<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>Ligucibario &#187; massalia</title>
	<atom:link href="https://www.ligucibario.com/tag/massalia/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>https://www.ligucibario.com</link>
	<description>elogio dell&#039;etnogastronomia</description>
	<lastBuildDate>Sat, 30 May 2026 14:00:30 +0000</lastBuildDate>
	<language>it-IT</language>
	<sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency>
	<generator>https://wordpress.org/?v=4.1.41</generator>
	<item>
		<title>Tibouren</title>
		<link>https://www.ligucibario.com/alfabeto_del_gusto/tibouren/</link>
		<comments>https://www.ligucibario.com/alfabeto_del_gusto/tibouren/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 02 Oct 2025 12:57:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Luisa]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[ampelografia ligure]]></category>
		<category><![CDATA[campochiesa]]></category>
		<category><![CDATA[dolceacqua]]></category>
		<category><![CDATA[giorgio gallesio]]></category>
		<category><![CDATA[marsiglia]]></category>
		<category><![CDATA[massalia]]></category>
		<category><![CDATA[Pomona Italiana]]></category>
		<category><![CDATA[provenza]]></category>
		<category><![CDATA[rossese]]></category>
		<category><![CDATA[ruzzese]]></category>
		<category><![CDATA[tibouren]]></category>
		<category><![CDATA[vini rossi liguri]]></category>

		<guid isPermaLink="false">https://www.ligucibario.com/?post_type=alfabeto_del_gusto&#038;p=26599</guid>
		<description><![CDATA[<p>Tibouren&#8230;, l’ampelografa Maria Schneider ha dimostrato, in ricerche d&#8217;àmbito CNR Torino vòlte a chiarire un quadro assai frastagliato, come i vitigni rossese e tibouren siano di fatto geneticamente identici, modeste le rese e necessaria la vicinanza del mare&#8230; La forma della foglia ed i lobi profondamente incisi li posizionerebbero come mediorientali, se non propriamente greci, ...<a class="post-readmore" href="https://www.ligucibario.com/alfabeto_del_gusto/tibouren/">leggi tutto</a></p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.ligucibario.com/alfabeto_del_gusto/tibouren/">Tibouren</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://www.ligucibario.com">Ligucibario</a>.</p>
]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Tibouren&#8230;, l’ampelografa Maria Schneider ha dimostrato, in ricerche d&#8217;àmbito CNR Torino vòlte a chiarire un quadro assai frastagliato, come <strong>i vitigni rossese e tibouren siano di fatto geneticamente identici</strong>, modeste le rese e necessaria la vicinanza del mare&#8230; La forma della foglia ed i lobi profondamente incisi li posizionerebbero come mediorientali, se non propriamente greci, ancora una volta giunti nel continente europeo non a caso tramite il porto di Messalia (l&#8217;attuale Marsiglia). Oggi il tibouren (detto anche rosseis) origina rossi e rosati nella AOC Provenza, in uvaggio con uve meno aromatiche, e in Liguria il rossese origina (da sempre), in purezza, quasi esclusivamente vino rosso. Il vitigno si è affermato nel corso dell’Ottocento, sebbene già citato dal botanico finalese Giorgio Gallesio nella sua Pomona Italiana, che gli riserva breve spazio accanto ad un Rossese bianco, detto “Ruzzese”, apprezzato da tempo ma nel Levante ligure. Oggi sono nell’albo vitigni il “rossese di Dolceacqua” (o Dolceacqua) ed il “ruzzese”, ma nel Savonese anche la varietà “rossese di Campochiesa” (una frazione di Albenga), clone utilizzato per vini a denominazione Riviera Ligure di Ponente Rossese in sostituzione o in miscela col rossese&#8230;</p>
<p><strong>Umberto Curti<br />
</strong></p>
<p>L’alfabeto del gusto di Ligucibario® è la più ampia, completa e autorevole “banca dati” dell’enogastronomia ligure. Circa 1.500 voci che Umberto Curti in decenni di lavoro ha redatto e poi aggregato online per tutelare e promuovere le tradizioni regionali. Liberamente fruibile, “oggetto d’innumerevoli tentativi d’imitazione”, conta migliaia di follower e da sempre non contiene alcuna pubblicità. Iscriviti alla newsletter cliccando in homepage il simbolo della busta, e ogni settimana riceverai gratuitamente i nuovi contenuti…</p>
<p>(Luisa Puppo e Umberto Curti, grazie a vaste competenze ed esperienze a fianco di territori e imprese, propongono consulenze, marketing, social media e attività formative per le destinazioni turistiche e l’enogastronomia, con specifici focus sul turismo esperienziale, lo storytelling, l’escursionismo coste/entroterra, e le traduzioni da/in inglese. Contattaci senza impegno su <a href="mailto:info@ligucibario.com">info@ligucibario.com</a>)</p>
