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	<title>Ligucibario &#187; spreco alimentare</title>
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		<title>Green o greenwashing? Orientarsi alla spesa sostenibile</title>
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		<pubDate>Fri, 14 Jun 2024 11:14:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Luisa]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>Greenwashing: cosa è, come riconoscerlo, come orientarsi ad una spesa alimentare sostenibile. Strumenti pratici per una cittadinanza attiva.  Sostenibilità, buonessere, food education e dieta mediterranea sono temi fisiologicamente cari a Ligucibario. Personalmente, da più di 25 anni approfondisco le dinamiche della comunicazione interculturale del nostro food heritage parallelamente all’impegno di Umberto Curti nella ricerca e ...<a class="post-readmore" href="https://www.ligucibario.com/greenwashing-o-green/">leggi tutto</a></p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><strong><em><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2024/06/GREENWASHING.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-22959" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2024/06/GREENWASHING-300x251.jpg" alt="GREENWASHING" width="300" height="251" /></a>Greenwashing: cosa è, come riconoscerlo, come orientarsi ad una spesa alimentare sostenibile. Strumenti pratici per una cittadinanza attiva. </em></strong></p>
<p>Sostenibilità, buonessere, food education e dieta mediterranea sono temi fisiologicamente cari a Ligucibario. Personalmente, da più di 25 anni approfondisco le dinamiche della comunicazione interculturale del nostro food heritage parallelamente all’impegno di Umberto Curti nella ricerca e divulgazione dell’etnogastronomia e della <a href="https://biovoci.blogspot.com/2024/04/sostenibilita-e-biodiversita-un.html" target="_blank">biodiversità</a> mediterranea.</p>
<p>Ho dunque partecipato con interesse a “<strong>Spesa alimentare sostenibile: come orientarsi tra slogan ed etichette</strong>”, il webinar organizzato lo scorso 7 giugno da Confconsumatori nell’ambito del progetto “<a href="https://www.confconsumatori.it/category/progetti_attivita/generazionef-generiamo-futuro/" target="_blank">Generazione F- Generiamo Futuro</a>”.</p>
<p>Il ciclo di tre incontri focalizza un ventaglio di temi: i consumi sostenibili, l’educazione alimentare, il contrasto al greenwashing e l’impatto che le scelte quotidiane individuali hanno sul futuro (le scelte del singolo, della collettività e del pianeta).</p>
<h2>Dicesi sostenibilità…</h2>
<p>Il cammino verso nuovi stili di consumo e cittadinanza poggia su strumenti di orientamento che aiutino i consumatori a districarsi tra il greenwashing e una selva di etichette, claim e slogan pubblicitari all’insegna della sostenibilità. Oggi, sostenibilità è ampio vocabolo “contenitore” (si veda anche il tema <a href="https://biovoci.blogspot.com/2024/05/sostenibilita-e-turismo.html" target="_blank">sostenibilità e turismo</a>): talora è termine modaiolo “che sta bene con tutto”, spesso abusato, segnala non a caso <strong>Marco Festelli</strong>, presidente di Confconsumatori, prima di passare la parola a <strong>Chiara Dall’Asta</strong>, docente di Chimica degli alimenti dell’Università di Parma. La moderatrice dell’incontro sottolinea come il lemma sfugga a una definizione univoca (“è sostenibile” non significa automaticamente “è nutrizionalmente appropriato” o sicuro…) e come <strong>non basti un attributo, di fatto, a definire un alimento</strong>.</p>
<h2>Da consumatori ad attori: impatto ambientale e spreco</h2>
<p><strong>Francesca Scazzina</strong>, docente di Fisiologia della nutrizione dell’Università degli Studi di Parma, apre il suo intervento approfondendo i dati del recente <a href="https://www.footprintnetwork.org/our-work/earth-overshoot-day/#:~:text=In%202023%2C%20Earth%20Overshoot%20Day,carbon%20dioxide%20in%20the%20atmosphere" target="_blank">Earth Overshoot Day</a> nell’ottica dell’impatto della produzione alimentare in termini di gas serra. Un tema che già ho approfondito, anche grazie all’opera di <a href="https://biovoci.blogspot.com/2024/05/in-defense-of-food-siamo-quello-che.html" target="_blank">Michael Pollan</a>, ma repetita iuvant.</p>
