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	<title>Ligucibario &#187; fernand braudel</title>
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		<title>Per una storia dei genovesi a tavola</title>
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		<pubDate>Fri, 10 Apr 2026 09:38:07 +0000</pubDate>
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				<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_29966" style="width: 310px" class="wp-caption alignleft"><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2026/04/cima1.jpg"><img class="size-medium wp-image-29966" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2026/04/cima1-300x252.jpg" alt="cima genovese" width="300" height="252" /></a><p class="wp-caption-text">cima genovese</p></div>
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<p>Ci avviciniamo al 5 maggio, data in cui presenterò alla Biblioteca Civica “Saffi” di Genova-Molassana il bellissimo saggio “Civiltà della forchetta” di Giovanni Rebora, uscito alcuni anni fa e certamente non dimenticato da chi fa il mio mestiere…</p>
<p>In questi giorni, parlando dell’iniziativa, anche ed anzitutto nelle aule di formazione dove Luisa Puppo ed io svolgiamo le rispettive docenze, talvolta risulta necessario recuperare qualcosa circa la biografia di Rebora, i luoghi a cui fu legato, e il clima culturale in cui cominciò a produrre alcuni dei suoi notevoli saggi.</p>
<p>Io lo conobbi circa 44 anni fa, quando &#8211; da matricola universitaria qual ero &#8211; mi aggiravo un po’ sperduto per i diversi e solenni istituti di cui si componeva la Facoltà di Lettere, rimbalzando fra le lezioni.</p>
<p>Rebora operava a Balbi 6, ricordo ancora quelle scalinate, ed il suo modo di “fare” ricerca e d’insegnare i fatti economici e agrari s’ispirava anche alla grande lezione della storiografia francese d’anteguerra (tra cui gli “Annales” di Bloch e Febvre), e si connetteva a Braudel, altro storico di vaglia, che ammirò Genova e che Rebora condusse anche in cerca&#8230;di trippe e gelati.</p>
<p>Poiché i fenomeni socioeconomici anche “minuti” e quotidiani consentono di comprendere il divenire delle comunità meglio di tutti gli altri, è ovvio che progressivamente l’enogastronomia attirasse – certo con un approccio non modaiolo – l’interesse di Rebora, maestro nello spulciare i documenti che raccontano la vita attraverso i vari periodi storici.</p>
<p>E non a caso l’8 marzo 1983 Rebora fu al centro di un Convegno a Imperia, sulla dieta cosiddetta mediterranea (concetto di cui oggi un po&#8217; si abusa?), i cui Atti rappresentano tuttora una lettura preziosa…</p>
<p>Per Rebora il cibo costituiva un modo di essere delle persone e dei ceti di appartenenza, e dunque chiariva molti aspetti anche della genovesità e della Liguria. Genova per secoli fu una città straricca, connotata da uno scarso “contado”, e pertanto chiamata a produrre risorse di eccellenza (dai limoni, ad alcuni vini, alle stoffe…) per importare quel che le occorreva, in primis il grano, o che le piaceva, per garantirsi un alto benessere. In tal senso la pasta di grano duro valse a lungo da cibo della domenica, si moltiplicarono i formati, e a coronamento di quel business non dimentichiamo che ad Imperia sorse nel 1887 il grande stabilimento della “Agnesi”, nata nel 1824 a Pontedassio.</p>
<p>Molti piatti genovesi non sono semplici, implicavano materia prima di qualità, lavorata con pazienza, e via via nei secoli si affermarono i ravioli, la cima (forse il piatto più complesso di tutta la cuciniera ligure), le gattafure, le cotture “accomodate”, le zuppe di pesce, la pasticceria secca e il pandolce (alto!)…</p>
<p>Le famiglie abbienti disponevano beninteso di cuochi, e prediligevano la carne di prima scelta (ovvero vitella), mentre i ceti più poveri (anzitutto i camalli) s’appoggiavano a trattorie e sciamadde, dove (seduti su lunghe panche gomito a gomito coi vicini) trovavano farinate, minestroni, trippe, vin brusco. Le ultime trattorie di quel tipo furono forse quelle di metà ‘900 a Sampierdarena (“Toro”…) * , ma per fortuna qualche sciamadda – sulla scia della “Carlotta” di Sottoripa ** &#8211; sopravvive con successo nei carruggi, oggi frequentata anche da turisti ammaliati dai nostri finger food.</p>
<p>Lo stoccafisso ovviamente si diffuse (esplosivamente) dopo che il naufrago Querini lo scoprì alle Lofoten.</p>
<p>Il pesce tuttavia non seduceva granché, ma le acciughe, pane del mare, per alcuni mesi erano molto pescate, e poi lavorate in cento modi, si tratta infatti di un pesce-conserva, di un pesce-condimento.</p>
<p>Le doti mercantili e imprenditoriali &#8211; alla base di un proverbio quale “Ianuensis ergo mercator” &#8211; consentivano ai genovesi d’insediarsi con successo in alcune aree e di dedicarsi a lucrosi commerci, ma al tempo stesso in alcune di quelle aree (a clima tropicale o quasi) essi seppero abbondantemente coltivare la canna da zucchero, che in patria rafforzava l’attività dei confiseur, i canditori (la tecnica è arabo-greca, e non a caso si diffuse anche a Venezia). Costoro, con la scoperta del Nuovo Mondo e l’arrivo delle fave di cacao, divennero poi anche eccelsi chocolatier, l’amarume della tostatura (lo scopriamo in Paul Valéry) si diffondeva intensamente nelle strade di Genova.</p>
<p>Si candivano splendidamente le arance, originarie dell’Asia come del resto anche i chinotti, e sulla Riviera di ponente attecchì la varietà Pernambuco (Washington Navel), assai versatile.</p>
<p>Anche di questo – debitori a “pionieri” quali Rebora &#8211; parleremo il 5 maggio, a testimoniare che la storia dell’alimentazione è foriera di mille insegnamenti, perché un popolo (a maggior ragione sul Mediterraneo, mare antico nelle parole di Raffaele La Capria, mare che unisce) è ciò che ha coltivato, allevato, pescato, commerciato… Diacronia significa, oggi come ieri, relazione.<br />
* Rebora stesso era sampierdarenese<br />
