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	<title>Ligucibario &#187; punta mesco</title>
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		<title>Eugenio Montale, con Umberto Curti un ritratto alla GAU</title>
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		<pubDate>Mon, 26 Jan 2026 11:58:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Luisa]]></dc:creator>
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				<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_29573" style="width: 222px" class="wp-caption alignleft"><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2026/01/gau1.jpg"><img class="size-medium wp-image-29573" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2026/01/gau1-212x300.jpg" alt="eugenio montale a tavola" width="212" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">eugenio montale a tavola</p></div>
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<p>Presso la GAU (Giovani Amici Uniti) in piazza Suppini, a Genova Struppa, su invito della gentile Signora Marisa Burlando ho tenuto la conferenza “Montale (e la Gina * ) a tavola. Frammenti di vita e curiosità gastronomiche tutt’attorno al poeta genovese Premio Nobel”.</p>
<p>Dinanzi ad un pubblico numeroso e partecipe, ho ripercorso alcune quotidianità di un intellettuale a tutto tondo (Montale come noto fu anche traduttore, critico musicale, pittore…) che coi suoi versi – ogni volta lo confesso – segnò indelebilmente la mia giovinezza di studente, e mi accompagnò poi lungo tutta l’esistenza.</p>
<p>Montale crebbe a Genova, in corso Dogali nel quartiere di Castelletto, ma con frequenti soggiorni nella villa di famiglia (la pagoda giallognola) a Monterosso (SP), la porta occidentale delle Cinque Terre, ad un passo da quel promontorio di Punta Mesco – verso Levanto – che non a caso intitola una delle poesie presenti nell’importante raccolta “Le occasioni”.</p>
<p>Ma poi, trascorsi gli anni di ragioneria, il lavoro lo condusse prima a Firenze (Gabinetto Vieussex), quindi a Milano, città dove di fatto risiedette sino alla fine dei suoi giorni.</p>
<p><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2026/01/gau2.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-29574" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2026/01/gau2-300x169.jpg" alt="gau2" width="300" height="169" /></a></p>
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<p>I biscotti del Lagaccio allo chalet della “vaccheria” di via Bertani mentre tornava da scuola, gli agrumeti, gli ulivi e le vigne di Monterosso, i marrons glacés della pasticceria “Alemagna” in via Manzoni a Milano…, sono alcune delle tappe con cui ho scandito qualcuna fra le predilezioni alimentari del nostro conterraneo. Il quale si autodefiniva “lurco” (ghiottone), e a proposito della cucina ligure scrisse:</p>
<p>“Che la pesca e i viaggi fossero, certamente, le quasi sole occupazioni degli uomini è un fatto che spiega i caratteri della cucina ligure. Di conseguenza, è una cucina per gli assenti, insomma per quelli che tornando (non si sa tra quanti giorni) dovevano trovare in dispensa qualche cosa da mangiare. Perciò questa è l’origine di meravigliosi piatti freddi. La cima ripiena, la torta pasqualina… Sicuramente innumerevoli altri ripieni (di zucchine, di melanzane, di sardine, di cavoli), i sott’aceti, i sott’olio. Infine i funghi in addobbo, in pratica tutte le cibarie che non hanno nulla da perdere se il loro ipotetico consumatore non è ancora apparso all’orizzonte. Unica eccezione la panizza (di farina di ceci) che dovrebbe essere divorata caldissima prima che giunga a tavola”…</p>
<p>Montale – come dargli torto? &#8211; amava lo stoccafisso, il bollito misto (condito con sale grosso e olio di noci), e del basilico affermò che quello giusto cresce in una latta sui tetti d’ardesia della vecchia Genova, gelosa “usanza” di quando scarseggiavano le serre, quelle che oggi garantiscono basilico – e pesto – tutto l’anno.</p>
<p>Infine, nella tarda e struggente “Al mare o quasi” (che ho letto durante la conferenza), accenna anche ai pinoli, indispensabili per la galantina, uno dei piatti più chic, ieri come oggi, del Natale genovese…</p>
<p>Sono lieto dell’ottima riuscita dell’iniziativa, che ha permesso ai presenti uno sguardo su Montale meno consueto del solito, e quindi con piacere formulo loro il mio arrivederci al 27 febbraio, quando alla GAU racconterò di Marinetti, Farfa, e della cucina futurista… Stay tuned, ci sarà di che strabiliare!<br />
