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	<title>Ligucibario &#187; marsala</title>
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		<title>Panzerotti di Pitei</title>
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		<pubDate>Thu, 20 Nov 2025 14:02:02 +0000</pubDate>
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				<content:encoded><![CDATA[<p>Sono panzerotti dolci fritti, a Pitelli ricorrono anzitutto il 25 novembre, festa di Santa Caterina d&#8217;Alessandria&#8230; Particolare la pasta, aromatizzata col Marsala. Particolare anche la farcia: zucca, amaretti, zucchero, uvetta sultanina, zest di limone, vaniglia, pinoli, cacao, sale e bietole. Friggono in olio di arachidi (che ha punto fumo alto) e vengono infine spolverizzati generosamente di zucchero a velo. Squisiti, possono accompagnarsi ad un passito a bacca bianca, servito fresco nei tulipanini&#8230;<br />
<strong>Umberto Curti<br />
</strong></p>
<p>L’alfabeto del gusto di Ligucibario® è la più ampia, completa e autorevole “banca dati” dell’enogastronomia ligure. Circa 1.500 voci che Umberto Curti in decenni di lavoro ha redatto e poi aggregato online per tutelare e promuovere le tradizioni regionali. Liberamente fruibile, “oggetto d’innumerevoli tentativi d’imitazione”, conta migliaia di follower e da sempre non contiene alcuna pubblicità. Iscriviti alla newsletter cliccando in homepage il simbolo della busta, e ogni settimana riceverai gratuitamente i nuovi contenuti…</p>
<p>(Luisa Puppo e Umberto Curti, grazie a vaste competenze ed esperienze a fianco di territori e imprese, propongono consulenze, marketing, social media e attività formative per le destinazioni turistiche e l’enogastronomia, con specifici focus sul turismo esperienziale, lo storytelling, l’escursionismo coste/entroterra, e le traduzioni da/in inglese. Contattaci senza impegno su <a href="mailto:info@ligucibario.com">info@ligucibario.com</a>)</p>
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		<title>A tavola con Garibaldi, dalle pampas a Caprera</title>
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		<pubDate>Thu, 20 Nov 2025 09:47:29 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>“La mensa era imbandita…. Fumavano sulla tavola due grandi piatti di merluzzo salato con fave condite con olio. Eranvi altri piatti di merluzzo pesto, impastato colla farina e fritto. Fichi secchi, zibibbo e cacio compivano il desinare. Mi parve che l’ospite mangiasse con molto appetito” (Candido Augusto Vecchi, “Garibaldi a Caprera”, da una visita nel ...<a class="post-readmore" href="https://www.ligucibario.com/a-tavola-con-garibaldi/">leggi tutto</a></p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2025/11/Gerolamo_Induno_-_Portrait_of_Giuseppe_Garibaldi_1807-1882_during_the_landing_of_Thousand_at_Mar_-_MeisterDrucke-1410425.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-28562" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2025/11/Gerolamo_Induno_-_Portrait_of_Giuseppe_Garibaldi_1807-1882_during_the_landing_of_Thousand_at_Mar_-_MeisterDrucke-1410425-212x300.jpg" alt="Gerolamo_Induno_-_Portrait_of_Giuseppe_Garibaldi_(1807-1882)_during_the_landing_of_Thousand_at_Mar_-_(MeisterDrucke-1410425)" width="212" height="300" /></a></p>
<p>“La mensa era imbandita…. Fumavano sulla tavola due grandi piatti di merluzzo salato con fave condite con olio. Eranvi altri piatti di merluzzo pesto, impastato colla farina e fritto. Fichi secchi, zibibbo e cacio compivano il desinare. Mi parve che l’ospite mangiasse con molto appetito” (Candido Augusto Vecchi, “Garibaldi a Caprera”, da una visita nel 1861)</p>
<p>Grazie ormai ad un’immensa bibliografia, che sul condottiero ha talora smentito tanti e troppi luoghi comuni, di Garibaldi conosciamo anche i biscotti (nati come esito di un felice viaggio nel 1864 in Inghilterra, li leggete a questo mio link <a href="https://www.ligucibario.com/alfabeto_del_gusto/biscotti-di-garibaldi/" target="_blank">biscotti di Garibaldi</a>), e conosciamo i ravioli (esito di una vicenda che tocca infine anche il paese di Montoggio presso Genova, li leggete a quest&#8217;altro mio link <a href="https://www.ligucibario.com/alfabeto_del_gusto/ravioli-di-garibaldi/" target="_blank">ravioli di Garibaldi</a>). Era un uomo gioviale e conviviale.</p>
<h2>Garibaldi a tavola: la torta di riso dolce</h2>
<p>Ma tra i dolci prediletti dall’eroe dei due mondi figurava – udite udite &#8211; una torta di riso.<br />
La incontriamo anche sfogliando “Il Mulino del Po” di Riccardo Bacchelli (1938-1940), una torta “…di cui si consumò una pila di teglie…” (nel romanzo si descrive anche la pinza munara). Questo dolce di matrice emiliana (nato nel &#8216;400 in coincidenza col Corpus Domini) era del resto – ricetta n. 638 &#8211; anche nella “Bibbia” del forlivese Pellegrino Artusi (&#8220;La scienza in cucina e l&#8217;arte di mangiar bene&#8221;, 1891), sebbene – secondo costui &#8211; migliorasse il giorno dopo la cottura, e andasse spolverata di zucchero a velo poco prima di servirla. L’Emilia beninteso la condivide anche con la Lunigiana, con Massa e Carrara…<br />
