<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>Ligucibario &#187; davide oldani</title>
	<atom:link href="https://www.ligucibario.com/tag/davide-oldani/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>https://www.ligucibario.com</link>
	<description>elogio dell&#039;etnogastronomia</description>
	<lastBuildDate>Thu, 16 Apr 2026 10:24:19 +0000</lastBuildDate>
	<language>it-IT</language>
	<sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency>
	<generator>https://wordpress.org/?v=4.1.41</generator>
	<item>
		<title>La cucina casalinga</title>
		<link>https://www.ligucibario.com/la-cucina-casalinga/</link>
		<comments>https://www.ligucibario.com/la-cucina-casalinga/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 14 Apr 2026 10:17:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Luisa]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Ligucibario]]></category>
		<category><![CDATA[ceci in zimino]]></category>
		<category><![CDATA[cucina casalinga]]></category>
		<category><![CDATA[cucina italiana]]></category>
		<category><![CDATA[cucina ligure]]></category>
		<category><![CDATA[cultivar autoctone]]></category>
		<category><![CDATA[davide oldani]]></category>
		<category><![CDATA[denominazione d'origine inventata]]></category>
		<category><![CDATA[Giovanni Rebora]]></category>
		<category><![CDATA[grani antichi]]></category>
		<category><![CDATA[ligucibario]]></category>
		<category><![CDATA[massimo montanari]]></category>
		<category><![CDATA[pesce di stagione]]></category>
		<category><![CDATA[pesto]]></category>
		<category><![CDATA[piero camporesi]]></category>
		<category><![CDATA[polpettone alla genovese]]></category>
		<category><![CDATA[trippe]]></category>

		<guid isPermaLink="false">https://www.ligucibario.com/?p=29977</guid>
		<description><![CDATA[<p>&#160; &#160; &#160; &#160; &#160; &#160; &#160; “Cucina casalinga”&#8230; Quel che un tempo figurava come un richiamo, ed un vanto, fuori da tante trattorie e ristoranti, appare oggi – anche a Genova e dintorni &#8211; come qualcosa di superato… Tanti forse ironizzerebbero anche sui cartoncini con cui Maria “reclamizzava” le proprie squisite pietanze in vico ...<a class="post-readmore" href="https://www.ligucibario.com/la-cucina-casalinga/">leggi tutto</a></p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.ligucibario.com/la-cucina-casalinga/">La cucina casalinga</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://www.ligucibario.com">Ligucibario</a>.</p>
]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_21574" style="width: 310px" class="wp-caption alignleft"><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2023/05/Foto0343.jpg"><img class="size-medium wp-image-21574" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2023/05/Foto0343-300x225.jpg" alt="ravioli alla genovese" width="300" height="225" /></a><p class="wp-caption-text">ravioli alla genovese</p></div>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>“Cucina casalinga”&#8230; Quel che un tempo figurava come un richiamo, ed un vanto, fuori da tante trattorie e ristoranti, appare oggi – anche a Genova e dintorni &#8211; come qualcosa di superato… Tanti forse ironizzerebbero anche sui cartoncini con cui Maria “reclamizzava” le proprie squisite pietanze in vico Testadoro, ma a torto.</p>
<p>L’atto “festoso” del mangiar fuori (rito della domenica) ha via via dovuto, e sottolineo dovuto, trasformarsi in un’esperienza, non si sa bene cosa ciò significhi, un’esperienza che spessissimo fonde – più nel senso disastroso di sciogliere che di unire? &#8211; ingredienti esogeni/esotici e creatività al limite della stravaganza, e che certo ci fa sentire molto lontani da casa. Ecco i tataki, ecco i fiori eduli, le polveri, le emulsioni, i topping, i “titoli” interminabili delle portate…</p>
<p>Ma non tutti sono Ferran Adrià. Avranno fortuna ancora a lungo queste &#8220;strategie&#8221; culinarie?</p>
<p>Io non sono affatto un “conservatore”, anzi sono – anzitutto per mestiere &#8211; un “curioso”, ed ogni volta che posso viaggiare assaggio piatti anche lontanissimi dalle mie predilezioni (in Scozia, tanto per dire, mi sono ovviamente &#8220;sottoposto&#8221; all&#8217;haggis). Ma mi piange il cuore al pensiero di quanti locali storici (una vita fa ne frequentavo alcuni con mio padre) hanno chiuso nelle vie della città dove di fatto ho sempre vissuto * , o comunque hanno decisamente cambiato gestione e caratteristiche.</p>
<p>Molti piatti delle tradizione vanno così perdendosi (qualcuno ad esempio trova ancora i ceci in zimino, i polpettoni, le trippe?), ma contemporaneamente si abusa dell’espressione “dieta mediterranea”, senza sapere o senza riconoscere che la dieta mediterranea era tale facendo uso di quel che era disponibile, non ispirandosi certo a modelli salutistici, ed il suo scopo era sfamare, non stupire…</p>
