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	<title>Ligucibario &#187; gozzo</title>
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		<title>Gozzo</title>
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		<pubDate>Fri, 20 Sep 2024 13:16:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Luisa]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>Il gozzo è una celebre imbarcazione da pesca, che tiene bene il mare, un tempo mossa dai remi e realizzata interamente in legno, oggi la vetroresina offre maggior lavorabilità e leggerezza e il motore navigazioni più estese… Se ne incontrano anche in Toscana, Campania ecc., la lunghezza si attesta intorno ai 3,5 m, ma gozzi ...<a class="post-readmore" href="https://www.ligucibario.com/alfabeto_del_gusto/gozzo/">leggi tutto</a></p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p>Il gozzo è una celebre imbarcazione da pesca, che tiene bene il mare, un tempo mossa dai remi e realizzata interamente in legno, oggi la vetroresina offre maggior lavorabilità e leggerezza e il motore navigazioni più estese… Se ne incontrano anche in Toscana, Campania ecc., la lunghezza si attesta intorno ai 3,5 m, ma gozzi più grandi possono talora anche esser cabinati e permettere una miglior abitabilità&#8230; Non va confusa col leudo (tipico ad es. di Sestri Levante (GE)), indicato per i trasporti. La pesca &#8211; secondo stagione &#8211; insegue pesci comunque di taglia non eccessiva.</p>
<p><strong>Umberto Curti<br />
</strong></p>
<p>L’alfabeto del gusto di Ligucibario® è la più ampia, completa e autorevole “banca dati” dell’enogastronomia ligure. Circa 1.500 voci che Umberto Curti in decenni di lavoro ha redatto e poi aggregato online per tutelare e promuovere le tradizioni regionali. Liberamente fruibile, “oggetto d’innumerevoli tentativi d’imitazione”, conta migliaia di follower e da sempre non contiene alcuna pubblicità. Iscriviti alla newsletter cliccando in homepage il simbolo della busta, e ogni settimana riceverai gratuitamente i nuovi contenuti…</p>
<p>(Luisa Puppo e Umberto Curti, grazie a vaste competenze ed esperienze a fianco di territori e imprese, propongono consulenze, marketing, social media e attività formative per le destinazioni turistiche e l’enogastronomia, con specifici focus sul turismo esperienziale, lo storytelling, l’escursionismo coste/entroterra, e le traduzioni da/in inglese. Contattaci senza impegno su <a href="mailto:info@ligucibario.com">info@ligucibario.com</a>)</p>
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		<title>Biancamaro</title>
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		<pubDate>Thu, 23 May 2024 15:43:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Luisa]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>Il biancamaro (meixinn-a e mangraiou) è vino bianco fermo – ad es. Bianchetta &#8211; con aggiunta di una spruzzatina di vermouth, un drink fresco, semplice ed economico. A Genova, scherzosamente, prende talora il nome di meixinn-a (cioè medicina) quando vengano invertite le percentuali, e di mangraiou (malconcio, malridotto) quando si usa il “Rosso antico”, un ...<a class="post-readmore" href="https://www.ligucibario.com/alfabeto_del_gusto/biancamaro/">leggi tutto</a></p>
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]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Il biancamaro (meixinn-a e mangraiou) è vino bianco fermo – ad es. Bianchetta &#8211; con aggiunta di una spruzzatina di vermouth, un drink fresco, semplice ed economico. A Genova, scherzosamente, prende talora il nome di meixinn-a (cioè medicina) quando vengano invertite le percentuali, e di mangraiou (malconcio, malridotto) quando si usa il “Rosso antico”, un vermouth anni ’60, tuttora prodotto… Biancamaro è anche il nome di un celebre gozzo.<br />
<strong>Umberto Curti<br />
</strong></p>
<p>L’alfabeto del gusto di Ligucibario® è la più ampia, completa e autorevole “banca dati” dell’enogastronomia ligure. Circa 1.500 voci che Umberto Curti in decenni di lavoro ha redatto e poi aggregato online per tutelare e promuovere le tradizioni regionali. Liberamente fruibile, “oggetto d’innumerevoli tentativi d’imitazione”, conta migliaia di follower e da sempre non contiene alcuna pubblicità. Iscriviti alla newsletter cliccando in homepage il simbolo della busta, e ogni settimana riceverai gratuitamente i nuovi contenuti…</p>
