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	<title>Ligucibario &#187; marc augé</title>
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		<title>Il ripristino della natura</title>
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		<pubDate>Wed, 26 Jul 2023 10:12:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Luisa]]></dc:creator>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2023/07/foto-catalano.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-21771" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2023/07/foto-catalano-300x225.jpg" alt="smart" width="300" height="225" /></a>I giorni scorsi una ottima notizia ed una pessima.</p>
<p>La notizia ottima è stata l’adozione da parte del Parlamento europeo (con 336 voti favorevoli, ma ben 300 contrari e 13 astenuti) della legge sul cosiddetto “ripristino della natura”.</p>
<p>La pessima è stata la morte dell’antropologo Marc Augé, cui dobbiamo fra l’altro il concetto dei cosiddetti <strong>non luoghi</strong> (autogrill, motel, stazioni, aeroporti, metropolitane, outlet…), così diffusi nella nostra stagione storica. Non luoghi nei quali transitiamo e non viviamo, ciascuno – non di rado &#8211; rinserrato nella propria individualità e solitudine.</p>
<p>E’ stato detto che in qualche modo <strong>l’antropocene</strong> (globalizzando consumi e consumismi, mutando climi, desertificando luoghi, liquefacendo società…) si “sposa” di fatto anche alla perdita del senso di <strong>comunità</strong> che ormai investe numerose realtà territoriali e popolazioni. E molti giovani “fuggono” da borghi dove non riescono più ad immaginarsi un lavoro eccetera. Il depauperamento culturale in atto, per dirla ad es. con Luciano Canfora, fa peraltro sì che “gli studenti (…) diventano più facilmente vittime del potere, vengono resi fragili e manipolabili (…) perché i ragazzi sono privati della capacità critica, di quella capacità cioè di comprendere e di studiare storicamente, di distinguere, trasformandoli così in pappagalli parlanti dotati, a volte, di memoria e nulla più. Di trasformarli appunto in sudditi e non in soggetti politici”.</p>
<p>Bene ha fatto il capacissimo <strong>Luca Mercalli</strong>, sulle pagine de <em>Il fatto quotidiano</em>, a invocare sanzioni per quei giornalisti e comunicatori che, in spregio ad ogni deontologia professionale, diffondono tesi pseudo-scientifiche (inutilità dei vaccini, inesistenza di un cambiamento climatico…) mai poggiate su fonti e dati oggettivi. Tanto più che oggi il web ed i social media rendono immediatamente virale ogni contenuto, ivi comprese le <strong>fake news</strong>. Uno dei peggiori e meno contrastabili mali del nostro tempo</p>
<p><strong>Ligucibario®</strong> &#8211; occupandosi di territorio, enogastronomia, tradizioni… &#8211; è (e non da oggi) costantemente schierato dalla parte <strong>della sostenibilità e della biodiversità, dei luoghi e non dei non luoghi</strong>, e di una cultura che sappia avvicinare i giovani per renderli meno vulnerabili e più responsabili.</p>
<p>Tutelare e valorizzare l’ecosistema ambiente è il primo passo per consentire a se stessi e agli altri un futuro possibile, per contrastare ciò che è falso “sviluppo” (ovvero che non è “progresso”), per promuovere <strong>un turismo rispettoso della natura, del genius loci, delle cultivar e dei cibi genuini – i sapori del buonessere &#8211; , dei prodotti artigianali autentici</strong>.</p>
<p>Se un lungo cammino inizia sempre con piccoli passi, Amico lettore quando fai la spesa chiediti dunque quanto carburante e quanto inquinamento sono costate quelle merci che prima di giungere sugli scaffali hanno dovuto percorrere miliardi di chilometri…</p>
<p><strong>Umberto Curti</strong></p>
<p><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2021/07/umberto-curti.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-20548" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2021/07/umberto-curti-300x168.jpg" alt="umberto curti" width="300" height="168" /></a></p>
