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	<title>Ligucibario &#187; natalini</title>
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		<title>Penne</title>
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		<pubDate>Wed, 08 Apr 2026 12:31:21 +0000</pubDate>
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				<content:encoded><![CDATA[<p>Vedi qui sull&#8217;alfabeto del gusto la voce &#8220;Natalini con le trippe&#8221;. Siamo a Savona, è un piatto di mostaccioli / maccheroni * in un bel brodo, arricchito (con salsicce, rigaglie&#8230;) perché rituale nella Festa più importante dell&#8217;anno&#8230;<br />
* lunga pasta cilindrica, liscia, simile agli ziti napoletani<br />
<strong>Umberto Curti<br />
</strong></p>
<p>L’alfabeto del gusto di Ligucibario® è la più ampia, completa e autorevole “banca dati” dell’enogastronomia ligure. Circa 1.500 voci che Umberto Curti in decenni di lavoro ha redatto e poi aggregato online per tutelare e promuovere le tradizioni regionali. Liberamente fruibile, “oggetto d’innumerevoli tentativi d’imitazione”, conta migliaia di follower e da sempre non contiene alcuna pubblicità. Iscriviti alla newsletter cliccando in homepage il simbolo della busta, e ogni settimana riceverai gratuitamente i nuovi contenuti…</p>
<p>(Luisa Puppo e Umberto Curti, grazie a vaste competenze ed esperienze ormai trentennali a fianco di territori e imprese, propongono consulenze, marketing, social media e attività formative per le destinazioni turistiche, l’enogastronomia e il commercio, con specifici focus sul turismo esperienziale, lo storytelling, l’escursionismo coste/entroterra, e le traduzioni da/in inglese. Contattaci senza impegno su <a href="mailto:info@ligucibario.com">info@ligucibario.com</a>)</p>
<p><strong> </strong></p>
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		<title>Natale a tavola a Savona</title>
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		<pubDate>Mon, 23 Dec 2024 14:05:13 +0000</pubDate>
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				<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_24979" style="width: 304px" class="wp-caption alignleft"><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2024/12/DSCN9638.jpg"><img class="size-medium wp-image-24979" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2024/12/DSCN9638-294x300.jpg" alt="savona" width="294" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">savona</p></div>
<p>Natale a tavola a Savona&#8230; Presumo che anche a Savona nei secoli passati figurasse proprio il Natale tra le ricorrenze più significative anche a tavola, ed uno dei piatti che è andato affermandosi furono certamente i maccheroni in brodo (natalin in tö broddö), un formato di pasta di semola lunga e liscia, servita nel brodo di cappone ed arricchita da bocconcini di salsiccia (ovvero da un portafortuna, in quanto rappresentavano, ieri come oggi, le “palanche”).</p>
<p>Il cappone era un gallo castrato dalla “mammana” con un mese di anticipo, il quale poi diventava uno di casa dimorando nell’arco sottostante i ronfò (usuali “depositi” di legna, ma per custodire l’importante ospite venivano dotati di una griglia). Purtroppo, la mattina della Vigilia quel micro-pollaio, d’un tratto, risultava ormai vuoto, ma ai bimbi si raccontava che nottetempo il cappone ne fosse astutamente fuggito… Piccola bugia bianca onde non si deprimessero…</p>
<p>Nella tradizione, i natalini erano protagonisti la sera della Vigilia o per il pranzo del 25, chiamati anche “gambe du bambin”. Col trascorrer del tempo hanno palesemente ceduto alquanto spazio ai ravioli, che in realtà si preparavano la mattina del 26 “capitalizzando” gli avanzi del giorno precedente.</p>
<p>Mi piace quindi per quest’articolo suggerire a chi tuttora li prediliga la mia ricetta natalizia per 4 persone:</p>
<p>un cappone intero di circa 2 kg, 500 g di carne di manzo da bollito, 300 g di salsiccia, carote, cipolle e sedano q.b, chiodi di garofano a discrezione, 300 g di natalini.</p>