<p>Viene da sorridere notando quante volte i guru di turno sproloquino di ricette originarie, assolute, categoricamente uniche (classico caso il pesto senza burro ** ), e quante volte alcuni marchi europei relativi a certificazioni d’origine, seppur positivi quanto a finalità, poggino anch’essi, in realtà, su basi fragiline fragiline *** .</p>
<p>In certo senso mi spingo addirittura a dire che la cucina italiana (pur assurta anche con mio gaudio a patrimonio UNESCO) non esiste, risultando la splendida “sommatoria” di 20 &#8211; o ben di più &#8211; sapienze regionali.</p>
<p>Il cibo è il modo di essere di una comunità, e ne svela per antonomasia connotati sociali, economici, culturali (si leggano Piero Camporesi, Giovanni Rebora, Massimo Montanari…). La cucina italiana, esista o non esista, sarà tanto più identitaria quanto più saprà fronteggiare l’antropocene globalizzante che pone a rischio la sopravvivenza stessa del Pianeta.</p>
<p>La cucina italiana, in definitiva, che ci “tramanda” quasi sempre piatti – anzi, ambasciatori &#8211; perfetti per armonia e sapori, sarà tanto più identitaria quanto più realizzerà una tutela valorizzante di quel che la rende celeberrima (le cultivar autoctone, i grani antichi, gli olii, i pesci di stagione, le ricette del “reimpiego”…), stando al passo coi tempi ma senza indulgere a mode un po’ macchiettistiche e “mediaticità” di cui, ne sono certo, non resterà traccia. Meditate, ristoratori, meditate…</p>
<p>* Mentana in corso Marconi alla Foce, Le gheise in via Boccadasse, Lillo a Sant’Ilario, Il galletto al mattone in piazza Alimonda, L’olivo in piazza Raibetta, Rivaro in via del Portello, Toro a Sampierdarena, Aladino a Piccapietra, La bitta in corso Gastaldi, Enoteca Sola alla Foce, Da Andrea in via Trieste, Primo piano in via XX settembre, Il campesino a Vesima, Magnasco a Pra’, Gran gotto in via Fiume, Cardinali in via Assarotti, La santa in vico Indoratori, Trattoria del duca a Capolungo, Rina in via Mura delle Grazie, Pacetti in Borgo Incrociati, Cicchetti a Quinto, Il cantinone a Carignano, Mannori (cucina toscana) in via Galata, Torre del Mangia (cucina toscana) a Sampierdarena, Pintori (cucina sarda) in via San Bernardo…</p>
<p>** con buona pace di chi “attaccò” il noto cuoco lombardo Davide Oldani, nelle campagne dell’entroterra ligure il burro era ben più presente dell’olio…</p>
<p>*** la lettura irrinunciabile e un poco iconoclasta è in tal senso (Ligucibario® ne ha già parlato) Alberto Grandi, “Denominazione d’origine inventata”, ed. Mondadori, 2018.<br />
<strong>Umberto Curti<br />
</strong></p>
<p>(Luisa Puppo e Umberto Curti, grazie a vaste competenze ed esperienze ormai trentennali a fianco di territori e imprese, propongono consulenze, marketing, social media e attività formative per le destinazioni turistiche, l’enogastronomia e il commercio, con specifici focus sul turismo esperienziale, lo storytelling, l’escursionismo coste/entroterra, e le traduzioni da/in inglese. Contattaci senza impegno su <a href="mailto:info@ligucibario.com">info@ligucibario.com</a>)</p>
<div id="attachment_25120" style="width: 285px" class="wp-caption alignleft"><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2025/01/Umbi-bottiglia.jpg"><img class="size-medium wp-image-25120" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2025/01/Umbi-bottiglia-275x300.jpg" alt="Umberto Curti" width="275" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">Umberto Curti</p></div>
<p><strong> </strong></p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.ligucibario.com/la-cucina-casalinga/">La cucina casalinga</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://www.ligucibario.com">Ligucibario</a>.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>https://www.ligucibario.com/la-cucina-casalinga/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Pesto maleducato</title>
		<link>https://www.ligucibario.com/pesto-maleducato/</link>
		<comments>https://www.ligucibario.com/pesto-maleducato/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 09 Apr 2025 12:13:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Luisa]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Ligucibario]]></category>
		<category><![CDATA[ada boni]]></category>
		<category><![CDATA[aggiadda]]></category>
		<category><![CDATA[cucina ligure]]></category>
		<category><![CDATA[cuciniera di giobatta ratto]]></category>
		<category><![CDATA[davide oldani]]></category>
		<category><![CDATA[giuseppe gavotti]]></category>
		<category><![CDATA[gualtiero marchesi]]></category>
		<category><![CDATA[ligucibario]]></category>
		<category><![CDATA[machetto]]></category>
		<category><![CDATA[marò di fave]]></category>
		<category><![CDATA[moretum]]></category>
		<category><![CDATA[pecorino]]></category>
		<category><![CDATA[pesto genovese]]></category>
		<category><![CDATA[pesto maleducato]]></category>
