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	<title>Ligucibario &#187; filiera</title>
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		<title>Agricoltura, turismo, formazione</title>
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		<pubDate>Fri, 05 Nov 2021 15:30:29 +0000</pubDate>
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				<content:encoded><![CDATA[<p class="normal" style="margin-left: 18.0pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 10.0pt; line-height: 115%;"><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2021/11/imperia-manaratti-supermin-extra.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-20650" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2021/11/imperia-manaratti-supermin-extra-300x225.jpg" alt="imperia manaratti-supermin extra" width="300" height="225" /></a>Agricoltura, turismo, formazione. Mercoledì 3 novembre con la consueta disponibilità <strong>Gloria Manaratti</strong>, Dirigente Settore Servizi alle Imprese Agricole e Florovivaismo (Regione Liguria, Dipartimento Agricoltura, Turismo, Formazione e Lavoro), è intervenuta, via video, al corso IFTS “Tecniche per la promozione di prodotti e servizi turistici” che va terminando presso Scuola Edile di Imperia.</span></p>
<p class="normal" style="margin-left: 18.0pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 10.0pt; line-height: 115%;">L’occasione è valsa da un lato la possibilità per gli allievi di gettare uno sguardo dentro l’istituzione regionale, che – al pari delle aziende – è fatta di persone e da persone. Dall’altro, un proficuo approfondimento circa alcune keywords che hanno trasversalmente percorso l’intero modulo didattico curato da Luisa Puppo e da me: <strong>biodiversità, sostenibilità, esperienzialità&#8230;</strong></span></p>
<p class="normal" style="margin-left: 18.0pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 10.0pt; line-height: 115%;">Debbo dire (chi mi conosce sa quant’io m&#8217;astenga dalla piaggeria) che l’intervento di Gloria Manaratti è stato ricchissimo di contenuti e di pathos, e l’aula davvero avrebbe continuato – come Luisa e me &#8211; ad ascoltare ben oltre i 90 minuti dello speech. </span></p>
<p class="normal" style="margin-left: 18.0pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 10.0pt; line-height: 115%;">Tre le principali tematiche affrontate. Gli intrecci sempre più esperienziali fra <strong>il prodotto locale e le dinamiche incoming</strong>, che esigono ambienti puliti, tradizioni autentiche, filiere abbreviate, buonessere. Il fecondo seme piantato da alcune progettazioni europee, fra le quali <strong>Terragir3</strong>, che stanno sensibilizzando gli operatori circa la necessità di far rete e di fronteggiare con managerialità proattiva il nuovo che (velocissimamente e brutalmente) avanza. Ciò significa parlar le lingue del mercato, praticare web e social media marketing, saper narrare se stessi oltre che i propri prodotti. Infine, last not least, <strong>l’importanza di marchi di certificazione credibili</strong>, che realmente traccino filiere e qualità distintive, grazie a protocolli disciplinari dalla terra al consumatore idonei a garantire l’intero processo.</span></p>
<p class="normal" style="margin-left: 18.0pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 10.0pt; line-height: 115%;">L’agricoltura, intesa come “product” a 360°, oltretutto sarà in grado di veicolare sul territorio anche <strong>nuove professionalità e green jobs</strong> (nell’auspicio che anche il ritorno dei giovani ai campi s’intensifichi): dalle tecnologie “di precisione” sino all’accoglienza turistica, dall’agriwedding sino ai sommelier dell’olio.</span></p>
<p class="normal" style="margin-left: 18.0pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 10.0pt; line-height: 115%;">E’ in gioco, non nascondiamocelo, <strong>il destino della Liguria</strong> e delle nuove generazioni che l’abiteranno. Un territorio emblema della mediterraneità, ma al contempo che integra difettivamente coste ed entroterra, e che ancora destagionalizza poco i flussi turistici…</span></p>
<p class="normal" style="margin-left: 18.0pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 10.0pt; line-height: 115%;"><strong>L’agriturismo</strong>, tuttavia, ha denotato in Liguria tendenze confortanti, e 120 delle 900 strutture attualmente operative operano anche come “fattorie didattiche”. Si tratta dunque di contesti ottimali in cui garantire un’ospitalità che profumi di genius loci, di relazioni umane, di ricette genuine.</span></p>
<p class="normal" style="margin-left: 18.0pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 10.0pt; line-height: 115%;">Risorse e valori di cui Ligucibario® non solo si occupa da molti anni, ma – come i Lettori sanno &#8211; sui quali ha specificamente poggiato le proprie fondamenta (ad es. a <a href="https://www.ligucibario.com/fondamenta-del-futuro/%20" target="_blank">questo link</a>). </span></p>