** la “Carlotta”, ostessa quanto mai dinamica sia ai fornelli sia in cassa, prevedeva come unico antipasto i muscoli, poi tra i primi spiccavano la zuppa di pesce e le tagliatelle all’uovo, insieme alla pasta condita con sugo o pesto. I funghi figuravano spesso tra le specialità della casa, e quanto ai piatti di pesce si gustavano l’aragosta, la buridda, e il pesce “allo scabeccio”. Ma naturalmente una portata imprescindibile era quella torta Pasqualina che commuoveva il noto giornalista Giovanni Ansaldo (nipote del fondatore dell’Ansaldo), il quale in un libriccino rivolgeva un accorato appello proprio alla Carlotta: “Bisogna che difendiamo il nostro buon nome sin d’ora. Se no, come adesso dicono che l’America l’hanno scoperta gli spagnoli, di qui a due secoli diranno che la torta pasqualina l’hanno inventata i milanesi”…</p>
<p><strong>Umberto Curti</strong></p>
<p>(Luisa Puppo e Umberto Curti, grazie a vaste competenze ed esperienze ormai trentennali a fianco di territori e imprese, propongono consulenze, marketing, social media e attività formative per le destinazioni turistiche, l’enogastronomia e il commercio, con specifici focus sul turismo esperienziale, lo storytelling, l’escursionismo coste/entroterra, e le traduzioni da/in inglese. Contattaci senza impegno su <a href="mailto:info@ligucibario.com">info@ligucibario.com</a>)</p>
<p><strong><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2025/02/umberto.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-25493" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2025/02/umberto-186x300.jpg" alt="umberto" width="186" height="300" /></a><br />
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		<title>Civiltà della forchetta. Rebora in biblioteca</title>
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		<pubDate>Tue, 07 Apr 2026 14:30:36 +0000</pubDate>
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<p>Sono trascorsi circa 44 anni da quando sentii in un’aula universitaria (“di Balbi 6”) una lezione di Giovanni Rebora… E l’8 marzo del 1983 s’inaugurò a Imperia quel Convegno sulla dieta mediterranea, caldeggiato da Rebora, i cui Atti sono tuttora una lettura preziosa.</p>
<p>Nel 2027 ricorrerà il ventennale della sua scomparsa. O Professö, se ben ricordo, se ne andò poco tempo dopo un viaggio a Zurigo, una sorta di roadshow ove aveva accompagnato insieme a Vincenzo Gueglio i ristoratori della Val Graveglia (La Brinca, I Mosto, I Barba) e le loro ricette.</p>
<p>Di Rebora ho già scritto molto (<a title="giovanni rebora" href="https://www.ligucibario.com/alfabeto_del_gusto/rebora-giovanni/" target="_blank">link qui</a>), e non vorrei ripetermi. Ma in questi giorni con Biblioteca Civica “Saffi” di Genova-Molassana ho cantierato una duplice iniziativa (un video sulla figura dello studioso e il 5 maggio prossimo una presentazione di “Civiltà della forchetta”, forse il suo saggio più noto * ), la quale vorrebbe anche essere un’anticipazione di quel che Ligucibario® porrà in essere l’anno prossimo.</p>
<p>Rebora era nato a Sampierdarena, da una famiglia di modeste origini. E da qualche anno a Sampierdarena v’è un ponte che porta il suo nome, stavolta la città è stata tempestiva e non matrigna.</p>
<p>Qualche volta, non a caso presso la trattoria “Baccicin du caru” di Mele, luogo del buon mangiare reboriano come pochi, ho incontrato uno dei suoi figli, il quale mi raccontava anche talune predilezioni paterne a tavola, le ricette senza fronzoli, i taglierini verdi col “töccö”, le zucchine ripiene, i vini rossi di corpo (<a title="barbera del professore" href="https://www.ligucibario.com/alfabeto_del_gusto/barbera-del-professore/" target="_blank">link qui</a>).</p>
<p>So poi che con uno dei mille suoi illustri colleghi, Fernand Braudel, cantore della mediterraneità, Rebora s’aggirava per i carruggi in cerca di trippe e di gelato&#8230;</p>
<p>Della loro lezione è rimasto molto, in primis una nuova capacità di leggere e di scrivere la storia. Ovvero l’intuizione (originariamente di Bloch e Febvre sugli “Annales”) che attraverso la microstoria si interpreti adeguatamente il modo di essere delle comunità. Rebora indagò i cibi di bordo, le spezie, il trasporto e il pricing delle merci, lo stoccafisso…, capovolgendo alcune prospettive sin lì usuali.</p>
<p>E in tal senso il cibo (ovvero l’agricoltura, il commercio, la pastorizia, l’import-export…) emergeva nei suoi scritti sempre come tema “politico”, chiarendoci gli aspetti socioeconomici nonché culturali che connotano un tempo e un luogo.</p>
<p>Il video cui accennavo sarà presto online, mentre la conferenza del 5 maggio alle h 17.00 è progetto “in progress”, poiché vorrei allargarlo ad altre voci. Sia come sia, stay tuned!</p>
<p>* editore Laterza (Bari), 1998<br />
<strong>Umberto Curti</strong></p>
<p>(Luisa Puppo e Umberto Curti, grazie a vaste competenze ed esperienze ormai trentennali a fianco di territori e imprese, propongono consulenze, marketing, social media e attività formative per le destinazioni turistiche, l’enogastronomia e il commercio, con specifici focus sul turismo esperienziale, lo storytelling, l’escursionismo coste/entroterra, e le traduzioni da/in inglese. Contattaci senza impegno su <a href="mailto:info@ligucibario.com">info@ligucibario.com</a>)</p>
<p><strong><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2025/02/umberto.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-25493" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2025/02/umberto-186x300.jpg" alt="umberto" width="186" height="300" /></a><br />
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		<title>Cucina ligure domande e risposte(41). Cos&#8217;è il mosciamme?</title>
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		<pubDate>Wed, 07 May 2025 09:02:08 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>&#160; &#160; &#160; &#160; &#160; &#160; &#160; &#160; &#160; Cucina ligure domande e risposte. Un lungo viaggio con Umberto Curti attraverso più di cento &#8220;dubbi&#8221; e curiosità che riguardano la cucina ligure e genovese: corzetti o croxetti? Cuculli o friscêu? Il sugo alla genovese è genovese? E&#8217; più antico il pandolce alto o quello basso? Stoccafisso o baccalà? Eccovi la nuova puntata della ...<a class="post-readmore" href="https://www.ligucibario.com/cucina-ligure-domande-e-risposte41-cose-il-mosciamme/">leggi tutto</a></p>