Dettaglia l’Artusi (i canditi cui allude sono cedri): “Le mandorle sbucciatele e pestatele nel mortaio con due cucchiaiate del detto zucchero. Il candito tagliatelo a piccolissimi dadi. Cuocete il riso ben sodo nel latte, versateci dopo il condimento e, quando sarà diaccio, le uova. Mettete il composto in una teglia unta col burro e spolverizzata di pangrattato, assodatelo al forno o tra due fuochi, il giorno appresso tagliate la torta a mandorle e solo quando la mandate in tavola spolverizzatela di zucchero a velo”.</p>
<h2>Il &#8220;ricettario&#8221; di casa Garibaldi</h2>
<p>Sfogliamo il “ricettario” di casa Garibaldi, giuntoci tramite la <strong>primogenita Clelia</strong>, nata e morta – quasi centenaria (1867-1959) – all’isola di <strong>Caprera</strong>, il quieto gioiello dell’arcipelago della Maddalena, nella casa bianca che somigliava a una fazenda, non lontano dal Forte Arbuticci. Ricette sovente semplici (la tavola stessa poteva essere apparecchiata con fogli di giornale per “risparmiare” le tovaglie) ma ricette anche corroboranti, dalle olive marinate alle melanzane sott’olio, dalle croccanti cotolette di carciofi ai maccheroni gratinati, nonché appunto una torta di riso, cucinata tuttavia con un plus risorgimentale da Unità d’Italia, aggiungeva difatti due cucchiai di confettura e…un bicchiere di Marsala (luogo dove oggi un Museo rievoca l’arrivo dei Mille salpati da Quarto nella primavera del 1860).<br />
Clelia Gonella ovvero “Clelietta” (1916-2000), la quale risulta esser figlia di tal Paolo Gonella, vedovo che in seconde nozze sposò Gemma Armosino, cugina di Clelia Garibaldi, ha vissuto con Clelia Garibaldi per lunghi anni, sia a Caprera sia a Villa Francesca, una proprietà a Livorno-Ardenza che Clelia Garibaldi poi lasciò a Clelietta stessa in eredità.<br />
<strong>Villa Francesca</strong> è un ampio e classico edificio ottocentesco, che si sviluppa su due piani, in via del Parco, connotato senza solennità da un interminabile balcone sostenuto da mensole. Un tempo era nota come villa Donokoe. Nel 1888 l’immobile appartenne a Francesca Armosino, ultima moglie – come vedremo &#8211; di Garibaldi e, sei anni dopo, passò al figlio Manlio Garibaldi che giovanissimo frequentava con ardimento l&#8217;Accademia Navale; dopo la sua morte prematura (per tubercolosi), passò agli eredi (tra cui Menotti Garibaldi) e, dal 1924 fino al secondo Dopoguerra, l’unica proprietaria rimase Clelia Garibaldi (leggete l&#8217;articolo <a href="https://www.soloriformisti.it/una-storia-comune/" target="_blank">a questo link</a>).<br />
Durante la vita la signora Gonella ha “testato”, come detto a Caprera ma anche all’Ardenza, un po’ tutte le ricette di famiglia, sia quelle più datate sia quelle che Clelia Garibaldi realizzava nella propria quotidianità abituale. Ricette da Caprera, dalla costa ligure donde provenivano i genitori di Garibaldi (il papà Domenico era certamente chiavarese), da Nizza, da amici “suggeritori”…</p>
<h2>Garibaldi a Caprera: minestrone alla genovese, baccalà, stoccafisso e&#8230;</h2>
<p>Nella godibile biografia di Garibaldi redatta dai giornalisti Indro Montanelli e Marco Nozza si legge: “Aveva sempre mangiato poco, gli unici stravizi li faceva nella stagione delle fave: per mesi, esse erano il suo unico piatto insieme al pecorino. Altre sue ghiottonerie erano il minestrone alla genovese col pesto, il baccalà e lo stoccafisso. Carne, ne voleva di rado. Ma quando gliene capitava, la cuoceva alla sudamericana, mettendone un blocco crudo sui carboni ardenti, raschiandone e mangiandone il sottile strato annerito dalla brace e rimettendola ad arrostire. Ma il più delle volte si contentava di una manciata di olive salate e di un pomodoro tagliato a fette e condito di basilico, olio e acciuga. Vino, ne beveva soltanto un mezzo bicchiere annacquato a ogni pasto”.<br />
Come ancor meglio constatiamo nel libro intimista “Mio Padre” di Clelia, uscito nel 1948, le priorità erano tuttavia i prodotti dell’isola e del suo mare. Garibaldi, che era anche un valente nuotatore, quasi un “anfibio”, si appassionava di natura e d’orto*, di fave, agrumi, fichi d’India, ulivi, vigne, bestiame&#8230;<br />
A Caprera, infatti, pascolavano circa centoquaranta mucche, duecento capre e cento pecore. Latte e carne presumibilmente non difettavano. La figlia Teresita accudiva un fornito pollaio, donde uova e carne. E spesso, da capace amazzone, cacciava in Gallura cervi o cinghiali. Poi arrivavano regali da ovunque: casse di pasta, sacchi di riso e zucchero, e tanto caffè.<br />
Quanto alle vigne, pare che nel 1861, ospite sulle colline di Sala Baganza (PR) nella tenuta di una marchesa (sorella di un colonnello dei Mille), s’infatuasse di un’ambrata malvasia bianca frizzante, e ne fece trasportare a Caprera alcune barbatelle.<br />
