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	<title>Ligucibario &#187; Luisa Puppo</title>
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		<title>Montoggio, i luoghi del racconto e della fede</title>
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		<pubDate>Wed, 24 Jun 2026 08:06:42 +0000</pubDate>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2026/06/2-Fasciou.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-30300" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2026/06/2-Fasciou-300x225.jpg" alt="2-Fasciou" width="300" height="225" /></a></p>
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<p>Là dove i torrenti Laccio e Pentemina coniugano i propri corsi a generare la Scrivia, che poi si verserà nel Po, sorge Montoggio, a 500 metri d’altitudine e ad un passo dall’Alta Via dei Monti Liguri; la località conta oggi circa 2.000 abitanti e si distende tra monti. Da Genova tanti la raggiungono salendo i Piani di Creto, lasciandosi alle spalle gli splendori dell’abbazia romanica di San Siro di Struppa.</p>
<p>Oltre Creto, presso località Colletta già si scorgono tra fitta vegetazione i resti di una costruzione che forse fungeva da torre di avvistamento sulla viabilità principale, in diretta connessione col Castello di Montoggio che per conto dei Fieschi dominava l’antistante colle.</p>
<p>Creto peraltro è solo una delle quasi sessanta frazioni, per lo più piccoli centri punteggiati da rade casine e da sobrie architetture agresti, in cui si suddivide l’area, fra boschi di castagni e di latifoglie. Poche curve distanziano Montoggio da Genova, eppure il paesaggio è sùbito sinonimo di quiete e ruralità, tra il verde dei prati su cui nelle belle giornate &#8211; da Pasqua in poi &#8211; si può consumare una merenda al sacco, o anche solo passeggiare, ecco già poco lontane le acque del Lago di Val Noci (1), ecco l’aria frizzante che si respira dai monti Bano e Candelozzo (per l’ascesa al Bano seguire indicativamente i segnavia gialli, per il Candelozzo rossi), monti che con i rispettivi 1.035 e 1.036 metri di altezza dominano dall’alto la Valle, come falchi di roccia sulle nature sottostanti, ecco infine in centro paese i ristoratori, e alcune accoglienti botteghe&#8230;</p>
<p>Per chi viceversa arrivi da Torriglia, colpisce subito a Bromia il ponte tardomedievale che a schiena d’asino scavalca il Pentemina, a due arcate in pietra locale, uno dei più antichi che siano scampati alle piene torrentizie e alle distruzioni umane.</p>
<p>Tutto questo e tanto altro vado in questi mesi approfondendo nel manuale operativo “Valle Scrivia, l’appetito vien camminando” in via di ultimazione, anche grazie al contributo di Luisa Puppo (anglista ed esperta di turismo internazionale) e di Riccardo Poggio, Guida ambientale escursionistica. Stay tuned, Vobbia col suo Castello della Pietra è già disponibile <a title="vobbia e il castello della pietra" href="https://www.ligucibario.com/vobbia-e-il-suo-castello-dentro-la-pietra/" target="_blank">a questo link</a>!<br />
Al momento della pubblicazione e l&#8217;uscita nelle librerie, il volume sarà ovviamente presentato anche nei diversi Comuni della Valle Scrivia.</p>
<p>(1) tale invaso artificiale, preziosa scorta idrica, nacque tra il 1924 e il 1930 grazie a uno sbarramento alto 56 metri<br />
<strong>Umberto Curti<br />
</strong></p>
<p>(Luisa Puppo e Umberto Curti, grazie a vaste competenze ed esperienze ormai trentennali a fianco di territori e imprese, propongono consulenze, marketing, social media e attività formative per le destinazioni turistiche, l’enogastronomia e il commercio, con specifici focus sul turismo esperienziale, lo storytelling, l’escursionismo coste/entroterra, e le traduzioni da/in inglese. Contattaci senza impegno su <a href="mailto:info@ligucibario.com">info@ligucibario.com</a>)</p>
<p><strong><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2025/02/umberto.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-25493" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2025/02/umberto-186x300.jpg" alt="umberto" width="186" height="300" /></a><br />
</strong></p>
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		<title>Vobbia e il suo castello dentro la pietra</title>
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		<pubDate>Fri, 19 Jun 2026 14:07:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Luisa]]></dc:creator>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2026/06/IMG-20260607-WA0023.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-30268" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2026/06/IMG-20260607-WA0023-142x300.jpg" alt="IMG-20260607-WA0023" width="142" height="300" /></a></p>
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<p>Riccardo Poggio, oggi attiva Guida ambientale escursionistica ma ieri mio brillantissimo allievo nei corsi di qualifica alla professione regionale, talvolta mi invia fotografie e brevi docufilm che gira in occasione dei suoi trekking o relativamente alla valle Scrivia (ove abita e ove sovente guida gruppi alla scoperta del Castello della Pietra di Vobbia…).</p>
<p>Vobbia è un paese di circa 370 abitanti, a 480 metri d’altitudine, tra castagni, querce, faggi. Incastonato lungo un’antica via del sale, fu punto di sosta già in età feudale.</p>
<p>Sei a pochi chilometri da Genova ma il mare e il caos paiono già lontani lontani.</p>
<p>Risalendo le strette gole del Vobbia, nel punto dove il suo corso si slarga in una piana, si adagia il centro paese, ma quel tessuto urbano, tuttavia, subito si dirada man mano risalendo le meno ospitali pendici.</p>
<p>Quanti, anche da qui, partirono per l’America Latina ai tempi delle grandi emigrazioni! Destinazione Argentina, Perù, lunghi viaggi in nave e infiniti sacrifici, qualche scambio epistolare per tener vivi gli affetti e abbreviare le lontananze…<br />
<iframe title="YouTube video player" src="https://www.youtube.com/embed/JOsM2mkcp9Y?si=9gx1L9k3cRT1GXnq" width="560" height="315" frameborder="0" allowfullscreen="allowfullscreen"></iframe><br />
