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	<title>Ligucibario &#187; fieschi</title>
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		<title>Valle Scrivia, l&#8217;appetito vien camminando</title>
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		<pubDate>Fri, 21 Aug 2026 14:01:29 +0000</pubDate>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2026/08/APPETITO-VIEN-CAMMINANDO-DEF.png"><img class="alignleft size-medium wp-image-30530" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2026/08/APPETITO-VIEN-CAMMINANDO-DEF-192x300.png" alt="APPETITO VIEN CAMMINANDO DEF" width="192" height="300" /></a><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2026/08/APPETTITO-VIEN-CAMMINANDO-IMMAGINE-CANVA.png"><br />
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<h2>Il progetto “Valle Scrivia, l’appetito vien camminando”</h2>
<p>Prende sempre più forma il volume (ed il relativo progetto) “Valle Scrivia, l’appetito vien camminando”. Un’intuizione di <strong>Umberto Curti</strong>, condivisa con <strong>Riccardo Poggio</strong> (Guida ambientale escursionistica) e <strong>Luisa Puppo</strong> (anglista, esperta di turismi internazionali).</p>
<h2>Valle Scrivia, case study interdisciplinare</h2>
<p>La Valle Scrivia dunque al centro dei riflettori, anche come sorta di “caso-studio”, ma Valle Scrivia presente, tramite percorsi lavorativi e interiori diversificati, nel vissuto di tutte e tre le professionalità di cui sopra. Umberto Curti vi lavorò ripetutamente, Riccardo Poggio risiede a Casella, Luisa Puppo trascorse tutte le sue estati giovanili a Savignone.<br />
<iframe title="YouTube video player" src="https://www.youtube.com/embed/eTZh3LE2IIs?si=LAWqTs8DRvx9JjrN" width="560" height="315" frameborder="0" allowfullscreen="allowfullscreen"></iframe></p>
<h2>Interpretare e promuovere il territorio</h2>
<p>“Valle Scrivia, l’appetito vien camminando” è anzitutto una pubblicazione (di prossima uscita) per interpretare e promuovere il territorio nei suoi molti e positivi aspetti di biodiversità, storia, cultura, tradizioni, <em>sapori</em>. Alla descrizione dei Comuni interessati si aggiunge quella di vari e specifici tematismi (una quindicina) che non da oggi connotano la valle: dalle vicende dei Fieschi alla coltivazione delle rose, dall’economia delle carbonaie alla cultura del castagno…</p>
<h2>Un manuale operativo per la Valle Scrivia: strumenti e contenuti</h2>
<p>Interviste, ricette locali, itinerari escursionistici, cronologie di eventi, glossario terminologico, e una vastissima bibliografia completano un’opera che davvero, sinora, non trova eguali corrispondenze, e può dunque rappresentare una lettura preziosa, quasi un “kit di attrezzi”, sia per chi visiti i borghi della valle sia per chi vi viva o li amministri, sia per chi operi nel turismo, nel commercio, nella ristorazione&#8230;</p>
<p>Lo “confessiamo”: non ci è via via risultata estranea la lezione di professionalità, pensatori e saggisti del calibro di Pier Paolo Pasolini, Zygmunt Bauman, Annibale Salsa, Luca Mercalli, Vito Teti, Franco Arminio, Paolo Rumiz…</p>
<p>Ma <em>il gruppo di lavoro che è andato creandosi</em> (Umberto Curti, Riccardo Poggio, Luisa Puppo) conosce profondamente il territorio e ha trentennale esperienza nell’àmbito del marketing turistico e della consulenza-formazione. E’ stata in tal senso realizzata, pertanto, una SWOT analysis, che ovviamente ha evidenziato anche le numerose criticità, i ritardi, le arretratezze che nell’insieme condizionano l’offerta di un prodotto “Valle Scrivia”, sommandosi – inevitabilmente &#8211; a quelle problematiche sociali ed economiche che oggi inducono a concludere “non c’è più tempo”.</p>
<h2>La Valle Scrivia nell’antropocene: criticità e sfide del turismo</h2>
<p>Questo nostro tempo, infatti, sconta purtroppo un antropocene, che ci minaccia col cambiamento climatico, con la globalizzazione che desertifica il commercio di prossimità, con le disparità d’ogni genere, ed inoltre negli entroterra liguri si notano tendenzialmente una senilizzazione/denatalità demografica (1), un taglio dei servizi (si pensi in primis ai trasporti), una debolezza infrastrutturale e digitale, nonché numerose altre dinamiche molto preoccupanti anche in relazione al cosiddetto <a href="https://www.ligucibario.com/overtourism-undertourism/" target="_blank">undertourism</a>… Dinamiche contro le quali la demagogia e il conservatorismo (sempre a buon mercato e talora opportunistico) a niente servono.</p>
<p>Il rischio connesso all’inerzia sarebbe quello di destinare la valle, nella migliore delle ipotesi, ad una mera sopravvivenza. E sebbene il turismo stesso non valga &#8220;ipso facto&#8221; da bacchetta magica, è pur vero che una sagace valorizzazione dei luoghi, con le sue ricadute reddituali, relazionali ecc., è anche la loro miglior forma di tutela.</p>
<h2>Prospettive di marketing turistico e formazione per la Valle Scrivia</h2>
<p>A tal proposito, “Valle Scrivia, l’appetito vien camminando” s’irradierà in molte direzioni. Prefigura e vuol comprendere in concreto, a lato della pubblicazione, anzitutto un piano di marketing della valle (si badi: della valle, non dei singoli Comuni) e alcuni momenti formativi su misura dei soggetti economici, affinché reggano meglio gli urti, le deregulation e le brutali accelerazioni del presente. Intendiamo momenti dedicati – fra l’altro &#8211; ad una conoscenza operativa ed efficace della lingua inglese, ad un uso mirato del web e dei social, ad una familiarità maggiore con lo storytelling, là dove il turismo esperienziale ama immergersi intensamente nelle “quotidianità” che lo ospitano, ed esige quindi un’accoglienza sempre più peculiare e sempre meno spontaneistica o lasciata al caso.<br />
<iframe title="YouTube video player" src="https://www.youtube.com/embed/LpGAiwvSBNM?si=tktBE8Qz22b-3mHG" width="560" height="315" frameborder="0" allowfullscreen="allowfullscreen"></iframe></p>
<h2>Verso una “Genius loci academy”</h2>
<p>In sinergia con quanto sopra, <em>un ulteriore obiettivo</em> è la nascita di una “Genius loci academy”, con possibile sede in valle, la quale affiancherebbe – con strategie di mercato e sessioni di training – le destinazioni, gli assessorati, i sodalizi e le imprese interessate verso prospettive al passo coi tempi, i quali ci mostrano in aumento un interessante fenomeno definito <a href="https://www.ligucibario.com/ligucibario-pioniere-del-townsizing/" target="_blank">townsizing</a>, ovvero la crescita d’attenzione &#8211; specie da parte dei giovani! &#8211; verso località meno note ed affollate, fenomeno che evidentemente anche in Valle Scrivia andrebbe colto per tempo. I “concorrenti”, come noto, non aspettano, si stanno già dando da fare…</p>
<h2>Un approccio tecnico e indipendente</h2>
<p>Il gruppo di lavoro che va ultimando “Valle Scrivia, l’appetito vien camminando” non è uso pressare chi non intenda ascoltare, né è uso proporre fumo. Riteniamo, viceversa, per esperienze pregresse ed autorevolezza, di costituire un’opportunità, tecnica e apolitica, là dove la coscienza delle urgenze turistiche finalmente induca/favorisca nei luoghi e presso le amministrazioni una tendenza al rinnovamento, che per molti aspetti non è più procrastinabile… Chiunque voglia contattarci può scrivere a info@ligucibario.com.</p>
<h2>“Valle Scrivia, l’appetito vien camminando”: prossimi appuntamenti</h2>
<p>Siamo infine lieti di comunicare a tutti gli amici Lettori di Ligucibario®, i quali da tanti anni non sono poi pochi, che “Valle Scrivia, l’appetito vien camminando” trova, grazie ad un gentile invito di Paolo Brassesco (2), il primo palcoscenico in occasione di <strong>Mundantigu 2026</strong>, il significativo e vivissimo evento in calendario a Valbrevenna il 6 settembre prossimo. Arrivederci, quindi, quel giorno alle 14.30!</p>
<h2>Il progetto negli articoli di Ligucibario®</h2>
<p>Qui di seguito i link a tutti gli articoli sin qui già dedicati al progetto da Umberto Curti (l&#8217;ultimo, il 14mo, è forse il più importante di tutti). Buona lettura e buona Valle Scrivia.</p>
<p><a title="isola del cantone" href="https://www.ligucibario.com/isola-del-cantone/" target="_blank">Isola del Cantone, <em>insula</em> in posizione felice</a></p>
<p><a title="ronco scrivia" href="https://www.ligucibario.com/ronco-scrivia-lascia-che-si-sveli/" target="_blank">Ronco Scrivia, lascia che si sveli</a></p>
<p><a title="crocefieschi" href="https://www.ligucibario.com/crocefieschi-fliscana-crux/" target="_blank">Crocefieschi, fliscana crux</a></p>
<p><a title="savignone" href="https://www.ligucibario.com/savignone-una-verde-esperienza/" target="_blank">Savignone, una verde esperienza</a></p>
<p><a title="valbrevenna" href="https://www.ligucibario.com/valbrevenna-antola/" target="_blank">Valbrevenna, ad un passo dall&#8217;Antola</a></p>
<p><a title="busalla" href="https://www.ligucibario.com/busalla-rose-valle-scrivia/" target="_blank">Busalla, il luogo delle rose</a></p>
<p><a title="casella" href="https://www.ligucibario.com/casella-mercato-appennino/" target="_blank">Casella, mercato dell&#8217;Appennino</a></p>
<p><a title="montoggio" href="https://www.ligucibario.com/montoggio-i-luoghi-del-racconto-e-della-fede/" target="_blank">Montoggio, i luoghi del racconto e della fede</a></p>
<p><a title="vobbia" href="https://www.ligucibario.com/vobbia-e-il-suo-castello-dentro-la-pietra/" target="_blank">Vobbia e il suo castello dentro la pietra</a></p>
<p><a href="https://www.ligucibario.com/torriglia-di-santi-poeti-e-motobikers/" target="_blank">Torriglia, di santi, poeti e&#8230; motobikers</a> &#8211; Torriglia è pertinente alla Val Trebbia, ma l&#8217;area costituisce una naturale &#8220;cerniera&#8221; con la Valle Scrivia, tanto più visto che entrambi i corsi d&#8217;acqua nascono sul monte Prelà</p>
<p><a title="patate" href="https://www.ligucibario.com/patate-diabolica-rivoluzione/" target="_blank">Patate, diabolica rivoluzione</a></p>
<p><a title="stagioni e ruralità a tavola" href="https://www.ligucibario.com/stagioni-e-ruralita-a-tavola/" target="_blank">Stagioni e ruralità a tavola</a></p>
<p><a title="birra artigianale valle scrivia" href="https://www.ligucibario.com/birra-artigianale-e-valle-scrivia/" target="_blank">Birra artigianale e valle Scrivia</a></p>
<p><a title="rose della valle scrivia" href="https://www.ligucibario.com/le-rose-della-valle-scrivia-la-valle-delle-rose/" target="_blank">Le rose della valle Scrivia, la valle delle rose</a></p>
<p><a href="https://www.ligucibario.com/la-bella-di-torriglia-un-dipinto-e-una-torta/" target="_blank">La bella di Torriglia, un dipinto e una torta</a> &#8211; Torriglia è pertinente alla Val Trebbia, ma l&#8217;area costituisce una naturale &#8220;cerniera&#8221; con la Valle Scrivia, tanto più visto che entrambi i corsi d&#8217;acqua nascono sul monte Prelà</p>
