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	<title>Ligucibario &#187; pecorino</title>
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		<title>Pesto maleducato</title>
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		<pubDate>Wed, 09 Apr 2025 12:13:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Luisa]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>&#160; &#160; &#160; &#160; &#160; &#160; D’accordo, qualche volta noi genovesi possiamo (potevamo) essere un po’ rusteghi coi foresti, come si suole (si soleva) dire, ovvero un po&#8217; ruvidi coi non-genovesi, ma il pesto “maleducato” non si lega a quanto sopra, bensì è un pesto assai fortificato quanto ad aglio, come lo voleva il marchese ...<a class="post-readmore" href="https://www.ligucibario.com/pesto-maleducato/">leggi tutto</a></p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2025/04/DSCN0551.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-25949" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2025/04/DSCN0551-300x225.jpg" alt="DSCN0551" width="300" height="225" /></a></p>
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<p>D’accordo, qualche volta noi genovesi possiamo (potevamo) essere un po’ rusteghi coi foresti, come si suole (si soleva) dire, ovvero un po&#8217; ruvidi coi non-genovesi, ma il pesto “maleducato” non si lega a quanto sopra, bensì è un pesto assai fortificato quanto ad aglio, come lo voleva il marchese Beppe Gavotti (1973)… L’aglio era vissuto come un disinfettante – in effetti ha mille proprietà benefiche &#8211; , così come il sale era “il” conservante. Per non parlare del pecorino, importato a Genova dalle isole dirimpettaie.</p>
<p>E i proto-pesti &#8211; si legassero o no (direi non necessariamente) al moretum romano che funge da breakfast per il contadino Similo &#8211; erano quel “savore d’aglio” che accompagnava carni e pesci un po’ come una salsa verde.</p>
<p>Sulle salse al mortaio si sta scrivendo tanto (e non è affatto un male), Ligucibario® stesso ha contribuito al dibattito tanto che – per chi digiti “salse al mortaio” su Google – si posiziona al primo posto online (eccovi la salsa di noci, la salsa di pinoli, il marò di fave, il machetto di sardine&#8230;, tutte &#8220;diramazioni&#8221; dell&#8217;aggiadda).</p>
<p>Ma, occorre ben precisarlo, il pesto come viene “inculcato” oggi (non v’è più fiera o sagra senza qualcuno che pesti basilico nel mortaio…) è una formalizzazione di fine ‘800, e peraltro, come sempre, non esiste una ricetta realmente ufficiale, unica ed assoluta…</p>
<p>Il pesto si preparava con quello di cui si disponeva (spinaci, fagiolini, timo, persa…), tanto più che le stüffe di Pra’ iniziano a marciare a pieno regime, anch’esse, solo da fine ‘800, finalmente consentendo al basilico una stagionalità più estesa.</p>
<p>Va anzi sottolineato che his majesty Gualtiero Marchesi impiegava noci e cagliata facendo a meno dei pinoli, e recentemente un altro chef di vaglia, Davide Oldani, ha osato – sulle orme di Ada Boni eccetera &#8211; un burro, subito assalito da coloro i quali non sanno che nelle campagne, storicamente, il burro era talora più reperibile che l’olio, e che neppur leggono il primo Giobatta Ratto, a me più caro del coevo Emanuele Rossi&#8230;</p>
<p>Ratto che difatti, udite udite, nella sua “Cuciniera genovese” del 1863 scrive alla ricetta 11 (quella del battuto genovese, cui sposa tragicamente il formaggio olandese) “…e pestate il tutto in mortaio con poco burro finché sia ridotto in pasta”…</p>
<p>Buon pesto genovese a voi tutti (confezionatelo come vi pare, godetevelo sovente, conditeci i formati di pasta “migliori”, e abbinategli un Pigato della DOC Riviera ligure di ponente…).<br />
<strong>Umberto Curti<br />
</strong></p>
<p>(Luisa Puppo e Umberto Curti, grazie a vaste competenze ed esperienze a fianco di territori e imprese, propongono consulenze, marketing, social media e attività formative per le destinazioni turistiche e l’enogastronomia, con specifici focus sul turismo esperienziale, lo storytelling, l’escursionismo coste/entroterra, e le traduzioni da/in inglese. Contattaci senza impegno su info@ligucibario.com)</p>
<div id="attachment_25797" style="width: 310px" class="wp-caption alignleft"><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2025/03/IMG_20250315_181708.jpg"><img class="size-medium wp-image-25797" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2025/03/IMG_20250315_181708-300x225.jpg" alt="umberto curti al convegno sull'emigrazione presso il MEI di genova" width="300" height="225" /></a><p class="wp-caption-text">umberto curti al convegno sull&#8217;emigrazione presso il MEI di genova</p></div>