Sull’isola, il forno dove cuocevano pani e canestrelli era autoprodotto. Sul camino della cucina presumo già troneggiasse il mortaio di marmo bianco portato da Genova (e da Genova giungevano anche i biscotti del Lagaccio). Ma la gola ove possibile “conduceva” Garibaldi – peraltro quasi astemio** &#8211; verso i ravioli (passione anche di Paganini), gli stoccafissi (che le cucine mediterranee trionfalmente acquisirono dai mari del Nord), la brandade (tipica della zona di Nîmes), i polpetti all’inferno, le zuppe di pescato come la bouillabaisse (assai agliata), i minestroni alla genovese (con pesto), le pissaladière ovvero le proto-pizze ponentine con cipolle, e i pecorini e le ricotte di propria produzione.<br />
Quando, ma di rado, erano disponibili maggiori risorse, anche le carni magre arrostite sulla brace del caminetto, alimento “invernale” che Garibaldi chiamava “ciurasco” poiché gli rammentava gli andati giorni dell’America Latina, delle pampas. Garibaldi, come abbiamo visto, levava dal fuoco queste carni ben cotte e con un coltellino asportava la prima fetta, poi rimetteva la carne sulla brace, asportava la seconda e così via fino a finire il pezzo e forse la brace&#8230;<br />
Ormai anzianissimo e costretto sulla sedia a rotelle, quando in terze nozze (dopo Anita Ribeiro da Silva e Giuseppina Raimondi) sposò Francesca Armosino rinunciò tuttavia (saggiamente?) all’abbacchio al forno e si bastò d’un piatto di lenticchie. Era sempre stato anche un igienista.</p>
<p>*si veda anche quanto emerso dal convegno “Garibaldi agricoltore. Un’esperienza di economia circolare”, Roma, 29/4/2019<br />
**apprezzava anzitutto quello rosso, ma tendeva ad astenersene, amava viceversa il caffè, il tè, il mate (un infuso che succhiava con la cannuccia detta “bombiglia” insieme alla figlia), l’orzata di mandorle.<br />
<strong>Umberto Curti<br />
</strong></p>
<p>Luisa Puppo e Umberto Curti, grazie a vaste competenze ed esperienze ormai trentennali a fianco di territori e imprese, propongono consulenze, marketing, social media e attività formative per le destinazioni turistiche, l’enogastronomia e il commercio, con specifici focus sul turismo esperienziale, lo storytelling, l’escursionismo coste/entroterra, e le traduzioni da/in inglese (naviga anche <a href="https://liguriabyluisa.blogspot.com/" target="_blank">LiguriabyLuisa</a>, interamente in lingua inglese). Contattaci senza impegno su <a href="mailto:info@ligucibario.com">info@ligucibario.com</a><br />
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<p><strong> </strong></p>
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		<title>Focaccia di Lerici</title>
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		<pubDate>Wed, 15 May 2024 16:02:31 +0000</pubDate>
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				<content:encoded><![CDATA[<p>La focaccia di Lerici (fugassa de Lerse) è un dolce natalizio, coi consueti canditi, frutta secca, uvetta, profumato di Marsala e d’anice in semi. Un tempo si usava la pasta del pane a lievitazione naturale o il lievito madre, senza uova. Risultava meno morbida, ma emergeva il profumo di ogni ingrediente. Oggi si velocizza con farine 00 e lievito di birra. In frazione Tellaro (dove visse i suoi ultimi anni Mario Soldati) eseguono una ricetta analoga, bucata al centro, somigliante per aspetto al krapfen… Il calice in abbinamento è un passito a bacca bianca.<br />
<strong>Umberto Curti<br />
</strong></p>
<p>L’alfabeto del gusto di Ligucibario® è la più ampia, completa e autorevole “banca dati” dell’enogastronomia ligure. Circa 1.500 voci che Umberto Curti in decenni di lavoro ha redatto e poi aggregato online per tutelare e promuovere le tradizioni regionali. Liberamente fruibile, “oggetto d’innumerevoli tentativi d’imitazione”, conta migliaia di follower e da sempre non contiene alcuna pubblicità. Iscriviti alla newsletter cliccando in homepage il simbolo della busta, e ogni settimana riceverai gratuitamente i nuovi contenuti…</p>
<p>(Luisa Puppo e Umberto Curti, grazie a vaste competenze ed esperienze a fianco di territori e imprese, propongono consulenze, marketing, social media e attività formative per le destinazioni turistiche e l’enogastronomia, con specifici focus sul turismo esperienziale, lo storytelling, l’escursionismo coste/entroterra, e le traduzioni da/in inglese. Contattaci senza impegno su <a href="mailto:info@ligucibario.com">info@ligucibario.com</a>)</p>
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		<title>Semifreddo all’amaretto di Sassello</title>
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		<pubDate>Wed, 27 Mar 2024 09:54:15 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>A tavola con Angela Per la Pasqua, quest’anno in Liguria non del tutto confortante circa il clima, con temperature basse e neve a bassa quota, Angela ci regala la sua ricetta di un semifreddo (dove uova e panna garantiscono proteine e grassi…) all’amaretto di Sassello, inteso sia come liquore sia come prodotto di pasticceria secca. ...<a class="post-readmore" href="https://www.ligucibario.com/semifreddo-allamaretto-di-sassello/">leggi tutto</a></p>
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]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_22364" style="width: 308px" class="wp-caption alignleft"><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2024/03/semifreddo-amaretto.jpg"><img class="size-medium wp-image-22364" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2024/03/semifreddo-amaretto-298x300.jpg" alt="semifreddo all'amaretto di sassello" width="298" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">semifreddo all&#8217;amaretto di sassello</p></div>