<p><a title="viaggio in valle scrivia" href="https://www.ligucibario.com/viaggio-in-valle-scrivia-uno-sguardo-di-marketing/" target="_blank">Viaggio in valle Scrivia, uno sguardo di marketing</a></p>
<p>(1)in base ai censimenti consultati, dal 2001 purtroppo tutte le località della valle, con l’eccezione di Casella, Montoggio e Valbrevenna, denotano decrementi demografici. Nell’ultimo ventennio si sono persi, purtroppo, ben circa 1.500 abitanti, il saldo è maggiormente negativo su Busalla, Ronco Scrivia e Vobbia, quest’ultima – pur conteggiando anche le 5 frazioni &#8211; può contare, ormai, solo su una popolazione di circa 370 abitanti, ed invece in quella vallicola montana erano oltre 3.300 nel 1871, circa 250 – si pensi &#8211; più di Busalla…</p>
<p>(2)Consigliere comunale di maggioranza a Valbrevenna con deleghe a turismo, cultura e sport.</p>
<p><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2026/08/APPETITO-VIEN-CAMMINANDO-DEF.png"><img class="alignleft size-medium wp-image-30530" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2026/08/APPETITO-VIEN-CAMMINANDO-DEF-192x300.png" alt="APPETITO VIEN CAMMINANDO DEF" width="192" height="300" /></a></p>
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<p><em><a href="https://www.ligucibario.com/umberto-curti-luisa-puppo/" target="_blank"><strong data-start="1087" data-end="1118">Umberto Curti e Luisa Puppo</strong></a>, grazie a competenze ed esperienze maturate in oltre trent’anni di attività a fianco di territori e imprese, sviluppano consulenze e percorsi formativi per <strong data-start="1275" data-end="1366">destinazioni turistiche, operatori e realtà impegnate nella valorizzazione territoriale</strong>.</em></p>
<p data-start="1369" data-end="1644"><em>Attraverso Ligucibario® promuovono strategie fondate su <strong data-start="1425" data-end="1510">marketing territoriale, turismo esperienziale, storytelling e identità dei luoghi</strong>, con particolare attenzione alle relazioni tra comunità, patrimonio culturale, enogastronomia e nuove forme di fruizione sostenibile.</em></p>
<p data-start="1369" data-end="1644"><em>Umberto Curti e Luisa Puppo collaborano con enti, imprese e territori attraverso consulenza, formazione e valorizzazione territoriale. </em></p>
<p data-start="1369" data-end="1644"><em>Allo specifico progetto &#8220;Valle Scrivia, l&#8217;appetito vien camminando&#8221; collabora anche Riccardo Poggio, Guida ambientale escursionistica attiva in Liguria, specie nell&#8217;entroterra genovese e area Antola, ove partecipa a vari progetti e attività.</em></p>
<p data-start="1369" data-end="1644"><em>Per informazioni e approfondimenti, scrivi a <a class="decorated-link cursor-pointer" rel="noopener" data-start="631" data-end="651">info@ligucibario.com</a>.</em></p>
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		<title>Crocefieschi, fliscana crux</title>
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		<pubDate>Thu, 06 Aug 2026 11:52:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Luisa]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>&#160; &#160; &#160; &#160; &#160; &#160; Crocefieschi. Ha pur esso i colori dei Fieschi, nell’altero stemma comunale, questo delizioso paesino dell’entroterra genovese, una “Rio Bo” di circa 600 abitanti (1) a 750 m sul livello del mare, dove alcuni zeneixi, la facoltosa borghesia del capoluogo, un secolo fa non a caso eressero &#8211; com’era loro ...<a class="post-readmore" href="https://www.ligucibario.com/crocefieschi-fliscana-crux/">leggi tutto</a></p>
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				<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_30467" style="width: 310px" class="wp-caption alignleft"><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2026/08/crocefieschi-riccardo.jpg"><img class="size-medium wp-image-30467" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2026/08/crocefieschi-riccardo-300x142.jpg" alt="crocefieschi" width="300" height="142" /></a><p class="wp-caption-text">crocefieschi</p></div>
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<p>Crocefieschi. Ha pur esso i colori dei Fieschi, nell’altero stemma comunale, questo delizioso paesino dell’entroterra genovese, una “Rio Bo” di circa 600 abitanti (1) a 750 m sul livello del mare, dove alcuni <em>zeneixi</em>, la facoltosa borghesia del capoluogo, un secolo fa non a caso eressero &#8211; com’era loro abitudine &#8211; dimore eleganti, per la villeggiatura estiva.</p>
<p>Da qui non a caso originava quel percorso &#8220;classico&#8221; per l’Antola (lungo i fianchi del Monte Schigonzo, la dorsale che serra a nord la Val Brevenna, poi il Monte Buio), percorso seguito soprattutto dai primi escursionisti che, per puro svago, vi salivano proprio verso la fine dell&#8217;Ottocento. L’uso delle famiglie era di inerpicarsi in serata (con muli per i viveri e per chi poco camminava) per giungere in vetta a notte inoltrata, sistemarsi in stalle e fienili, e così attendere di ammirare con l&#8217;alba i tre cosiddetti &#8220;salti&#8221; del sole. Si soleva farlo anzitutto la notte del 28 giugno, per i Santi Pietro e Paolo; si mangiava all&#8217;osteria “Musante” e nel pomeriggio una fisarmonica induceva i balli&#8230;</p>
<p>Situata nella media Valle, fra le valli dei torrenti Seminella, Vobbia e Brevenna, tutti affluenti della Scrivia, Crocefieschi (l’antica Palixono o Parissone) ha strette viuzze acciottolate le quali conducono i visitatori attraverso un dedalo di case in pietra e d’angoli nascosti, che narrano storie – e valichi &#8211; di secoli.<br />
<iframe title="YouTube video player" src="https://www.youtube.com/embed/156smDKos9Q?si=sCWWMMd6sWGU9pvU" width="560" height="315" frameborder="0" allowfullscreen="allowfullscreen"></iframe></p>
<p>Il paese, di crinale ma lineare, è ancora distribuito intorno ad un asse centrale in pavé (macadam), che è per così dire il viale dei commerci. Commerci antichi di secoli, se Crocefieschi – già abitata nell’Età del bronzo e romana &#8211; è risultata sin dal Medioevo un crocevia per quelle carovane che viaggiavano fra la costa ligure e la Padanìa, lungo la cosiddetta “Via della Salata”.</p>
<p>Sappiamo da un documento fondamentale che nel 1164 il Barbarossa, acerrimo nemico delle autonomie comunali, donò il luogo ai Malaspina, i quali – come tutti i potenti del tempo &#8211; lucravano con le “volte” ovvero i dazi (e Opizzo Malaspina accompagnò il Barbarossa in un tortuosissimo viaggio dalla Lunigiana a Pavia (2)). Barbarossa intese punire la Diocesi di Tortona per la condotta a lui avversa durante la campagna in Italia. Poi il luogo tornò ai Marchesi di Gavi. Che lo cedettero poco dopo a Genova. Attorno alla metà del secolo XIII (1242-1252) il feudo di Savignone, comprendente anche Croce, finì sotto i Fieschi, Conti di Lavagna. I due feudi (Savignone e Croce) furono suddivisi amministrativamente nel 1678. Il dominio Fieschi si prolungò fino al 1797, quando come noto i Feudi Imperiali cessarono per mano di Napoleone. L’ultima Signoria feudale fu quella di Agostino Innocenzo Fieschi, con investitura l’8 maggio 1794.</p>
<p>Il toponimo si lega dunque al fatto che i Fieschi, qui e lungo tratti della Liguria di levante, pur con alterne vicende furono signori un po’ dappertutto, e in particolare a Crocefieschi dal 1253 (al 1797)…</p>
<p>Tutto questo e tanto altro vado in questi mesi approfondendo nel manuale operativo “<a href="https://www.ligucibario.com/valle-scrivia-appetito-vien-camminando/" target="_blank"><strong>Valle Scrivia, l’appetito vien camminando</strong></a>” in via di ultimazione, anche grazie al contributo di <strong>Luisa Puppo</strong> (anglista ed esperta di turismo internazionale) e di <strong>Riccardo Poggio</strong>, Guida ambientale escursionistica. Stay tuned!<br />
<iframe title="YouTube video player" src="https://www.youtube.com/embed/eTZh3LE2IIs?si=qnbuTetYn-1Ntaiy" width="560" height="315" frameborder="0" allowfullscreen="allowfullscreen"></iframe></p>
<p><iframe title="YouTube video player" src="https://www.youtube.com/embed/LpGAiwvSBNM?si=YsRr3DdB49BbdC8m" width="560" height="315" frameborder="0" allowfullscreen="allowfullscreen"></iframe><br />
<strong>Umberto Curti</strong></p>
<div id="attachment_25120" style="width: 285px" class="wp-caption alignleft"><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2025/01/Umbi-bottiglia.jpg"><img class="size-medium wp-image-25120" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2025/01/Umbi-bottiglia-275x300.jpg" alt="Umberto Curti" width="275" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">Umberto Curti</p></div>
<p><em><a href="https://www.ligucibario.com/umberto-curti-luisa-puppo/" target="_blank"><strong data-start="1087" data-end="1118">Umberto Curti e Luisa Puppo</strong></a>, grazie a competenze ed esperienze maturate in oltre trent’anni di attività a fianco di territori e imprese, sviluppano consulenze e percorsi formativi per <strong data-start="1275" data-end="1366">destinazioni turistiche, operatori e realtà impegnate nella valorizzazione territoriale</strong>.</em></p>
<p data-start="1369" data-end="1644"><em>Attraverso Ligucibario® promuovono strategie fondate su <strong data-start="1425" data-end="1510">marketing territoriale, turismo esperienziale, storytelling e identità dei luoghi</strong>, con particolare attenzione alle relazioni tra comunità, patrimonio culturale, enogastronomia e nuove forme di fruizione sostenibile.</em></p>
<p data-start="1369" data-end="1644"><em>Umberto Curti e Luisa Puppo collaborano con enti, imprese e territori attraverso consulenza, formazione e valorizzazione territoriale. Per informazioni e approfondimenti, scrivi a <a class="decorated-link cursor-pointer" rel="noopener" data-start="631" data-end="651">info@ligucibario.com</a>.</em></p>
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		<title>Savignone, una verde esperienza</title>
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		<pubDate>Wed, 29 Jul 2026 16:44:54 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>&#160; &#160; &#160; &#160; &#160; &#160; Savignone sorge su una frana sgretolatasi in epoca antichissima dal sovrastante Monte Pianetto e consolidatasi su un fondo di rocce conglomerate; è un borgo nel verde, che fu vicus romano e che attende i visitatori a circa 500 m sul livello del mare, e oggi conta circa 3.000 abitanti. ...<a class="post-readmore" href="https://www.ligucibario.com/savignone-una-verde-esperienza/">leggi tutto</a></p>
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				<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_30453" style="width: 310px" class="wp-caption alignleft"><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2026/07/riccardo1.jpg"><img class="size-medium wp-image-30453" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2026/07/riccardo1-300x157.jpg" alt="savignone...in carrozza" width="300" height="157" /></a><p class="wp-caption-text">savignone&#8230;in carrozza</p></div>