* Gina è ovviamente Gina Tiossi, la governante che rimase vicina a Montale fino alla fine, con commovente dedizione&#8230;</p>
<p><strong>Umberto Curti<br />
</strong></p>
<p>(Luisa Puppo e Umberto Curti, grazie a vaste competenze ed esperienze ormai trentennali a fianco di territori e imprese, propongono consulenze, marketing, social media e attività formative per le destinazioni turistiche, l’enogastronomia e il commercio, con specifici focus sul turismo esperienziale, lo storytelling, l’escursionismo coste/entroterra, e le traduzioni da/in inglese. Contattaci senza impegno su <a href="mailto:info@ligucibario.com">info@ligucibario.com</a>)</p>
<p><strong> <a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2025/02/umberto.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-25493" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2025/02/umberto-186x300.jpg" alt="umberto" width="186" height="300" /></a></strong></p>
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		<title>Eugenio Montale, esplorare un mito</title>
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		<pubDate>Fri, 01 Dec 2023 14:38:10 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>Ho visitato ieri con Luisa, in un uggioso fine novembre “illuminato” dall’incontro col caro amico il pasticcere La Iacona, la piccola mostra Genova per Montale (1967-2023), presso la Biblioteca della scuola di scienze umanistiche, via Balbi 2. Per me studente universitario solitamente annoiato da esami e programmi, Montale fu amore a prima vista, sebbene avessi ...<a class="post-readmore" href="https://www.ligucibario.com/eugenio-montale-esplorare-un-mito/">leggi tutto</a></p>
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				<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_22014" style="width: 304px" class="wp-caption alignleft"><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2023/12/montale.jpg"><img class="size-medium wp-image-22014" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2023/12/montale-294x300.jpg" alt="il poeta genovese eugenio montale" width="294" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">il poeta genovese eugenio montale</p></div>
<p>Ho visitato ieri con Luisa, in un uggioso fine novembre “illuminato” dall’incontro col caro amico il pasticcere La Iacona, la piccola mostra <strong><em>Genova per Montale (1967-2023)</em></strong>, presso la Biblioteca della scuola di scienze umanistiche, via Balbi 2.<br />
Per me studente universitario solitamente annoiato da esami e programmi, Montale fu amore a prima vista, sebbene avessi letto qualche suo capolavoro già alle superiori, in vista della maturità (“<strong>Meriggiare</strong>” e poco altro). Un amore che non mi ha abbandonato mai, fatto in primis di ammirazione.<br />
La piccola mostra percorre quel che Genova ha dedicato nel tempo al suo poeta “Nobel”(1), ma induce a pensare anche a quel che Genova non gli ha dedicato. L’interesse della città attorno a questa figura così sobria e coerente, ma mai severa o pedantesca, pare infatti tardivo e modesto, tenendo presente che Montale fu anche critico musicale, traduttore&#8230; Certo, vi fu chi – come il professor Croce Bermondi – lo “divulgò” ai propri corsisti sin dagli anni ’60, ma nel complesso Montale venne limitatamente decifrato e celebrato. Non è tanto il caso di ricorrere al frusto <em>nemo propheta in patria</em>, quanto forse al fatto che Montale risiedeva altrove, ed era uomo – non a caso un genovese? &#8211; dai modi misurati e talora schivi.<br />
A latere della mostra, un video sciorinava poi alcune letture, a cura di voci celebri (<strong>Gassman, Cucciolla, Sbragia, Anna Proclemer, Ferzetti…</strong>), ma ancora una volta – salvo rarissime eccezioni – Montale nella mia visione riesce indeclamabile, i suoi paesaggi i suoi versi scabri i suoi smarrimenti non si prestano a letture solenni, ad orazioni imponenti… ”Spesso il male di vivere ho incontrato, era il rivo strozzato che gorgoglia, era l’incartocciarsi della foglia riarsa, era il cavallo stramazzato”… Montale infatti prefigurò in qualche modo <strong>la società liquida</strong> prefigurata da Bauman in cui oggi siamo purtroppo immersi, e dove progressivamente vengono meno certezze ed appigli.<br />