<p><strong> </strong></p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.ligucibario.com/alfabeto_del_gusto/tibouren/">Tibouren</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://www.ligucibario.com">Ligucibario</a>.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>https://www.ligucibario.com/alfabeto_del_gusto/tibouren/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Carassa</title>
		<link>https://www.ligucibario.com/alfabeto_del_gusto/carassa/</link>
		<comments>https://www.ligucibario.com/alfabeto_del_gusto/carassa/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 12 Jun 2024 12:39:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Luisa]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[carassa]]></category>
		<category><![CDATA[cucina ligure]]></category>
		<category><![CDATA[karax]]></category>
		<category><![CDATA[magaglio]]></category>
		<category><![CDATA[massalia]]></category>
		<category><![CDATA[palo di sostegno per viti]]></category>

		<guid isPermaLink="false">https://www.ligucibario.com/?post_type=alfabeto_del_gusto&#038;p=22941</guid>
		<description><![CDATA[<p>Chi si occupi di storia della viticoltura ligure sa che carassa era un palo (ad es. di castagno&#8230;), un&#8217;asta di sostegno per le viti, la parola ci giunge dal greco massaliota karax. Ci proviene dal greco anche magaglio, la vanga per terreni duri&#8230; Umberto Curti L’alfabeto del gusto di Ligucibario® è la più ampia, completa ...<a class="post-readmore" href="https://www.ligucibario.com/alfabeto_del_gusto/carassa/">leggi tutto</a></p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.ligucibario.com/alfabeto_del_gusto/carassa/">Carassa</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://www.ligucibario.com">Ligucibario</a>.</p>
]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Chi si occupi di storia della viticoltura ligure sa che carassa era un palo (ad es. di castagno&#8230;), un&#8217;asta di sostegno per le viti, la parola ci giunge dal greco massaliota karax. Ci proviene dal greco anche magaglio, la vanga per terreni duri&#8230;</p>
<p><strong>Umberto Curti<br />
</strong></p>
<p>L’alfabeto del gusto di Ligucibario® è la più ampia, completa e autorevole “banca dati” dell’enogastronomia ligure. Circa 1.500 voci che Umberto Curti in decenni di lavoro ha redatto e poi aggregato online per tutelare e promuovere le tradizioni regionali. Liberamente fruibile, “oggetto d’innumerevoli tentativi d’imitazione”, conta migliaia di follower e da sempre non contiene alcuna pubblicità. Iscriviti alla newsletter cliccando in homepage il simbolo della busta, e ogni settimana riceverai gratuitamente i nuovi contenuti…</p>
<p>(Luisa Puppo e Umberto Curti, grazie a vaste competenze ed esperienze a fianco di territori e imprese, propongono consulenze, marketing, social media e attività formative per le destinazioni turistiche e l’enogastronomia, con specifici focus sul turismo esperienziale, lo storytelling, l’escursionismo coste/entroterra, e le traduzioni da/in inglese. Contattaci senza impegno su <a href="mailto:info@ligucibario.com">info@ligucibario.com</a>)</p>
<p><strong> </strong></p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.ligucibario.com/alfabeto_del_gusto/carassa/">Carassa</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://www.ligucibario.com">Ligucibario</a>.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>https://www.ligucibario.com/alfabeto_del_gusto/carassa/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Magaglio</title>
		<link>https://www.ligucibario.com/alfabeto_del_gusto/magaglio/</link>
		<comments>https://www.ligucibario.com/alfabeto_del_gusto/magaglio/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 29 May 2024 08:56:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Luisa]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[carassa]]></category>
		<category><![CDATA[liguri intemelii]]></category>
		<category><![CDATA[liguria]]></category>
		<category><![CDATA[magagliare]]></category>
		<category><![CDATA[magaglio]]></category>
		<category><![CDATA[massalia]]></category>
		<category><![CDATA[zappa]]></category>

		<guid isPermaLink="false">https://www.ligucibario.com/?post_type=alfabeto_del_gusto&#038;p=22836</guid>