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		<title>Taiette</title>
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		<pubDate>Tue, 29 Oct 2024 08:57:28 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>Le taiette, in Val di Vara, tra colline e corsi d&#8217;acqua ad un passo dall&#8217;Emilia, sono tagliatelle di farina dolce di castagne, farina di frumento, acqua tiepida, uova intere e sale. Si tira una sfoglia e si taglia a mano. Dopo cottura al dente in abbondante acqua salata si condiscono ad es. con una ricotta ...<a class="post-readmore" href="https://www.ligucibario.com/alfabeto_del_gusto/taiette/">leggi tutto</a></p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p>Le taiette, in Val di Vara, tra colline e corsi d&#8217;acqua ad un passo dall&#8217;Emilia, sono tagliatelle di farina dolce di castagne, farina di frumento, acqua tiepida, uova intere e sale. Si tira una sfoglia e si taglia a mano. Dopo cottura al dente in abbondante acqua salata si condiscono ad es. con una ricotta cremosa, o con un pesto &#8220;ruvido&#8221;, o con olio e formaggio grattugiato (anche un pecorino&#8230;). La Lunigiana propone, simili, le armelette, o lasagne bastarde, e anch&#8217;esse figurano qui sull&#8217;<em>alfabeto del gusto</em>.</p>
<p><strong>Umberto Curti<br />
</strong></p>
<p>L’alfabeto del gusto di Ligucibario® è la più ampia, completa e autorevole “banca dati” dell’enogastronomia ligure. Circa 1.500 voci che Umberto Curti in decenni di lavoro ha redatto e poi aggregato online per tutelare e promuovere le tradizioni regionali. Liberamente fruibile, “oggetto d’innumerevoli tentativi d’imitazione”, conta migliaia di follower e da sempre non contiene alcuna pubblicità. Iscriviti alla newsletter cliccando in homepage il simbolo della busta, e ogni settimana riceverai gratuitamente i nuovi contenuti…</p>
<p>(Luisa Puppo e Umberto Curti, grazie a vaste competenze ed esperienze a fianco di territori e imprese, propongono consulenze, marketing, social media e attività formative per le destinazioni turistiche e l’enogastronomia, con specifici focus sul turismo esperienziale, lo storytelling, l’escursionismo coste/entroterra, e le traduzioni da/in inglese. Contattaci senza impegno su <a href="mailto:info@ligucibario.com">info@ligucibario.com</a>)</p>
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		<title>Raviolata di San Tiberio</title>
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		<pubDate>Wed, 16 Oct 2024 07:30:29 +0000</pubDate>
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				<content:encoded><![CDATA[<p>Era festa grande ogni anno a Pigna (IM) verso il 10 ottobre, “antico” giorno in cui si festeggia San Tiberio, da qui il nome della festa. La manifestazione ricorda una tradizione secondo cui, all&#8217;epoca delle frequenti scorribande saracene (che costavano saccheggi, stupri, rapimenti), costoro abbiano tentato più volte di penetrare nel paese di Pigna, e durante uno di questi assedi i Pignaschi decisero di raccogliere tutto l&#8217;olio che era in loro possesso in grossi recipienti, che fecero scaldare per rovesciarne il contenuto bollente addosso agli invasori, i quali batterono definitivamente in ritirata. A questo punto gli abitanti decisero di festeggiare la vittoria con una grande mangiata dei loro tipici ravioli, ma non avendo più l&#8217;olio per condirli li mangiarono così, nudi, solo col formaggio pecorino… La vicenda a lieto fine si &#8220;lega&#8221; in qualche modo anche allo stoccafisso alla baucogna (&#8220;rito&#8221; di Badalucco), vedi qui la relativa voce.</p>
<p><strong>Umberto Curti<br />
</strong></p>
<p>L’alfabeto del gusto di Ligucibario® è la più ampia, completa e autorevole “banca dati” dell’enogastronomia ligure. Circa 1.500 voci che Umberto Curti in decenni di lavoro ha redatto e poi aggregato online per tutelare e promuovere le tradizioni regionali. Liberamente fruibile, “oggetto d’innumerevoli tentativi d’imitazione”, conta migliaia di follower e da sempre non contiene alcuna pubblicità. Iscriviti alla newsletter cliccando in homepage il simbolo della busta, e ogni settimana riceverai gratuitamente i nuovi contenuti…</p>
<p>(Luisa Puppo e Umberto Curti, grazie a vaste competenze ed esperienze a fianco di territori e imprese, propongono consulenze, marketing, social media e attività formative per le destinazioni turistiche e l’enogastronomia, con specifici focus sul turismo esperienziale, lo storytelling, l’escursionismo coste/entroterra, e le traduzioni da/in inglese. Contattaci senza impegno su <a href="mailto:info@ligucibario.com">info@ligucibario.com</a>)</p>
<p><strong> </strong></p>
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		<title>Minestra con le ortiche</title>