Il Castello ducentesco (1) cui Riccardo conduce i gruppi, fortilizio inespugnabile, a corpi sovrapposti negli speroni della roccia bifida, pienamente recuperato (anni 1981-1993) è una tappa in mezzo alla grande storia, ma è un’emozione che disvela anche microstorie. Quando dabbasso o dagli strapiombi di Monte Cravi (990m) urla il vento, i torrioni paiono immense canne d’0rgano. E l’autunno regala agli amanti del foliage momenti unici, il bosco ceduo avvinto alla roccia viva si colora infatti di rosa e giallo e il castello, dall’insellatura, sembra affiorare isolato e fiero da una distesa di fuoco…</p>
<p>Ai suoi piedi, ormai sovrastato dalla strada provinciale, si nota anche quel che resta del ponte medievale ad arcata unica “di Zan”, costruito in una sola notte…dal diavolo in persona, in cambio del possesso della prima anima che lo avesse traversato. Per non far torto alla storia, il ponte fu probabile iniziativa non del diavolo bensì materialmente di Giovanni Malaspina, figlio di Opizzone della Pietra, da cui prese il nome, Zan è difatti un diminutivo di Giovanni…</p>
<p>Scrive il poeta</p>
<blockquote><p>Ricantano i tuoi monti e le vallate,</p>
<p>la Croce Santa e i Fieschi feudatari,</p>
<p>risuonano fra i tronchi secolari</p>
<p>le voci gaie delle antiche fate;</p>
<p>Ma nuova vita or pulsa nelle vene,</p>
<p>e al dolce aroma, che dal suol rampolla,</p>
<p>si sposa l’alma di gioconda folla,</p>
<p>che d’ogni parte muove e quì conviene.</p></blockquote>
<p>Tutto il paesaggio circostante, fitto di vegetazione, è selvaggio ed insieme ammaliante. La Val Vobbia è un insieme di microvillaggi – posizionati come “antenati di pietra” &#8211; lungo antichi percorsi viari (anche verso la Val Borbera), tra fasce terrazzate talvolta ancora ordinatamente coltivate: e qui, come a Valbrevenna, si sapeva lavorare la vite, e prima della sventura della fillossera allignava anche il vitigno timorasso, che come noto regala un bianco profumato. Vallenzona poi, presidio d’umanità dalle origini almeno ducentesche, testimonia coltivazioni, in altura, di cereali “poveri”, supponiamo ad es. di spelta. Alimento di base già nella dieta degli antichi, la spelta trovava e trova salubre impiego in polentine, zuppe, biscotti… La farina si amalgama di solito a quella di frumento in quanto da sola lievita con una certa difficoltà. I Romani la frantumavano e macinavano dentro una <em>puls</em>, pappa quotidiana, semplice e povera ma energetica, tanto che una piccola sporta di cereale figurava nel rancio delle legioni… Sopravvissuta in epoca medievale, è stata via via un poco riscoperta per il valore rustico e tradizionale.</p>
<p>Ma Vobbia è poi celebre anche per i salumi artigianali – ottenuti, da generazioni, con carni scelte &#8211; di cui annotare i nomi (oltre al classico salame): mostardella, testa in cassetta, lonzina di maiale, vobbiantina col formaggio nell’impasto… Ottime naturalmente anche le “svizzere” (come si diceva un tempo), da scottare in padella magari con l’uovo.</p>
<p>La mostardella, divenuta qui forse il prodotto ormai più iconico ed “esportato”, si produce tritando una carne il cui 70% è bovino (da femmine piemontesi) e il resto suino. Si deve procedere – il norcino Gianni Torrigino docet &#8211; ad una selezione scrupolosa di nervetti, pellicine, filamenti fibrosi, affinché il prodotto riesca morbido ma fragrante, con una stagionatura di 10-15 giorni. Non si utilizzano conservanti, né glutine né latte in polvere. Questo salume si può gustare a fette, o scottato in un padellino antiaderente, dove non si secca… Un tempo si scaldava sulle stufe e arricchiva i sughi un po’ “poveri”. Il promesso sposo addirittura ne donava uno ai genitori dell’amata: un’accettazione del regalo significava infatti che quelle nozze avrebbero avuto il via libera… Qualcuno osa ancora chiamarlo “salume di scarto”?</p>
<p>Tutto questo e tanto altro vado in questi mesi approfondendo nel manuale operativo “Valle Scrivia, l’appetito vien camminando” in via di ultimazione, anche grazie al contributo di Luisa Puppo (anglista ed esperta di turismo internazionale) e di Riccardo Poggio stesso. Stay tuned! Al momento della pubblicazione, il volume sarà ovviamente presentato anche nei diversi Comuni della Valle Scrivia.</p>
<p>(1) tuttavia le opere iniziarono nel secolo XI.<br />
<strong>Umberto Curti<br />
</strong>(Luisa Puppo e Umberto Curti, grazie a vaste competenze ed esperienze ormai trentennali a fianco di territori e imprese, propongono consulenze, marketing, social media e attività formative per le destinazioni turistiche, l’enogastronomia e il commercio, con specifici focus sul turismo esperienziale, lo storytelling, l’escursionismo coste/entroterra, e le traduzioni da/in inglese. Contattaci senza impegno su info@ligucibario.com)<br />
<strong><br />
<a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2025/05/dop-riviera-ligure.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-26203" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2025/05/dop-riviera-ligure-193x300.jpg" alt="dop riviera ligure" width="193" height="300" /></a><br />
</strong></p>
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		<title>DOP. Il diritto di conoscerla bene</title>
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		<pubDate>Fri, 12 Jun 2026 10:12:28 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>&#160; &#160; &#160; &#160; &#160; &#160; &#160; Consumatori, giovani e formazione: la sfida della consapevolezza alimentare. L&#8217;olio DOP Riviera Ligure come esempio di valorizzazione del territorio nel racconto di Umberto Curti. Sono proseguite (termineranno in autunno) le docenze di Luisa Puppo e mie nella prima annualità del percorso ITS “Marketing agroalimentare” ad Imperia. In un ...<a class="post-readmore" href="https://www.ligucibario.com/conoscere-il-valore-della-dop/">leggi tutto</a></p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2026/06/DOP-E-ITS.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-30224" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2026/06/DOP-E-ITS-300x242.jpg" alt="DOP E ITS" width="300" height="242" /></a></p>
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<p><em>Consumatori, giovani e formazione: la sfida della consapevolezza alimentare. L&#8217;olio DOP Riviera Ligure come esempio di valorizzazione del territorio nel racconto di Umberto Curti.</em></p>
<p>Sono proseguite (termineranno in autunno) le docenze di Luisa Puppo e mie nella prima annualità del percorso ITS “Marketing agroalimentare” ad Imperia.</p>
