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	<title>Ligucibario &#187; favale di malvaro</title>
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		<title>Sbarboro, Andrea</title>
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		<pubDate>Mon, 06 Oct 2025 09:37:58 +0000</pubDate>
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				<content:encoded><![CDATA[<p>La diffusione della vite in California è verosimilmente tutta merito di un ligure, nato ad Acero, una frazioncina quasi montana di Borzonasca (GE). <strong>Andrea Sbarboro</strong> vi nacque nel 1839, figlio di Stefano, che possedeva un mulino con terreni agricoli (la madre di Andrea era forse astigiana). Costui, come tanti allora, nel 1842 emigrò con la numerosissima famiglia a New York. Nel 1850 Andrea si trasferì tuttavia in California, dove lavorò per alcuni anni in una drogheria (San Francisco) e dove cercò l’oro col fratello Bartolomeo, intraprendendo in seguito altri viaggi e attività industriali. Tanto che in breve tempo seppe fondare &#8211; come il più noto Amadeo Giannini, famiglia originaria di Favale di Malvaro &#8211; una banca dove affluirono i guadagni di molti emigrati italiani. Ed ebbe (da ligure avvezzo alle ripide fasce coi muretti a secco) la lungimiranza di immaginare coltivato a vite il fertile suolo della California, area dal clima in gran parte mediterraneo, la quale offriva immensi spazi al “marketing”, circa 1620 acri (1 acro = 4mila mq)… In tal senso, presso Tenuta Truett l’intraprendente Sbarboro creò dal 1881 una colonia italo-svizzera, denominata Asti, sul Russian river (contea di Sonoma), un fiume che sfocia nel Pacifico. Proprio là dove lo scrittore Jack London (1876-1916) compilò incantate descrizioni nel suo romanzo “La valle della luna” (1913). Infatti London conduceva un ranch presso Glen Ellen (tuttora la proprietà è gestita a livello federale per la coltivazione dell&#8217;uva), e scriveva: &#8220;L&#8217;aria è come il vino. Ciuffi di nebbia marina si posano sulle montagne di Sonoma. Il sole del pomeriggio brilla nel cielo assonnato. Ho tutto per essere felice”. Poco distante sorge anche Sacramento, fondata pochi decenni prima (1839) a partire dall’insediamento New Helvetia di John Sutter. La colonia vitivinicola Asti, un’utopia cooperativistica destinata però a concrete strategie di successo, s’avvalse delle barbatelle spedite da un medico (Giuseppe Ollino) di Rocca d’Arazzo (AT) e delle competenze tutte italiche di Pietro Carlo Rossi, enologo di Dogliani (CN) laureatosi in Farmacia a Torino. Il lavoro di adattamento dei poderi fu enorme, e davvero trasformò la zona in un angolo d’Italia. Sin dall’inizio la Asti si strutturò come comunità autonoma, coi suoi 150 lavoratori retribuiti tra i 30 e i 40 dollari mensili secondo mansioni, oltre al vitto, l’alloggio e il vino. Nel 1896 ricevette in visita Luigi di Savoia, giovane cugino del re d’Italia, con dieci ufficiali del suo seguito. Pochi anni dopo vi giunse anche una rappresentanza di 46 esperti in agricoltura inviati dal governo tedesco espressamente per analizzare i vigneti e le cantine dove il vino prendeva vita. Nel 1903 la comunità vantava già una scuola per i figli delle varie maestranze, un ufficio di posta, una connessione telefonica e telegrafica, giardini, impianti elettrici… La Asti crebbe, insomma, come “company town”, con una stazione ferroviaria sulla Northwestern Pacific e una chiesa cattolica, la Our Lady of Mount Carmel, eretta nel 1907 &#8211; nella classica forma a botte &#8211; col legno delle botti usate. In pratica, il luogo via via diventò sempre più celebre ed assai visitato, con cantine quasi a perdita d’occhio. Gli italiani &#8211; e i ticinesi &#8211; che sapevano di agricoltura vi trovarono sempre buon impiego, sebbene poi nel 1919 il proibizionismo sconquassasse molte abitudini dei consumatori e quindi molte economie (fu abolito solo 14 anni dopo). Infine, non possiamo omettere il ruolo sostanziale che la colonia esercitò durante la sciagura della fillossera in Europa, col malefico afide che distrusse o mise a rischio – via via anche in Liguria &#8211; la quasi totalità dei vitigni. E proprio grazie agli sforzi “intercontinentali” di esperti (fra cui il professor Planchoin di Montpellier) venne saggiato, con immenso sollievo, l&#8217;innesto su radice americana, radice che risulta immune alla più parte delle patologie. Ancora oggi le barbatelle prodotte s’innestano su tale radice. Circa queste straordinarie vicende si veda anche Pietro Pinna, “La valle del vino”, ed. Viella, 2023.<br />
