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	<title>Ligucibario &#187; staglieno</title>
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		<title>L&#8217;Attestato d&#8217;onore ENTEL alla carriera</title>
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		<pubDate>Thu, 30 Apr 2026 12:13:30 +0000</pubDate>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2026/04/entel.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-30032" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2026/04/entel-300x172.jpg" alt="smart" width="300" height="172" /></a></p>
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<p>Martedì 28 aprile, presso il Salone di rappresentanza di Palazzo Doria Tursi (Comune di Genova), nell’àmbito dell’articolata iniziativa “Genova e la Liguria alla ricerca delle origini” patrocinata dal Comune, mi è stato conferito l’Attestato d’onore ENTEL al merito didattico e culturale.</p>
<p>Attestato che si “connette” a tutto ciò (docenze, consulenze, saggistica, eventi, divulgazione online…) con cui ho fin qui inteso contribuire alla valorizzazione di Genova, della Liguria, delle produzioni locali.</p>
<p>Dinanzi ad un folto pubblico, ho peraltro avuto anche il piacere di salutare coloro cui mi legano rapporti di amicizia e/o professionali, coloro – sovente &#8211; con cui ho condiviso/condivido significativi tratti di una carriera ormai trentennale&#8230;</p>
<p>I molti Relatori ed il succedersi dei diversi momenti hanno imposto alla giornata e ai singoli interventi una certa rapidità e sintesi.</p>
<p>Da parte mia, accanto all&#8217;amica Anna Maria Campello (Vicepresidente dei &#8220;Liguri nel mondo&#8221; che molto apprezza e incoraggia il mio lavoro), ho brevemente tratteggiato la mia “identità” di genovese e le sfide principali che oggi il lavoro (e l’antropocene) impone. Nella difesa e valorizzazione della biodiversità, delle filiere brevi e pulite, delle cultivar autoctone, dei prodotti certificati, della qualità che garantisce buonessere. In antitesi ai cibi spazzatura, agli OGM, alle contraffazioni dell’Italian sounding, alle agromafie.</p>
<p><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2025/02/villa-dp-museo-archeo-pegli.jpg"><img class="size-medium wp-image-25202" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2025/02/villa-dp-museo-archeo-pegli-300x245.jpg" alt="museo archeologico di genova pegli" width="300" height="245" /></a></p>
<p>Mi chiedessero se, ripensando al mio percorso e ad alcuni traguardi raggiunti, io mi senta debitore a qualcuno, nominerei soltanto Luisa Puppo, titolare dell’attività di cui sono socio. E rivolgerei un piccolo grazie alla commercialista la quale, pur avendo un carattere perfino peggiore del mio, in tutti questi anni è riuscita a tenerci lontani i grattacapi e alcune incombenze di quella burocrazia che sottrae, insensatamente, non poco tempo al lavoro d&#8217;impresa vero.</p>
<p>Chi tuttavia – nelle conversazioni “dietro le quinte” – ha voluto conoscermi un po’ meglio, ha avuto dinanzi a sé un “ragazzo” 63enne, nato a Varazze ma giunto quasi subito a Genova alla Foce (dove tuttora risiedo). Cresciuto in una tipica famiglia borghese – papà libero professionista, mamma casalinga – in cui si parlava il genovese, si ascoltavano i sublimi dischi di Giuseppe Marzari, si mangiavano taggiaen, çimma, stocchefisce…, e si tifavano Genoa e Sampdoria. Ebbene sì, fra mio padre, genoano, e me vigeva un derby.</p>
<p>Dopo la laurea e un’importante esperienza nel marketing di un’azienda bolognese, decisi di cimentarmi in qualcosa che fosse nuovo e mio. 30 anni di turismo, ora guardandomi indietro, hanno davvero rappresentato un’era geologica, capace di produrre nel globo mutamenti epocali, deregulation, accelerazioni violente, tsunami.</p>
<p>Ma a partire dal 1992, con l’apertura del Porto Antico, finalmente anche Genova iniziò a credere nella propria vocazione turistica. E negli anni seguenti io stesso molto mi battei affinché entrasse – bella com’è – nelle destinazioni heritage. Promuovendosi – lunga e policentrica com’è – anche nelle risorse meno “immediate”, i forti, le ville, il trenino di Casella, il cimitero monumentale di Staglieno, l’acquedotto storico…</p>
<p>Da addetto ai lavori, ovviamente, percepivo i punti di forza della città ma anche i suoi punti di debolezza, la necessità di destagionalizzare meglio gli arrivi, di formare imprese e inoccupati ad un’accoglienza più sistemica, di diffondere la conoscenza dell’inglese, dello storytelling, e via via del social media marketing.</p>
<p>Lo confesso: dopo 30 anni lavorare mi piace ancora. Vivo tra l’altro a contatto d’innumerevoli patrimoni UNESCO: l’arte dei muretti a secco, la dieta mediterranea, i palazzi dei Rolli, la convivialità della cucina italiana, tutto ciò mi stimola.</p>
<div id="attachment_25855" style="width: 310px" class="wp-caption alignleft"><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2025/03/DSCN8693.jpg"><img class="size-medium wp-image-25855" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2025/03/DSCN8693-300x225.jpg" alt="croxetti" width="300" height="225" /></a><p class="wp-caption-text">croxetti</p></div>
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<p>E progressivamente il mio pathos nei confronti della storia dell’alimentazione è diventato parte quasi prevalente del mio mestiere. Qualcosa che mi lega a Gino Veronelli, a Mario Soldati…, ma anche a Nino Bergese, a Ferrer Manuelli, ad Angelo Paracucchi.</p>
<p>E naturalmente a Giovanni Rebora, cui il 5 maggio alle 17.00 non a caso dedicherò un evento alla Biblioteca Civica “Saffi”.</p>
<p>La mia quotidianità sovente è fatta di olii, vini, finger food, salse da mortaio. Questa piattaforma, Ligucibario®, è ormai assurta a fonte privilegiata quanto a indicizzazione nelle ricerche sulla cucina ligure. In moltissimi casi, chi vuole approfondire i temi dell’enogastronomia ligure vi s’imbatte subito. L’IA definisce Ligucibario® “una istituzione digitale”, e mi lusinga…</p>
<p>Ho pubblicato oltre 20 saggi, ho organizzato o preso parte a circa 450 tra convegni, gustincontri… E tuttavia, di fatto, ho sempre perseguito un unico obiettivo: la tutela valorizzante del genius loci.</p>
<p>In tal senso l’enogastronomia è una vera e propria password, preziosa ed infallibile. Il cibo infatti costituisce, inevitabilmente, il modo d’essere di una comunità. Studiare la cucina di un popolo significa comprendere ciò che esso ha coltivato, allevato, pescato, importato…</p>
<p>Queste “microstorie” valgono ad inquadrare la storia molto più degli avvenimenti che di solito ci proponevano a scuola, imperi guerre battaglie trattati di pace sovrani dittatori… Da Bloch a Febvre, da Camporesi a Le Goff, da Braudel a Matvejevic, è ormai chiara la tipologia di contenuti ai quali mi ispiro.</p>