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		<pubDate>Wed, 25 Sep 2024 08:18:56 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>Minestra con le ortiche&#8230;, ne ricordo anzitutto una gustata nel Sanremese, ma non esiste &#8211; come sempre &#8211; una ricetta “unica” ed assoluta: rosolare nell’olio extravergine un classico trito di cipolla, sedano, carote, unire patate di qualità (volendo, la Liguria ha diverse varietà) tagliate a dadini, e in una pentola &#8211; aggiungendo sale q.b. &#8211; ...<a class="post-readmore" href="https://www.ligucibario.com/alfabeto_del_gusto/minestra-con-le-ortiche/">leggi tutto</a></p>
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]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Minestra con le ortiche&#8230;, ne ricordo anzitutto una gustata nel Sanremese, ma non esiste &#8211; come sempre &#8211; una ricetta “unica” ed assoluta: rosolare nell’olio extravergine un classico trito di cipolla, sedano, carote, unire patate di qualità (volendo, la Liguria ha diverse varietà) tagliate a dadini, e in una pentola &#8211; aggiungendo sale q.b. &#8211; bollire il tutto una mezz’ora, senza fretta, quindi buttare una pasta ad es. di formati tradizionali quali brichetti o scuccusun, aggiungere ortiche ben pulite e anch’esse tritate, e terminare la cottura per circa 5 minuti, infine fuori fuoco una spolverata di prezzemolo (o altra erba aromatica) e aglio bianco spellato e tritato, prima di servire la minestra ben calda. Rifinire con pecorino grattugiato di fresco… <strong>Ligucibario®</strong> abbina a questo bel piatto antico e rurale ad es. un Vermentino, servito a 11°C in tulipani a stelo alto</p>
<p><strong>Umberto Curti<br />
</strong></p>
<p>L’alfabeto del gusto di Ligucibario® è la più ampia, completa e autorevole “banca dati” dell’enogastronomia ligure. Circa 1.500 voci che Umberto Curti in decenni di lavoro ha redatto e poi aggregato online per tutelare e promuovere le tradizioni regionali. Liberamente fruibile, “oggetto d’innumerevoli tentativi d’imitazione”, conta migliaia di follower e da sempre non contiene alcuna pubblicità. Iscriviti alla newsletter cliccando in homepage il simbolo della busta, e ogni settimana riceverai gratuitamente i nuovi contenuti…</p>
<p>(Luisa Puppo e Umberto Curti, grazie a vaste competenze ed esperienze a fianco di territori e imprese, propongono consulenze, marketing, social media e attività formative per le destinazioni turistiche e l’enogastronomia, con specifici focus sul turismo esperienziale, lo storytelling, l’escursionismo coste/entroterra, e le traduzioni da/in inglese. Contattaci senza impegno su <a href="mailto:info@ligucibario.com">info@ligucibario.com</a>)</p>
<p><strong> </strong></p>
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		<title>Panissa di Realdo</title>
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		<pubDate>Wed, 17 Apr 2024 09:56:04 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>La panissa di Realdo (IM), in purea o più soda (a tocchetti), è un&#8217;amalgama di farina di ceci e acqua che riceve già in preparazione aglio e lardo. Si spolvera poi di pecorino, si condisce anche con salsiccia e bietole… Piatto triorese, della montagna &#8220;vera&#8221; fra Liguria e Piemonte. Ecco la “mia” ricetta per 4 ...<a class="post-readmore" href="https://www.ligucibario.com/alfabeto_del_gusto/panissa-di-realdo/">leggi tutto</a></p>
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]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>La panissa di Realdo (IM), in purea o più soda (a tocchetti), è un&#8217;amalgama di farina di ceci e acqua che riceve già in preparazione aglio e lardo. Si spolvera poi di pecorino, si condisce anche con salsiccia e bietole… Piatto triorese, della montagna &#8220;vera&#8221; fra Liguria e Piemonte.<br />
Ecco la “mia” ricetta per 4 persone, di facile esecuzione ma che richiede i giusti tempi (che ieri, nelle campagne, non erano frenetici come i nostri attuali): in una casseruola portare a bollore 650 ml di acqua leggermente salata, versare 200 g di farina di ceci a pioggia rimestando bene con una frusta affinché non si formino grumi. Proseguire poi con un cucchiaio di legno per 35-40 minuti. Quasi a fine cottura aggiungere 3 cucchiaiate d’olio, e 40 g di lardo e l spicchio d’aglio tritati molto fini. Togliere dal fuoco, trasferire il composto su un vassoio o direttamente sui singoli piatti da portata, spolverizzandolo con abbondante pecorino (almeno 50 g) grattugiato di fresco… Per l&#8217;abbinamento enologico resterei ovviamente in zona e suggerirei un calice DOC, o il Rossese di Dolceacqua oppure un poco più a levante l&#8217;Ormeasco di Pornassio. Buon appetito da Ligucibario®<br />
