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	<title>Ligucibario &#187; scravaion</title>
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		<title>Balestrino, un tour nella bellezza</title>
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		<pubDate>Tue, 19 Dec 2023 13:27:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Luisa]]></dc:creator>
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				<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_22069" style="width: 310px" class="wp-caption alignleft"><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2023/12/balestrino.jpg"><img class="size-medium wp-image-22069" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2023/12/balestrino-300x179.jpg" alt="Balestrino e il castello" width="300" height="179" /></a><p class="wp-caption-text">Balestrino e il castello</p></div>
<p>20 anni di esplorazioni culturali insieme a Luisa, anche per via del nostro lavoro, e poi &#8211; pian piano &#8211; di camminate lungo i sentieri dell’<strong>alta val Bormida, della val Tanaro, della val Mongia</strong> mi hanno condotto alla scoperta di territori magnifici, che dal mare del Finale ascendono faggete, valicano in Piemonte (nel Cuneese già montano e malgaro), mescolano culture, riti, ricette.</p>
<p>Fra i borghi che più amo figura non da oggi <strong>Balestrino</strong>. Un grumo antico di case, inconfondibilmente Liguria, dominate dal castello carrettesco. Da una parte scendi verso Toirano, dall’altra sali a Castelvecchio di Rocca Barbena e poi al colle Scràvaion, verso Bardineto, quanta bellezza a lato dei finestrini dell’auto&#8230;</p>
<p>Ho frequentato e frequento Balestrino anche in virtù dei suoi ristoranti, uno in particolare, attivo dal 1900 e dotato di camere, con splendida terrazza vista ulivi dove in estate – serviti con cura premurosa dalla proprietaria &#8211; assaggiare sfiziose bruschette mediterranee, pesto, ravioli di borragine, pansoti con la salsa di noci, coniglio alla ligure, cima, qualche piatto di pesce, e freschi dessert.</p>
<p>Balestrino vanta tradizioni gastronomiche peculiari (anche grazie a patate, castagneti, fungaie, frutta…), fra cui il sugo di gherigli che accompagna pasta casereccia; i ravioli cosiddetti “al faraballa”, ricchi di verdure e conditi con sugo di coniglio, con ampi lembi di sfoglia attorno alla farcia; lo zemin di legumi, un tempo cucinato per la notte dei morti dopo la chiamata e il requiem; l’umile, irrinunciabile panizza di ceci tagliata a cubettoni e condita con olio aceto pepe; il turtelin di cavoli invernali, riso, formaggi ovini; e qualche volta la zeraria, con carni di gallina in gelatina, elegantemente disposta sulle foglie di alloro… Il tutto accompagnato why not da quel vino “Lappazucche” (un cerasuolo) che nasce da uve barbarossa coltivate in loco e a Pieve di Teco. E tutto ciò “compartecipa” di qualcosa che io caso per caso definisco genius loci, &#8220;buonessere&#8221;, cultivar autoctone, filiere accorciate, e si tratta di caratteristiche che – guarda caso? &#8211; il turismo esperienziale da qualche anno priorizza (se hai piacere a sapere quel che ne penso e ne scrivo, <a title="umberto curti libro bianco del turismo esperienziale" href="https://www.sabatelli.it/?product=libro-bianco-del-turismo-esperienziale-e-foodcrafts" target="_blank">link qui</a>).</p>
<p>Lo scorso settembre Luisa ed io abbiamo partecipato ad un interessantissimo tour del paese, che ci ha svelato anche aspetti meno noti, contestualizzando – come piace a me &#8211; la macrostoria dentro le microstorie (i giorni e le opere) di coloro che nei secoli questo paese hanno abitato… Un percorso fra chiese, affreschi, ruralità, antiche scuderie, che per alcune ore – anche grazie alle capacità e alla passione della storyteller &#8211; ha catalizzato la nostra attenzione.</p>
<p><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2023/12/di-gangi-a-balestrino.jpg"><img class="size-medium wp-image-22070" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2023/12/di-gangi-a-balestrino-300x225.jpg" alt="alessandra di gangi al lavoro" width="300" height="225" /></a></p>