<p>Finanche il turismo cosiddetto esperienziale oggi ci chiede questo: ovvero di condividere i nostri riti e ritmi, i nostri borghi, le nostre ricette. E’ un turismo positivamente immersivo, relazionale, che ama partecipare delle nostre giornate, esser parte delle nostre comunità, comprendere le diacronie che ci rendono quel che siamo. Non di rado conosce Rubaldo Merello, Eugenio Montale, Francesco Biamonti.</p>
<p>Ed io stesso, da parte mia, come Giorgio Caproni, “Quando mi sarò deciso d’andarci, in paradiso ci andrò con l’ascensore di Castelletto, nelle ore notturne, rubando un poco di tempo al mio riposo”… Beninteso, dopo altri 30 anni di lavoro.<br />
<strong>Umberto Curti<br />
</strong></p>
<p>(Luisa Puppo e Umberto Curti, grazie a vaste competenze ed esperienze ormai trentennali a fianco di territori e imprese, propongono consulenze, marketing, social media e attività formative per le destinazioni turistiche, l’enogastronomia e il commercio, con specifici focus sul turismo esperienziale, lo storytelling, l’escursionismo coste/entroterra, e le traduzioni da/in inglese. Contattaci senza impegno su <a href="mailto:info@ligucibario.com">info@ligucibario.com</a>)</p>
<p><strong><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2025/05/dop-riviera-ligure.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-26203" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2025/05/dop-riviera-ligure-193x300.jpg" alt="dop riviera ligure" width="193" height="300" /></a><br />
</strong></p>
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		<title>I Liguri nel mondo &#8220;spersi&#8221; (2)</title>
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		<pubDate>Mon, 27 Jan 2025 11:39:58 +0000</pubDate>
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				<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_25106" style="width: 310px" class="wp-caption alignleft"><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2025/01/porto-genova.jpg"><img class="size-medium wp-image-25106" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2025/01/porto-genova-300x212.jpg" alt="il porto di genova" width="300" height="212" /></a><p class="wp-caption-text">il porto di genova</p></div>
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<p>I Liguri nel mondo &#8220;spersi&#8221;&#8230; (<a title="liguri nel mondo" href="https://www.ligucibario.com/i-liguri-nel-mondo-spersi-1/" target="_blank">a questo link la prima puntata</a>)</p>
<p>Basta poi un&#8217;occhiata ad un atlante mondiale, ed ecco molte località dal nome Genova/Genoa, soltanto negli Stati Uniti se ne contano più d’una ventina. Dalle sparse case-fattorie di agricoltori nella zona rurale dell&#8217;Arkansas (contea di Miller), alla Genoa in Colorado (contea di Lincoln) con &#8220;ben&#8221; più di 200 abitanti.</p>
<h2>Liguri nel mondo spersi: dal Canada alla California</h2>
<p>Dal 1850 al 1880 moltissimi furono anche gli emigrati liguri che si insediarono nelle <strong>contee californiane dell’oro, e poi alcuni anni dopo anche in Canada</strong> (Adele Maiello ha dedicato molti studi a tale argomento, noto in generale come “corsa all’oro”, innescato da un falegname che scoprì una pepita presso Coloma). Furono tuttavia vite assai grame: &#8220;&#8230;in quei tempi i padroni non erano obbligati a fare niente per la sicurezza; i minatori andavano giù alla mattina e non sapevano se alla fine del giorno sarebbero usciti vivi da quel buco”&#8230;</p>
<p>Restando in California, <strong>George Moscone, sindaco di San Francisco negli anni ’70</strong> del Novecento, aveva origini famigliari a Fontanarossa, frazione montana di Gorreto in val Trebbia (Ge). Era nato a San Francisco nel 1929 (il padre era secondino presso la prigione di San Quintino) e fu sindaco fino al 1978, anno in cui fu assassinato dall’ex poliziotto Dan White, un violento, affetto da crisi depressive. L’episodio è famoso, tanto che da tale incredibile vicenda è stato tratto anche il film “Milk” (2008) di Gus Van Sant, con Sean Penn.</p>
<h2>Liguri nel mondo spersi: dal Perù all&#8217;Argentina</h2>
<p>In Perù, <strong>Parodi</strong> è cognome molto diffuso. I migranti liguri vi eccelsero anzitutto nel commercio (almacen è il negozio, all’ingrosso), non solo alimentare, ad es. anche di guano, che è come noto un prezioso fertilizzante *. Giovanni Bonfiglio ha dedicato nel 1999 un mirabile studio – con cronologia &#8211; sugli italiani in Perù <a href="https://www.byterfly.eu/islandora/object/librib:90750/datastream/PDF/content/librib_90750.pdf">https://www.byterfly.eu/islandora/object/librib:90750/datastream/PDF/content/librib_90750.pdf</a> , Paese dove non a caso tra il 1870 e il 1940 vennero pubblicati anche molti giornali in italiano. A livello linguistico, si noti che <strong>bachiche</strong> è un americanismo dal genovese «baciccia», soprannome dei molti immigrati liguri il cui nome di battesimo era Giovanni Battista, sovente abbreviato in Giobatta, secondo l&#8217;uso ligure; la frequenza del nome si lega al fatto che San Giovanni Battista &#8211; e non San Giorgio &#8211; è il patrono di Genova. Col trascorrer del tempo bachiche fu esteso a tutti gli italiani in Perú, anche se in origine Giobatta era sovente il nome del pulpero o del suo aiutante. E <strong>pastel de acelga</strong> è una torta di bietole di chiara origine ligure, forse un po&#8217; più dolce della Pasqualina…</p>
<p><strong>Antonio Devoto</strong> (1832-1916), imprenditore, colonizzatore e commerciante ligure, nacque a Lavagna nel 1832. Dal Tigullio arrivò in Argentina nel 1854 e in società coi tre fratelli Tommaso, Gaetano e Bartolomeo fondò una casa di import. Cogliendo le possibilità di sviluppo della <em>pampa</em> (dal quechua = “piana” fertile), acquisì vaste estensioni, che in poco tempo crebbero enormemente di valore. Creò così una serie di aziende agricole, tra cui le <em>estancias</em> (sono vaste tenute per l’allevamento) di Arroyo Dulce, nel comprensorio di Buenos Aires, e di Trenel presso La Pampa (3.300 kmq), dove fondare 8 colonie di immigrati italiani.  L’Italia gli concesse il titolo di conte, come riconoscimento per il suo lavoro ed il suo impegno a favore della collettività italiana. Morì a Buenos Aires nel 1916.</p>
<p>Liguri nel mondo spersi: Buenos Aires e la Boca</p>
<p>A proposito della <strong>Boca, il famoso quartiere “genovese” di Buenos Aires</strong>, cosí scriveva, nel 1930, il giornalista e scrittore Juan José de Souza Reilly (1880-1959): “Non appena giungiate alla Boca del Riachuelo (Rio Matanza), i vostri cinque sensi vi grideranno all’orecchio come un capostazione: Genova!”</p>
