<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>Ligucibario &#187; fillossera</title>
	<atom:link href="https://www.ligucibario.com/tag/fillossera/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>https://www.ligucibario.com</link>
	<description>elogio dell&#039;etnogastronomia</description>
	<lastBuildDate>Fri, 16 Oct 2026 14:09:40 +0000</lastBuildDate>
	<language>it-IT</language>
	<sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency>
	<generator>https://wordpress.org/?v=4.1.41</generator>
	<item>
		<title>Sbarboro, Andrea</title>
		<link>https://www.ligucibario.com/alfabeto_del_gusto/sbarboro-andrea/</link>
		<comments>https://www.ligucibario.com/alfabeto_del_gusto/sbarboro-andrea/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 06 Oct 2025 09:37:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Luisa]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[amadeo giannini]]></category>
		<category><![CDATA[andrea sbarboro]]></category>
		<category><![CDATA[asti]]></category>
		<category><![CDATA[borzonasca]]></category>
		<category><![CDATA[california]]></category>
		<category><![CDATA[favale di malvaro]]></category>
		<category><![CDATA[fillossera]]></category>
		<category><![CDATA[jack london]]></category>
		<category><![CDATA[luigi di savoia]]></category>
		<category><![CDATA[viticoltura]]></category>

		<guid isPermaLink="false">https://www.ligucibario.com/?post_type=alfabeto_del_gusto&#038;p=26617</guid>
		<description><![CDATA[<p>La diffusione della vite in California è verosimilmente tutta merito di un ligure, nato ad Acero, una frazioncina quasi montana di Borzonasca (GE). Andrea Sbarboro vi nacque nel 1839, figlio di Stefano, che possedeva un mulino con terreni agricoli (la madre di Andrea era forse astigiana). Costui, come tanti allora, nel 1842 emigrò con la ...<a class="post-readmore" href="https://www.ligucibario.com/alfabeto_del_gusto/sbarboro-andrea/">leggi tutto</a></p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.ligucibario.com/alfabeto_del_gusto/sbarboro-andrea/">Sbarboro, Andrea</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://www.ligucibario.com">Ligucibario</a>.</p>
]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>La diffusione della vite in California è verosimilmente tutta merito di un ligure, nato ad Acero, una frazioncina quasi montana di Borzonasca (GE). <strong>Andrea Sbarboro</strong> vi nacque nel 1839, figlio di Stefano, che possedeva un mulino con terreni agricoli (la madre di Andrea era forse astigiana). Costui, come tanti allora, nel 1842 emigrò con la numerosissima famiglia a New York. Nel 1850 Andrea si trasferì tuttavia in California, dove lavorò per alcuni anni in una drogheria (San Francisco) e dove cercò l’oro col fratello Bartolomeo, intraprendendo in seguito altri viaggi e attività industriali. Tanto che in breve tempo seppe fondare &#8211; come il più noto Amadeo Giannini, famiglia originaria di Favale di Malvaro &#8211; una banca dove affluirono i guadagni di molti emigrati italiani. Ed ebbe (da ligure avvezzo alle ripide fasce coi muretti a secco) la lungimiranza di immaginare coltivato a vite il fertile suolo della California, area dal clima in gran parte mediterraneo, la quale offriva immensi spazi al “marketing”, circa 1620 acri (1 acro = 4mila mq)… In tal senso, presso Tenuta Truett l’intraprendente Sbarboro creò dal 1881 una colonia italo-svizzera, denominata Asti, sul Russian river (contea di Sonoma), un fiume che sfocia nel Pacifico. Proprio là dove lo scrittore Jack London (1876-1916) compilò incantate descrizioni nel suo romanzo “La valle della luna” (1913). Infatti London conduceva un ranch presso Glen Ellen (tuttora la proprietà è gestita a livello federale per la coltivazione dell&#8217;uva), e scriveva: &#8220;L&#8217;aria è come il vino. Ciuffi di nebbia marina si posano sulle montagne di Sonoma. Il sole del pomeriggio brilla nel cielo assonnato. Ho tutto per essere felice”. Poco distante sorge anche Sacramento, fondata pochi decenni prima (1839) a partire dall’insediamento New Helvetia di John Sutter. La colonia vitivinicola Asti, un’utopia cooperativistica destinata però a concrete strategie di successo, s’avvalse delle barbatelle spedite da un medico (Giuseppe Ollino) di Rocca d’Arazzo (AT) e delle competenze tutte italiche di Pietro Carlo Rossi, enologo di Dogliani (CN) laureatosi in Farmacia a Torino. Il lavoro di adattamento dei poderi fu enorme, e davvero trasformò la zona in un angolo d’Italia. Sin dall’inizio la Asti si strutturò come comunità autonoma, coi suoi 150 lavoratori retribuiti tra i 30 e i 40 dollari mensili secondo mansioni, oltre al vitto, l’alloggio e il vino. Nel 1896 ricevette in visita Luigi di Savoia, giovane cugino del re d’Italia, con dieci ufficiali del suo seguito. Pochi anni dopo vi giunse anche una rappresentanza di 46 esperti in agricoltura inviati dal governo tedesco espressamente per analizzare i vigneti e le cantine dove il vino prendeva vita. Nel 1903 la comunità vantava già una scuola per i figli delle varie maestranze, un ufficio di posta, una connessione telefonica e telegrafica, giardini, impianti elettrici… La Asti crebbe, insomma, come “company town”, con una stazione ferroviaria sulla Northwestern Pacific e una chiesa cattolica, la Our Lady of Mount Carmel, eretta nel 1907 &#8211; nella classica forma a botte &#8211; col legno delle botti usate. In pratica, il luogo via via diventò sempre più celebre ed assai visitato, con cantine quasi a perdita d’occhio. Gli italiani &#8211; e i ticinesi &#8211; che sapevano di agricoltura vi trovarono sempre buon impiego, sebbene poi nel 1919 il proibizionismo sconquassasse molte abitudini dei consumatori e quindi molte economie (fu abolito solo 14 anni dopo). Infine, non possiamo omettere il ruolo sostanziale che la colonia esercitò durante la sciagura della fillossera in Europa, col malefico afide che distrusse o mise a rischio – via via anche in Liguria &#8211; la quasi totalità dei vitigni. E proprio grazie agli sforzi “intercontinentali” di esperti (fra cui il professor Planchoin di Montpellier) venne saggiato, con immenso sollievo, l&#8217;innesto su radice americana, radice che risulta immune alla più parte delle patologie. Ancora oggi le barbatelle prodotte s’innestano su tale radice. Circa queste straordinarie vicende si veda anche Pietro Pinna, “La valle del vino”, ed. Viella, 2023.<br />
<strong>Umberto Curti<br />
</strong></p>
<p>L’alfabeto del gusto di Ligucibario® è la più ampia, completa e autorevole “banca dati” dell’enogastronomia ligure. Circa 1.500 voci che Umberto Curti in decenni di lavoro ha redatto e poi aggregato online per tutelare e promuovere le tradizioni regionali. Liberamente fruibile, “oggetto d’innumerevoli tentativi d’imitazione”, conta migliaia di follower e da sempre non contiene alcuna pubblicità. Iscriviti alla newsletter cliccando in homepage il simbolo della busta, e ogni settimana riceverai gratuitamente i nuovi contenuti…</p>
