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	<title>Ligucibario &#187; braudel</title>
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		<title>Xylella, una lezione per l&#8217;umanità</title>
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		<pubDate>Mon, 26 May 2025 14:08:05 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>&#160; &#160; &#160; &#160; &#160; &#160; A me, come a molti altri, piace raccontare la mediterraneità. I dialoghi fra le sponde, Braudel, Matvejevic, La Capria, Mahfuz, i muretti a secco, l’olivo, la vite, alcuni cereali. Si può forse dire che Ligucibario®, da molti anni, altro non sia che una celebrazione della mediterraneità… Ma quel mare ...<a class="post-readmore" href="https://www.ligucibario.com/xylella-una-lezione-per-lumanita/">leggi tutto</a></p>
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<p>A me, come a molti altri, piace raccontare la mediterraneità. I dialoghi fra le sponde, Braudel, Matvejevic, La Capria, Mahfuz, i muretti a secco, l’olivo, la vite, alcuni cereali. Si può forse dire che Ligucibario®, da molti anni, altro non sia che una celebrazione della mediterraneità…</p>
<p>Ma quel mare che univa culture (univa è verbo al passato) sconta oggi, sovente, un surplus di retorica. E alcune dinamiche della globalizzazione, peraltro, non hanno mostrato alcun rispetto né alcuna pietà per tante tradizioni, ruralità, ed alimenti, su cui la mediterraneità poggia.</p>
<p>In tal senso, una lettura che renderei obbligatoria nelle scuole (italiane) “d’ogni ordine e grado” &#8211; e agli studenti e al pubblico che sovente mi ascoltano raccontare l&#8217;olio &#8211; è certamente, anche per le preziose contestualizzazioni storiche sulla Puglia olivicola, <strong>Daniele Rielli, Il fuoco invisibile</strong>, pubblicato da Rizzoli nel 2023.</p>
<p>Libro che, sotto la veste del romanzo, esplicita – con la forza dei reportage corali &#8211; una tragedia ecologico-sociale attraverso il dilagare del batterio Xylella presso gli uliveti pugliesi, che via via, rapidamente, trasforma un paradiso, il Salento, in un cimitero.</p>
<p>L&#8217;olivo &#8220;è&#8221; la mediterraneità, in Italia non a caso si consuma pro capite all&#8217;anno una quantità di olio d&#8217;oliva oltre dieci volte quella degli Stati Uniti o della Germania&#8230; Ma, al tempo stesso, l&#8217;olio d&#8217;oliva è produzione minimale rispetto agli olii di palma, soia ecc.</p>
<p>Abbiamo con quest&#8217;albero una relazione del tutto particolare &#8211; lo confermano miti e religioni &#8211; anche in quanto longevissimo (sa invecchiare fruttificando), e fuori dal Mediterraneo quasi ci sorprende incontrarlo (colà è di recente importazione). L&#8217;olivastro, occorre ben dirlo, diviene olivo grazie all&#8217;interazione con l&#8217;uomo.</p>
<p>La Xylella, cui accennavo all&#8217;inizio, è causata da un insetto vettore (cicalina sputacchina) che si ciba della linfa grezza. Purtroppo non coinvolge solo l&#8217;olivo, bensì oltre 30 specie vegetali, fra cui mandorlo, ciliegio, rosa, rosmarino (e di recente in Spagna ne è rimasto vittima anche l&#8217;albicocco; speriamo che in Liguria il &#8220;Valleggia&#8221;, già afflitto da molti funghi e in primis l&#8217;armillaria mellea, non corra rischi&#8230;).</p>
<p>L’incalzare di Rielli, figlio di olivicoltori, facendo piazza pulita di tanti e troppi luoghi comuni prende il via nel 2013 da Gallipoli, dove la Xylella &#8211; in pratica ancora sconosciuta in Europa &#8211; era giunta dalla Costarica trasportata da una piantina di caffè, portatrice sana, transitata verosimilmente dal porto di Rotterdam. E dove le piante (ritenute anche lì come altrove un simbolo di civiltà e pressoché immortali) seccano e muoiono senza che nessuno sappia capire e intervenire… Anzi, scoppiano le proteste contro quegli scienziati che osino proporre misure (necessariamente drastiche) di contenimento…</p>