<p>In un contesto d’aula quanto mai positivo, e favorito anche dall’impegno dello staff organizzativo fra cui la tutor Cristina Penno, stiamo via via affrontando alcune tematiche (in sé l’argomento sarebbe ormai sconfinato) relative alla comunicazione dei prodotti, anche in lingua inglese, e allo <a href="https://www.ligucibario.com/storytelling-allits-agroalimentare-di-imperia/" target="_blank">storytelling agroalimentare</a> anzitutto online.</p>
<h2>Marketing agroalimentare: comunicare oltre il web e i social</h2>
<p>Due le precisazioni proposte ai corsisti, sin dal primo incontro, prima d’ogni altra cosa, onde ampliare il più possibile la loro visione: la comunicazione è solo una parte del marketing, e il web ed i social media sono solo una parte della comunicazione.</p>
<h2>L&#8217;olio DOP Riviera Ligure come esempio di valorizzazione del territorio</h2>
<p>Visto peraltro ciò che Ligucibario® da una vita persegue, ovvero la tutela e la valorizzazione del miglior made in Liguria (però senza cortigianerie né banner pubblicitari), è evidente che, nei nostri contenuti, parte del proscenio viene riservata anche all’olio extravergine DOP Riviera Ligure, di cui il Consorzio di tutela, con l’usuale e tempestiva cortesia, mi ha fatto pervenire due bottiglie (monocultivar taggiasca) per una masterclass dedicata.</p>
<h2>Mangiare bene è un diritto: il ruolo dell&#8217;educazione alimentare</h2>
<p>Ho di recente scritto, anche riferendomi al precision farming, che in un Paese come l’Italia <a href="https://www.ligucibario.com/coltivare-la-terra-nutrire-la-tavola/" target="_blank">mangiare bene dovrebbe rappresentare un diritto</a>, e un diritto concesso a tutti. E che un adeguato programma &#8211; su scala nazionale &#8211; di educazione alimentare riverberebbe i propri effetti benefici in una pluralità di direzioni, così ampia che quasi non riusciamo ancora a perimetrarla.</p>
<h2>Oltre la degustazione: cosa rende speciale una DOP</h2>
<p>Quanto a me, ogni volta – e avviene spesso &#8211; che negli àmbiti corsuali, o nelle conferenze, “maneggio” un olio extravergine DOP Riviera Ligure * , non mi soffermo più di tanto su quei saperi semi-iniziatici che scomodano caso per caso i sentori di mela, di mandorla, di carciofo…, poiché li destino a coloro i quali s’appassioneranno così tanto al tema (magari chissà grazie anche alle mie parole) da seguire corsi e tasting specifici. Del resto, chi come me frequenta fiere ed eventi constata che non ve n’è più uno in cui il guru o lo chef di turno non riservi esoterismi alle platee… Stanno forse un po’ stancando, mi chiedo, tutti questi “sacerdoti” di vini, impasti, formaggi, cioccolati?</p>
<h2>Il valore della certificazione tra sostenibilità e biodiversità</h2>
<p>Mi soffermo viceversa (e più di tanto) su quel che nei prodotti DOP avviene a monte, e che discende dalla certificazione d’origine, ovvero da un rigoroso protocollo disciplinare che trova nei campi, nelle vigne, negli uliveti, nei laboratori la propria ragion d’essere. E che quasi sempre è la perfetta antitesi alle mutagenesi, al ginepraio degli additivi, alle chilometriche filiere le quali portano in tavola cibi nocivi all’ambiente prima ancora che alla salute.</p>
<p>Noi viviamo purtroppo dentro un antropocene, che ovunque ed ogni giorno attenta alla sostenibilità e alle biodiversità.</p>
<h2>Consumatori, giovani e formazione: la sfida della consapevolezza alimentare</h2>
<p>Tuttavia, malgrado gli allarmi, quanti consumatori leggono e sanno poi decifrare le etichette? Quanti giovani (troppo spesso adepti del fast se non dello slot food) badano alla provenienza degli alimenti e praticano il consumo consapevole? Quanti possono correttamente interpretare il motto veronelliano secondo cui “il peggior vino del contadino è migliore del miglior vino industriale”?</p>
<p><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2026/06/LUISA-PUPPO-E-ITS.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-30226" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2026/06/LUISA-PUPPO-E-ITS-300x257.jpg" alt="LUISA PUPPO E ITS" width="300" height="257" /></a></p>
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<p>Nel frattempo, e forse non è un caso, anche in Italia i dati sull’obesità infantile continuano a denotare trend preoccupanti. E questo chiama a nuovi – stimolanti &#8211; doveri anche i formatori, nessuno si senta escluso, ove necessario affiancati dal mondo scientifico (contaminazione dei saperi non è una brutta parola).</p>
<p>Questo chiama a nuovi – stimolanti &#8211; doveri anche un docente ITS.</p>
<p>* l’olio extravergine DOP Riviera Ligure presenzierà anche il (fitto) <a href="https://www.ligucibario.com/il-calendario-eventi-2026-27-di-ligucibario/" target="_blank">calendario eventi 2026-27 di Ligucibario®</a></p>
<p><a href="https://www.ligucibario.com/umberto-curti-luisa-puppo/" target="_blank">Umberto Curti</a></p>
<p>(Luisa Puppo e Umberto Curti, grazie a vaste competenze ed esperienze ormai trentennali a fianco di territori e imprese, propongono consulenze, marketing, social media e attività formative per le destinazioni turistiche, l’enogastronomia e il commercio, con specifici focus sul turismo esperienziale, lo storytelling, l’escursionismo coste/entroterra, e le traduzioni da/in inglese. Contattaci senza impegno su  <a href="mailto:info@ligucibario.com">info@ligucibario.com</a>)</p>
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<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.ligucibario.com/conoscere-il-valore-della-dop/">DOP. Il diritto di conoscerla bene</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://www.ligucibario.com">Ligucibario</a>.</p>
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		<title>Alta valle Scrivia, il patrimonio naturale e artistico</title>
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		<pubDate>Mon, 08 Jun 2026 17:00:19 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>&#160; &#160; &#160; &#160; &#160; &#160; &#160; Sto ultimando il mio nuovo saggio sulla valle Scrivia, insieme a Luisa Puppo (anglista ed esperta di turismi) e Riccardo Poggio (guida ambientale escursionistica per la Liguria). Luisa Puppo visse innumerevoli estati a Savignone, ed il ricordo di Mingo Puppo, suo padre, cui il saggio è dedicato, è ...<a class="post-readmore" href="https://www.ligucibario.com/alta-valle-scrivia-un-patrimonio-naturale-e-artistico/">leggi tutto</a></p>