<p>Preparare il brodo, portando a bollore in un’idonea pentola le carote, le cipolle e il sedano e, secondo gusti, i chiodi di garofano. Privare il cappone di tutte le parti grasse e delle interiora (per un brodo più leggero eliminare anche parte della pelle). Fiammeggiare la pelle rimanente per ripulirla delle residue piumette. Quando l’acqua bolle tuffarvi sia il cappone che il tocco di manzo, verificando che siano totalmente ricoperti d’acqua. Ripreso il bollore, incoperchiare la pentola, attenuare la fiamma e cuocere dolcemente le carni per circa due ore, in modo che poi risultino morbide ma senza sfarsi. Mezz’ora prima della fine, salare a piacere il brodo. Ora scolare via il tutto, eliminare le verdure e filtrare il brodo (che inevitabilmente sarà alquanto grasso), quindi ricollocarlo sul fuoco e riportarlo a bollore. Intanto, sgranare la salsiccia realizzando delle polpettine. Immergerle nel brodo bollente coi natalini, che – come gli ziti napoletani &#8211; non vanno spezzati. Pronti in circa 6–7 minuti (seguire anche gli eventuali consigli sulla confezione), saranno serviti ben caldi in un’idonea zuppiera, e spolverati poi, nei piatti, di formaggio grattugiato. Sovente le ricette di casa aggiungevano anche cardi sbollentati e ripassati nel burro, rigaglie del cappone, e una cucchiaiata di trippe di vitello in umido (cotte col soffritto e sfumate con vino bianco)&#8230;</p>
<p>L’abbinamento augurale di Ligucibario® è &#8211; naturalmente &#8211; con una Granaccia del Savonese ben strutturata, da versare a 17°C in tulipani a stelo medio. Cincin!<br />
<strong>Umberto Curti<br />
</strong></p>
<p><em>Luisa Puppo e Umberto Curti, grazie alle vaste competenze ed esperienze professionali a fianco di territori e imprese, propongono consulenze e interventi formativi per le destinazioni e l’enogastronomia, con particolare riferimento al turismo esperienziale, allo storytelling, e alle traduzioni da/in lingua inglese. Contattateci senza impegno su info@ligucibario.com</em></p>
<p><strong><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2021/07/umberto-curti.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-20548" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2021/07/umberto-curti-300x168.jpg" alt="umberto curti" width="300" height="168" /></a><br />
</strong></p>
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		<title>A Natale regala Liguria</title>
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		<pubDate>Thu, 19 Nov 2020 11:02:46 +0000</pubDate>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2020/11/IMG_4368.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-19999" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2020/11/IMG_4368-300x200.jpg" alt="IMG_4368" width="300" height="200" /></a></p>
<p>A Natale regala Liguria</p>
<p>Manca un mese a <strong>Natale</strong> e, se non volete implorare un esausto commesso dinanzi alla saracinesca come nella canzone “<em>Baffo Natale”</em> di Elio e le storie tese: <em>“Provo a non ridurmi all’ultimissimo momento /Ventiquattro sera, diciannove e ventinove /Negoziante, stai chiudendooo?”,</em> è ora di pensare ai regali, anche per confortarci un po’ di quel che purtroppo stiamo vivendo.<br />
Talvolta mancano tempo ed idee, si sa, o si suol dire, e si cede all’inerzia di regalare l’ennesimo pigiama –per carità se continua l’<em>andazzo-lockdown</em> dovremo rivedere tutti il nostro guardaroba e farà senz’altro comodo un’altra vestaglia da camera… &#8211; ma speriamo tutti in un futuro migliore, sì, <em>sotto sotto</em> lo desidererà anche il più <em>Grinch</em> dei vostri parenti.<br />
<a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2020/11/IMG_20201125_112642.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-20009" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2020/11/IMG_20201125_112642-240x300.jpg" alt="dav_soft" width="240" height="300" /></a>Nel 2019 (dati raccolti tra l’altro da Coldiretti e Codacons) gli acquisti di alcuni articoli “natalizi” da parte delle famiglie italiane erano leggermente scesi rispetto all’anno precedente (-2%), viceversa in controtendenza (+ 3%) il settore alimentare. Non solo le famiglie italiane scelsero di acquistare cibi, bevande e dolci tipici delle festività, ma tra questi si rafforzava un’inclinazione verso il “<strong>made in Italy</strong>”.<br />