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<p>Cucina ligure domande e risposte. Un lungo viaggio con Umberto Curti attraverso più di cento &#8220;dubbi&#8221; e curiosità che riguardano la cucina ligure e genovese: <em>corzetti</em> o <em>croxetti</em>? <em>Cuculli</em> o <em>friscêu? </em>Il sugo alla genovese è genovese? E&#8217; più antico il pandolce alto o quello basso? Stoccafisso o baccalà?</p>
<p>Eccovi la nuova puntata della rubrica ospitata da Ligucibario® per gli appassionati, i cuochi, i turisti, i gastronauti e i foodblogger&#8230;. Un centinaio di casi ricorrenti che abbiamo strutturato in FAQ alle quali andremo a rispondere nei prossimi mesi.</p>
<h2>Cos&#8217;è il mosciamme?</h2>
<h2></h2>
<p><strong>41. cos&#8217;è il mosciamme?</strong> Mosciamme o mosciame, “mösettö” nella parlata ligure-genovese, sono pregiati filettini di tonno essiccati (un tempo era delfino, chiamato a Viareggio pescio-porco) * , e confezionati un po’ come una soppressa, in barre rosso-violacee. Ereditiamo la parola dall’arabo mushamma’ (pesce o tonno salato), transitato nello spagnolo moxama oggi mojama, parola che ci conduce su antiche galee ed anche verso Carloforte. Si ricavano dalla ventresca superiore, detta bodano in tabarchino. Quantunque per lo storico Fernard Braudel il mosciamme, la buridda e il caviale fossero cibi “penitenziali”, oggi il consumo è diffuso e apprezzato, e quando possibile prescinde dalle stagioni. Il mosciamme va affettato e posto in olio extravergine perché s’ammorbidisca, e può quindi insaporire molti piatti. Con acciughe, pomodori e origano è ad es. un magnifico inizio per scoprire via via le più complesse e complete capponadde, camogline ma non solo, e sua maestà il cappon magro</p>
<p>* essiccati non più al sole, ma indicativamente 4-6 ore dentro forni&#8230;</p>
<p>Continua a seguire la nostra rubrica &#8220;Cucina ligure domande e risposte&#8221;.</p>
<p>Clicca qui per <a title="cucina ligure domande e risposte" href="https://www.ligucibario.com/cucina-ligure-domande-e-risposte40-chi-erano-i-besagnini/" target="_blank">la 40ma faq</a></p>
<p><strong>Umberto Curti</strong></p>
<p>(Luisa Puppo e Umberto Curti, grazie a vaste competenze ed esperienze a fianco di territori e imprese, propongono consulenze, marketing, social media e attività formative per le destinazioni turistiche e l’enogastronomia, con specifici focus sul turismo esperienziale, lo storytelling, l’escursionismo coste/entroterra, e le traduzioni da/in inglese. Contattaci senza impegno su info@ligucibario.com)</p>
<p><strong><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2025/02/umberto.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-25493" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2025/02/umberto-186x300.jpg" alt="umberto" width="186" height="300" /></a></strong></p>
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		<title>Cucina ligure domande e risposte(20). La Barbera del Professore?</title>
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		<pubDate>Mon, 31 Mar 2025 10:22:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Luisa]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>&#160; &#160; &#160; &#160; &#160; &#160; &#160; &#160; Cucina ligure domande e risposte. Un lungo viaggio con Umberto Curti attraverso più di cento &#8220;dubbi&#8221; e curiosità che riguardano la cucina ligure e genovese: corzetti o croxetti? Cuculli o friscêu? Il sugo alla genovese è genovese? E&#8217; più antico il pandolce alto o quello basso? Stoccafisso o baccalà? Eccovi la nuova puntata della rubrica ...<a class="post-readmore" href="https://www.ligucibario.com/cucina-ligure-domande-e-risposte20-la-barbera-del-professore/">leggi tutto</a></p>
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				<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_25653" style="width: 310px" class="wp-caption alignleft"><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2025/03/CUCINA-LIGURE-DOMANDE-E-RISPOSTE.jpg"><img class="size-medium wp-image-25653" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2025/03/CUCINA-LIGURE-DOMANDE-E-RISPOSTE-300x251.jpg" alt="CUCINA LIGURE DOMANDE E RISPOSTE" width="300" height="251" /></a><p class="wp-caption-text">CUCINA LIGURE DOMANDE E RISPOSTE</p></div>
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<p>Cucina ligure domande e risposte. Un lungo viaggio con Umberto Curti attraverso più di cento &#8220;dubbi&#8221; e curiosità che riguardano la cucina ligure e genovese: <em>corzetti</em> o <em>croxetti</em>? <em>Cuculli</em> o <em>friscêu? </em>Il sugo alla genovese è genovese? E&#8217; più antico il pandolce alto o quello basso? Stoccafisso o baccalà?</p>
<p>Eccovi la nuova puntata della rubrica ospitata da Ligucibario® per gli appassionati, i cuochi, i turisti, i gastronauti e i foodblogger&#8230;. Un centinaio di casi ricorrenti che abbiamo strutturato in FAQ alle quali andremo a rispondere nei prossimi mesi.</p>
<h2>La Barbera del Professore?</h2>
<h2></h2>