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		<title>Chi non comunica non esiste</title>
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		<pubDate>Thu, 08 Oct 2020 13:36:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Luisa]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>Heritage e genius loci, fattori di competitività della destinazione rurale Nell’àmbito di un progetto europeo, ho selezionato i (58) Comuni liguri sopra i 400 m di altitudine, per individuare le più ricorrenti risorse agroalimentari e gastronomiche che li caratterizzano. Dai 1.118 m di Fascia, nel Genovesato, ai 400 m di Pietrabruna, nell’Imperiese, il patrimonio “food” ...<a class="post-readmore" href="https://www.ligucibario.com/chi-non-comunica-non-esiste/">leggi tutto</a></p>
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				<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_19877" style="width: 235px" class="wp-caption alignleft"><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2020/10/a-calizzano-mai-anima-viva....jpg"><img class="size-medium wp-image-19877" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2020/10/a-calizzano-mai-anima-viva...-225x300.jpg" alt="uno scorcio di calizzano" width="225" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">uno scorcio di calizzano</p></div>
<p><strong><em>Heritage</em> e <em>genius loci</em>, fattori di competitività della destinazione rurale</strong></p>
<p>Nell’àmbito di un progetto europeo, ho selezionato i (58) <strong>Comuni liguri sopra i 400 m</strong> di altitudine, per individuare le più ricorrenti risorse agroalimentari e gastronomiche che li caratterizzano.<br />
Dai 1.118 m di Fascia, nel Genovesato, ai 400 m di Pietrabruna, nell’Imperiese, il patrimonio “food” nel suo complesso racconta anzitutto arte bianca (pasta, focacce, pasticceria…), birre artigianali, carni, caseario, castanicoltura, cereali (con qualche caso di grano antico), erbe selvatiche, frutta (pesche, fragole…) e frutti di bosco, funghi, lavanda, mieli e melata, olio evo, ortaggi (patate, fagioli e fagiolane, carciofi, zucche, moco…), rose da sciroppo, tartufo, vino (Ormeasco!), zafferano.<br />
Oggi che, nell’accezione turistica, il concetto di “<strong>heritage</strong>” s’intreccia operativamente, e con stretti nodi, a <strong>genius loci</strong> &#8211; parola chiave nei product esperienziali &#8211; , ecco allora che tutti i patrimoni locali, e sottolineo tutti (storico-culturale, paesaggistico, enogastronomico, artigianale…) convergono a qualificare l’identità di un territorio, che contemporaneamente aggrega/è architettura e manufatti, biodiversità e coltivazioni, folklore prodotti sagre ricette… E solo attraverso tali corredi di risorse può differenziarsi dalla concorrenza e posizionarsi presso la domanda. Fin qui, l’abc del marketing, livello beginners, pagina 1 dei manuali. Ben più complesso, purtroppo, indurre sistemi e comparti (enti, musei, scuole, consorzi, associazioni&#8230;) ad una reale cooperazione.<br />
Non mi dilungo per l’ennesima volta sui molti <strong>punti di forza e di debolezza</strong> che contraddistinguono la nostra regione (la mia società di consulenza ha realizzato 25 swot analysis per il sistema camerale ligure&#8230;). Oggi sono qui semplicemente per riaffermare che <strong>l’emergenza sanitaria</strong> ha – ed era prevedibile – allontanato molti flussi d’arrivo dai cosiddetti &#8220;turisdotti&#8221;, ovvero dalle località più celebrate e frequentate, a beneficio di destinazioni meno note e meno “centrali” nell’immaginario collettivo: <strong>borghi, soprattutto, ed intendo aree, entroterra e comunità</strong> &#8211; appartate ma ospitali &#8211; dove l’esperienza di soggiorno può esser positivamente slow, a contatto con gli abitanti del luogo, le loro attività e tradizioni, le loro cucine, la loro quotidianità. Molta Italia ha scelto Italia (<a href="https://www.studiowiki.it/2020/10/italia-sceglie-italia/?utm_source=newsletter&amp;utm_medium=email&amp;utm_campaign=Inova18_081020" target="_blank">qui un link</a> con alcune recenti rilevazioni).</p>