Io, a mia volta, pensando al Natale (<a title="umberto curti antico pranzo natale genova" href="https://www.ligucibario.com/alfabeto_del_gusto/pranzo-di-natale/" target="_blank">clicca qui</a> per gli antichi pranzi) ho voluto ancor più estremizzare questa tendenza, e la lista-idee che seguirà è tutta <em>made &amp; from Liguria. </em>Parafrasando una nota frase che trionfa sui social “nessun cestino di Natale è stato maltrattato per scrivere questo articolo”.<br />
<a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2020/11/DSCN1124.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-20002" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2020/11/DSCN1124-225x300.jpg" alt="DSCN1124" width="225" height="300" /></a>Iniziamo subito raccogliendo (presumo) il consenso di tutti: l’<strong>olio extravergine di oliva</strong>. Lo sapevate che la Liguria è stata la prima regione italiana ad ottenere il riconoscimento europeo di <strong>D</strong>enominazione di <strong>O</strong>rigine <strong>P</strong>rotetta <strong>D.O.P.</strong> per la suo produzione? E allora perché non donare una pregiata bottiglia di <em>oro mediterraneo</em>?, oppure, sempre in tema, un vasetto di olive (intere o denocciolate) o un<strong> paté di olive</strong> (la cultivar <em>taggiasca</em> è la varietà più rinomata a livello regionale e fors’anche nazionale). Le proprietà benefiche di un buon extravergine sono riconosciute a livello medico e mondiale, essendo alla base della <em>dieta mediterranea</em> – da 10 anni <strong>patrimonio dell’umanità Unesco </strong>(<a title="umberto curti dieta mediterranea" href="https://www.ligucibario.com/dieta-mediterranea-patrimonio-unesco/" target="_blank">clicca qui</a> per approfondimenti).<br />
Sempre in termini di cibi sani e locali, ma in questo caso sicuramente meno noti, ultimamente ho letto molto &#8211; sia web sia giornali specializzati &#8211; sulle proprietà dello <em>yuzu</em> (agrume fortemente aromatico originario dell’Asia orientale), considerato “addirittura” un superfood (termine di marketing più che medico?…), così mi sono detta perché non considerare tale, e regalare, il <strong>chinotto di Savona,</strong> che si può trovare sciroppato o in decine di golose declinazioni: coperto di cioccolato fondente, lavorato in marmellate, in mostarda (da formaggi)&#8230;<br />
<a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2020/11/331.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-20001" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2020/11/331-225x300.jpg" alt="331" width="225" height="300" /></a>Per dare alle festività ancora una piccola (ultima, promesso) connotazione vagamente salutistica mi piacerebbe poi sostituire i <em>marrons glacés</em> con le altrettanto nobili e meno caloriche <strong>castagne essiccate nei tecci di Calizzano e Murialdo (SV),</strong> ma avrete presto modo di autosabotare i vostri propositi <em>light</em> utilizzandole come ingrediente d’ipercalorici manicaretti (l’amico Umberto Curti mi segnalava zuppe con fagioli, tortelli &#8220;capaltaz&#8221; alla romagnola, arrosti…).<br />
Per i palati più delicati, e le amiche che si cimentano nella pasticceria, suggerisco poi l’<strong>acqua di fiori d’arancio amaro</strong> di Vallebona (IM), o lo <strong>sciroppo di rose</strong>, specialità del Genovesato, valle Scrivia in particolare.<br />
Per chi invece preferisca un dolce già pronto, in Liguria troverete in – quasi &#8211; tutte le panetterie e pasticcerie la variante del lievitato per eccellenza: il <strong>pandolce genovese </strong>incartato a festa, e malgrado molti credano il contrario la versione più antica è proprio quella più alta, lievitata col crescente (<a title="umberto curti pandolce genovese" href="https://www.ligucibario.com/pandolcegenovese/" target="_blank">clicca qui</a> per saperne e &#8220;vederne&#8221; di più). Ma, sempre a produzione artigianale, vi verranno proposte altre numerose specialità quali le <strong>spungate di Sarzana</strong> (<a title="umberto curti spungata di sarzana" href="https://www.youtube.com/watch?v=zveauf5iTEE" target="_blank">clicca qui</a>!) che sfamarono pellegrini e viandanti lungo la Francigena, gli <strong>amaretti di Sassello, i baci di Alassio, i</strong> <strong>biscotti del Lagaccio</strong>, i <strong>canestrelletti di Torriglia, gli anicini…, </strong>delizie che ben si associano ai momenti di convivio, abbinate magari ad una bottiglia di passito <strong>Sciacchetrà</strong> dell’eroica DOC Cinque Terre, vigneti verticali e fasce sostenute da muretti a secco (a proposito di patrimoni Unesco&#8230;).<br />
