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	<title>Ligucibario &#187; ippocrasso</title>
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		<title>Ippocrasso</title>
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		<pubDate>Thu, 16 Apr 2026 10:23:21 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>L&#8217;ippocrasso è un vino variamente aromatizzato (cannella, zenzero, galanga). Talmente antico che se ne lega il nome al medico greco Ippocrate, ma al di là delle leggende è lascito verosimilmente medievale (da ricetta franco-piemontese?)&#8230; La gradazione alcolica si aggira mediamente intorno ai 12-21°C. A Genova ne esiste una piccola produzione, circa 2mila bottiglie al mese, ...<a class="post-readmore" href="https://www.ligucibario.com/alfabeto_del_gusto/ippocrasso/">leggi tutto</a></p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p>L&#8217;ippocrasso è un vino variamente aromatizzato (cannella, zenzero, galanga).<br />
Talmente antico che se ne lega il nome al medico greco Ippocrate, ma al di là delle leggende è lascito verosimilmente medievale (da ricetta franco-piemontese?)&#8230;<br />
La gradazione alcolica si aggira mediamente intorno ai 12-21°C.<br />
A Genova ne esiste una piccola produzione, circa 2mila bottiglie al mese, a cura di Paolo Tonti, in vico Ansaldo (zona Bisagno), ottenuta da Barbera. La trovate in alcune enoteche, ad alcune fiere del gusto, o contattando direttamente l&#8217;azienda produttrice.<br />
Si avvicina splendidamente &#8211; seguite i suggerimenti disinteressati di Ligucibario® che non contiene mai pubblicità!&#8230; &#8211; a stracotti, code alla vaccinara, formaggi puntuti (per stagionatura, o erborinati), cioccolato &gt;80% cacao…<br />
<strong>Umberto Curti<br />
</strong></p>
<p>L’alfabeto del gusto di Ligucibario® è la più ampia, completa e autorevole “banca dati” dell’enogastronomia ligure. Circa 1.500 voci che Umberto Curti in decenni di lavoro ha redatto e poi aggregato online per tutelare e promuovere le tradizioni regionali. Liberamente fruibile, “oggetto d’innumerevoli tentativi d’imitazione”, conta migliaia di follower e da sempre non contiene alcuna pubblicità. Iscriviti alla newsletter cliccando in homepage il simbolo della busta, e ogni settimana riceverai gratuitamente i nuovi contenuti…</p>
<p>(Luisa Puppo e Umberto Curti, grazie a vaste competenze ed esperienze ormai trentennali a fianco di territori e imprese, propongono consulenze, marketing, social media e attività formative per le destinazioni turistiche, l’enogastronomia e il commercio, con specifici focus sul turismo esperienziale, lo storytelling, l’escursionismo coste/entroterra, e le traduzioni da/in inglese. Contattaci senza impegno su <a href="mailto:info@ligucibario.com">info@ligucibario.com</a>)</p>
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		<title>Praline al profumo di Liguria</title>
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		<pubDate>Mon, 05 Jun 2017 13:47:45 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>Praline al profumo di Liguria Si è felicemente concluso il corso ISCOT Liguria per “Cioccolatieri: l’arte del cibo degli dèi” (300 ore di cui 188 di laboratorio), accessibile a disoccupati/occupati, che ha visto la partecipazione di 10 corsisti di età, provenienze e retroterra conoscitivo-professionali molto diversi. Oltre a specifiche competenze tecniche di cioccolateria (creazione, lavorazione, ...<a class="post-readmore" href="https://www.ligucibario.com/cioccolato-liguria/">leggi tutto</a></p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p>Praline al profumo di Liguria</p>