<div id="attachment_19822" style="width: 221px" class="wp-caption alignleft"><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2020/09/copertina-libro-bianco.png"><img class="size-medium wp-image-19822" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2020/09/copertina-libro-bianco-211x300.png" alt="u.curti &quot;Libro bianco del turismo esperienziale&quot;" width="211" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">u.curti &#8220;Libro bianco del turismo esperienziale&#8221;</p></div>
<p><strong>Borghi e comunità: gli <em>asset</em> del turismo slow ed esperienziale</strong></p>
<p><strong>Esperienze</strong>, relazioni, emozioni, a misura d’uomo, per una fruizione dei beni sostenibile e consapevole.<br />
Mi convince in tal senso, per alludere a queste nuove geografie ed opportunità di scoperta, o di riscoperta, il neologismo – ma non è mio – “<strong>neoluoghi</strong>”, fors’anche in antitesi a quei “non luoghi” desolati dove, secondo l’antropologo francese <strong>Marc Augé</strong> (1992), gli individui sempre più s’incrociano senza di fatto interagire gli uni con gli altri (aeroporti, ipermercati…).<br />
Borghi, che eufonica parola, l’Italia è costellata di meraviglie… Ma nel “commercio” turistico, come ormai noto, <strong>il dove senza il come non basta</strong>, ovvero occorre sempre più rafforzare l’offerta di un luogo in sé con tutta un’ampia gamma di attività ed esperienze (di apprendimento, escursionistico-sportive, food…) che è possibile vivervi, così da render quel luogo “insostituibile” e motivare e soddisfare il o i target cui ci si rivolge. E tali attività ed esperienze vanno – andrebbero – in qualche modo già prefigurate <strong>online</strong>, perché non da oggi la quasi totalità dei turisti sceglie (costruisce) la vacanza sul monitor del proprio PC…<br />
Chi non comunica non esiste, si suol dire, e fin qui – di nuovo – l’abc del marketing (esse est percipi sottolineavano i teologi medievali). Tuttavia oggi è necessario spingersi oltre quanto a <strong>buone prassi</strong>, “anticipare” i desideri e le esigenze dell’ospite, e a tal fine <strong>rappresentare già sul web</strong> – in maniera personalizzata – i contenuti che allieteranno la sua permanenza.</p>
<p><strong>Formare per comunicare: web marketing, lingua inglese, storytelling</strong></p>
<p>Dunque, con buona pace del misoneismo rurale, che talvolta pare voler “chiudere” i contatti e confronti con molto mondo esterno, anche il “made in” e le tradizioni agro-gastronomiche, da soli, poco possono&#8230;<br />
Il nostro Paese si contraddistingue, da sempre, per un tessuto di <strong>piccole e microimprese</strong>, sovente a gestione famigliare, tipologia che propone plus e criticità specifiche. Ed il caseificio di minime dimensioni, l’antica bottega di paese, l’apicoltore, la pastorizia superstite, l’eroico agriturismo o artigiano che funge da “presidio” lungo un itinerario di cui pochi si curano…purtroppo sono realtà che talora stentano a fronteggiare le dinamiche del presente, <strong>le globalizzazioni, il peso della burocrazia</strong>. I numeri, socioeconomicamente, parlano chiaro, li ho già sciorinati in altri post…<br />
Ecco quindi la necessità di allargare la visuale, e di sostenere e “qualificare”, senza beninteso snaturarli, tutti gli operatori che &#8211; a vario titolo &#8211; concorrono alla proposta turistica, gastronomica ecc. del territorio. La conoscenza (quantomeno) della <strong>lingua inglese</strong>, la presenza efficace su <strong>web e social</strong> media, l’attitudine allo <strong>storytelling</strong> sono “capacità” da possedere trasversalmente, per assicurarsi un domani e non esser travolti dallo tsunami (a buon intenditor&#8230;). In tal senso, tradizione e innovazione debbono essere due valori sinergici, non antitetici.<br />