<p><strong>Cicli di vita di mele, pasta e carne:</strong></p>
<ul>
<li>1 kg mele CO2 emissione complessiva 200 g</li>
<li>1 kg pasta CO2 emissione complessiva (no cottura) 1013 g</li>
<li>1 kg carne CO2 emissione complessiva (no cottura) 23.330 g.</li>
</ul>
<p><strong>Carne</strong>: la filiera più impattante, a fronte (inoltre) di un +52% della domanda di proteine animali, come riportato dalla relatrice.</p>
<h2>Spreco alimentare. Quali soluzioni?</h2>
<p><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2024/06/EUFIC_ReduceFoodWaste_it.png"><img class="alignleft size-medium wp-image-22958" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2024/06/EUFIC_ReduceFoodWaste_it-300x276.png" alt="EUFIC_ReduceFoodWaste_it" width="300" height="276" /></a>La seconda parte dell’intervento è dedicata al tema dello <strong>spreco alimentare</strong> (spreco anche economico…) che genera a sua volta enorme spreco d’acqua. Lungo la filiera infatti “buttiamo via” circa un terzo del cibo prodotto, i maggiori sprechi sono ovviamente nella distribuzione, ma soprattutto in ambito domestico. Ricordo che il food waste è il focus dell’<a href="https://www.sprecozero.it/waste-watcher/" target="_blank">Osservatorio internazionale Waste Watcher</a>, ideato e diretto dal professor <strong>Andrea Segrè</strong>.</p>
<p>Scazzina visualizza con efficacia le quattro dimensioni della sostenibilità &#8211; ambientale, sociale, economica e nutrizionale –tramite il modello della<a href="https://ecodynamics.unisi.it/la-doppia-piramide-alimentare-ambientale/" target="_blank"> doppia piramide alimentare e ambientale,</a> che “fotografa” l’impatto ambientale delle nostre abitudini alimentari (in questo caso, della <a href="https://www.ligucibario.com/dieta-mediterranea-patrimonio-unesco/" target="_blank">dieta cosiddetta mediterranea</a>).</p>
<p>Quali soluzioni, anzi, <strong>quali scelte</strong>?</p>
<ul>
<li>Valutare le correlazioni tra salute e impatto sul clima</li>
<li>optare per una dieta locale e stagionale</li>
<li>e, soprattutto, informarsi in modo semplice ed efficace – ad esempio, consultando il sito di <a href="https://www.eufic.org/it/" target="_blank">Eufic</a>, il cui claim non a caso recita European Food Information Council : Food facts for healthy choices.</li>
</ul>
<p><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2024/06/Sustainable_tips_it.png"><img class="alignleft size-medium wp-image-22957" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2024/06/Sustainable_tips_it-300x252.png" alt="Sustainable_tips_it" width="300" height="252" /></a></p>
<h2></h2>
<p>&nbsp;</p>
<h2>Come guidare al cambiamento?</h2>
<p>Lo schema di intervento della <strong><em>food policy</em></strong> proposto dalla relatrice mette in relazione intensità degli interventi (da leggeri a drastici) ed effetti nel tempo (da lenti a veloci). Dalle attività informative/educative, dunque, alle scelte restrittive (come la Sugar Tax), ciascuna con i suoi pro e i suoi contro.</p>
<p>Centrale il ruolo dell’educazione alla lettura delle <strong>etichette</strong>, strumento quotidiano di consapevolezza e scelta del consumatore, con un “passaggio di testimone” al relatore successivo e all&#8217;approfondimento sul greenwashing.</p>
<h2>Green o greenwashing?</h2>
<p><strong>Giuseppe Patat</strong> è il fondatore di <a href="https://www.ethicsgo.com/" target="_blank">EthicsGO</a> srl e l’autore di <em>Dittatura fake o marketing ignorante? Una risposta scientifica, legale ed etica alla disinformazione di massa</em>, Cierre edizioni, 2019.</p>