<a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2020/11/245.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-20000" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2020/11/245-300x225.jpg" alt="245" width="300" height="225" /></a>Se preferiamo invece inserire nel “cestino natalizio” qualcosa di salato simile ad un <em>kit di primi piatti tipici,</em> troveremo in negozi e gastronomie i <strong>ravioli</strong>, i <strong>corzetti </strong>(ne esistono due tipi, quelli della val Polcevera e quelli stampati del Levante), <strong>trofie</strong> o <strong>mandilli de saea,</strong> e non mancano le relative salse e sughi in vasetto (<strong>noci, pesto, töccö</strong>…). I liguri più tradizionalisti non rinunceranno, ovviamente, ai <strong>maccheroni/natalini</strong> (da gustare poi in brodo).<br />
Per finire l’appetitoso elenco, perché non scegliere anche una (o più) bottiglie tra le numerose produzioni dei <strong>birrifici artigianali</strong> <strong>liguri</strong> (se ne contano decine!), che peraltro ben sposano anche alcuni piatti della tradizione (<a title="umberto curti abbinamento birre" href="https://www.ligucibario.com/menu-pasqua-genova-abbinamento-birre/" target="_blank">clicca qui</a> se ami &#8220;giocare&#8221; con gli abbinamenti anche &#8220;oltre confine&#8221;&#8230;).<br />
L’alternativa “non commestibile” non è da meno, i <strong>prodotti artigianali della Liguria</strong> perfetti come regali annoverano, per chi ami cercare il meglio: le <strong>ceramiche e le maioliche</strong> (Albissole e Savona), <strong>i pizzi, damaschi e <em>macramè</em></strong> (Riviera di Levante e Val Fontanabuona), il <strong>vetro</strong> (Altare), l’<strong>ardesia</strong> (Val Fontanabuona), la <strong>filigrana</strong> (Campo Ligure); le <strong>sedie </strong>(Chiavari); oggetti in <strong>ferro e ferro battuto</strong> (Masone, Sarzana, Pieve di Teco)….<br />
Ed eccoci però arrivati alla nota dolente, ora che abbiamo visto quanto di bello e buono propongano le aziende liguri, così come le più piccole botteghe, auspichiamo che si adeguino maggiormente, se non l’hanno già fatto, al mercato, poiché (sempre dati alla mano) il commercio elettronico è in <strong>esplosiva e costante crescita</strong> in tutto il mondo e anche in Italia, pertanto “aprirsi” alle vendite online non è più da considerarsi come fantascienza o peggio, nell’intrinseco atteggiamento ligure, come punizione, bensì piuttosto come un’opportunità per raggiungere vecchi e nuovi clienti, anche lontanissimi. Nel 2004 fatturava 1,6 miliardi, nel 2018 più di 40, nel 2020 supererà i 60&#8230; L’e-commerce <strong>dovrà nel 2021 diventare anche per queste piccole aziende liguri un obiettivo primario</strong>, per non rimanere tagliate fuori dal business e dall’internazionalizzazione; la pandemia e la conseguente impossibilità di uscire per acquisti ha infatti solo accelerato un processo già in atto da almeno dieci anni, non a caso dati del 2019 posizionavano “Amazon” come leader tra le piattaforme <em>di e-commerce</em> con un fatturato di circa 233 miliardi di dollari… Mi consola, tuttavia, vedere che sul web, digitando &#8220;e-commerce di prossimità&#8221; o formule analoghe, finalmente s&#8217;incontrano anche molte micropiattaforme &#8220;di quartiere&#8221;, negozi &#8211; sovente vicini &#8211; che si sono &#8220;federati&#8221; per ricevere ordini, e consegnare la spesa, tramite messaggi mail o whatsapp&#8230; Vai così e Buon Natale, Liguria!<br />
Emanuela Baccino<br />
<a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2020/11/foto-pi---grossa.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-19998" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2020/11/foto-pi---grossa-241x300.jpg" alt="fbt" width="241" height="300" /></a></p>
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		<title>A tavola, un Natale ligur-francese&#8230;</title>