<p>Si è felicemente concluso il <strong>corso ISCOT Liguria per “Cioccolatieri: l’arte d<a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2017/06/20170529_122904.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-17301" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2017/06/20170529_122904-168x300.jpg" alt="20170529_122904" width="168" height="300" /></a>el cibo degli dèi”</strong> (300 ore di cui 188 di laboratorio), accessibile a disoccupati/occupati, che ha visto la partecipazione di 10 corsisti di età, provenienze e retroterra conoscitivo-professionali molto diversi. Oltre a specifiche competenze tecniche di cioccolateria (creazione, lavorazione, decorazione…), il percorso formativo ha sviluppato anche contenuti di organolettica, marketing, creaimpresa, e lingua inglese per l’interazione col cliente/turista anglofono, poiché oggi anche “cioccolatiere” è una professionalità a 360° che deve padroneggiare abilità molteplici e differenti, così da affacciarsi in modo duttile e competitivo sul mercato del lavoro dipendente o della professione autonoma. <strong>Il project work conclusivo, strutturato dai docenti Umberto Curti e Luisa Puppo (Welcome Management &#8211; Ligucibario®)</strong> una volta “consolidate” le competenze circa i cacao, le altre materie prime e le principali lavorazioni, ha infine chiamato i corsisti all’ideazione di praline che proponessero, oltre all’originalità, anche <strong>un legame forte col territorio e i suoi sapori tradizionali</strong>.<br />
<a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2017/06/20170529_122935.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-17302" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2017/06/20170529_122935-300x168.jpg" alt="20170529_122935" width="300" height="168" /></a></p>
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<p>Sotto la supervisione del docente di diretto riferimento, un pasticcere, i corsisti <strong>Elisa A. e Manuel hanno pertanto progettato il “Choccamatti”</strong>, giocoso e goloso brand per cioccolatini dentro i quali recita un significativo ruolo il celebre “Amaro Camatti”, uno tra i made in Liguria più amati – non solo al ristorante &#8211; per il fine pasto. <strong>Elisa P., Eleonora e Laura hanno dato vita ad un cioccolatino “Essenziale”</strong>, le cui due versioni (audace ma felice sperimentazione) beneficiano rispettivamente dell’olio extravergine DOP ligure e della lavanda ponentina, omaggio alla Riviera ligure-provenzale degli uliveti e dei profumi. <strong>A Rosirlei, Gilmar, Barbara e Raffaella si deve un poker di proposte, il loro progetto “Dolci sapori”</strong> racchiude infatti cioccolatini sposati a canestrello, amarena, amaretto e vino ippocrasso (bell’idea della ditta di Paolo Tonti, in vico Ansaldo a Genova). <strong>Carla, infine, si è cimentata con una “Piazza dei profumi”</strong>, racchiudendo in un’elegante confezione-finestra, tipo persiana genovese, ben 6 diverse praline, aromatizzate con basilico, salvia, timo…, un vero scrigno di odori di Liguria. L’ultimo giorno di corso, 29 maggio, ha rappresentato una sorta di “vernissage” di presentazione presso il laboratorio Iscot, con una parata di praline tanto eleganti a vedersi quanto gradevoli a mangiarsi. <strong>Unanime il plauso che ha gratificato i corsisti, anche da parte di Ilaria Cavo, Assessore regionale alla comunicazione, formazione, politiche giovanili e culturali, e di Paolo Odone e Maurizio Caviglia, rispettivamente Presidente e Segretario generale della Camera di Commercio di Genova</strong>.<br />
Praline al profumo di Liguria, come sarebbe potuto essere diversamente?<br />
<strong>Luisa Puppo, Umberto Curti</strong></p>
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		<title>Genova medievale, un &#8220;ponte&#8221; di spezie con l&#8217;Oriente</title>
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		<pubDate>Thu, 11 Feb 2016 14:56:55 +0000</pubDate>
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				<content:encoded><![CDATA[<h4>Breve storia delle spezie sulla rotta Oriente &#8211; Mediterraneo. Fra business, status symbol e sempiterno delirio collettivo, anche in Liguria, anche a tavola</h4>