		<description><![CDATA[<p>Magaglio proviene dal greco makella (i Massalioti &#8220;frequentarono&#8221; gli Intemelii?&#8230;), è una zappa bidente/tridente con usuale manico di legno, per dissodare terreni particolarmente duri. Magagliare significa lavorare l’orto, faticare con la schiena piegata (la terra è bassa&#8230;), darsi daffare, e dunque metaforicamente non oziare, non essere un fannullone, non perdere tempo… Proviene dal greco anche ...<a class="post-readmore" href="https://www.ligucibario.com/alfabeto_del_gusto/magaglio/">leggi tutto</a></p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.ligucibario.com/alfabeto_del_gusto/magaglio/">Magaglio</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://www.ligucibario.com">Ligucibario</a>.</p>
]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Magaglio proviene dal greco makella (i Massalioti &#8220;frequentarono&#8221; gli Intemelii?&#8230;), è una zappa bidente/tridente con usuale manico di legno, per dissodare terreni particolarmente duri. Magagliare significa lavorare l’orto, faticare con la schiena piegata (la terra è bassa&#8230;), darsi daffare, e dunque metaforicamente non oziare, non essere un fannullone, non perdere tempo… Proviene dal greco anche carassa, un palo di sostegno alle viti.<br />
<strong>Umberto Curti<br />
</strong></p>
<p>L’alfabeto del gusto di Ligucibario® è la più ampia, completa e autorevole “banca dati” dell’enogastronomia ligure. Circa 1.500 voci che Umberto Curti in decenni di lavoro ha redatto e poi aggregato online per tutelare e promuovere le tradizioni regionali. Liberamente fruibile, “oggetto d’innumerevoli tentativi d’imitazione”, conta migliaia di follower e da sempre non contiene alcuna pubblicità. Iscriviti alla newsletter cliccando in homepage il simbolo della busta, e ogni settimana riceverai gratuitamente i nuovi contenuti…</p>
<p>(Luisa Puppo e Umberto Curti, grazie a vaste competenze ed esperienze a fianco di territori e imprese, propongono consulenze, marketing, social media e attività formative per le destinazioni turistiche e l’enogastronomia, con specifici focus sul turismo esperienziale, lo storytelling, l’escursionismo coste/entroterra, e le traduzioni da/in inglese. Contattaci senza impegno su <a href="mailto:info@ligucibario.com">info@ligucibario.com</a>)</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong> </strong></p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.ligucibario.com/alfabeto_del_gusto/magaglio/">Magaglio</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://www.ligucibario.com">Ligucibario</a>.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>https://www.ligucibario.com/alfabeto_del_gusto/magaglio/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Vino navigato</title>
		<link>https://www.ligucibario.com/alfabeto_del_gusto/vino-navigato/</link>
		<comments>https://www.ligucibario.com/alfabeto_del_gusto/vino-navigato/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 08 May 2024 15:09:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Luisa]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[albenga]]></category>
		<category><![CDATA[anfore vinarie]]></category>
		<category><![CDATA[archeologia subacquea]]></category>
		<category><![CDATA[gozzo]]></category>
		<category><![CDATA[il cibo in liguria dalla preistoria all'età romana]]></category>
		<category><![CDATA[isola gallinaria]]></category>
		<category><![CDATA[kainua]]></category>
		<category><![CDATA[leudi]]></category>
		<category><![CDATA[libeccio]]></category>
		<category><![CDATA[marangoni]]></category>
		<category><![CDATA[massalia]]></category>
		<category><![CDATA[mistral]]></category>
		<category><![CDATA[nino lamboglia]]></category>
		<category><![CDATA[nuovo aiuto di dio]]></category>
		<category><![CDATA[portofino]]></category>
		<category><![CDATA[relitto di diano marina]]></category>
		<category><![CDATA[relitto di portovenere]]></category>
		<category><![CDATA[sestri levante]]></category>
		<category><![CDATA[vino navigato]]></category>

		<guid isPermaLink="false">https://www.ligucibario.com/?post_type=alfabeto_del_gusto&#038;p=22665</guid>