<p>A tavola con Angela</p>
<p>Per la Pasqua, quest’anno in Liguria non del tutto confortante circa il clima, con temperature basse e neve a bassa quota, Angela ci regala la sua ricetta di un semifreddo (dove uova e panna garantiscono proteine e grassi…) all’amaretto di Sassello, inteso sia come liquore sia come prodotto di pasticceria secca. Da una chef finalese, ancora una volta – e come piace a Ligucibario® &#8211; un omaggio al territorio. La ganache al fondente e i mandarini caramellati (ovvero cacao e agrume) completano la sinfonia organolettica. Per questo dessert classico ma evergreen l’abbinamento enologico non è immediato, si può sperimentare un passito di personalità, o un Marsala/Porto&#8230;</p>
<p>INGREDIENTI</p>
<p>Per il semifreddo: 120 g di zucchero semolato, 50 ml di acqua, 6 tuorli d’uovo, 500 ml di panna fresca, due fogli di gelatina, 100 ml di liquore all’amaretto di Sassello, 250 g di amaretti secchi.</p>
<p>Per i mandarini caramellati:</p>
<p>un mandarino a spicchi, 100 g di zucchero semolato, 100 ml di acqua.</p>
<p>Per la ganache al cioccolato fondente:</p>
<p>200 ml di panna fresca, 100 g di cioccolato fondente (almeno 70%).</p>
<p>Per rifinire il piatto:</p>
<p>un amaretto di Sassello sbriciolato.</p>
<p>PROCEDIMENTO</p>
<p>Per il semifreddo.</p>
<p>In un pentolino versare lo zucchero insieme all’acqua, portare il tutto a 116°C, raffreddare. Montare i tuorli d’uovo nella planetaria, versarli in una ciotola e unirvi il composto di zucchero e acqua (pâte a bombe*). Versare la panna fresca nella planetaria, montarla a 3/4 e mettere i fogli di gelatina a mollo in acqua fredda. In un pentolino scaldare il liquore all’amaretto di Sassello e aggiungere i fogli di gelatina ben ammollati e strizzati. Miscelare pian piano la pâte a bombe con il liquore all’amaretto, inserire il tutto delicatamente nella panna montata a 3/4, aggiungere gli amaretti precedentemente ben tritati, miscelare piano dal basso verso l’alto facendo molta attenzione a non smontare il composto. Metterlo in un sac à poche e riempire i piccoli contenitori della forma preferita (qui sono stati usati i bicchierini di plastica da caffè). Conservare in freezer.<br />
* la pâte a bombe è una tecnica essenziale in pasticceria, aggiungendo alla montata di tuorli lo sciroppo d&#8217;acqua e zucchero&#8230;</p>
<p>Per caramellare i mandarini.</p>
<p>Scaldare in un pentolino lo zucchero e l’acqua per tre minuti circa, unire gli spicchi di mandarino e far caramellare per pochi minuti.</p>
<p>Per la ganache di cioccolato fondente.</p>
<p>Far scaldare in un pentolino la panna fresca e prima del bollore unire il cioccolato fondente. Miscelare il composto e toglierlo dal fuoco.</p>
<p>Una volta raffreddato conservare in frigorifero.</p>
<p>IMPIATTAMENTO (dressage)</p>
<p>A piacere, a seconda del proprio gusto estetico, utilizzando tutti gli elementi. Buon appetito!</p>
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		<title>Cocktail, cacao, ed entusiasmo</title>
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		<pubDate>Thu, 02 Mar 2023 14:12:06 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>E’ un dato di fatto, piaccia o no, che i quartieri rimangono vivi se le vetrine delle attività commerciali sono illuminate. Le saracinesche che in centro città si abbassano sono sovente una ferita immedicabile… Io vivo tra Albaro e la Foce da una vita, e debbo dire che la strada dove crebbi – giocando con ...<a class="post-readmore" href="https://www.ligucibario.com/cocktail-cacao-ed-entusiasmo/">leggi tutto</a></p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2023/03/palermo-ciocc-tavolette.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-21462" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2023/03/palermo-ciocc-tavolette-300x178.jpg" alt="smart" width="300" height="178" /></a>E’ un dato di fatto, piaccia o no, che i quartieri rimangono vivi se le vetrine delle attività commerciali sono illuminate. Le saracinesche che in centro città si abbassano sono sovente una ferita immedicabile…<br />
Io vivo tra Albaro e la Foce da una vita, e debbo dire che la strada dove crebbi – giocando con gli amichetti fra due scalinate – è oggi, da quel punto di vista, per gran parte silente e buia, niente più panifici, salumerie, bar, tappezzieri… Box privati ne prendono via via il posto.<br />
Con gioia vi racconto quindi di un evento sold out in piazza Palermo, la sera del 28 febbraio, “<strong>Cocktail &amp; Cacao</strong>”, presso il <em>Ratti cocktail bar</em> di Simone e Daniele, vetrina ben illuminata.<br />
Strette strette al calduccio negli spazi comunque molto accoglienti e piacevoli del locale, mentre fuori infuriava un ventaccio ancora invernale, tante persone hanno scelto questa speciale serata che con le ideazioni dei bartender ha rilassato corpi e cuori, e che mi ha visto “guidare” i partecipanti nel <strong>viaggio dentro i cioccolati</strong>, questi conosciutissimi, amatissimi sconosciuti… Miei amori, non di oggi, come sa chi in questi anni ha letto &#8211; e usato &#8211; il mio <em>A scuola di cacao. Conosci e degusta il cioccolato</em>&#8230;<br />