<p><strong>20. la Barbera del Professore? </strong>E&#8217; un &#8220;ricordo&#8221; che il viticoltore Franco Roero (di Montegrosso d&#8217;Asti) dedica al professor Giovanni Rebora, sampierdarenese, storico dell&#8217;enogastronomia (1932-2007). Di cui ogni tanto incontro il figlio Federico all&#8217;ottima trattoria &#8220;Baccicin du Caru&#8221; in quel di Mele, lungo il Turchino. E&#8217; Barbera d&#8217;Asti, su cui ha lavorato l&#8217;enologo e saggista albese Lorenzo Tablino. Regala calici di significativo impatto, ideali con i plin, le carni in umido, i cotechini, la cacciagione&#8230; Io stesso conobbi Rebora, una vita fa ed assai prima di tanti altri, alla Facoltà di Lettere di Genova (via Balbi 6), dove insegnava storia economica. Ligucibario® gli ha dedicato nel tempo ritratti esaurienti (leggetemi ad es. <a title="giovanni rebora" href="https://www.ligucibario.com/alfabeto_del_gusto/rebora-giovanni/" target="_blank">a questo link</a>). In cima agli scaloni universitari, donde udivi anche le voci di Raimondo Luraghi, Salvatore Rotta, Antonio Gibelli, non a caso Rebora traguardava in quegli anni il convegno internazionale sulla dieta mediterranea che poi si svolse a Imperia tra l’8 e il 12 marzo 1983, e i cui Atti sono tuttora lettura preziosa. Grazie al suo “determinismo” mai rigido conobbi Braudel, Cipolla, Vilar, Wallerstein, Sanfilippo, Hocquet… Della sua saggistica possiedo pressoché tutto, e vi trovo ogni volta intuizioni fondamentali e documentatissime (sul cibo di bordo, sulle spezie, sulla trasportabilità e il “pricing” delle merci…), sebbene non mi sia sentito in toto d’accordo circa quel che Rebora scrisse &#8211; un po&#8217; tranchant &#8211; a proposito dell’olio in &#8220;Civiltà della forchetta&#8221;. Questa figura di sampierdarenese “burbero” e innamorato di quel che indagava manca da 15 anni all’enogastronomia ligure (e non solo), ma il modo migliore di attenuare la nostalgia è – e sarà – “tramandare” il metodo storico, sagace e trasversale, che Rebora ci ha regalato in eredità</p>
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<h2>Continua a seguire la nostra rubrica &#8220;Cucina ligure domande e risposte&#8221;.</h2>
<p>Cliccate qui per <a title="cucina ligure domande e risposte" href="https://www.ligucibario.com/cucina-ligure-domande-e-risposte19-sardenaira-e-pissalandrea/" target="_blank">la diciannovesima faq</a></p>
<p><strong>Umberto Curti<br />
</strong></p>
<p>(Luisa Puppo e Umberto Curti, grazie a vaste competenze ed esperienze a fianco di territori e imprese, propongono consulenze, marketing, social media e attività formative per le destinazioni turistiche e l’enogastronomia, con specifici focus sul turismo esperienziale, lo storytelling, l’escursionismo coste/entroterra, e le traduzioni da/in inglese. Contattaci senza impegno su info@ligucibario.com)</p>
<p><strong><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2025/02/umberto.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-25493" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2025/02/umberto-186x300.jpg" alt="umberto" width="186" height="300" /></a></strong></p>
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		<title>Braudel, Fernand</title>
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		<pubDate>Thu, 27 Feb 2025 10:55:08 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>Braudel, Fernand (1902-1985), storico francese, dell’età moderna e dei fenomeni economici, ha in particolare redatto uno dei più straordinari e originali “manuali” d’avvicinamento al Mediterraneo (Il Mediterraneo, uscito nel 1949 e poi tradotto in Italia per i tipi di Bompiani), affresco interdisciplinare, scatola d’attrezzi culturali e gnoseologici per osservare da vicino quel mare che, storicamente ...<a class="post-readmore" href="https://www.ligucibario.com/alfabeto_del_gusto/braudel-fernand/">leggi tutto</a></p>
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]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Braudel, Fernand (1902-1985), storico francese, dell’età moderna e dei fenomeni economici, ha in particolare redatto uno dei più straordinari e originali “manuali” d’avvicinamento al Mediterraneo (<em>Il Mediterraneo</em>, uscito nel 1949 e poi tradotto in Italia per i tipi di Bompiani), affresco interdisciplinare, scatola d’attrezzi culturali e gnoseologici per osservare da vicino quel mare che, storicamente e geopoliticamente, unisce più che dividere. Quel mare di cui un’onda contiene più storia che tanti altri oceani messi assieme… «Che cosa è il Mediterraneo? Mille cose insieme. Non un paesaggio, ma innumerevoli paesaggi. Non un mare, ma un susseguirsi di mari. Non una civiltà, ma una serie di civiltà accatastate le une sulle altre, insomma, un crocevia antichissimo. Da millenni tutto vi confluisce, complicandone e arricchendone la storia: bestie da soma, vetture, merci, navi, idee, religioni, modi di vivere». Al centro dell’opera, dunque, innovativamente un soggetto geografico (non una diacronia di eventi “umani”), un geoprotagonista – si permetta il vocabolo &#8211; di cui indagare anzitutto gli aspetti naturali, che a lungo andare condizionano le società abitanti e le quotidianità degli individui. La storia in tal senso diviene insieme di storie, un insieme plurale e mai singolare, un universale che si compone di particolari. Una storia la quale – lezione quanto mai preziosa oggi, che ci si interroga quasi esclusivamente sul futuro &#8211; non è mai cosa morta, perché quel che trascorre sostanzia il presente (e il futuro): «La storia non è altro che una costante interrogazione dei tempi passati in nome dei problemi, delle curiosità e persino delle inquietudini e delle angosce, del tempo presente che ci circondano e ci assediano». Si veda qui, sull&#8217;alfabeto del gusto di Ligucibario®, anche la voce “Matvejevic, Predrag”.</p>
<p><strong>Umberto Curti<br />
</strong></p>
<p>L’alfabeto del gusto di Ligucibario® è la più ampia, completa e autorevole “banca dati” dell’enogastronomia ligure. Circa 1.500 voci che Umberto Curti in decenni di lavoro ha redatto e poi aggregato online per tutelare e promuovere le tradizioni regionali. Liberamente fruibile, “oggetto d’innumerevoli tentativi d’imitazione”, conta migliaia di follower e da sempre non contiene alcuna pubblicità. Iscriviti alla newsletter cliccando in homepage il simbolo della busta, e ogni settimana riceverai gratuitamente i nuovi contenuti…</p>
<p>(Luisa Puppo e Umberto Curti, grazie a vaste competenze ed esperienze a fianco di territori e imprese, propongono consulenze, marketing, social media e attività formative per le destinazioni turistiche e l’enogastronomia, con specifici focus sul turismo esperienziale, lo storytelling, l’escursionismo coste/entroterra, e le traduzioni da/in inglese. Contattaci senza impegno su info@ligucibario.com)</p>