Confessò: «L&#8217;argomento della mia poesia (&#8230;) è la condizione umana in sé considerata: non questo o quello avvenimento storico. Ciò non significa estraniarsi da quanto avviene nel mondo; significa solo coscienza, e volontà, di non scambiare l&#8217;essenziale col transitorio (&#8230;). Avendo sentito fin dalla nascita una totale disarmonia con la realtà che mi circondava, la materia della mia ispirazione non poteva essere che quella disarmonia.»<br />
Personalmente, di costui ho scritto ogni volta che ho potuto, convinto come sono che verso Montale siamo tutti “debitori”, noi contemporanei, noi occidentali, noi genovesi&#8230; <strong>E di costui racconto ai miei allievi dei corsi di qualifica (ente formativo F.Ire di Genova) per Guida Ambientale Escursionistica, poiché Montale è riferimento centrale per comprendere la natura interiore di molto Levante ligure, tra le onde di Punta Mesco, le scogliere verticali, i limoni, la “pagoda” giallognola in stile liberty con le due alte palme, e quei clivi vendemmiati dove il volo felice delle coturnici rende omaggio alla memoria della madre, morta da poco.</strong><br />
La mostra prosegue sino al 15 dicembre, dal lunedì al venerdì con orario 9.00-17.00 (ingresso libero), non perdetela.<br />
(1) premio ottenuto nel 1975, «per la sua poetica distinta che, con grande sensibilità artistica, ha interpretato i valori umani sotto il simbolo di una visione della vita priva di illusioni».<br />
Umberto Curti<br />
<a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2021/07/umberto-curti.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-20548" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2021/07/umberto-curti-300x168.jpg" alt="umberto curti" width="300" height="168" /></a></p>
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		<title>A tavola con Eugenio Montale</title>
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		<pubDate>Tue, 19 May 2020 07:32:16 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>“Che la pesca e i viaggi fossero, certamente, le quasi sole occupazioni degli uomini è un fatto che spiega i caratteri della cucina ligure. Di conseguenza, è una cucina per gli assenti, insomma per quelli che torneranno e che tornando (non si sa tra quanti giorni) dovevano trovare “in dispensa” qualche cosa da mangiare. Perciò ...<a class="post-readmore" href="https://www.ligucibario.com/a-tavola-con-eugenio-montale/">leggi tutto</a></p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.ligucibario.com/a-tavola-con-eugenio-montale/">A tavola con Eugenio Montale</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://www.ligucibario.com">Ligucibario</a>.</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_19630" style="width: 235px" class="wp-caption alignleft"><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2020/05/galantina-3.jpg"><img class="size-medium wp-image-19630" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2020/05/galantina-3-225x300.jpg" alt="galantina" width="225" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">galantina</p></div>
<p>“Che la pesca e i viaggi fossero, certamente, le quasi sole occupazioni degli uomini è un fatto che spiega i caratteri della cucina ligure. Di conseguenza, è una cucina per gli assenti, insomma per quelli che torneranno e che tornando (non si sa tra quanti giorni) dovevano trovare “in dispensa” qualche cosa da mangiare. Perciò questa è l’origine dei meravigliosi piatti freddi. <strong>La cima ripiena, la torta pasqualina</strong>… Sicuramente innumerevoli altri ripieni (di zucchini, di melanzane, di sardine, di cavoli), i sott’aceti, i sott’olio. Infine i funghi “in addobbo”, in pratica tutte cibarie che non hanno nulla da perdere se il loro ipotetico consumatore non è ancora apparso all’orizzonte. Unica eccezione: la panizza (di farina di ceci), che dovrebbe esser divorata caldissima, prima che giunga a tavola”.<br />
E’ una citazione montaliana nell’introvabile volume dedicato al vedutista parigino Eugène Cicéri (1813-1890) “Paesaggi della Riviera di Levante. Il Banco di Chiavari e della Riviera Ligure nella ricorrenza dei primi cento anni della sua vita” (ed. Valdonega, 1970).<br />