Il piacere era anche &#8211; e profondamente &#8211; quello di stare insieme, di condividere esperienze, pareri, suggerimenti e sapori. Di rivivere una relazionalità che anni recenti ci avevano di colpo, traumaticamente, sottratta&#8230;<br />
<a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2023/03/palermo-ciocc-gruppo.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-21463" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2023/03/palermo-ciocc-gruppo-300x225.jpg" alt="smart" width="300" height="225" /></a>Così, ad un <em>Alce Nero 70% con sale</em> è stato positivamente abbinato un “Combo” ron organico domenicano, liquore alla vaniglia, bitter nocciola e amarena, caffè estratto a freddo.<br />
Ad un <em>Altro Mercato 70% con granella di fave</em> è stato positivamente abbinato un “Lento” whiskey, liquore alla nocciola, angostura, acqua, burro di cacao.<br />
Ad un <em>Novi vigoroso 88%</em> è stato positivamente abbinato un “Bojack sbagliato” bourbon, vermouth ossidato alla cannella, bitter Martini riserva, miele.<br />
E per concludere un Champurrado, il quale con note di mais e peperoncino “rievocava” la bevanda precolombiana che stupì i conquistadores (visti i massacri avvenuti, non mi riesce di scrivere quella “c” maiuscola).<br />
Nei tanti tasting sul cioccolato che ho organizzato o cui ho preso parte, raramente comparivano i superalcolici, con qualche eccezione, si sa, per i rhum. Io stesso, poiché l&#8217;alta gradazione impatta in bocca con un forte choc &#8220;termico&#8221;, prediligo di solito i passiti a bacca rossa, i fortificati dal Marsala al Porto, dal Madera al Jerez, talvolta (budget permettendo, vista la rarità) i muffati o gli Eiswein, specialmente da riesling&#8230; Debbo dire che Simone e Daniele hanno saputo sorprendermi e gratificarmi, con quella creatività che poggia sullo studio attento dei matching, e dunque non è stravaganza.<br />
I partecipanti, a propria volta, chiamati anche a compilare una utile tovaglietta degustativa che i titolari avevano opportunamente già collocato sui tavoli, hanno accolto con vero entusiasmo l’iniziativa, la quale &#8211; <strong>fra Ecuador e Modica, cabosse e concaggio, Montezuma e Torino, gianduiotti e menta di Pancalieri</strong>, ha animato un martedì in effetti “diverso” dal solito, sollecitando ulteriori programmazioni.<br />
<a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2023/03/palermo-ciocc-tovagliette.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-21464" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2023/03/palermo-ciocc-tovagliette-300x283.jpg" alt="smart" width="300" height="283" /></a>Ed io pure sono stato davvero bene, e anticipo fin d’ora che il futuro mi chiamerà di nuovo al lavoro con Simone e Daniele, magari intorno al tema dell’olio extravergine&#8230;<br />
Stay tuned come sempre, su <strong>Ligucibario®</strong>, amici gourmet!<br />
Umberto Curti<br />
<a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2021/07/umberto-curti.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-20548" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2021/07/umberto-curti-300x168.jpg" alt="umberto curti" width="300" height="168" /></a></p>
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		<title>&#8220;Tradurre&#8221; il cioccolato</title>
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		<pubDate>Thu, 14 Apr 2022 10:25:32 +0000</pubDate>
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				<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_20932" style="width: 310px" class="wp-caption alignleft"><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2022/04/DSCN5026.jpg"><img class="size-medium wp-image-20932" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2022/04/DSCN5026-300x225.jpg" alt="le cabosse" width="300" height="225" /></a><p class="wp-caption-text">le cabosse</p></div>
<p style="text-align: justify; background: white; margin: 0cm 0cm 6.15pt 0cm;"><span style="font-size: 11.0pt; font-family: 'GT Sectra'; color: #282828; letter-spacing: .6pt;">&#8220;Tradurre&#8221; il cioccolato, un&#8217;attività non solo linguistica&#8230; Il cioccolato cela e svela, infatti, territori, storie, tradizioni, accostamenti&#8230;<br />
Sabato <strong>30 aprile dalle 9.30</strong> AITI Liguria, Associazione Italiana Traduttori Interpreti, propone “Cacao e cioccolato. Conoscerli, degustarli, raccontarli” (<a title="aiti cioccolato" href="https://liguria.aiti.org/it/news-formazione-eventi/corsi-eventi/cacao-e-cioccolato-conoscerli-degustarli-e-raccontarli" target="_blank">link qui</a>).<br />
Sono aperte le iscrizioni. L’evento, <strong>a cura di Luisa Puppo e Umberto Curti</strong>, si svolge in presenza, nel rispetto di tutte le normative vigenti, presso Bi.Bi. Service, via XX settembre 41 (terzo piano) a Genova.<br />