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<p>Savignone sorge su una frana sgretolatasi in epoca antichissima dal sovrastante Monte Pianetto e consolidatasi su un fondo di rocce conglomerate; è un borgo nel verde, che fu <em>vicus</em> romano e che attende i visitatori a circa 500 m sul livello del mare, e oggi conta circa 3.000 abitanti. Personalmente, me ne innamorai una vita fa ammirando un dipinto di Serafino De Avendaño custodito alla GAM-Galleria d&#8217;arte moderna di Genova Nervi.</p>
<p>Antica postazione fliscana (Ponte, a fondovalle, fungeva da &#8220;avamposto&#8221;), Savignone vive una posizione privilegiata, poiché le imponenti rocce di conglomerato le proteggono le spalle dai venti. L’area, come detto, fu abitata <em>ab antiquo</em>, da tempi quasi immemorabili come ci svelano le tombe identificate in località Camiaschetta e i reperti dell’Età del bronzo in località Renesso, ora custoditi dal Museo Archeologico di Isola del Cantone.</p>
<p>Il toponimo ha indotto teorie di quando in quando fantasiose, tuttavia potrebbe forse – ancora una volta &#8211; legarsi al nome di persona <em>Sabinus/Sabinius</em>, il nome di qualcuno che possedeva terre.</p>
<p>Anche qui la geografia si mescola costantemente alla storia, e viceversa. La frazione di Isorelle rappresentava di fatto l’antico confine tra le proprietà dei Fieschi e quelle degli Spinola, è l’area in cui la Scrivia piega decisamente il proprio corso, e l’andamento est-ovest si tramuta in sud-nord.<br />
<iframe title="YouTube video player" src="https://www.youtube.com/embed/iuXSpeZesVw?si=9KmilAxZ3bgGPPVf" width="560" height="315" frameborder="0" allowfullscreen="allowfullscreen"></iframe></p>
<p>Naturalisticamente Savignone si scopre e si frequenta alla scoperta delle fioriture primaverili ed estive, dei funghi prelibati, dell’avifauna, dei cervidi che da qualche anno popolano intensamente i boschi, e delle tracce del più cauto fra i frequentatori d’Appennino: il lupo.</p>
<p>Ricordata dalle guide del primo ‘900 come “Perla dell’Appennino ligure, città giardino”, durante il secolo scorso anche Savignone accoglieva la buona società genovese in villeggiatura (di quella époque rimangono infatti le pregevoli ville costruite da metà ‘800, Odero, Grondona, Grendi, Gatto (1), Garré, Solaro, Ragnoli…, talora progetto di architetti come Giuseppe Crosa di Vegnagni e Gino Coppedè). Ed era dotata, come apprendiamo anche leggendo lo storico Emanuele Celesia (1874), perfino di terme, per benefiche idroterapie (2). Ma si può aggiungere che un turismo di livello, così come le frequentazioni dell’alta borghesia genovese, durarono a Savignone addirittura sino agli anni ’60-’70 del Novecento, come avrebbe potuto testimoniare mio suocero, Mingo Puppo, persona quanto mai creativa, che all’epoca ricoprì talvolta la carica di Vicepresidente della Pro Loco.</p>
<p>Tutto questo e tanto altro vado in questi mesi approfondendo nel manuale operativo “<a href="https://www.ligucibario.com/valle-scrivia-appetito-vien-camminando/" target="_blank"><strong>Valle Scrivia, l’appetito vien camminando</strong></a>” in via di ultimazione, anche grazie al contributo di <strong>Luisa Puppo</strong> (anglista ed esperta di turismo internazionale) e di <strong>Riccardo Poggio</strong>, Guida ambientale escursionistica. Stay tuned!<br />
<iframe title="YouTube video player" src="https://www.youtube.com/embed/eTZh3LE2IIs?si=QZoh5Zeq5RddoGDl" width="560" height="315" frameborder="0" allowfullscreen="allowfullscreen"></iframe></p>
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<p><strong>Umberto Curti</strong></p>
<p><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2025/02/umberto.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-25493" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2025/02/umberto-186x300.jpg" alt="umberto" width="186" height="300" /></a></p>
<p class="PDq2pG_selectionAnchorContainer" data-start="1087" data-end="1367"><em><a href="https://www.ligucibario.com/umberto-curti-luisa-puppo/" target="_blank"><strong data-start="1087" data-end="1118">Umberto Curti e Luisa Puppo</strong></a>, grazie a competenze ed esperienze maturate in oltre trent’anni di attività a fianco di territori e imprese, sviluppano consulenze e percorsi formativi per <strong data-start="1275" data-end="1366">destinazioni turistiche, operatori e realtà impegnate nella valorizzazione territoriale</strong>.</em></p>
<p data-start="1369" data-end="1644"><em>Attraverso Ligucibario® promuovono strategie fondate su <strong data-start="1425" data-end="1510">marketing territoriale, turismo esperienziale, storytelling e identità dei luoghi</strong>, con particolare attenzione alle relazioni tra comunità, patrimonio culturale, enogastronomia e nuove forme di fruizione sostenibile.</em></p>
<p data-start="1369" data-end="1644"><em>Umberto Curti e Luisa Puppo collaborano con enti, imprese e territori attraverso consulenza, formazione e valorizzazione territoriale. Per informazioni e approfondimenti, scrivi a <a class="decorated-link cursor-pointer" rel="noopener" data-start="631" data-end="651">info@ligucibario.com</a>.</em></p>
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		<title>Valbrevenna, ad un passo dall&#8217;Antola</title>
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		<pubDate>Mon, 20 Jul 2026 13:26:14 +0000</pubDate>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2026/07/valbrevenna1.png"><img class="alignleft size-medium wp-image-30418" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2026/07/valbrevenna1-300x243.png" alt="valbrevenna" width="300" height="243" /></a></p>
<p>Chi voglia abbracciare dall’alto Valbrevenna dovrebbe salire anzitutto a Vaccarezza, un “balcone” il cui toponimo si lega evidentemente all&#8217;allevamento delle vacche. Dai carolingi come da studiosi del Novecento &#8220;evinciamo&#8221; non a caso che i formaggi e il burro locali dovevano esser meravigliosi.</p>
<p>Molti collegano – correttamente &#8211; il toponimo Valbrevenna ad una valle, ma ormai essa è forse prima di tutto un “paese”, di 750-1000 abitanti… La Val Brevenna infatti, acquisendo anche fazzoletti di terra dai Comuni di Savignone, Casella e Montoggio, si costituì in unico Comune a fine Ottocento, nella stagione di prosperità che dava da vivere a ben 3.500 abitanti. Conta – accorpate quindi amministrativamente – circa 50 frazioni (su 35 kmq), un’infinità di chilometri di mulattiere, belle vette escursionistiche, e non casualmente 7 parrocchie, di cui due (S. Margherita Vergine Maria in frazione Tonno e Sant’Anna in frazione Nenno, quest’ultima vanta al proprio interno un meraviglioso apparato marmoreo) della Diocesi di Tortona, nonché infine innumerevoli cappellette (1).</p>
<p>Il simbolo araldico comunale evoca la geomorfologia del luogo, definito da un lato dai monti Antola (m 1597), Buio (m 1490) e Schigonzo (m 1014), dall’altro dai monti Duso (m 1450), Liprando (m 1122) e Banca (m 928), tutti alquanto noti ai trekkers. Le 7 croci alludono alle 7 parrocchie originarie, mentre lo sfondo a strisce diagonali argentate e celesti è naturalmente l’ennesimo richiamo ai Fieschi, che a lungo dominarono l&#8217;area.</p>
<p>La stretta valle da metà Ottocento è stata coinvolta dal movimento migratorio verso Stati Uniti (California…) e America Latina (da frazione Carsi, vecchio capoluogo, era quasi costante la destinazione Cile), ma le donne facevano anche le mondine nel Vercellese, per aiutare i mariti contadini, o operai.<br />
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Tutto questo e tanto altro vado in questi mesi approfondendo nel manuale operativo “<a href="https://www.ligucibario.com/valle-scrivia-appetito-vien-camminando/" target="_blank"><strong>Valle Scrivia, l’appetito vien camminando</strong></a>” in via di ultimazione, anche grazie al contributo di <strong>Luisa Puppo</strong> (anglista ed esperta di turismo internazionale) e di <strong>Riccardo Poggio</strong>, Guida ambientale escursionistica. Stay tuned!</p>
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<p><iframe title="YouTube video player" src="https://www.youtube.com/embed/eTZh3LE2IIs?si=Ya_DhbnmyQ5ybYQa" width="560" height="315" frameborder="0" allowfullscreen="allowfullscreen"></iframe></p>
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<p><strong>Umberto Curti</strong></p>
<p class="PDq2pG_selectionAnchorContainer" data-start="1087" data-end="1367"><em><a href="https://www.ligucibario.com/umberto-curti-luisa-puppo/" target="_blank"><strong data-start="1087" data-end="1118">Umberto Curti e Luisa Puppo</strong></a>, grazie a competenze ed esperienze maturate in oltre trent’anni di attività a fianco di territori e imprese, sviluppano consulenze e percorsi formativi per <strong data-start="1275" data-end="1366">destinazioni turistiche, operatori e realtà impegnate nella valorizzazione territoriale</strong>.</em></p>
<p data-start="1369" data-end="1644"><em>Attraverso Ligucibario® promuovono strategie fondate su <strong data-start="1425" data-end="1510">marketing territoriale, turismo esperienziale, storytelling e identità dei luoghi</strong>, con particolare attenzione alle relazioni tra comunità, patrimonio culturale, enogastronomia e nuove forme di fruizione sostenibile.</em></p>
<p data-start="1369" data-end="1644"><em>Umberto Curti e Luisa Puppo collaborano con enti, imprese e territori attraverso consulenza, formazione e valorizzazione territoriale. Per informazioni e approfondimenti, scrivi a <a class="decorated-link cursor-pointer" rel="noopener" data-start="631" data-end="651">info@ligucibario.com</a>.</em></p>
<p><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2025/02/umberto.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-25493" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2025/02/umberto-186x300.jpg" alt="umberto" width="186" height="300" /></a></p>
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		<title>Casella, mercato dell&#8217;Appennino</title>
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		<pubDate>Wed, 08 Jul 2026 08:51:57 +0000</pubDate>
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]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_30377" style="width: 310px" class="wp-caption alignleft"><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2026/07/trenino-casella-034.jpg"><img class="size-medium wp-image-30377" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2026/07/trenino-casella-034-300x225.jpg" alt="palazzp fieschi a casella" width="300" height="225" /></a><p class="wp-caption-text">Palazzo Fieschi a Casella</p></div>