<p>(Luisa Puppo e Umberto Curti, grazie a vaste competenze ed esperienze a fianco di territori e imprese, propongono consulenze, marketing, social media e attività formative per le destinazioni turistiche e l’enogastronomia, con specifici focus sul turismo esperienziale, lo storytelling, l’escursionismo coste/entroterra, e le traduzioni da/in inglese. Contattaci senza impegno su info@ligucibario.com)</p>
<p><strong> </strong></p>
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		<title>Vino navigato</title>
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		<pubDate>Wed, 08 May 2024 15:09:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Luisa]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[albenga]]></category>
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		<description><![CDATA[<p>La sezione di archeologia subacquea nel Museo di Albenga, in Palazzo Peloso Cepolla, bella dimora secentesca, è sorta a metà Novecento dopo la scoperta, sui fondali presso l’isola Gallinaria, di una nave oneraria (da trasporto) degli inizi del I secolo a.C. Sono stati quindi esposti resti della chiglia e vari materiali via via rinvenuti, fra ...<a class="post-readmore" href="https://www.ligucibario.com/alfabeto_del_gusto/vino-navigato/">leggi tutto</a></p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p>La sezione di <strong>archeologia subacquea nel Museo di Albenga</strong>, in Palazzo Peloso Cepolla, bella dimora secentesca, è sorta a metà Novecento dopo la scoperta, sui fondali presso l’isola Gallinaria, di una nave <strong>oneraria</strong> (da trasporto) degli inizi del I secolo a.C. Sono stati quindi esposti resti della chiglia e vari materiali via via rinvenuti, fra cui molte anfore vinarie, collocate così come stavano disposte durante la navigazione, stivate strettamente affinché le une “riparassero” le altre da movimenti e urti. Erano gli anni gloriosi di <strong>Nino Lamboglia</strong>… L’interno dell’anfora veniva impermeabilizzato con pece e resine, donde il “<strong>vino resinato</strong>”, mentre l’imbocco veniva sigillato in vari modi, ad es. con una pigna, o con un tappo di sughero spalmato di pece, ma anche con specifici tappi di ceramica sigillati con calce o pozzolana, una fine cenere vulcanica (si veda anche il mio “<em>Il cibo in Liguria dalla preistoria all’età romana</em>”, ed. De Ferrari, Genova, 2012). Altre 4 anfore, recuperate dal comandante Paccagnella, a bordo del peschereccio “Impavido” che andava a caccia di gamberoni, il 27 maggio 2016 <strong>al largo di Portofino</strong> (700 m di profondità), hanno di fatto svelato una “portacontainer” romana del II – I secolo a. C…. Le anfore, coi bolli del generale e politico Lucio Domizio Enobarbo (49 a.C. – 25), rivelano una precisa origine (quasi una DOP&#8230;), una fornace, e finanche lo schiavo che le aveva cotte. Considerate le generose dimensioni, al momento si era sospettato che appartenessero ad una grossa partita di vino trasportata da un’idonea, capace nave. Tutto ciò attesta che una “storia” dei cosiddetti <strong>vini navigati</strong> è assai antica, e che la Liguria era ieri come oggi sponda dinanzi alla quale si susseguivano le rotte commerciali est-ovest (<strong>Kainua→Genova, nata presso il seno del Mandraccio sotto la collina di Castello, valse da emporio già in epoca etrusca. E Massalia→Marsiglia fu fondata dai greci…</strong>). Purtroppo a quei tempi una nave ogni tre s’inabissava per via del mistral, o per via del libeccio (altri relitti sono infatti a Portovenere, a Diano, ecc.). Approfondire il tema è sempre stimolante. Pare siano stati i “<em>marangoni” </em>genovesi<em> (</em>sommozzatori e palombari noti sin dal Trecento, abili nuotatori anche in apnea) ad individuare non pochi relitti romani dando il via ad una “risalita” di quelle anfore che fossero scampate a mareggiate e naufragi (si noti che marangone è anche, di fatto, sinonimo di cormorano). E pare che quel vino, navigato ma anche sommerso, fosse…migliore di tanti altri. Un