		<description><![CDATA[<p>La sezione di archeologia subacquea nel Museo di Albenga, in Palazzo Peloso Cepolla, bella dimora secentesca, è sorta a metà Novecento dopo la scoperta, sui fondali presso l’isola Gallinaria, di una nave oneraria (da trasporto) degli inizi del I secolo a.C. Sono stati quindi esposti resti della chiglia e vari materiali via via rinvenuti, fra ...<a class="post-readmore" href="https://www.ligucibario.com/alfabeto_del_gusto/vino-navigato/">leggi tutto</a></p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.ligucibario.com/alfabeto_del_gusto/vino-navigato/">Vino navigato</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://www.ligucibario.com">Ligucibario</a>.</p>
]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>La sezione di <strong>archeologia subacquea nel Museo di Albenga</strong>, in Palazzo Peloso Cepolla, bella dimora secentesca, è sorta a metà Novecento dopo la scoperta, sui fondali presso l’isola Gallinaria, di una nave <strong>oneraria</strong> (da trasporto) degli inizi del I secolo a.C. Sono stati quindi esposti resti della chiglia e vari materiali via via rinvenuti, fra cui molte anfore vinarie, collocate così come stavano disposte durante la navigazione, stivate strettamente affinché le une “riparassero” le altre da movimenti e urti. Erano gli anni gloriosi di <strong>Nino Lamboglia</strong>… L’interno dell’anfora veniva impermeabilizzato con pece e resine, donde il “<strong>vino resinato</strong>”, mentre l’imbocco veniva sigillato in vari modi, ad es. con una pigna, o con un tappo di sughero spalmato di pece, ma anche con specifici tappi di ceramica sigillati con calce o pozzolana, una fine cenere vulcanica (si veda anche il mio “<em>Il cibo in Liguria dalla preistoria all’età romana</em>”, ed. De Ferrari, Genova, 2012). Altre 4 anfore, recuperate dal comandante Paccagnella, a bordo del peschereccio “Impavido” che andava a caccia di gamberoni, il 27 maggio 2016 <strong>al largo di Portofino</strong> (700 m di profondità), hanno di fatto svelato una “portacontainer” romana del II – I secolo a. C…. Le anfore, coi bolli del generale e politico Lucio Domizio Enobarbo (49 a.C. – 25), rivelano una precisa origine (quasi una DOP&#8230;), una fornace, e finanche lo schiavo che le aveva cotte. Considerate le generose dimensioni, al momento si era sospettato che appartenessero ad una grossa partita di vino trasportata da un’idonea, capace nave. Tutto ciò attesta che una “storia” dei cosiddetti <strong>vini navigati</strong> è assai antica, e che la Liguria era ieri come oggi sponda dinanzi alla quale si susseguivano le rotte commerciali est-ovest (<strong>Kainua→Genova, nata presso il seno del Mandraccio sotto la collina di Castello, valse da emporio già in epoca etrusca. E Massalia→Marsiglia fu fondata dai greci…</strong>). Purtroppo a quei tempi una nave ogni tre s’inabissava per via del mistral, o per via del libeccio (altri relitti sono infatti a Portovenere, a Diano, ecc.). Approfondire il tema è sempre stimolante. Pare siano stati i “<em>marangoni” </em>genovesi<em> (</em>sommozzatori e palombari noti sin dal Trecento, abili nuotatori anche in apnea) ad individuare non pochi relitti romani dando il via ad una “risalita” di quelle anfore che fossero scampate a mareggiate e naufragi (si noti che marangone è anche, di fatto, sinonimo di cormorano). E pare che quel vino, navigato ma anche sommerso, fosse…migliore di tanti altri. Un segreto – maniman &#8211; da non condividere, da sussurrare lontano dai microfoni, tutt’al più sulla battigia e su qualche banchina appartata&#8230; Un vino quindi che come un santo pellegrino navigava sui <strong>leudi</strong> (l’eroico natante di molto Mediterraneo, sovente carico di ardesie), dentro botti di rovere. Il leudo, forse di origine catalana, più che un natante è un DNA della Liguria di levante, e serviva a trasferire tanti generi di prima necessità, incluso certo il vino (<strong>il gozzo è viceversa barca da pesca</strong>). Da carico, ha linea di galleggiamento molto bassa. E’ stabile in navigazione ma lento, e dunque risultava performante con venti a favore, poiché movimentare il bordo della vela costituisce operazione complessa (solo negli anni ’30 del Novecento si montarono motori). Esistevano <strong>leudi vinaccieri</strong> con botti costruite sottocoperta, e botticelle più piccole in coperta; <strong>leudi formaggiai</strong>, annunciati dal pungente odore; e leudi surari (da sura= ghiaia), caricati di sabbia per l&#8217;edilizia. Esistevano inoltre leudi “minori” che a Sestri Levante chiamavano latini e a Riva Trigoso rivanetti. Nella seconda metà dell&#8217;Ottocento s’adibivano alle battute di pesca con le <strong>manate</strong> (reti in uso fino agli anni &#8217;30 per le acciughe e le sardine) nei mari dell&#8217;Africa o