E per un’offerta di sistema che gareggi ad armi pari coi competitor (veloci e aggressivi) e garantisca ai turisti un’accoglienza ricca di qualità e suggestioni.<br />
Buon lavoro, Liguria!<br />
<strong>Umberto Curti<br />
<a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2019/12/umberto-curti1.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-18771" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2019/12/umberto-curti1-300x168.jpg" alt="umberto curti" width="300" height="168" /></a><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2019/12/Ligucibario-mindmap-PNG1.png"><img class="alignleft size-medium wp-image-18796" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2019/12/Ligucibario-mindmap-PNG1-300x225.png" alt="Ligucibario mindmap PNG" width="300" height="225" /></a><br />
</strong></p>
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		<title>18 giugno: fare la spesa</title>
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		<pubDate>Tue, 09 Jun 2020 12:17:20 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>Quanto il marketing ha via via condizionato le nostre quotidianità a scapito del tempo, degli altri, della sostenibilità, del risparmio, del cibo inteso come forma di cultura locale? Riflessioni intorno alla Giornata mondiale della gastronomia sostenibile Per parlare della &#8220;giornata internazionale della gastronomia sostenibile&#8221; (18 giugno) mi sia consentito un antefatto. Un po’ di tempo ...<a class="post-readmore" href="https://www.ligucibario.com/fare-la-spesa/">leggi tutto</a></p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2020/06/109.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-19667" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2020/06/109-300x225.jpg" alt="109" width="300" height="225" /></a><strong><em>Quanto il marketing ha via via condizionato le nostre quotidianità a scapito del tempo, degli altri, della sostenibilità, del risparmio, del cibo inteso come forma di cultura locale? Riflessioni intorno alla Giornata mondiale della gastronomia sostenibile</em></strong></p>
<p>Per parlare della <strong>&#8220;<a title="Sustainable Gastronomy Day" href="https://www.un.org/en/observances/sustainable-gastronomy-day#:~:text=The%20UN%20General%20Assembly%20adopted,cultural%20diversity%20of%20the%20world." target="_blank">giornata internazionale della gastronomia sostenibile</a>&#8221; (18 giugno)</strong> mi sia consentito un antefatto. Un po’ di tempo fa mi sono imbattuto nel blog <a href="https://www.vivicomemangi.it/">https://www.vivicomemangi.it</a>, scoprendo che la sua linfa vitale dipendeva dall’Autrice di un libro (uso sempre la maiuscola per chi ancora s’ostini a scriver libri), Elena Tioli. Quel libro s’intitola “Vivere senza supermercato” (Terra Nuova Edizioni, 2017) ed è tuttora reperibile online.</p>
<h2>Quanto il marketing condiziona la nostra quotidianità?</h2>
<p>Mi sono francamente domandato quanto il marketing – disciplina che peraltro io conosco bene * &#8211; abbia via via condizionato le nostre quotidianità a scapito del tempo, degli altri, della sostenibilità, del risparmio, del cibo inteso come forma di cultura locale.</p>
<h3>C&#8217;è marketing e marketing</h3>
<p>Intendo dire, v’è un marketing che è diritto e quasi dovere d’ogni impresa, ed anzi ogni impresa che rifugga dal marketing presumo sia per natura condannata all’insuccesso.<br />
Ma v’è anche un marketing condizionante, talora ambiguo, a causa del quale perdiamo sempre più di vista i prodotti freschi, le filiere di prossimità, la possibilità di comprare sfuso, o d’autoprodurre detersivi ed altro (come facevano le massaie d’un tempo).<br />