Per ogni chiarimento su partecipazione e costi, rivolgersi a <strong>formazione@liguria.aiti.org</strong>. </span></p>
<p style="text-align: justify; background: white; margin: 0cm 0cm 6.15pt 0cm;"><span style="font-size: 11.0pt; font-family: 'GT Sectra'; color: #282828; letter-spacing: .6pt;">Il seminario ricostruisce in modalità &#8220;partecipativa&#8221; i processi che dalle cabosse coi semi di cacao ricavano via via cioccolato e fornisce le linee-guida per approfondire l&#8217;organolettica e “testare” i prodotti. Nel contempo, &#8220;viaggerà&#8221; i Paesi dove il <strong>Theobroma cacao</strong> (Linneo) prospera, e quel mix di saperi antichi e tecniche contemporanee grazie a cui oggi, sovente in unione con altri ingredienti (latte, vaniglia, nocciole, menta…), origina il buon cioccolato nei Paesi storicamente produttori, e fra di essi da sempre figura anche l’Italia degli artigiani e delle botteghe storiche. Il seminario percorrerà i più corretti matching enologici (<strong>Barolo chinato, Marsala&#8230;</strong>) per poi approdare agli aspetti della comunicazione interculturale e alle terminologie tipiche di un cibo apprezzatissimo e pur &#8211; sovente &#8211; poco noto.<br />
Umberto Curti è autore de &#8220;A scuola di cacao. Conosci e degusta il cioccolato&#8221;, edizioni Erga, Genova, 2016. </span></p>
<h2 style="text-align: justify; background: white; margin: 12.3pt 0cm 9.25pt 0cm;"><span style="font-size: 15.0pt; font-family: 'GT Sectra'; color: #b10a33;">Programma dei lavori, h 9.30-13.30</span></h2>
<p style="text-align: justify; background: white; margin: 0cm 0cm 6.15pt 0cm;"><span style="font-size: 11.0pt; font-family: 'GT Sectra'; color: #282828; letter-spacing: .6pt;">1. Dalla pianta alla tavoletta. </span>2. La storia di un conosciutissimo sconosciuto. 3. Criollo, Trinitario e Forastero. 4. Valutazione di qualità. 5. Cioccolato e calici. 6. Tasting guidato. 7. Chocolate English: cenni metodologici di comunicazione interculturale, proposta di casi studio e repertori on line (dai processi produttivi alla degustazione)</p>
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		<title>I libri di Umberto Curti. 11</title>
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		<pubDate>Fri, 09 Apr 2021 12:52:58 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>I libri di Umberto Curti. 11 A scuola di cacao. Conosci e degusta il cioccolato, ed. Erga, Genova, 2016 Umberto Curti &#8211; docente e chocotaster &#8211; mantiene la “promessa” del titolo. Passo passo, come in un seminario piacevolmente “sensoriale”, si delineano le fasi che trasformano i semi/fave del cacao in cioccolato, e le corrette modalità per ...<a class="post-readmore" href="https://www.ligucibario.com/i-libri-di-umberto-curti-11/">leggi tutto</a></p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><strong><em><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2021/04/A_scuola_di_Caca_56d08b5b7a30d.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-20373" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2021/04/A_scuola_di_Caca_56d08b5b7a30d-197x300.jpg" alt="A_scuola_di_Caca_56d08b5b7a30d" width="197" height="300" /></a></em></strong></p>
<p>I libri di Umberto Curti. 11</p>
<p><strong><em>A scuola di cacao. Conosci e degusta il cioccolato</em>, ed. Erga, Genova, 2016</strong><br />
Umberto Curti &#8211; docente e chocotaster &#8211; mantiene la “promessa” del titolo. Passo passo, come in un seminario piacevolmente “sensoriale”, si delineano le fasi che trasformano i semi/fave del cacao in cioccolato, e le corrette modalità per degustare e valutare, magari in compagnia di un buon Marsala o Porto&#8230; Ecco così, dentro al cibo degli dèi, la cultura dei Paesi nei quali la pianta Theobroma Cacao viene coltivata, ed ecco le sapienze e le tecnologie con cui oggi, partendo da una cabosse, nasce il cioccolato nei Paesi tradizionalmente produttori, fra i quali spicca anche l’Italia artigiana. Ma, nell’insieme, il cioccolato è alimento ancora poco conosciuto. Il volume pertanto, grazie alle profonde conoscenze dell&#8217;autore, approfondisce sia la materia prima sia uno ad uno tutti gli ingredienti delle lavorazioni (latte, vaniglia…), proponendo inoltre i migliori abbinamenti enologici (passiti, liquorosi, muffati, Eiswein, rhum&#8230;), per un matrimonio d’amore col nettare di Bacco. Chiude le pagine un’ampia bibliografia per chiunque si appassioni a questo cibo paradisiaco e – come rivelato dalla scienza &#8211; quanto mai salubre. Le traduzioni in inglese sono come sempre di Luisa Puppo, titolare della società di consulenza Welcome Management (marketing e formazione), ed esperta di Gourmet English e di comunicazione interculturale.</p>
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		<title>I PANDOLCI GENOVESI ALTO E BASSO</title>
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		<pubDate>Tue, 23 Mar 2021 11:07:04 +0000</pubDate>