<strong>Umberto Curti<br />
</strong></p>
<p>L’alfabeto del gusto di Ligucibario® è la più ampia, completa e autorevole “banca dati” dell’enogastronomia ligure. Circa 1.500 voci che Umberto Curti in decenni di lavoro ha redatto e poi aggregato online per tutelare e promuovere le tradizioni regionali. Liberamente fruibile, “oggetto d’innumerevoli tentativi d’imitazione”, conta migliaia di follower e da sempre non contiene alcuna pubblicità. Iscriviti alla newsletter cliccando in homepage il simbolo della busta, e ogni settimana riceverai gratuitamente i nuovi contenuti…</p>
<p>(Luisa Puppo e Umberto Curti, grazie a vaste competenze ed esperienze a fianco di territori e imprese, propongono consulenze, marketing, social media e attività formative per le destinazioni turistiche e l’enogastronomia, con specifici focus sul turismo esperienziale, lo storytelling, l’escursionismo coste/entroterra, e le traduzioni da/in inglese. Contattaci senza impegno su <a href="mailto:info@ligucibario.com">info@ligucibario.com</a>)</p>
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		<title>I Liguri nel mondo &#8220;spersi&#8221; (2)</title>
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		<pubDate>Mon, 27 Jan 2025 11:39:58 +0000</pubDate>
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				<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_25106" style="width: 310px" class="wp-caption alignleft"><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2025/01/porto-genova.jpg"><img class="size-medium wp-image-25106" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2025/01/porto-genova-300x212.jpg" alt="il porto di genova" width="300" height="212" /></a><p class="wp-caption-text">il porto di genova</p></div>
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<p>I Liguri nel mondo &#8220;spersi&#8221;&#8230; (<a title="liguri nel mondo" href="https://www.ligucibario.com/i-liguri-nel-mondo-spersi-1/" target="_blank">a questo link la prima puntata</a>)</p>
<p>Basta poi un&#8217;occhiata ad un atlante mondiale, ed ecco molte località dal nome Genova/Genoa, soltanto negli Stati Uniti se ne contano più d’una ventina. Dalle sparse case-fattorie di agricoltori nella zona rurale dell&#8217;Arkansas (contea di Miller), alla Genoa in Colorado (contea di Lincoln) con &#8220;ben&#8221; più di 200 abitanti.</p>
<h2>Liguri nel mondo spersi: dal Canada alla California</h2>
<p>Dal 1850 al 1880 moltissimi furono anche gli emigrati liguri che si insediarono nelle <strong>contee californiane dell’oro, e poi alcuni anni dopo anche in Canada</strong> (Adele Maiello ha dedicato molti studi a tale argomento, noto in generale come “corsa all’oro”, innescato da un falegname che scoprì una pepita presso Coloma). Furono tuttavia vite assai grame: &#8220;&#8230;in quei tempi i padroni non erano obbligati a fare niente per la sicurezza; i minatori andavano giù alla mattina e non sapevano se alla fine del giorno sarebbero usciti vivi da quel buco”&#8230;</p>
<p>Restando in California, <strong>George Moscone, sindaco di San Francisco negli anni ’70</strong> del Novecento, aveva origini famigliari a Fontanarossa, frazione montana di Gorreto in val Trebbia (Ge). Era nato a San Francisco nel 1929 (il padre era secondino presso la prigione di San Quintino) e fu sindaco fino al 1978, anno in cui fu assassinato dall’ex poliziotto Dan White, un violento, affetto da crisi depressive. L’episodio è famoso, tanto che da tale incredibile vicenda è stato tratto anche il film “Milk” (2008) di Gus Van Sant, con Sean Penn.</p>
<h2>Liguri nel mondo spersi: dal Perù all&#8217;Argentina</h2>
<p>In Perù, <strong>Parodi</strong> è cognome molto diffuso. I migranti liguri vi eccelsero anzitutto nel commercio (almacen è il negozio, all’ingrosso), non solo alimentare, ad es. anche di guano, che è come noto un prezioso fertilizzante *. Giovanni Bonfiglio ha dedicato nel 1999 un mirabile studio – con cronologia &#8211; sugli italiani in Perù <a href="https://www.byterfly.eu/islandora/object/librib:90750/datastream/PDF/content/librib_90750.pdf">https://www.byterfly.eu/islandora/object/librib:90750/datastream/PDF/content/librib_90750.pdf</a> , Paese dove non a caso tra il 1870 e il 1940 vennero pubblicati anche molti giornali in italiano. A livello linguistico, si noti che <strong>bachiche</strong> è un americanismo dal genovese «baciccia», soprannome dei molti immigrati liguri il cui nome di battesimo era Giovanni Battista, sovente abbreviato in Giobatta, secondo l&#8217;uso ligure; la frequenza del nome si lega al fatto che San Giovanni Battista &#8211; e non San Giorgio &#8211; è il patrono di Genova. Col trascorrer del tempo bachiche fu esteso a tutti gli italiani in Perú, anche se in origine Giobatta era sovente il nome del pulpero o del suo aiutante. E <strong>pastel de acelga</strong> è una torta di bietole di chiara origine ligure, forse un po&#8217; più dolce della Pasqualina…</p>