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<p>Qualche mese fa ho pranzato in una trattoria a <strong>Casella</strong>, proprio sulla piazza centrale, piazza XXV aprile. Un cielo di smalto incorniciava il secentesco <strong>Palazzo Fieschi</strong>, ben leggibile architettura, col grande stemma in facciata, una torre con due resti di meridiane (un fregio risulta purtroppo illeggibile), e una corte interna squadrata, a cielo aperto. Tutto il braccio di ponente della confortevole residenza era non a caso adibito ad ampia stalla, sovrastata da fienile. L’acqua, copiosa, dissetava gli animali da soma legati agli anelli dei pilastri…</p>
<p>Dirimpetto, sulla piazza, si eleva quel <strong>Palazzetto</strong> un tempo passaggio necessario per lasciare la città, passaggio che valeva a controllare le merci e garantirsi pedaggi. Oggi in qualche modo non tradisce quella funzione, ospitando attività commerciali, che come sempre vivificano il luogo. Il terzo edificio sulla piazza, oltre la “<strong>Fonte di Montemaggio</strong>” costruita in pietra locale, è – coevo ai precedenti &#8211; la cosiddetta <strong>Casa del Macello</strong>, in quanto vi si macellava tutta la carne consumata nel feudo di Savignone, di cui Casella era parte.</p>
<p>La località sorge a 410m sul livello del mare, sulla destra della Scrivia, ai piedi di Monte Maggio, ed oggi conta circa 3.000 abitanti. Denota una buona tenuta demografica e un’alta percentuale di giovani under 18 rispetto agli anziani over 65, ciò che fa ben sperare per l’avvenire.</p>
<p>La<strong> pianeggiante centralità dell’area</strong> è storicamente &#8220;validata&#8221; da intensi e redditizi <strong>commerci del sale</strong>, di cui restano anche i toponimi Salata e Salata Mongiardino, due piccole frazioni (presso il valico tra Valle Scrivia e Val Borbera) rispettivamente di Vobbia e Mongiardino Ligure (AL) che oggi sommano una trentina di abitanti o poco più.<br />
<iframe title="YouTube video player" src="https://www.youtube.com/embed/ydycr2Hkkac?si=IfeQZInQAQjkYJ5i" width="560" height="315" frameborder="0" allowfullscreen="allowfullscreen"></iframe></p>
<p>Mentre pranzavo ho “rievocato” per qualche attimo, nella mente, la <em>Raudigabium</em> longobarda (è chiaro che l’attuale toponimo non si lega a quello), ma il borgo verosimilmente risale &#8211; quanto a origini &#8211; molto più indietro, all&#8217;età romana, origini dovute come detto alla costante presenza di notevoli assi di passaggio, che qui si incontravano: quello di fondovalle (attuale SP 226), che poi sotto i Fieschi nel &#8216;200 divenne &#8220;dei Feudi Imperiali&#8221;, poiché da monte verso mare connetteva i vari fortilizi fliscani in Valle, interagenti con l&#8217;Impero, e quello &#8220;del sale”; si consideri &#8211; ce lo conferma molta geostoria &#8211; che il fondovalle tramite la Val Trebbia traguardava la Via Aemilia, autostrada romana del tempo, e ciò cuciva una cerniera fra l’approdo di Genova e i centri padani, sino all&#8217;Adriatico… L’asse di fondovalle, superato l&#8217;Appennino alla Crocetta d&#8217;Orero, oltrepassava la Scrivia presso Casella, procedendo poi verso la Padanìa prevalentemente tramite Crocefieschi, Vobbia e la Val Borbera&#8230;<br />
Tutto questo e tanto altro vado in questi mesi approfondendo nel manuale operativo “<a href="https://www.ligucibario.com/valle-scrivia-appetito-vien-camminando/" target="_blank"><strong>Valle Scrivia, l’appetito vien camminando</strong></a>” in via di ultimazione, anche grazie al contributo di <strong>Luisa Puppo</strong> (anglista ed esperta di turismo internazionale) e di <strong>Riccardo Poggio</strong>, Guida ambientale escursionistica.</p>
<p>Stay tuned, Montoggio col suo castello Fieschi è già disponibile <a title="montoggio" href="https://www.ligucibario.com/montoggio-i-luoghi-del-racconto-e-della-fede/" target="_blank">a questo link</a>, e Vobbia col suo Castello della Pietra è già disponibile <a title="vobbia e il castello della pietra" href="https://www.ligucibario.com/vobbia-e-il-suo-castello-dentro-la-pietra/" target="_blank">a questo link</a>!<br />
<iframe title="YouTube video player" src="https://www.youtube.com/embed/eTZh3LE2IIs?si=p17MnLVg_1jSR8_5" width="560" height="315" frameborder="0" allowfullscreen="allowfullscreen"></iframe></p>
<p><iframe title="YouTube video player" src="https://www.youtube.com/embed/LpGAiwvSBNM?si=PSvO_2Wl5jUq46Hj" width="560" height="315" frameborder="0" allowfullscreen="allowfullscreen"></iframe><br />
Al momento della pubblicazione e l&#8217;uscita nelle librerie, il <strong>volume sarà ovviamente presentato anche nei diversi Comuni della Valle Scrivia</strong>.</p>
<p><strong>Umberto Curti<br />
</strong>(Luisa Puppo e Umberto Curti, grazie a vaste competenze ed esperienze ormai trentennali a fianco di territori e imprese, propongono consulenze, marketing, social media e attività formative per le destinazioni turistiche, l’enogastronomia e il commercio, con specifici focus sul turismo esperienziale, lo storytelling, l’escursionismo coste/entroterra, e le traduzioni da/in inglese. Contattaci senza impegno su <a href="mailto:info@ligucibario.com">info@ligucibario.com</a>)<br />
<a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2025/05/dop-riviera-ligure.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-26203" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2025/05/dop-riviera-ligure-193x300.jpg" alt="dop riviera ligure" width="193" height="300" /></a><strong><br />
</strong></p>
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		<title>Viaggio in Valle Scrivia, uno sguardo di marketing</title>
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		<pubDate>Mon, 15 Sep 2025 13:03:13 +0000</pubDate>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2025/09/IMG_3158.jpg"><img class="size-medium wp-image-26680" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2025/09/IMG_3158-300x225.jpg" alt="uno scorcio di montoggio" width="300" height="225" /></a></p>
<p>uno scorcio di Montoggio&#8230;</p>
<p><em>La Valle Scrivia è uno di quei territori che, a dispetto delle molte risorse storiche, ambientali ed enogastronomiche, continuano a occupare una posizione marginale nell&#8217;immaginario turistico ligure. Muovendo dalla propria esperienza professionale nel marketing territoriale, Umberto Curti ne propone qui una lettura che intreccia osservazione, analisi e prospettive di sviluppo.</em></p>
<h2>La Valle Scrivia tra turismo, escursionismo e nuove opportunità</h2>
<p>Alcuni miei ex allievi, poi brillantemente abilitatisi alla qualifica regionale di Guida Ambientale Escursionistica, mi chiedono via via “suggerimenti” sulla Valle Scrivia, un territorio retrostante Genova nel quale ho a lungo lavorato (Savignone, Montoggio…), sempre cercando, per quanto possibile, di porre turisticamente a sistema le sue risorse, non poche ma sovente – come suol dire l’anglista Luisa Puppo – <em>underrated. </em>Luisa, che fino al 1984 trascorse tutte le estati della propria giovinezza a Savignone, guarda ancora oggi alla Valle Scrivia con un affetto misto a un filo di comprensibile saudade. Del resto, proprio a Palazzo Fieschi ci sposammo nel 2000 e, negli anni successivi, cenammo mille volte a Bromia dall&#8217;indimenticato Alfredo Ogemini, maestro di ravioli.<br />
Ho sempre cercato anche di fare tesoro di buone prassi “altrui”, ovvero di orientare l’offerta lato sensu culturale-escursionistica verso quei target di domanda interessati a destinazioni meno consuete, meno massificate, eccetera eccetera…</p>
<h2>L&#8217;enogastronomia come leva del marketing territoriale</h2>
<p>Lo sguardo di Ligucibario® è sempre anche intensamente gastronomico, poiché oggi i paesaggi rurali, le cultivar autoctone, i prodotti “autentici”, le botteghe e le ricette della tradizione si confermano, verso alcuni di quei pubblici di riferimento orientati a soggiorni esperienziali, come attrattori capaci di “raccontare” al meglio le comunità, gli artigianati e il genius loci che storicamente le caratterizza. Qui, per la Valle Scrivia, sono le castagne, le rose, i ravioli, le formaggette, i canestrelli e canestrelletti, i mieli, le birre artigianali, le mostardelle…</p>
<p>Ma intanto, purtroppo, trattorie e negozi – come noto – stentano e talora si arrendono (e all’ecatombe di agriturismi a Montoggio ho dedicato tempo fa un articolo specifico <strong><a href="https://www.ligucibario.com/turismo-e-food-entroterra-ligure-montoggio/" target="_blank">Turismo e food nell&#8217;entroterra ligure: il caso Montoggio</a></strong>).</p>
<h2>Le criticità della Valle Scrivia tra spopolamento e accoglienza</h2>
<p>La Valle Scrivia, che aggrega una decina di Comuni (Busalla, Casella, Crocefieschi, Isola del Cantone, Montoggio, Ronco Scrivia, Savignone, Valbrevenna, Vobbia, e Torriglia come &#8220;confine&#8221; verso la Trebbia), come noto a chiunque in Liguria si occupi un minimo di socioeconomie e di turismo è un territorio dalle cento opportunità e cento criticità, dove molte frazioni sono andate spopolandosi, molti presidii ricettivi e commerciali hanno chiuso, dove il dissesto idrogeologico e il digital divide hanno complicato il quadro. E dove l’accoglienza poggia più sulle premurosità spontaneistiche che su un impianto strategico e complessivo di welcoming: sono affermazioni che la mia società di consulenza porta avanti da decenni, quasi sempre inascoltata, ma in molti casi (per non dire tutti) il marketing e la formazione, che aggiorni alcune competenze delle imprese, rimangono gli unici strumenti per competere sul mercato, per cogliere i suoi input, e per salvare il salvabile.</p>
<h2>I dieci Comuni della Valle Scrivia e il patrimonio da valorizzare</h2>
<p>I 10 Comuni valligiani, includendo Torriglia che fa per così dire da “confine” con la Val Trebbia, propongono tutti, e sottolineo tutti, ricchezze di segno storico-culturale, ambientale (flora e fauna riservano bellissime sorprese) e agro-culinario, eppure presumo che neanche uno di tali Comuni denoti flussi d’arrivo <span style="text-decoration: underline;">turistici</span> d’una qualche rilevanza, e sono sovente interessati da pesanti cali demografici. Alcuni sono anche toccati dal tracciato dell’Alta Via dei Monti Liguri, e quindi s’inscriverebbero perfettamente in quel disegno di un’<strong><a href="https://www.ligucibario.com/alta-via-dei-gusti-liguri/" target="_blank">Alta Via dei Gusti Liguri</a></strong> che, con gli ex allievi ora GAE di cui ho accennato all’inizio, sto da qualche tempo focalizzando. Alle dimore gentilizie, ai trenini a scartamento ridotto, ai castelli fliscani e della Pietra, alle parrocchiali e ai santuari, ai presepi, alla musealità, ai torrenti e laghetti, agli eventi e sagre…si affiancano infatti casari valorosi, pastifici e pasticcerie artigianali, ristoratori, cascine agricole, roseti, apicolture, macellerie, birrifici, finanche una viticoltura che da Valbrevenna a Minceto sta offrendo confortanti segni di ripresa, sto dunque riferendomi a ostinati custodi dei luoghi e dei saperi…, la cui attività anima territori e comunità altrimenti a rischio desertificazione.</p>
<h2>Una strategia di marketing per il futuro della Valle Scrivia</h2>