Essa svela non tanto, e non solo, il penchant del poeta genovese per la gastronomia ligure, quanto e ancor più i fondamenti “genetici” di un ricettario per persone sovente distanti, poiché use guadagnarsi frugalmente (ad es. con la pesca) il necessario per vivere, e di una gastronomia ora endogena e “semplice” (<strong>la panissa</strong>…) ed ora più cosmopolita e geniale (lo stoccafisso…).<br />
Ma altrove peraltro, confessandosi autobiograficamente, <strong>Eugenio Montale</strong> è schietto nel definirsi ghiottone, una debolezza (per lui poeta della decenza e della sobrietà) che lo predestinerà al girone dantesco dei golosi: “Nacqui lurco, mi adusai alla voragine del gargarozzo (mi giustifico sempre coi gelati di Giacomino); numerosi Sapienti mi predissero il Terzo Cerchio. Candida Gina, la Musa al liminare mi salverà per il rotto della cuffia. Eugenio Montale goloso come Leopardi”. Non ricordo dove l’ho letto, ma mi pare che Montale adorasse poi anche, in particolare, il bollito misto, condito con sale grosso e olio di noci, una raffinatezza da bonvivant consapevoli. Quanto al <strong>basilico</strong>, re del pesto, affermò – forse con affetto municipalistico &#8211; che quello giusto cresce in una latta sui tetti d&#8217;ardesia della vecchia Genova.<br />
Quando viveva a Milano, quotidianamente alle ore 18.00 si recava puntuale al caffè Alemagna di via Manzoni per gustare i marron glacé (n compagnia della fedele governante Gina Tiossi). Amava ristoranti, rattorie, osservava gli avventori, raccoglieva i menu, forse chi lo sa avvertiva &#8211; da genovese di Circonvalmonte &#8211; nostalgia per la focaccia…<br />
E può quasi sorprendere, o forse ormai no, ma era stato proprio lui, il 21 novembre 1964, in una libreria (l’Einaudi in corso Manzoni 40) di Milano, a gestire una causerie – ovvero una conversazione “leggera” &#8211; per l’uscita di un ricettario, “La cucina di Falstaff”, del noto gastronomo abruzzese <strong>Vincenzo Buonassisi</strong>. Altri tempi, altre stature, altre dimensioni.</p>
<p>Non è questa la sede per ripercorrere gli innumerevoli e strettissimi legami che saldano la figura e l’opera di Montale al territorio delle <strong>Cinque Terre, a Monterosso e Punta Mesco</strong> in particolare. Alla mediterraneità, alla “pagoda giallognola”, come soprannominava la villa liberty di famiglia (la villa delle due palme). Altri, e bene, l’hanno già ripercorsi. Ma mi spingo a sospettare che non sarebbe verosimilmente potuta esistere la sua lirica senza il costante riferimento a quelle coste scabre dove si fossilizzano <strong>gli ossi di seppia</strong>, a quelle fasce verticali terrazzate dai <strong>muretti a secco</strong>, quegli orti assolati fin quasi all’aridità, quei muri che i cocci aguzzi di bottiglia rendono invalicabili.<br />
Ed è non a caso, quell’incredibile pentaborgo di case-torri aggrappate dinanzi al mare, uno dei luoghi per eccellenza della viticoltura eroica, e Montale in “Prose e racconti” allude ad un passito (a bacca nera) affine per struttura allo Sciacchetrà, ma di cui sentenzia &#8220;…il tipo classico, bevuto sul posto, autentico, al cento per cento, supera di gran lunga quel farmaceutico vino di Porto che ebbe larga fortuna in Inghilterra dopo la grandezza e la decadenza del Marsala”.<strong><br />
</strong>Sono anche le Cinque Terre – beninteso – delle <strong>acciughe salate</strong>, delle lampare estive, delle arbanelle colmate a strati e pressate in cima da un disco d’ardesia, dei riti millenari, delle violente mareggiate, di qualche ulivo. E delle limonaie cariche di limoni, ottimi per la marmellata da crostate dolci, così gialli che, per un attimo, “…<strong>il gelo del cuore si sfa, e in petto ci scrosciano le loro canzoni le trombe d&#8217;oro della solarità”.</strong><br />
Ed infine, nella tarda e struggente “Al mare (o quasi)”, là dove Montale tratteggia, da un osservatorio apparentemente balneare e periferico, i rapidi mutamenti involutivi di un mondo intero (“…le ville furono costruite dai padri ma i figli non le hanno volute”) e soprattutto l’affermarsi della precarietà come definitiva condizione umana, recuperiamo anche un cenno ai pinoli, indispensabili per la<strong> galantina</strong>, uno dei piatti più eleganti, e natalizi, (anche) all’ombra della Lanterna.<br />