<p>“Venite a Balestrino”, reciterebbe dunque un noto format televisivo, ed è un invito al quale mi associo di tutto cuore, perché so che anche qui ancora esiste quella meritoria tipologia di giovani dinamici i quali amano il proprio paese, ne tutelano e promuovono i valori, e si battono <strong>perché le comunità locali abbiano ancora un futuro dentro cui recitare il loro indispensabile ruolo</strong> (e da tanti anni, mi sia riconosciuto, questa è anche la “battaglia” di Ligucibario® e della mia saggistica…).</p>
<p>In tal senso, molto entroterra ligure necessita – nient’affatto utopisticamente &#8211; di infrastrutture e servizi, non di museificazioni oleografiche, necessita di “opportunità” grazie a cui trattenere i giovani, garantire lavoro, manutenere le risorse naturali ed antropiche, confermare positive qualità di vita. Aldilà di stereotipi e demagogie, gran parte dell’entroterra ligure ha sin qui scontato rispetto alle spiagge una marginalizzazione che ovviamente propone un dark side, specie in senso turistico, ma io milito fra coloro che auspicano un post-pandemia dalle tendenze socioeconomiche confortanti: <strong>sostenibilità, biodiversità, interesse verso destinazioni a misura d’uomo, autentiche, non massificate, lontane dalla folla che le usa-e-getta</strong>.</p>
<p>Ben vengano dunque iniziative come quelle di Balestrino, le quali – specie se ben supportate anche online – contribuiscono a divulgare una Liguria talora meno “immediata” ma forse &#8211; proprio per questo – dal fascino senza tempo… Quella Liguria, amico lettore, che io stesso seguiterò a cantare, a proporre nei miei corsi, a descrivere nei miei <em>gustincontri</em>. A porre al centro della mia attività professionale (se hai piacere a saperne di più <a title="luisa puppo e umberto curti" href="https://www.luisapuppoeumbertocurti.com/" target="_blank">link qui</a>).</p>
<p>A presto, Balestrino, e buon Natale a te: questo è solo un piccolo pensiero &#8211; di Luisa e mio &#8211; che spero ti sia gradito porre sotto l’albero.</p>
<p><strong>Umberto Curti<br />
<a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2021/07/umberto-curti.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-20548" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2021/07/umberto-curti-300x168.jpg" alt="umberto curti" width="300" height="168" /></a><br />
</strong></p>
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		<title>Suggestioni di val Bormida e val Tanaro</title>
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		<pubDate>Tue, 12 Sep 2017 10:41:19 +0000</pubDate>
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				<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_17369" style="width: 310px" class="wp-caption alignleft"><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2017/09/calizzano-2.jpg"><img class="size-medium wp-image-17369" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2017/09/calizzano-2-300x225.jpg" alt="calizzano" width="300" height="225" /></a><p class="wp-caption-text">calizzano</p></div>
<p>Suggestioni di val Bormida e val Tanaro</p>
<p>Via dalle calure, via dalla pazza folla, verso monti e boschi a portata di mare, e in autunno paradiso di funghi. Via verso l&#8217;alta val Bormida.<br />
<strong>Calizzano</strong>, la magica e ombrosa passeggiata lungo il Rio Nero, poi la buona pizza e le birre di Baladin (servite nei teku) alla pizzeria “Odissea”, e infine un sonno ristoratore presso l’agriturismo “La brinetta”, casa delle fate. Il valico del <strong>Melogno</strong>, tra faggi a perdita d’occhio, poi lo splendido tracciato fra la Madonna della Neve e il vivaio forestale di Pian dei Corsi, infine la cena (fettuccine, minestrone, salsiccia…) alla “Osteria del cantoniere”, 1.000 m con vista riviera. Ancora il Melogno, le quiete pinete verso Maremola e Pora, presso le miniere d’argento di Bric Gettina, e a sera i gelati di Pinotto (castagne, pinoli…) o del K2 (dieci e lode al gusto “carapino”). <strong>Bardineto</strong>, il Giogo di Toirano per innestarsi