<p>Una Genova in miniatura, policroma, viva, popolata &#8211; com&#8217;è stato scritto &#8211; di marinai e pittori, massaie e prostitute, poeti vernacolari e contrabbandieri, commercianti e compositori di tango. In cui l&#8217;immigrazione ligure aveva indotto pacificamente l&#8217;uso del genovese. I boquensi odierni (detti &#8220;xeneizes&#8221;) affermano che questi immigrati formassero comunità quasi utopiche, dove la povertà era comunque dignitosa, e dove regnavano solidarietà, amicizia e ordine. Nel 1882 gli abitanti della Boca si autoproclamarono Repùblica de la Boca, issando niente meno che la bandiera di Genova e &#8220;costituendo&#8221; un territorio indipendente. Il noto generale Julio Argentino Roca, a quel tempo presidente della Repubblica, dovette intervenire e personalmente parlamentare con gli insorti per indurli ad ammainare quella bandiera e rinunciare alla pittoresca sollevazione.</p>
<p><strong>Il Boca Juniors</strong> fu fondato pochi anni dopo, lunedì 3 aprile 1905, anzitutto dai giovani di origine italiana Esteban Baglietto, Alfredo Scarpati, Santiago Pedro Sana e i fratelli (d’ascendenza lucana) Juan e Teodoro Farenga. E Xeneizes è il soprannome della squadra; in particolare Esteban Baglietto, primo presidente del club, proveniva da una famiglia di origini genovesi molto umile. Il Boca, salito nella prima divisione nel 1913, è l&#8217;unica squadra argentina a non essere mai retrocessa. L’<em>azul y oro</em> vanta una storia ricchissima di premi e vittorie, e una tifoseria calientissima (i “<em>bosteros</em>” – per via di una fabbrica di mattoni che utilizzava sterco di cavallo &#8211; vanno allo stadio assai rumorosamente!). Tra le fila dei Xeneizes ha figurato per diversi campionati addirittura Diego Armando <strong>Maradona</strong>. Suo padre era un loro tifoso. Due giorni dopo il debutto ufficiale allo stadio (detto notoriamente  <em>la Bombonera</em> per la forma), il Boca vinse contro il Talleres di Cordoba per 4-1 con doppietta proprio di Maradona, che già si mostrava un fenomeno. Un infortunio purtroppo lo fermò per 4 giornate, ma al rientro segnò 28 gol in 40 partite guidando il club alla vittoria del Campionato Metropolitano di Apertura 1981&#8230; Maradona, giunto in prestito, venne tuttavia ceduto l’anno seguente &#8211; per difficoltà economiche &#8211; al Barcelona, glorioso club spagnolo. E come noto nel 1984 sbarcò al Napoli…</p>
<p>Nel 1907 un giovane marinaio genovese, Giovanni Parodi, salpò sul Drottning Sophia, mercantile battente bandiera svedese. Nel suo girovagare imparò a prodursi da solo <strong>un liquore a base di ginepro</strong> (juniperus communis), essendo tali bacche facilmente reperibili in tutti i porti&#8230; In particolare perfezionò la propria ricetta, di cui andava fiero, proprio nel porto di Buenos Aires, dove restò a lungo. Sovente ammazzava il tempo nei chiassosi carruggi della Boca, insieme a ragazzi di origine italiana/genovese che come lui si dilettavano nel gioco del calcio, da poco esportato quasi ovunque da marinai inglesi, come da inglesi era stato fondato una quindicina d’anni prima in Italia il Genoa cricket&amp;football… Tornato in patria, Parodi raccontava quei giorni “esotici” con una certa comprensibile nostalgia, e molti anni dopo la sua ricetta di gin è stata ripresa e perfezionata dal pronipote, stesso nome.</p>
<p>Il Comune di <strong>Altare in val Bormida, vicino a Savona, è famoso per la lavorazione del vetro</strong> (Ligucibario® se ne è occupato ripetutamente), ed ospita a “Villa Rosa” anche un museo a tema. Si tratta di un artigianato secolare. E da Altare, nel clima di incertezze dell’ultimo Dopoguerra, un gruppo di tecnici vetrai si trasferì in Sud America &#8211; anzitutto in Argentina &#8211; dando avvio a diversi laboratori. In pochi anni costoro avviarono dal nulla quattro vetrerie in Argentina e una in Brasile. Questi migranti, costituitisi in un gruppo organizzato, il C.T.O.V.A. (Complesso Tecnici Operai Vetrai Altaresi, molto materiale è disponibile online), divenuto poi Gruppo TOVA, un sodalizio in cui s&#8217;aggregavano tutte le competenze necessarie, erano partiti dall’Italia nel settembre 1947, e nell’arco di soli 10 mesi realizzarono la loro prima fabbrica. Tra il 1954 e il 1979 vi fu un grande incremento del business, e a tutt’oggi funziona a pieno regime in Buenos Aires la Cristalería San Carlos, fondata sin dall’ottobre del 1949: essa in quel Paese rappresenta, ancora oggi, la più grande realtà di lavorazione artigianale del cristallo…</p>
<p><strong>Nel cimitero di Rosario, in Argentina, sono numerose le tombe di emigrati liguri</strong>. Tombe che guarda caso richiamano da presso l&#8217;arte funeraria di Staglieno. Rosario è anche la città con la più nutrita ascendenza ligure al mondo, e vanta anche una replica esatta del monumento a Manuel Belgrano (generale, politico ed economista bonaerense) eretto in piazza Tommaseo a Genova (poiché donato a Genova dagli emigrati liguri di Rosario nel 1924).</p>
<p>Anche <strong>Pepe Mujica</strong> infine, ex presidente dell&#8217;Uruguay dal 2010 al 2015, ex guerrigliero, personaggio vulcanico e “pauperista”, origina come famiglia (per parte della madre, Lucia Cordano) a Favale di Malvaro.<br />
* concime naturale ricco di nitrati, si ricava da vasti accumuli, formatisi nei secoli per le deiezioni degli uccelli marini nelle isole lungo il litorale peruviano e sulla costa, accumuli favoriti dall’assenza di piogge. Il guano fu ampiamente acquistato in Europa, e lo sfruttamento dei depositi agevolò la nascita della prima borghesia imprenditoriale peruviana, cui non a caso appartennero anche vari commercianti italiani…<br />
<strong>Umberto Curti<br />
</strong></p>
<p><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2024/04/foto-umbi-sala-lignea.jpg"><img class="size-medium wp-image-22485" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2024/04/foto-umbi-sala-lignea-300x149.jpg" alt="umberto curti in sala lignea alla biblioteca civica berio di genova" width="300" height="149" /></a></p>
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		<title>Genova nell&#8217;Ottocento. Una cronologia</title>
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		<pubDate>Mon, 13 Jan 2025 10:16:00 +0000</pubDate>
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				<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_25016" style="width: 310px" class="wp-caption alignleft"><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2025/01/spinola.jpg"><img class="size-medium wp-image-25016" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2025/01/spinola-300x208.jpg" alt="le cucine di palazzo spinola" width="300" height="208" /></a><p class="wp-caption-text">le cucine di palazzo spinola</p></div>