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		<pubDate>Thu, 19 Dec 2019 08:20:39 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>A tavola, un Natale ligur-francese&#8230; Cari lettori di Ligucibario® appassionati &#8211; come me! &#8211; del buon vino, questa volta, visto che le Festività sono ormai alle porte, ci dedicheremo ad un menu tipicamente ligure e tradizionalmente natalizio. Ma non possiamo non sederci a tavola con una raffinata bollicina di Champagne AOC &#8211; Montagne de Reims ...<a class="post-readmore" href="https://www.ligucibario.com/tavola-natale-liguria-francia/">leggi tutto</a></p>
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				<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_18785" style="width: 310px" class="wp-caption alignleft"><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2019/12/pandolce-e-sciacchetr--2.jpg"><img class="size-medium wp-image-18785" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2019/12/pandolce-e-sciacchetr--2-300x225.jpg" alt="pandolce e sciacchetrà" width="300" height="225" /></a><p class="wp-caption-text">pandolce e sciacchetrà</p></div>
<p>A tavola, un Natale ligur-francese&#8230;</p>
<p>Cari lettori di Ligucibario® appassionati &#8211; come me! &#8211; del buon vino, questa volta, visto che le Festività sono ormai alle porte, ci dedicheremo ad un menu tipicamente ligure e tradizionalmente natalizio.<br />
Ma non possiamo non sederci a tavola con una raffinata bollicina di <strong>Champagne</strong> AOC &#8211; Montagne de Reims – <strong>Grand Cru Brute a Verzenay</strong>, blanc de noirs (bianco ottenuto da uve nere, nello specifico pinot nero 100%), ideale da degustare col nostro ghiotto antipasto di sottoli e di salumi misti (ma talora è adatto anche a tutto pasto). Quali? Presto detto. La <strong>testa in cassetta</strong> è un salame cotto, ottenuto con la lingua, il grasso, le cotiche e la cartilagine della testa del maiale (donde il nome), il tutto bollito con l’aggiunta di aromi e poi pressato (“in cassetta”) nella sua caratteristica forma squadrata. Uno dei prodotti di salumeria regionale più antichi, tipico dell’entroterra genovese e savonese, si taglia a fette sottili. So che il mio amico Umberto Curti venera quello morbidissimo di “Giacobbe”, nella verde Sassello, entroterra di Albisola. Il <strong>salame di Sant’Olcese</strong> dell’alta Val Polcevera invece non è cotto, ed è composto per metà da carne suina e per metà da carne bovina (le parti magre); si consuma dopo una breve stagionatura e va tagliato a fette abbastanza spesse. Potreste progettare una gita nell’area di produzione col mitico trenino di Casella (un’ora very slow di panorami), che parte sopra piazza Manin a Genova…<br />
Come primo piatto un vero classico, rivale dei ravioli: i <strong>natalini </strong>(tipo di maccheroni di pasta fresca, anche detti mustaccioli) <strong>in brodo</strong> <strong>di cappone </strong>con l’aggiunta di palline di salsiccia che simboleggiano le monete, quale augurio di prosperità. Potete degustarli con lo Champagne o con il vino rosso di medio corpo e struttura (un Syrah) che poi abbineremo al cappone bollito, il quale verrà servito come seconda portata con l’aggiunta di mostarda, salsa verde e perfino salsa alle noci (preparata in casa nel mortaio, con la mollica bagnata nel latte o nella prescinsêua…).<br />
<em>A Natale se mangia o pand</em><em>ôçe co-i beschêutti toccæ in-to vin…<br />
</em>Il <strong>pandolce genovese</strong> appartiene alla tradizione del Natale ligure, e ne caratterizzano la ricetta, oltre ai canditi di arancia e cedro e l’uvetta passa, anche i pregiati pinoli e i semi di finocchio (in determinate zone della Liguria – e d’Italia &#8211; si possono aggiungere anche i pistacchi e il marsala). Il più antico e rituale è quello alto, lievitato con paste madri. Ne esiste anche una versione “bassa” di più semplice realizzazione, in quanto la lievitazione coi baking richiede meno tempo e meno passaggi di impasto.<br />
<em>A proposito…se per Natale siete stufi dei soliti “pensierini” e ben vi destreggiate in cucina, potreste regalare a parenti ed amici dei piccoli pandolci fatti con le vostre mani e poi insacchettati e ben infiocchettati!<br />