davanti alle coste toscane e laziali. A bordo recavano le scorte di provviste e l&#8217;occorrente per salare i pesci catturati, viravano sui porti essenzialmente per asciugare le reti, o approvvigionarsi, fino al limite della stagione, entro la prima decade di luglio. Ricorrenti erano nei tempi d’oro i traffici sulle “vie dei leudi” con l’Elba, ma anche la Sicilia e la Corsica, e nel 1876 Bartolomeo Bregante prese a commercializzare “vino navigato” tramite una micro-flotta proprio di leudi. In vista delle burrasche invernali i preziosi natanti venivano faticosamente tirati a riva, e passanti e turisti aiutavano gli equipaggi. I leudi in genere sopportavano fino ad un massimo di 300/500 botti, che all’approdo si buttavano in acqua e poi classicamente si spingevano verso terra, sbalordendo gli stranieri che soggiornavano/svernavano in Riviera, poi rotolavano sulla sabbia e venivano infine issate su mezzi di trasporto per esser condotte all’impianto d’imbottigliamento. Era un momento gioioso. Alcune case fronte mare avevano ganci cui appendere i sacchi per il filtraggio del vino. Mormorano così, in loco, che il gusto di quel vino sarebbe stato (positivamente) figlio di salsedine e legno, unico, irripetibile… Ma il trasporto via gomma e i traghetti per le isole subentrarono ai precedenti usi commerciali, e gli ultimi leudi vennero dismessi negli anni ’50. Inoltre i proprietari, anziani o demotivati dalle onerose spese di manutenzione, talora li abbandonarono sulle spiagge, ben malinconico destino. Oggi, uno &#8211; grande e bello &#8211; è visibile sull&#8217;arenile di Sestri Levante, si chiama &#8220;Nuovo aiuto di Dio&#8221;, e talvolta prende il mare per iniziative culturali&#8230;<br />
<strong>Umberto Curti<br />
</strong></p>
<p>L’alfabeto del gusto di Ligucibario® è la più ampia, completa e autorevole “banca dati” dell’enogastronomia ligure. Circa 1.500 voci che Umberto Curti in decenni di lavoro ha redatto e poi aggregato online per tutelare e promuovere le tradizioni regionali. Liberamente fruibile, “oggetto d’innumerevoli tentativi d’imitazione”, conta migliaia di follower e da sempre non contiene alcuna pubblicità. Iscriviti alla newsletter cliccando in homepage il simbolo della busta, e ogni settimana riceverai gratuitamente i nuovi contenuti…</p>
<p>(Luisa Puppo e Umberto Curti, grazie a vaste competenze ed esperienze ormai trentennali a fianco di territori e imprese, propongono consulenze, marketing, social media e attività formative per le destinazioni turistiche, l’enogastronomia e il commercio, con specifici focus sul turismo esperienziale, lo storytelling, l’escursionismo coste/entroterra, e le traduzioni da/in inglese. Contattaci senza impegno su <a href="mailto:info@ligucibario.com">info@ligucibario.com</a>)</p>
<p><strong> </strong></p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.ligucibario.com/alfabeto_del_gusto/vino-navigato/">Vino navigato</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://www.ligucibario.com">Ligucibario</a>.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>https://www.ligucibario.com/alfabeto_del_gusto/vino-navigato/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Donne rurali e matriarcato in Liguria</title>
		<link>https://www.ligucibario.com/donne-rurali-e-matriarcato-in-liguria/</link>
		<comments>https://www.ligucibario.com/donne-rurali-e-matriarcato-in-liguria/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 25 Oct 2021 14:19:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Luisa]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Ligucibario]]></category>
		<category><![CDATA[catone]]></category>
		<category><![CDATA[donne rurali]]></category>
		<category><![CDATA[giustino]]></category>
		<category><![CDATA[il cibo in liguria dalla preistoria all'età romana]]></category>
		<category><![CDATA[la grande madre]]></category>
		<category><![CDATA[liguria]]></category>
		<category><![CDATA[lunigiana]]></category>
		<category><![CDATA[marsiglia]]></category>
		<category><![CDATA[massalia]]></category>
		<category><![CDATA[matriarcato]]></category>
		<category><![CDATA[piagnaro]]></category>
		<category><![CDATA[pontremoli]]></category>
		<category><![CDATA[santa luciam statue stele]]></category>
		<category><![CDATA[val nervia]]></category>

		<guid isPermaLink="false">https://www.ligucibario.com/?p=20641</guid>