<div id="attachment_16695" style="width: 370px" class="wp-caption alignleft"><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2016/02/091.jpg"><img class=" wp-image-16695" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2016/02/091-225x300.jpg" alt="erbette di campo" width="360" height="480" /></a><p class="wp-caption-text">erbette di campo, la passione di Liguria che (insieme alle aromatiche) ha &#8220;soppiantato&#8221; le spezie</p></div>
<p>Scrive dei genovesi lo storico <strong>Luigi Tommaso</strong> <strong>Belgrano</strong> (<em>Della vita privata dei genovesi</em>, 1875), riferendosi alle tavole della quotidianità cittadina nei secoli appena trascorsi:</p>
<p>“Usavano le spezie rotte in salse nelle quali spiegava tutto l’ardore il pepe e il pepe lungo (1), il garofano (2), la noce moscata (3), la cannella (4), il gengevero (5), la galanga (6), il macis (7), il cubebe (8) e simili altre delizie, l’uso delle quali era cresciuto a dismisura dopo le prime Crociate e d’alcune di esse, come il pepe, può dirsi che faceasi allora quel consumo che in oggi si fa dello zucchero e del caffè&#8230;”</p>
<p>Spezie deriva da “species”, ovvero mercanzie, robe, derrate, poi le “merci” per eccellenza.</p>
<p>A Genova, nel cuore dei carruggi del centro storico, ad un passo dalla “Maddalena”, esiste un suggestivo <strong>vico dei Droghieri</strong>, legato ad un’attiva corporazione che ivi stoccava e negoziava le merci, e che pregava in una propria cappella, intitolata a Sant’Antonio da Padova, nell’ormai abbattuta chiesa di San Francesco di Castelletto (presso Palazzo Bianco, dove via Cairoli incontra l&#8217;aurea via Garibaldi).</p>
<p>I commerci delle “droghe” si svolgevano anzitutto nella vicina <strong>Sottoripa</strong>, la palazzata che &#8211; per così dire &#8211; separava il dedalo della casbah genovese dal porto coi suoi incessanti carichi-scarichi: commerci di spezie, di frutta secca e passita, di generi rari, il meglio del Mediterraneo, ma anche di mastice (9), di allume di rocca (10)…</p>
<p>Il racconto di Belgrano altro non fa che confermarci come le spezie, con la seta e l’oro, avessero rappresentato alcuni fra i più ambìti business e beni distintivi del Medioevo, per non dire un sempiterno delirio collettivo.</p>
<p>Mentre le piante aromatiche si utilizzano tendenzialmente fresche o freschissime (si pensi alle foglioline del basilico per il pesto (11)), delle spezie – secondo casi &#8211; si utilizzano da sempre parti diverse, radici, cortecce, germogli, semi, bacche, sovente sottoponendole a processi fra i quali, assidua, l’essiccazione.</p>
<p>Innegabilmente, sin dall’antichità e ben prima di Roma, esse attrassero non solo per il loro profumo ed esotismo, ma anche in quanto ritenute risorse <em>lato sensu</em> preziosissime, dotate di &#8220;prodigiose&#8221; proprietà conservanti (12), medicamentose, cosmetiche&#8230; <strong>Cinesi, Egizi, Fenici, Greci</strong>, furono tutti molto innamorati di queste sostanze non solo alimentari, alla cui lavorazione gli specialisti presiedevano non di rado con pratiche esoteriche. E quando toccò a <strong>Roma</strong>, essa (I secolo d.C.) inviò equipaggi sino alle “Indie”, con navigazioni – per così dire pre-monsoniche &#8211; che potevano durare anche due anni, e da cui sovente le flotte neppur facevano ritorno. Circa la cosmesi romana, avida di spezie, troviamo non a caso testi irrinunciabili in <strong>Ovidio</strong> (43 a.C. – 18 d.C), poeta di corte très charmant, è suo ad esempio il <em>Medicamina faciei</em>.</p>
<p>La città di Tiro in Libano, poi la magnifica Alessandria d’Egitto, infine Costantinopoli (l’attuale Istanbul, sul Bosforo) rappresentarono dunque <strong>le prime capitali del commercio su larga scala di spezie</strong>, come si vede le spezie coabitavano con le civiltà evolute, colte, raffinate ed inurbate.</p>
<p>Fu infatti <strong>la caduta dell’impero romano nel V secolo</strong> l’evento che a lungo decretò la stagnazione dei traffici, in quanto molta Europa, percorsa e predata da orde guerriere, privata di centri di riferimento, aveva ormai ben poco da “barattare” con gli Arabi, i quali, via via dominando terre (e mari) dalla Cina alla Spagna, divenivano padroni anche dei mercati e delle “tecnologie” più importanti.</p>