<p><strong> </strong></p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.ligucibario.com/alfabeto_del_gusto/braudel-fernand/">Braudel, Fernand</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://www.ligucibario.com">Ligucibario</a>.</p>
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		<title>Matvejevic, Predrag</title>
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		<pubDate>Thu, 27 Feb 2025 10:53:10 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>Matvejevic, Predrag (1932-2017) scrittore e accademico jugoslavo (nativo di Mostar), con cittadinanza croata e naturalizzato italiano, più volte candidato al premio Nobel. Docente presso varie Università (ma a lungo “esule”), diede alle stampe nel 1987, anche sulle orme di Fernand Braudel (si veda qui la relativa voce), Breviario mediterraneo, storia e quasi portolano di una ...<a class="post-readmore" href="https://www.ligucibario.com/alfabeto_del_gusto/matvejevic-predrag/">leggi tutto</a></p>
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]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Matvejevic, Predrag (1932-2017)</p>
<p>scrittore e accademico jugoslavo (nativo di Mostar), con cittadinanza croata e naturalizzato italiano, più volte candidato al premio Nobel. Docente presso varie Università (ma a lungo “esule”), diede alle stampe nel 1987, anche sulle orme di Fernand Braudel (si veda qui la relativa voce), <em>Breviario mediterraneo</em>, storia e quasi portolano di una regione-mare le cui sponde raccontano molte culture millenarie. Un racconto (un capolavoro) che visualizza e fa parlare in diretta la realtà: lo stile architettonico dei porti e porticcioli, dei fari e delle capitanerie, l’addolcirsi degli abitati sul profilo della costa, i concretissimi saperi della cultura dell’olivo e il diffondersi di una religione, le antiche biblioteche, i monasteri-orti, le saline, il preziosissimo corallo, i colori degli abiti, gli arredi dentro le case, le tracce permanenti della civiltà araba ed ebraica, i destini e le storie “nascosti” nei dizionari nautici e nelle lingue scomparse, i gerghi e le parlate che cambiano lentamente nel tempo e nello spazio, i mercanti, le migrazioni di pesci e popoli, le ricette, le leggende… Tradotto in decine di lingue fra cui, grazie al grande Claudio Magris, anche l’italiano, il <em>Breviario</em> – che ha accenti ora filosofici ora lirici, qui e là fra bellissimi aforismi e preghiere &#8211; ha venduto solo in Italia più di 300mila copie, e Matvejevic è così divenuto via via l’autore croato più tradotto nel mondo. Ha detto: <em>“</em><em>Il Mediterraneo non è solo geografia</em><em>. I suoi confini non sono definiti né nello spazio né nel tempo. Non sappiamo come fare a determinarli e in che modo: sono irriducibili alla sovranità o alla storia, non sono né statali né nazionali. […] </em><strong><em>Sul Mediterraneo è stata concepita l’Europa.</em></strong><em>”<br />
</em><strong>Umberto Curti<br />
</strong></p>
<p>L’alfabeto del gusto di Ligucibario® è la più ampia, completa e autorevole “banca dati” dell’enogastronomia ligure. Circa 1.500 voci che Umberto Curti in decenni di lavoro ha redatto e poi aggregato online per tutelare e promuovere le tradizioni regionali. Liberamente fruibile, “oggetto d’innumerevoli tentativi d’imitazione”, conta migliaia di follower e da sempre non contiene alcuna pubblicità. Iscriviti alla newsletter cliccando in homepage il simbolo della busta, e ogni settimana riceverai gratuitamente i nuovi contenuti…</p>
<p>(Luisa Puppo e Umberto Curti, grazie a vaste competenze ed esperienze a fianco di territori e imprese, propongono consulenze, marketing, social media e attività formative per le destinazioni turistiche e l’enogastronomia, con specifici focus sul turismo esperienziale, lo storytelling, l’escursionismo coste/entroterra, e le traduzioni da/in inglese. Contattaci senza impegno su <a href="mailto:info@ligucibario.com">info@ligucibario.com</a>)</p>
<p><strong> </strong></p>
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		<title>La Cuciniera di Giobatta Ratto: ciak, si gira!</title>
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		<pubDate>Thu, 04 Apr 2024 09:52:35 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>La Cuciniera di Giobatta Ratto, best seller dal 1863, è storyteller d&#8217;eccezione che racconta la Genova del XIX secolo. Scopriamo insieme il dietro le quinte di una video-intervista dedicata a questa icona della letteratura gastronomica. Ospite dell’attivissima Biblioteca civica &#8220;Saffi&#8221;, di Genova-Molassana, sono stato video-intervistato (si avvicina puntuale il “Maggio dei libri”…) su un autore ...<a class="post-readmore" href="https://www.ligucibario.com/cuciniera-di-giobatta-ratto/">leggi tutto</a></p>
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]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_22421" style="width: 308px" class="wp-caption alignleft"><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2024/04/saffi-ratto-Copia.jpg"><img class="size-medium wp-image-22421" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2024/04/saffi-ratto-Copia-298x300.jpg" alt="umberto curti ospite della biblioteca civica &quot;saffi&quot;" width="298" height="300" /></a><p class="wp-caption-text"><em>umberto curti ospite della biblioteca civica &#8220;saffi&#8221;</em></p></div>
<p><em>La Cuciniera di Giobatta Ratto, best seller dal 1863, è storyteller d&#8217;eccezione che racconta la Genova del XIX secolo. Scopriamo insieme il dietro le quinte di una video-intervista dedicata a questa icona della letteratura gastronomica.</em></p>
<p>Ospite dell’attivissima <a href="https://www.bibliotechedigenova.it/saffi" target="_blank"><strong>Biblioteca civica &#8220;Saffi&#8221;, di Genova-Molassana</strong></a>, sono stato video-intervistato (si avvicina puntuale il “<em>Maggio dei libri</em>”…) su un autore che non cessa di interessare e che consente uno “spaccato” sulla Genova dell’Ottocento.</p>