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<p>Genova nell&#8217;Ottocento. La Superba &#8220;consacra&#8221; l&#8217;anno 2025 all&#8217;Ottocento (il 2024 ha riguardato il Medioevo). E pone in essere una serie di studi e attività per inquadrare sempre meglio la realtà cittadina di quel secolo. Ligucibario® ovviamente seguirà e accompagnerà con testi e strumenti questo percorso di approfondimenti. Dopo la bibliografia appena pubblicata (link qui), ecco ora per i Lettori una cronologia dei principali eventi accaduti dal 1800 al 1899 in città, o che comunque &#8220;impattarono&#8221; anche sui destini della città. <strong>Buon viaggio nel tempo da Umberto Curti!</strong></p>
<ul>
<li>1800 assedio austriaco di Genova, “difesa” dal generale francese Massena, detto Massazena</li>
<li>1804 nasce in Portoria Caterina Campodonico, la celebre venditrice di nissêue e reste (dal 1882 una scultura di Lorenzo Orengo la celebra a Staglieno, col celebre epitaffio)</li>
<li>1808 Genova conta 75.743 abitanti</li>
<li>1814 (aprile) sbarco della marina inglese agli ordini di Bentinck, nascita dell’effimera Repubblica di Genova (presieduta da Girolamo Serra, che poi fu anche storico di Liguria e Genova) dopo il crollo napoleonico. Soppressa d’imperio dal Congresso di Vienna, il territorio il 4 gennaio 1815 fu annesso al Regno di Sardegna di Vittorio Emanuele I</li>
<li>1816 “anno senza estate” in tutto il mondo, si suppone a causa delle polveri sparse dall’eruzione “globale” del monte Tambora nell’oceano Indiano. Durata 24 ore, essa rappresentò la più catastrofica fra quelle registrate in epoca storica</li>
<li>1817 Francesco Maria Berio propone la propria biblioteca a Vittorio Emanuele I, che a sua volta la dona a Genova. La Civica Amministrazione l’acquisisce definitivamente nel 1824 e da quel momento la biblioteca implementa di continuo la collezione di manoscritti e preziose opere a stampa. Nel 1831 ha nuova ubicazione nel palazzo costruito dal Barabino sulla piazza antistante il teatro Carlo Felice, aperta con la demolizione del complesso di San Domenico. Si stanzia nel piano nobile, e il secondo e il terzo vengono assegnati all&#8217;Accademia Ligustica. Oggi è in via del Seminario, elegante sede secentesca idoneamente restaurata</li>
<li>1821 intensificarsi di moti carbonari (vedi il prezioso documentario di Bianca Montale), e prime chiusure dell’Università… Accoglimenti della Costituzione accordata dal reggente Carlo Alberto, ma poi subito rigettata da Carlo Felice</li>
<li>1821 strada dei Giovi</li>
<li>1822 Byron a Villa Saluzzo Mongiardino. Il poeta con una vecchia carrozza a quattro cavalli, proveniente sul suo yacht “Bolivar” da Sestri Levante, giunse ad Albaro verso fine settembre. Prese in affitto la villa, mentre la scrittrice Mary Wollstonecraft, la vedova di Shelley (il poeta naufragato quell’anno al largo di Lerici e suo grande amico), che lo accompagnava, prese una stanza nella vicina Casa Negrotto. Percorrendo verso mare l’antica crêuza San Nazaro, ecco tra le altre Villa Bagnarello, la “prigione rossa”, dove soggiornò Charles Dickens</li>
<li>1822 (25 ottobre) piena del Bisagno, 821 mm in 24 ore. Mary Shelley scrive, spaventata, che portò via decine e decine di uomini e di bestie</li>
<li>1825 riaperta l&#8217;Università, sempre sotto la rigida direzione dei Gesuiti, che avevano l&#8217;arduo compito di far rigare diritti i giovani “ribelli” (era stata chiusa nel 1821)</li>
<li>1827 esce l’Indicatore genovese, foglio di avvisi e di varietà, dove Mazzini scrive (anche) critiche letterarie. Nel dicembre dell’anno successivo la pubblicazione venne sospesa dal governo regio</li>
<li>1828 (aprile) inaugurazione del Carlo Felice</li>
<li>1828 (9 settembre) forti scosse di terremoto. Nessun danno ai caseggiati, ma per alcune notti parte della popolazione preferì dormire all’aperto…</li>
<li>1832 inaugurazione del palazzo dell’Accademia Ligustica</li>
<li>1834 primo vocabolario genovese-italiano, redatto da un sacerdote, Cristoforo Filippi, “modesto scolopio”, nato a Santo Stefano al Mare (oggi IM) nel 1770. Ne diede notizia anche Amedeo Pescio su “Il secolo xix” del 24 giugno 1932, ma poi se ne persero le tracce. E’ riapparso in una collezione privata, venendo acquisito da un console dello storico sodalizio genovese “A compagna”…</li>
<li>1835 Genova conta circa 80mila ab.</li>
<li>1835 si apre la carreggiabile Carlo Alberto (oggi asse Gramsci – San Lorenzo). Si iniziano, sostituendo in parte le cosiddette muragliette delle mura cinquecentesche, le imponenti terrazze di marmo, o portici di Caricamento (Ignazio Gardella), lunghe 410 m e larghe 13, esse costarono l’enormità di 8.300.000 lire e 8 anni di lavori. Ben 73 le arcate, sopra cui si passeggiava a 13 m d’altezza. Furono demolite in 5 fasi, dopo appena una quarantina d’anni, fra il 1883 e il 1886, per far posto ai binari per il trasporto delle merci movimentate dai moli…</li>
<li>1835 la torta di Mazzini in una lettera da Grenchen (28 dicembre) alla madre</li>
<li>1838 a Genova operavano ben 34 fabbriche confettiere, dialogando anzitutto con Grasse in Francia</li>
<li>1839 Paganini compila in una lettera per un amico (Luigi Germi) la ricetta dei ravioli.</li>
<li>1840 aumento notevole della potenza luminosa della Lanterna, per l’introduzione di più moderni sistemi ottici (sistema rotante con lenti di Fresnel). In seguito si avrà l’introduzione di nuovi combustibili: il gas di acetilene (1898), e poi nel Novecento il petrolio pressurizzato (1905), fino all’elettrificazione del 1936.</li>
<li>1842 ponte sifone sul Veilino</li>
<li>1844 Charles Dickens a Genova</li>
<li>1844 inizia la costruzione del cimitero di Staglieno, su progetto del Barabino ripreso dal Resasco</li>
<li>1845 è a Genova Gustave Flaubert, che registrò tra le sue più vive impressioni l‟immagine di una città “fatta di marmo”</li>
<li>1847 Goffredo Mameli compone l’inno, musicato da Michele Novaro</li>
<li>1848 (2 marzo) dal “Carolina” sbarca a Genova coi figli (Menotti, il maggiore, Teresita e Ricciotti) Anita Garibaldi</li>
<li>1848-49 prima guerra d’indipendenza</li>
<li>1849 i bersaglieri di Alfonso La Marmora, il cui fratello Alessandro aveva istituito il reparto nel 1836, sparano tragicamente ad altezza d’uomo per reprimere moti di folla.</li>
<li>1853 inaugurazione ferrovia per Torino (via via si ridurranno dell’80% i costi di trasporto delle merci)</li>
<li>1854 Genova conta circa 120mila ab. (40mila più del 1835, 10mila meno del 1871), è 33ma in Europa (1^ Londra con 2.363mila, 2^ Parigi con 1.053mila, 7^ Napoli con 416mila, Trieste è ancora austriaca, ecc.)</li>
<li>1855 teatro Andrea D’Oria (poi 1885 Regina Margherita, la consorte di Umberto I)</li>
<li>1855 nasce in piazza Banchi la Loggia dei mercanti, prima borsa merci italiana, istituita per decreto del capo del governo Cavour, a dimostrazione dell’importanza che la città continuava ad avere in campo economico-mercantile.</li>
<li>1856 inaugurazione del teatro “Modena” (in scena la commedia lirica Tutti in maschera, di Carlo Pedrotti (1817-1893))</li>
<li>1856 ferrovia per Voltri</li>