		<category><![CDATA[pigato]]></category>
		<category><![CDATA[salsa di noci]]></category>
		<category><![CDATA[salsa di pinoli]]></category>
		<category><![CDATA[salse al mortaio]]></category>
		<category><![CDATA[savore d'aglio]]></category>
		<category><![CDATA[serre di pra']]></category>

		<guid isPermaLink="false">https://www.ligucibario.com/?p=25948</guid>
		<description><![CDATA[<p>&#160; &#160; &#160; &#160; &#160; &#160; D’accordo, qualche volta noi genovesi possiamo (potevamo) essere un po’ rusteghi coi foresti, come si suole (si soleva) dire, ovvero un po&#8217; ruvidi coi non-genovesi, ma il pesto “maleducato” non si lega a quanto sopra, bensì è un pesto assai fortificato quanto ad aglio, come lo voleva il marchese ...<a class="post-readmore" href="https://www.ligucibario.com/pesto-maleducato/">leggi tutto</a></p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.ligucibario.com/pesto-maleducato/">Pesto maleducato</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://www.ligucibario.com">Ligucibario</a>.</p>
]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2025/04/DSCN0551.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-25949" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2025/04/DSCN0551-300x225.jpg" alt="DSCN0551" width="300" height="225" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>D’accordo, qualche volta noi genovesi possiamo (potevamo) essere un po’ rusteghi coi foresti, come si suole (si soleva) dire, ovvero un po&#8217; ruvidi coi non-genovesi, ma il pesto “maleducato” non si lega a quanto sopra, bensì è un pesto assai fortificato quanto ad aglio, come lo voleva il marchese Beppe Gavotti (1973)… L’aglio era vissuto come un disinfettante – in effetti ha mille proprietà benefiche &#8211; , così come il sale era “il” conservante. Per non parlare del pecorino, importato a Genova dalle isole dirimpettaie.</p>
<p>E i proto-pesti &#8211; si legassero o no (direi non necessariamente) al moretum romano che funge da breakfast per il contadino Similo &#8211; erano quel “savore d’aglio” che accompagnava carni e pesci un po’ come una salsa verde.</p>
<p>Sulle salse al mortaio si sta scrivendo tanto (e non è affatto un male), Ligucibario® stesso ha contribuito al dibattito tanto che – per chi digiti “salse al mortaio” su Google – si posiziona al primo posto online (eccovi la salsa di noci, la salsa di pinoli, il marò di fave, il machetto di sardine&#8230;, tutte &#8220;diramazioni&#8221; dell&#8217;aggiadda).</p>
<p>Ma, occorre ben precisarlo, il pesto come viene “inculcato” oggi (non v’è più fiera o sagra senza qualcuno che pesti basilico nel mortaio…) è una formalizzazione di fine ‘800, e peraltro, come sempre, non esiste una ricetta realmente ufficiale, unica ed assoluta…</p>
<p>Il pesto si preparava con quello di cui si disponeva (spinaci, fagiolini, timo, persa…), tanto più che le stüffe di Pra’ iniziano a marciare a pieno regime, anch’esse, solo da fine ‘800, finalmente consentendo al basilico una stagionalità più estesa.</p>
<p>Va anzi sottolineato che his majesty Gualtiero Marchesi impiegava noci e cagliata facendo a meno dei pinoli, e recentemente un altro chef di vaglia, Davide Oldani, ha osato – sulle orme di Ada Boni eccetera &#8211; un burro, subito assalito da coloro i quali non sanno che nelle campagne, storicamente, il burro era talora più reperibile che l’olio, e che neppur leggono il primo Giobatta Ratto, a me più caro del coevo Emanuele Rossi&#8230;</p>
<p>Ratto che difatti, udite udite, nella sua “Cuciniera genovese” del 1863 scrive alla ricetta 11 (quella del battuto genovese, cui sposa tragicamente il formaggio olandese) “…e pestate il tutto in mortaio con poco burro finché sia ridotto in pasta”…</p>
<p>Buon pesto genovese a voi tutti (confezionatelo come vi pare, godetevelo sovente, conditeci i formati di pasta “migliori”, e abbinategli un Pigato della DOC Riviera ligure di ponente…).<br />
<strong>Umberto Curti<br />
</strong></p>
<p>(Luisa Puppo e Umberto Curti, grazie a vaste competenze ed esperienze a fianco di territori e imprese, propongono consulenze, marketing, social media e attività formative per le destinazioni turistiche e l’enogastronomia, con specifici focus sul turismo esperienziale, lo storytelling, l’escursionismo coste/entroterra, e le traduzioni da/in inglese. Contattaci senza impegno su info@ligucibario.com)</p>
<div id="attachment_25797" style="width: 310px" class="wp-caption alignleft"><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2025/03/IMG_20250315_181708.jpg"><img class="size-medium wp-image-25797" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2025/03/IMG_20250315_181708-300x225.jpg" alt="umberto curti al convegno sull'emigrazione presso il MEI di genova" width="300" height="225" /></a><p class="wp-caption-text">umberto curti al convegno sull&#8217;emigrazione presso il MEI di genova</p></div>