<p>(Luisa Puppo e Umberto Curti, grazie a vaste competenze ed esperienze a fianco di territori e imprese, propongono consulenze, marketing, social media e attività formative per le destinazioni turistiche e l’enogastronomia, con specifici focus sul turismo esperienziale, lo storytelling, l’escursionismo coste/entroterra, e le traduzioni da/in inglese. Contattaci senza impegno su <a href="mailto:info@ligucibario.com">info@ligucibario.com</a>)</p>
<p><strong> </strong></p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.ligucibario.com/alfabeto_del_gusto/sbarboro-andrea/">Sbarboro, Andrea</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://www.ligucibario.com">Ligucibario</a>.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>https://www.ligucibario.com/alfabeto_del_gusto/sbarboro-andrea/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Il vino a Valbrevenna</title>
		<link>https://www.ligucibario.com/il-vino-a-valbrevenna/</link>
		<comments>https://www.ligucibario.com/il-vino-a-valbrevenna/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 08 May 2025 08:59:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Luisa]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Ligucibario]]></category>
		<category><![CDATA[ampelografia ligure]]></category>
		<category><![CDATA[Biovoci]]></category>
		<category><![CDATA[canestrelli]]></category>
		<category><![CDATA[castagne grasse]]></category>
		<category><![CDATA[castello di senarega]]></category>
		<category><![CDATA[coniglio]]></category>
		<category><![CDATA[cucina ligure]]></category>
		<category><![CDATA[doc dolceacqua]]></category>
		<category><![CDATA[fillossera]]></category>
		<category><![CDATA[il cibo in liguria dalla preistoria all'età romana]]></category>
		<category><![CDATA[ligucibario]]></category>
		<category><![CDATA[madonna dell'acqua]]></category>
		<category><![CDATA[monte antola]]></category>
		<category><![CDATA[moscatello di taggia]]></category>
		<category><![CDATA[nibbieu da o peigollo rosso]]></category>
		<category><![CDATA[prescinsêua]]></category>
		<category><![CDATA[ravioli]]></category>
		<category><![CDATA[sciactrac]]></category>
		<category><![CDATA[scimiscià]]></category>
		<category><![CDATA[torta baciocca]]></category>
		<category><![CDATA[valbrevenna]]></category>

		<guid isPermaLink="false">https://www.ligucibario.com/?p=26107</guid>
		<description><![CDATA[<p>&#160; &#160; &#160; &#160; &#160; &#160; &#160; &#160; Riccardo Poggio, mio ex (brillante) allievo nei corsi GAE e persona innamorata della Valbrevenna, mi ha inviato un articolo, assai stimolante e subito pubblicato su BioVoci (link qui), relativo alla viticoltura “eroica” che dal 1700 si praticava in quell’entroterra genovese. Valbrevenna, in particolare, è un abitato antico ...<a class="post-readmore" href="https://www.ligucibario.com/il-vino-a-valbrevenna/">leggi tutto</a></p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.ligucibario.com/il-vino-a-valbrevenna/">Il vino a Valbrevenna</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://www.ligucibario.com">Ligucibario</a>.</p>
]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_26108" style="width: 310px" class="wp-caption alignleft"><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2025/05/197.jpg"><img class="size-medium wp-image-26108" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2025/05/197-300x259.jpg" alt="uve a orco feglino (sv)" width="300" height="259" /></a><p class="wp-caption-text">uve a orco feglino (sv)</p></div>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Riccardo Poggio, mio ex (brillante) allievo nei corsi GAE e persona innamorata della <strong>Valbrevenna</strong>, mi ha inviato un articolo, assai stimolante e subito pubblicato su BioVoci (<a title="vino di valbrevenna" href="https://biovoci.blogspot.com/2025/05/il-vino-della-valbrevenna.html" target="_blank">link qui</a>), relativo alla viticoltura “eroica” che dal 1700 si praticava in quell’entroterra genovese. Valbrevenna, in particolare, è un abitato antico &#8211; e conservatosi green &#8211; di circa 740 abitanti, case sparse sulle colline, noto anzitutto per <strong>il santuario della Madonna dell’Acqua</strong> in frazione Molino Vecchio e per alcune tradizioni gastronomiche, pienamente liguri, fra cui le formaggette (vaccine e caprine), ortaggi e frutta, minestrone e polenta nei mesi più freddi, torta baciocca, ravioli, le “castagne grasse” ovvero castagne-cuighe-côi (un secolo fa agivano una dozzina di mulini per castagne…), ricette col coniglio e col cinghiale, canestrelli, mieli e frutti del bosco… Il tomassu, in particolare, era la prescinsêua, la cagliata, che nelle aree rurali sovente fungeva da breakfast.</p>
<p>ll torrente Brevenna nasce dal <strong>monte Antola</strong> (1.597m) e confluisce nello Scrivia ad Avosso, presso Casella, dopo un breve percorso di circa 15 km. Percorre tuttavia piccoli paradisi da hiking e biking, fra mulattiere e immancabili <strong>muretti a secco</strong> (da Piancassina si sale classicamente a Lavazzuoli e poi all’Antola con circa 100 minuti di cammino). Valbrevenna fu a lungo fliscana (donde l’utilizzo del medievale <strong>castello di Senarega</strong>), e il Comune si costituì dopo svariate vicende storiche solo nel 1898, peraltro in un periodo di spopolamento in quanto cresceva purtroppo l’emigrazione – ligure oltre che genovese &#8211; verso le Meriche (emigrazione che successivamente si orientò alle industrie della città di Genova). Oggi l’economia rurale dà qualche segno di ripresa, tenendo conto che alcuni giovani stanno ribellandosi alle globalizzazioni e riconsiderando mestieri e modelli di vita che talora parevano del tutto estinti.</p>
<p>Quanto all’articolo di Riccardo Poggio, affettuoso tributo a realtà (siano di ieri o di oggi) che sempre troveranno spazio su BioVoci, esso, accennando al <strong>nibbiêu da-ö peigöllö rössö</strong>, conferma un’ampelografia ligure complessa e vivace. Personalmente, molti anni fa, presentando a Toirano il mio “<strong>Il cibo in Liguria dalla preistoria all’età romana</strong>” (<a title="i libri di umberto curti" href="https://www.ligucibario.com/i-libri-di-umberto-curti/" target="_blank">link qui</a>), mi trovai dinanzi a varie persone del luogo che non riconoscevano i tanti vitigni locali cui accennavo loro, salvo uno che – così mi fu detto – dava una botta di metilico… E di recente mi sono imbattuto in uno “<strong>Sciactrac</strong>” del 1964, prodotto dal cav. Armando Ansaldo a Riomaggiore, che è – udite udite &#8211; un pinot noir liquoroso…</p>
<p>Poi, ovviamente, alcuni vitigni – e alcune vigne &#8211; sono scomparsi per via anzitutto di 3 cause: a)la loro delicatezza e/o scarsa resa; b)<strong>la tragica fillossera</strong>, che anche in Liguria inferse alcuni colpi di grazia; c)l’insostenibilità economica, poiché produzioni troppo piccole non potevano garantire quel rapporto costi/benefici che è storicamente “appannaggio” di altri (in primis in Piemonte e Toscana).</p>