In un pezzo del 1968, “Genova nei ricordi di un esule” (prefazione al volume “Genua urbs maritima”, a cura delle Pubbliche Relazioni Italsider), così Montale omaggia la sua città natia: “Quando io venni al mondo Genova era una delle più belle e tipiche città italiane. Aveva un centro storico ben conservato e tale da conferirle un posto di privilegio tra le “villes d’art” del mondo; una circonvallazione più moderna dalla quale il mare dei tetti grigi d’ardesia lasciava allo scoperto incomparabili giardini pensili; e a partire dalla regale via del centro una ragnatela di carruggi che giungeva fino al porto”.<br />
E scrisse, di sé ma non solo, una trentina d’anni dopo <strong>Fabrizio De André</strong>, altro grande poeta: “Genova. Che cosa significa per me? Ho avuto la fortuna di nascere in questa etnia, in questo piccolo mondo dove si parla una lingua diversa, che faceva parte di uno stato molto più grande ma con un idioma, una cucina, una cultura autonomi. Questo ti fa sentire così vicino a queste persone che condividono la tua diversità, ti senti a tua volta differente dal resto del mondo, sei membro di una grande famiglia di settecentomila persone che ha usi e costumi tutti suoi”.<br />
Oggi che, anche a proposito di <strong>turismo esperienziale</strong>, si sottolineano molto i valori del cosiddetto &#8220;genius loci&#8221;, ti paiono – amico lettore &#8211; consonanze solo apparenti?<br />
<strong>Umberto Curti<br />
<a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2019/12/umberto-curti1.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-18771" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2019/12/umberto-curti1-300x168.jpg" alt="umberto curti" width="300" height="168" /></a><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2019/12/Ligucibario-mindmap-PNG1.png"><img class="alignleft size-medium wp-image-18796" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2019/12/Ligucibario-mindmap-PNG1-300x225.png" alt="Ligucibario mindmap PNG" width="300" height="225" /></a><br />
</strong></p>
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<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.ligucibario.com/a-tavola-con-eugenio-montale/">A tavola con Eugenio Montale</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://www.ligucibario.com">Ligucibario</a>.</p>
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		<title>Gattafuin</title>
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		<pubDate>Thu, 24 Jan 2013 20:59:45 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>Gattafuin o gattafin, specialità di Levanto(SP). Si tratta di ravioloni d’erbe (bietole…), fritti, detti talora fogliette. Più soffici se con poche uova. Si farciscono anche di funghi. Chiedono sempre un bianco (la DOC locale provvede alla bisogna…), alla giusta temperatura nei giusti calici. Espressione omonima indica anche una zuppa d’erbe spontanee, entrate poi nel raviolo ...<a class="post-readmore" href="https://www.ligucibario.com/alfabeto_del_gusto/gattafuin-di-levanto-sp/">leggi tutto</a></p>
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]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Gattafuin o gattafin, specialità di Levanto(SP). Si tratta di ravioloni d’erbe (bietole…), fritti, detti talora fogliette. Più soffici se con poche uova. Si farciscono anche di funghi. Chiedono sempre un bianco (la DOC locale provvede alla bisogna…), alla giusta temperatura nei giusti calici. Espressione omonima indica anche una zuppa d’erbe spontanee, entrate poi nel raviolo fritto. Esistono anche versioni dolci, con marroni… La Gatta è una cava d’arenaria presso Punta Mesco dove i cavatori cercavano erbe per le torte di casa, e gattafuin fu un’idea del proprietario, barone Massola Taliacarne? O la parola rinvia alle “gattafure” (gateau fourré), torte di verdure rinascimentali? Nell&#8217;attesa &#8211; vana &#8211; di chiarirlo, friggiamoli (e gustiamoli con una flûte di bollicine), Levanto &#8211; coi suoi paesaggi costieri e il meraviglioso duomo di Sant&#8217;Andrea &#8211; ci aspetta&#8230;<br />
A questo link hai come sempre la mia ricetta <a href="https://liguricettario.blogspot.com/2010/09/gattafuin-gattafin_30.html">https://liguricettario.blogspot.com/2010/09/gattafuin-gattafin_30.html</a><br />
<strong>Umberto Curti<br />