<p>La politica in primis non percepisce che occorre premunirsi tagliando le piante infette, poiché sinora il batterio non risulta curabile e perciò le piante infette sono la &#8220;base&#8221; da cui l&#8217;insetto lo inoculerà alle piante ancora sane. Si minimizza il problema, anche ricorrendo a teorie deliranti (amplificate da media e soprattutto social), e intanto esso diviene &#8220;di massa&#8221; come mai, proprio mai avvenuto prima. La Xylella aveva già colpito la vite in California e l&#8217;arancio in Brasile, e pertanto i controlli &#8211; troppo a maglie larghe &#8211; non si estendevano anche alle altre centinaia di specie aggredibili.</p>
<p>In definitiva, scopriamo così che quantomeno 21 milioni di ulivi – tra cui molti esemplari secolari e millenari! – ormai non ci sono più, un enorme fuoco silenzioso li ha bruciati, sovente dentro proprietà poderali di mezzo ettaro, non abituate a fronteggiare emergenze&#8230; L’epidemia s’estende anche, in qualche modo, a rappresentare il declino di un&#8217;Italia arretrata e conflittuale, e ci si continua a chiedere come sia potuto avvenire, mentre i negazionisti negano come sempre le evidenze, il business antepone comunque i profitti alla natura, e tutto un indotto economico – filiere di contadini e frantoiani &#8211; stenta a medicare, anche psicologicamente, le ferite.</p>
<p>Si pensi che a Gagliano del Capo (Lecce) la produzione di olive è precipitata del 90%.</p>
<p>E’ forse una terribile lezione da cui finalmente imparare qualcosa?<br />
<strong>Umberto Curti<br />
</strong></p>
<p>(Luisa Puppo e Umberto Curti, grazie a vaste competenze ed esperienze a fianco di territori e imprese, propongono consulenze, marketing, social media e attività formative per le destinazioni turistiche e l’enogastronomia, con specifici focus sul turismo esperienziale, lo storytelling, l’escursionismo coste/entroterra, e le traduzioni da/in inglese. Contattaci senza impegno su info@ligucibario.com)</p>
<p><strong> <a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2025/05/dop-riviera-ligure.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-26203" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2025/05/dop-riviera-ligure-193x300.jpg" alt="dop riviera ligure" width="193" height="300" /></a><br />
</strong></p>
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		<title>Che fai a Millesimo, una sera di luglio?&#8230;</title>
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		<pubDate>Mon, 15 Jul 2024 13:00:56 +0000</pubDate>
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				<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_23123" style="width: 235px" class="wp-caption alignleft"><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2024/07/foto-gaietta.jpg"><img class="size-medium wp-image-23123" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2024/07/foto-gaietta-225x300.jpg" alt="il ponte della gaietta a millesimo (sv)" width="225" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">il ponte della gaietta a millesimo (sv)</p></div>
<p>Nella lieta cornice di <strong>Millesimo</strong> (uno dei “Borghi più belli d’Italia” cui <em>Ligucibario®</em> negli anni ha già dedicato pagine affettuose), una sera di luglio con Luisa Puppo ho assistito ad un monologo dell’autore-attore brindisino <strong>Pino Petruzzelli</strong>, momento engagé, di lirismo e di sensibilizzazione, che avrebbe meritato ben più folto pubblico, peccato. Personalmente seguo Petruzzelli, quando gli impegni di lavoro non ostano, dai tempi in cui – una ventina d’anni or sono? – iniziò a “teatralizzare” il mondo del vino, con uno sguardo peculiare e affettuoso verso quei <strong>viticoltori eroici cui anche la Liguria, sulle fasce terrazzate dai muretti a secco</strong>, deve tanto (e Gino Veronelli, che ebbi l&#8217;onore di conoscere perché sua mamma era di Finalborgo, chiamò “angeli matti” gli olivicoltori…).</p>
<p>Mi occupo di territorio, di enogastronomia, ergo <strong>di sostenibilità e biodiversità</strong>, e del resto il romanziere napoletano <strong>Raffaele La Capria</strong> scrisse esservi più storia in un’onda del Mediterraneo che in tutti gli altri oceani messi assieme (<strong>Braudel e Matvejevic</strong> presumo concorderebbero&#8230;).</p>