<p><strong>Antonio Devoto</strong> (1832-1916), imprenditore, colonizzatore e commerciante ligure, nacque a Lavagna nel 1832. Dal Tigullio arrivò in Argentina nel 1854 e in società coi tre fratelli Tommaso, Gaetano e Bartolomeo fondò una casa di import. Cogliendo le possibilità di sviluppo della <em>pampa</em> (dal quechua = “piana” fertile), acquisì vaste estensioni, che in poco tempo crebbero enormemente di valore. Creò così una serie di aziende agricole, tra cui le <em>estancias</em> (sono vaste tenute per l’allevamento) di Arroyo Dulce, nel comprensorio di Buenos Aires, e di Trenel presso La Pampa (3.300 kmq), dove fondare 8 colonie di immigrati italiani.  L’Italia gli concesse il titolo di conte, come riconoscimento per il suo lavoro ed il suo impegno a favore della collettività italiana. Morì a Buenos Aires nel 1916.</p>
<p>Liguri nel mondo spersi: Buenos Aires e la Boca</p>
<p>A proposito della <strong>Boca, il famoso quartiere “genovese” di Buenos Aires</strong>, cosí scriveva, nel 1930, il giornalista e scrittore Juan José de Souza Reilly (1880-1959): “Non appena giungiate alla Boca del Riachuelo (Rio Matanza), i vostri cinque sensi vi grideranno all’orecchio come un capostazione: Genova!”</p>
<p>Una Genova in miniatura, policroma, viva, popolata &#8211; com&#8217;è stato scritto &#8211; di marinai e pittori, massaie e prostitute, poeti vernacolari e contrabbandieri, commercianti e compositori di tango. In cui l&#8217;immigrazione ligure aveva indotto pacificamente l&#8217;uso del genovese. I boquensi odierni (detti &#8220;xeneizes&#8221;) affermano che questi immigrati formassero comunità quasi utopiche, dove la povertà era comunque dignitosa, e dove regnavano solidarietà, amicizia e ordine. Nel 1882 gli abitanti della Boca si autoproclamarono Repùblica de la Boca, issando niente meno che la bandiera di Genova e &#8220;costituendo&#8221; un territorio indipendente. Il noto generale Julio Argentino Roca, a quel tempo presidente della Repubblica, dovette intervenire e personalmente parlamentare con gli insorti per indurli ad ammainare quella bandiera e rinunciare alla pittoresca sollevazione.</p>
<p><strong>Il Boca Juniors</strong> fu fondato pochi anni dopo, lunedì 3 aprile 1905, anzitutto dai giovani di origine italiana Esteban Baglietto, Alfredo Scarpati, Santiago Pedro Sana e i fratelli (d’ascendenza lucana) Juan e Teodoro Farenga. E Xeneizes è il soprannome della squadra; in particolare Esteban Baglietto, primo presidente del club, proveniva da una famiglia di origini genovesi molto umile. Il Boca, salito nella prima divisione nel 1913, è l&#8217;unica squadra argentina a non essere mai retrocessa. L’<em>azul y oro</em> vanta una storia ricchissima di premi e vittorie, e una tifoseria calientissima (i “<em>bosteros</em>” – per via di una fabbrica di mattoni che utilizzava sterco di cavallo &#8211; vanno allo stadio assai rumorosamente!). Tra le fila dei Xeneizes ha figurato per diversi campionati addirittura Diego Armando <strong>Maradona</strong>. Suo padre era un loro tifoso. Due giorni dopo il debutto ufficiale allo stadio (detto notoriamente  <em>la Bombonera</em> per la forma), il Boca vinse contro il Talleres di Cordoba per 4-1 con doppietta proprio di Maradona, che già si mostrava un fenomeno. Un infortunio purtroppo lo fermò per 4 giornate, ma al rientro segnò 28 gol in 40 partite guidando il club alla vittoria del Campionato Metropolitano di Apertura 1981&#8230; Maradona, giunto in prestito, venne tuttavia ceduto l’anno seguente &#8211; per difficoltà economiche &#8211; al Barcelona, glorioso club spagnolo. E come noto nel 1984 sbarcò al Napoli…</p>
<p>Nel 1907 un giovane marinaio genovese, Giovanni Parodi, salpò sul Drottning Sophia, mercantile battente bandiera svedese. Nel suo girovagare imparò a prodursi da solo <strong>un liquore a base di ginepro</strong> (juniperus communis), essendo tali bacche facilmente reperibili in tutti i porti&#8230; In particolare perfezionò la propria ricetta, di cui andava fiero, proprio nel porto di Buenos Aires, dove restò a lungo. Sovente ammazzava il tempo nei chiassosi carruggi della Boca, insieme a ragazzi di origine italiana/genovese che come lui si dilettavano nel gioco del calcio, da poco esportato quasi ovunque da marinai inglesi, come da inglesi era stato fondato una quindicina d’anni prima in Italia il Genoa cricket&amp;football… Tornato in patria, Parodi raccontava quei giorni “esotici” con una certa comprensibile nostalgia, e molti anni dopo la sua ricetta di gin è stata ripresa e perfezionata dal pronipote, stesso nome.</p>