segreto – maniman &#8211; da non condividere, da sussurrare lontano dai microfoni, tutt’al più sulla battigia e su qualche banchina appartata&#8230; Un vino quindi che come un santo pellegrino navigava sui <strong>leudi</strong> (l’eroico natante di molto Mediterraneo, sovente carico di ardesie), dentro botti di rovere. Il leudo, forse di origine catalana, più che un natante è un DNA della Liguria di levante, e serviva a trasferire tanti generi di prima necessità, incluso certo il vino (<strong>il gozzo è viceversa barca da pesca</strong>). Da carico, ha linea di galleggiamento molto bassa. E’ stabile in navigazione ma lento, e dunque risultava performante con venti a favore, poiché movimentare il bordo della vela costituisce operazione complessa (solo negli anni ’30 del Novecento si montarono motori). Esistevano <strong>leudi vinaccieri</strong> con botti costruite sottocoperta, e botticelle più piccole in coperta; <strong>leudi formaggiai</strong>, annunciati dal pungente odore; e leudi surari (da sura= ghiaia), caricati di sabbia per l&#8217;edilizia. Esistevano inoltre leudi “minori” che a Sestri Levante chiamavano latini e a Riva Trigoso rivanetti. Nella seconda metà dell&#8217;Ottocento s’adibivano alle battute di pesca con le <strong>manate</strong> (reti in uso fino agli anni &#8217;30 per le acciughe e le sardine) nei mari dell&#8217;Africa o davanti alle coste toscane e laziali. A bordo recavano le scorte di provviste e l&#8217;occorrente per salare i pesci catturati, viravano sui porti essenzialmente per asciugare le reti, o approvvigionarsi, fino al limite della stagione, entro la prima decade di luglio. Ricorrenti erano nei tempi d’oro i traffici sulle “vie dei leudi” con l’Elba, ma anche la Sicilia e la Corsica, e nel 1876 Bartolomeo Bregante prese a commercializzare “vino navigato” tramite una micro-flotta proprio di leudi. In vista delle burrasche invernali i preziosi natanti venivano faticosamente tirati a riva, e passanti e turisti aiutavano gli equipaggi. I leudi in genere sopportavano fino ad un massimo di 300/500 botti, che all’approdo si buttavano in acqua e poi classicamente si spingevano verso terra, sbalordendo gli stranieri che soggiornavano/svernavano in Riviera, poi rotolavano sulla sabbia e venivano infine issate su mezzi di trasporto per esser condotte all’impianto d’imbottigliamento. Era un momento gioioso. Alcune case fronte mare avevano ganci cui appendere i sacchi per il filtraggio del vino. Mormorano così, in loco, che il gusto di quel vino sarebbe stato (positivamente) figlio di salsedine e legno, unico, irripetibile… Ma il trasporto via gomma e i traghetti per le isole subentrarono ai precedenti usi commerciali, e gli ultimi leudi vennero dismessi negli anni ’50. Inoltre i proprietari, anziani o demotivati dalle onerose spese di manutenzione, talora li abbandonarono sulle spiagge, ben malinconico destino. Oggi, uno &#8211; grande e bello &#8211; è visibile sull&#8217;arenile di Sestri Levante, si chiama &#8220;Nuovo aiuto di Dio&#8221;, e talvolta prende il mare per iniziative culturali&#8230;<br />
<strong>Umberto Curti<br />
</strong></p>
<p>L’alfabeto del gusto di Ligucibario® è la più ampia, completa e autorevole “banca dati” dell’enogastronomia ligure. Circa 1.500 voci che Umberto Curti in decenni di lavoro ha redatto e poi aggregato online per tutelare e promuovere le tradizioni regionali. Liberamente fruibile, “oggetto d’innumerevoli tentativi d’imitazione”, conta migliaia di follower e da sempre non contiene alcuna pubblicità. Iscriviti alla newsletter cliccando in homepage il simbolo della busta, e ogni settimana riceverai gratuitamente i nuovi contenuti…</p>
<p>(Luisa Puppo e Umberto Curti, grazie a vaste competenze ed esperienze ormai trentennali a fianco di territori e imprese, propongono consulenze, marketing, social media e attività formative per le destinazioni turistiche, l’enogastronomia e il commercio, con specifici focus sul turismo esperienziale, lo storytelling, l’escursionismo coste/entroterra, e le traduzioni da/in inglese. Contattaci senza impegno su <a href="mailto:info@ligucibario.com">info@ligucibario.com</a>)</p>
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