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<p>L’alfabeto del gusto di Ligucibario® è la più ampia, completa e autorevole “banca dati” dell’enogastronomia ligure. Circa 1.500 voci che Umberto Curti in decenni di lavoro ha redatto e poi aggregato online per tutelare e promuovere le tradizioni regionali. Liberamente fruibile, “oggetto d’innumerevoli tentativi d’imitazione”, conta migliaia di follower e da sempre non contiene alcuna pubblicità. Iscriviti alla newsletter cliccando in homepage il simbolo della busta, e ogni settimana riceverai gratuitamente i nuovi contenuti…</p>
<p>(Luisa Puppo e Umberto Curti, grazie a vaste competenze ed esperienze a fianco di territori e imprese, propongono consulenze, marketing, social media e attività formative per le destinazioni turistiche e l’enogastronomia, con specifici focus sul turismo esperienziale, lo storytelling, l’escursionismo coste/entroterra, e le traduzioni da/in inglese. Contattaci senza impegno su <a href="mailto:info@ligucibario.com">info@ligucibario.com</a>)</p>
<p><strong> <a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2019/12/umberto-curti1.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-18771" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2019/12/umberto-curti1-300x168.jpg" alt="umberto curti" width="300" height="168" /></a><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2019/12/Ligucibario-mindmap-PNG1.png"><img class="alignleft size-medium wp-image-18796" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2019/12/Ligucibario-mindmap-PNG1-300x225.png" alt="Ligucibario mindmap PNG" width="300" height="225" /></a><br />
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		<title>Bestassa</title>
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		<pubDate>Sat, 29 Dec 2012 15:15:59 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>Bestassa è una torta salata d’erbe crude, cotta al forno, della zona di Levanto (SP), patria dei gattafuin/gattafin (vedi qui sull&#8217;alfabeto del gusto la relativa voce). Omette quindi la prima cottura delle verdure in padella&#8230; Ligucibario® abbina ad es. un bianco della DOC locale, Colline di Levanto, servito a 11°C in tulipani a stelo alto. ...<a class="post-readmore" href="https://www.ligucibario.com/alfabeto_del_gusto/bestassa/">leggi tutto</a></p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.ligucibario.com/alfabeto_del_gusto/bestassa/">Bestassa</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://www.ligucibario.com">Ligucibario</a>.</p>
]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Bestassa è una torta salata d’erbe crude, cotta al forno, della zona di Levanto (SP), patria dei gattafuin/gattafin (vedi qui sull&#8217;alfabeto del gusto la relativa voce). Omette quindi la prima cottura delle verdure in padella&#8230; Ligucibario® abbina ad es. un bianco della DOC locale, Colline di Levanto, servito a 11°C in tulipani a stelo alto. Per chi non la conosce, Levanto è una sorta di &#8220;sesta terra&#8221;, divisa da Monterosso solo dal promontorio di Punta Mesco (che intitola una poesia di Eugenio Montale). Il suggestivo centro storico propone fra l&#8217;altro il duomo di Sant&#8217;Andrea, sulla cui facciata ammiriamo forse il rosone più bello di tutta la Liguria&#8230;</p>
<p><strong>Umberto Curti<br />
</strong></p>
<p>L’alfabeto del gusto di Ligucibario® è la più ampia, completa e autorevole “banca dati” dell’enogastronomia ligure. Circa 1.500 voci che Umberto Curti in decenni di lavoro ha redatto e poi aggregato online per tutelare e promuovere le tradizioni regionali. Liberamente fruibile, “oggetto d’innumerevoli tentativi d’imitazione”, conta migliaia di follower e da sempre non contiene alcuna pubblicità. Iscriviti alla newsletter cliccando in homepage il simbolo della busta, e ogni settimana riceverai gratuitamente i nuovi contenuti…</p>
<p>(Luisa Puppo e Umberto Curti, grazie a vaste competenze ed esperienze a fianco di territori e imprese, propongono consulenze, marketing, social media e attività formative per le destinazioni turistiche e l’enogastronomia, con specifici focus sul turismo esperienziale, lo storytelling, l’escursionismo coste/entroterra, e le traduzioni da/in inglese. Contattaci senza impegno su info@ligucibario.com)</p>
<p><strong> </strong></p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.ligucibario.com/alfabeto_del_gusto/bestassa/">Bestassa</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://www.ligucibario.com">Ligucibario</a>.</p>
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