<strong>Umberto Curti<br />
</strong></p>
<p>L’alfabeto del gusto di Ligucibario® è la più ampia, completa e autorevole “banca dati” dell’enogastronomia ligure. Circa 1.500 voci che Umberto Curti in decenni di lavoro ha redatto e poi aggregato online per tutelare e promuovere le tradizioni regionali. Liberamente fruibile, “oggetto d’innumerevoli tentativi d’imitazione”, conta migliaia di follower e da sempre non contiene alcuna pubblicità. Iscriviti alla newsletter cliccando in homepage il simbolo della busta, e ogni settimana riceverai gratuitamente i nuovi contenuti…</p>
<p>(Luisa Puppo e Umberto Curti, grazie a vaste competenze ed esperienze a fianco di territori e imprese, propongono consulenze, marketing, social media e attività formative per le destinazioni turistiche e l’enogastronomia, con specifici focus sul turismo esperienziale, lo storytelling, l’escursionismo coste/entroterra, e le traduzioni da/in inglese. Contattaci senza impegno su <a href="mailto:info@ligucibario.com">info@ligucibario.com</a>)</p>
<p><strong> </strong></p>
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		<title>C&#8217;è pesto al Mercato Orientale di Genova&#8230;</title>
		<link>https://www.ligucibario.com/pesto-mercato-orientale-genova/</link>
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		<pubDate>Wed, 26 Jul 2017 15:05:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Luisa]]></dc:creator>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2017/07/luisa-e.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-17337" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2017/07/luisa-e-237x300.jpg" alt="luisa e" width="237" height="300" /></a> <a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2017/07/DSCN0564.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-17338" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2017/07/DSCN0564-300x225.jpg" alt="DSCN0564" width="300" height="225" /></a></p>
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<p>Di <strong>Mercato Orientale, di pesto, di vini DOC liguri, di mortai e di sciamadde</strong> ho scritto decine, per non dire centinaia di volte. Coloro (tanti o pochi ma non pochissimi) che mi conoscono sanno come Ligucibario® si sia da molti anni – per amore, prima ancora che per profitto – sempre spesa nella tutela e divulgazione delle tipicità di eccellenza regionali. La miglior forma di salvaguardia dei valori identitari risiede infatti nella loro sagace e mirata promozione. La Liguria non è terra di grandi &#8220;quantità&#8221;, è terra di grandi qualità.<br />
<a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2017/07/DSCN0557.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-17339" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2017/07/DSCN0557-300x225.jpg" alt="DSCN0557" width="300" height="225" /></a>Eppure, oggi regnavano un’atmosfera ancor più speciale e frizzante del solito al Mercato Orientale e dintorni, e sorrisi autentici, a smentire la diceria d’una Genova sempre musona e inospitale, e viceversa a confermare l’immagine di una capitale mediterranea che va finalmente aprendosi al turismo culturale.<br />
“<strong>C’è pesto per te</strong>”, il progetto turistico-enogastronomico ideato da <strong>Luisa Puppo per Artès</strong> (turismo esperienziale), ha oggi coinvolto in un tour di colori, profumi, voci, gesti e sapori <strong>Annette Rübesamen</strong>, giornalista e scrittice bavarese – ma trapiantata a Torino &#8211; , in visita per esplorare il meglio della città in sinergia con l’Agenzia regionale di promozione turistica.<br />
<a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2017/07/DSCN0542.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-17346" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2017/07/DSCN0542-300x225.jpg" alt="DSCN0542" width="300" height="225" /></a>Accolta da <strong>Mario Enrico, Franco Trentin e Luca Spanedda</strong>, storiche imprese del <a href="https://www.ligucibario.com/mercato-orientale-genova/" target="_blank">Mercato Orientale</a> e &#8220;garanti&#8221; della qualità, Annette si è davvero immersa per qualche ora nella quotidianità dei commerci e degli usi genovesi. Non sarebbe davvero possibile omettere a questo punto il nostro più sentito ringraziamento anche a <strong>Paola Bordilli, Assessore turismo commercio artigianato del Comune di Genova</strong>, che ha inteso accompagnare con fattiva partecipazione l’intera, e riuscita iniziativa, di cui viene còlta &#8211; e ne siamo davvero lieti &#8211; la filosofia di fondo e la valenza di progetto-pilota (per la videointervista all&#8217;Assessore <a href="https://www.comune.genova.it/content/come-vivere-una-giornata-da-genovese-al-mercato-orientale" target="_blank">https://www.comune.genova.it/content/come-vivere-una-giornata-da-genovese-al-mercato-orientale</a>).<br />