<p><strong> </strong></p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.ligucibario.com/pesto-maleducato/">Pesto maleducato</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://www.ligucibario.com">Ligucibario</a>.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>https://www.ligucibario.com/pesto-maleducato/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Pesto storyteller al corso GAE</title>
		<link>https://www.ligucibario.com/il-pesto-storyteller-al-corso-gae/</link>
		<comments>https://www.ligucibario.com/il-pesto-storyteller-al-corso-gae/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 10 Mar 2025 10:44:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Luisa]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Ligucibario]]></category>
		<category><![CDATA[aglio di vessalico]]></category>
		<category><![CDATA[allergeni]]></category>
		<category><![CDATA[basilico]]></category>
		<category><![CDATA[carrara]]></category>
		<category><![CDATA[colonnata]]></category>
		<category><![CDATA[cucina ligure]]></category>
		<category><![CDATA[cuciniera di giobatta ratto]]></category>
		<category><![CDATA[davide oldani]]></category>
		<category><![CDATA[domande sul pesto]]></category>
		<category><![CDATA[fiore sardo]]></category>
		<category><![CDATA[gnocchi]]></category>
		<category><![CDATA[ligucibario]]></category>
		<category><![CDATA[mandilli]]></category>
		<category><![CDATA[metileugenolo]]></category>
		<category><![CDATA[olio extravergine dop riviera ligure]]></category>
		<category><![CDATA[parmigiano reggiano]]></category>
		<category><![CDATA[pesto d'inverno]]></category>
		<category><![CDATA[pesto genovese]]></category>
		<category><![CDATA[pesto trapanese]]></category>
		<category><![CDATA[picagge]]></category>
		<category><![CDATA[pigato]]></category>
		<category><![CDATA[pinoli di pisa]]></category>
		<category><![CDATA[pistou]]></category>
		<category><![CDATA[salse da mortaio]]></category>
		<category><![CDATA[serre di pra']]></category>
		<category><![CDATA[storytelling]]></category>
		<category><![CDATA[testaroli]]></category>
		<category><![CDATA[trenette]]></category>
		<category><![CDATA[troffiette]]></category>

		<guid isPermaLink="false">https://www.ligucibario.com/?p=25732</guid>
		<description><![CDATA[<p>&#160; &#160; &#160; &#160; &#160; &#160; Pesto Storyteller. Ho utilizzato &#8211; avviene sovente &#8211; il pesto genovese per una lezione di storytelling al corso GAE (VI edizione) presso F.Ire Genova. Malgrado sia generalmente adorata dai liguri tanto quanto dagli italiani, e molte recenti iniziative abbiano corroborato anche la sua notorietà internazionale (ma la cucina ligure ...<a class="post-readmore" href="https://www.ligucibario.com/il-pesto-storyteller-al-corso-gae/">leggi tutto</a></p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.ligucibario.com/il-pesto-storyteller-al-corso-gae/">Pesto storyteller al corso GAE</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://www.ligucibario.com">Ligucibario</a>.</p>
]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2025/03/DSCN9400.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-25733" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2025/03/DSCN9400-300x225.jpg" alt="DSCN9400" width="300" height="225" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Pesto Storyteller.</p>
<p>Ho utilizzato &#8211; avviene sovente &#8211; il pesto genovese per una lezione di storytelling al corso GAE (VI edizione) presso F.Ire Genova.<br />
Malgrado sia generalmente adorata dai liguri tanto quanto dagli italiani, e molte recenti iniziative abbiano corroborato anche la sua notorietà internazionale (ma la cucina ligure non è mai stata né mai sarà solo pesto&#8230;), questa salsa da mortaio va narrata anzitutto sfatando tanti luoghi comuni.</p>
<h2>Pesto storyteller: 20 dubbi risolti</h2>
<p>Ho quindi sviluppato la lezione  sul pesto storyteller &#8220;riscontrando&#8221; <strong>quella ventina di dubbi e quesiti che nel tempo ho visto ricorrere più di frequente</strong>. Amici Lettori vado ora con piacere a percorrerli anche con voi (in realtà, <em>Ligucibario®</em> ha già trattato il tema più o meno 150mila volte).<br />
1)il pesto è una salsa, non un sugo. Ergo, una preparazione a crudo, e quindi la qualità della materia prima è tutto&#8230;<br />
2) e 3)il mortaio è un manufatto diffuso in tutta l&#8217;area mediterranea, serviva a pestare spezie, frutta secca, pigmenti&#8230; Il marmo di Carrara e di Colonnata certamente contribuì ad una &#8220;romanizzazione&#8221; che lo diffuse intensamente anche in Liguria. Il genovese è tondo e svasato, il marsigliese è alto e capiente, con forma a tulipano, il toscano è più arrotondato e ha i 4 orecchi che scendono al basso, il bergamasco ricorda un&#8217;acquasantiera e ha una base a piedistallo&#8230; Grossi mortai, beninteso, servivano anche da fermaporte, vasi per piante, abbeveratoi&#8230; Ti consiglio il video <a href="https://www.youtube.com/watch?v=fDHrksxBlCo" target="_blank">Genova e le salse da mortaio</a> che ho progettato e girato per il Comune di Genova.<br />