<p>E’ pur vero che l’istituzione delle DOC, sul modello delle AOC francesi, a partire in Liguria dal <strong>Dolceacqua (1972)</strong>, pur con alcuni limiti ha indotto una diversa sensibilità verso il vinificare bene, e poi ha favorito la riscoperta di alcune varietà dimenticate, fra cui <strong>il Moscatello di Taggia a ponente e lo Scimiscià a levante</strong>. Come sempre, l’auspicio di Ligucibario® è che, senza fanatismi e senza aggettivazioni discutibili (ancestrale, resiliente…), si possano produrre in Liguria vini sempre più puliti, piacevoli, e – oso dirlo &#8211; idonei talvolta a ripristinare coltivazioni là dove esse erano un tempo, prima che le accelerazioni e le turbolenze della contemporaneità le obliterassero. L’entroterra ligure, mi raccomando, richiede <strong>strategie (e momenti formativi) al passo coi tempi, non demagogia</strong> un tanto al chilo…<br />
<strong>Umberto Curti<br />
</strong></p>
<p>(Luisa Puppo e Umberto Curti, grazie a vaste competenze ed esperienze a fianco di territori e imprese, propongono consulenze, marketing, social media e attività formative per le destinazioni turistiche e l’enogastronomia, con specifici focus sul turismo esperienziale, lo storytelling, l’escursionismo coste/entroterra, e le traduzioni da/in inglese. Contattaci senza impegno su info@ligucibario.com)</p>
<div id="attachment_25120" style="width: 285px" class="wp-caption alignleft"><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2025/01/Umbi-bottiglia.jpg"><img class="size-medium wp-image-25120" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2025/01/Umbi-bottiglia-275x300.jpg" alt="Umberto Curti" width="275" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">Umberto Curti</p></div>
<p><strong> </strong></p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.ligucibario.com/il-vino-a-valbrevenna/">Il vino a Valbrevenna</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://www.ligucibario.com">Ligucibario</a>.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>https://www.ligucibario.com/il-vino-a-valbrevenna/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Andrea Sbarboro e il vino della California</title>
		<link>https://www.ligucibario.com/andrea-sbarboro-vino-california/</link>
		<comments>https://www.ligucibario.com/andrea-sbarboro-vino-california/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 02 May 2024 12:52:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Luisa]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Ligucibario]]></category>
		<category><![CDATA[afide]]></category>
		<category><![CDATA[amedeo giannini]]></category>
		<category><![CDATA[andrea sbarboro]]></category>
		<category><![CDATA[asti]]></category>
		<category><![CDATA[borzonasca]]></category>
		<category><![CDATA[california]]></category>
		<category><![CDATA[favale di malvaro]]></category>
		<category><![CDATA[fillossera]]></category>
		<category><![CDATA[jack london]]></category>
		<category><![CDATA[la valle della luna]]></category>
		<category><![CDATA[luigi di savoia]]></category>
		<category><![CDATA[professor planchoin]]></category>
		<category><![CDATA[sacramento]]></category>
		<category><![CDATA[sonoma]]></category>

		<guid isPermaLink="false">https://www.ligucibario.com/?p=22616</guid>
		<description><![CDATA[<p>La diffusione della vite in California è verosimilmente tutta merito di un ligure, nato ad Acero, una frazioncina quasi montana di Borzonasca (GE). Andrea Sbarboro vi nacque nel 1839, figlio di Stefano, che possedeva un mulino con terreni agricoli (la madre di Andrea era forse astigiana). Costui, come tanti allora, nel 1842 emigrò con la ...<a class="post-readmore" href="https://www.ligucibario.com/andrea-sbarboro-vino-california/">leggi tutto</a></p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.ligucibario.com/andrea-sbarboro-vino-california/">Andrea Sbarboro e il vino della California</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://www.ligucibario.com">Ligucibario</a>.</p>
]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_22617" style="width: 310px" class="wp-caption alignleft"><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2024/05/borzonasca.jpg"><img class="size-medium wp-image-22617" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2024/05/borzonasca-300x200.jpg" alt="paesaggio da borzonasca. Foto tratta da LiguriaFood" width="300" height="200" /></a><p class="wp-caption-text">paesaggio da Borzonasca. Foto tratta da LiguriaFood</p></div>
<p>La diffusione della vite in California è verosimilmente tutta merito di un ligure, nato ad Acero, una frazioncina quasi montana di Borzonasca (GE). Andrea Sbarboro vi nacque nel 1839, figlio di Stefano, che possedeva un mulino con terreni agricoli (la madre di Andrea era forse astigiana). Costui, come tanti allora, nel 1842 emigrò con la numerosissima famiglia a New York.</p>
<h2>Andrea Sbarboro, da Borzonasca alla California</h2>
<p>Nel 1850 Andrea si trasferì tuttavia in California, dove lavorò per alcuni anni in una drogheria (San Francisco) e dove cercò l’oro col fratello Bartolomeo, intraprendendo in seguito altri viaggi e attività industriali. Tanto che in breve tempo seppe fondare &#8211; come il più noto Amedeo Giannini, famiglia originaria di Favale di Malvaro &#8211; una banca dove affluirono i guadagni di molti emigrati italiani. Ed ebbe (da ligure avvezzo alle ripide fasce coi muretti a secco) la lungimiranza di immaginare coltivato a vite il fertile suolo della California, area dal clima in gran parte mediterraneo, la quale offriva immensi spazi al “marketing”, circa 1620 acri (1 acro = 4mila mq).<br />
In tal senso, presso Tenuta Truett l’intraprendente Sbarboro creò dal 1881 una colonia italo-svizzera, denominata Asti, sul Russian river (contea di Sonoma), un fiume che sfocia nel Pacifico. Proprio là dove lo scrittore Jack London (1876-1916) compilò incantate descrizioni nel suo romanzo “La valle della luna” (1913). Infatti London conduceva un ranch presso Glen Ellen (tuttora la proprietà è gestita a livello federale per la coltivazione dell&#8217;uva), e scriveva: &#8220;L&#8217;aria è come il vino. Ciuffi di nebbia marina si posano sulle montagne di Sonoma. Il sole del pomeriggio brilla nel cielo assonnato. Ho tutto per essere felice”. Poco distante sorge anche Sacramento, fondata pochi decenni prima (1839) a partire dall’insediamento New Helvetia di John Sutter.</p>
<h2>La colonia vitivinicola Asti (contea di Sonoma)</h2>
<p>La colonia vitivinicola Asti, un’utopia cooperativistica destinata però a concrete strategie di successo, s’avvalse delle barbatelle spedite da un medico (Giuseppe Ollino) di Rocca d’Arazzo (AT) e delle competenze tutte italiche di Pietro Carlo Rossi, enologo di Dogliani (CN) laureatosi in Farmacia a Torino. Il lavoro di adattamento dei poderi fu enorme, e davvero trasformò la zona in un angolo d’Italia. Sin dall’inizio la Asti si strutturò come comunità autonoma, coi suoi 150 lavoratori retribuiti tra i 30 e i 40 dollari mensili secondo mansioni, oltre al vitto, l’alloggio e il vino.<br />