<p>Quell’Europa sventurata salvò parte di se stessa grazie all’alacrità di tanti monaci cenobiti, capaci agronomi (si pensi all’<strong>olivicoltura</strong>), e grazie alla lungimiranza di Carlo Magno il quale, ormai sovrano maturo, decretò che attraverso l’immenso Impero si coltivassero (si perpetuassero) molte fra le spezie e gli erbaggi più compatibili coi climi locali. Il famoso <strong><em>Capitulare de villis</em></strong> non è altro che un’ordinanza in 70 punti tesa a salvare ciò che restava delle economie agropastorali del continente, al fine di sfamare le popolazioni.</p>
<p>Con l’avvento delle <strong>Crociate</strong> salirono sul proscenio Venezia e Genova, e – beninteso &#8211; la loro rivalità. Si consideri fra l’altro che entrambe possedevano un vasto quartiere di <strong>San Giovanni d’Acri</strong>, la capitale del Regno di Gerusalemme, possessi circa cui, nel XIII secolo, si scontrarono con una guerra (detta “di San Saba”) durata 15 anni (13).</p>
<p>Ma le incredibili navigazioni di <strong>Vasco da Gama</strong> (1448-1524), <strong>Cristoforo Colombo</strong> (1451-1506) e <strong>Magalhães/Magellano</strong> (1480-1521) progressivamente spostarono gli equilibri economico-politici e le importazioni. E la scoperta delle &#8220;Americhe&#8221; rivoluzionò neppur troppo lentamente (eccettuati pomodori e patate) anche i menu degli europei: mais, zucche e zucchine, fagioli e fagiolini, cacao&#8230;</p>
<p>Infine, le cosiddette <strong>Compagnie delle Indie</strong>, agenzie che “consorziavano” i maggiori operatori commerciali e godevano dell’incondizionato appoggio dei rispettivi governi di Olanda, Inghilterra, Francia, di fatto, ormai sovrane dei mari e delle strade di passaggio, avocarono a sé la totalità delle possibili transazioni, cosicché contestualmente la forza dei governi nazionali prevalse su quella delle città-repubbliche minori, in specie Venezia e Genova (ormai centri di potere più finanziario che, operativamente, mercantile). Repubbliche le quali non a caso decaddero entrambe nel <strong>1797</strong>, anno che concluse le loro storie millenarie, ormai impossibili a perpetuarsi.</p>
<p>Venezia ha conservato nelle sue cuciniere una maggior inclinazione verso le spezie e, per così dire, verso “l’oriente” rispetto a Genova (14). Del resto già nel 1000 si celebravano i cosiddetti <strong>sacchetti veneti</strong>, riempiti dagli speziari (che trattavano anche riso) di pepe, cannella, coriandolo, cumino (15), chiodi di garofano, noce moscata, macis… Anche Venezia è una città di profumi, di odori forti, di voci poliglotte.</p>
<p>Tuttora però incontriamo alcune spezie, senza ormai farci troppo caso, anche in piatti della tradizione genovese/ligure, ecco l’anice <strong>negli anicini e nei <a title="pandolce" href="https://www.ligucibario.com/pandolcegenovese/" target="_blank">pandolci</a></strong>, ecco il pepe <strong>sulla farinata e nei salami come il Sant’Olcese</strong>, ecco la cannella nella <a title="spongata spungata" href="https://www.ligucibario.com/spungata-spungatae-magnifica-sarzana/" target="_blank"><strong>spungata</strong></a> (16), ecco – permettetemi di aggiungerlo – anche il caffè nella <a title="Pànera" href="https://liguricettario.blogspot.it/2011/11/panera_29.html" target="_blank"><strong>pànera</strong></a> (17), quel semifreddo che si può gustare solo a Zena.</p>
<p>Peraltro, se le spezie sono oggi merce di facile acquisto, la cucina genovese/ligure ha dimostrato negli ultimi due secoli di essere già in sé profumatissima, e di non averne eccessivo bisogno. Fatemi sapere che ne pensate, fraterni lettori.</p>
<p><strong>Umberto Curti</strong></p>
<p>(1) il pepe lungo, “parente” ma non identico rispetto al pepe nero, origina dalla regione dell’Himalaya, in Asia centromeridionale, dove cresce allo stato selvatico</p>