<p>Nella mia visione, tuttavia, e debbo dirlo senza giri di parole, poco sarà possibile qualora non si inquadrino correttamente le forze e le debolezze del “product” locale.</p>
<p>Ciò richiede un approccio metodologico fondato, fra l&#8217;altro, su:</p>
<ul>
<li>indagini di competitività turistico-ricettiva;</li>
<li>analisi SWOT propedeutiche alla definizione di piani di marketing;</li>
<li>bilanci di scenario capaci di interpretare l&#8217;evoluzione del territorio e dei mercati.</li>
</ul>
<p>Su questi temi ho avuto modo di soffermarmi anche in alcuni miei contributi raccolti in <strong>&#8220;<a href="https://www.liguriafood.it/2020/07/22/ventanni-liguria-food/" target="_blank">20 anni di Liguria e food</a>&#8220;</strong>.</p>
<p>Solo qualora gli attori pubblici e privati convergano compiutamente su obiettivi realistici e soprattutto condivisi sarà possibile costruire una prospettiva di sviluppo. Perché, nel marketing turistico, 1+1=3.</p>
<h3>Uno sguardo che diventa progetto: &#8220;Valle Scrivia, l&#8217;appetito vien camminando&#8221;</h3>
<p>Non è un esito casuale, ma una prosecuzione coerente del ragionamento sviluppato fin qui, il volume <strong>&#8220;<a href="https://www.ligucibario.com/valle-scrivia-appetito-vien-camminando/" target="_blank">Valle Scrivia, l&#8217;appetito vien camminando</a>&#8220;</strong>, di imminente pubblicazione, che ho dedicato a questo territorio dell’entroterra genovese e realizzato in collaborazione con Riccardo Poggio, Guida Ambientale Escursionistica (GAE) per la Liguria.</p>
<p>Un manuale operativo, un kit di attrezzi per chi voglia visitare la Valle, ma anche per chi la abita e per chi è chiamato ad amministrarla.</p>
<p>I due video che seguono ne introducono i contenuti e ne restituiscono l’impostazione di fondo.<br />
<iframe title="YouTube video player" src="https://www.youtube.com/embed/eTZh3LE2IIs?si=_1jDNlOzivuiEHUS" width="560" height="315" frameborder="0" allowfullscreen="allowfullscreen"></iframe><br />
<iframe title="YouTube video player" src="https://www.youtube.com/embed/LpGAiwvSBNM?si=lFk8EsTZGAS0XPnM" width="560" height="315" frameborder="0" allowfullscreen="allowfullscreen"></iframe><br />
<strong><a href="https://www.ligucibario.com/umberto-curti-luisa-puppo/" target="_blank">Umberto Curti</a><br />
</strong></p>
<p>(Luisa Puppo e Umberto Curti, grazie a vaste competenze ed esperienze a fianco di territori e imprese, propongono consulenze, marketing, social media e attività formative per le destinazioni turistiche e l’enogastronomia, con specifici focus sul turismo esperienziale, lo storytelling, l’escursionismo coste/entroterra, e le traduzioni da/in inglese. Contattateci senza impegno su info@ligucibario.com)</p>
<p><strong> <a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2025/05/dop-riviera-ligure.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-26203" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2025/05/dop-riviera-ligure-193x300.jpg" alt="dop riviera ligure" width="193" height="300" /></a><br />
</strong></p>
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		<title>Cucina ligure domande e risposte(45). Cos&#8217;è la cabannina?</title>
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		<pubDate>Wed, 14 May 2025 12:38:50 +0000</pubDate>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2025/03/CUCINA-LIGURE-DOMANDE-E-RISPOSTE-300x2511.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-25685" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2025/03/CUCINA-LIGURE-DOMANDE-E-RISPOSTE-300x2511-300x251.jpg" alt="CUCINA-LIGURE-DOMANDE-E-RISPOSTE-300x251" width="300" height="251" /></a></p>
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<p>Cucina ligure domande e risposte. Un lungo viaggio con Umberto Curti attraverso più di cento &#8220;dubbi&#8221; e curiosità che riguardano la cucina ligure e genovese: <em>corzetti</em> o <em>croxetti</em>? <em>Cuculli</em> o <em>friscêu? </em>Il sugo alla genovese è genovese? E&#8217; più antico il pandolce alto o quello basso? Stoccafisso o baccalà?</p>
<p>Eccovi la nuova puntata della rubrica ospitata da Ligucibario® per gli appassionati, i cuochi, i turisti, i gastronauti e i foodblogger&#8230;. Un centinaio di casi ricorrenti che abbiamo strutturato in FAQ alle quali andremo a rispondere nei prossimi mesi.</p>
<h2>Cos&#8217;è la cabannina?</h2>
<h2></h2>
<p><strong>45. cos&#8217;è la cabannina?</strong> E&#8217; la sola mucca autoctona – purtroppo rischiò quasi l’estinzione &#8211; della Liguria, animale principalmente da latte, snella ed agile &#8220;come una capra&#8221;, che prende il nome da Cabanne, frazione di Rezzoaglio in Val d’Aveto (GE). Originariamente era detta anche sanstevina. La ambientarono nel &#8216;700 i feudatari delle famiglie Fieschi e Malaspina, e ben più di recente ne analizzò il DNA il prof. Torroni di Pavia. “U cabanin” è non a caso un formaggio locale in cui entra in prevalenza proprio il latte di cabannina, e che matura 40-70 giorni (il protocollo produttivo risale al 2007). La rossa montagnina, fra Ronco Scrivia (GE) e Voltaggio (AL) dà anche buona carne, come la bruna, per sughi e polpette&#8230; Fra gli allevatori più dinamici anche nella divulgazione dei pregi di questa mucca e del suo latte, menziono anzitutto Ugo Campodonico, a Scabbiamara, presso Cabanne. Si badi che dai 40mila esemplari del secondo Dopoguerra si era scesi ai circa 130 del 2000&#8230;</p>
<p>Continua a seguire la nostra rubrica &#8220;Cucina ligure domande e risposte&#8221;.</p>
<p>Clicca qui per <a title="cucina ligure domande e risposte" href="https://www.ligucibario.com/cucina-ligure-domande-e-risposte44-chi-e-la-bella-di-torriglia/" target="_blank">la 44ma faq</a></p>
<p><strong>Umberto Curti<br />
</strong></p>
<p>(Luisa Puppo e Umberto Curti, grazie a vaste competenze ed esperienze a fianco di territori e imprese, propongono consulenze, marketing, social media e attività formative per le destinazioni turistiche e l’enogastronomia, con specifici focus sul turismo esperienziale, lo storytelling, l’escursionismo coste/entroterra, e le traduzioni da/in inglese. Contattaci senza impegno su info@ligucibario.com)</p>
<p><strong><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2025/02/umberto.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-25493" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2025/02/umberto-186x300.jpg" alt="umberto" width="186" height="300" /></a></strong></p>
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<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.ligucibario.com/cucina-ligure-domande-e-risposte45-cose-la-cabannina/">Cucina ligure domande e risposte(45). Cos&#8217;è la cabannina?</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://www.ligucibario.com">Ligucibario</a>.</p>
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		<title>Cucina ligure domande e risposte(44). Chi è la bella di Torriglia?</title>
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		<pubDate>Mon, 12 May 2025 09:08:41 +0000</pubDate>
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<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.ligucibario.com/cucina-ligure-domande-e-risposte44-chi-e-la-bella-di-torriglia/">Cucina ligure domande e risposte(44). Chi è la bella di Torriglia?</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://www.ligucibario.com">Ligucibario</a>.</p>
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<p><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2025/03/CUCINA-LIGURE-DOMANDE-E-RISPOSTE-300x2511.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-25685" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2025/03/CUCINA-LIGURE-DOMANDE-E-RISPOSTE-300x2511-300x251.jpg" alt="CUCINA-LIGURE-DOMANDE-E-RISPOSTE-300x251" width="300" height="251" /></a></p>
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<p>Cucina ligure domande e risposte. Un lungo viaggio con Umberto Curti attraverso più di cento &#8220;dubbi&#8221; e curiosità che riguardano la cucina ligure e genovese: <em>corzetti</em> o <em>croxetti</em>? <em>Cuculli</em> o <em>friscêu? </em>Il sugo alla genovese è genovese? E&#8217; più antico il pandolce alto o quello basso? Stoccafisso o baccalà?</p>
<p>Eccovi la nuova puntata della rubrica ospitata da Ligucibario® per gli appassionati, i cuochi, i turisti, i gastronauti e i foodblogger&#8230;. Un centinaio di casi ricorrenti che abbiamo strutturato in FAQ alle quali andremo a rispondere nei prossimi mesi.</p>
<h2>Chi è la bella di Torriglia?</h2>
<h2></h2>
<p><strong>44. chi è la bella di Torriglia?</strong> La “bella di Torriglia”, che ricorre nei detti popolari, è, oltre che una donna * , una torta di pastafrolla e mandorle, anche armelline, legata ad antiche leggende della zona, relative ad un’avvenente fanciulla che tutti corteggiavano…ma poi nessuno sposava (chissà come mai, forse in quanto amante di un temuto potente). Invenzione del locale pasticcere Giuseppe Guano, la torta è nata in un’occasione speciale, come raccontò il figlio Massimo, ovvero in segno di riconoscenza per il pittore (figurativo) Piero (Pietro) Lumachi, artista locale assai apprezzato. Il sindaco del tempo, Giuseppe Cevasco, aveva richiesto a Piero un ampio olio su lino a gloria della bella di Torriglia (fu dipinto nel 1995 ed esposto sotto il voltino di piazza Fieschi). Il sindaco poi aveva richiesto a Giuseppe Guano una torta, che fu ideata con base di frolla e impasto morbido a base mandorle. Questa bella di Torriglia nel dipinto recupera fisionomia e capelli tipicamente liguri: lo sguardo quasi orientaleggiante accompagna un accenno di vanità, perché le bella attira come noto gli occhi di tutti&#8230; Vale ovviamente la pena di andarla ad ammirare in loco, Torriglia era ed è un po’ la Svizzera dei genovesi… Quanto alla torta, l&#8217;abbinamento nei calici è anzitutto un passito a bacca bianca, servito alla giusta temperatura nei tulipanini. Vedi qui su Ligucibario®, nell’alfabeto del gusto, anche la voce canestrelli (a Torriglia canestrelletti)</p>
<p>* tre le ipotesi: si tratta di Clementina (o Celestina), amante di Sinibaldo Fieschi, conte di Lavagna e signore di Torriglia (dalla relazione nacque anche un figlio illegittimo di nome Cornelio che prese parte alla fallita congiura contro i Doria nel 1547)? Oppure di Rosa Garaventa (nata a Torriglia in data sconosciuta e morta nel 1868, che un periodico umoristico chiamò “regina di Torriglia”)? Oppure di Maria Traverso, morta nel 1886, la quale abitava proprio al numero 5 nel voltino dov’è oggi il quadro di Lumachi?</p>
<p>Continua a seguire la nostra rubrica &#8220;Cucina ligure domande e risposte&#8221;.</p>
<p>Clicca qui per <a title="cucina ligure domande e risposte" href="https://www.ligucibario.com/cucina-ligure-domande-e-risposte43-chi-era-padre-dondero/" target="_blank">la 43ma faq</a></p>
<p><strong>Umberto Curti<br />
</strong></p>