Nel 1896 ricevette in visita Luigi di Savoia, giovane cugino del re d’Italia, con dieci ufficiali del suo seguito. Pochi anni dopo vi giunse anche una rappresentanza di 46 esperti in agricoltura inviati dal governo tedesco espressamente per analizzare i vigneti e le cantine dove il vino prendeva vita. Nel 1903 la comunità vantava già una scuola per i figli delle varie maestranze, un ufficio di posta, una connessione telefonica e telegrafica, giardini, impianti elettrici… La Asti crebbe, insomma, come “company town”, con una stazione ferroviaria sulla Northwestern Pacific e una chiesa cattolica, la Our Lady of Mount Carmel, eretta nel 1907 &#8211; nella classica forma a botte &#8211; col legno delle botti usate.<br />
In pratica, il luogo via via diventò sempre più celebre ed assai visitato, con cantine quasi a perdita d’occhio. Gli italiani &#8211; e i ticinesi &#8211; che sapevano di agricoltura vi trovarono sempre buon impiego, sebbene poi nel 1919 il proibizionismo sconquassasse molte abitudini dei consumatori e quindi molte economie (fu abolito solo 14 anni dopo).<br />
Infine, non possiamo omettere il ruolo sostanziale che la colonia esercitò durante la sciagura della filossera in Europa, col malefico afide che distrusse o mise a rischio – via via anche in Liguria &#8211; la quasi totalità dei vitigni. E proprio grazie agli sforzi “intercontinentali” di esperti (fra cui il professor Planchoin di Montpellier) venne saggiato, con immenso sollievo, l&#8217;innesto su radice americana, radice che risulta immune alla più parte delle patologie. Ancora oggi le barbatelle prodotte s’innestano su tale radice.</p>
<p>Circa queste straordinarie vicende si veda anche Pietro Pinna, “La valle del vino”, ed. Viella, 2023.<br />
<a href="https://www.ligucibario.com/umberto-curti-luisa-puppo/" target="_blank"><strong>Umberto Curti</strong></a></p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.ligucibario.com/andrea-sbarboro-vino-california/">Andrea Sbarboro e il vino della California</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://www.ligucibario.com">Ligucibario</a>.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>https://www.ligucibario.com/andrea-sbarboro-vino-california/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Rossese bianco</title>
		<link>https://www.ligucibario.com/alfabeto_del_gusto/rossese-bianco/</link>
		<comments>https://www.ligucibario.com/alfabeto_del_gusto/rossese-bianco/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 22 Mar 2024 14:48:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Luisa]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[biodiversità]]></category>
		<category><![CDATA[cinque terre]]></category>
		<category><![CDATA[cucina ligure]]></category>
		<category><![CDATA[dolceacqua]]></category>
		<category><![CDATA[fillossera]]></category>
		<category><![CDATA[formaggi avetani]]></category>
		<category><![CDATA[giorgio gallesio]]></category>
		<category><![CDATA[liguria orientale]]></category>
		<category><![CDATA[martinotti]]></category>
		<category><![CDATA[minestrone]]></category>
		<category><![CDATA[pansoti]]></category>
		<category><![CDATA[razzese]]></category>
		<category><![CDATA[rossese bianco]]></category>
		<category><![CDATA[ruzzese]]></category>
		<category><![CDATA[tegame di vernazza]]></category>
		<category><![CDATA[vitigno vermentino]]></category>

		<guid isPermaLink="false">https://www.ligucibario.com/?post_type=alfabeto_del_gusto&#038;p=22337</guid>
		<description><![CDATA[<p>È un’uva &#8211; ovviamente a bacca bianca &#8211; documentata da fine ‘800 nelle Langhe, a Monforte d’Alba e nei minuscoli centri di Sinio e Roddino, ma si sospetta provenienza delle Cinque Terre, dove, tra i terrazzamenti che scolpiscono in fasce i declivi verticali verso gli scogli e le calette, sono stati reperiti vecchi ceppi con ...<a class="post-readmore" href="https://www.ligucibario.com/alfabeto_del_gusto/rossese-bianco/">leggi tutto</a></p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.ligucibario.com/alfabeto_del_gusto/rossese-bianco/">Rossese bianco</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://www.ligucibario.com">Ligucibario</a>.</p>
]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>È un’uva &#8211; ovviamente a bacca bianca &#8211; documentata da fine ‘800 nelle Langhe, a Monforte d’Alba e nei minuscoli centri di Sinio e Roddino, ma si sospetta provenienza delle Cinque Terre, dove, tra i terrazzamenti che scolpiscono in fasce i declivi verticali verso gli scogli e le calette, sono stati reperiti vecchi ceppi con analogie ampelografiche. V’è chi presume che il Rossese bianco piemontese sia connesso alla memoria dell’antico e oramai “estinto” Razzese/ruzzese delle Cinque Terre. Seguendo il conte Giorgio Gallesio, diplomatico e agronomo nato nel 1772 a Finalborgo (SV), tuttora una “autorità” in materia, il Rossese bianco è effettivamente tipico della Liguria orientale che così lo nomina per le peculiarità cromatiche del rosso sfumato, colore acquisito dalla buccia (bianca) che via via matura. E lo accosta niente meno che ai Madera. Le indagini sul Rossese nondimeno sono complesse poiché: 1)da un lato, come per tutti i nomi d’uva che accennino al colore dell’acino, abbiamo denominazioni riferite a varietà anche tanto incongrue fra di loro; 2)dall’altro lato, con Rossese si denotano sia tipologie a bacca rossa, quali il Rossese di Dolceacqua, sia bianca, appunto quali il Rossese bianco anche di Ponente (Soldano, San Biagio della Cima, viti pre-fillossera…) * e quello piemontese.  Nel registro dei vitigni piemontesi si constata al riguardo che l’acino, sottoposto all’azione solare, acquisisce una tinta giallo ambrata che tende al rosa o rosso rame, donde il nome dell’uva.  Come appuntava nel 1891 il Martinotti, direttore della Regia Stazione di Enologia di Asti, era uso che una volta piantando a dimora una vigna “<em>si mettesse di tutto un po’, tutto alla rinfusa”, </em>e risultavano poi tanto numerose le varietà che sovente lo stesso viticoltore ne trascurava<em> “persino il nome</em>”… Lo stesso Martinotti contestava, però, che tale ammassamento varietale avrebbe causato la criticità opposta, ovvero la dismissione delle varietà minori, viceversa degne di tutela. Da alcuni anni &#8211; per fortuna – si è riconosciuta l’importanza dell’abbondanza varietale, un asset della biodiversità italiana, e su tale tendenza da metà anni ‘70 il Rossese bianco è tornato in scena in vecchi vigneti di Monforte d’Alba, a cura di un insieme di coltivatori che ne hanno testato con successo anche commerciale la vinificazione in purezza. Purtroppo ciò non avviene in Liguria, ov’è viceversa una varietà quasi “ripudiata” per via delle scarse rese, a favore del vitigno bosco, nelle Cinque Terre, e del vermentino più in generale, che presenzia 4 DOC regionali… Peccato, perché potrebbe abbinarsi validamente a minestrone genovese, pansoti, tegame di Vernazza, formaggi avetani non eccessivamente stagionati…</p>
<p>* distinto dal suo presunto clone albese e tanto meno imparentato col siciliano grillo, come taluni frettolosamente affermano.<br />
<strong>Umberto Curti<br />
</strong></p>
<p>L’alfabeto del gusto di Ligucibario® è la più ampia, completa e autorevole “banca dati” dell’enogastronomia ligure. Circa 1.500 voci che Umberto Curti in decenni di lavoro ha redatto e poi aggregato online per tutelare e promuovere le tradizioni regionali. Liberamente fruibile, “oggetto d’innumerevoli tentativi d’imitazione”, conta migliaia di follower e da sempre non contiene alcuna pubblicità. Iscriviti alla newsletter cliccando in homepage il simbolo della busta, e ogni settimana riceverai gratuitamente i nuovi contenuti…</p>