<p>Il Comune di <strong>Altare in val Bormida, vicino a Savona, è famoso per la lavorazione del vetro</strong> (Ligucibario® se ne è occupato ripetutamente), ed ospita a “Villa Rosa” anche un museo a tema. Si tratta di un artigianato secolare. E da Altare, nel clima di incertezze dell’ultimo Dopoguerra, un gruppo di tecnici vetrai si trasferì in Sud America &#8211; anzitutto in Argentina &#8211; dando avvio a diversi laboratori. In pochi anni costoro avviarono dal nulla quattro vetrerie in Argentina e una in Brasile. Questi migranti, costituitisi in un gruppo organizzato, il C.T.O.V.A. (Complesso Tecnici Operai Vetrai Altaresi, molto materiale è disponibile online), divenuto poi Gruppo TOVA, un sodalizio in cui s&#8217;aggregavano tutte le competenze necessarie, erano partiti dall’Italia nel settembre 1947, e nell’arco di soli 10 mesi realizzarono la loro prima fabbrica. Tra il 1954 e il 1979 vi fu un grande incremento del business, e a tutt’oggi funziona a pieno regime in Buenos Aires la Cristalería San Carlos, fondata sin dall’ottobre del 1949: essa in quel Paese rappresenta, ancora oggi, la più grande realtà di lavorazione artigianale del cristallo…</p>
<p><strong>Nel cimitero di Rosario, in Argentina, sono numerose le tombe di emigrati liguri</strong>. Tombe che guarda caso richiamano da presso l&#8217;arte funeraria di Staglieno. Rosario è anche la città con la più nutrita ascendenza ligure al mondo, e vanta anche una replica esatta del monumento a Manuel Belgrano (generale, politico ed economista bonaerense) eretto in piazza Tommaseo a Genova (poiché donato a Genova dagli emigrati liguri di Rosario nel 1924).</p>
<p>Anche <strong>Pepe Mujica</strong> infine, ex presidente dell&#8217;Uruguay dal 2010 al 2015, ex guerrigliero, personaggio vulcanico e “pauperista”, origina come famiglia (per parte della madre, Lucia Cordano) a Favale di Malvaro.<br />
* concime naturale ricco di nitrati, si ricava da vasti accumuli, formatisi nei secoli per le deiezioni degli uccelli marini nelle isole lungo il litorale peruviano e sulla costa, accumuli favoriti dall’assenza di piogge. Il guano fu ampiamente acquistato in Europa, e lo sfruttamento dei depositi agevolò la nascita della prima borghesia imprenditoriale peruviana, cui non a caso appartennero anche vari commercianti italiani…<br />
<strong>Umberto Curti<br />
</strong></p>
<p><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2024/04/foto-umbi-sala-lignea.jpg"><img class="size-medium wp-image-22485" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2024/04/foto-umbi-sala-lignea-300x149.jpg" alt="umberto curti in sala lignea alla biblioteca civica berio di genova" width="300" height="149" /></a></p>
<p><strong> </strong></p>
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		<title>I Liguri nel mondo &#8220;spersi&#8221; (1)</title>
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		<pubDate>Fri, 24 Jan 2025 09:47:08 +0000</pubDate>
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<p>I Liguri nel mondo &#8220;spersi&#8221;&#8230; (<a title="liguri nel mondo" href="https://www.ligucibario.com/i-liguri-nel-mondo-spersi-2/" target="_blank">a questo link la seconda puntata</a>)</p>
<p>La Liguria ha una significativa “tradizione” di esploratori, geografi e studiosi <em>lato sensu</em>, da Colombo (col sodale Michele da Cuneo) a Leon Pancaldo * …, tradizione che si protrae anche in tempi a noi più vicini (Viviani, Isssel, Rovereto, Boccardo…), ed anche i fenomeni insediativi e migratori l’hanno lungamente connessa all’altrove, in primis al continente americano, <strong>quasi sempre tramite il porto di Genova</strong>. Si può dire che pressoché ogni famiglia ligure abbia antenati che migrarono per cercare lavoro. E alcuni di essi divennero, come noto, particolarmente famosi.</p>
<h2>Liguri nel mondo spersi: da Tabarca a Gibilterra</h2>