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<p>Sto ultimando il mio nuovo saggio sulla valle Scrivia, insieme a Luisa Puppo (anglista ed esperta di turismi) e Riccardo Poggio (guida ambientale escursionistica per la Liguria).</p>
<p>Luisa Puppo visse innumerevoli estati a Savignone, ed il ricordo di Mingo Puppo, suo padre, cui il saggio è dedicato, è di quelli che non si spengono. Riccardo Poggio vive tra Casella e Valbrevenna, dove vorrebbe condurre gruppi, ancor più numerosi e consapevoli, di escursionisti alla scoperta del molto che c’è.</p>
<p>Saranno &#8211; insomma &#8211; non soltanto pagine di carta, sarà un viaggio profondo profondo (un viaggio compiuto anche col cuore) dentro la valle Scrivia, area nella quale anni fa mi è anche occorso di lavorare, svolgendo incarichi di marketing turistico e formazione per alcuni Comuni.</p>
<p>A questo saggio, cui tengo in modo particolare, sto lavorando da molto tempo, poiché sarà un &#8220;kit di attrezzi&#8221;, qualcosa di innovativo che con Luisa Puppo e Riccardo Poggio rivolgeremo non solo ai visitatori ma anche a chi in valle abita e a chi la valle amministra.</p>
<p>Fra le mille opere che (talora con immenso piacere) ho consultato, ultimo in ordine di tempo è risultato in questi giorni un lavoro di Giovanni Meriana, “Alta valle Scrivia, un patrimonio naturale e artistico”, edito da Sagep nel 1973. Sebbene per primo io stesso non mi prefigga nel mio saggio di approfondire ogni aspetto del territorio valligiano (cosa umanamente “impossibile” e forse controproducente), è pur vero che da questo lavoro mi sarei aspettato ben di più. Il continuo oscillare della narrazione fra passato e presente e la tripartizione dell’opera non giovano, a mio parere, ad un compiuto inquadramento dei diversi valori che connotano la valle, i quali restano, per così dire, frazionati&#8230;</p>
<p>Ricorrenti anche le “imprecisioni”, dal sovrano longobardo Liutprando vissuto circa 130 anni prima del reale, a citazioni latine sbagliate relative a Pontedecimo (l’accusativo lapidem si riferisce comunque ad un maschile lapis), a grafie di città erronee (Leevarden anziché correttamente Leeuwarden), sino – in bibliografia – ad una confusione tra gli archeologi Ubaldo e Romolo Formentini…</p>
<p>Queste rapide righe sono quindi semplicemente finalizzate a far chiarezza, allertando quel Lettore che, appassionato di valle Scrivia, dovesse consultare l’opera da me appena letta, purtroppo qui e là inesatta.<br />
<strong>Umberto Curti<br />
</strong></p>
<p>(Luisa Puppo e Umberto Curti, grazie a vaste competenze ed esperienze ormai trentennali a fianco di territori e imprese, propongono consulenze, marketing, social media e attività formative per le destinazioni turistiche, l’enogastronomia e il commercio, con specifici focus sul turismo esperienziale, lo storytelling, l’escursionismo coste/entroterra, e le traduzioni da/in inglese. Contattaci senza impegno su <a href="mailto:info@ligucibario.com">info@ligucibario.com</a>)</p>
<p><strong><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2025/02/umberto.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-25493" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2025/02/umberto-186x300.jpg" alt="umberto" width="186" height="300" /></a><br />
</strong></p>
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		<title>Patate, diabolica rivoluzione</title>
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		<pubDate>Thu, 28 May 2026 12:59:14 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>&#160; &#160; &#160; &#160; &#160; &#160; &#160; Patata si lega a papa, antico quechua (Perù e dintorni), non a caso gli Inca che colà abitavano la raffiguravano in ceramiche. Cristoforo Colombo nel “Nuovo Mondo” non la incontrò personalmente, occorse il temerario Francisco Pizarro, sulla Cordigliera andina, mezzo secolo dopo. È una Solanacea, melanzane, pomodori, peperoni, ...<a class="post-readmore" href="https://www.ligucibario.com/patate-diabolica-rivoluzione/">leggi tutto</a></p>
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<p>Patata si lega a <em>papa</em>, antico quechua (Perù e dintorni), non a caso gli Inca che colà abitavano la raffiguravano in ceramiche. Cristoforo Colombo nel “Nuovo Mondo” non la incontrò personalmente, occorse il temerario Francisco Pizarro, sulla Cordigliera andina, mezzo secolo dopo.</p>
<p>È una <em>Solanacea</em>, melanzane, pomodori, peperoni, tabacco, belladonna&#8230;, l’ampia famiglia include infatti anche piante velenose.</p>
<p>E in Liguria? Il vallombrosano Vitale Magazzini ad inizio ‘600 scrisse che i tuberi vi pervennero in Genova, coi Carmelitani Scalzi (Nicolò Doria, fondatore del convento di Sant’Anna), attorno al 1584, provenienti da Spagna e Portogallo.</p>
<p>Oggi s’incontrano diverse cultivarmonto, Montoggio ad esempio celebra anzitutto la quarantina bianca detta anche “genovese”, “gianca de Törriggia” eccetera (3), e di varie patate si fa largo uso un po’ ovunque per gnocchi, polpettoni, friscêu, contorni…, ma anche per sentiti localismi quali i ravioli di Pitelli (SP), il pane di Pignone (SP), la polenta bianca di Bardineto e Calizzano (SV), la torta baciocca del levante, e la fràndura di Montalto Ligure (IM), dirimpettaia del ponente…</p>
<p>Quel che avete appena letto è un &#8220;assaggio&#8221; del volume <em><strong>Valle Scrivia, l&#8217;appetito vien camminando</strong></em>, dedicato a questo territorio dell&#8217;entroterra genovese, un volume d&#8217;imminente pubblicazione, per il quale ho avuto la preziosa collaborazione di Luisa Puppo, anglista ed esperta di turismo in Liguria, e di Riccardo Poggio, guida ambientale escursionistica per la Liguria. Stay tuned! Sarà anche un manuale operativo, un kit di attrezzi per chi voglia visitare la Valle ma anche per chi la abita e chi la amministra.<br />
<strong>Umberto Curti<br />