<p>(Luisa Puppo e Umberto Curti, grazie a vaste competenze ed esperienze a fianco di territori e imprese, propongono consulenze, marketing, social media e attività formative per le destinazioni turistiche e l’enogastronomia, con specifici focus sul turismo esperienziale, lo storytelling, l’escursionismo coste/entroterra, e le traduzioni da/in inglese. Contattaci senza impegno su <a href="mailto:info@ligucibario.com">info@ligucibario.com</a>)</p>
<p><strong> </strong></p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.ligucibario.com/alfabeto_del_gusto/rossese-bianco/">Rossese bianco</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://www.ligucibario.com">Ligucibario</a>.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>https://www.ligucibario.com/alfabeto_del_gusto/rossese-bianco/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>12 ottobre, un giorno per Colombo</title>
		<link>https://www.ligucibario.com/12-ottobre-colombo/</link>
		<comments>https://www.ligucibario.com/12-ottobre-colombo/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 12 Oct 2023 08:21:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Luisa]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Ligucibario]]></category>
		<category><![CDATA[12 ottobre]]></category>
		<category><![CDATA[biblioteca berio]]></category>
		<category><![CDATA[cacao]]></category>
		<category><![CDATA[cogoleto]]></category>
		<category><![CDATA[colombo]]></category>
		<category><![CDATA[dieta mediterranea]]></category>
		<category><![CDATA[dorifora]]></category>
		<category><![CDATA[fagioli]]></category>
		<category><![CDATA[fillossera]]></category>
		<category><![CDATA[genova]]></category>
		<category><![CDATA[mais]]></category>
		<category><![CDATA[patata]]></category>
		<category><![CDATA[peperoni]]></category>
		<category><![CDATA[pomodoro]]></category>
		<category><![CDATA[saperecoop]]></category>
		<category><![CDATA[zucche]]></category>

		<guid isPermaLink="false">https://www.ligucibario.com/?p=21861</guid>
		<description><![CDATA[<p>12 ottobre, un giorno per Colombo Riconsegnando Colombo ai suoi tempi, siamo oggettivamente di fronte a imprese e navigazioni che cambiarono il corso della storia. Un fenomeno che riguarda anche quelle relazioni alimentari (via via bidirezionali) tra Nuovo e Vecchio Mondo che originarono dagli sbarchi di Colombo e poi di altri. Il 12 ottobre Genova celebra ...<a class="post-readmore" href="https://www.ligucibario.com/12-ottobre-colombo/">leggi tutto</a></p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.ligucibario.com/12-ottobre-colombo/">12 ottobre, un giorno per Colombo</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://www.ligucibario.com">Ligucibario</a>.</p>
]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-medium wp-image-21862" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2023/10/colombo-225x300.jpg" alt="colombo" width="225" height="300" /></p>
<p>12 ottobre, un giorno per Colombo</p>
<p><em><strong>Riconsegnando Colombo ai suoi tempi</strong>, siamo oggettivamente di fronte a imprese e navigazioni che cambiarono il corso della storia. Un fenomeno che riguarda anche quelle relazioni alimentari (via via bidirezionali) tra Nuovo e Vecchio Mondo che originarono dagli sbarchi di Colombo e poi di altri.</em></p>
<p>Il <strong>12 ottobre Genova celebra la giornata di Cristoforo Colombo</strong> (Cogoleto, che convintamente ne rivendica i natali, l’ha preceduta di qualche giorno…).<br />
Da alcuni anni l’esploratore è purtroppo risultato un personaggio “divisivo”, per alcune vicende che lo riguardarono. Ma ciò, mi permetto di dire, un po’ confligge con lo sguardo storicistico, che opportunamente insegna a non valutare gli accadimenti di ieri con lo sguardo (ideologico) di oggi…<br />
Sia come sia, e <strong>riconsegnando Colombo ai suoi tempi</strong>, com’è suo &#8220;diritto&#8221;, siamo oggettivamente di fronte a imprese e navigazioni che cambiarono il corso della storia, e soprattutto “chiusero” – non solo cronologicamente &#8211; il Medioevo (epoca cui tuttavia si tributarono nel tempo giudizi frettolosi). Non a caso, Colombo risulta uno dei personaggi più indagati dagli storiografi, e la magnifica <strong>Biblioteca Civica Berio</strong>, a Genova, possiede una raccolta dedicata, circa 5mila volumi ed opuscoli relativi a Cristoforo Colombo e alla scoperta dell’America dal ‘500 ai giorni nostri. Ne fa parte poi il Fondo donato da <strong>Paolo Emilio Taviani</strong> * nel corso del 2000 (Taviani mancò l’anno seguente), che include anche molte pubblicazioni dell’America centromeridionale…</p>
<h2>Le relazioni alimentari tra Nuovo e Vecchio Mondo, un processo bidirezionale</h2>
<p>Mi piace qui aggiungere che il Laboratorio &#8220;<a href="https://www.saperecoop-liguria.it/banca-delle-tradizioni/" target="_blank">Il viaggio del cibo</a>&#8221; offerto alle scuole, che <strong>COOP Liguria conferma nel suo progetto <em>Saperecoop,</em></strong> e che mi affida per quanto attiene ai contenuti “di partenza” su cui ingaggiare gli insegnanti, riguarda proprio quelle relazioni alimentari (via via bidirezionali) tra Nuovo e Vecchio Mondo che originarono dagli sbarchi di Colombo e poi di altri.<br />
Un flusso di <strong>cibi &#8211; e materie prime &#8211; che certo rivoluzionarono la mensa e la quotidianità europee</strong>, si pensi al mais, alla patata, al pomodoro, a zucche e zucchine, a peperoni e peperoncini, a fagioli e fagiolini, al cacao… In effetti, molta &#8220;dieta&#8221; che oggi chiamiamo mediterranea (&#8220;ubicandola&#8221; nel Mare Nostrum) quasi non potrebbe esistere senza l’apporto prezioso di scoperte e varietà alloctone. Poi, ogni risorsa fa caso a sé, si diffidò della patata e del pomodoro per due secoli, si mangiò così tanta polenta &#8211; e null&#8217;altro &#8211; da ammalarsi e morire di pellagra, si bevve molta cioccolata prima di decidersi a trasformarla in cioccolato solido, ma oggi si morde molto più che sorseggiarla&#8230;<br />
Parallelamente, dal Nuovo Mondo giunsero anche <strong>la fillossera, la dorifora…</strong>, ma questa è una storia cui giocoforza accenniamo un po’ più “sottovoce”…<br />
Personalmente, credo che l’indagine storica sui cibi si confermi uno dei veicoli migliori per comprendere i popoli e gli avvenimenti di cui furono soggetti. E che là dove l’umanità si privasse di scambi e interazioni con l’altro-da-sé tanta pietanza della vita mancherebbe pian piano di sale.<br />
* fu storico, economista, e politico di centro.<br />
<strong>Umberto Curti</strong></p>
<p><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2013/03/008.jpg"><img class="size-medium wp-image-16920" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2013/03/008-300x225.jpg" alt="umberto curti in action" width="300" height="225" /></a></p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.ligucibario.com/12-ottobre-colombo/">12 ottobre, un giorno per Colombo</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://www.ligucibario.com">Ligucibario</a>.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>https://www.ligucibario.com/12-ottobre-colombo/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>&#8220;La nostra storia&#8221; scopre il Nuovo Mondo</title>