<li>1859 (12 maggio) Napoleone III sbarca a Genova, seconda guerra d’indipendenza, i franco-piemontesi sbaragliano gli austriaci</li>
<li>1860 (5 maggio) partenza da Quarto dei Mille (su 2 vapori a carbone, il “Piemonte” e il “Lombardo”, ottenuti grazie a Rubattino…)</li>
<li>1860 inaugurazione della stazione Principe (progetto del celebre arch. piemontese Alessandro Mazzucchetti, specializzato in ingegnerie ferroviarie). Il progetto della facciata si deve però all&#8217;architetto G.B. Resasco. La stazione venne chiamata Principe in quanto vicina alla ex residenza del principe Andrea Doria.</li>
<li>1861 proclamazione dell’Unità d’Italia</li>
<li>1863 prima “Cuciniera genovese” (Giobatta Ratto)</li>
<li>1866 terza guerra d’indipendenza</li>
<li>1867 Museo di storia naturale G. Doria, il più antico della città</li>
<li>1868 ferrovia per Chiavari</li>
<li>primo tronco di Circonvalmonte (da San Bartolomeo a Castelletto)</li>
<li>1870 breccia di Porta Pia</li>
<li>1870 si realizzano i Magazzini generali, voluti dal sindaco, barone Andrea Podestà (1832-1895), come infrastruttura portuale e poi adibiti a scalo merci ferroviario</li>
<li>1870 inizio lavori per Galleria Mazzini, in stile liberty, “collocata” nello spazio ricavato dallo sbancamento di una parte della collina di Piccapietra e dalla demolizione di edifici preesistenti (tra cui i conventi di San Sebastiano e di San Giuseppe e l’oratorio della casaccia di San Giacomo delle Fucine)</li>
<li>1873 con Regio Decreto, il Comune di Genova si espande via via oltre il Bisagno inglobando Foce, San Francesco d&#8217;Albaro, San Martino, Staglieno, Marassi, San Fruttuoso…</li>
<li>1875 costruzione di piazza Corvetto, per volere del sindaco, barone Andrea Podestà</li>
<li>1875 nasce Il Caffaro</li>
<li>1876 il filosofo Nietzsche per la prima volta a Genova</li>
<li>1883 si demoliscono le terrazze di marmo a mare per ampliare via Carlo Alberto</li>
<li>1883 nave-scuola di Nicolò Garaventa. “Se non fai il bravo, ti mando sulla Garaventa!”</li>
<li>1884 lo scrittore e giornalista onegliese Edmondo De Amicis (1846-1908) redige per il “Nacional” un report del viaggio su piroscafo tra Genova e Montevideo, in cui descrive il dramma di tanti contadini, senza lavoro in Italia per le crisi agricole, costretti ad una traversata di quaranta giorni a bordo di una nave stracolma, per partecipare alle mietiture in America meridionale, con la prospettiva di guadagnare trecento lire in tre mesi…</li>
<li>1885 nasce Gilberto Govi</li>
<li>1886 nasce il “Secolo XIX”, fondato (e diretto) da Ferruccio Macola</li>
<li>1887 (23 febbraio) tre forti terremoti nella Liguria occid. (Bussana…), l’inferno turco, magnitudo 6.27</li>
<li>1888 Luigi Passadore, appena 33enne, fonda la banca omonima</li>
<li>1889 (giugno) piena del Bisagno</li>
<li>1891 inaugurazione della funicolare Sant’Anna</li>
<li>1892 Expo italo-americana nelle piane di Porta Pila, con la definitiva demolizione, in atto da alcuni anni, delle fronti basse delle mura secentesche sul Bisagno</li>
<li>1893 iniziano i lavori per Castello MacKenzie, ultimato nel 1905 (Gino Coppedé), e nel medesimo anno dove c&#8217;era la porta dell&#8217;Arco delle mura del &#8216;500 viene edificato il Ponte Monumentale. Ora, con l&#8217;apertura, sempre in questo periodo, di via Carlo Felice (poi via XXV Aprile) nasce un asse viario cittadino da ovest ad est che congiunge via Balbi a porta dell&#8217;Arco</li>
<li>1894 ferrovia per Ovada(-Acqui), che “rafforza” il percorso via Turchino. Binario unico ma tracciato ardito e panoramico</li>
<li>1896 nasce Eugenio Montale (oggi una targa in corso Dogali lo commemora)</li>
<li>1897 inaugurazione della funicolare Zecca-Righi</li>
<li>1898 muore a Tokio Edoardo Chiossone. Nel testamento, redatto l&#8217;11 gennaio 1898, aveva legato l&#8217;intera collezione all&#8217;Accademia ligustica, &#8220;mia madre in arte&#8221;.</li>
<li>1899 inaugurazione (con mostra floreale) del “Mercato Orientale”, costruito in stile liberty nell’antico chiostro degli Agostiniani. Il nome non allude ad altro che all’ubicazione ad est rispetto al centro topografico cittadino, piazza De Ferrari</li>
<li>1899 Marinetti, poi vate futurista, si laurea a Genova con una tesi su “La Corona e il governo parlamentare”. Precisò che “dalle finestre di un albergo che dominava piazza Caricamento, bevevo fluttuante e intricata visione di funi, vele, nuvole, transatlantici, che mi incitavano a poetare più che ad approfondire il diritto romano&#8221;.<br />
<a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2024/04/foto-umbi-sala-lignea.jpg"><img class="size-medium wp-image-22485" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2024/04/foto-umbi-sala-lignea-300x149.jpg" alt="umberto curti in sala lignea alla biblioteca civica berio di genova" width="300" height="149" /></a></li>
</ul>
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		<title>Petrucci, Vito Elio</title>
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		<pubDate>Fri, 12 Apr 2024 07:58:37 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>Giornalista, commediografo, e sulle orme di Edoardo Firpo poeta-paroliere (di un certo successo), Vito Elio Petrucci (1923-2002), uomo di schietta cultura genovese, approfondì senza sosta lingua e tradizioni locali, divulgando i valori della propria comunità. Per taluni rappresentò un erede intellettuale di Gilberto Govi. Nel 1984 pubblicò una grammatica del genovese. E’ sepolto a Staglieno. ...<a class="post-readmore" href="https://www.ligucibario.com/alfabeto_del_gusto/petrucci-vito-elio/">leggi tutto</a></p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p>Giornalista, commediografo, e sulle orme di Edoardo Firpo poeta-paroliere (di un certo successo), Vito Elio Petrucci (1923-2002), uomo di schietta cultura genovese, approfondì senza sosta lingua e tradizioni locali, divulgando i valori della propria comunità. Per taluni rappresentò un erede intellettuale di Gilberto Govi. Nel 1984 pubblicò una grammatica del genovese. E’ sepolto a Staglieno. In senso gastronomico gli dobbiamo anzitutto “Profumi e sapori di Liguria”, edito da Silvio Basile, in Genova. Commovente il suo omaggio alla focaccia ben oliata della “Marinetta” di Voltri.<br />
<strong>Umberto Curti<br />
</strong></p>
<p>L’alfabeto del gusto di Ligucibario® è la più ampia, completa e autorevole “banca dati” dell’enogastronomia ligure. Circa 1.500 voci che Umberto Curti in decenni di lavoro ha redatto e poi aggregato online per tutelare e promuovere le tradizioni regionali. Liberamente fruibile, “oggetto d’innumerevoli tentativi d’imitazione”, conta migliaia di follower e da sempre non contiene alcuna pubblicità. Iscriviti alla newsletter cliccando in homepage il simbolo della busta, e ogni settimana riceverai gratuitamente i nuovi contenuti…</p>