<p>Il suo intervento focalizza la sfida della sostenibilità nel settore agroalimentare e il <strong>problematico ruolo di pubblicità ed etichette</strong>, al centro peraltro della <a href="https://environment.ec.europa.eu/topics/circular-economy/green-claims_en%20" target="_blank">proposta di Direttiva sui Green Claims pubblicata nel 2023 dalla Commissione Europea</a> per fronteggiare il greenwashing e regolamentare gli annunci utilizzati dalle imprese nella promo-comunicazione dei loro interventi in ambito ESG (Environmental, Social, Governance).</p>
<h2>Greenwashing e pubblicità</h2>
<p>Secondo i dati forniti dal relatore, il <strong>mercato della pubblicità in Italia</strong> vale 8,2 miliardi di euro, di cui il 25,6% (quindi 1,7 miliardi) fa riferimento al <strong>target green</strong>: non a caso, la “spesa verde” degli italiani nel 2021 si attestava intorno ai 12,5 miliardi. Il trend di crescita dei claim pubblicitari con riferimenti alla sostenibilità, sottolinea Patat, è del 32%.</p>
<p>La <strong>ricca carrellata di casi studio</strong> (quasi un best of pubblicità ingannevole e greenwashing&#8230;) proposti comprende, tra gli altri, il mercato degli integratori “miracolosi” (comprese le virtù anticolesterolo della mela annurca), il boom dei cosiddetti superfood e degli alimenti funzionali (dall’acqua al cioccolato), i cibi industriali “fatti con le nostre mani” (dalla pizza alle chips). <strong>La sostenibilità e il buonessere dunque vendono</strong>, dall’acqua al tonno, dai ricettari di chef famosi al mercato delle diete e dei regimi alimentari…</p>
<p>Spinosa la questione relativa ai distributori automatici e dei locali commerciali automatizzati, fuori campo applicazione del paragrafo 1, lettera a dell’Articolo 14 del <a href="https://eur-lex.europa.eu/LexUriServ/LexUriServ.do?uri=OJ:L:2011:304:0018:0063:it:PDF" target="_blank">regolamento UE 1169 2011</a> (disponibilità informazioni obbligatorie sugli alimenti prima dell’acquisto).</p>
<h2>Greenwashing, non mi fido di te</h2>
<p><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2024/06/cost-of-food.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-22963" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2024/06/cost-of-food-213x300.jpg" alt="cost of food" width="213" height="300" /></a>In funzione delle <strong>tre dimensioni della sostenibilit</strong>à (ambientale, sociale, economica), i<strong> Green Claims</strong> intendono decretare norme affinché le informazioni divulgate dalle aziende siano affidabili, comparabili e verificabili in tutta l’UE, contrastando dunque il greenwashing e le dichiarazioni fuorvianti sui plus ambientali di prodotti e servizi.<br />
<strong>Come?</strong> Anche imponendo alle aziende di fornire le prove di quanto dichiarato, unitamente ad informazioni certificate-validate da parte terza.</p>
<p>EthicsGO ha effettuato un’<strong>indagine sul vissuto dei consumatori dinanzi alla pubblicità</strong>, da cui emerge che più del 50% degli intervistati dichiara di sentirsi poco o per nulla tutelato.</p>
<p>Anche l’<strong>Antitrust</strong> rileva <strong>poca trasparenza ed eticità nella comunicazione</strong>. La relazione annuale sull’attività svolta nel 2021 da AGCM (Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato) riporta 88.405.700 sanzioni a imprese di tutti i settori (il primo è l’energia).</p>
<p>Parallelamente, una ricerca <a href="https://www.ipsos.com/it-it" target="_blank">IPSOS</a> di inizio 2024 evidenzia la consapevolezza del consumatore italiano circa il tema sostenibilità, ma non una conseguente disponibilità a spendere di più per il prodotto sostenibile. Risultati, aggiungo, coerenti alle risultanze dell’<a href="https://www.wwf.eu/?10526466/Cost-of-food-an-increasing-barrier-for-Europeans-to-eat-sustainable-food" target="_blank">indagine condotta nel 2023 dal WWF in 12 Paesi europei</a> “I consumatori europei desiderano passare a un&#8217;alimentazione più sostenibile e sana, anche attraverso un approvvigionamento maggiore di alimenti di qualità presso i produttori, i rivenditori e le mense, e attraverso prezzi più accessibili”.</p>
<h2>Come possiamo riconoscere il greenwashing?</h2>