<p class="normal" style="margin-left: 18.0pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 10.0pt; line-height: 115%;">L’auspicio è che la progressiva uscita dalla pandemia produca un nuovo approccio in direzione di quelle emergenze (in primis <strong>la climatica</strong>) che vanno immediatamente affrontate, e che nel nostro Paese – sin nel suo più minuscolo borgo rurale &#8211; la sinergia tra attore pubblico e privato si colori di quel “passionale pragmatismo” che Gloria Manaratti, coniando l’espressione, ha acutamente individuato tra le priorità in cantiere. L&#8217;espressione ha peraltro raggiunto anche le orecchie dei giovani uditori che seguono il corso, e che presto affronteranno gli stage.</span></p>
<p class="normal" style="margin-left: 18.0pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 10.0pt; line-height: 115%;">Grazie ancora, Dottoressa.</span></p>
<p class="normal" style="margin-left: 18.0pt; text-align: justify;"><strong><span style="font-size: 10.0pt; line-height: 115%;">Umberto Curti</span></strong></p>
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		<title>Made in Italy enogastronomico. Formarsi sui prodotti</title>
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		<pubDate>Tue, 12 Nov 2019 16:14:14 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>Made in Italy enogastronomico. Formarsi sui prodotti Salvaguardare le tradizioni enogastronomiche, i prodotti e le tavole italiane all’estero. E’ stato l’oggetto dell’iniziativa legislativa “Ristorazione Italiana all&#8217;Estero. Riconoscimento e Disciplina Legislativa” presentata l’11 novembre presso il Senato dal senatore di Forza Italia eletto in Europa, Raffaele Fantetti, politico che non conoscevo ma cui va tutto il ...<a class="post-readmore" href="https://www.ligucibario.com/made-in-italy-enogastronomico/">leggi tutto</a></p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2019/11/DSCN4447.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-18706" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2019/11/DSCN4447-300x225.jpg" alt="DSCN4447" width="300" height="225" /></a></p>
<p>Made in Italy enogastronomico. Formarsi sui prodotti</p>
<p>Salvaguardare le tradizioni enogastronomiche, i prodotti e le tavole italiane all’estero. E’ stato l’oggetto dell’iniziativa legislativa “<strong>Ristorazione Italiana all&#8217;Estero. Riconoscimento e Disciplina Legislativa</strong>” presentata l’11 novembre presso il Senato dal senatore di Forza Italia eletto in Europa, Raffaele Fantetti, politico che non conoscevo ma cui va tutto il mio plauso.<br />
Fra i relatori, Giovanni Cocco dell’<strong>Istituto Nazionale Ricerche Turistiche</strong>, Aldo Cursano della <strong>Federazione Italiana Pubblici Esercizi</strong>, Marco Cavedagni dell’<strong>Associazione Nazionale Costruttori Macchine ed Attrezzature per Gelato</strong>, e – last not least! &#8211; un ristoratore italiano celebre a Londra, <strong>Roberto Costa</strong>, genovese che porta la Superba nel mondo(1).<br />
E’ suo, fra quelli che ho letto, l’intervento che più mi sta a cuore, secondo il quale la formazione sui prodotti costituisce il solo antidoto alle contraffazioni e al famigerato “Italian sounding”. Aggiunge Roberto che “Copiare e imitare sono due cose diverse: copiare ricette può essere un bene, imitare no, perché non si entra nel merito. Siamo una cucina di prodotti, e i prodotti vanno tutelati attraverso la formazione”.<br />
E qui, come Ligucibario®, debbo dunque porre un quadruplice ordine di problemi, o – se si preferisce – di riflessioni, che impattano direttamente sull’Italia:<br />
1)il consumatore (italiano e straniero) stesso – qualora non sia un addetto ai lavori e dintorni, o un attento gourmet, o un incallito foodtrotter &#8211; è disorientato da <strong>una jungla di sigle (DOP, DOCG, DOC, IGP, IGT, PAT, STG, De.Co…)</strong> che non agevolano la comprensione né la scelta d’acquisto, e talora finisce col porre sullo stesso piano “denominazioni e marchi” di ben diverso livello<br />
2)la difficile congiuntura economica da anni costringe molte imprese ad una competizione basata quasi esclusivamente sul fattore prezzo e sul “taglio” di ogni costo (ad ogni costo). Pertanto, fare qualità a partire dalla materia prima (privilegiando i prodotti <strong>DOP, biologici, a filiera breve</strong> e tracciata…) è talora assai difficile<br />