		<description><![CDATA[<p>Donne rurali e matriarcato in Liguria. Il 15 ottobre ricorre la Giornata internazionale delle donne rurali. Mi piace sottolineare che “quelle” donne hanno rivestito ruoli primari anche nella storia sociale ed economica della Liguria, senza mai sottrarsi al sacrificio. La Liguria è da sempre &#8211; come si suole dire &#8211; crocevia di popoli, sia &#8220;autoctoni&#8221; ...<a class="post-readmore" href="https://www.ligucibario.com/donne-rurali-e-matriarcato-in-liguria/">leggi tutto</a></p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.ligucibario.com/donne-rurali-e-matriarcato-in-liguria/">Donne rurali e matriarcato in Liguria</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://www.ligucibario.com">Ligucibario</a>.</p>
]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2021/10/022.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-20642" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2021/10/022-225x300.jpg" alt="022" width="225" height="300" /></a>Donne rurali e matriarcato in Liguria.<br />
Il 15 ottobre ricorre la <em>Giornata internazionale delle donne rurali</em>.<br />
Mi piace sottolineare che “quelle” donne hanno rivestito ruoli primari anche nella storia sociale ed economica della Liguria, senza mai sottrarsi al sacrificio.<br />
La Liguria è da sempre &#8211; come si suole dire &#8211; crocevia di popoli, sia &#8220;autoctoni&#8221; che nomadi. A proposito dei primi Liguri, Marco Porcio Catone detto il Censore scrive che neppur essi sapevano con certezza donde provenissero (e, tuttora, origini e migrazioni di quel tempo sono un intrigante enigma che non cessa di coinvolgere archeologi e storici). Sappiamo che le tribù liguri vivevano isolate, financo le une dalle altre, come entità claniche indipendenti rette da un capo, il quale officiava anche i riti religiosi. Lo storico Giustino aggiunge che la proprietà privata non vigeva, e nei nuclei familiari s’affermava una tendenza al matriarcato, anche se i figli venivano riconosciuti dai padri. <strong>Le donne si presentavano forti e muscolose, dai fisici magri e asciutti, resistenti all’impegno come gli uomini.</strong><br />
Gli autori antichi restituiscono peraltro più di un testo sulla valentìa e caparbietà della donna ligure: Aristotele (pseudo); Posidonio; Diodoro Siculo; Eliano&#8230;<br />
A causa del continuo stress fisico e della scarsezza di cibo i Liguri si confermavano vigorosi, nelle fatiche trovando sempre le donne come aiuto, abituate a lavorare proprio al pari degli uomini&#8230;<br />
La nota leggenda circa la fondazione di <strong>Massalia (Marsiglia)</strong> racconta come i primi coloni Focesi, giunti da Efeso, incontrando il sovrano dei Segobrigi, Nannu (o Nanno), vennero invitati &#8211; in un idioma indecifrabile &#8211; ad un banchetto dove, a loro insaputa, la figlia di Nannu, la giovane Gyptis, avrebbe scelto lo sposo cui unirsi: Gyptis scelse il greco Protis, e Nannu concesse ai greci un luogo per la fondazione di Massalia. Si allude qui palesemente ad una società matriarcale, poiché Gyptis sceglie da sé il futuro consorte, mentre nelle società patriarcali ciò competeva categoricamente ai genitori, o in mancanza ai fratelli.<br />
In un areale della Liguria di Ponente (<strong>Val Nervia</strong>), inoltre, si conserva &#8211; grazie anzitutto alla preziosa memoria degli anziani del luogo &#8211; un culto antico e ad intensa connotazione. Mai Mona, la Grande Madre, compare come toponimo “pagano” riferito a vette ed acque, e riti la riguardano (a fini di guarigione, benessere e fertilità) che si sono protratti sorprendentemente fino a non troppi decenni fa. Riti di un’umanità che – ieri ben più di oggi &#8211; si sentiva parte di un tutto, ed acqua che s’ergeva a simbolo di quel liquido amniotico il quale ci protegge nell’utero. Molti toponimi locali rivelano un’insistenza quasi assillante verso il culto matriarcale, gli esempi a ponente come a levante sono decine. Proprio in luoghi intitolati a Mai Mona il Cristianesimo – con sagace sincretismo &#8211; edificò poi cappelle dedicate <strong>alla Madonna e a Santa Lucia</strong>.<br />
Quanto alle magnifiche <strong>statue-stele antropomorfe lunigianesi</strong>, infine, malgrado l’apparenza &#8211; e alcune conclusioni di studiosi superficiali &#8211; la maggior parte se non tutte sono verosimilmente femminili, epurate di alcune parti per toglier loro ogni traccia di delicatezza. La visita al castello del Piagnaro di Pontremoli, che molte ne raccoglie, è un&#8217;esperienza quasi mistica. Scrisse Romolo Formentini, per molti anni direttore del Museo Civico della Spezia, che «In principio era la donna, e la donna era l&#8217;oggetto del desiderio, e l&#8217;oggetto del desiderio era una statua stele. Le statue-stele della Lunigiana erano in origine tutte femminili, furono anzi scolpite per &#8220;consolare&#8221;, per sedurre il morto in modo che non tornasse nel mondo dei vivi”.<br />