La vita in città, la fretta, lo stress – quasi sempre spinti già in veste di condannati sul banco dei rei – in realtà sono responsabili solo in parte. Non voglio affermare (né lo penso, in quanto non è così) che tra i lunghi scaffali delle mega-superfici – dopo la caccia al parcheggio – occhieggino solo file infinite di prodotti già lavorati “per noi”, di farine iper-raffinate, di OGM, di cibi usaegetta, bensì che sino alla coda verso le casse non possiamo mai o quasi mai conoscere direttamente il “volto” dei produttori, tantomeno se piccoli artigiani, di corsa carichiamo il carrello di confezioni e plastiche che sovente non ricicleremo (ma eludendo il meaculpa), cediamo al superfluo di caramelle e dolciumi e tanto altro.</p>
<h3>Questo sarebbe un risparmio (economico e/o di tempo)?</h3>
<p>Purtroppo, la routine, e la scarsa conoscenza circa la provenienza e il contenuto dei prodotti acquistati, inducono a conservare le abitudini e gli stili di vita di sempre, ad appagare bisogni sovente artificiali, a non praticare una vera autonomia di giudizio.<br />
Il fascino del packaging, le continue martellanti promozioni, l’influsso pervasivo dei media, la mancata <strong>lettura delle etichette</strong> configurano i nostri modelli di comportamento, emulativi e superficiali, talora consumistici nell’accezione su cui magistralmente ci allertò <strong>il sociologo Zygmunt Bauman</strong> (ma anche Vance Packard e Marc Augé). Molti prodotti s’appiattiscono verso standard e chimiche che li rendono anonimi proprio per piacere a “tutti”. Nel frattempo, molte piccole botteghe chiudono per sempre i battenti, sovente lungo itinerari dei centro-città dove pian piano i turisti incontreranno solo fastfood e punti vendita di catene.</p>
<h2>La spesa come atto politico</h2>
<p>Ma la natura stessa va ribellandosi, e l’uomo può e potrà riappropriarsi di sé solo attraverso il rispetto per l’ambiente che lo circonda. <strong>La spesa (alimentare e non) è in tal senso un atto fra i più “politici”</strong>, ovvero etico e civico, <strong>ethos e civis</strong>, un’assunzione di responsabilità che condiziona la nostra e le altrui vite, poiché ciò che scegliamo &#8211; o che viceversa rifiutiamo &#8211; “plasma” il mondo in cui abitare oggi e soprattutto il “buonessere” in cui abiteranno i nostri discendenti domani.<br />
Intendo dire che spese e acquisti non massificati potranno contribuire poco alla volta ad un rinnovato senso di comunità, dove confrontarsi, interagire coi produttori, scambiarsi informazioni “sulla fiducia”, consigli, ricette, indirizzi di aziende autenticamente biologiche. <strong>Ligucibario è un inno alla cucina ligure proprio come valore mediterraneo, promozione dei prodotti locali, salvaguardia di antiche ricette, divulgazione di culinary heritage&#8230;</strong><br />
Personalmente diserto già da anni le carni da allevamento intensivo, i brand che non rispettano la dignità delle manodopere, le verdure fuori stagione (il quartiere dove abito è Deogratias costellato di mercati ortofrutta), le agricolture che abusano di pesticidi ecc., e quelle seduzioni preconfezionate le cui liste d’ingredienti sono contemporaneamente illeggibili e chilometriche.<br />
Fatemi sapere, Amici lettori, la vostra opinione, questi sono temi su cui cooperare.<br />
<a href="https://www.ligucibario.com/umberto-curti-luisa-puppo/" target="_blank"><strong>Umberto Curti</strong></a><br />
* il marketing è (stato) parte importante del mio percorso professionale, e (chi mi conosce lo sa) sulla materia ho scritto anche specifica saggistica<br />
<a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2019/12/umberto-curti1.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-18771" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2019/12/umberto-curti1-300x168.jpg" alt="umberto curti" width="300" height="168" /></a><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2019/12/Ligucibario-mindmap-PNG1.png"><img class="alignleft size-medium wp-image-18796" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2019/12/Ligucibario-mindmap-PNG1-300x225.png" alt="Ligucibario mindmap PNG" width="300" height="225" /></a></p>
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