		<link>https://www.ligucibario.com/la-nostra-storia-scopre-il-nuovo-mondo/</link>
		<comments>https://www.ligucibario.com/la-nostra-storia-scopre-il-nuovo-mondo/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 28 Mar 2023 10:16:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Luisa]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Ligucibario]]></category>
		<category><![CDATA[buscar el levante por el poniente]]></category>
		<category><![CDATA[cacao]]></category>
		<category><![CDATA[cristoforo colombo]]></category>
		<category><![CDATA[dorifora]]></category>
		<category><![CDATA[fagioli]]></category>
		<category><![CDATA[fillossera]]></category>
		<category><![CDATA[genova]]></category>
		<category><![CDATA[mais]]></category>
		<category><![CDATA[neirone]]></category>
		<category><![CDATA[padre michele dondero]]></category>
		<category><![CDATA[paolo zerbini]]></category>
		<category><![CDATA[patate]]></category>
		<category><![CDATA[pellagra]]></category>
		<category><![CDATA[peperoni]]></category>
		<category><![CDATA[pomodori]]></category>
		<category><![CDATA[storytelling]]></category>
		<category><![CDATA[telenord]]></category>
		<category><![CDATA[via di porta soprana]]></category>
		<category><![CDATA[zucche]]></category>

		<guid isPermaLink="false">https://www.ligucibario.com/?p=21498</guid>
		<description><![CDATA[<p>Nelle materie che più “occupano” la mia professione (turismo enogastronomico, mediterraneità…), storytelling è divenuta – legittimamente – parola centrale. L’italiano non riesce granché a “tradurla”, certo non è raccontare storie. Viceversa, comunicare attraverso racconti rende meglio l’idea di fondo che la nutre… “La nostra storia”, il format di Paolo Zerbini in onda su Telenord, è ...<a class="post-readmore" href="https://www.ligucibario.com/la-nostra-storia-scopre-il-nuovo-mondo/">leggi tutto</a></p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.ligucibario.com/la-nostra-storia-scopre-il-nuovo-mondo/">&#8220;La nostra storia&#8221; scopre il Nuovo Mondo</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://www.ligucibario.com">Ligucibario</a>.</p>
]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2023/03/DSCN0928.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-21499" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2023/03/DSCN0928-225x300.jpg" alt="DSCN0928" width="225" height="300" /></a>Nelle materie che più “occupano” la mia professione (turismo enogastronomico, mediterraneità…), <strong>storytelling</strong> è divenuta – legittimamente – parola centrale. L’italiano non riesce granché a “tradurla”, certo <em>non è raccontare storie</em>. Viceversa, <em>comunicare attraverso racconti</em> rende meglio l’idea di fondo che la nutre…<br />
<strong>“La nostra storia”, il format di Paolo Zerbini in onda su Telenord</strong>, è un riuscito storytelling, che ricrea le storie della città di <strong>Genova</strong> – vecchie e nuove, antiche e recenti &#8211; mescolando voci, immagini, saperi, aneddoti, tradizioni.<br />
Sono stato ospite della bellissima puntata, che vi suggerisco, amici Lettori, di vedere <a title="la nostra storia telenord" href="https://telenord.it/la-nostra-storia-quinta-puntata-55075/" target="_blank">a questo link</a> , dedicata a <strong>Cristoforo Colombo</strong>, alle sue imprese temerarie, e a tutte le conseguenze che quella scoperta produsse sul Vecchio Mondo…<br />
In compagnia dello storico Pierangelo Castagneto (che incrociai ai tempi dell’Università, in quanto amico di un amico e allievo del professor Rotta), dell’architetto Luca Mazzari, del giornalista Gessi Adamoli e dell’intrattenitore Roby Carletta, abbiamo – ciascuno dal proprio àmbito di competenza – viaggiato col celebre esploratore, per <em>buscar el levante por el poniente</em>, approfondendo la geografia e la navigazione del tempo, e i mille risvolti di una vicenda, umana oltre che economica, che cambiò i destini di molta umanità…<br />
Avvincente, come sempre, il video curato da Gessi Adamoli e Andrea Rivellini, i quali descrivono <strong>la giovinezza genovese di Colombo (il cui padre si occupò non senza grattacapi di politica…)</strong> e quella casa che oggi in <strong>via di Porta Soprana</strong> molti turisti visitano meravigliati, ennesima risorsa culturale che la Superba propone ai suoi ormai numerosi ospiti.<br />
A me, naturalmente, il gradito compito di narrare la rivoluzione culinaria indotta – nel bene e nel male &#8211; dagli ingredienti e materiali che via via approdarono in Europa, anzitutto, ma non solo, nei porti di Siviglia, Genova…<br />
<strong>Patate, pomodori, mais, fagioli e fagiolini, zucche e zucchini, peperoni e peperoncini, cacao, ma (last not least) pure coca, curaro, china, guano</strong>. Ognuno di essi, di nuovo, racconta una storia, composta da cento microstorie, si pensi alla patata, &#8220;temuta&#8221; in quanto ipogea, forse diabolica, poi sdoganata a furia di esperimenti e di omelie da quel <strong>Padre Michele Dondero</strong> che dalle parti di Neirone, in <strong>val Fontanabuona</strong>, sopra Recco, fu agronomo tra i più pionieristici&#8230;<br />
E Nuovo Mondo, di fatto, significò anche pellagra, fillossera, dorifora… Una medaglia, si sa, propone sempre due facce, una migliore ed una meno rassicurante. Come la luna, aggiungerebbero forse i Pink Floyd.<br />
&#8220;Buio in studio!&#8221;, conclude Paolo Zerbini. Alla prossima!<br />
<strong>Umberto Curti<br />
<a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2021/07/umberto-curti.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-20548" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2021/07/umberto-curti-300x168.jpg" alt="umberto curti" width="300" height="168" /></a><br />
</strong></p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.ligucibario.com/la-nostra-storia-scopre-il-nuovo-mondo/">&#8220;La nostra storia&#8221; scopre il Nuovo Mondo</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://www.ligucibario.com">Ligucibario</a>.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>https://www.ligucibario.com/la-nostra-storia-scopre-il-nuovo-mondo/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>La fillossera. E&#8217; una malattia, o un insetto?</title>
		<link>https://www.ligucibario.com/vino_domande_e_risposte/fillossera-malattia-insetto/</link>
		<comments>https://www.ligucibario.com/vino_domande_e_risposte/fillossera-malattia-insetto/#comments</comments>
		<pubDate>Sun, 08 Jun 2014 13:08:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Ligucibario]]></category>
		<category><![CDATA[Liguvinario]]></category>
		<category><![CDATA[fillossera]]></category>
		<category><![CDATA[oidio e peronospera]]></category>
		<category><![CDATA[piede franco]]></category>
		<category><![CDATA[Vino: Domande e Risposte]]></category>