<p>(2) allude ovviamente ai chiodi, ovvero i boccioli essiccati</p>
<p>(3) originaria delle Molucche, arcipelago indonesiano, detta però “moscata” dalla città araba di Musqat, nell’attuale Oman, dov’era intensamente commerciata</p>
<p>(4) di cui s’impiega la corteccia essiccata</p>
<p>(5) l’assonanza permette di intuire che si tratta dello zenzero, di cui si usa il rizoma</p>
<p>(6) famiglia dello zenzero e del cardamomo, speziava i vini come <strong>l’ippocrasso</strong></p>
<p>(7) originario delle Molucche, è il “fiore” membranoso rosso che avvolge la noce moscata</p>
<p>(8) pepe di Giava, isola indonesiana</p>
<p>(9) si ricava dalla resina del lentisco, una pianta mediterranea, immersa in trementina</p>
<p>(10) è un sale misto di alluminio e potassio dell’acido solforico. Genova “dominava” <strong>Focea, in Anatolia</strong>, che deteneva grandi riserve minerarie. Fra i diversi utilizzi, l’allume (fissante dei colori) era anzitutto prezioso per tingere stabilmente le lane e conciare le pelli, infatti le aree dell’artigianato tessile d’Europa (Toscana, Fiandre) ne domandavano ingenti quantità</p>
<p>(11) si conservano in frigo, nel cassetto verdure, o si può ricorrere a metodi sottovuoto. V’è anche chi le pesta/trita e congela in freezer dentro le vaschettine del ghiaccio, coprendole bene d’olio (si spera extravergine), per averle poi pronte all’uso. Ma possono anche essere essiccate e chiuse in barattoli ermetici, da posizionare al fresco e lontani da fonti luminose. Fu proprio la ricchezza in Liguria di piante aromatiche (la cucina ligure, come noto, fa largo uso di prezzemolo, timo, basilico, rosmarino, alloro, maggiorana, salvia) che determinò in qualche modo il declino ottocentesco delle spezie, le quali, liberate dai monopolii esclusivi, erano anche diminuite di prezzo, ciò che le rendeva meno trendy agli occhi dei ceti abbienti e dei raffinati. Le erbe aromatiche in Liguria profumano anche<a title="Preboggion" href="https://www.ligucibario.com/alfabeto_del_gusto/preboggion/" target="_blank"><strong> il preböggiön</strong></a>, mix di piante spontanee il quale entra nei pansoti, nelle torte di verdure… La crescita di queste piante, fra cui la mitica boraggine, beneficia del calore solare “conservato” da quei <strong>muretti a secco</strong> che “terrazzano” le fasce coltivate, celebri tipicità del paesaggio antropico ligure</p>
<p>(12) in tal senso, non è neppure casuale la presenza, nelle più antiche <a title="salse liguri mortaio" href="https://www.ligucibario.com/alfabeto_del_gusto/salse-al-mortaio/" target="_blank"><strong>salse liguri al mortaio</strong></a>, di sale (per lungo tempo altro costoso miraggio) ed aglio, cioè un conservante e un disinfettante</p>
<p>(13) malgrado ripetuti successi sul mare, e l’opportunità di ricostituire proprie colonie a Tessalonica e a Costantinopoli (1277), la Serenissima Repubblica Marciana non poté scalzare Genova dalle sue posizioni di forza in Oriente, tanto più che di lì a poco tali posizioni si sarebbero ulteriormente irrobustite grazie alla via via fortissima alleanza tra i genovesi e i bizantini. In quegli anni Genova batté anche Pisa nella celebre <strong>battaglia navale della Meloria</strong>. Lo scontro con Venezia, perdurando talune criticità, riesplose nella guerra 1293-1299, la quale a sua volta produsse solo alcuni decenni di tregue precarie</p>
<p>(14) i consumi degli italiani/europei restano peraltro residuali, là dove viceversa in India si quantificano consumi quotidiani pro capite di spezie di circa 10 g. Le spezie oltretutto hanno in genere profili nutrizionali interessanti, apportano alcune vitamine dei gruppi B e C e alcuni sali fra cui, essenzialmente, calcio e ferro</p>
<p>(15) coriandolo e cumino appartengono alla medesima famiglia. Il primo “ricorreva” quantomeno già durante la civiltà egizia, il secondo origina dalla regione siriaca, dove lo localizzano indagini archeologiche prima ch’esso fosse condotto alla Grecia e a Roma</p>