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<p>(Luisa Puppo e Umberto Curti, grazie a vaste competenze ed esperienze ormai trentennali a fianco di territori e imprese, propongono consulenze, marketing, social media e attività formative per le destinazioni turistiche, l’enogastronomia e il commercio, con specifici focus sul turismo esperienziale, lo storytelling, l’escursionismo coste/entroterra, e le traduzioni da/in inglese. Contattaci senza impegno su <a href="mailto:info@ligucibario.com">info@ligucibario.com</a>)<a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2025/01/Umbi-bottiglia.jpg"><img class="size-medium wp-image-25120" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2025/01/Umbi-bottiglia-275x300.jpg" alt="Umberto Curti" width="275" height="300" /></a></p>
<p>Umberto Curti</p>
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		<title>La bella di Torriglia, un dipinto e una torta</title>
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		<pubDate>Thu, 28 May 2026 12:54:21 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>&#160; &#160; &#160; &#160; &#160; &#160; &#160; La “bella di Torriglia”, che ricorre in molti detti popolari, è, oltre che una donna (1), una torta di pastafrolla e mandorle, anche armelline (mandorle amare), legata ad antiche leggende della zona, relative ad un’avvenente fanciulla che tutti corteggiavano…ma poi nessuno sposava (chissà come mai, forse in quanto ...<a class="post-readmore" href="https://www.ligucibario.com/la-bella-di-torriglia-un-dipinto-e-una-torta/">leggi tutto</a></p>
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				<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_30182" style="width: 235px" class="wp-caption alignleft"><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2026/05/bella-di-torriglia.jpg"><img class="size-medium wp-image-30182" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2026/05/bella-di-torriglia-225x300.jpg" alt="L'immagine, molto presente in rete, è stata ritenuta di pubblico dominio. Se violasse un diritto, sarà immediatamente rimossa." width="225" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">L&#8217;immagine, molto presente in rete, è stata ritenuta di pubblico dominio. Se violasse un diritto, sarà immediatamente rimossa.</p></div>
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La “bella di Torriglia”, che ricorre in molti detti popolari, è, oltre che una donna (1), una torta di pastafrolla e mandorle, anche armelline (mandorle amare), legata ad antiche leggende della zona, relative ad un’avvenente fanciulla che tutti corteggiavano…ma poi nessuno sposava (chissà come mai, forse in quanto legata ad un temuto potente).</p>
<p>Invenzione del locale pasticcere Giuseppe “Pino” Guano, poi brevettata a Roma, la torta è nata in un’occasione speciale, come raccontò tempo fa il figlio Massimo su lavocedigenova.it: “…in onore del pittore (figurativo) Piero (Pietro) Lumachi, artista locale molto quotato. Il sindaco Giuseppe Cevasco aveva chiesto a Piero di realizzare un quadro (un grande olio su lino 210&#215;140 cm) in onore della bella di Torriglia (realizzato nel 1995 ed esposto sotto il voltino di piazza Fieschi). Il sindaco poi aveva chiesto a mio papà di realizzare una torta e lui si è inventato questa base di frolla con un impasto morbido a base mandorle” (2).</p>
<p>La Bella nel dipinto riprende le fattezze e il colore di capelli tipicamente liguri: l’occhio scuro e vagamente orientale s’accompagna al sorrisetto perspicace di chi un po’ si pavoneggia perché ha addosso gli occhi di tutti&#8230; Val certamente la pena di andarla ad ammirare <em>in loco</em>, tanto più che Torriglia – grazie al clima e alla natura &#8211; è un po’, come noto (e come vedremo), la “Svizzera dei genovesi”…</p>
<p>Quel che avete appena letto è un &#8220;assaggio&#8221; del volume <strong>Valle Scrivia, l&#8217;appetito vien camminando</strong>, dedicato a questo territorio dell&#8217;entroterra genovese, un volume d&#8217;imminente pubblicazione, per il quale ho avuto la preziosa collaborazione di Luisa Puppo, anglista ed esperta di turismo in Liguria, e di Riccardo Poggio, guida ambientale escursionistica per la Liguria. Stay tuned! Sarà anche un manuale operativo, un kit di attrezzi per chi voglia visitare la Valle ma anche per chi la abita e chi la amministra.<br />
<strong>Umberto Curti<br />
</strong></p>
<p>(Luisa Puppo e Umberto Curti, grazie a vaste competenze ed esperienze ormai trentennali a fianco di territori e imprese, propongono consulenze, marketing, social media e attività formative per le destinazioni turistiche, l’enogastronomia e il commercio, con specifici focus sul turismo esperienziale, lo storytelling, l’escursionismo coste/entroterra, e le traduzioni da/in inglese. Contattaci senza impegno su <a href="mailto:info@ligucibario.com">info@ligucibario.com</a>)</p>
<p><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2025/01/Umbi-bottiglia.jpg"><img class="size-medium wp-image-25120" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2025/01/Umbi-bottiglia-275x300.jpg" alt="Umberto Curti" width="275" height="300" /></a></p>
<p>Umberto Curti</p>
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		<title>Stagioni e ruralità a tavola</title>
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		<pubDate>Thu, 28 May 2026 12:50:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Luisa]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>&#160; &#160; &#160; &#160; &#160; Nei secoli in cui i coltivi e la natura spontanea determinavano gran parte del sostentamento quotidiano, secoli in cui la carne costituiva sovente un miraggio di lusso, il sapere “ancestrale” – soprattutto delle donne – costruiva anche in Liguria, in base alle stagionalità e territorialità, una sorta di calendario alimentare, ...<a class="post-readmore" href="https://www.ligucibario.com/stagioni-e-ruralita-a-tavola/">leggi tutto</a></p>
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]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2026/05/106.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-30177" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2026/05/106-300x185.jpg" alt="106" width="300" height="185" /></a></p>