<p>Circa i Liguri nel mondo &#8220;spersi&#8221;, se molto nota e indagata è la vicenda di Tabarca e Carloforte, anche i genovesi di Gibilterra (italogibilterrini) sono una comunità radicata ormai da secoli, formata da discendenti di genovesi e liguri che avevano scelto Gibilterra a fini di commercio e di pesca d’altura. Nel censimento del 1753 i genovesi erano il gruppo più numeroso di popolazione civile di Gibilterra e il genovese l&#8217;idioma più parlato. Alla fine dell&#8217;Ottocento la comunità iniziò a non usare più il genovese, preferendogli il llanito (un misto, creolo di andaluso e inglese, che tuttavia contiene circa 700 parole prese dal ligure). Di tali vicende linguistiche si è occupato come sempre brillantemente il compianto Fiorenzo Toso. Attualmente la popolazione civile di Gibilterra con cognomi genovesi (o italiani) si aggira ancora intorno al 20% del totale…</p>
<h2>Liguri nel mondo spersi tra Vecchio e Nuovo Mondo</h2>
<p>Quanto a vicende &#8220;singole&#8221;, l’imperiese Bartolomeo Bossi, instancabile giornalista e botanico, appena sedicenne partì nel 1832 per Montevideo, percorrendo poi la Patagonia, il Mato Grosso…<br />
Savonesi o legati a Savona furono Battista Nano (attivo in Perù), Domenico Noberasco, Giuseppe Lamberti, Onorato Oddera di cui ben poco si conosce, il paleontologo Don Gerolamo Lavagna (Argentina), lo zoologo Armando David…<br />
Carcarese fu il missionario e orientalista Giuseppe Sapeto.<br />
Il capitano Giovanni Battista Cerruti (1850-1914) era varazzino (viaggiò davvero ovunque, dall’Argentina a Singapore…), come Lanzerotto Malocello scopritore delle Canarie, Don Stefano Testa, Marcantonio Carattino (1687?), Simone Canepa (1878-1919) che prese parte alla spedizione della “Stella polare”&#8230;<br />
Genovesi furono Vadino e Ugolino Vivaldi, Antoniotto Usodimare, e di Voltri i cugini Enrico e Luigi Maria d’Albertis…<br />
Chiavarese fu Giambattista Scala (1817-1876), che viaggiò in Asia ed Africa&#8230;<br />
Spezzino infine Giacomo Doria…<br />
Nel corso del 2024 Genova (che ospita il MEI e la Sala Lunardi) ha dato vita ad un gemellaggio con Santos in Brasile, dentro una cornice di turismo delle radici, del ritorno, della bilateralità, che ovviamente include anche le rispettive gastronomie (e ad es. circa la fugazzeta argentina puoi leggermi <a title="umberto curti la fugazzeta" href="https://www.ligucibario.com/alfabeto_del_gusto/fugazzeta/" target="_blank">a questo link</a>).<br />
Favale di Malvaro, a propria volta, ospita un “Museo dell’emigrante”, per le note vicende legate ad Amadeo Peter Giannini, l’illuminato banchiere (Banca d&#8217;America e d&#8217;Italia) i cui genitori erano proprio di Favale. Inoltre, partirono dalla Fontanabuona verso l’America sia Suor Blandina (Rosa Maria Segale), nata a Cicagna nel 1850, sia Natalina Garaventa &#8211; madre di Frank Sinatra – nata a Rossi di Lumarzo nel 1896…<br />
Genova non a caso è sede della Fondazione Casa America, e sodalizi quali l’Associazione Liguri nel mondo o congregazioni quali i Salesiani (alle cui attività nel Mato Grosso dedicai una vita fa la tesi di laurea) rappresentano altri soggetti molto dinamici e presso i quali attingere quantomeno notizie e documentazioni.<br />
* si vedano ad es. Furio Ciciliot, “Da Magellano a Buenos Aires”; F. Surdich, “Gli esploratori genovesi del periodo medievale” in MSE I, 1975, pp. 9-117…<br />
<strong>Umberto Curti<br />
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<p><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2024/04/foto-umbi-sala-lignea.jpg"><img class="size-medium wp-image-22485" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2024/04/foto-umbi-sala-lignea-300x149.jpg" alt="umberto curti in sala lignea alla biblioteca civica berio di genova" width="300" height="149" /></a></p>
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		<title>Andrea Sbarboro e il vino della California</title>
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		<pubDate>Thu, 02 May 2024 12:52:09 +0000</pubDate>
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				<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_22617" style="width: 310px" class="wp-caption alignleft"><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2024/05/borzonasca.jpg"><img class="size-medium wp-image-22617" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2024/05/borzonasca-300x200.jpg" alt="paesaggio da borzonasca. Foto tratta da LiguriaFood" width="300" height="200" /></a><p class="wp-caption-text">paesaggio da Borzonasca. Foto tratta da LiguriaFood</p></div>
<p>La diffusione della vite in California è verosimilmente tutta merito di un ligure, nato ad Acero, una frazioncina quasi montana di Borzonasca (GE). Andrea Sbarboro vi nacque nel 1839, figlio di Stefano, che possedeva un mulino con terreni agricoli (la madre di Andrea era forse astigiana). Costui, come tanti allora, nel 1842 emigrò con la numerosissima famiglia a New York.</p>