<p>(Luisa Puppo e Umberto Curti, grazie a vaste competenze ed esperienze a fianco di territori e imprese, propongono consulenze, marketing, social media e attività formative per le destinazioni turistiche e l’enogastronomia, con specifici focus sul turismo esperienziale, lo storytelling, l’escursionismo coste/entroterra, e le traduzioni da/in inglese. Contattaci senza impegno su info@ligucibario.com)</p>
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		<title>Cucina ligure domande e risposte (2). Corzetti o croxetti?</title>
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		<pubDate>Wed, 05 Mar 2025 10:08:20 +0000</pubDate>
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<p>Cucina ligure domande e risposte. Un lungo viaggio con Umberto Curti attraverso più di cento &#8220;dubbi&#8221; e curiosità che riguardano la cucina ligure e genovese. Eccovi la seconda puntata della rubrica ideata da Ligucibario® per gli appassionati, i cuochi, i turisti, i gastronauti e i foodblogger&#8230;.</p>
<h2><em>Corzetti</em> o <em>croxetti</em>?</h2>
<h2></h2>
<p><strong>2.</strong> <em><strong>corzetti e croxetti sono la stessa cosa?</strong></em> Tendenzialmente no. Corzetti andrebbe riferito alla tipicità della val Polcevera, una pasta antica, di piccolo formato &#8220;a elica&#8221;, tirata con le dita sino a modellare una sorta di &#8220;8&#8221;, che si mangiava col cucchiaio, condita anzitutto con sugo di coniglio, o di funghi, o salsa di pinoli. Croxetti andrebbe invece riferito ai &#8220;medaglioni&#8221; di pasta tondi, circa 4-5 cm il diametro, che s&#8217;incontrano maggiormente nella Liguria di levante (e in aree le quali non di rado furono fliscane quindi guelfe), e che possono recare incisi &#8211; con appositi stampini &#8211; ora stemmi araldici, ora simboli del pastaio, ora (voga più recente) iniziali di sposi&#8230; L&#8217;origine del vocabolo è molto discussa, nessuna tesi mi persuade fino in fondo&#8230; I corzetti ricorderebbero forse un po&#8217; i corsetti femminili, e sui croxetti si potevano &#8220;scavare&#8221; croci, oppure croxetti si legherebbe addirittura a crêuza, nel senso che anche la crêuza viene erosa, avvallata&#8230; Ai croxetti &#8211; che affascinano, tanto più incontrando a Chiavari e a Varese Ligure gli artigiani che ancora realizzano gli stampini per rifinirli &#8211; ho dedicato non a caso una ricetta specifica, pubblicata da &#8220;La cucina italiana&#8221;, leggila <a title="i croxetti del doge" href="https://www.lacucinaitaliana.it/article/croxetti-doge-liguria-la-migliore-ricetta-italiana/" target="_blank">a questo link</a>.</p>
<p><em>Corzetti</em> o <em>croxetti</em>?</p>
<p>Clicca qui per la prima faq di <a href="https://www.ligucibario.com/cucina-ligure-domande-e-risposte-1/" target="_blank">Cucina ligure domande e risposte</a></p>
<p>Umberto Curti<br />
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		<title>Cenni per una storia della Liguria e di Genova</title>
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		<pubDate>Wed, 08 Jan 2025 10:28:25 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>Cenni per una storia della Liguria e di Genova &#160; 1)Origini, preistoria/protostoria I Liguri sono uno dei più antichi popoli del Mediterraneo (culla di civiltà), e al contempo sono assai remote le prime testimonianze circa una presenza dell&#8217;uomo in Liguria. Tuttora si dibatte se si trattasse di una popolazione indoeuropea, casomai imparentata con popolazioni celtiche ...<a class="post-readmore" href="https://www.ligucibario.com/cenni-per-una-storia-della-liguria-e-di-genova/">leggi tutto</a></p>
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				<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_24996" style="width: 310px" class="wp-caption alignleft"><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2025/01/DSCN3033.jpg"><img class="size-medium wp-image-24996" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2025/01/DSCN3033-300x215.jpg" alt="albenga" width="300" height="215" /></a><p class="wp-caption-text">albenga</p></div>
<p><strong>Cenni per una storia della Liguria e di Genova</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>1)Origini, preistoria/protostoria</p>
<p>I Liguri sono uno dei più antichi popoli del Mediterraneo (culla di civiltà), e al contempo sono assai remote le prime testimonianze circa una presenza dell&#8217;uomo in Liguria. Tuttora si dibatte se si trattasse di una popolazione indoeuropea, casomai imparentata con popolazioni celtiche antiche, o preindoeuropea (glosse, relitti linguistici e toponomastica includono la lingua ligure fra le preindoeuropee di tipo mediterraneo). In termini – diremmo oggi – di melting pot, nel VI secolo a. C. coloni greci di Focea, in Asia Minore, avevano fondato Massalia (Marsiglia), e intorno al IV secolo si insediarono poi sul territorio “ligure” altre tribù celtiche e fenicie, contatti che ci ostacolano precise ascendenze etniche…</p>
<p>Liguria deriverebbe da un monema lig, che significherebbe luogo acquitrinoso, palude, golena, pantani stagnanti poco abitabili (lig originerebbe anche il toponimo francese Livière). Ma in effetti una terra definita dai diversi primi autori anche sassosa, sterile, aspra, o coperta di alberi da abbattere, quindi sempre inospitale, sempre un’orografia antitetica alle agricolture… “Schiacciata”, ieri come oggi, tra Alpi/Appennini da un lato e coste rocciose dall’altro (il Mar Ligure raggiunge rapidamente profondità superiori ai 1.000 m), con l’eccezione di alcuni arenili più ampi a Ponente e della sempre fertile piana d’Albenga, dove “convergeva” l’acqua di vari torrenti che poi vennero chiamati Pennavaire, Neva, Arroscia, Lerrone.</p>
<p>Durante il Paleolitico, il periodo dell&#8217;uomo cosiddetto di Nearderthal e dei cacciatori di orsi, in Liguria vivevano il cervo, lo stambecco, il camoscio, il capriolo, l’uro (estinto), il bisonte, l’ippopotamo, l’alce, il mammuth e il leone. Qui come in altre zone d’Italia, quali ad esempio la Puglia e la Sardegna, sebbene sia ormai difficile immaginarlo.</p>
<p>I primi Liguri lasciarono traccia di sé nella grotta del Cavillon ai Balzi Rossi a Grimaldi, oggi confine francese; nel territorio dell’attuale Sanremo; nel Loanese-Finalese (grotta delle arene candide (a), val Ponci←vallis pontium…) oltre che a Toirano; e, in misura minore, in altre località di levante (grotta dei colombi all’isola Palmària, l’unica non marina dell’arcipelago…).</p>
<p>Nelle grotte lungo il torrente Pennavaire, che dà nome alla valle tra Zuccarello e Cantarana, ovvero le aree ingauna e ormeasca, sono stati ritrovati residui umani risalenti fino al 7.000 a.C. Via via scavi mirati e accurati, presso i Balzi Rossi e altri siti, hanno restituito agli archeologi molti materiali, tra cui resti fossili, importanti per comprendere l&#8217;alimentazione del tempo, sepolture con oggetti di corredo (il medico Emile Rivière aveva scoperto la prima alla grotta del Cavillon alla fine di marzo del 1872), ed inoltre talune fra le prime espressioni d&#8217;arte conosciute in Italia e nel bacino mediterraneo, si pensi anche alle circa 40mila incisioni rupestri di Monte Bego nella valle delle Meraviglie, risalenti all’età del rame/bronzo. Alla successiva età del ferro o poco prima (Neolitico) risalgono anche i castellari, stazioni fortificate dove poter vivere sorvegliando e fronteggiando i passaggi nemici, e le straordinarie (enigmatiche) statue-stele oggi riunite nel Museo del Piagnaro a Pontremoli, in Lunigiana (la prima statua stele giuntaci venne rinvenuta nel 1827 a Novà di Zignago (SP), e reca l’iscrizione etrusca “mezunemunius”). E’ certo che quei Liguri abitassero una regione molto più estesa dell’attuale, quantomeno dall’Arno al Rodano→Ebro, come è stato scritto (b). Tuttavia, nel ‘300 l’Alighieri, valutando anzitutto l&#8217;aspetto linguistico-dialettale, parlerà della Liguria come di una regione compresa tra il “trofeo d&#8217;Augusto” (La Turbie) ad ovest, Lerici ad est, e lo spartiacque alpino-appenninico. Il patrimonio archeologico ligure compone un fil rouge trasversale, che in termini turistici attende da sempre una compiuta valorizzazione d’insieme.</p>
<p>(a) celebre per il rinvenimento della sepoltura di un “giovane principe”, un cacciatore del Paleolitico superiore deceduto circa 15enne per via di un forte colpo al volto, e seppellito nella cavità con gli onori che si tributano ad un capo, accompagnato da un cospicuo corredo.</p>
<p>(b) per ulteriori approfondimenti, vedi ad es. Umberto Curti, “<em>Il cibo in Liguria dalla preistoria all’età romana</em>”, ed. De Ferrari, Genova, 2012…</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>2)Romanizzazione</p>
<p>La Liguria, ancora tribale e “primitiva” due secoli e mezzo prima di Cristo, suddivisa in gruppi apuani, ingauni, intemelii ecc., praticanti una modesta economia agro-pastorale (integrata da caccia e pesca) ma bellicosi, fu quindi conquistata dai Romani, potenza per natura espansiva. Per quanto attiene a Genova, il nucleo pre-romano fu la rupe di Sarzano, sorta poi di oppidum sopra il navigatissimo seno del Mandraccio, oggi la “collina di Castello”.</p>
<p>Durante la prima guerra punica (238-235 a.C.), a seguito dell&#8217;alleanza di alcune tribù liguri – ma mai i Genuates! &#8211; coi Cartaginesi e coi Galli contro Roma, i Romani dovettero superare molte difficoltà per assicurarsi il controllo del territorio, che pian piano divenne – malgrado la guerriglia di gruppi liguri rimasti “autonomi” – la IX Regio augustea. Dopo le distruzioni del 205 a.C. provocate dai Cartaginesi di Magone Barca – fratello minore di Annibale &#8211; nel corso della seconda guerra punica, si verificò nell’attuale area di Genova una spinta abitativa a nord ed est, &#8220;popolando&#8221; quelle prime alture che (la storia si ripete “curiosamente”) molti secoli dopo divennero i luoghi di villeggiatura della nobiltà cittadina in fuga dalla calura.</p>
<p>Apuani e ingauni, nel corso della conquista romana, vennero ripetutamente massacrati e deportati (182-180 a.C.). Tuttavia, solo con la costruzione delle grandi strade romane (ovvero 1.la via Julia Augusta da Vada al Var in Provenza; 2.la via Postumia, da Derthona (Tortona) a Genova (visibili alcuni resti di Libarna), che collegava il mare alla Padania e alle “autostrade” direzionate all’Adriatico; 3.la via Aemilia Scauri, da Luna a Vada e a Derthona), i Romani poterono finalmente assicurarsi la sottomissione e il controllo definitivo della regione posta tra Pisa/Magra a levante e Roja/Aquae Sextiae (oggi Aix-en-Provence) a ponente, rafforzandone l&#8217;unità territoriale ed incrementando gli scambi ed il business dei commerci. I Romani confermarono, per così dire, come principali città Albintimilium (Ventimiglia), di cui rimangono significativi monumenti; Albingaunum (Albenga), anch&#8217;essa ricca e splendida, area agricola su cui giunsero subito ad insediarsi facoltosi coloni, e che “dialogava” con Aquae Statiellae e Alba Pompeia; Vada Sabatia (Vado Ligure), scalo come oggi di valenza portuale; Ad Navalia (Varazze) dove i conquistatori ricavavano dal Beigua tronchi per costruire la flotta mercantile e militare; Genua (da un etrusco Kainua, Genova), emporio per l’import ed export sin dall&#8217;epoca etrusca, scalo delle “portacontainer” che trasferivano merci &#8211; ad es. vini e olii &#8211; sulle rotte da Roma alla Spagna, e ritorno (c). E infine la bella marmorea Luna (Luni), il porto a forma di luna, da cui salpavano anche formaggi di pregio, verosimilmente ovini e rotondi, di cui parla in un epigramma il salace poeta Marziale («caseus etrusca signatus imagine Lunae praestabit pueris prandia mille tuis», il cacio contrassegnato dal simbolo etrusco di Luni procaccerà mille pasti ai tuoi fanciulli/servi), vissuto nel I secolo d.C..</p>