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<p>Nei secoli in cui i coltivi e la natura spontanea determinavano gran parte del sostentamento quotidiano, secoli in cui la carne costituiva sovente un miraggio di lusso, il sapere “ancestrale” – soprattutto delle donne – costruiva anche in Liguria, in base alle stagionalità e territorialità, una sorta di calendario alimentare, suddiviso per mesi, intrecciato alle festività e intriso di simbolismi. Persino decine di proverbi “adornavano” la saggezza contadina legata ai momenti climatici e al lavoro, talora legando gli eventi, non solo atmosferici, alla fede nei Santi.</p>
<p>Il bosco, presenza ora più amica ora più inquietante, da parte sua “integrava” i coltivi ospitando selvaggina (cinghiali, lepri, caprioli, fagiani, lumache…), fornendo frutti (mirtilli, castagne…), funghi, piante officinali, bacche, miele…</p>
<p>Talune piante endemiche fungevano poi (anche in Valle Scrivia) da pronto soccorso: arnica per i tagli che non cicatrizzavano, aconito per i morsi della vipera, genziana per la digestione, origano per insaporire i cibi e favorire l’intestino, maggiociondolo per cacciare i topi dall’orto&#8230; Sottile anzi sottilissima, come si può notare, è sempre la linea di confine fra questi usi e rimedi e la vera e propria etnobotanica farmaceutica.</p>
<p>Quel che avete appena letto è un &#8220;assaggio&#8221; del volume <em><strong>Valle Scrivia, l&#8217;appetito vien camminando</strong></em>, dedicato a questo territorio dell&#8217;entroterra genovese, un volume d&#8217;imminente pubblicazione, per il quale ho avuto la preziosa collaborazione di Luisa Puppo, anglista ed esperta di turismo in Liguria, e di Riccardo Poggio, guida ambientale escursionistica per la Liguria. Stay tuned! Sarà anche un manuale operativo, un kit di attrezzi per chi voglia visitare la Valle ma anche per chi la abita e chi la amministra.<br />
<strong>Umberto Curti<br />
</strong></p>
<p>(Luisa Puppo e Umberto Curti, grazie a vaste competenze ed esperienze ormai trentennali a fianco di territori e imprese, propongono consulenze, marketing, social media e attività formative per le destinazioni turistiche, l’enogastronomia e il commercio, con specifici focus sul turismo esperienziale, lo storytelling, l’escursionismo coste/entroterra, e le traduzioni da/in inglese. Contattaci senza impegno su <a href="mailto:info@ligucibario.com">info@ligucibario.com</a>)<a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2025/01/Umbi-bottiglia.jpg"><img class="size-medium wp-image-25120" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2025/01/Umbi-bottiglia-275x300.jpg" alt="Umberto Curti" width="275" height="300" /></a></p>
<p>Umberto Curti</p>
<p><strong> </strong></p>
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		<title>Birra artigianale e Valle Scrivia</title>
		<link>https://www.ligucibario.com/birra-artigianale-e-valle-scrivia/</link>
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		<pubDate>Thu, 28 May 2026 12:46:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Luisa]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>&#160; &#160; &#160; In Italia si bevono (specie coi “picchi” d’estate…) circa 31 l di birra pro capite l’anno, niente tuttavia rispetto a Germania, Regno Unito, Belgio, Repubblica Ceca. Da noi la birra più “celebre” era sino a ieri quella ingollata all’Oktoberfest, o quella di qualche sperduto monastero “nordico”…, e le Alpi separavano rigidamente il ...<a class="post-readmore" href="https://www.ligucibario.com/birra-artigianale-e-valle-scrivia/">leggi tutto</a></p>
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]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2026/05/DSCN1012.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-30180" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2026/05/DSCN1012-300x158.jpg" alt="DSCN1012" width="300" height="158" /></a></p>
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In Italia si bevono (specie coi “picchi” d’estate…) circa 31 l di birra <em>pro capite</em> l’anno, niente tuttavia rispetto a Germania, Regno Unito, Belgio, Repubblica Ceca. Da noi la birra più “celebre” era sino a ieri quella ingollata all’<em>Oktoberfest</em>, o quella di qualche sperduto monastero “nordico”…, e le Alpi separavano rigidamente il mondo mediterraneo della vite dal mondo brassicolo…</p>
<p>Oggi sono circa 3mila o più i ristoranti italiani dotati di carta delle birre, birre &#8220;d&#8217;autore&#8221; italiane e straniere.</p>
<p><strong>Anche in Liguria la birra artigianale diviene via via ottimamente rappresentata</strong>. In particolare, presso il casello autostradale di Busalla (ma in Comune di Savignone), la “Fabbrica della birra”, avviata nel 1999, rappresenta il primo microbirrificio dell’intera regione. La sua storia però va retrodatata addirittura al 1905, grazie all’attivismo di tre imprenditori fra cui il sindaco di Busalla, una storia che negli anni d’oro condusse la fabbrica a produrre circa ¼ di tutta la birra italiana, con vendita all’ingrosso sull’intero territorio nazionale. Ma le tragedie della prima guerra mondiale, e l’irreperibilità in Italia d’orzo e malto (problemi che riguardarono anche la Peroni…), via via soffocarono l’azienda, sino alla chiusura del 1929. Lunghi decenni inevitabilmente compromisero la struttura fisica dello stabilimento, adibito a vari usi, ma dal 1995 una cordata d’imprenditori mise mano alle ristrutturazioni, inizialmente esterne, poi integrali. Nel 1999 la produzione poté così riprendere, accanto ad un’area mescita e ristorativa e ad una alberghiera (che pare preesistesse perfino all’avvio della fabbrica (4)), punto tappa di qualità a pochi metri dagli assi viari che dal Genovesato portano in Lombardia.</p>
<p>Il portfolio prodotti da sempre sciorina referenze – com’è negli stili artigianali &#8211; tutte non pastorizzate né filtrate, sia ad alta che a bassa fermentazione, le quali incontrano il favore tanto del grande pubblico quanto degli intenditori più appassionati. Le aromatizzazioni valorizzano concretamente il territorio (castagna, rose, miele…).</p>
<p>Lunga vita alla birra artigianale, dunque, e a quell’Italia – da Piozzo in Piemonte a Busalla in Liguria &#8211; che le somiglia.</p>
<p>Quel che avete appena letto è un &#8220;assaggio&#8221; del volume <em><strong>Valle Scrivia, l&#8217;appetito vien camminando</strong></em>, dedicato a questo territorio dell&#8217;entroterra genovese, un volume d&#8217;imminente pubblicazione, per il quale ho avuto la preziosa collaborazione di Luisa Puppo, anglista ed esperta di turismo in Liguria, e di Riccardo Poggio, guida ambientale escursionistica per la Liguria. Stay tuned! Sarà anche un manuale operativo, un kit di attrezzi per chi voglia visitare la Valle ma anche per chi la abita e chi la amministra.</p>