<p>Secondo l’Enciclopedia Treccani, il greenwashing è “la strategia di comunicazione o di marketing perseguita da aziende, istituzioni, enti che presentano come ecosostenibili le proprie attività cercando di occultarne l’impatto ambientale negativo”.</p>
<p>Nel 2007 <strong>TerraChoice</strong>, società di consulenza ambientale e di marketing, identificò “<a href="https://www.ul.com/insights/sins-greenwashing" target="_blank">The seven sins of greenwashing</a>”, una versione &#8220;aggiornata&#8221; dei vizi capitali:</p>
<ol>
<li>l&#8217;omessa informazione (<em>hidden trade-off</em>)</li>
<li>la mancanza di prove (<em>no proo</em>f)</li>
<li>la vaghezza (<em>vagueness</em>)</li>
<li>l&#8217;adorazione di false etichette (<em>worshipping of false labels</em>)</li>
<li>l&#8217;irrilevanza (<em>irrelevance</em>)</li>
<li>il male minore (<em>lesser of two evils</em>)</li>
<li>la menzogna (<em>fibbing</em>).</li>
</ol>
<p>EthicsGO (PMI innovativa) è il primo <strong>organismo di verifica e validazione dei claim etici e sostenibili</strong> riconosciuto da Accredia (l’ente italiano di accreditamento). L’attività di controllo è effettuata lungo tutta la filiera del prodotto, fino dunque alla comunicazione e alla pubblicità “a valle”, e prevede l’utilizzo di un apposito disciplinare di 800 pagine.</p>
<p><strong>I criteri di verifica e validazione “irradiano” dalla sostenibilità: ammissibilità, conformità, veridicità, eticità.</strong></p>
<p>Nel contrasto al greenwashing. uno dei riferimenti è la <strong>norma internazionale ISO/TS 17033</strong>, che rende più affidabili le informazioni etiche contenute negli slogan/claim.</p>
<p>Asserzione etica di responsabilità (claim) e dichiarazione esplicativa</p>
<p><em>Claim: dichiarazione, simbolo o grafico che indica il grado di sviluppo sostenibile raggiunto relativamente ad un prodotto, servizio, processo o ad un’organizzazione, sulle tre dimensioni della sostenibilità (ambientale, economico, sociale) accompagnato da una dichiarazione esplicativa.</em></p>
<p>Patat conclude sottolineando il ruolo del <em>fact checking</em> nell’epoca della disinformazione di massa, là dove il <strong><em>fake debunking</em></strong> potrebbe <strong>in futuro anche aprire orizzonti professionali. </strong></p>
<p>Non solo nella lotta al greenwashing, aggiungo io&#8230;</p>
<h2>Riflessioni finali</h2>
<p>Ho molto apprezzato l’<strong>approccio operativo e informato del webinar</strong>, i contenuti basati su <strong>casi studio</strong> (in questo caso, &#8220;worst practices&#8221; del greenwashing…) scelti dalla quotidianità del consumatore (pubblicità e confezioni), gli spunti per l’<strong>educazione e la divulgazione alimentare</strong>.</p>
<p>Ma soprattutto l<strong>’invito – che Ligucibario condivide appieno – a una cittadinanza attiva</strong>, in cui tutte e tutti finalmente compiamo (almeno) una <strong>scelta quotidiana</strong>: <strong>leggere l’etichetta, l’elenco ingredienti (quali e quanti sono), la tabella nutrizionale</strong>.</p>
<p><a href="https://www.ligucibario.com/umberto-curti-luisa-puppo/" target="_blank">Luisa Puppo</a></p>
<p><a href="https://www.sabatelli.it/?product=biodiversita-e-sostenibilita-un-glossario" target="_blank">Richiedi gratuitamente la versione digitale del volume Sostenibilità e Biodiversità, un glossario, a cura di Umberto Curti</a></p>
<p><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2023/11/libro-umberto-curti.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-21974" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2023/11/libro-umberto-curti-300x300.jpg" alt="libro umberto curti" width="300" height="300" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Lo spreco alimentare</title>