4)andrebbero privilegiati mortai di marmo più ruvido, così che la superficie funga al meglio da grattugia, in concorso col sale grosso&#8230;<br />
5)per i pestelli vanno bene molti dei legni anche liguri: faggio, ulivo, bosso, olmo, pero&#8230; Mai il castagno, più fragile e tannico. Un tempo esistevano anche pestelli a 2 teste, una per le preparazioni con aglio o altri ingredienti molto pungenti, l&#8217;altra per le restanti ricette&#8230;<br />
6)il diametro &#8220;casalingo&#8221; ottimale dei mortai si aggira attorno ai 22 cm. Più piccolo permette infatti di lavorare poca materia, più grande richiede muscoli da palestrato&#8230; Mi riterrete bisognoso di un TSO se vi confesso che io, nel caso di lunghe lontananze da Genova, metto in valigia addirittura un piccolo mortaio da viaggio?&#8230;<br />
7)le 4 protuberanze laterali servivano sia da appoggio sulle cosce, sia per roteare il mortaio mentre con l&#8217;altra mano si impugna e si aziona il pestello&#8230;<br />
8)un poco di acqua tiepida con qualche goccia di limone o aceto è il detersivo ottimale per garantire ai mortai una vita pressoché eterna&#8230;<br />
9)il calore del movimento elettrico ossida i polifenoli aromatici contenuti negli olii essenziali (metileugenolo) del basilico, pertanto si rischia di preparare un pesto poco profumato&#8230; Chi rifiuta il mortaio, abbia almeno l&#8217;accortezza di collocare bicchiere e lame dei frullatori nel freezer un&#8217;ora prima di servirsene&#8230;<br />
10) e 11)le serre sono &#8220;e stüffe&#8221; di vetro che si affermarono verso la fine dell&#8217;800, anzitutto a Pra&#8217; (che giustamente i praini scrivono con l&#8217;apostrofo e non con l&#8217;accento). Sono perfette per garantire temperature costanti ecc. ai coltivatori. Prima, col basilico coltivato in campo o in vaso, il pesto non era certo disponibile tutto l&#8217;anno&#8230; Infatti si mangiavano anche i cosiddetti pesti d&#8217;inverno, cioè preparati con quel che c&#8217;era: prezzemolo, fagiolini, spinaci, oppure timo, maggiorana&#8230; Sorrido quando sento persone che, in mancanza di resti archeologici o di ricette documentate, si ostinano ad affermare che in gastronomia esistano ricette uniche, originali, autentiche, assolute. E che protestino contro Davide Oldani. La realtà è che i nostri antenati usavano quel poco o tanto di cui disponevano in quel momento (e nelle campagne il burro poteva presenziare più dell&#8217;olio). Inoltre, molti &#8220;chef&#8221; erano analfabeti e certo non amavano condividere i propri copyright. A buon intenditor&#8230;<br />
12)la ricetta attuale del pesto è andata formalizzandosi, per così dire, dopo Giobatta Ratto (1863). Aglio (di Vessalico), pinoli (di Pisa), sale grosso, basilico genovese DOP, i 2 formaggi grattugiati da poco, olio extravergine DOP riviera ligure (preferire la sottozona riviera di levante). Peraltro mia madre, che era una cuoca straordinaria, e purtroppo morì molto giovane, nel suo pesto aggiungeva sovente qualche gheriglio di noce, precedentemente sbollentato per eliminare la pellicola amarognola. Non mi risulta sia mai stata processata né condannata&#8230;<br />
13)allergeni, sempre più spinosa questione; ho trattato lungamente, a voce, questo tema, specie in relazione ad aglio, pinoli, formaggi. Scrivetemi una mail e volentieri vi risponderò&#8230;<br />
14)le stagionature dei 2 formaggi sono rispettivamente parmigiano (o meno bene grana padano) 24 mesi, e pecorino (sardo DOP sarebbe il massimo) dagli 8 mesi. Al crescere della stagionatura di uno, è bene abbassare un po&#8217; quella dell&#8217;altro&#8230;<br />
15)il parmigiano è una quantità circa doppia rispetto al pecorino, ma personalmente amo (e preparo) anche il pesto con molto pecorino&#8230;<br />
16)il modo migliore di conservare il pesto è mangiarlo il prima possibile. Se proprio occorre conservarlo, evitare la surgelazione (che non equivale all&#8217;abbattimento e quindi origina microcelle d&#8217;acqua) e semplicemente riporre il pesto in frigo per qualche giorno, non di più, ben coperto da olio extravergine&#8230;<br />
17)i migliori formati di pasta in Liguria sono trenette, mandilli, picagge, ma io spazio anche fra testaroli, gnocchi di patate, troffiette (si badi che un tempo i genovesi chiamavano troffie gli gnocchi)&#8230;<br />
18)il pesto, come del resto il basilico, si presta bene anche ad impieghi innovativi, quindi viva la fantasia (non la stravaganza). Io utilizzo il pesto nelle insalate, con gli sgombri alla piastra, coi petti di pollo&#8230;<br />
19)il pesto non ama i vini rossi, tannici. Perciò, in Liguria prediligere la semiaromaticità del Pigato DOC (unicità della Riviera di ponente), e fuori regione abbinare ad es. Malvasia secca, Sauvignon, finanche Riesling&#8230;<br />