</em>Perfetto sarebbe accompagnare il pandolce – specie se basso &#8211; con il passito ligure <span style="text-decoration: underline;">DOC Cinque Terre Sciacchetrà</span> (con pochi anni di invecchiamento, sarebbe altrimenti sprecato: in quel caso è infatti un ottimo vino da meditazione, da bersi da solo). Ma piacendomi stavolta rimanere in terra francese opterei per un altrettanto splendido<strong> Château Voigny Sauternes </strong>2016. Che al naso è intenso, profumato, e sa di miele, frutta secca (mandorle), fichi, uva passita e frutta gialla stramatura. E’ un vino morbido e avvolgente, ma con una nota minerale e una buona spalla di freschezza e acidità.<br />
Così è, se vi garba. Cin cin e auguri dalla vostra sommelière lomellina!<br />
Daniela Guandalini</p>
<p><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2019/12/Ligucibario-mindmap-PNG.png"><img class="alignleft size-medium wp-image-18794" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2019/12/Ligucibario-mindmap-PNG-300x225.png" alt="Ligucibario mindmap PNG" width="300" height="225" /></a></p>
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		<title>World Pasta Day in Liguria</title>
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		<pubDate>Fri, 25 Oct 2019 09:06:47 +0000</pubDate>
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				<content:encoded><![CDATA[<p class="Nessunaspaziatura" style="text-align: justify;"><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2019/10/20170822_130558.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-18677" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2019/10/20170822_130558-300x168.jpg" alt="20170822_130558" width="300" height="168" /></a>Oggi – 25 ottobre &#8211; è il “<strong>World Pasta Day</strong>”, giunto alla 21^ edizione.<br />
In Liguria ovviamente il pensiero corre alle trenette, ai mandilli, alle picagge, alle troffiette (fors’anche agli gnocchi, sebbene di patate?), e a quei deliziosi “ripieni” che vanno sotto il nome di ravioli e pansoti. Ma la Liguria è terra di antiche vocazioni pastarie. Scorrete qui sotto quanti altri formati, ricette e tradizioni a base d&#8217;acqua e farine s’incontrano sia sulle due Riviere che nei borghi dell’entroterra (tendo a conservare ovunque possibile il termine dialettale)…<br />
Armelette, bacialli, bastardui, battolli, brichetti, bugaeli, ciapazoi, cordelle, corzetti e croxetti, dianin, fregamài, gasse (spelinseghi), gattafuin, lazarene, minietti, mostaccioli (maccheroni), natalini, picagge, pissarèi, pristi, quadrucci, reginette, scuccusùn, streppe, sugeli, tacui, testaroli, turle, zembi…<br />
Potete come sempre approfondire qui ognuna delle voci soprastanti, cliccando la sezione “<a title="ligucibario alfabeto del gusto" href="https://www.ligucibario.com/alfabeto_del_gusto/" target="_blank">alfabeto del gusto</a>” di Ligucibario®, il più ampio e completo, dato che è frutto di un lavoro ventennale (e non a caso oggetto di innumerevoli saccheggi da parte di quei buontemponi che si appropriano online dei testi altrui senza neppur avere &#8211; ovviamente &#8211; la decenza di citare la fonte…). Buona pasta e buon “pasta day” a voi tutti, amici lettori, ovunque voi siate, dal vostro Umberto Curti&#8230;<br />
P.S. la foto ritrae un meraviglioso impasto di Delia Pesce, mia cara amica di Calizzano (SV)</p>
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		<title>Pranzo di Natale a Genova</title>
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		<pubDate>Sun, 27 Jan 2013 10:34:24 +0000</pubDate>
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				<content:encoded><![CDATA[<p>Pranzo di Natale a Genova&#8230; Anche in Liguria e a Genova la ricorrenza ha sempre rivestito un ruolo centrale nel calendario delle solennità, ma il lato più edonistico si riscontra ovviamente a tavola, dove sin dal passato… non ci si è fatti mancar nulla. Se il 24 dicembre era data di digiuno o tutt’al più di zuppe leggere, di magro, col cavolo nero (come la ribollita toscana), il 25 la festa si dispiegava sulla tavola in tutta la sua opulenza &#8211; e un poeta-commediografo quale Niccolò Bacigalupo ha dedicato nell’Ottocento alcuni versi fra i suoi più riusciti, “O tondo de Natale”, proprio alla successione delle portate natalizie e al gran momento del dolce &#8211; .</p>