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		<pubDate>Mon, 05 Feb 2024 08:40:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Luisa]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>Per spreco alimentare si intende “l’insieme dei prodotti scartati dalla catena agroalimentare, che per ragioni economiche, estetiche o per la prossimità della scadenza di consumo, seppure ancora commestibili e quindi potenzialmente destinati al consumo umano, sono destinati ad essere eliminati o smaltiti”. Quanto cibo abbiamo buttato via questa settimana? Qual è la causa più ricorrente ...<a class="post-readmore" href="https://www.ligucibario.com/lo-spreco-alimentare/">leggi tutto</a></p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2024/02/101.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-22194" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2024/02/101-300x225.jpg" alt="101" width="300" height="225" /></a>Per spreco alimentare si intende “l’insieme dei prodotti scartati dalla catena agroalimentare, che per ragioni economiche, estetiche o per la prossimità della scadenza di consumo, seppure ancora commestibili e quindi potenzialmente destinati al consumo umano, sono destinati ad essere eliminati o smaltiti”.<br />
Quanto cibo abbiamo buttato via questa settimana? Qual è la causa più ricorrente per cui lo acquistiamo ma non lo consumiamo? Quanti rifiuti produciamo? Di certo, ormai, urgono risposte e soluzioni (l&#8217;app Too good to go è una delle più recenti e migliori…).<br />
Secondo la FAO, a livello globale ogni anno vengono gettati 1,3-1,6 miliardi di tonnellate di cibo commestibile, ovvero almeno un terzo di quello prodotto, corrispondente a un valore complessivo di 1,2 trilioni di dollari (contestualmente, quasi 1 miliardo di persone muore di fame o soffre la fame). Il fenomeno, prevedibilmente, riguarda soprattutto le zone del mondo più sviluppate, come Europa e Stati Uniti. Nel Vecchio Continente, in particolare, la Commissione Europea stima uno spreco alimentare annuo di 89 milioni di tonnellate (179 kg per ogni cittadino); nell’America settentrionale si toccano invece i 280-300 kg <em>pro capite</em>.<br />
Il food waste può peraltro risultare in molti casi evitabile (cibo ancora edibile, cibo che lo diventa se cucinato, ad es. le bucce di patata…). E’ fenomeno divenuto di gravità primaria in quanto deriva, per la gran parte, da sovrapproduzioni e da acquisti in eccesso e poco pianificati (da parte di cittadini, mense, ospedali…), nonché da cibi di cui non si verifica la scadenza, o mal conservati a livello domestico… Cibi non stagionali, pertanto di “lunga” provenienza, specificamente imballati/confezionati (sovente con plastiche, packaging non eco-friendly)…<br />
Anche in Italia, ogni persona spreca 67 kg di cibo all’anno.<br />
Dov’è l’anello debole? Ancora una volta, va detto, il fenomeno andrebbe il più possibile prevenuto con specifici interventi (a partire dalle scuole) di educazione e sensibilizzazione alimentare. Il cosiddetto movimento freegan si prefigge di recuperare gli scarti, soprattutto nel prendere il molto cibo in scadenza dai supermercati, i quali poi ovviamente lo butterebbero senza averlo venduto. In Italia, l&#8217;esperienza è stata affiancata da forme istituzionalizzate per il recupero delle eccedenze di produzione come la onlus Fondazione Banco Alimentare (1989) e il Last Minute Market (1998) nato dal progetto dell’agro-economo triestino Andrea Segrè del dipartimento di Agraria dell&#8217;Università di Bologna, figura molto attiva e dal 2015 Commendatore dell&#8217;ordine al merito della Repubblica.<br />
Se la Francia fu forse la più sollecita a ragionare di sprechi alimentari, la Spagna risulta oggi fra i Paesi in tal senso più dinamici, con un disegno di legge che commina multe pesanti agli esercizi commerciali che gettino cibi edibili e vincola tutta la filiera a predisporre periodici piani di efficienza contro gli sprechi, tanto più che la tecnologia costituisce ormai un validissimo aiuto in termini di distribuzione, lavorazione, consumo&#8230;<br />
<strong>Umberto Curti</strong></p>
<p><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2021/07/umberto-curti.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-20548" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2021/07/umberto-curti-300x168.jpg" alt="umberto curti" width="300" height="168" /></a></p>
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