<a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2017/07/DSCN0565.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-17340" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2017/07/DSCN0565-300x225.jpg" alt="DSCN0565" width="300" height="225" /></a>Annette ha “percorso” <strong>gli ingredienti del pesto</strong> (basilico genovese DOP, aglio di Vessalico, pinoli di Pisa, sale marino iodato grosso, Parmigiano Reggiano DOP 24 mesi, Fiore Sardo DOP 12 mesi, olio extravergine monocultivar taggiasco), ha cooperato, grazie alla magistrale regia di Luca Spanedda, ad un ottimo pesto al mortaio, ha incontrato presso l’<strong>Enoteca della famiglia Sola</strong> i Vermentino e i Pigato DOC della tradizione, curiosando fra molte bottiglie d’autore, ha familiarizzato coi mille utensili di cucina (compresi i mitici <strong>stampi per i corzetti/croxetti del Levante) di “Aimi ferramenta”</strong>, emporio-miniera per chiunque abbia a cuore l’arte di cucinare, ed infine ha pranzato presso l’<strong>Ostaja-ex Guglie di via San Vincenzo</strong> (farinata classica, focaccia col formaggio, trenette con pesto patate fagiolini, torte di verdura), celebre sciamadda dove anche il garbo di Cristina Parisi, la giovane titolare, ha allietato i momenti finali del percorso di Annette, che si è sdipanato in tutto l’antico sestiere di San Vincenzo.<br />
<a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2017/07/DSCN0567.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-17341" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2017/07/DSCN0567-300x225.jpg" alt="DSCN0567" width="300" height="225" /></a>“C’è pesto per te” è un’esperienza turistica da qualche mese a disposizione off e online, in esclusiva, sul <strong>catalogo di proposte Artès</strong>, invitiamo i tour operator e le agenzie di viaggio, ma anche gruppi e sodalizi, studenti e foodbloggers, crocieristi e gourmet…a consultare il link <a href="https://artes2italy.com/vip-edition-ce-pesto-per-te/">https://artes2italy.com/vip-edition-ce-pesto-per-te/</a>, per scoprire e vivere Genova attraverso la sua ricetta più famosa, e il racconto &#8211; a viva voce &#8211; di Luisa Puppo e di chi vi lavora e la ama.<br />
Con questo ulteriore progetto Ligucibario conferma un&#8217;attività che ormai comprende migliaia di ore di docenza, il più ampio e completo &#8220;<a href="https://www.ligucibario.com/alfabeto_del_gusto/" target="_blank">alfabeto del gusto</a>&#8221; ligure on line, <a href="https://www.ligucibario.com/i-libri-di-umberto-curti/" target="_blank">15 volumi pubblicati</a> sulla storia enogastronomica regionale, <a href="https://www.ligucibario.com/video-cucina-ligure/" target="_blank">68 video su YouTube</a> e &#8211; last not least &#8211; circa <a href="https://www.youtube.com/watch?time_continue=1&amp;v=N8c-FhwPs7A" target="_blank">250 eventi realizzati</a> (conferenze, gustincontri, degustazioni guidate&#8230;). Ecco perché combatto lo strutto nella focaccia e l&#8217;olio scadente nel pesto&#8230;<br />
Arrivederci Annette e arrivederci amici lettori, un fraterno saluto a voi tutti da <strong>Umberto Curti</strong>, in questo fine luglio caldo ma più sopportabile grazie ai momenti conviviali e di scambio culturale. Arrivederci da Genova, un mondo che dialoga col mondo.<br />
<a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2017/07/DSCN0569.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-17342" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2017/07/DSCN0569-300x225.jpg" alt="DSCN0569" width="300" height="225" /></a></p>
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		<title>Tutto quello che avreste voluto sapere sul pesto</title>
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		<pubDate>Fri, 22 Jan 2016 20:52:38 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>Tutto quello che avreste voluto sapere sul pesto ma non avete mai osato chiedere &#8211; parte 3 &#160; Parte 1 Parte 2 Poco a poco dalle tavole del popolo il pesto arriva al desco dei “scignöri” e alle cucine delle trattorie, e la codifica della ricetta – quanto meno degli ingredienti “obbligati” – inizia ad ...<a class="post-readmore" href="https://www.ligucibario.com/tutto-quello-che-avreste-voluto-sapere-sul-pesto-e-non-avete-mai-osato-chiedere-parte-3/">leggi tutto</a></p>
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				<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_16647" style="width: 280px" class="wp-caption alignleft"><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2016/01/Foto0277.jpg"><img class=" wp-image-16647" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2016/01/Foto0277-225x300.jpg" alt="Varazze a Natale" width="270" height="360" /></a><p class="wp-caption-text">Varazze a Natale</p></div>