3)l’Italia è un Paese che potrebbe far meglio sistema anche in senso formativo. Premesso che il miglior training sarebbe quello che integra, all’interno di network specifici, diversi attori (scuola, formazione professionale, enti bilaterali, organismi camerali “in house”, imprese, consorzi…), le imprese (specie le microimprese “famigliari”) tendono a trascurare le molte opportunità d’aula e d’aggiornamento anche gratuite, e &#8211; nell’insieme – di solito si formano poco sia sui prodotti che sulle evoluzioni di scenario in atto. Sono purtroppo le stesse imprese che parlano così così le lingue dei clienti, non sfruttano a fondo la web/social promotion, stentano a “narrarsi” compiutamente e, perciò, ad esplicitare la propria eccellenza differenziante. Verosimilmente, <strong>faticano nell’autolettura dei propri fabbisogni</strong>, ed in ciò andrebbero al più presto assistite (a titolo d’esempio, si consideri – drammaticamente – che <strong>negli ultimi 10 anni oltre 165mila artigiani italiani, da dato CGIA Mestre, hanno chiuso i battenti</strong>). I demagoghi misoneisti che rivorrebbero le ruralità del baratto e del kmO predicano fuffa<br />
4)a parer mio, infine, andrebbe sovente “ripensata” e riaggiornata anche la figura del cameriere, perché la <strong>front line</strong> è quel luogo dove si gioca gran parte dell’immagine di un sistema turistico e di un “made in…”. Tanta Italia – quasi tutta? &#8211; ambisce a turismi non massificati e, viceversa, fortemente <strong>esperienziali</strong> (viste le sue ricchezze paesaggistico-culturali ne ha, come si dice, facoltà). In tal senso, mi piace dunque auspicare un cameriere che sempre più assurga a ruoli caratterizzanti e non “subalterni”, identificandosi con un lavoro (chiarimenti sulle ricette, sagace matching cibi-vini, conoscenza del territorio, linguaggio interculturale…) tra i più delicati ma anche tra i più premianti. Un lavoro, why not?, da scegliere col cuore e da fare vita natural durante, con un occhio di riguardo alle tradizioni e a tutto ciò che rende l’Italia un’eccellenza del gusto.<br />
Come sempre, sarei lieto che da ciò nascesse un “dibattito”, così da conoscere le opinioni dei navigatori di Ligucibario®, opinioni di cui terrò certamente conto…<br />
Umberto Curti<br />
(1) Roberto Costa figura come case history nel mio recente “<strong>Libro bianco del turismo esperienziale e food&amp;crafts. Prospettive (in Liguria) per territori, cultura, imprese” (editore Sabatelli)</strong></p>
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		<title>Su allergie e intolleranze. Parte 8</title>
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		<pubDate>Tue, 13 Nov 2018 10:12:53 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>&#160; &#160; &#160; &#160; &#160; &#160; Paola Minale, troppa componente chimica nella maggior parte delle produzioni industriali? Additivi, conservanti… A tavola sembra ormai di giocare al piccolo chimico&#8230; Sei d’accordo se affermo che il primo buon passo consisterebbe nel seguire le stagioni, ridurre i cibi &#8220;processati&#8221;, e leggere con maggior attenzione le etichette scartando quei ...<a class="post-readmore" href="https://www.ligucibario.com/paola-minale-su-allergie-e-intolleranze-parte-8/">leggi tutto</a></p>
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				<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_18159" style="width: 310px" class="wp-caption alignleft"><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2018/11/minale-con-umbi1.jpg"><img class="size-medium wp-image-18159" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2018/11/minale-con-umbi1-300x168.jpg" alt="paola minale e umberto curti" width="300" height="168" /></a><p class="wp-caption-text">paola minale e umberto curti</p></div>
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<p><em><strong>Paola Minale, troppa componente chimica nella maggior parte delle produzioni industriali? Additivi, conservanti… A tavola sembra ormai di giocare al piccolo chimico&#8230; Sei d’accordo se affermo che il primo buon passo consisterebbe nel seguire le stagioni, ridurre i cibi &#8220;processati&#8221;, e leggere con maggior attenzione le etichette scartando quei prodotti che elencano un numero spropositato di…”ingredienti”?</strong></em></p>
<p>L’uso di additivi nella produzione alimentare è così esteso da rendere difficile capire la reale importanza di tali sostanze. Privilegiare i prodotti non confezionati e la produzione biologica, con filiera di produzione tracciabile è prioritario; leggere attentamente le etichette per verificare la presenza di tali sostanze e associarsi per effettuare una azione lobbistica , spingendo la produzione commerciale a ridurne al minimo l’uso, sono passi davvero necessari.<br />
<strong>Paola Minale</strong>, Direttore f.f. U.O.C. Allergologia, Policlinico Ospedale San Martino IRCCS, <strong>intervistata da Umberto Curti</strong> (<a title="umberto curti intervista paola minale" href="https://www.ligucibario.com/allergie-intolleranze-ed-altre-urgenze/" target="_blank">clicca qui</a> per iniziare la lettura dalle precedenti puntate e <a title="umberto curti intervista paola minale" href="https://www.ligucibario.com/paola-minale-su-allergie-e-intolleranze-parte-9/" target="_blank">clicca qui</a> per leggere la puntata successiva)</p>
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