		<guid isPermaLink="false">https://www.ligucibario.com/?post_type=machetto_vinofaq&#038;p=15914</guid>
		<description><![CDATA[<p>E&#8217; una malattia indotta da un insetto parassita, e purtroppo il terrore appare sempre giustificato, dato che la vite è pianta vulnerabile, ed esige instancabili verifiche e &#8220;manutenzioni&#8221;. I suoi nemici non sono soltanto gli afidi della fillossera, essa infatti teme anche vari funghi (l’oidio, il mal dell’esca e la peronospora), un fitoplasma detto flavescenza ...<a class="post-readmore" href="https://www.ligucibario.com/vino_domande_e_risposte/fillossera-malattia-insetto/">leggi tutto</a></p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.ligucibario.com/vino_domande_e_risposte/fillossera-malattia-insetto/">La fillossera. E&#8217; una malattia, o un insetto?</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://www.ligucibario.com">Ligucibario</a>.</p>
]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>E&#8217; una malattia indotta da un insetto parassita, e purtroppo il terrore appare sempre giustificato, dato che la vite è pianta vulnerabile, ed esige instancabili verifiche e &#8220;manutenzioni&#8221;. I suoi nemici non sono soltanto gli afidi della <em>fillossera</em>, essa infatti teme anche vari funghi (l’<em>oidio</em>, il <em>mal dell’esca</em> e la <em>peronospora</em>), un fitoplasma detto <em>flavescenza dorata</em>, e le idrometeore, sotto forma soprattutto di grandine.</p>
<p>La fillossera (il cui nome scientifico, sinistramente, è philloxera vastatrix!) origina dalle Montagne Rocciose orientali negli Stati Uniti, arrivò in Francia nel 1863 e poi un po’ ovunque in Europa. Nel 1879 spazzò via la viticoltura della Valtellina e dell’Oltrepo Pavese. Nel suo generarsi partogenetico assale la pianta alla radice oppure in altri apparati. La vite europea si mostrò attaccabilissima alla radice, e inutili risultarono i primi rudimentali esperimenti a difesa, con l’orina, la fuliggine, l’aglio pestato, alcune sostanze chimiche… La calamità riguardò meno le viti su terreno sabbioso, ad es. vicino al mare in Romagna, dove l&#8217;afide si muove a stento e dunque non prolifera.</p>
<p>La vittoria sulla catastrofe, a partire dal 1880, fu merito del cosiddetto innesto, cioè innestando la vite europea su una radice americana, che è immune dal male (viti a <em>piede franco</em> sono viceversa quelle che si sono salvate e perciò non hanno richiesto portainnesto americano). La tecnica, letteralmente salvifica, fu ideata dal prof. Planchoin di Montpellier, e impedì la desertificazione dei vigneti europei, francesi e italiani in particolare.</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.ligucibario.com/vino_domande_e_risposte/fillossera-malattia-insetto/">La fillossera. E&#8217; una malattia, o un insetto?</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://www.ligucibario.com">Ligucibario</a>.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>https://www.ligucibario.com/vino_domande_e_risposte/fillossera-malattia-insetto/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Ruzzese</title>
		<link>https://www.ligucibario.com/alfabeto_del_gusto/ruzzese/</link>
		<comments>https://www.ligucibario.com/alfabeto_del_gusto/ruzzese/#comments</comments>
		<pubDate>Sat, 16 Feb 2013 17:14:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Alfabeto del Gusto di Umberto Curti]]></category>
		<category><![CDATA[R - Alfabeto]]></category>
		<category><![CDATA[ampelografia ligure]]></category>
		<category><![CDATA[arcola]]></category>
		<category><![CDATA[bonassola]]></category>
		<category><![CDATA[fillossera]]></category>
		<category><![CDATA[papato]]></category>
		<category><![CDATA[razzese]]></category>
		<category><![CDATA[ruzzese]]></category>
		<category><![CDATA[vitigno]]></category>

		<guid isPermaLink="false">https://www.ligucibario.com/?post_type=alfabeto_del_gusto&#038;p=9746</guid>
		<description><![CDATA[<p>Antico vitigno (uva bianca) dell’area di Arcola (SP), più rustico dell’albarola, ma resistente e produttivo, piacevole anche a vinificarsi da solo (nei secoli passati si vinificava passito e strapiaceva al Papato in Vaticano&#8230;). Ricorre anche come &#8220;razzese&#8221;, nei confusi lessici dell&#8217;ampelografia ligure. A Bonassola (SP), su terrazzamenti vista mare, è oggetto dal 2015 di un ...<a class="post-readmore" href="https://www.ligucibario.com/alfabeto_del_gusto/ruzzese/">leggi tutto</a></p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.ligucibario.com/alfabeto_del_gusto/ruzzese/">Ruzzese</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://www.ligucibario.com">Ligucibario</a>.</p>
]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Antico vitigno (uva bianca) dell’area di Arcola (SP), più rustico dell’<a title="Albarola" href="https://www.ligucibario.com/alfabeto_del_gusto/albarola/">albarola</a>, ma resistente e produttivo, piacevole anche a vinificarsi da solo (nei secoli passati si vinificava passito e strapiaceva al Papato in Vaticano&#8230;). Ricorre anche come &#8220;razzese&#8221;, nei confusi lessici dell&#8217;ampelografia ligure. A Bonassola (SP), su terrazzamenti vista mare, è oggetto dal 2015 di un prezioso recupero, perché la fillossera, il malefico afide, picchiò duro anche su quest&#8217;area ligure di levante, e il ruzzese venne offuscato dal vitigno bosco. Ma a Bonassola 77 barbatelle hanno felicemente attecchito, ed oggi si può apprezzare un calice dai sentori di albicocca essiccata e dattero&#8230; Non posso infine esimermi dal suggerire quantomeno la lettura di Schneider &#8211; Raimondi, &#8220;Razzesi, rocesi, rossesi. Vitigni storici della Liguria&#8230;&#8221;, in &#8220;In terra vineata. La vite e il vino in territorio ligure&#8230;&#8221;, ed. Philobiblon, Ventimiglia (IM), 2014, pp. 414-419.<br />
<strong>Umberto Curti<br />
</strong></p>
<p>L’alfabeto del gusto di Ligucibario® è la più ampia, completa e autorevole “banca dati” dell’enogastronomia ligure. Circa 1.500 voci che Umberto Curti in decenni di lavoro ha redatto e poi aggregato online per tutelare e promuovere le tradizioni regionali. Liberamente fruibile, “oggetto d’innumerevoli tentativi d’imitazione”, conta migliaia di follower e da sempre non contiene alcuna pubblicità. Iscriviti alla newsletter cliccando in homepage il simbolo della busta, e ogni settimana riceverai gratuitamente i nuovi contenuti…</p>
<p>(Luisa Puppo e Umberto Curti, grazie a vaste competenze ed esperienze a fianco di territori e imprese, propongono consulenze, marketing, social media e attività formative per le destinazioni turistiche e l’enogastronomia, con specifici focus sul turismo esperienziale, lo storytelling, l’escursionismo coste/entroterra, e le traduzioni da/in inglese. Contattaci senza impegno su <a href="mailto:info@ligucibario.com">info@ligucibario.com</a>)</p>
<p><strong> </strong></p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.ligucibario.com/alfabeto_del_gusto/ruzzese/">Ruzzese</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://www.ligucibario.com">Ligucibario</a>.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>https://www.ligucibario.com/alfabeto_del_gusto/ruzzese/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Pisano</title>