<p>Mi ha commosso udire dalla voce di Petruzzelli parole di <strong>Giorgio Caproni</strong>, il poeta livornese che – di professione maestro &#8211; s’innamorò della val Trebbia. Di <strong>Anna Maria Ortese</strong>, che si spense a Rapallo ed è sepolta nel cimitero della mia città. Di <strong>Franco Arminio, il “paesologo”</strong>, scrittore e documentarista campano che si batte contro una globalizzazione palesemente iniqua. Ma ancor più mi hanno commosso i riferimenti ad <strong>Angelo Vassallo, il sindaco di Pollica</strong> (dove il dietologo americano Ancel Keys “individuò” la dieta mediterranea) caduto sotto i proiettili della criminalità organizzata per le sue azioni di difesa ambientale. A <strong>Dova Superiore, frazione di Cabella Ligure, dove Don Luciano</strong> (Maggiolo), sacerdote anziano solo all’anagrafe, si è speso per fronteggiare il drammatico spopolamento demografico e per perpetuare la cultura contadina. Ed al silenzio, questa risorsa che la contemporaneità – anzi,<em> l’antropocene</em> &#8211; pone sempre più a rischio, il silenzio che sovente significa ascolto (della natura e del prossimo), il silenzio che non a caso intitola l’ultimo libro, sfortunatamente incompiuto, di quel genio troppo presto mancato che rispondeva al nome di <strong>Francesco Biamonti</strong>…, i cui scritti andrebbero resi lettura obbligatoria in tutte le scuole d&#8217;ogni ordine e grado&#8230;</p>
<p>Prima e dopo la performance di Petruzzelli ho conosciuto e scambiato qualche amabile parola con Paola Piacentini, co-fondatrice a Genova del “Centro teatro ipotesi”. Mi piacerebbe proseguire questo contatto. Chi mi segue sa che la mia “storica” piattaforma <em>Ligucibario®</em> si è di recente – per così dire – ampliata anche attraverso il blog <strong>BioVoci</strong>, <a href="https://biovoci.blogspot.com/p/chi-siamo.html" target="_blank">link qui</a>, su cui sono già stati ospitati alcuni intellettuali e professionalità del valore di <strong>Annibale Salsa, Luca Mercalli, presto Daniele Fiz, Maurizio Pallante, Salvatore Settis…</strong> Chi vivrà vedrà (stay tuned!).</p>
<p>Naturalmente, ancora grazie, e felicitazioni sincere, a Pino Petruzzelli, che resterà sul Savonese e replicherà il 19 luglio a <strong>Zuccarello</strong> (ottimo pretesto per percorrere nel pomeriggio il sentiero “di Ilaria” verso Castelvecchio di Rocca Barbena), il 4 agosto a <strong>Mallare</strong> (ottimo pretesto per visitare il santuario dell’Eremita all’imbocco del trekking verso la colla di San Giacomo), e infine il 18 agosto a <strong>Urbe</strong> (ottimo pretesto per “esplorare” fonti e seccherecci in un’area che non a caso pertiene al Geopark Unesco del Beigua)&#8230;</p>
<p><a href="https://www.ligucibario.com/umberto-curti-luisa-puppo/" target="_blank"><strong>Umberto Curti</strong></a></p>
<p><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2024/04/foto-umbi-sala-lignea.jpg"><img class="size-medium wp-image-22485" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2024/04/foto-umbi-sala-lignea-300x149.jpg" alt="umberto curti in sala lignea alla biblioteca civica berio di genova" width="300" height="149" /></a></p>
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		<title>Zuppe di pesce, il mare sul tavolo</title>
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		<pubDate>Tue, 30 Jun 2020 09:55:58 +0000</pubDate>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2020/06/DSCN1033.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-19731" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2020/06/DSCN1033-225x300.jpg" alt="DSCN1033" width="225" height="300" /></a></strong></p>
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<p><strong>Zuppe di pesce</strong>, odore forte di mediterraneità.<br />
Ho conosciuto &#8211; pur potendo viaggiare meno di quanto avrei sognato &#8211; la magia della bouillabaisse marsigliese, il cacciucco a Livorno (le c sono 5 e mai una di meno!) ammirando anche il Museo Fattori, l’aziminu corso, i cento brodetti dell’Adriatico (una vita fa vestii la divisa dell&#8217;Aeronautica a Macerata), il cuscusu a Trapani, la kakavia di Rodi (fresco di esami di maturità)…<br />