<p>(16) a <strong>Sarzana</strong> (dove la spungata è per eccellenza natalizia) non vige peraltro una ricetta unica. Questo dolce, inoltre, è transitato per la Liguria attraverso le <strong>vie francigene</strong>, si incontra nei menu dell’ebraismo, a <strong>Brescello</strong> (RE), nei ricettari dei pasticceri engadinesi…</p>
<p>(17) il caffè storicamente condivise, anche per le frequenti contiguità geografiche, i destini commerciali delle spezie. Inoltre, in Etiopia, dove il caffè è stato individuato, esso viene aromatizzato variamente con zenzero, ruta (diffusa anche in Italia), sale marino, fieno greco (le prime notizie riguardano Persia ed Egitto), cardamomo (che fu sempre costosissimo), cannella o chiodi di garofano… Gli intenditori stanno riscoprendo alcuni accostamenti</p>
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		<title>A Cibio, il cioccolato, la pasticceria genovese e&#8230; i grani antichi</title>
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		<pubDate>Wed, 09 Dec 2015 16:02:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Luisa]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>Si è percepito il calore della festa vera nei 4 giorni durante i quali “Cibio Christmas” (edizione sanremese) ha nuovamente allietato la capitale della Riviera dei Fiori. Stand, assaggi, shopping per se stessi e per l&#8217;abete, una fiumana di curiosi che ti trascinava dolcemente fra una golosità e l’altra… E straordinario è risultato il successo ...<a class="post-readmore" href="https://www.ligucibario.com/cioccolato-pasticceria-genovese-grani-antichi/">leggi tutto</a></p>
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				<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_16610" style="width: 310px" class="wp-caption alignleft"><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2015/12/010.jpg"><img class="size-medium wp-image-16610" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2015/12/010-300x225.jpg" alt="Gustincontri con Umberto Curti a &quot;Cibio&quot;" width="300" height="225" /></a><p class="wp-caption-text">Gustincontri con Umberto Curti a &#8220;Cibio&#8221;</p></div>
<p>Si è percepito il calore della festa vera nei 4 giorni durante i quali <strong>“Cibio Christmas”</strong> (edizione sanremese) ha nuovamente allietato la capitale della Riviera dei Fiori. Stand, assaggi, shopping per se stessi e per l&#8217;abete, una fiumana di curiosi che ti trascinava dolcemente fra una golosità e l’altra…</p>
<p>E straordinario è risultato il successo di pubblico e d’interesse anche per i due <strong>“gustincontri”</strong> che ho avuto il piacere di organizzare la domenica 6 dicembre, il primo sull’antico cioccolato artigiano (<a title="Natale artigiano. Cioccolato sotto l'albero" href="https://www.youtube.com/watch?v=LskB3c15YQY" target="_blank">clicca qui per vedere il video</a>), il secondo sulla pasticceria secca genovese, da sua maestà il pandolce in poi (<a title="Pasticceria genovese, dal pandolce ai canestrelli" href="https://www.youtube.com/watch?v=_lD_DZ9qe5o" target="_blank">clicca qui per vedere il video</a>).</p>
<p>Questo post è dunque il mio più sentito ringraziamento (e il mio augurio di un Natale e di un 2016 ricchi di salute e serenità) agli organizzatori di Cibio e agli staff che hanno reso possibile questo felice momento al &#8220;Palafiori&#8221; di corso Garibaldi, tra saperi e sapori autentici: <strong>Morris Bianco, Aldo Zino, Massimo Perrone, Mario Piccioni e Francesco Balzola</strong>. La vostra efficienza (a ciascuno il proprio mestiere) è stata ancora una volta proverbiale, mi ripaga di alcuni eventi senza capo né coda che mi sono stati “inflitti” nel tempo da vari fanfaroni, ed io vi riunisco in un abbraccio grato e cordiale.</p>