<p>(c) nel 1506 un contadino della val Polcevera, tal Agostino Pedemonte, ritrova presso Serra Riccò (GE), nel rio Pernecco, ivi portata da un moto franoso, una tavola di bronzo, che poi verrà datata al 117 a.C., contenente un testo in latino. Si tratta di un arbitrato emesso da magistrati a Roma per dirimere la contesa fra “Genuates” (Genovesi) e “Viturii Langenses” (abitanti di Langasco, in val Polcevera). Questi ultimi dovranno pagare un vectigal, una sanzione (in grano e vino) onde poter fruire del compascuus, ovvero il terreno pubblico su cui far pascolare le mandrie ecc.. La tavola bronzea, restaurata alcuni decenni or sono e oggi visibile al Museo civico archeologico di Genova Pegli, è la conferma di come in zona – lungo l’importante via Postumia… &#8211; si praticasse al tempo già anche la viticoltura (ed oggi la val Polcevera è una delle 8 DOC vinicole liguri…)</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>3)Epoche “barbariche” ed Alto Medioevo</p>
<p>Caduto via via l&#8217;impero romano, il territorio ligure fu ovvia e ambita meta delle invasioni barbariche, dei Visigoti di re Alarico (morto nel 410), degli Eruli di Odoacre (morto nel 493) e dei Goti di Teodorico (morto nel 526)… Genova fu certamente e precocemente sede vescovile, come si evince – leggendo gli Acta Concilii &#8211; dalla presenza di Diogene (con funzione anti-arianesimo) al Concilio d&#8217;Aquileia del 381, un sinodo “politicamente” decisivo per la Cristianità. Conquistata dall’audace e abile generale Belisario, la Liguria di fatto fu poi bizantina. I bizantini, che abitavano i “resti” dell’Impero romano d’oriente, per l&#8217;importanza dei suoi porti la tennero a lungo, difendendo anzitutto la costa contro le mire esterne. In seguito e per un paio di secoli fu dominata anche dai Longobardi “di Rotari”, che naturalmente applicarono l&#8217;editto di Rotari (643) e permisero la fondazione di diverse abbazie, dato che molti monaci – in primis poi i benedettini &#8211; erano agronomi e speziali di grande cultura (è di pochi decenni antecedente all’editto di Rotari l’insediamento dell’irlandese Colombano a Bobbio, e si suppone che l’editto, un corpus di norme per dirimere controversie, sia stato redatto proprio nello scriptorium di Bobbio, dove si fabbricavano anche pergamene…). Non si devono figurare le calate barbariche sempre in forma di scorrerie selvagge: i nuovi venuti “scendevano” sovente con famiglie e bestiame, per insediarsi e campare stabilmente.</p>
<p>Il porto di Genova divenne porto franco, e si sviluppò nei retrostanti entroterra la coltivazione a terrazze, ovvero fasce sostenute da muretti a secco (quest’arte appartiene oggi al patrimonio UNESCO), mentre riprendevano alcuni commerci.</p>
<p>Presa poi dai Franchi, che avevano sconfitto alle chiuse in val di Susa i Longobardi nel 773-774, la Liguria subì anche ripetute aggressioni saracene e normanne. Tali razzie comportavano anche stupri e rapimenti, impattavano gravemente sul morale e l’economia locale, e indussero molte località “in prima linea” ad erigere strutture e torri di avvistamento sugli arenili, di cui talora ci resta traccia. Sconfitti o quantomeno fronteggiati i Saraceni (nel 952 venne distrutto l’avamposto del Frassineto – La Garde-Freinet &#8211; in Provenza e quindi la minaccia islamica che da alcuni decenni tormentava anche Genova ne uscì notevolmente diminuita), dopo il Mille le attività commerciali ripresero pian piano vigore.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>4)Medioevo e progressiva affermazione mercantile di Genova</p>
<p>Intanto la Liguria dei Franchi era stata divisa da Berengario II d’Ivrea in tre marche “fedeli”, da cui provengono le maggiori dinastie di quel tempo: l&#8217;Arduinica ad occidente, l&#8217;Aleramica al centro, e l&#8217;Obertenga (con Genova e La Spezia) ad Oriente. Nei secoli XI e XII le marche sopracitate furono frazionate in feudi. Feudo deriverebbe da un franco/germanico fehu, ovvero possesso di bestiame.</p>
<p>È a questo punto (alquanto tranquillo) della storia ligure che in effetti Genova si afferma durevolmente, e più d’ogni altro centro ligure.</p>
<p>Elevata a rango di contea in epoca carolingia contro i Saraceni, i quali in varie occasioni la percorsero e ripercorsero con l&#8217;usuale puntualità (sino agli anni 931, 934, 945…), divenne successivamente, come detto, Marca Obertenga, cioè feudo dei marchesi Obertenghi. Lo stato di fatto, sin dal 958, consentì ai Genovesi molte prerogative di relativa libertà, dentro quelle cinte murarie che una dopo l&#8217;altra venivano issate a contrasto anzitutto degli Arabi. E&#8217; del 1056 l&#8217;autonomia cittadina grazie ad un accordo stipulato fra il vescovo e &#8211; appunto &#8211; i marchesi Obertenghi. Genova, pertanto, assurse a libero Comune che &#8220;aggregava&#8221; in sé le antiche <em>compagne</em> commerciali di rione; in tal senso, possiamo affermare che i Comuni sono stati null’altro che la prima forma forte di associazionismo. Tale indipendenza, unitamente al valore strategico delle sue coste ed ai valichi, consentì a Genova una prima significativa espansione verso occidente, ed alcune compagne poterono già schierarsi a fianco dei pisani, al tempo ancora alleati, nella navigazione del Mediterraneo centrale. Fu il preludio alle Crociate del XI secolo, che cominciarono a fruttare nuove relazioni e molteplici colonie d’oltremare. Genova nel 1091 insediò addirittura un mega-mercato a San Giovanni d&#8217;Acri. Al 1155 risalgono la celebre Porta Soprana e la cinta muraria eretta contro la minaccia di Federico Barbarossa, all’epoca un bellicoso 33enne, incoronato “re dei Romani”. Il governo della Sicilia fece ulteriormente di Genova l&#8217;emporio nodale del Mediterraneo, mentre ferveva l&#8217;escalation delle Maone, sodalizi privati (molto se ne è scritto anche recentemente) di carattere finanziario-politico grazie alle quali si realizzeranno poi le missioni &#8211; altrimenti inimmaginabili &#8211; per la presa di Ceuta del 1235, di Scio del 1347, di Cipro del 1373 e del 1402. C’est l’argent qui fait la guerre.</p>
<p>Dunque, sintetizzando un “riepilogo”, a seguito del consolidamento dell&#8217;organizzazione feudale, con la crescita del potere dei vescovi e dopo lo sviluppo dei liberi Comuni, Genova impose la sua preminenza – con le buone o le cattive &#8211; sulle altre comunità liguri. Nel 1254 riuscì a sottrarre pure Lerici all’influenza di Pisa e accrebbe il proprio controllo su quel Golfo, ma per quasi vent&#8217;anni, tra il 1256 e il 1273, il borgo della Spezia fu peraltro svincolato dal dominio genovese, poiché Nicolò Fieschi ne fece il centro di una propria ambiziosa ma effimera &#8220;signoria guelfa&#8221;, estesa da Lavagna a Sarzana, che ebbe termine con la conquista dell’ammiraglio Oberto Doria, il quale nello stesso tempo inviò vittoriosamente il fratello Jacopo contro i Grimaldi (Oberto è molto noto per aver comandato la flotta genovese nel trionfo della Meloria contro Pisa, sebbene affiancato dall’esperto Benedetto Zaccaria).</p>
<p>Genova incontrò le maggiori resistenze da parte dei Conti di Ventimiglia, dal Marchesato di Finale dei Del Carretto sottomesso solo nel 1713, da Savona in perenne lotta contro la filo-genovese Noli, e in alcuni momenti storici la sua supremazia sui territori fu necessariamente un po’ “a macchia di leopardo”…</p>
<p>Ma, partecipando attivamente alle Crociate (la nona ed ultima risale al 1272), poté diventare paladina baricentrica della Cristianità, così da ricavarne enormi benefici, assicurando la propria presenza commerciale e navale in tutto il Mediterraneo (divenuto intanto meglio navigabile in virtù dei progressi tecnologici delle flotte). Presso Caricamento affluivano non a caso tutte le merci che ora diremmo top di gamma, né è un caso che anche molte parole della gastronomia locale si leghino all’arabo, da buridda a bottarga, da mosciamme a scuccusun, o talvolta al francese, o al catalano… Le vittorie sul mare della Meloria contro Pisa (6 agosto 1284 con l’aiuto di 300 portorini), e della Curzola contro Venezia appena 14 anni dopo (1298), rinsaldarono la leadership genovese, ed anche la diarchia “ghibellina” Doria-Spinola, malgrado la terribile caduta di San Giovanni d’Acri (1291) in mano di un sultano mamelucco: Genova, che nel 1358 il Petrarca stesso andava definendo “Superba per uomini e per mura”, non a caso rimase la Repubblica marinara più potente del Mediterraneo dal XII al XIV secolo, una sorta di potenza pre-coloniale, nel 1252 emise il primo genovino d’oro, e “Ianuensis ergo mercator” (Genovese e quindi mercante) divenne espressione proverbiale, sebbene quel mercante si trasformasse poi progressivamente in banchiere, per godersi – meno temerariamente &#8211; finanze e palazzi, indirettamente “causando” il declino della città&#8230;</p>
<p>E&#8217; medievale anche l&#8217;ulteriore espansione urbana a ponente, dove oggi s&#8217;incontrano rispettivamente Ponte Monumentale, Piazza Fontane Marose (dal nome di una fonte “impetuosa”, forse vicina ad un postribolo), la Lanterna &#8211; edificata nel 1139 ma il cui attuale aspetto risale al 1543 &#8211; , Montegalletto.</p>
<p>Con l&#8217;eccezione di una breve parentesi sotto i Visconti, la Francia e il Sacro Romano Impero, e poi di nuovo sotto i Visconti, Genova riuscì a riguadagnare pieno prestigio sulla ribalta politica con l&#8217;ammiraglio Andrea Doria (Oneglia, 1466 &#8211; Genova, 1560), che sgominò la – famosa &#8211; congiura dei rivali Fieschi (filo francesi) nel 1547, conquistando il castello di Montoggio grazie all’assedio del capitano Lercari. E che soprattutto seppe avvicinarsi alla Spagna di Carlo V e di Filippo II e a nuovi successi (siglos de oro), tanto che Genova cedette al potere enorme di Venezia e alle fatali mire dei Savoia solo alla fine della propria parabola di Stato autonomo… Era peraltro sopravvissuta ad anni difficili sulla scena internazionale, basti pensare che nel 1453 Costantinopoli, pur difesissima da mura, dopo lungo assedio s’era arresa ai turchi che disponevano del cosiddetto “cannone ottomano” consegnando loro l’intero impero bizantino; nel 1463 il Banco di San Giorgio (il &#8220;sostituto&#8221; delle Maone) aveva ceduto a Francesco I Sforza la proprietà della Corsica, sempre ribelle e continuamente appetita dai catalani (gli Sforza gliela restituirono nel 1484); e nel 1522 era stata saccheggiata dagli imperiali francesi&#8230;</p>