20)il pistou provenzale si differenzia dal pesto genovese in quanto contiene molto aglio e niente formaggi. Il pesto trapanese sostituisce a parmigiano e pinoli il pomodoro e le mandorle&#8230; Si tratta, come vedete, di due salse &#8211; seppur squisite &#8211; molto diverse dalla genovese&#8230;</p>
<p>Pesto storyteller&#8230; da narrare.<br />
Buon pesto a voi tutti, e &#8220;divulgate&#8221; il pesto nel modo migliore, che non è quello dei guru (nessuno fino a prova contraria è depositario della ricetta).<br />
<strong>Umberto Curti<br />
</strong></p>
<p>(Luisa Puppo e Umberto Curti, grazie a vaste competenze ed esperienze a fianco di territori e imprese, propongono consulenze, marketing, social media e attività formative per le destinazioni turistiche e l’enogastronomia, con specifici focus sul turismo esperienziale, lo storytelling, l’escursionismo coste/entroterra, e le traduzioni da/in inglese. Contattaci senza impegno su <a href="mailto:info@ligucibario.com">info@ligucibario.com</a>)</p>
<p><strong><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2025/02/umberto.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-25493" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2025/02/umberto-186x300.jpg" alt="umberto" width="186" height="300" /></a></strong></p>
<p><strong><br />
</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.ligucibario.com/il-pesto-storyteller-al-corso-gae/">Pesto storyteller al corso GAE</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://www.ligucibario.com">Ligucibario</a>.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>https://www.ligucibario.com/il-pesto-storyteller-al-corso-gae/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>1</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>DI PESTO, DI AGLIO E DI FORMAGGIO SARDO</title>
		<link>https://www.ligucibario.com/di-pesto-di-aglio-e-di-formaggio-sardo/</link>
		<comments>https://www.ligucibario.com/di-pesto-di-aglio-e-di-formaggio-sardo/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 09 Nov 2023 09:47:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Luisa]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Ligucibario]]></category>
		<category><![CDATA[aggiadda]]></category>
		<category><![CDATA[aglio di vessalico]]></category>
		<category><![CDATA[alpi apuane]]></category>
		<category><![CDATA[bagnet verd]]></category>
		<category><![CDATA[basilico genovese dop]]></category>
		<category><![CDATA[cuciniera di giobatta ratto]]></category>
		<category><![CDATA[davide oldani]]></category>
		<category><![CDATA[gnocchi]]></category>
		<category><![CDATA[lasagne]]></category>
		<category><![CDATA[lavagnina]]></category>
		<category><![CDATA[ligucibario]]></category>
		<category><![CDATA[mortaio]]></category>
		<category><![CDATA[olio dop riviera ligure]]></category>
		<category><![CDATA[parmigiano reggiano dop]]></category>
		<category><![CDATA[pecorino sardo]]></category>
		<category><![CDATA[pesto genovese]]></category>
		<category><![CDATA[picagge]]></category>
		<category><![CDATA[pigato]]></category>
		<category><![CDATA[pignola]]></category>
		<category><![CDATA[pinoli di pisa]]></category>
		<category><![CDATA[serre di pra']]></category>
		<category><![CDATA[taggiasca]]></category>
		<category><![CDATA[testaroli]]></category>
		<category><![CDATA[trenette]]></category>
		<category><![CDATA[trofiette]]></category>

		<guid isPermaLink="false">https://www.ligucibario.com/?p=21932</guid>
		<description><![CDATA[<p>La cucina ligure, malgrado i giganteschi mortai &#8211; un po&#8217; grotteschi? &#8211; in navigazione sul Tamigi, non fu, non è e mai sarà solo pesto (circa le polemiche di questi giorni, mi riconosco maggiormente nelle parole del cuoco Roberto Costa che in quelle di Oliviero Toscani, siamo forse un po&#8217; stanchi di identificare un&#8217;identità regionale/cittadina ...<a class="post-readmore" href="https://www.ligucibario.com/di-pesto-di-aglio-e-di-formaggio-sardo/">leggi tutto</a></p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.ligucibario.com/di-pesto-di-aglio-e-di-formaggio-sardo/">DI PESTO, DI AGLIO E DI FORMAGGIO SARDO</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://www.ligucibario.com">Ligucibario</a>.</p>
]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2023/11/pesto-pronto.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-21933" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2023/11/pesto-pronto-225x300.jpg" alt="pesto pronto" width="225" height="300" /></a>La cucina ligure, malgrado i giganteschi mortai &#8211; un po&#8217; grotteschi? &#8211; in navigazione sul Tamigi, non fu, non è e mai sarà solo pesto (circa le polemiche di questi giorni, mi riconosco maggiormente nelle parole del cuoco Roberto Costa che in quelle di Oliviero Toscani, siamo forse un po&#8217; stanchi di identificare un&#8217;identità regionale/cittadina con una ricetta). Poiché tuttavia questa salsa è ormai &#8211; meritatamente &#8211; molto nota, cerchiamo di renderle giustizia con alcune informazioni corrette (Ligucibario® peraltro se ne è già occupato infinite volte, leggimi ad es. <a title="umberto curti pesto genovese" href="https://www.ligucibario.com/il-pesto-genovese-3/" target="_blank">a questo link</a>).<br />