		<link>https://www.ligucibario.com/alfabeto_del_gusto/pisano/</link>
		<comments>https://www.ligucibario.com/alfabeto_del_gusto/pisano/#comments</comments>
		<pubDate>Sat, 16 Feb 2013 16:46:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Alfabeto del Gusto di Umberto Curti]]></category>
		<category><![CDATA[P - Alfabeto]]></category>
		<category><![CDATA[albisola]]></category>
		<category><![CDATA[ampelografia ligure]]></category>
		<category><![CDATA[chabrol]]></category>
		<category><![CDATA[ellera]]></category>
		<category><![CDATA[fillossera]]></category>
		<category><![CDATA[pisano]]></category>
		<category><![CDATA[uva nera]]></category>

		<guid isPermaLink="false">https://www.ligucibario.com/?post_type=alfabeto_del_gusto&#038;p=9719</guid>
		<description><![CDATA[<p>Vitigno (uva nera) di Ellera, frazione di Albisola Superiore (SV) . Il conte Volvic di Chabrol, commissario napoleonico per il dipartimento di Montenotte (Savonese e parte dell’Imperiese) lo aveva segnalato, nei suoi report, come uno dei migliori. Si consideri che l&#8217;area, dall&#8217;ampelografia complessa, fu investita dalla fillossera. A Chabrol dobbiamo anche la descrizione della dieta ...<a class="post-readmore" href="https://www.ligucibario.com/alfabeto_del_gusto/pisano/">leggi tutto</a></p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.ligucibario.com/alfabeto_del_gusto/pisano/">Pisano</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://www.ligucibario.com">Ligucibario</a>.</p>
]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Vitigno (uva nera) di Ellera, frazione di Albisola Superiore (SV) .<br />
Il conte Volvic di Chabrol, commissario napoleonico per il dipartimento di Montenotte (Savonese e parte dell’Imperiese) lo aveva segnalato, nei suoi report, come uno dei migliori. Si consideri che l&#8217;area, dall&#8217;ampelografia complessa, fu investita dalla fillossera.</p>
<p>A Chabrol dobbiamo anche la descrizione della dieta contadina savonese (siamo intorno al 1824):</p>
<blockquote><p>“La colazione, nelle giornate migliori consiste in 10 once di pane con cipolle; il pranzo in una minestra di fave, a volte con riso o pasta, e con un po’ d’olio; la cena è fatta di una minestra di verdure o di rape, oppure di fave, o di patate, o infine di polenta, magari con l’aggiunta di qualche fico secco e di un po’ di pane. Quando è malato il contadino mangia della semola, o dei vermicelli all’olio”&#8230;<br />
<strong>Umberto Curti<br />
</strong></p>
<p>L’alfabeto del gusto di Ligucibario® è la più ampia, completa e autorevole “banca dati” dell’enogastronomia ligure. Circa 1.500 voci che Umberto Curti in decenni di lavoro ha redatto e poi aggregato online per tutelare e promuovere le tradizioni regionali. Liberamente fruibile, “oggetto d’innumerevoli tentativi d’imitazione”, conta migliaia di follower e da sempre non contiene alcuna pubblicità. Iscriviti alla newsletter cliccando in homepage il simbolo della busta, e ogni settimana riceverai gratuitamente i nuovi contenuti…</p>
<p>(Luisa Puppo e Umberto Curti, grazie a vaste competenze ed esperienze a fianco di territori e imprese, propongono consulenze, marketing, social media e attività formative per le destinazioni turistiche e l’enogastronomia, con specifici focus sul turismo esperienziale, lo storytelling, l’escursionismo coste/entroterra, e le traduzioni da/in inglese. Contattaci senza impegno su <a href="mailto:info@ligucibario.com">info@ligucibario.com</a>)</p>
<p><strong> </strong></p></blockquote>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.ligucibario.com/alfabeto_del_gusto/pisano/">Pisano</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://www.ligucibario.com">Ligucibario</a>.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>https://www.ligucibario.com/alfabeto_del_gusto/pisano/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Aurora</title>
		<link>https://www.ligucibario.com/alfabeto_del_gusto/aurora/</link>
		<comments>https://www.ligucibario.com/alfabeto_del_gusto/aurora/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 30 Nov 2012 20:36:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[A - Alfabeto]]></category>
		<category><![CDATA[Alfabeto del Gusto di Umberto Curti]]></category>
		<category><![CDATA[albisola]]></category>
		<category><![CDATA[aurora]]></category>
		<category><![CDATA[ellera]]></category>
		<category><![CDATA[fillossera]]></category>
		<category><![CDATA[noli]]></category>
		<category><![CDATA[vitigni liguri]]></category>

		<guid isPermaLink="false">https://www.ligucibario.com/?post_type=alfabeto_del_gusto&#038;p=722</guid>
		<description><![CDATA[<p>Aurora, vitigni (uva nera) ad Ellera, frazione di Albisola Superiore (SV), acquistati nella vicina Noli dopo la strage di fillossera del 1910 (poi la patologia iniziò per fortuna a decrescere). Se ne traeva un vino ruvido, da attenuarsi a lungo in bottiglia… Umberto Curti L’alfabeto del gusto di Ligucibario® è la più ampia, completa e ...<a class="post-readmore" href="https://www.ligucibario.com/alfabeto_del_gusto/aurora/">leggi tutto</a></p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.ligucibario.com/alfabeto_del_gusto/aurora/">Aurora</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://www.ligucibario.com">Ligucibario</a>.</p>
]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Aurora, vitigni (uva nera) ad Ellera, frazione di Albisola Superiore (SV), acquistati nella vicina Noli dopo la strage di fillossera del 1910 (poi la patologia iniziò per fortuna a decrescere). Se ne traeva un vino ruvido, da attenuarsi a lungo in bottiglia…</p>
<p><strong>Umberto Curti<br />
</strong></p>
<p>L’alfabeto del gusto di Ligucibario® è la più ampia, completa e autorevole “banca dati” dell’enogastronomia ligure. Circa 1.500 voci che Umberto Curti in decenni di lavoro ha redatto e poi aggregato online per tutelare e promuovere le tradizioni regionali. Liberamente fruibile, “oggetto d’innumerevoli tentativi d’imitazione”, conta migliaia di follower e da sempre non contiene alcuna pubblicità. Iscriviti alla newsletter cliccando in homepage il simbolo della busta, e ogni settimana riceverai gratuitamente i nuovi contenuti…</p>
<p>(Luisa Puppo e Umberto Curti, grazie a vaste competenze ed esperienze a fianco di territori e imprese, propongono consulenze, marketing, social media e attività formative per le destinazioni turistiche e l’enogastronomia, con specifici focus sul turismo esperienziale, lo storytelling, l’escursionismo coste/entroterra, e le traduzioni da/in inglese. Contattaci senza impegno su info@ligucibario.com)</p>
<p><strong> </strong></p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.ligucibario.com/alfabeto_del_gusto/aurora/">Aurora</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://www.ligucibario.com">Ligucibario</a>.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>https://www.ligucibario.com/alfabeto_del_gusto/aurora/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
	</channel>
</rss>