<p>“Capitale” di un territorio aspro, Genova necessitava (ieri come oggi) di connessioni, mancavano ancora 3 secoli all’introduzione delle ferrovie&#8230; Nel 1585 fu dunque aperta la strada della Bocchetta, sorta di “via del sale” per collegare Pontedecimo e la val Polcevera con Voltaggio e la val Lemme (la strada due secoli dopo fu adattata dal doge Giovan Battista Cambiaso ai carriaggi, divenendo “via Cambiagia”, ma dal 1823 perse d’importanza per via della costruzione della regia strada dei Giovi). Nel 1630, inoltre, una nuova, poderosa cinta di difese dalla Lanterna e dalla foce del torrente Bisagno salì lungo i crinali, disegnando profili di fortificazioni che preludono alla vista d&#8217;oggi ed alla città attuale.</p>
<p>Il temperamento della città da offensivo scadde tuttavia a tendenzialmente difensivo, i grandi palchi della storia si allontanarono (accenneremo fra poco a Cristoforo Colombo, genovese ma al soldo della Spagna), fu l&#8217;epoca delle congiure, delle fortificazioni sulle alture, degli attacchi di Carlo Emanuele I di Savoia prima, e di Carlo Emanuele II di Savoia in sèguito. Nel 1684 Genova, sempre filo spagnola, resisté anche per dieci giorni all&#8217;atroce cannoneggiamento francese dal mare, finalizzato ad esaurirne le forze e deprimere la popolazione, finché il doge Francesco Maria Imperiale Lercari dové prostrarsi a Versailles dinanzi alla potenza transalpina. Proseguirono inoltre &#8211; dal 1729 fino al 1768 &#8211; le insurrezioni in Corsica (indotte anche da epidemie, da carestie, e dall’iniquo sfruttamento fiscale genovese), che trovarono non pochi sostenitori anche all&#8217;esterno. Al termine, la Francia poté infatti “estorcere” l’isola a Genova…</p>
<p>Quanto a Savona, sottomessa da Genova nel 1528, quella città fuoriuscendo dal Medioevo conferiva al soglio due Papi, e ancora a metà Cinquecento – pur sofferente, ma “caratterizzata” da clamorose apparizioni mariane… &#8211; recitava sia un ruolo portuale (nella rada di Vado stavano alla fonda centinaia di navi le cui àncore reggevano ai ricorrenti libecci e scirocchi), sia di link con Piemonte e Padanìa, come ben focalizzò anche lo Chabrol (funzionario napoleonico) 3 secoli più tardi&#8230; Traffici, equipaggi, truppe animavano dunque anche le stagioni savonesi… Compulsando le pagine dell’illustre cronista Giovanni Vincenzo Verzellino (1562-1638), addirittura scopriamo che al Corpus Domini del 1543 l’imperatore Carlo V, salpato da Barcellona con una flotta impressionante, giunse (nuovamente) sulla riviera. Accolto con tutti gli onori, visitò a cavallo la nuovissima fortezza, prima di ripartire per Genova, sodale com’era – lo abbiamo appena scritto &#8211; di Andrea Doria. E 5 anni più tardi fu Filippo II, sempre con una flotta impressionante, a sostare (3 giorni) a Savona, ospitato a pranzo dai notabili, devoto alle Messe nel Santuario (la Madonna era apparsa 16 anni prima), ma incline – per esigenze di sicurezza – a dormire a bordo delle proprie galere. Non possiamo conoscere i raffinati menu che allietavano tali momenti di rappresentanza, ma certo ricevette in dono “molte conserve di zucchero (ovvero confetture) e altre gentilezze”. All’occorrenza, non dovettero mancare neppur i vini, se pochi anni dopo il poeta Gabriello Chiabrera, oziando nelle sue campagne di Legino, cantava di vigne e di vendemmie (paradisi per la vista e il palato che, peraltro, anche l’erudito Nicolò Cesare Garoni “confermò” nella sua Guida storica economica e artistica della città, 1874)…</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>5)Epoche moderna e contemporanea</p>
<p>Il 12 ottobre 1492 Cristoforo Colombo, “buscando el levante por el poniente” al soldo della corona spagnola, come noto scoprì l&#8217;America centrale (anziché le Indie) e successivamente, aprendosi quelle nuove rotte rivoluzionarie, cominciò per la Liguria e poi per Genova un periodo di decadenza. Acuitasi allorquando la Spagna stessa prese via via a soccombere dinanzi alle forze inglesi e olandesi (è del 1588 il tracollo della “invincible armada”, l’invincibile flotta spagnola vintissima dai colpi di Francis Drake, corsaro-politico, primo circumnavigatore inglese del globo…). Nel 1746 Genova fu occupata dagli Austriaci, e qui si collega il celebre episodio di Balilla (Giobatta Perasso), il giovinetto 11enne che a Portoria il 5 dicembre al grido &#8220;che l&#8217;inse!&#8221;, e scagliando un sasso, pare abbia incoraggiato la rivolta della città contro gli occupanti (alleati di Inghilterra, Olanda e Savoia, in un quadro confusissimo, contro Francia, Spagna, Prussia, Sassonia, Baviera e Regno di Napoli).</p>
<p>Nel 1805 la Liguria entrò a far parte dell&#8217;Impero napoleonico, furiosamente anticlericale (ma che talora inviò ottimi e lungimiranti funzionari, si pensi a Chabrol per Savona), e nel 1815 la regione fu poi annessa al Regno di Sardegna, sotto i Savoia (già possessori dal 1576 di Oneglia e dal 1736-1770 di Loano), per far infine parte dell&#8217;Italia unificata. Dopo i terremoti indotti dalle guerre bonapartiane, del resto, non v’era più spazio per staterelli e repubbliche che non fossero asserviti alle necessità delle potenze maggiori.</p>
<p>Peraltro la Liguria, com’è stato acutamente sottolineato, a differenza di tutte le altre regioni italiane non ha mai approvato l&#8217;annessione allo Stato sabaudo prima, e al Regno d&#8217;Italia poi, con plebisciti o altre forme di democrazia…  Tale annessione, sancita dal Congresso di Vienna e operativa dal 7 gennaio 1815, fu perciò illegittima perché avvenuta in violazione dello scopo stesso per cui era stato convocato il Congresso, ovvero ristabilire le sovranità esistenti prima del 1797, e per la ferma contrarietà del legittimo e sovrano governo della Repubblica di Genova… Significativamente, aggiungo io, i forti costruiti dai Savoia a &#8220;difesa&#8221; di Genova vedevano le cannoniere rivolte non verso l&#8217;esterno delle mura ma verso l&#8217;interno, ovvero la città.</p>
<p>Sia come sia, dopo un primo momento di pesanti contrasti fra gli ex nemici, culminato con duri scontri urbani e la sanguinosa “calata” dei bersaglieri, le complementarità territoriali, sociali ed economiche diedero frutti, e i rispettivi interessi affiorarono palesi così da unire liguri e piemontesi nella emergente tensione risorgimentale, ed in seguito nella prospettiva unitaria. Di fatto Genova, col suo porto leader nel Tirreno, si elevò anche a vertice del cosiddetto “triangolo industriale” Ge-Mi-To.</p>
<p>Sul piano storico l&#8217;Ottocento fu dominato proprio dalle azioni insurrezionali del Risorgimento, che portarono all&#8217;Unità d&#8217;Italia (1861) e alla breccia di Porta Pia (20 settembre 1870), le quali ebbero come protagonisti tanti personaggi liguri: Giuseppe Mazzini, Giuseppe Garibaldi, Goffredo Mameli, Nino Bixio e molti altri patrioti irredenti. Tutto il secolo vide inoltre un intenso fervore imprenditoriale, agevolato anche dall’apertura del canale di Suez (1869) e dalla presenza a Genova di businessmen inglesi (che tra l’altro fondarono il Genoa cricket &amp; football club) e tedeschi. Attraverso l&#8217;Ottocento prese poi vita il vero piano regolatore, con la sistemazione delle attuali Piazza De Ferrari, Via XXV aprile, Via Roma, la ripida Via Assarotti e la circonvallazione a monte, dove cominciarono a trasferirsi i facoltosi proprietari delle abitazioni del centro storico, sempre gravate – anche per l’attività del porto &#8211; da problemi igienico-sanitari. Si definì inoltre la fusione con le popolose aree di Quezzi e Marassi e con Albaro e Sturla…</p>
<p>Si noti che questa urbanizzazione, e il conseguente “operaismo”, in qualche modo coincisero se non produssero la nascita a Genova, presso la sala dell’associazione garibaldina Carabinieri genovesi, del Partito socialista (1892).</p>
<p>Fece però da contraltare a quanto sopra la poderosa emigrazione di liguri verso le “Meriche”, in primis l’Argentina, segno di una povertà che costringeva a partire, in cerca di maggiori fortune, verso l’ignoto. Questi liguri lasciarono in patria radici che tuttora consentono ritorni, all’insegna di una bilateralità culturale profonda, biografie mestieri musiche, si pensi anzitutto al barrio della Boca di Buenos Aires e ad alcune ricette “condivise” attraverso l’oceano…</p>
<p>Il fascismo, salito al potere (con la marcia su Roma del 1922) sfruttando anche il malcontento del primo Dopoguerra che covò sulla cosiddetta vittoria mutilata, non poté mai posizionare Genova fra le città più “devote” alla sua causa. Risale peraltro al 1926 l’accorpamento con Genova di tanti Comuni fino a quel momento autonomi, fra cui Sampierdarena, “la Manchester d’Italia”. E un regio decreto aveva 3 anni prima accorpato a ponente anche Oneglia e Porto Maurizio, gli empori dell’olio, dando vita alla realtà amministrativa di Imperia.</p>
<p>Durante la seconda guerra mondiale la Liguria fu pesantemente bombardata, e infine dopo l’armistizio dell’8 settembre occupata per due anni, dall’autunno 1943 al 25 aprile 1945, dalle forze naziste affiancate dal residuo fascismo della RSI (Repubblica Sociale Italiana), forze contrastate dalle azioni dei partigiani nascosti sui monti liguri. Genova, costringendo alla resa il generale tedesco Meinhold e dunque autoliberandosi, meritò al termine di quella terribile guerra civile la medaglia d&#8217;oro resistenziale.</p>
<p>Seguirono gli anni del boom economico, e di un’industria sempre “pesante” più che pensante, la quale asservì interi quartieri. Più di recente, anche grazie a progetti specifici, a “concause” e a finanziamenti ad hoc (mundial calcistico di Italia90, Colombiadi, Giubileo, G8 nel 2001, Capitale europea della cultura 2004…), Genova è andata legittimamente orientandosi al turismo culturale, una vocazione che potrebbe, se ben gestita, compensare le crisi industriali e lavorative che da decenni affliggono una città non più Superba – per ovvie ragioni &#8211; come ai tempi del Petrarca, ma in cerca di nuovi ruoli…</p>
<p>E in un certo senso, come sempre è avvenuto, al “destino” di Genova si legheranno forse anche i destini di molte altre territorialità liguri…</p>
<p><strong>Umberto Curti<br />
</strong></p>
<p><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2024/04/foto-umbi-sala-lignea.jpg"><img class="size-medium wp-image-22485" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2024/04/foto-umbi-sala-lignea-300x149.jpg" alt="umberto curti in sala lignea alla biblioteca civica berio di genova" width="300" height="149" /></a></p>
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