Occorre aggiungere altro?<br />
<strong>Umberto Curti<br />
<a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2021/07/umberto-curti.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-20548" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2021/07/umberto-curti-300x168.jpg" alt="umberto curti" width="300" height="168" /></a><br />
</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.ligucibario.com/donne-rurali-e-matriarcato-in-liguria/">Donne rurali e matriarcato in Liguria</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://www.ligucibario.com">Ligucibario</a>.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>https://www.ligucibario.com/donne-rurali-e-matriarcato-in-liguria/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Ianuensis ergo marketing</title>
		<link>https://www.ligucibario.com/ianuensis-ergo-marketing/</link>
		<comments>https://www.ligucibario.com/ianuensis-ergo-marketing/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 11 Mar 2021 13:08:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Luisa]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Ligucibario]]></category>
		<category><![CDATA[etruschi]]></category>
		<category><![CDATA[genova]]></category>
		<category><![CDATA[ianua]]></category>
		<category><![CDATA[ianuensis ergo mercator]]></category>
		<category><![CDATA[kainua]]></category>
		<category><![CDATA[maggiorana]]></category>
		<category><![CDATA[massalia]]></category>
		<category><![CDATA[pandolce]]></category>
		<category><![CDATA[petrarca]]></category>
		<category><![CDATA[piazza caricamento]]></category>
		<category><![CDATA[san giovanni d'acri]]></category>
		<category><![CDATA[stoccafisso]]></category>
		<category><![CDATA[superba]]></category>
		<category><![CDATA[umberto curti]]></category>

		<guid isPermaLink="false">https://www.ligucibario.com/?p=20236</guid>
		<description><![CDATA[<p>Genovese, dunque mercante… Ianuensis ergo mercator è un postulato, e un apprezzamento, che si fa risalire ad un Anonimo del 1200. Che l’origine del toponimo cittadino non derivi da Ianua (porta) né da una forma arcuata della sua baia originaria, bensì da Kainua (“città nuova”) pare ormai assodato. Anfore ed altri reperti ne svelano il primo ...<a class="post-readmore" href="https://www.ligucibario.com/ianuensis-ergo-marketing/">leggi tutto</a></p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.ligucibario.com/ianuensis-ergo-marketing/">Ianuensis ergo marketing</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://www.ligucibario.com">Ligucibario</a>.</p>
]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_20237" style="width: 310px" class="wp-caption alignleft"><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2021/03/008.jpg"><img class="size-medium wp-image-20237" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2021/03/008-300x225.jpg" alt="aglio, menta, pecorino..." width="300" height="225" /></a><p class="wp-caption-text">aglio, menta, pecorino&#8230;</p></div>
<p>Genovese, dunque mercante… <strong>Ianuensis ergo mercator</strong> è un postulato, e un apprezzamento, che si fa risalire ad un Anonimo del 1200.</p>
<p>Che l’origine del toponimo cittadino non derivi da Ianua (porta) né da una forma arcuata della sua baia originaria, bensì da <strong>Kainua (“città nuova”)</strong> pare ormai assodato. Anfore ed altri reperti ne svelano il primo sorgere, fu un emporio commerciale da cui gli Etruschi avrebbero inteso orientarsi verso Massalia/Marsiglia (<a title="curti il cibo in liguria dalla preistoria" href="https://www.deferrarieditore.it/prodotto/cibo-liguria-dalla-preistoria-alleta-romana/" target="_blank">clicca qui</a>)… Nondimeno, una volta crollata Roma ed esauritesi le scorrerie barbariche, i Genovesi fecero via via della propria città davvero una porta, ovvero un link per lucrosi traffici in tutte le direzioni ed in primis col vicino Oriente. <strong>Navigare</strong>, ai tempi, era peraltro tutt’uno col guerreggiare e col commerciare, mestiere – per mille cause &#8211; rischioso. Le sponde tirreniche verso sud sopportavano infatti le continue aggressioni saracene, con razzie stupri rapimenti, talora segnali d’un tentativo d’islamizzazione dell’intera Europa mediterranea. La violenza – ciclicamente &#8211; poteva altresì attenuarsi a beneficio delle interazioni pacifiche, delle compravendite e del business. Profitti crescenti ed alta finanza, così, elevarono Genova al rango di <strong>“Superba” per uomini e mura (l’aggettivo è già del Petrarca, 1358).<br />