<h2>Andrea Sbarboro, da Borzonasca alla California</h2>
<p>Nel 1850 Andrea si trasferì tuttavia in California, dove lavorò per alcuni anni in una drogheria (San Francisco) e dove cercò l’oro col fratello Bartolomeo, intraprendendo in seguito altri viaggi e attività industriali. Tanto che in breve tempo seppe fondare &#8211; come il più noto Amedeo Giannini, famiglia originaria di Favale di Malvaro &#8211; una banca dove affluirono i guadagni di molti emigrati italiani. Ed ebbe (da ligure avvezzo alle ripide fasce coi muretti a secco) la lungimiranza di immaginare coltivato a vite il fertile suolo della California, area dal clima in gran parte mediterraneo, la quale offriva immensi spazi al “marketing”, circa 1620 acri (1 acro = 4mila mq).<br />
In tal senso, presso Tenuta Truett l’intraprendente Sbarboro creò dal 1881 una colonia italo-svizzera, denominata Asti, sul Russian river (contea di Sonoma), un fiume che sfocia nel Pacifico. Proprio là dove lo scrittore Jack London (1876-1916) compilò incantate descrizioni nel suo romanzo “La valle della luna” (1913). Infatti London conduceva un ranch presso Glen Ellen (tuttora la proprietà è gestita a livello federale per la coltivazione dell&#8217;uva), e scriveva: &#8220;L&#8217;aria è come il vino. Ciuffi di nebbia marina si posano sulle montagne di Sonoma. Il sole del pomeriggio brilla nel cielo assonnato. Ho tutto per essere felice”. Poco distante sorge anche Sacramento, fondata pochi decenni prima (1839) a partire dall’insediamento New Helvetia di John Sutter.</p>
<h2>La colonia vitivinicola Asti (contea di Sonoma)</h2>
<p>La colonia vitivinicola Asti, un’utopia cooperativistica destinata però a concrete strategie di successo, s’avvalse delle barbatelle spedite da un medico (Giuseppe Ollino) di Rocca d’Arazzo (AT) e delle competenze tutte italiche di Pietro Carlo Rossi, enologo di Dogliani (CN) laureatosi in Farmacia a Torino. Il lavoro di adattamento dei poderi fu enorme, e davvero trasformò la zona in un angolo d’Italia. Sin dall’inizio la Asti si strutturò come comunità autonoma, coi suoi 150 lavoratori retribuiti tra i 30 e i 40 dollari mensili secondo mansioni, oltre al vitto, l’alloggio e il vino.<br />
Nel 1896 ricevette in visita Luigi di Savoia, giovane cugino del re d’Italia, con dieci ufficiali del suo seguito. Pochi anni dopo vi giunse anche una rappresentanza di 46 esperti in agricoltura inviati dal governo tedesco espressamente per analizzare i vigneti e le cantine dove il vino prendeva vita. Nel 1903 la comunità vantava già una scuola per i figli delle varie maestranze, un ufficio di posta, una connessione telefonica e telegrafica, giardini, impianti elettrici… La Asti crebbe, insomma, come “company town”, con una stazione ferroviaria sulla Northwestern Pacific e una chiesa cattolica, la Our Lady of Mount Carmel, eretta nel 1907 &#8211; nella classica forma a botte &#8211; col legno delle botti usate.<br />
In pratica, il luogo via via diventò sempre più celebre ed assai visitato, con cantine quasi a perdita d’occhio. Gli italiani &#8211; e i ticinesi &#8211; che sapevano di agricoltura vi trovarono sempre buon impiego, sebbene poi nel 1919 il proibizionismo sconquassasse molte abitudini dei consumatori e quindi molte economie (fu abolito solo 14 anni dopo).<br />
Infine, non possiamo omettere il ruolo sostanziale che la colonia esercitò durante la sciagura della filossera in Europa, col malefico afide che distrusse o mise a rischio – via via anche in Liguria &#8211; la quasi totalità dei vitigni. E proprio grazie agli sforzi “intercontinentali” di esperti (fra cui il professor Planchoin di Montpellier) venne saggiato, con immenso sollievo, l&#8217;innesto su radice americana, radice che risulta immune alla più parte delle patologie. Ancora oggi le barbatelle prodotte s’innestano su tale radice.</p>
<p>Circa queste straordinarie vicende si veda anche Pietro Pinna, “La valle del vino”, ed. Viella, 2023.<br />
<a href="https://www.ligucibario.com/umberto-curti-luisa-puppo/" target="_blank"><strong>Umberto Curti</strong></a></p>
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		<title>L&#8217;ardesia della Val Fontanabuona</title>
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		<pubDate>Mon, 26 Mar 2018 12:56:01 +0000</pubDate>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2018/03/Foto0441.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-17721" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2018/03/Foto0441-225x300.jpg" alt="Foto0441" width="225" height="300" /></a></p>