<p><iframe src="https://www.youtube.com/embed/LskB3c15YQY" width="560" height="315" frameborder="0" allowfullscreen="allowfullscreen"></iframe></p>
<p>Il rito, allietato dalla luce dei “lumin” di mandarino, prevedeva un inizio coi maccheroni/natalini in brodo di cappone quando non di tre carni differenti, arricchito da polpettine di carne o da bocconcini di salsiccia, che rappresentavano le “palanche”, la prosperità. I maccheroni risalgono al Duecento, e vengono chiamati anche “mostaccioli”. Si proseguiva talora coi ravioli, già piatto festoso fastoso e festivo, conditi col “tocco” (sugo) di carne – si dicevano “a culo nudo” quando insaporiti col solo formaggio &#8211; . I ravioli, come noto, diventano agnolotti in Piemonte, casoncelli nel bresciano…, cambiando nome a seconda del territorio, ma ogni regione italiana si può dire che ne prepari un tipo. Sino alla fine del ‘400, il vocabolo poteva indicare preparazioni dolci o salate, e la Crusca nel 1612 non indicava alcun rivestimento in pasta, che viceversa era appannaggio del tortello.</p>
<p>Il cappone, utilizzato per il brodo, si consumava lesso con la mostarda o con la salsa verde, realizzata in diverse varianti. Quando la povertà vietava il cappone, si faceva ricorso – udite udite… &#8211; al cosiddetto cappon magro, a base di galletta, di pesce povero, di verdure fra le più reperibili.</p>
<p>Dopo il cappone i sanguinacci, “berodi” (da biroldus) in dialetto.</p>
<p>Il secondo fastoso aveva poi le sembianze del tacchino (“bibin”) arrosto, che non a caso negli USA è il piatto del Thanksgiving Day, il giorno del ringraziamento. Col tacchino, giunto in Europa dal Messico azteco, si servivano i fritti nelle neige o nevole (sono cialde d’ostie che si acquistavano in farmacia). Tra i fritti la scorzonera di Chiavari (GE), anticamente raccomandata ai diabetici, che poi compariva anche come insalata.</p>
<p>Il momento del dolce, abbinato a vini “particulà” cioè passiti, di cui la Liguria (contrariamente a quanto si pensi) non è povera, approdava in tavola sotto forma di</p>
<p>pandolci e tronchetti,</p>
<p>latte dolce fritto,</p>
<p>frutta sia fresca sia secca sia candita – cioè càndida &#8211; ,</p>
<p>anicini &#8211; l’anice giunge in Liguria dal Mediterraneo orientale &#8211; ,</p>
<p>cioccolato – a Genova gli hanno addirittura intitolata una strada! &#8211;</p>
<p>e infine torroncini – la parola deriva da tostare &#8211; .</p>
<p>Il pandolce, tendenzialmente alto, chiamato “pan du bambin” a Sanremo (IM), è – nel mondo &#8211; il Genoa cake. Al centro un rametto d’ulivo, e dopo il taglio – eseguito sempre dal pater familias – due fette venivano custodite rispettivamente per il primo viandante che bussasse alla porta e per San Biagio, festeggiato il 3 febbraio come protettore della gola. Quanto alla frutta candita, si osservi che a Genova nel 1838 operavano ben 34 fabbriche confettiere (che candivano anche verdure, semi, fiori), e che la premiata ditta Romanengo origina fin dal 1780.</p>
<p>Alla fine del banchetto, i giochi di società. Ma l’indomani, malgrado lo sforzo gastrico, si ricominciava con le trippe e con ritmi forse improponibili alle digestioni odierne. Per ulteriori suggestioni, vedi anche N. e I. Ferrando, Il pranzo di Natale, Genova, 1868.<br />
Amico lettore, attento alle &#8220;imitazioni&#8221;. Se Ligucibario® è stato sempre &#8220;saccheggiato&#8221; da chi ama impadronirsi dei testi altrui senza ovviamente citare la fonte, questo articolo ha forse patito il record assoluto dei furti&#8230; Copyright e plagio sono evidentemente due parole poco note.<br />
<strong>Umberto Curti<br />
</strong></p>
<p>L’alfabeto del gusto di Ligucibario® è la più ampia, completa e autorevole “banca dati” dell’enogastronomia ligure. Circa 1.500 voci che Umberto Curti in decenni di lavoro ha redatto e poi aggregato online per tutelare e promuovere le tradizioni regionali. Liberamente fruibile, “oggetto d’innumerevoli tentativi d’imitazione”, conta migliaia di follower e da sempre non contiene alcuna pubblicità. Iscriviti alla newsletter cliccando in homepage il simbolo della busta, e ogni settimana riceverai gratuitamente i nuovi contenuti…</p>