<h2>La Cuciniera di Giobatta Ratto: uno sguardo sulla Genova dell&#8217;Ottocento</h2>
<p>Si tratta di <strong>Giobatta Ratto e della sua “Cuciniera genovese” (1^ edizione 1863)</strong>, ricettario con un suo perché, precedente di 28 anni il più celebrato Artusi (&#8220;La scienza&#8230;&#8221; è del 1891), e opera pienamente made in Genoa (contiene perfino un’appendice lessicale del vocabolarista Giovanni Casaccia…), cui da parte mia ho dedicato nel tempo studi, conferenze, post, pubblicazioni…</p>
<p>L’intervista è ora disponibile grazie all&#8217;accurato montaggio/editing di Massimo Bracchi. Ha consentito di “esplorare” la Genova della seconda metà dell’Ottocento, nonché i principali eventi “a contorno” dell’uscita del ricettario di Ratto (<strong>nascita delle serre di basilico, Expo italo-americana, apertura del Mercato Orientale…</strong>).</p>
<h2>Genova: cucina di bordo, di porto, dell&#8217;orto</h2>
<p>Inoltre, l’opera del Ratto propone ancora aspetti di attualità per quanto attiene all’organizzazione del lavoro in cucina, l’igiene, la sicurezza nella manutenzione degli alimenti… Aspetti che non ci stancheremo mai di sottolineare, perché ci proteggono da pericoli talvolta gravi quali il botulismo, l&#8217;anisakis&#8230;<br />
Le (481) ricette, pur “scontando” un’impostazione qui e là internazionale, e dunque qui e là ancora debitrice dei menu d’hotel, confermano la nostra come una “cucina di bordo, di porto, e di orto” (mia vecchia definizione, che poi tanta eco ha suscitato)…<br />
Un <em>genius loci</em> &#8211; ieri come oggi &#8211; fatto di odori e voci, <strong>cadrai, acciughe, sciamadde, finger food, verdure, incontri di culture</strong>.<br />
<iframe title="YouTube video player" src="https://www.youtube.com/embed/80zfC81v-2U?si=I9ZKHQtFLZmOe56Y" width="560" height="315" frameborder="0" allowfullscreen="allowfullscreen"></iframe></p>
<h2>Genova, genius loci mediterraneo: consigli di lettura</h2>
<p>Poiché infine io amo scrivere &#8211; dentro Ligucibario® così come sulla carta &#8211; perché anzitutto amo leggere (attività che presso molti giovani la nostra stagione storica va “estinguendo”?), ho suggerito come piaceri irrinunciabili alcuni libri su Genova lato sensu (alcuni stanno benissimo anche sul comodino, come confortante compagnia di fine giornata).<br />
Libri che consentiranno ulteriori approfondimenti a chi autonomamente desideri approfondire la materia, mi riferisco ad es. a</p>
<ul>
<li>Fernand Braudel, Il Mediterraneo</li>
<li>Predrag Matvejevic, Breviario mediterraneo</li>
<li>Maurizio Maggiani, Mi sono perso a Genova</li>
<li>Ennio Poleggi, Genova.</li>
</ul>
<p>Buon viaggio attraverso quelle pagine, amici Lettori, e fatemi sapere le sensazioni che ne avete tratto!<br />
<strong>Umberto Curti<br />
<a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2021/07/umberto-curti.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-20548" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2021/07/umberto-curti-300x168.jpg" alt="umberto curti" width="300" height="168" /></a><br />
</strong></p>
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		<title>Rebora, Giovanni</title>
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		<pubDate>Wed, 20 Mar 2024 08:56:41 +0000</pubDate>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2024/02/rebora1.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-22208" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2024/02/rebora1-126x300.jpg" alt="smart" width="126" height="300" /></a>Di Giovanni Rebora (1932-2007), &#8220;ö Professö&#8221;, in questi anni, hanno parlato e scritto in tanti. E’ però verosimile che io l’abbia conosciuto prima rispetto ad alcuni di coloro che in questi anni ne parlano e scrivono, e dunque mi permetto una – forse non inutile a ricreare un’atmosfera di quei tempi &#8211; breve narrazione autobiografica. Fresco di maturità, negli anni 1982-83 frequentavo da matricola la Facoltà di lettere e filosofia di Genova, già allora appassionato di cucina e tradizioni. Non poca parte del mio piano di studi guardava a &#8220;Balbi 6&#8243; (così chiamavamo l’Istituto di storia moderna e contemporanea), in cima a rampe di scale dove ci s’imbatteva in Salvatore Rotta, esame di storia moderna, in Raimondo Luraghi, esame di storia americana, in Antonio Gibelli, esame di storia contemporanea…. E – appunto &#8211; in Giovanni Rebora, esame di storia economica. Il quale, in quel periodo, festeggiava già vent’anni d’insegnamento accademico, e traguardava l’importante convegno internazionale sulla dieta mediterranea (Cultura e storia dell’alimentazione) che si sarebbe tenuto a Imperia, i cui Atti – oggi quasi introvabili &#8211; uscirono negli anni successivi. Andai a parlargli una volta durante l’orario di ricevimento studenti, sottoponendogli un’idea di ricerca sulla tipicità nella ristorazione ligure, idea che forse gli parve vaga (oggi ammetto di buon grado che possa aver avuto ragione), e non se ne fece nulla. Seguendo alcune sue lezioni ebbi la sensazione che se fino a quel momento l’alimentazione aveva costituito solo uno dei suoi interessi di studioso, teso a spulciare i documenti e ad indagare le attività umane del passato per trarne riflessioni di natura socioeconomica, via via il cibo e il vino stessero sempre più divenendo l’oggetto centrale della sua indagine, lo strumento privilegiato per analizzare sotto una luce nuova alcuni fenomeni commerciali e dunque politici (e dunque culturali). L’esame con Rebora non rientrava nel mio piano di studi, ma sovente presenziai ai suoi corsi, grazie ai quali scopersi – possiedo ancora alcuni appunti “originali” – un determinismo, Deogratias, non arido, e grazie ai quali approfondii storici-economisti come Fernand Braudel, Carlo Maria Cipolla, Pierre Vilar, Immanuel Wallerstein, Matteo Sanfilippo, Jean Claude Hocquet. Non