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				<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_20300" style="width: 310px" class="wp-caption alignleft"><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2021/03/DSCN4061.jpg"><img class="size-medium wp-image-20300" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2021/03/DSCN4061-300x225.jpg" alt="pandolce genovese alto (il più antico)" width="300" height="225" /></a><p class="wp-caption-text">pandolce genovese alto (il più antico)</p></div>
<p>Pandöçe zeneize, ma dovrei usare il plurale, la versione alta è più antica (dolcificata col miele, lievitava col <strong>crescente</strong> naturale…), quella bassa è ottocentesca e più veloce (pastafrolla e <em>baking powder</em>), oggi anche la più venduta.<br />
Di pandolce hanno scritto in tanti, poeti locali compresi, io da parte mia gli ho dedicato una ricostruzione storica (a <a title="umberto curti pandolce genovese" href="https://www.ligucibario.com/pandolce-solstizio-inverno-dies-solis-invicti/" target="_blank">questo link</a>) che difficilmente potrà essere arricchita, non tanto per miei meriti, ma per il fatto che non disponiamo d’ulteriore documentazione.<br />
Dal Medioevo, come noto, in <strong>piazza Caricamento</strong> – la ripa maris &#8211; approdavano dal mondo le materie prime migliori (in questo caso lo zibibbo, l’arte della canditura dalla Sicilia araba, la frutta secca…), ed ecco che i “pasticceri” si cimentarono con una ricetta sempre più fastosa, la quale richiede anche attenzioni specifiche in cottura, affinché l’impasto non indurisca per eccesso d’uova, e non scurisca fuori restando mal cotto dentro… Chissà che poi non se ne sia “occupato” anche il grande <strong>Andrea Doria</strong>, a cavallo tra ‘400 e ‘500…<br />
In Liguria il pandolce sciorina peraltro molti nomi (ed è <strong>Genoa cake</strong> nel mondo): pan dö bambin a <strong>Sanremo</strong>, con qualche variante pan del marinaio/pescatore ad <strong>Alassio</strong>, focaccia sarzanese a <strong>Sarzana</strong>, dove rivaleggia con la spungata… A Genova e Liguria il pandolce profuma soprattutto di <strong>Natale</strong>, la foglia d’alloro veniva infissa al centro dal più giovane di casa, però lo affettava il più anziano. Se la cottura avveniva nei forni pubblici, un’incisione superiore consentiva di riconoscere il proprio.<br />
Sia come sia, ovunque vigesse il benessere una fetta si elargiva al primo povero che bussava alla porta (talora erano monaci di conventi dove si assistevano gli indigenti), ed una si conservava – ben riparata &#8211; per <strong>San Biagio</strong>, il 3 febbraio, questo martire è infatti il protettore della gola, ed anche in Lombardia “el dì de San Bias se benedis la gula e el nas”…<br />
Circa gli accostamenti enologici, la versione più alta si sposa ad esempio con un <strong>DOC Golfo del Tigullio e Portofino Moscato</strong>, per quella più bassa suggerisco invece un passito a bacca bianca (la Liguria non ne è affatto priva) di non eccessiva struttura. Taluni prediligono però il <strong>Marsala</strong>, classico liquoroso di fine-pasto.<br />
Fatemi sapere, amici Lettori, se il vostro pandolce è alto o basso, e cosa versate nei calici…<br />
<strong>Umberto Curti<br />
</strong>(articolo di proprietà dell’autore, concesso originariamente ad altra piattaforma ed ora non più online)<br />
<a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2019/12/umberto-curti.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-18765" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2019/12/umberto-curti-300x168.jpg" alt="umberto curti" width="300" height="168" /></a><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2019/12/Ligucibario-mindmap-PNG.png"><img class="alignleft size-medium wp-image-18794" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2019/12/Ligucibario-mindmap-PNG-300x225.png" alt="Ligucibario mindmap PNG" width="300" height="225" /></a></p>
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		<title>Torta stroscia di Pietrabruna</title>
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		<pubDate>Mon, 20 Jun 2016 13:18:00 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>Torta stroscia di Pietrabruna (IM), elogio dell&#8217;olio Pietrabruna è un quieto borgo dell&#8217;imperiese, ai piedi del Faudo, celebre per le olive e gli anemoni (i fiori del vento tanto amati in Germania e Inghilterra). La torta stroscia è il dolce friabile, tipo sbrisolona, che a Pietrabruna (IM) si prepara ritualmente il 21 settembre, festa patronale ...<a class="post-readmore" href="https://www.ligucibario.com/torta-stroscia-di-pietrabruna-im-lelogio-dellolio/">leggi tutto</a></p>
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				<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_16925" style="width: 310px" class="wp-caption alignleft"><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2012/02/DSCN3833.jpg"><img class="size-medium wp-image-16925" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2012/02/DSCN3833-300x225.jpg" alt="stroscia di pietrabruna" width="300" height="225" /></a><p class="wp-caption-text">stroscia di pietrabruna</p></div>
<div>Torta stroscia di Pietrabruna (IM), elogio dell&#8217;olio</div>
<div></div>