Anzitutto, <strong>la Liguria è terra di mortai per ragioni geostoriche</strong> (mediterraneità, dominio romano, Alpi Apuane…). Si caratterizza dunque per numerose salse – alcune più celebri e &#8220;vive&#8221; d’altre &#8211; preparate dentro tale manufatto, peraltro utile anche con frutta secca e spezie, e con pigmenti.<br />
Tutte queste salse, fra cui <strong>l’aggiadda</strong> (l’agliata, madre di tutte), poiché in origine accompagnavano carni, un po’ come i <em>bagnèt verd piemontesi</em>, proponevano un sapore sapido, puntuto, deciso, per via del <span style="text-decoration: underline;">sale</span> (un conservante) e dell’<span style="text-decoration: underline;">aglio</span> (un disinfettante).<br />
Il pesto tuttavia, la cui ricetta attuale si “formalizzò” non prima di metà ‘800 e poi molto grazie alla <strong>Cuciniera del Ratto</strong>, la cui prima edizione nel 1863 non risultò irreprensibile, si “batteva” nel mortaio con quel che c’era (maggiorana, fagiolini, spinaci…), tanto più che <strong>le serre di basilico</strong> con cui oggi identifichiamo Pra&#8217; (con l&#8217;apostrofo mi raccomando) erano ancora di là da venire, e quindi le stagioni come sempre condizionavano i menu. Si consideri inoltre, prima di &#8220;fucilare&#8221; lo chef lombardo Davide Oldani, che in campagna il burro era talora – sorprendentemente &#8211; più reperibile dell’olio. Inoltre, v’erano pesti per così dire più patrizi e pesti plebei, un po’ – benché per altri motivi &#8211; come avviene oggi, dato che non tutti utilizzano materia prima corretta, e di qualità…<br />
Anche <strong>il pecorino sardo</strong> DOP (ideale se stagionato 10-12 mesi) si conferma ingrediente centrale, in quanto la Repubblica di Genova intratteneva intensi commerci con Corsica e Sardegna, e quasi sempre una specialità culinaria origina da quel che un popolo conosce, coltiva, commercia.<br />
Io mi felicito con chi garantisce ai propri clienti un pesto autentico, realizzato (oggi) con <strong>basilico genovese DOP, aglio bianco di gentile sentore magari di Vessalico, pinoli pisani o comunque italianissimi, sale grosso, parmigiano reggiano DOP (il cui disciplinare è più vincolante rispetto al grana padano) e pecorino sardo DOP, e infine olio extravergine DOP ligure, magari della sottozona Riviera di levante dove le cultivar lavagnina e pignola fanno il mestiere della taggiasca</strong> (mia nonna e poi madre, cuoche eccelse, aggiungevano &#8211; non vogliatemene &#8211; anche un paio di gherigli di noce, sbollentati e spellati)&#8230;<br />
Un pesto della tradizione, dunque, saporito, corposo e non liquido, così come fu e dovrà continuare ad essere, ma senza fanatismi (il mio è quello nella foto, quando ho modo di usare il mortaio, altrimenti gelo un&#8217;oretta in freezer le lame e il bicchiere del frullatore).<br />
La mia raccomandazione è di accostarlo a pasta come <strong>trenette, lasagne sottili sottili, picagge, testaroli, gnocchi e trofiette</strong>, e di abbinarlo agli aromi di qualche buon <strong>Pigato</strong> locale, da versare a giusta temperatura, 10-11°C, dentro bei tulipani a stelo alto. Fuori Liguria, si potrà beninteso optare per Sauvignon, Malvasie secche, finanche Riesling…<br />
Amico gourmet, buona Liguria e buon pesto a te, naturalmente – sempre &#8211; con aglio e sardo.<br />
<strong>Umberto Curti, Ligucibario®<br />
<a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2023/03/umbi-telenord.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-21488" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2023/03/umbi-telenord-300x189.jpg" alt="smart" width="300" height="189" /></a><br />
</strong></p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.ligucibario.com/di-pesto-di-aglio-e-di-formaggio-sardo/">DI PESTO, DI AGLIO E DI FORMAGGIO SARDO</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://www.ligucibario.com">Ligucibario</a>.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>https://www.ligucibario.com/di-pesto-di-aglio-e-di-formaggio-sardo/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Dal basilico alla biodiversità</title>
		<link>https://www.ligucibario.com/basilico-biodiversita/</link>
		<comments>https://www.ligucibario.com/basilico-biodiversita/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 20 May 2019 09:04:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Luisa]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Ligucibario]]></category>