<p>(Luisa Puppo e Umberto Curti, grazie a vaste competenze ed esperienze a fianco di territori e imprese, propongono consulenze, marketing, social media e attività formative per le destinazioni turistiche e l’enogastronomia, con specifici focus sul turismo esperienziale, lo storytelling, l’escursionismo coste/entroterra, e le traduzioni da/in inglese. Contattaci senza impegno su <a href="mailto:info@ligucibario.com">info@ligucibario.com</a>)</p>
<p><strong> </strong></p>
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		<title>Genova, con Luisa Puppo a lezione di genius loci</title>
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		<pubDate>Wed, 27 Mar 2024 11:44:24 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>Genova, lezione in esterna per gli allievi del corso ITS Social Media Management per il turismo che si svolge a Villa Durazzo (Santa Margherita Ligure). La docente d’inglese Luisa Puppo, infatti, li ha accolti alla stazione Brignole di Genova per un “tour” – da addetti ai lavori, come si suol dire &#8211; del centro storico ...<a class="post-readmore" href="https://www.ligucibario.com/genova-genius-loci-luisa-puppo/">leggi tutto</a></p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2024/03/pastine.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-22369" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2024/03/pastine-300x202.jpg" alt="pastine" width="300" height="202" /></a></p>
<p>Genova, lezione in esterna per gli allievi del corso ITS Social Media Management per il turismo che si svolge a Villa Durazzo (Santa Margherita Ligure). La docente d’inglese <strong>Luisa Puppo</strong>, infatti, li ha accolti alla stazione Brignole di Genova per un “tour” – da addetti ai lavori, come si suol dire &#8211; del centro storico cittadino. Obiettivo: sperimentare le modalità di narrazione interculturale del genius loci della Superba, con un focus sui target anglofoni.</p>
<h2>Genova, la &#8220;costruzione&#8221; di una vocazione turistica</h2>
<p>Non me ne vanto e mai ho “preteso” alcunché in cambio, ma io appartengo a coloro che alla fine del millennio scorso (e pare trascorso un millennio…) molto si batterono – malgrado lo scetticismo e l’inerzia di tanti altri &#8211; affinché quella che il Petrarca definì Superba credesse e quindi investisse nella propria vocazione turistica…</p>
<p>Molta acqua, e molto denaro, è scorsa sotto i ponti. Genova in tal senso ha beneficiato del Mundial (1990), delle Colombiane (1992, vera svolta col recupero del porto antico), del Giubileo (2000), del G8 (2001) e soprattutto della nomina a capitale europea della cultura per l’anno 2004, che lentamente ha innescato nuove sensibilità.</p>
<h2>Genova: il genius loci di una città di contrasti</h2>
<p>E’ una città straordinaria, Genova, 365 giorni l’anno. Una città dalle cento anime, con risorse storico-culturali (non solo i magnifici Rolli), imprenditoriali (non solo le eroiche botteghe storiche) e gastronomiche (non solo il profumatissimo pesto*) di prima grandezza, che ne cifrano il <strong>genius loci</strong>, ma anche notoriamente “contraddittoria”, non a caso – tanto per dire &#8211; ogni anno si piazza non benissimo nella graduatoria delle città italiane in termini di qualità della vita.</p>
<p>Viviamo peraltro una stagione storica acceleratissima, deregolamentata, digitale, che pone tutto sempre in divenire. E a tal proposito Genova stessa ha ancora molto da aggiornare e implementare, là dove non pochi dei suoi patrimoni “turisticizzabili” paiono tuttora sottoutilizzati, e potranno viceversa comporre <strong>esperienze</strong> (per il &#8220;senso&#8221; della parola <a title="umberto curti libro bianco del turismo esperienziale" href="https://www.sabatelli.it/?product=libro-bianco-del-turismo-esperienziale-e-foodcrafts" target="_blank">link qui</a>) pressoché irripetibili altrove: la “cinta” delle fortificazioni, i tesori scultorei nel cimitero monumentale di Staglieno, il viaggio lungo 3 valli col commovente trenino di Casella, l’acquedotto storico, alcune ville &#8211; con bellissimi parchi &#8211; dell’immediato ponente**…</p>
<div id="attachment_22374" style="width: 310px" class="wp-caption alignleft"><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2024/03/DSCN0931.jpg"><img class="size-medium wp-image-22374" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2024/03/DSCN0931-300x213.jpg" alt="palazzo tursi, a genova" width="300" height="213" /></a><p class="wp-caption-text">palazzo tursi, a genova</p></div>
<p>I competitor sono numerosi, e agguerriti quanto a marketing (il marketing reale funziona meglio delle autonarrazioni trionfalistiche oggi un po&#8217; di moda nel turismo, &#8220;capitale&#8221; di qui, &#8220;capitale&#8221; di là&#8230;): talora, o sovente, fra le città concorrenti si allude a Napoli, a Marsiglia, a Bordeaux, a Strasburgo, a Bilbao, a Siviglia, a Porto, ad Anversa, a Rotterdam, a Salonicco…</p>
<p>Gli allievi hanno mostrato di “gradire” (sosta con focaccia compresa), implotonati – si consenta l’espressione – tra carruggi e dimore patrizie da una docente che culturalmente molto esige perché molto garantisce.</p>
<h2>Formazione, turismo, storytelling verso i mercati internazionali</h2>
<p>Nominata dal Sindaco Bucci nel 2018 al ruolo onorifico di “<a href="http://www.ambasciatori.comune.genova.it/" target="_blank">Ambasciatrice di Genova nel mondo</a>”, e imprenditrice con pregressi ormai trentennali, Luisa Puppo è un’eccellente conoscitrice della città (che ama pressoché in ogni suo angolo) e soprattutto un’eccellente storyteller in direzione dei mercati internazionali. Formare i giovani – le migliori speranze per l’avvenire &#8211; a professioni come la sua è una delle priorità non solo per Genova, ma per tutte le destinazioni del nostro Paese che intendano davvero puntare su incomers evoluti, attivi e consapevoli, attenti alla qualità dell’accoglienza e dell’offerta.</p>
<p>Buon lavoro, ragazzi!</p>
<p>* che personalmente non assocerei a mortai gonfiabili in navigazione sul Tamigi o altrove. Adoro il pesto (che da decenni propongo anche nelle mie lezioni come caso-studio in sinergia con l&#8217;olio DOP Riviera Ligure e i vini delle nostre 8 DOC), ma l&#8217;identità cittadina/regionale non è evidentemente riducibile a una salsa&#8230;<br />
** so perfettamente che occorrono, in primis, idonei budget. Così come ben conosco (e plaudo a tali iniziative) il bel progetto &#8220;PedestriBus&#8221; in val Bisagno, gli interventi di ripristino che da piazza Manin condurranno a Forte Diamante, il piano di valorizzazione comunale per Staglieno, l&#8217;attivismo dell&#8217;APS Sistema Paesaggio per Villa Duchessa di Galliera&#8230;</p>
<p><a href="https://www.ligucibario.com/umberto-curti-luisa-puppo/" target="_blank"><strong>Umberto Curti</strong></a></p>