<p><strong>Umberto Curti<br />
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<p>(Luisa Puppo e Umberto Curti, grazie a vaste competenze ed esperienze ormai trentennali a fianco di territori e imprese, propongono consulenze, marketing, social media e attività formative per le destinazioni turistiche, l’enogastronomia e il commercio, con specifici focus sul turismo esperienziale, lo storytelling, l’escursionismo coste/entroterra, e le traduzioni da/in inglese. Contattaci senza impegno su <a href="mailto:info@ligucibario.com">info@ligucibario.com</a>)<a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2025/01/Umbi-bottiglia.jpg"><img class="size-medium wp-image-25120" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2025/01/Umbi-bottiglia-275x300.jpg" alt="Umberto Curti" width="275" height="300" /></a></p>
<p>Umberto Curti</p>
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		<title>Le rose della Valle Scrivia, la Valle delle rose</title>
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		<pubDate>Thu, 28 May 2026 12:41:02 +0000</pubDate>
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<p>Maggio è il mese delle rose per antonomasia. Il più fiore tra i fiori ha peraltro “radici” molto fonde se già in età romana compiutamente valeva sia da ornamento, nelle decorazioni parietali, sia da alimento, per la salute ed il benessere, sia ancora da cosmetico, per sanare ed abbellire l’aspetto. Ancor prima era fiore “riservato” agli uomini, un simbolo di potere e saggezza, un medicamento in battaglia e un portafortuna.<br />
La ricerca storica tende a situarlo come pianta non esclusiva dell’Asia ma sviluppatasi in natura prepotentemente nell’Asia centrale, poi coltivata da Persiani ed Egizi, “importata” da Greci e Romani, quindi alquanto dimenticata attraverso i secoli sino poi alle Crociate, che la diffusero in Europa.<br />
Sinora non possediamo evidenze paleobotaniche circa una presenza di rose a Libarna, il <em>municipium</em> romano in Valle Scrivia (Comune di Serravalle (AL)), ma è verosimile che se ne incontrassero, e anche da qui si svilupperebbe, secondo alcuni, il legame profondo della rosa coi territori della Valle. Secondo un’altra teoria, che mi piace citare benché sempre ipotetica, la Valle si trova ad un giorno di cammino da Genova ed era sulla “rotta” delle mercanzie viaggianti a dorso di mulo dal mare alla Padanìa. A Busalla sorgeva un imponente cenobio che accoglieva i pellegrini e i viandanti, e i monaci &#8211; sempre ottimi agronomi e speziali &#8211; v’avrebbero impiantato le prime coltivazioni di rose, come piante officinali&#8230;</p>
<p>Quel che avete appena letto è un &#8220;assaggio&#8221; del volume <strong><em>Valle Scrivia, l&#8217;appetito vien camminando</em></strong>, dedicato a questo territorio dell&#8217;entroterra genovese, un volume d&#8217;imminente pubblicazione, per il quale ho avuto la preziosa collaborazione di Luisa Puppo, anglista ed esperta di turismo in Liguria, e di Riccardo Poggio, guida ambientale escursionistica per la Liguria.<br />
Stay tuned! Sarà anche un manuale operativo, un kit di attrezzi per chi voglia visitare la Valle ma anche per chi la abita e chi la amministra.<br />
<strong>Umberto Curti<br />
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<p>(Luisa Puppo e Umberto Curti, grazie a vaste competenze ed esperienze ormai trentennali a fianco di territori e imprese, propongono consulenze, marketing, social media e attività formative per le destinazioni turistiche, l’enogastronomia e il commercio, con specifici focus sul turismo esperienziale, lo storytelling, l’escursionismo coste/entroterra, e le traduzioni da/in inglese. Contattaci senza impegno su <a href="mailto:info@ligucibario.com">info@ligucibario.com</a>)<a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2025/01/Umbi-bottiglia.jpg"><img class="size-medium wp-image-25120" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2025/01/Umbi-bottiglia-275x300.jpg" alt="Umberto Curti" width="275" height="300" /></a></p>
<p>Umberto Curti</p>
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		<title>L&#8217;Attestato d&#8217;onore ENTEL alla carriera</title>
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		<pubDate>Thu, 30 Apr 2026 12:13:30 +0000</pubDate>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2026/04/entel.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-30032" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2026/04/entel-300x172.jpg" alt="smart" width="300" height="172" /></a></p>
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<p>Martedì 28 aprile, presso il Salone di rappresentanza di Palazzo Doria Tursi (Comune di Genova), nell’àmbito dell’articolata iniziativa “Genova e la Liguria alla ricerca delle origini” patrocinata dal Comune, mi è stato conferito l’Attestato d’onore ENTEL al merito didattico e culturale.</p>
<p>Attestato che si “connette” a tutto ciò (docenze, consulenze, saggistica, eventi, divulgazione online…) con cui ho fin qui inteso contribuire alla valorizzazione di Genova, della Liguria, delle produzioni locali.</p>
<p>Dinanzi ad un folto pubblico, ho peraltro avuto anche il piacere di salutare coloro cui mi legano rapporti di amicizia e/o professionali, coloro – sovente &#8211; con cui ho condiviso/condivido significativi tratti di una carriera ormai trentennale&#8230;</p>
<p>I molti Relatori ed il succedersi dei diversi momenti hanno imposto alla giornata e ai singoli interventi una certa rapidità e sintesi.</p>
<p>Da parte mia, accanto all&#8217;amica Anna Maria Campello (Vicepresidente dei &#8220;Liguri nel mondo&#8221; che molto apprezza e incoraggia il mio lavoro), ho brevemente tratteggiato la mia “identità” di genovese e le sfide principali che oggi il lavoro (e l’antropocene) impone. Nella difesa e valorizzazione della biodiversità, delle filiere brevi e pulite, delle cultivar autoctone, dei prodotti certificati, della qualità che garantisce buonessere. In antitesi ai cibi spazzatura, agli OGM, alle contraffazioni dell’Italian sounding, alle agromafie.</p>