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<p>L&#8217;ardesia della Val Fontanabuona</p>
<p>Fontanabuona, una valle d’entroterra (13 Comuni), l’unica parallela alla costa genovese di levante, colline boschi borghi castelli santuari, dove il paesaggio racconta tradizioni, storia fliscana * , damaschi, duro lavoro, miniere, emigrazione. L’ardesia (il termine nascerebbe da Ardennes → ardesie) era ed è il suo oro nero, lo intuisci dalle tante cave che fendono il terreno. Scrisse l’abate-storico Goffredo Casalis nel suo preziosissimo “Dizionario storico geografico statistico commerciale degli Stati di S.M. il Re di Sardegna” che nel 1840 operavano 48 cave di ardesia nei soli territori di Lavagna e Cogorno: sono esse notissime per la quantità di lastre cui forniscono ai bisogni delle due riviere ed anche a quelli di esteri stati, perocché se ne spediscono a Napoli, in Toscana, a Gibilterra, in Portogallo, in Francia, in Corsica, in Sardegna, a Trieste, ad Odessa…<br />
Si tratta di una roccia metamorfica d’origine sedimentaria (scisto della valle di Lavagna e dell&#8217;entroterra ligure), formatasi durante il cretaceo superiore, 70-80 milioni di anni fa. Con quest’oro lamellare tradizionalmente si realizzano lavagne, perfetti piani di biliardi (richiestissimi negli U.S.A. ** ), ma anche materiali da costruzione (si pensi ai tanti luccicanti abbadini per tetti, e ad altri dettagli, nel centro storico genovese), e ovviamente oggetti di design, accessori per l’arredo di casa, bomboniere&#8230; Si presume che in loco l’ardesia fosse già ben nota in epoca romana (la famosa necropoli a incinerazione di Chiavari, con le tombe a cassetta, risale al VIII-VI secolo a.C.), in tal senso recupereresti indizi in Plinio e Tito Livio, ma le prime cave estrattive risalirebbero al X-XI (un testo anonimo infatti ne menziona presso Santa Giulia, sopra Lavagna). Alle spalle di Lavagna, e della “fiumana bella” dantesca, sono le forme in ardesia della Basilica dei Fieschi (l’ardore della pietra nera contro il candore del marmo) che cifrano il trasmutarsi del romanico in gotico. E introducono alla valle, sino al territorio di Cicagna ed oltre, dove presso le cave incontri laboratori in cui da una pietra nera abili mani tuttora originano capolavori. Del resto, molti autori ed esperti hanno via via sottolineato la versatilità e resistenza di queste lastre che, pur sottili, sfidano il tempo nobilitando il paesaggio. Nel XIX secolo (allorché in Fontanabuona 160 cave fornivano più di 36mila tonnellate di prodotto e impiegavano centinaia d’addetti) il primo centro per estrazione e lavorazione era divenuto, più a levante, Cogorno, dove il trasporto delle lastre verso i leudi all’àncora nel mare di Lavagna pesava sulle spalle delle donne, le camalle (alcune “provvidenziali” nicchie lungo i camminamenti permettevano loro di poggiare qualche momento il carico). La prima teleferica risale al 1876. Dagli inizi del ‘900 s’avviò un graduale esaurimento dei filoni, nuovi materiali in concorrenza stimolarono nuove tecniche costruttive, e dunque molti fontanini preferirono (o dovettero) tentare la fortuna verso le “Meriche” e in parte anche verso la Germania, tanto che non poche comunità videro pian piano dimezzarsi la popolazione, e alcune frazioni “decentrate” scomparvero del tutto *** . La crisi recente è viceversa dovuta ai competitor sovradimensionati, quali in primis Brasile e Cina (<a href="https://www.ilsole24ore.com/art/impresa-e-territori/2012-08-13/ardesia-ligure-battuta-carambole-074210_PRN.shtml">https://www.ilsole24ore.com/art/impresa-e-territori/2012-08-13/ardesia-ligure-battuta-carambole-074210_PRN.shtml</a>). Nell’età più redditizia, alle cave antiche (come detto Santa Giulia, ma anche Uscio…) molte via via se ne aggiunsero, talora in ubicazioni impervie, dove i sentieri lasciavano transitare a stento persine le stesse bestie da soma, viceversa oggi sono talora preferite (Moconesi, Lorsica, Orero, Cicagna e Tribogna) quelle meglio accessibili, superstiti là dove possano giungere ad operare anche i macchinari idonei all’estrazione, alla lavorazione e infine al trasporto. L’eccellenza qualitativa dell’ardesia ligure risiede nella fissilità, può difatti esser sezionata in lastre e fogli di varia dimensione assolutamente piane, lisce, spesse pochi mm, leggere, refrattarie al fuoco (amiche degli chef), impermeabili, a bassissima conducibilità termica ed elettrica. Tale ardesia presenzia anche l’architettura monumentale &#8211; e cimiteriale &#8211; , pavimenti, gradinate, pilastri, sovrapporte, portali incisi, camini, capitelli, sepolcri, ma anche manufatti utili alla quotidianità, caminetti, trogoli e vasche, panche, sponde e condotte per l’acqua&#8230; Dagli scarti di cava infine sono sempre originati anche celebri muretti a secco, coi quali in Liguria tipicamente si sostengono le verticaleggianti fasce terrazzate, o si confinano i poderi…<br />