verso est oppure ovest sull’<strong>Alta Via dei Monti Liguri</strong>, poi gli eleganti aperitivi nel parco del “Café Picaia” e gli hamburger di un “Azzeccagarbugli” (Andrea) che qui azzecca anche impasti e carni. Ancora Bardineto, la “salita” al rifugio escursionistico “Le collette”, l’accoglienza e la cucina di Irene, per un pranzo o una semplice merenda. <strong>Osiglia</strong>, il lago inaspettato e maestoso, e dopo gli sport acquatici i taglieri di formaggi e salumi, e la pasta fresca, della linda trattoria “C’era una volta”. Poco lontano, il fascino di <strong>Millesimo</strong>, non a caso uno dei borghi più belli d’Italia, e proprio sotto i portici centrali il ristorante “Panta rei”, eraclitea sosta di garbo. Il <strong>Colle del Quazzo</strong>, per una lunga e pianeggiante “traversata” fino al Colle di <strong>San Bernardo di Garessio</strong>, e al ritorno le ricette territoriali, ma più che creative, di “Passaggio a Nord Ovest”. Quanto al passaggio in val Tanaro, ecco <strong>Garessio</strong>, lo splendido borgo vecchio, e l’escursione panoramica dal Colle di San Bernardo sino a <strong>Scràvaion</strong>, per concludere con un ottimo angus irlandese alla pizzeria “Il farinello”. Ma Garessio anche sù sù verso la <strong>Colla di Casotto</strong> (la baita dei pastori…), crocevia a quasi 1.400 m di trekkers e buongustai, che fanno tappa al “Gallo di monte” per l’ospitalità e i menu di Paola, e infine scendono a Valcasotto per visitare la reggia sabauda e comprare le deliziose tome di Beppino Occelli. <strong>Ormea</strong>, città di montagna che più piemontese non si potrebbe, il centro storico e la spettacolare pista ciclabile verso Cantarana ed oltre, ma senza rinunciare agli spuntini affascinanti de “Il saraceno” oppure i tajarin e le grigliate de “La via del sale”, vicino alla stazione ferroviaria (Deogratias salvata a fini turistici) e al capolinea dei pullman sostitutivi Ceva-Ormea.<br />
<strong>Umberto Curti</strong></p>
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		<title>L’incanto l&#8217;accoglienza la cucina</title>
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		<pubDate>Fri, 29 Aug 2014 07:31:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Luisa]]></dc:creator>
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				<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_16209" style="width: 310px" class="wp-caption alignleft"><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2014/08/278.jpg"><img class="size-medium wp-image-16209" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2014/08/278-300x225.jpg" alt="Il terrazzo de &quot;l'Antico Melo&quot; a Castelvecchio di Rocca Barbena" width="300" height="225" /></a><p class="wp-caption-text">Il terrazzo de &#8220;l&#8217;Antico Melo&#8221; a Castelvecchio di Rocca Barbena</p></div>
<p>Da 11 anni trascorro la feria d’agosto a Calizzano, entroterra finalese via dalla pazza folla, luogo – parafrasando Pablo Neruda &#8211; dove l’anima mia e quella di Luisa ritornano ogni volta dove non erano mai state, e ritrovano quel che era loro sconosciuto… Fra i tanti meravigliosi borghi che “circondano” Calizzano, ad un passo dall’Alta Via dei Monti Liguri, il mio cuore batte forte, e da sempre, per <strong>Castelvecchio di Rocca Barbena</strong>. Furono attorno all’anno mille i marchesi di Clavesana (quelli che imposero il dolcetto-ormeasco ai Del Carretto) ad erigere, su un sito che già era stato bizantino in chiave anti-longobarda, questa rocca ardita, sotto la quale le case in pietra s’avvitano a disegnare percorsi affascinanti, in un gioco chiaroscurale di salite e discese che par trattenere la storia.</p>
<p>Sopra il dedalo delle case secolari, a pochi metri dal parcheggio per le corriere, ecco l’ingresso dell’<strong>agriturismo “Antico melo”</strong>, dimora aperta tutto l’anno ai viandanti, ai bikers, ai gourmet, e a chi mediti per qualche giorno di ritrovar se stesso. L’azienda fu avviata 9 anni or sono, 3 suggestive camere (“del melo”, “del ciliegio”, “dell’ulivo”) tutte con bagno privato, arredate con grazia premurosa, ma da 2 anni <strong>Maria Teresa e Massimo</strong> hanno arricchito l’offerta di ospitalità col servizio di ristorazione. Scesi dopo un cancelletto alcuni gradini, mentre già il panorama diventava nitido e verticale come una pagina di Montale, o di Biamonti, Luisa ed io abbiamo scoperto un’oasi di vero incanto, dove la fatica dell’uomo s’integra ancora perfettamente alla natura.</p>
