa]]></dc:creator>
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]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2023/06/foto-focaccia-genov.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-21616" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2023/06/foto-focaccia-genov-300x225.jpg" alt="foto focaccia genov" width="300" height="225" /></a></p>
<p>E’ sempre un’emozione persino per un genovese esplorare i <em>carruggi</em> della (propria) città. Io sono fra coloro che tanto si batterono – quando a Genova non s’incontrava un solo turista &#8211; affinché la &#8220;Superba&#8221; entrasse nell’atlante delle città imperdibili d’Italia, e direi che ormai ci siamo.</p>
<h2>Genova: luoghi del cuore (e della memoria) nel centro storico</h2>
<p>Con <strong>Luisa Puppo</strong>, anche nel ricordo di sua nonna Dina, che dei carruggi conosceva ogni anfratto e bottega, percorriamo sovente quel dedalo labirintico che tra <strong>Sottoripa</strong> (per Montale un “paese di ferrame e alberature”) e le strade patrizie più ricche di <strong>Rolli</strong> tuttora mescola colori, odori, volti, voci.</p>
<p>In fondo, piazzette e vicoli si legano a storie – e ricordi &#8211; di ciascuno di noi. In quella bottega mio padre acquistava le cravatte importanti, a quell’altra commissionammo la torta della prima comunione, là era di rito <strong>la trippa</strong>, da &#8220;accomodare&#8221; con patate e fagiolane… E poi sartorie, farmacie, drogherie, “musei” del commercio ben vivi e vivaci.</p>
<p>Mia nonna abitava in <strong>vico dei Garibaldi, ad un passo da via Luccoli</strong>, era originaria di Napoli ma non l&#8217;avresti mai spostata dai carruggi. Conosceva tutti, lavorava come cuoca saltuariamente (vedova com’era da una vita) in trattorie e ristori, e non di rado sorseggiava un caffè con alcune delle signore che esercitavano il mestiere più antico del mondo. Detestava, viceversa, i contrabbandieri di Marlboro, e d’altro, che talvolta facevano capolino anche da quelle sue parti. Quando passavo a salutarla, mi accoglieva sempre con <strong>una favolosa striscia di focaccia*</strong>.</p>
<h2>Genova: alla scoperta del genius loci della città</h2>
<p>Non è affatto vero, ove qualcuno “osasse” sostenerlo, che <strong>Ligucibario®</strong> in questi anni abbia dedicato scarse attenzioni alle tante attività storiche che punteggiano la casbah. Anch’io, infatti, appartengo alla schiera di coloro che a Genova individuano nel porto, e nell’area che lo fronteggia, il <em>genius loci</em> più forte (<strong>Kainua</strong> emporio d’influenza etrusca), e che spessissimo in quell’area fanno shopping “mirato”, ben lontano da ipermercati e “non luoghi”…</p>
<p>Il progetto <a href="https://smart.comune.genova.it/comunicati-stampa-articoli/outfood-%E2%80%93-superba-cibi-e-cultura" target="_blank"><strong>“Outfood”</strong></a> stesso (6 video in italiano e inglese), che come associazione no profit Luisa Puppo ed io abbiamo realizzato con il Comune di Genova, è ripetutamente un omaggio al centro storico, alle vicende che ha ospitato, alle collezioni museali che lo arricchiscono. <strong>Tra i mortai di Palazzo Tursi ai ravioli di Paganini, dalla &#8220;Cuoca&#8221; di Bernardo Strozzi alla torta di Mazzini</strong>&#8230;</p>
<p>Il centro storico tuttavia, lo sappia subito chi ancora non lo conosce, è difficile da descrivere, occorre sperimentarlo dal vivo, addentrarvisi, passo dopo passo ascoltarlo.</p>
<p>Quello delle botteghe storiche genovesi è tema su cui con piacere tornerò nel prossimo articolo, stay tuned dunque, e arrivederci a Genova!</p>
<p>*qualcuno, quando un po&#8217; di tempo fa ho ideato la &#8220;<em>Focaccia di San Giorgio</em>&#8220;, ha voluto a tutti i costi immaginare ch&#8217;io (che da una vita mi spendo per divulgare con libri e web il made in Liguria!) intendessi far &#8220;concorrenza&#8221; alla focaccia classica. In Francia vige un detto cui pochi s&#8217;ispirano, &#8220;il faut reflechir avant de parler&#8221;&#8230;</p>
<p><strong>Umberto Curti</strong></p>
<p><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2021/07/umberto-curti.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-20548" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2021/07/umberto-curti-300x168.jpg" alt="umberto curti" width="300" height="168" /></a></p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.ligucibario.com/genova-superba-cibi-cultura/">Genova, “Superba” per cibi e per cultura</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://www.ligucibario.com">Ligucibario</a>.</p>
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