</strong>Documenti custoditi presso gli Archivi di Stato comprovano una costante tensione cittadina verso nuove e ardite rotte, in cerca di genti e di merci, fra cui spezie (<a title="curti storia delle spezie a genova" href="https://www.liguriafood.it/2018/03/29/le-spezie-genova/" target="_blank">leggimi qui</a>).</p>
<p>Il porto, il mare, i mari: in epoca altomedievale e medievale (secoli XII-XVI) si consideri che il 50% delle tasse a vario titolo versate dai mercanti genovesi finanziava proprio il porto, con ricadute socioeconomiche – grazie a quel fisco “etico” &#8211; per l’intera città, amministrata con lungimiranza, e che vedeva affluire in <strong>piazza Caricamento</strong> tutte le migliori mercanzie del mondo sin lì conosciuto, ciò che definiremmo – con un lessico attualizzato dal marketing – i top di gamma.<br />
Sta sempre più venendo alla luce anche <strong>l&#8217;antico insediamento genovese di San Giovanni d&#8217; Acri (oggi Israele)</strong>, in specie un vasto edificio pubblico entro il perimetro del quartiere medievale, che aggregava 74 edifici, la chiesa dedicata a San Lorenzo, alcune torri, una strada coperta da volte, un forno e un parco. Acri fu il maggiore scalo della Palestina durante l’epoca crociata (ovviamente vi sbarcavano i pellegrini diretti a Gerusalemme) e la principale base dei Cavalieri di San Giovanni, fino al 1291 anno dell’assedio e della caduta in mano araba. Genova vi ricavava reddito, e deteneva diritti su almeno 1/3 della cittadina e su una porzione del territorio periferico, dove non a caso apparvero tre limiti confinari con la scritta “Ianua”.</p>
<p>Dal passato al futuro?<br />
Che cosa resta di quei secoli? <strong>Genova oggi è ancora una città ricca di mercati</strong> (<a title="curti genova nei suoi mercati" href="https://www.ligucibario.com/genova-nei-suoi-mercati/" target="_blank">clicca qui</a>), e quanto sopra testimonia come sia interessante scoprirla – culturalmente e turisticamente – anche attraverso tali mercati. Tra i banchi e le gastronomie, tra i colori ed il conversare, non solo si trovano prodotti la cui origine d’import “esotico” è svelata sin dal nome (ad es. a Genova <strong>la maggiorana è chiamata “persa”</strong> in quanto provenne dalla Persia), ma s’incontrano ricette che non avrebbero potuto esistere, o evolvere sino alla forma attuale, senza ingredienti in arrivo da altrove, si pensi allo <strong>stoccafisso </strong>(<a title="curti storia dello stoccafisso" href="https://www.liguriafood.it/2017/08/01/odori-di-carruggi-e-un-brandacujun-per-lestate/" target="_blank">leggimi qui</a>), “dono” dei mari del nord, o al <strong>pandolce</strong> (<a title="curti storia del pandolce genovese" href="https://www.ligucibario.com/pandolce-solstizio-inverno-dies-solis-invicti/" target="_blank">clicca qui</a>), così ricco di pinoli, uvetta, cedri canditi, ergo così arabo&#8230;<br />
<strong>Umberto Curti</strong><br />
(articolo di proprietà dell&#8217;autore, concesso originariamente ad altra piattaforma ed ora non più online)</p>
<p><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2019/12/umberto-curti1.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-18771" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2019/12/umberto-curti1-300x168.jpg" alt="umberto curti" width="300" height="168" /></a><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2019/12/Ligucibario-mindmap-PNG.png"><img class="alignleft size-medium wp-image-18794" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2019/12/Ligucibario-mindmap-PNG-300x225.png" alt="Ligucibario mindmap PNG" width="300" height="225" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.ligucibario.com/ianuensis-ergo-marketing/">Ianuensis ergo marketing</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://www.ligucibario.com">Ligucibario</a>.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>https://www.ligucibario.com/ianuensis-ergo-marketing/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
	</channel>
</rss>