<div id="attachment_16611" style="width: 310px" class="wp-caption alignleft"><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2015/12/006.jpg"><img class="size-medium wp-image-16611" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2015/12/006-300x225.jpg" alt="Pressata genovese e Primigenio, eccellenze artigiane" width="300" height="225" /></a><p class="wp-caption-text">Pressata genovese e Primigenio, eccellenze artigiane</p></div>
<p>Grazie a <strong>Francesco Liotta</strong> della bottega <strong>“Buffa” di Genova</strong>, maestro chocolatier dalla mano creativa, il pubblico è impazzito per la sua “Pressata genovese” e il suo “Primigenio” grezzo con zucchero di canna, prodotti che forse non necessitavano delle mie parole, ma è stato bellissimo raccontarli.</p>
<p>Grazie a <strong>Gino Petrucco</strong>, <strong>presidente Associazione panificatori Genova</strong>, il suo pandolce basso i suoi canestrelli i suoi anicini i suoi biscotti &#8220;caporali&#8221; erano un pezzo di storia della pasticceria ligure.</p>
<p>Grazie a <strong>Daniele Boido di Cà der Fer</strong> (S. Stefano Belbo), un Moscato come il suo (il fruttato-floreale abbracciava polpa gialla e rose fresche) sposa i grandi lievitati delle feste in un matrimonio di vero amore, ma la sua passione di piemontese verace investe anche altri vitigni autoctoni come barbera e dolcetto.</p>
<div id="attachment_16612" style="width: 310px" class="wp-caption alignleft"><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2015/12/021.jpg"><img class="size-medium wp-image-16612" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2015/12/021-300x225.jpg" alt="La pasticceria secca genovese di Gino Petrucco" width="300" height="225" /></a><p class="wp-caption-text">La pasticceria secca genovese di Gino Petrucco</p></div>
<p>Grazie poi a <strong>Valentina</strong>, giovane hostess sorridente e scrupolosa.</p>
<p>E grazie inoltre a <strong>Paolo Tonti</strong>, incrociato mentre a fine giornata il treno mi reclamava. Io e il suo magnifico “Hippocras” ci incontriamo sovente, alle fiere ed anche fuori, sarà che questo suo vino aromatizzato con cannella, zenzero e galanga mi regala, come aperitivo o fine-pasto, il fascino di un Medioevo assai più attuale, anche in termini di creatività, di quanto molti non credano. Provatelo con stracotti, code alla vaccinara, formaggi puntuti, cioccolati dall’80% di cacao in su…</p>
<div id="attachment_16613" style="width: 310px" class="wp-caption alignleft"><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2015/12/038.jpg"><img class="size-medium wp-image-16613" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2015/12/038-300x225.jpg" alt="Buon Natale da Cibio Christmas 2015!" width="300" height="225" /></a><p class="wp-caption-text">Buon Natale da Cibio Christmas 2015!</p></div>
<p>Infine, a grande richiesta del pubblico di Cibio, ecco un <strong>elenco di grani antichi</strong> che avevo promesso di caricare qui on line. Si tratta di varietà preziose, fra cui il Kamut® (o meglio il khorasan) e il Senatore Cappelli. Si definiscono “antiche” anche in quando immuni da quella mutagenesi radioattiva che dal grano Creso in poi ha devastato gran parte dei coltivi italiani. Se ne ricavano farine meravigliose, che la memoria biologica del nostro intestino non fatica a riconoscere. Farine integrali, macinate a pietra, oggi la miglior risposta a tante intolleranze alimentari di cui purtroppo si stenta a comprender la causa…</p>
<p>Umberto Curti</p>
<p><strong>Gentilrosso tenero, Germanella tenero, Frassineto tenero, Maiorca tenero, Solina tenero, Rieti tenero, Ardito tenero, Carlotta Strampelli tenero, Noé di Pavia tenero, Perciasacchi duro, Timilìa duro, Senatore Cappelli (akrux®) duro, Khorasan (kamut®) duro, Graziella Ra duro, Saragolla duro, Russello duro, Strazzavisazz duro…</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.ligucibario.com/cioccolato-pasticceria-genovese-grani-antichi/">A Cibio, il cioccolato, la pasticceria genovese e&#8230; i grani antichi</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://www.ligucibario.com">Ligucibario</a>.</p>
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