<div><span style="color: #ff0000;"><strong>Pietrabruna</strong></span> è un quieto borgo dell&#8217;imperiese, ai piedi del Faudo, celebre per le olive e gli anemoni (i fiori del vento tanto amati in Germania e Inghilterra).<br />
<span style="color: #ff0000;"><strong>La torta stroscia</strong></span> è il dolce friabile, tipo sbrisolona, che a Pietrabruna (IM) si prepara ritualmente il 21 settembre, festa patronale di San Matteo. Vanta almeno &#8211; sic tradunt &#8211; mezzo millennio di storia. Certamente fu preparata all’inizio col <em>levau</em>, ovvero il crescente naturale (pasta madre), ottenuto con acqua e farina e lasciato fermentare alcuni giorni al caldo. La particolarità è data dalla presenza dell’olio d’oliva taggiasco, in sostituzione del burro (ricetta più mediterranea e meno grassa), non si tratta quindi di pastafrolla, ma di un impasto più croccante e leggero, purché non gli si accostino zabaioni e creme&#8230;<br />
<strong>Ingredienti</strong>:<br />
1 kg di farina bianca &#8217;00&#8217; (di grano), lievito pronto da pasticceria (1 bustina), 250 g di zucchero semolato, zest grattugiato di 1 grosso limone, ½ l d’olio extravergine taggiasco, 1 bicchiere di vermouth bianco oppure marsala secco, 2 cucchiai di zucchero semolato o a velo, 1 eventuale manciata di granella di frutta secca.<br />
<strong>Esecuzione</strong>:<br />
setacciare la farina, quindi incorporarvi lievito e zucchero. Creata una fontana sul piano di lavoro, unire lentamente dal centro l’olio extravergine, cominciando ad impastare energicamente. Arricchire con lo zest grattugiato, il liquore prescelto e la (facoltativa) granella di nocciole, o mandorle… La consistenza dell’impasto dovrà esser simile a quella della pastafrolla. Dopo circa 15 minuti di lavoro, distenderlo infine, lasciandolo alto circa 1 cm, in una teglia già unta d’olio con un pennello, e spolverare con 2 cucchiaiate di zucchero a velo o semolato. In forno a 180-200° per mai meno di mezz&#8217;ora, evitando che assuma un colorito troppo dorato-bruno. Si serve raffreddata, semplicemente rompendola.<br />
<strong>L’abbinamento enologico</strong> prevede un passito d’uve bianche di buon calore e personalità (a Ponente si passisce ancora un po&#8217; di Pigato&#8230;), oppure un liquoroso come appunto il Marsala</div>
<div>Umberto Curti, <a href="https://www.ligucibario.com/">Ligucibario</a></div>
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		<title>Torta di rigaglie</title>
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		<pubDate>Sun, 31 Mar 2013 17:33:03 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>È un &#8220;calzone&#8221; genovese, piatto festivo (grasso), una gattafura salata che utilizza(va) le interiora del pollame (e per esempio i granelli di vitello * ), realizzando una sorta di &#8220;finanziera&#8221;, profumata da salvia, funghi secchi, Marsala. Le rigaglie, attentamente private di grasso e contenuto, e sbollentate nel caso di cresta e bargiglio, entrano sovente nelle antiche ...<a class="post-readmore" href="https://www.ligucibario.com/alfabeto_del_gusto/torta-di-rigaglie/">leggi tutto</a></p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p>È un &#8220;calzone&#8221; genovese, piatto festivo (grasso), una gattafura salata che utilizza(va) le interiora del pollame (e per esempio i granelli di vitello * ), realizzando una sorta di &#8220;finanziera&#8221;, profumata da salvia, funghi secchi, Marsala. Le rigaglie, attentamente private di grasso e contenuto, e sbollentate nel caso di cresta e bargiglio, entrano sovente nelle antiche ricette (cibreo toscano, finanziera piemontese, risotti…) e tuttora arricchiscono bene i ragù per fettuccine e gnocchi. Qui, forno a 180°C per circa 35-40 minuti. Ligucibario le abbina ovviamente un rosso di personalità, ad es. l&#8217;Ormeasco di Pornassio DOC, servito a 18°C in tulipani a stelo medio&#8230;<br />
* se il tema frattaglie e interiora ti affascina, puoi leggere il mio &#8220;Il quarto numero cinque. Trippe, busecca, lampredotto&#8230; Storia e ricette&#8221;, ed. De Ferrari, Genova.<br />
<strong>Umberto Curti<br />
</strong></p>
<p>L’alfabeto del gusto di Ligucibario® è la più ampia, completa e autorevole “banca dati” dell’enogastronomia ligure. Circa 1.500 voci che Umberto Curti in decenni di lavoro ha redatto e poi aggregato online per tutelare e promuovere le tradizioni regionali. Liberamente fruibile, “oggetto d’innumerevoli tentativi d’imitazione”, conta migliaia di follower e da sempre non contiene alcuna pubblicità. Iscriviti alla newsletter cliccando in homepage il simbolo della busta, e ogni settimana riceverai gratuitamente i nuovi contenuti…</p>
<p>(Luisa Puppo e Umberto Curti, grazie a vaste competenze ed esperienze ormai trentennali a fianco di territori e imprese, propongono consulenze, marketing, social media e attività formative per le destinazioni turistiche, l’enogastronomia e il commercio, con specifici focus sul turismo esperienziale, lo storytelling, l’escursionismo coste/entroterra, e le traduzioni da/in inglese. Contattaci senza impegno su <a href="mailto:info@ligucibario.com">info@ligucibario.com</a>)</p>
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