<p>(Luisa Puppo e Umberto Curti, grazie a vaste competenze ed esperienze a fianco di territori e imprese, propongono consulenze, marketing, social media e attività formative per le destinazioni turistiche e l’enogastronomia, con specifici focus sul turismo esperienziale, lo storytelling, l’escursionismo coste/entroterra, e le traduzioni da/in inglese. Contattaci senza impegno su <a href="mailto:info@ligucibario.com">info@ligucibario.com</a>)</p>
<p><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2019/12/umberto-curti.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-18765" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2019/12/umberto-curti-300x168.jpg" alt="umberto curti" width="300" height="168" /></a><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2019/12/Ligucibario-mindmap-PNG1.png"><img class="alignleft size-medium wp-image-18796" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2019/12/Ligucibario-mindmap-PNG1-300x225.png" alt="Ligucibario mindmap PNG" width="300" height="225" /></a></p>
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		<title>Natalini di Savona con le trippe</title>
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		<pubDate>Sun, 27 Jan 2013 08:48:25 +0000</pubDate>
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				<content:encoded><![CDATA[<p>Natalini di Savona con le trippe, classico abbinamento decembrino di pasta secca e quinto quarto, parte “povera” che un tempo era prerogativa dei lavoratori dei macelli*. Un litro di brodo (di varie carni, sgrassato), mezzo chilo di trippe in umido, due etti di salsiccia in tocchetti e di frattaglie, 4 etti di natalini (alias maccheroni, mostaccioli) sono le proporzioni degli ingredienti. Vedi anche il ricettario dello chef savonese Ferrer Manuelli edito da Sabatelli(p. 52).<br />
I cardi vanno precedentemente lessi e saltati. Quando presenti, le polpettine rappresentavano/rappresentano le monete, la prosperità.<br />
A questo link hai come sempre la mia ricetta <a href="https://liguricettario.blogspot.com/2010/12/natalini-con-le-trippe-maccheroni-di_13.html">https://liguricettario.blogspot.com/2010/12/natalini-con-le-trippe-maccheroni-di_13.html</a><br />
Ti caldeggio un DOC Golfo del Tigullio-Portofino rosso, oppure un Ciliegiolo.<br />
* se t&#8217;intriga il tema frattaglie, ho loro dedicato un libro: &#8220;Il quarto numero cinque&#8221;, ed. De Ferrari, Genova, 2014<br />
<strong>Umberto Curti<br />
</strong></p>
<p>L’alfabeto del gusto di Ligucibario® è la più ampia, completa e autorevole “banca dati” dell’enogastronomia ligure. Circa 1.500 voci che Umberto Curti in decenni di lavoro ha redatto e poi aggregato online per tutelare e promuovere le tradizioni regionali. Liberamente fruibile, “oggetto d’innumerevoli tentativi d’imitazione”, conta migliaia di follower e da sempre non contiene alcuna pubblicità. Iscriviti alla newsletter cliccando in homepage il simbolo della busta, e ogni settimana riceverai gratuitamente i nuovi contenuti…</p>
<p>(Luisa Puppo e Umberto Curti, grazie a vaste competenze ed esperienze a fianco di territori e imprese, propongono consulenze, marketing, social media e attività formative per le destinazioni turistiche e l’enogastronomia, con specifici focus sul turismo esperienziale, lo storytelling, l’escursionismo coste/entroterra, e le traduzioni da/in inglese. Contattaci senza impegno su <a href="mailto:info@ligucibario.com">info@ligucibario.com</a>)</p>
<p><strong> <a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2019/12/umberto-curti1.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-18771" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2019/12/umberto-curti1-300x168.jpg" alt="umberto curti" width="300" height="168" /></a><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2019/12/Ligucibario-mindmap-PNG1.png"><img class="alignleft size-medium wp-image-18796" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2019/12/Ligucibario-mindmap-PNG1-300x225.png" alt="Ligucibario mindmap PNG" width="300" height="225" /></a><br />
</strong></p>
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