<p>Tutto quello che avreste voluto sapere sul pesto ma non avete mai osato chiedere &#8211; parte 3</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="https://www.ligucibario.com/il-pesto-genovese-3/">Parte 1</a></p>
<p><a href="https://www.ligucibario.com/il-pesto-genovese-2/">Parte 2</a></p>
<p>Poco a poco dalle tavole del popolo il pesto arriva al desco dei “<em>scign</em>ö<em>ri</em>” e alle cucine delle trattorie, e la codifica della ricetta – quanto meno degli ingredienti “obbligati” – inizia ad essere motivo di gustosi confronti e sfide, trionferà il basilico, con buona pace tuttavia del vocabolarista Angelo Paganini il quale aveva trascritto una ricetta in cui basilico e maggiorana (altro <em>cult</em> ligure, sotto il nome di “persa”) sembravano intercambiabili.</p>
<p>A partire dagli anni ’50 il boom del turismo attrae in Riviera sciami di ospiti padani e stranieri, tutti desiderosi di un posto al sole e… al ristorante, possibilmente di fronte a un piatto di <em>mandilli de saea</em> profumati di basilico (e seguiti dall’onnipresente frittura di pesce). Una squisitezza che si cerca di “replicare” anche a casa grazie alla rivoluzione delle rivoluzioni: infatti i mitici mortaio di marmo (apuano) e pestello di legno duro (melo, pero, olmo…) vengono via via sostituiti dai frullatori, e poi da efficientissimi <em>robot mixer</em>: meno fatica, meno tempo, più pesto! Quanto al <em>mixer</em>, da tanti legittimamente aborrito, va detto che, se proprio non se ne può fare a meno, ponendo preventivamente le lame e il “bicchiere” in frigo e premendo poi il tasto ad impulsi brevissimi, il prosaico calore scempia un po’ meno gli aromi essenziali delle foglioline…</p>
<p>E, per i più pigri o maldestri, la GDO alimentare (ai tempi si chiamavano “superette”…) inizia a proporre tutto l’anno “pestati” industriali, su cui però risultava, e risulterebbe, arduo pronunciare un giudizio. Periodiche “inchieste”, infatti, ne stroncano non pochi, per non dire quasi tutti, a causa degli ingredienti e/o del sapore, o talora d’altre scelleratezze.</p>
<p>All’aumento di popolarità del pesto corrisponde purtroppo anche la crescita esponenziale delle contraffazioni, soprattutto all’estero. La salsa cruda più popolare al mondo diviene oggetto di innumerevoli tentativi di imitazione: scatta così la controffensiva ligure contro le multinazionali e nel 2005 il basilico genovese ottiene la DOP (Denominazione di Origine Protetta), mentre consorzi e Camere di Commercio si impegnano nella difesa dell’originale, svolgendo opera di tutela della tipicità. Il pesto resiste poi alle infondate accuse di cancerogenesi (per via del metileugenolo presente nel basilico giovane) e ad altre aggressioni che vorrebbero definirlo una salsa “a base ogm”, aggressioni figlie della superficialità – e speriamo non di altro &#8211; , che offendono secoli e secoli di miglioramento contadino (il contadino è da sempre maestro d’ibridazioni grazie ad oculati innesti!). Ma questa è oramai storia di oggi.</p>
<p>Al termine di questa celere incursione nella biografia del pesto, mi sono prefisso di oggettivizzare il più possibile le conclusioni. A tal fine, ho scelto le parole <em>supra partes</em> di un “foresto” (per noi liguri, i <em>foresti</em> sono tutti gli altri…), l’americano Fred Plotkin, cantore da decenni delle glorie della cucina italiana e <em>bon vivant</em> “camogliese”. In <em>Recipes from Paradise</em> (1996), atto d’amore verso l’enogastronomia ligure sin dal titolo, Plotkin dedica al pesto più di una dozzina di pagine tra approfondimenti, consigli e ricette. L’<em>incipit</em> suona potente: “<em>Pesto, the bewitchingly perfumed green sauce that is ubiquitous in the cooking and the hearts of every Ligurian is now a citizen of the world</em>”, il pesto, la salsa verde dal profumo inebriante onnipresente nella cucina e nel cuore di ciascun Ligure, s’innalza oggi a cittadino del mondo… Prosegue l’autore: “<em>There is no single, definitive preparation for pesto</em>”, non esiste una ricetta unica e definitiva per il pesto, “<em>it varies a bit from town to town in Liguria, just like a dialect</em>”, in Liguria esso muta da una località all’altra, proprio come il dialetto (una metafora calzante ed evocativa). Non solo, precisa Plotkin: anche nello stesso luogo, forniti a due <em>chef</em> gli stessi ingredienti e dosi, i risultati appariranno diversi “<em>because of the hand of eye of the person who makes the pesto</em>”, a causa della mano e dell’occhio della persona che fa il pesto. Quindi, nessuno detiene verità uniche e sacre sul pesto: la responsabilità, per così dire, spetta a tutti gli amanti di una salsa che ha seguito nel tempo l’evolversi delle vicende di uomini e luoghi, come una profumatissima lezione di storia.</p>