tutti, purtroppo, sono fra noi, Rebora stesso è mancato alcuni anni or sono. Chi non ha letto i lavori di Braudel può comprendere a fatica la vera natura ossimorica – in qualche modo eterna e cangiante &#8211; del Mediterraneo. Cipolla aveva pubblicato da poco “Le avventure della lira”, testo utilizzato anche da Romeo Pavoni per l’esame di Numismatica, sfragistica e araldica. E Hocquet, in particolare, andava allora approfondendo il ruolo delle saline e del sale negli equilibri mediterranei e come risorsa irrinunciabile per il potere di Venezia. In tale ottica, Rebora – sampierdarenese, quindi ligure verace &#8211; si occupò evidentemente anche di olio. Come noto, s’attribuisce ai cenobi e in particolare alla solerzia benedettina la salvezza – anche in Liguria &#8211; di questo alimento, e degli uliveti, durante i secoli medievali progressivamente interessati dalla calata barbarica/longobardica (bovini, burro) e dall’esodo delle popolazioni verso gli entroterra. Rebora &#8211; benché Ludovico Antonio Muratori nelle “Antiquitates Italicae” fornisca un elenco di abbazie fra cui Brugnato (SP) assai attive quanto a coltivazioni * … &#8211; contestò tale ipotesi, a suo dire leggendaria. In “Civiltà della forchetta” ** attribuì ai religiosi un ruolo più marginale (olio come elemento rituale in taluni sacramenti), viceversa individuando nel mercantilismo trecentesco e dunque bassomedievale il motore che rilanciò l’oliva sia come cibo della mensa e sia come olio. Pare forse riduttivo “finalizzare” l’alacrità dei benedettini, fra l’altro veri maestri (non dico inventori) dei terrazzamenti, delle bonifiche, della falegnameria, ad un olio solo rituale, e perciò è plausibile che entrambe le visioni vantino degne fondamenta. Secondo numerosi studiosi, si deve ai benedettini, agronomi senz’altro lungimiranti, anche l’introduzione in Liguria – chissà quando, chissà da dove – della cultivar taggiasca, oggi la più celebre. Certamente, dal ‘300 l’olio figurò nelle voci redditizie dell’export ligure, non tanto – come ovvio – in partenza dal porto di Genova verso altre sponde del Mediterraneo, bensì verso l’Europa del nord, ovvero l’area dello strutto e del burro (intrasportabile da fresco, sottolinea acutamente Rebora, ergo raro, costoso, élitario…). Genova non a caso incentivò la messa a dimora di ulivi e la “formazione” dei coltivatori in termini di salvaguardia delle piante dalle più diffuse patologie, contribuendo al progressivo affermarsi di un paesaggio che è ancora cifra tra le più ammirevoli della regione. Il grasso ha sempre rappresentato un graditissimo usbergo contro la fame quotidiana e le periodiche carestie, e ciò che è valso lato sensu comprende tuttora anche l’olio, apprezzato dai gourmet ma meno rischioso degli altri grassi per il nostro organismo…<br />
* e presumiamo la presenza anche di vigne, fichi…<br />
** ed. Laterza, Bari, 1998, forse il suo testo più compiuto, lettura pressoché irrinunciabile a chiunque s&#8217;occupi di enogastronomia.<br />
<strong>Umberto Curti<br />
</strong></p>
<p>L’alfabeto del gusto di Ligucibario® è la più ampia, completa e autorevole “banca dati” dell’enogastronomia ligure. Circa 1.500 voci che Umberto Curti in decenni di lavoro ha redatto e poi aggregato online per tutelare e promuovere le tradizioni regionali. Liberamente fruibile, “oggetto d’innumerevoli tentativi d’imitazione”, conta migliaia di follower e da sempre non contiene alcuna pubblicità. Iscriviti alla newsletter cliccando in homepage il simbolo della busta, e ogni settimana riceverai gratuitamente i nuovi contenuti…</p>
<p>(Luisa Puppo e Umberto Curti, grazie a vaste competenze ed esperienze a fianco di territori e imprese, propongono consulenze, marketing, social media e attività formative per le destinazioni turistiche e l’enogastronomia, con specifici focus sul turismo esperienziale, lo storytelling, l’escursionismo coste/entroterra, e le traduzioni da/in inglese. Contattaci senza impegno su <a href="mailto:info@ligucibario.com">info@ligucibario.com</a>)</p>
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		<title>Giornata nazionale del paesaggio</title>
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		<pubDate>Tue, 12 Mar 2024 10:55:00 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>Il 14 marzo si celebra la Giornata nazionale del paesaggio. Mai come oggi, evidentemente, e al di là di tante affermazioni generiche o retoriche, queste “ricorrenze” assumono un significato decisivo. Gianni Celati (1937-2022) fu un prolifico scrittore, traduttore, critico, mi piacque in particolare lo straordinario racconto d’osservazione Verso la foce (ed. Feltrinelli, 1989), lungo gli ...<a class="post-readmore" href="https://www.ligucibario.com/giornata-nazionale-del-paesaggio/">leggi tutto</a></p>
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				<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_22265" style="width: 310px" class="wp-caption alignleft"><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2024/03/foto-catalano.jpg"><img class="size-medium wp-image-22265" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2024/03/foto-catalano-300x225.jpg" alt="case catalano a bardineto (sv)" width="300" height="225" /></a><p class="wp-caption-text">case catalano a bardineto (sv)</p></div>
<p>Il 14 marzo si celebra la <strong>Giornata nazionale del paesaggio</strong>. Mai come oggi, evidentemente, e al di là di tante affermazioni generiche o retoriche, queste “ricorrenze” assumono un significato decisivo.</p>