<div id="attachment_16210" style="width: 310px" class="wp-caption alignleft"><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2014/08/284.jpg"><img class="size-medium wp-image-16210" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2014/08/284-300x225.jpg" alt="Castelvecchio nel sole &quot;contemplata&quot; dal pergolato" width="300" height="225" /></a><p class="wp-caption-text">Castelvecchio &#8220;contemplata&#8221; dal pergolato dell&#8217;agriturismo</p></div>
<p>Seduti in una romantica saletta, mentre a tratti il sole balenava dalle finestre, lo sguardo nostro spaziava verso la terrazza panoramica, dalla quale godere l’abitato e la sottostante valle boscosa, dove non a caso alcuni stranieri (olandesi…) si sono stabilmente trasferiti, recuperando cascine e camminamenti. La terra, a chi sa lavorarla senza avvelenarla, qui dona <strong>mele, olive, zucchine trombetta, asparagi violetti, fichi rondetti</strong>. La mela è per antonomasia la “carla”, piccola, sugosa e dolce. Le <strong>olive</strong> viceversa possono appartenere a <strong>cultivar diverse</strong>, la taggiasca e la val d’ineglia, la merlegna (è la mortina), l’urivotto (affine alla colombaia), la pigneura (è l’arnasca), la colombera (è la colombaia), la spagna (una cultivar detta “spagnola” presenzia il levante, il professor Carocci Buzi negli anni ‘30 la annoverò fra le olive da olio), la rappaira (non ho trovato corrispondenze), ci sarebbe comunque da compilare un dizionario italiano-dialetto&#8230; Una pluricentenaria pianta di merlegna è persino alloggiata nel piccolo museo di cultura materiale che Maria Teresa e Massimo hanno allestito con vecchi attrezzi agricoli ed altro in un locale della loro struttura. Con queste drupe l’”Antico Melo” ottiene 3-400 litri d’<strong>extravergine</strong> blend all’anno, delicato ma ricco di frutto, com’è nella tradizione ponentina.</p>
<p>Iniziamo infine il pranzo, è un<strong> menu-degustazione</strong> – proposto a 25 euro &#8211; sagace e curato, cui ben s’affianca un vino naturale, uvaggio riuscito d’arneis chardonnay cortese, che ci accompagnerà fruttato e floreale sino in fondo (ma in carta presenzia ad esempio anche il meritorio Pigato di Sancio). Melanzana grigliata farcita di ricotta, crostino con paté di fegati di coniglio, piccola parmigiana, 3 salumi di “Maura Canova” di Calizzano, un assaggio di toma ovina con marmellata di limoni fatta in casa. Si prosegue con taglierini freschi alle zucchine e menta, e coniglio in umido profumato con aromi (questa è l’area dello steccadò, lavandula stoechas, lavanda selvatica!). Infine, goloso tortino di frutta fresca con gelato fiordilatte al coulis di lampone, e un caffè che molti bar di città nemmeno s’immaginano&#8230;</p>
<p>Chi mi conosce e legge sa che la precedente versione di questo sito conteneva centinaia di mie recensioni. Le ho rimosse e ho smesso di scriverne, perché oramai le scrivono tutti, ma proprio tutti, talora alimentando equivoci e polemiche. Ho fatto doverosamente eccezione per l’”Antico Melo”, casa di bellezza, di garbo, di sapori autentici, mura dentro le quali il silenzio della Liguria migliore vale quanto la voce umana.<br />
Spero che queste righe invoglino quei lettori che ancora non lo “praticano” a scoprire un agriturismo davvero sorridentissimo, verde e azzurro, dove la passione per il lavoro e il rispetto della terra sono la regola quotidiana di Maria Teresa e Massimo. A loro un caro a presto, magari quando l’autunno tinge d’arancio le faggete del mio adorato colle del Melogno, e rinnova la magia dei funghi e delle castagne.</p>
<p>Umberto Curti, Ligucibario®</p>
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