<p><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2025/02/villa-dp-museo-archeo-pegli.jpg"><img class="size-medium wp-image-25202" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2025/02/villa-dp-museo-archeo-pegli-300x245.jpg" alt="museo archeologico di genova pegli" width="300" height="245" /></a></p>
<p>Mi chiedessero se, ripensando al mio percorso e ad alcuni traguardi raggiunti, io mi senta debitore a qualcuno, nominerei soltanto Luisa Puppo, titolare dell’attività di cui sono socio. E rivolgerei un piccolo grazie alla commercialista la quale, pur avendo un carattere perfino peggiore del mio, in tutti questi anni è riuscita a tenerci lontani i grattacapi e alcune incombenze di quella burocrazia che sottrae, insensatamente, non poco tempo al lavoro d&#8217;impresa vero.</p>
<p>Chi tuttavia – nelle conversazioni “dietro le quinte” – ha voluto conoscermi un po’ meglio, ha avuto dinanzi a sé un “ragazzo” 63enne, nato a Varazze ma giunto quasi subito a Genova alla Foce (dove tuttora risiedo). Cresciuto in una tipica famiglia borghese – papà libero professionista, mamma casalinga – in cui si parlava il genovese, si ascoltavano i sublimi dischi di Giuseppe Marzari, si mangiavano taggiaen, çimma, stocchefisce…, e si tifavano Genoa e Sampdoria. Ebbene sì, fra mio padre, genoano, e me vigeva un derby.</p>
<p>Dopo la laurea e un’importante esperienza nel marketing di un’azienda bolognese, decisi di cimentarmi in qualcosa che fosse nuovo e mio. 30 anni di turismo, ora guardandomi indietro, hanno davvero rappresentato un’era geologica, capace di produrre nel globo mutamenti epocali, deregulation, accelerazioni violente, tsunami.</p>
<p>Ma a partire dal 1992, con l’apertura del Porto Antico, finalmente anche Genova iniziò a credere nella propria vocazione turistica. E negli anni seguenti io stesso molto mi battei affinché entrasse – bella com’è – nelle destinazioni heritage. Promuovendosi – lunga e policentrica com’è – anche nelle risorse meno “immediate”, i forti, le ville, il trenino di Casella, il cimitero monumentale di Staglieno, l’acquedotto storico…</p>
<p>Da addetto ai lavori, ovviamente, percepivo i punti di forza della città ma anche i suoi punti di debolezza, la necessità di destagionalizzare meglio gli arrivi, di formare imprese e inoccupati ad un’accoglienza più sistemica, di diffondere la conoscenza dell’inglese, dello storytelling, e via via del social media marketing.</p>
<p>Lo confesso: dopo 30 anni lavorare mi piace ancora. Vivo tra l’altro a contatto d’innumerevoli patrimoni UNESCO: l’arte dei muretti a secco, la dieta mediterranea, i palazzi dei Rolli, la convivialità della cucina italiana, tutto ciò mi stimola.</p>
<div id="attachment_25855" style="width: 310px" class="wp-caption alignleft"><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2025/03/DSCN8693.jpg"><img class="size-medium wp-image-25855" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2025/03/DSCN8693-300x225.jpg" alt="croxetti" width="300" height="225" /></a><p class="wp-caption-text">croxetti</p></div>
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<p>E progressivamente il mio pathos nei confronti della storia dell’alimentazione è diventato parte quasi prevalente del mio mestiere. Qualcosa che mi lega a Gino Veronelli, a Mario Soldati…, ma anche a Nino Bergese, a Ferrer Manuelli, ad Angelo Paracucchi.</p>
<p>E naturalmente a Giovanni Rebora, cui il 5 maggio alle 17.00 non a caso dedicherò un evento alla Biblioteca Civica “Saffi”.</p>
<p>La mia quotidianità sovente è fatta di olii, vini, finger food, salse da mortaio. Questa piattaforma, Ligucibario®, è ormai assurta a fonte privilegiata quanto a indicizzazione nelle ricerche sulla cucina ligure. In moltissimi casi, chi vuole approfondire i temi dell’enogastronomia ligure vi s’imbatte subito. L’IA definisce Ligucibario® “una istituzione digitale”, e mi lusinga…</p>
<p>Ho pubblicato oltre 20 saggi, ho organizzato o preso parte a circa 450 tra convegni, gustincontri… E tuttavia, di fatto, ho sempre perseguito un unico obiettivo: la tutela valorizzante del genius loci.</p>
<p>In tal senso l’enogastronomia è una vera e propria password, preziosa ed infallibile. Il cibo infatti costituisce, inevitabilmente, il modo d’essere di una comunità. Studiare la cucina di un popolo significa comprendere ciò che esso ha coltivato, allevato, pescato, importato…</p>
<p>Queste “microstorie” valgono ad inquadrare la storia molto più degli avvenimenti che di solito ci proponevano a scuola, imperi guerre battaglie trattati di pace sovrani dittatori… Da Bloch a Febvre, da Camporesi a Le Goff, da Braudel a Matvejevic, è ormai chiara la tipologia di contenuti ai quali mi ispiro.</p>
<p>Finanche il turismo cosiddetto esperienziale oggi ci chiede questo: ovvero di condividere i nostri riti e ritmi, i nostri borghi, le nostre ricette. E’ un turismo positivamente immersivo, relazionale, che ama partecipare delle nostre giornate, esser parte delle nostre comunità, comprendere le diacronie che ci rendono quel che siamo. Non di rado conosce Rubaldo Merello, Eugenio Montale, Francesco Biamonti.</p>
<p>Ed io stesso, da parte mia, come Giorgio Caproni, “Quando mi sarò deciso d’andarci, in paradiso ci andrò con l’ascensore di Castelletto, nelle ore notturne, rubando un poco di tempo al mio riposo”… Beninteso, dopo altri 30 anni di lavoro.<br />
<strong>Umberto Curti<br />
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<p>(Luisa Puppo e Umberto Curti, grazie a vaste competenze ed esperienze ormai trentennali a fianco di territori e imprese, propongono consulenze, marketing, social media e attività formative per le destinazioni turistiche, l’enogastronomia e il commercio, con specifici focus sul turismo esperienziale, lo storytelling, l’escursionismo coste/entroterra, e le traduzioni da/in inglese. Contattaci senza impegno su <a href="mailto:info@ligucibario.com">info@ligucibario.com</a>)</p>
<p><strong><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2025/05/dop-riviera-ligure.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-26203" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2025/05/dop-riviera-ligure-193x300.jpg" alt="dop riviera ligure" width="193" height="300" /></a><br />
</strong></p>
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