<p>Ci sia nondimeno concesso di affermare che l’attuale ricetta più “consolidata”, ovvero aglio (1) &#8211; pinoli &#8211; sale grosso &#8211; basilico (2) &#8211; fiore sardo &#8211; parmigiano reggiano o grana padano &#8211; olio extravergine, lavorando gli ingredienti nella giusta sequenza, col mortaio per buon amico e il <em>mixer</em> solo se si ha davvero una fretta dannata, regala emozioni oggettive e indimenticabili… Col pestello, mi raccomando, pestare e ruotare delicatamente gli ingredienti, senza ammaccarli rudemente dentro il mortaio. Quanto al pesto da aggiungere al minestrone (ormai pronto e fuori dal fuoco), suggerisco di eliminare i pinoli ed eventualmente sostituirli con una manciata di funghi freschi affettati, oppure secchi, già ammollati una mezz’ora in acqua tiepida.</p>
<p>Chi voglia cimentarsi col pesto, trova ovviamente la mia ricetta su Youtube.<br />
<iframe src="https://www.youtube.com/embed/8ujC9Com54w" width="560" height="315" frameborder="0" allowfullscreen="allowfullscreen"></iframe><br />
In dirittura d’arrivo, però, ancora qualche consiglio finale:</p>
<ul>
<li>il mortaio (3) , per il pesto di famiglia, preparato senza fretta, resta l’opzione migliore. Il marmo (carbonato di calcio) non scalda, e alla fine si ripristina con una semplice passata di acqua tiepida e aceto. Comprare mortai non troppo piccoli né troppo grossi, e verificare che la forma del pestello ne sposi bene l’ogiva. Le 4 orecchie perimetrali servono come appigli per ruotarlo mentre si lavora alla salsa. Il marmo di Colonnata (il toponimo si lega al fatto che con quel marmo i Romani costruivano colonne) è più poroso, meno liscio rispetto a quello di Carrara</li>
<li>togliere all’aglio sia la camicia sia l’anima. Pestarlo all’inizio, così che il solfuro di zolfo (allicina) diffonda subito bene la nota pungente</li>
<li>i pinoli di qualità sono ricchi di acido linoleico e oleico. Se non si trovano quelli di Pisa, comprare italiano e non cinese…</li>
<li>il sale grosso (marino) svolge anche una funzione meccanica, consentendo di “stracciare” e “molire” le foglie di basilico. Essendo igroscopico, rallenta l’ossidazione e l’iscurimento del basilico del preparato. Non è possibile preparare il pesto con sale fino</li>
<li>il basilico genovese DOP ha caratteristiche ineguagliabili. Impiegare foglie giovani e piccole, lavarle in acqua fresca e farle asciugare con estrema delicatezza, senz’assolutamente pressarle. Chi non lava il basilico commette una sciocchezza. Quando il basilico entra nel mortaio, più che pestare bisogna iniziare a schiacciare, servendosi anche delle pareti del mortaio</li>
<li>la stagionatura del parmigiano dovrebbe aggirarsi intorno ai 24 mesi, del pecorino 12-15 mesi. Molti chef adottano per il pesto un rapporto quantitativo di 7:3, ovvero 7 parti di parmigiano e 3 di pecorino, ma ognuno si senta libero</li>
<li>l’olio extravergine (perfetta la dolcezza di quello ligure, taggiasco ancor meglio che levantino) va aggiunto alla fine e lentissimamente, esso ha anche la funzione di solvente delle sostanze aromatiche</li>
<li>se il pesto è troppo “sodo”, diluirlo con un cucchiaio d’acqua di cottura della pasta</li>
<li>le lasagne condite col pesto non cuocerle al forno, una delizia come il pesto si gusta cruda!</li>
</ul>
<p>L<em>ong live pesto</em>, lunga vita al pesto, il pesto fresco, ovviamente, e abbasso i guru e buon appetito da Umberto Curti!</p>
<p>(1) …fanno un po’ sorridere coloro i quali sottintendono che tutto il pesto ligure vada fatto solo con aglio “di Vessalico”: quanto ne servirebbe? Accontentiamoci, ove necessario, di buon aglio bianco, e se i pinoli non sono di Pisa (famosa pineta di Migliarino San Rossore) accontentiamoci di buoni pinoli italiani…</p>
<p>(2) almeno il 25-30%</p>
<p>(3) attrezzo antico, ne esistevano di vari materiali e vi si pestavano frutta secca, semi, spezie… I pestelli erano a due teste, oggi non se ne trovano più. Le famiglie genovesi (che lo utilizzavano anche come fermaporta) solevano avere un mortaio per le preparazioni salate e non di rado uno a sé stante per quelle dolci, evitando di pestare ingredienti “gentili” là dove pestavano già l’aglio&#8230;</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Marò di fave</title>
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		<pubDate>Thu, 24 Jan 2013 21:51:01 +0000</pubDate>