* la casata dei Fieschi, sino al 1547 storica rivale dei Doria, ebbe 2 Papi, Innocenzo IV e Adriano V<br />
** l’ardesia fontanina, non a caso, conobbe anche gloria cinematografica ad es. ne “Lo spaccone” con Paul Newman (1961) e ne “Il colore dei soldi” (1986), dove Paul Newman lavorò con Tom Cruise…<br />
*** a Favale di Malvaro è visitabile un “Museo dell’emigrante” intitolato ad Amedeo Pietro Giannini (1870-1949), un emigrato che nel 1904 fondò, nel quartiere italiano di San Francisco in California, una piccola banca poi divenuta niente meno che la Bank of America<br />
<strong>Umberto Curti <a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2018/03/umbi-bello2.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-17720" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2018/03/umbi-bello2-300x168.jpg" alt="umbi bello" width="300" height="168" /></a></strong></p>
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		<title>Pasticcerie. Ottimi indirizzi in Liguria</title>
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		<pubDate>Fri, 13 Jun 2014 14:58:56 +0000</pubDate>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2014/06/DSCN4057.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-15965" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2014/06/DSCN4057-300x225.jpg" alt="DSCN4057" width="300" height="225" /></a><a title="spongata" href="https://www.ligucibario.com/alfabeto_del_gusto/spongata/" target="_blank">Spongata</a>, colombe, <a title="pandolce" href="https://www.ligucibario.com/alfabeto_del_gusto/pandolce/" target="_blank">pandolci</a>, <a title="canestrelli" href="https://www.ligucibario.com/alfabeto_del_gusto/canestrelli-di-torriglia-rovegno-brugnato-taggia/" target="_blank">canestrelli</a>, <a title="cobeletti" href="https://www.ligucibario.com/alfabeto_del_gusto/cobeletti-gobeletti/" target="_blank">cobeletti</a>, <a title="baci di alassio" href="https://www.ligucibario.com/alfabeto_del_gusto/baci-di-alassio/" target="_blank">baci di Alassio</a>, <a title="frutta candita" href="https://www.ligucibario.com/alfabeto_del_gusto/frutta-candita/" target="_blank">frutta candita</a>, crema Zena, <a title="sacripantina" href="https://www.ligucibario.com/alfabeto_del_gusto/sacripantina/" target="_blank">sacripantina</a>&#8230; Qualità e tradizioni in un dolce itinerario di pasticcerie da Sarzana  (SP) a San Bartolomeo al Mare (IM), con tappe anche in pasticcerie antichissime, cariche d&#8217;atmosfera.  Come sempre, inviateci graditi commenti e segnalazioni. Arrivederci alla prossima settimana con le gelaterie. <strong>Umberto Curti, Ligucibario®</strong></p>
<p>Gemmi, via Mazzini 143, Sarzana (SP)<br />
Galletti, via Ortigaro 17, Favale di Malvaro (GE) – eccelse colombe pasquali!<br />
Defilla, corso Garibaldi 4, Chiavari (GE) Copello, via Martiri della liberazione 162, Chiavari (GE)<br />
Guano, piazza Cavour 2, Torriglia (GE)<br />
Barsotti, piazza Serra 3, Montoggio (GE) – eccelsi canestrelli e pandolce di castagne! (aggiornamento 17/02/25: purtroppo la pasticceria chiuse per alluvione)<br />
Dria, corso Torino 93R, Genova<br />
Tagliafico, via Galata 31R, Genova<br />
Profumo, via del Portello 2R, Genova<br />
Romanengo, piazza Soziglia 74R, Genova<br />
Panarello, via Galata 67, Genova<br />
D’Arrigo, via F. Cavallotti 52R, Genova<br />
San Sebastiano, via G. Alessi 9R, Genova<br />
Arleo, via Magnaghi 18, Genova<br />
Klainguti, piazza Soziglia 98, Genova (aggiornamento 17/02/25: l&#8217;attività dovrebbe riaprire)<br />
Mantero, via A. Cantore 148, Genova Sampierdarena<br />
Dolci Peccati, via N. Gallino 40, Genova Pontedecimo<br />
Scalvini, via D. Meirana 2, Genova Pontedecimo (aggiornamento 17/02/25: purtroppo la pasticceria chiuse)<br />
Ferrante, via Martiri della libertà 53, Campomorone (GE)<br />
Priano, via Camozzini 76R, Genova-Voltri<br />
Rossi Lino, via Colombo 58, Cogoleto (GE)<br />
Giordano, via G. Mameli 18, Varazze (SV)<br />
Besio, via Sormano 16R, Savona<br />
Balzola, piazza G. Matteotti 26, Alassio (SV)<br />
Racca, via Aurelia 86/88, San Bartolomeo al Mare (IM)</p>
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