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		<title>Si scriveva Fertor si legge Bisagno</title>
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		<pubDate>Tue, 16 Jan 2024 11:26:43 +0000</pubDate>
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				<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_22108" style="width: 310px" class="wp-caption alignleft"><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2024/01/acqued-storico.jpg"><img class="size-medium wp-image-22108" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2024/01/acqued-storico-300x202.jpg" alt="acquedotto storico di genova" width="300" height="202" /></a><p class="wp-caption-text">acquedotto storico di genova</p></div>
<p><strong>La val Bisagno comprende solo 3 Comuni, Genova (verso la foce del torrente), Bargagli e Davagna</strong>. Ciononostante è un territorio ricco di natura, risorse antropiche e storia, pertinente ad un asse viario antico e importante.<br />
L&#8217;abitato di Stalia, donde Staglieno, a 5 km dal mare, giaceva su di un notevole asse commerciale, come confermato anche da passi letterari (Artemidoro di Efeso, Pomponio Mela, e Tito Livio nella terza deca relativa alla seconda guerra punica…), benché non costituisca il nucleo originario della città, che ormai gli archeologi posizionano sulla collina di Sarzano sopra il Mandraccio. Un asse/<strong>via del sale</strong> percorso per secoli anche da pellegrini e mercanti, infatti attraverso la val Bisagno passava la via per l&#8217;Emilia e all&#8217;altezza di San Fruttuoso l‘Aurelia. Il fondovalle, in definitiva, rappresentava talora un&#8217;ampia &#8220;secca&#8221; carrabile.<br />
Il visitatore attento incontra tuttora <strong>rissêu</strong> talvolta splendidi (decorazioni di sagrati), resti di mulini e soprattutto fornaci, tracce di neviere da cui si rifornivano di prezioso ghiaccio le famiglie abbienti, casette daziarie, grotte dove convissero e convivono il pipistrello e il geotritone&#8230;<br />
Area interessata a nord dalla cultura del <strong>castagno</strong> (e del faggio), con clima appenninico, la val Bisagno scendendo poi verso il mare propone ovviamente un clima ed una flora mediterranea maggiormente “litoranei”, con presenza anche di piante aromatiche. Aumenta anche la consistenza edilizia ed abitativa, sino infine alle sperimentazioni – secondo alcuni riuscite – quali <strong>il “Biscione” dell’architetto Luigi Daneri</strong>, risalente alla fine degli anni ’60 del Novecento (Daneri fu molto attivo in città, sua anche la piazza del Mare oggi piazza Rossetti).<br />
Pian piano lungo il Bisagno crebbero anche i baraccamenti: carradori, marmisti, conciatori, falegnami e ebanisti, ottonieri, magazzini e depositi, stalle, neppur mancavano alloggi per i lavoratori…, indizi di un dinamismo imprenditoriale bisognoso tuttavia di regolamentazioni…<br />
Era dunque più evidente in passato che al presente la vocazione agricola, <strong>e di villeggiatura</strong> (molte le ville interessanti, talora ormai “immerse” nel centro città, Brignole, Imperiale, Migone*…), <em>bezagnin</em> non a caso era termine, soprattutto a inizi ‘900, con cui identificare i venditori di frutta e verdura, al tempo evidentemente assai coltivate in valle, che dalle <em>crêuze</em> varcavano le mura di Genova coi loro prodotti nelle ceste o sui carri (erano celebri ad es. i loro cavoli).<br />
Nel 1838, riferisce M. Cevasco, “Ogni giorno a Genova, di primo mattino, quando si aprono la Porta Pila e la porta della Lanterna, entrano in media 60.000 kg di verdure e ortaggi, subito venduti ad alcune donne chiamate Regatone, che li acquistano all’ingrosso per rivenderli immediatamente ad altre donne chiamate besagnine: queste fanno il commercio al minuto; le prime sono circa 180, le seconde più di 800. A inizio ‘900 vendevano la cosiddetta minestra usata, fatta di riso ed erbe, forse risalente all’assedio di Genova… Si legge ancora in un testo del 1913: “La besagnina del portico, la ricordate? Con la sua mostra a gradini, come un altare di verdura, aveva la specialità di ostruire sempre il passaggio, di mantenerlo permanentemente adacquato e anche un tantinello fangoso e di profumare l’andito e le scale con la mescolanza di odori, fra l’acuto e il dolciastro, data dalla fusione del sedano, del basilico, del prezzemolo, delle carote, con le albicocche, le pesche, le pere spadone e le mele carle”.<br />
Di quella vocazione e quelle tradizioni, tuttavia, non rimangono solo l’eco, né il <em>Trattenimento in un giardino di Albaro</em> dipinto dal grande Magnasco intorno al 1740 (lo sfondo sono infatti gli orti del Bisagno): meritoriamente <strong>orti urbani, apicolture</strong> e artigiani ancora perpetuano sapori e saperi che non vanno perduti.<br />
Ma l&#8217;accorpamento con Genova nel <strong>1873</strong> mutò innegabilmente molti fattori ed equilibri, e la zona bassa lungo il torrente ospitò via via alloggiamenti soprattutto popolari. Sorgeva su una sponda anche la grande conceria Bocciardo (1861), poi dismessa e infine acquistata nel 1977 dal Comune per 5 miliardi di lire, e demolita con 850 microcariche esplosive il 1° settembre 1997, per edificare al suo posto un istituto scolastico. Pochi anni prima si era affidato all’architetto novarese Vittorio Gregotti anche il ripensamento dello stadio calcistico Luigi Ferraris a Marassi.</p>
<p>A fine ‘800, tuttavia, <strong>un bellissimo dipinto di Antonio Varni</strong> (1839-1908), con echi dai macchiaioli e dai “grigi”, dimostra come alla foce del Bisagno le lavandaie ancora lavassero i panni.<br />
Il torrente era (ed è) scavalcato da numerosi ponti: il superstite più antico, d’epoca medievale (non romana), sebbene mutilo è quello di <strong>Sant’Agata, all&#8217;altezza del Borgo Incrociati</strong>. Somiglia moltissimo al Ponte Rotto di Roma, o Ponte Emilio. Originariamente “lungo” 28 arcate, in parte ora scomparse o interrate, traversava tutto il sedime golenale tra il torrente e corso Sardegna, destinato a greto alluvionale di scarico per le furiose e purtroppo ricorrenti piene (molto note e funeste quelle degli anni 1822, 1889, 1892, 1903, 1908&#8230;). Ne restano sfortunatamente solo due arcate. All’area di Sant’Agata, peraltro, si lega ogni anno ai primi di febbraio una fiera-mercato fra le più vive e amate in città.<br />
Ieri come oggi, una stretta gola ripida e boscosa, all’altezza di Prato, conduceva da Genova verso Bargagli e Davagna (il Bisagno col nome di Bargaglino nasce in questo Comune, alla Scoffera, 650 m di altitudine, diviene Bisagno solo a La Presa confluendo col Lentro, e scorrendo poi per circa 25 km raggiunge il mare). Da qui molto legno di castagno giungeva al porto di Genova, destinato alla cantieristica nautica.</p>