E la Liguria? <strong>La buridda (cugina della bourride provenzale), il ciuppin, il bagnun rivano</strong>, ma anche gli umidi che privilegino un solo ingrediente ittico, le seppie (o altri molluschi) in zimino, lo stoccafisso accomodato (beninteso dopo il naufragio di Querini alle <strong>Lofoten</strong>)… Tradizioni dal profilo nutrizionale importante, grazie anche ai crostini e – talvolta &#8211; al filo d’extravergine a fine cottura, Liguria terra di geniali frugalità. Le incontri tutte (anche l&#8217;etimologia dei vari lemmi), scorrendo il menu dalla a alla zeta <a title="ligucibario" href="https://www.ligucibario.com/alfabeto_del_gusto/" target="_blank">qui sull&#8217;alfabeto del gusto</a>.<br />
Se la ricetta include pomodoro, il calice in abbinamento può metter da parte i consueti bianchi e diventare un rosato, o perfino un rosso di tenue struttura, sulle riviere alludo all’<strong>Ormeasco sciac-trà oppure al Ciliegiolo, o ancora ai Rossese</strong> “litoranei”, ovvero il clone di Campochiesa.<br />
Sono piatti della memoria, e che meraviglia sarebbe se i ristoranti “ospitassero” i magnifici libri di Francesco <strong>Biamonti</strong>, di Fernand <strong>Braudel</strong>, di Predrag <strong>Matvejevic</strong>, il viaggio nel buon cibo è come il viaggio dentro le buone pagine, nutre anche l’anima (e la letteratura rafforza il sapore).<br />
<strong>Umberto Curti<br />
<a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2019/12/umberto-curti1.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-18771" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2019/12/umberto-curti1-300x168.jpg" alt="umberto curti" width="300" height="168" /></a><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2019/12/Ligucibario-mindmap-PNG1.png"><img class="alignleft size-medium wp-image-18796" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2019/12/Ligucibario-mindmap-PNG1-300x225.png" alt="Ligucibario mindmap PNG" width="300" height="225" /></a><br />
</strong></p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.ligucibario.com/zuppe-di-pesce-il-mare-sul-tavolo/">Zuppe di pesce, il mare sul tavolo</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://www.ligucibario.com">Ligucibario</a>.</p>
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		<title>Mosciame o mosciamme</title>
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		<pubDate>Sun, 27 Jan 2013 08:42:43 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>Mosciame o mosciamme (di tonno), ma anche “musettu” in dialetto genovese, sono i filettini di tonno essiccati (un tempo era delfino) * , confezionati in barre rosso-violacee. Ereditiamo la parola dall’arabo mushamma’ (pesce o tonno salato), transitato nello spagnolo moxama oggi mojama. Quantunque per lo storico Fernard Braudel (1902-1985) il mosciamme**, la buridda e il ...<a class="post-readmore" href="https://www.ligucibario.com/alfabeto_del_gusto/mosciamme-di-tonno/">leggi tutto</a></p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p>Mosciame o mosciamme (di tonno), ma anche “musettu” in dialetto genovese, sono i filettini di tonno essiccati (un tempo era delfino) * , confezionati in barre rosso-violacee. Ereditiamo la parola dall’arabo mushamma’ (pesce o tonno salato), transitato nello spagnolo moxama oggi mojama. Quantunque per lo storico Fernard Braudel (1902-1985) il mosciamme**, la buridda e il caviale fossero cibi “penitenziali”, oggi il consumo è graditissimo e diffuso a prescindere dalle stagioni. Va affettato e posto in olio. Con acciughe, pomodori e origano è un magnifico inizio per scoprire via via le più complesse e complete capponadde, camogline ma non solo.<br />
* non più al sole, ma 4-6 ore dentro forni<br />
** la grafia propone anche musciamme, musciame.<br />
<strong>Umberto Curti<br />
</strong></p>
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