<p><strong>Gianni Celati</strong> (1937-2022) fu un prolifico scrittore, traduttore, critico, mi piacque in particolare lo straordinario racconto d’osservazione <em>Verso la foce</em> (ed. Feltrinelli, 1989), lungo gli argini e verso il delta del Po, il grande – e simbolico – fiume d’Italia. Un insieme “progettuale” e fotografico di diari di viaggio, ma anche un – dolente &#8211; pellegrinaggio d’amore al capezzale d’un paesaggio (la valle Padana) che andava morendo, fra scarichi industriali, centrali nucleari, vegetazioni malate, stalle, fetori, insegne commerciali (che avrebbero inorridito lo scrittore e umorista emiliano Giovanni Guareschi), bar dalla clientela sonnolenta e fatalista, cascine dismesse, e a tratti un’edilizia caotica di villette che senza logica interrompeva il senso d’abbandono solo per replicare il deserto urbano, solo per costruire il paradosso ossimorico della periferia delle campagne. Italia come Paese senza memoria, dove quell’inquinamento materiale diventava ormai esistenziale, in uno scorrere di cave, roulottes in rovina, nani di gesso, tralicci, bunker, fabbriche fallite, ma anche – per fortuna – di improvvise e miracolose epifanie, alcune piazze (piazza XXIII aprile a Pomponesco), alcune nobili facciate (la reggia ducale di Colorno), fugaci sollievi…</p>
<p>Spero dunque che soprattutto nelle scuole (ai miei tempi si leggeva Esiodo) si trovi tempo e modo per indurre gli allievi alla riflessione. <strong>Il Mediterraneo</strong>, e quello stivale che ne occupa cospicua parte, e quella Liguria che vi si affaccia…, sono luoghi in cui le urgenze della sostenibilità e della biodiversità (1) debbono catalogarsi al primo posto. Le frane e i disastri di questi giorni, dovuti alla pioggia, sono dal Finale alle Cinque Terre l’ennesimo grido di una terra dove il dissesto idrogeologico e la cementificazione sovente hanno marciato di pari passo, e dove la green economy stenta ad affermarsi… Rileggiamo <strong>Braudel</strong>: «Che cosa è il Mediterraneo? Mille cose insieme. Non un paesaggio, ma innumerevoli paesaggi. Non un mare, ma un susseguirsi di mari. Non una civiltà, ma una serie di civiltà accatastate le une sulle altre, insomma, un crocevia antichissimo. Da millenni tutto vi confluisce, complicandone e arricchendone la storia: bestie da soma, vetture, merci, navi, idee, religioni, modi di vivere». Un susseguirsi fragilissimo.</p>
<p>Ma rileggiamo anche quel Rapporto sul Turismo Sostenibile, redatto dal Gruppo di Lavoro costituito durante la Presidenza Italiana (2012–14) della <strong>Convenzione delle Alpi</strong>, che ulteriormente sottolineava, anche per la montagna: «L’agricoltura di montagna, assumendo i propri ruoli polifunzionali (dalla produzione di qualità legata agli antichi saperi, al mantenimento del “paesaggio agrario culturale”, al monitoraggio del territorio e dell’ambiente, al rafforzamento della biodiversità, alla socializzazione della natura) riafferma l’interdipendenza fra ecologia ed economia nell’ambito della quale prende vita il “turismo alpino culturale”» (Convenzione delle Alpi, p. 48).</p>
<p>Nel quindicennio 1965-1980 Italia Nostra fu presieduta dallo scrittore bolognese <strong>Giorgio Bassani</strong> (1916-2000), che attivamente già denunciò la costruzione di tratti autostradali irrispettosi del valore paesaggistico che traversavano, o sollecitò la creazione di parchi per salvaguardare aree naturali d’interesse nazionale. L’affarismo cementifero non s’arrestava dinanzi ad alcunché, le città si estendevano caoticamente, il degrado ambientale s’accompagnava all’imporsi di una corsa alla crescita senza più limiti né regole. Echeggiano via via – e più che forti, direi &#8211; parole di <strong>Pier Paolo Pasolini</strong> (contro quel consumismo che stravolgeva paesaggi, culture, ceti sociali, bisogni e desideri…), di <strong>Massimo Quaini</strong> (che allertava su una possibile “disneyzzazione” delle Cinque Terre liguri, ovvero paesaggi e comunità a rischio fra speculazioni edilizie, consumi di suolo, e turismi di massa), di <strong>Rigoni Stern</strong> (che tutta la vita, da Asiago, “militò” per la montagna), di <strong>Salvatore Settis</strong> (che tuttora nei suoi scritti si mobilita per l’interesse generale, che antepone il diritto alle leggi, e che si indigna di fronte alla “vendibilità” di ogni bene)… Ma anche di <strong>Mario Soldati</strong>, che viaggiando proprio la Liguria, e le viti di un dolcetto “montano”, scrisse in <em>Vino al vino</em>: “<strong>Pornassio</strong>, il più spettacoloso e originale paesaggio viticolo che abbia mai visto in vita mia. Immaginate un vastissimo arazzo, spesso e folto, arricciato e frastagliato, tutto sulle tinte fondamentali di un rosso acceso e violentissimo, con infinite sfumature che vanno dal marrone al violetto, dal cremisi allo scarlatto, dal fragola al rosa al giallo, con spruzzi di verde. Ma l’arazzo, oltre che denso di colori, appare fermamente costruito, secondo disegni visibilissimi, organici, funzionali: circoli, volute, serpentine parallele, che hanno lo scopo di sfruttare al massimo le concavità e le convessità, gli avvallamenti e i pronunciamenti del terreno, in rapporto all’arco che percorre il sole dall’alba al tramonto. Ne risulta una scenografia fantastica, liberamente geometrica, ma anche massiccia, di una strana violenza pittorica. Se si pensa alle vaste e blande circonvoluzioni sui colli veneti, toscani e piemontesi, la conca di Pornassio suggerisce qualcosa di più vigoroso e più vivo, qualcosa di ultimo e di eroico. L’amore degli uomini per la vigna, in tutto il mondo, non può fare di più”.</p>
<p>Il 14 marzo si celebra la Giornata nazionale del paesaggio&#8230;</p>
<p>(1) chi vuole leggermi più a fondo, può richiedere <span style="text-decoration: underline;">gratuitamente</span> all&#8217;editore il mio recente <em>Sostenibilità e biodiversità. Un glossario</em> (con ricchissima bibliografia e videografia), <a title="umberto curti glossario sostenibilità e biodiversità" href="https://www.sabatelli.it/?product=biodiversita-e-sostenibilita-un-glossario" target="_blank">a questo link</a><br />
<strong>Umberto Curti<br />
<a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2021/07/umberto-curti.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-20548" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2021/07/umberto-curti-300x168.jpg" alt="umberto curti" width="300" height="168" /></a><br />
</strong></p>
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