<p><strong>Bargagli</strong> è un piccolo centro che tuttavia a Natale s&#8217;associa alla tradizione dei magnifici <strong>presepi</strong> di ardesia/pietra, celebre quello in frazione Viganego adiacente alla chiesa. Tre ponti romani testimoniano che il luogo fu crocevia tra la via del sale che portava in Emilia e quella per la Fontanabuona. Il nome deriverebbe dal dominante monte Bragalla, anticamente Bargalla. Tuttora i pastori abbeverano le greggi ad una fonte perenne presso Monte Traso, 850 m, dove certamente venivano cacciati animali di passo. La gastronomia locale sciorina <strong>castagne, funghi, miele, teste in cassetta…</strong></p>
<p><strong>A Davagna</strong> meritano una visita la chiesa di San Michele o Santuario del Sacro Cuore, nei boschi oltre Paravagna, e la chiesa di <strong>San Colombano, intitolata al monaco irlandese che fondò il cenobio di Bobbio</strong>, di fatto secentesca. Il territorio è noto per allevamenti <strong>di bovini limousine e di capre orobiche, per le castagne, per lo zafferano…</strong>, in una dimensione rurale che, a saperla guardare, par quasi fuori dal tempo. Molto coinvolgente anche la scoperta del borgo abbandonato (ma non del tutto?) di <strong>Canate di Marsiglia</strong>, di origine medievale, a 550 m sul livello del mare, raggiungibile ad esempio con la “scalinata dei mille gradini”. A metà ’900 Canate contava ancora un centinaio di abitanti, contadini e poi camalli. Botti, torchi, attrezzi e damigiane sopravvissuti qui e là nell’abitato suggeriscono una qualche <strong>viticoltura</strong>, e resti di mangiatoie permettono d’intuire uno spostamento primaverile di bestiame bovino verso i pascoli non lontani dei monti Alpesisa e Lago, a quasi 1.000 m di altezza, dove oggi camminano gli appassionati dell’<strong>Alta Via dei Monti Liguri</strong>. Altro borgo in abbandono è <strong>Barego</strong>, sopra Traso, a 700 m di altitudine, una trentina o forse meno di casupole in pietra risalenti a secoli altomedievali.</p>
<p>La val Bisagno, grazie alla propria storia, è costellata di architetture religiose (talvolta davvero di pregio, si pensi all’antica abbazia <strong>San Siro di Struppa**</strong>, a San Pantaleo e a Nostra Signora del Monte a San Fruttuoso) nonché militari, mura, torri, e di qualche angolo inaspettato, mi piace qui nominare l’antico e splendido lavatoio di salita alla Chiesa di Staglieno, classico <em>trogolo</em>, a forma ovale, di recente rivisitabile dopo decenni d’incuria grazie all&#8217;impegno di alcuni appassionati. Alcune chiese, naturalmente, sono raggiunte da periodiche processioni, come accade a <strong>Sant’Eusebio per la Madonna di Caravaggio</strong>, che risalgono indietro nel tempo.</p>
<p>Inoltre, a Cavassolo (frazione di Davagna) origina il cosiddetto <strong>acquedotto storico</strong>, oggi apprezzatissima esperienza escursionistica in sinergia con quell’<strong>Oratorio di San Rocco</strong> costruito come “risarcimento” delle diatribe fra gli espropriati di Struppa e la Repubblica di Genova (il manufatto è in rovina ma se ne spera il recupero). L’acquedotto nacque &#8211; verosimilmente &#8211; poco dopo la romanizzazione, e nel secolo XIII vi pose mano <strong>Marin Boccanegra</strong> (della famiglia del capitano del popolo Guglielmo), perché la città a mare nei secoli fu sempre vorace d’acqua&#8230; L’acquedotto corre la parte a monte del cimitero di Staglieno, sotto le possenti mura nuove, lunghe in totale quasi 20 km; rispetto alle sorgenti presso <strong>Trensasco</strong> (già Comune di Sant&#8217;Olcese), alcune integrazioni ne hanno poi allungato il percorso (40 km), attingendo a sorgenti ancor più a monte. Altri interventi hanno interessato il cosiddetto <strong>“Ponte sifone” sul Veilino progettato dal famoso architetto comunale Carlo Barabino</strong>, che scavalca con una discesa mozzafiato ed un’altrettanto ripidissima ascesa il cimitero (il ponte sifone sul Geirato, chimato “i piloin”, è viceversa settecentesco). La parte medievale con le sue arcate a mezza costa corre scenograficamente sempre alla stessa quota; utilizzata come percorso pedonale, la (sciagurata?) costruzione del casello autostradale negli anni &#8217;60 del Novecento purtroppo ne interruppe in loco il tracciato***.</p>
<p>Quanto al <strong>cimitero monumentale di Staglieno, “protagonista” anche di alcune magnifiche foto di Alfred Noack</strong>, fotografo tedesco naturalizzato italiano, nacque tra il 1844 e il 1851 su progetto del Barabino poi ripreso e condotto a termine dal Resasco. E’ oggi meta di turismo culturale e visite guidate, custodendo &#8211; nei porticati e viali dell’eterno riposo &#8211; opere di sommi artisti, Santo Varni, Giulio Monteverde, Lorenzo Orengo, Leonardo Bistolfi, Eugenio Baroni…<br />
Infine, last but not least, la val Bisagno è interessata dal tracciato del cosiddetto “<strong>trenino di Casella</strong>”, a scartamento ridotto, che dal 1929 partendo da piazza Manin percorre 25 km toccando 3 valli in successione, e collegando in circa un’ora di viaggio la città con l’entroterra, a beneficio di studenti, pendolari, picniqueurs domenicali e turisti italiani e stranieri, che trovano escursioni, sagre, tipicità e trattorie. Le stazioni nel Comune di Genova sono San Pantaleo, Sant&#8217;Antonino, Cappuccio, Trensasco, Campi, Pino. Viadotti e gallerie &#8211; come sempre sottolineo ai miei allievi dei <strong>corsi GAE</strong> presso l&#8217;ente formativo F.Ire di Genova &#8211; rappresentano un viaggio nel viaggio, green and slow, tra panorami sbalorditivi.</p>
<p>Amici lettori, in carrozza dunque, si parte!<br />
*sul tema è online un bell&#8217;articolo a firma Fabrizio Spiniello con Jole Valenti<br />
**a Struppa, come noto, in via Benedetto da Porto nacque nel 1922 l’attore <strong>Vittorio Gassman</strong>, che con Genova mantenne sempre un legame affettivo<br />
***per maggiori dettagli, suggerisco la consultazione di Paolo Stringa, <em>La strada dell’acqua</em>, ed. Sagep, 1980, Claudio Guastoni, <em>L’acquedotto civico di Genova</em>, ed. Franco Angeli, 2004, e soprattutto Luciano Rosselli (prolifico specialista della materia), <em>Passeggiate sull’acquedotto storico di Genova</em>, ed. NEG, 2016.<br />
<a href="https://www.luisapuppoeumbertocurti.com/chi-siamo" target="_blank"><strong>Umberto Curti</strong></a><br />
<a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2021/07/umberto-curti.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-20548" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2021/07/umberto-curti-300x168.jpg" alt="umberto curti" width="300" height="168" /></a></p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.ligucibario.com/val-bisagno/">Si scriveva Fertor si legge Bisagno</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://www.ligucibario.com">Ligucibario</a>.</p>
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