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]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Marò di fave, che meraviglia in stagione&#8230; È una salsa ponentina da mortaio (ormai introvabile&#8230;) a base di fave novelle, dette basann-e, aglio (un disinfettante), un poco di menta, olio e aceto, talora “coniugata” a pecorini (brigaschi). Se si utilizzano fave secche decorticate, devono sobbollire in acqua e aromi per una mezz’oretta. Si fa anche di cannellini e maggiorana. Forse il nome le discende dall&#8217;arabo.<br />
A questo link hai come sempre la mia ricetta <a href="https://liguricettario.blogspot.com/2011/01/maro-di-fave-pestun-de-basann-e_19.html">https://liguricettario.blogspot.com/2011/01/maro-di-fave-pestun-de-basann-e_19.html</a><br />
E&#8217; un marò anche il pestun di Cervo (IM). Queste salse accompagnano splendidamente pani, baccalà e carni ad es. di capra (la menta allevia i grassi), però lasciale un po’ liquide.<br />
<strong>Umberto Curti<br />
</strong></p>
<p>L’alfabeto del gusto di Ligucibario® è la più ampia, completa e autorevole “banca dati” dell’enogastronomia ligure. Circa 1.500 voci che Umberto Curti in decenni di lavoro ha redatto e poi aggregato online per tutelare e promuovere le tradizioni regionali. Liberamente fruibile, “oggetto d’innumerevoli tentativi d’imitazione”, conta migliaia di follower e da sempre non contiene alcuna pubblicità. Iscriviti alla newsletter cliccando in homepage il simbolo della busta, e ogni settimana riceverai gratuitamente i nuovi contenuti…</p>
<p>(Luisa Puppo e Umberto Curti, grazie a vaste competenze ed esperienze a fianco di territori e imprese, propongono consulenze, marketing, social media e attività formative per le destinazioni turistiche e l’enogastronomia, con specifici focus sul turismo esperienziale, lo storytelling, l’escursionismo coste/entroterra, e le traduzioni da/in inglese. Contattaci senza impegno su <a href="mailto:info@ligucibario.com">info@ligucibario.com</a>)</p>
<p><strong> <a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2019/12/umberto-curti1.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-18771" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2019/12/umberto-curti1-300x168.jpg" alt="umberto curti" width="300" height="168" /></a><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2019/12/Ligucibario-mindmap-PNG1.png"><img class="alignleft size-medium wp-image-18796" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2019/12/Ligucibario-mindmap-PNG1-300x225.png" alt="Ligucibario mindmap PNG" width="300" height="225" /></a><br />
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		<title>Armelette</title>
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		<pubDate>Fri, 30 Nov 2012 19:44:06 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[Alfabeto del Gusto di Umberto Curti]]></category>
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		<description><![CDATA[<p>Armelette o lasagne bastarde, in Lunigiana sono tagliatelle/lasagne di farina di grano e di castagne, simili ai battolli (caiegue) del Genovesato, ma senza quel vino bianco che talora incontriamo nella ricetta dei battolli. Si condiscono con porri, ricotta, pecorino secco grattugiato… Umberto Curti L’alfabeto del gusto di Ligucibario® è la più ampia, completa e autorevole ...<a class="post-readmore" href="https://www.ligucibario.com/alfabeto_del_gusto/armelette/">leggi tutto</a></p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p>Armelette o lasagne bastarde, in Lunigiana sono tagliatelle/lasagne di farina di grano e di castagne, simili ai battolli (caiegue) del Genovesato, ma senza quel vino bianco che talora incontriamo nella ricetta dei battolli. Si condiscono con porri, ricotta, pecorino secco grattugiato…</p>
<p><strong>Umberto Curti<br />
</strong></p>
<p>L’alfabeto del gusto di Ligucibario® è la più ampia, completa e autorevole “banca dati” dell’enogastronomia ligure. Circa 1.500 voci che Umberto Curti in decenni di lavoro ha redatto e poi aggregato online per tutelare e promuovere le tradizioni regionali. Liberamente fruibile, “oggetto d’innumerevoli tentativi d’imitazione”, conta migliaia di follower e da sempre non contiene alcuna pubblicità. Iscriviti alla newsletter cliccando in homepage il simbolo della busta, e ogni settimana riceverai gratuitamente i nuovi contenuti…</p>
<p>(Luisa Puppo e Umberto Curti, grazie a vaste competenze ed esperienze a fianco di territori e imprese, propongono consulenze, marketing, social media e attività formative per le destinazioni turistiche e l’enogastronomia, con specifici focus sul turismo esperienziale, lo storytelling, l’escursionismo coste/entroterra, e le traduzioni da/in inglese. Contattaci senza impegno su info@ligucibario.com)</p>
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