		<category><![CDATA[basilico dop]]></category>
		<category><![CDATA[cuciniera genovese]]></category>
		<category><![CDATA[davide oldani]]></category>
		<category><![CDATA[genova prà]]></category>
		<category><![CDATA[giobatta ratto]]></category>
		<category><![CDATA[giornata mondiale della biodiversità]]></category>
		<category><![CDATA[ligucibario]]></category>
		<category><![CDATA[liguria]]></category>
		<category><![CDATA[mercato orientale genova]]></category>
		<category><![CDATA[pesto]]></category>
		<category><![CDATA[prà]]></category>
		<category><![CDATA[salse da mortaio]]></category>
		<category><![CDATA[stefano bruzzone]]></category>
		<category><![CDATA[umberto curti]]></category>

		<guid isPermaLink="false">https://www.ligucibario.com/?p=18440</guid>
		<description><![CDATA[<p>Dal basilico alla biodiversità Il 22 maggio si celebra la Giornata mondiale della biodiversità. Un tema, ed un valore, quanto mai attuale, e che s’intreccia ad aspetti culturali (di tutela) e promozionali (di valorizzazione) circa quel che autenticamente contraddistingue un territorio &#8211; e coloro che lo lavorano &#8211; . I prodotti DOP, in tal senso, ...<a class="post-readmore" href="https://www.ligucibario.com/basilico-biodiversita/">leggi tutto</a></p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.ligucibario.com/basilico-biodiversita/">Dal basilico alla biodiversità</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://www.ligucibario.com">Ligucibario</a>.</p>
]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p class="Nessunaspaziatura" style="text-align: justify;">Dal basilico alla biodiversità</p>
<p class="Nessunaspaziatura" style="text-align: justify;"><strong>Il 22 maggio si celebra la Giornata mondiale della biodiversità</strong>. Un tema, ed un valore, quanto mai attuale, e che s’intreccia ad aspetti culturali (di tutela) e promozionali (di valorizzazione) circa quel che autenticamente contraddistingue un territorio &#8211; e coloro che lo lavorano &#8211; .<br />
<strong>I prodotti DOP</strong>, in tal senso, raccontano l’essenza dei luoghi di cui sono caratteristici, certificano in senso oggettivo le proprie peculiarità, garantiscono il consumatore finale, e possono attrarre turismo di qualità.<br />
<a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2019/05/baxaic--1.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-18441" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2019/05/baxaic--1-300x300.jpg" alt="baxaicò" width="300" height="300" /></a></p>
<p class="Nessunaspaziatura" style="text-align: justify;">Al <strong>Festival del basilico di Pra&#8217;/Profummo de baxaicò</strong>, sabato scorso ho vissuto – malgrado le previsioni meteo &#8211; un buonissimo tempo, arricchito dal confronto con le numerose persone che sono venute ad ascoltare il mio speech “C’è pesto per te. Storia di un mito”, e lusingato da quel che mi è stato proposto in assaggio e infine donato.<br />
Un Festival non è un mercatino né una sagra, deve comprendere un programma collaterale di eventi, approfondimenti, degustazioni guidate…, per fornire ai visitatori un idoneo corredo di notizie e contenuti, tanto più oggi, stagione di consumi massificati e poco consapevoli.</p>
<div id="attachment_18442" style="width: 310px" class="wp-caption alignleft"><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2019/05/bruzzone-luisa-io.jpg"><img class="size-medium wp-image-18442" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2019/05/bruzzone-luisa-io-300x168.jpg" alt="da sx, stefano bruzzone, luisa puppo, umberto curti" width="300" height="168" /></a><p class="wp-caption-text">da sx, stefano bruzzone, luisa puppo, umberto curti</p></div>
<p class="Nessunaspaziatura" style="text-align: justify;">Ringrazio dunque con parole non formali <strong>Stefano Bruzzone</strong>, factotum della manifestazione e cortese ospite, gli staff che hanno reso confortevole e dinamica la mia “scena” di lavoro, ed infine Eleonora Baroni che mi ha intervistato sui temi che più mi stanno a cuore, quella etno-gastronomia con cui spero d’aver intrattenuto piacevolmente il folto e attento pubblico, fra cui alcuni “anziani” Praini legatissimi al proprio luogo natìo e alle tradizioni tramandate di padre in figlio.<br />
Pesto, <strong>savore d’aglio</strong>…, in origine una sorta di oro verde con cui accompagnare pesci e carni, non di rado un po’ maleolenti. Il <strong>mortaio</strong> che fungeva anche da fermaporte e da vaso per le piante (e figurava nella dote nuziale), il pestello che poteva essere a due teste, l’aglio che disinfetta, il sale grosso che conserva, e formaggi che giungevano dalla <strong>Sardegna/Corsica, dirimpettaie commerciali della Repubblica di Genova</strong>. Ma la massaia operava con quel che aveva a disposizione, voilà dunque anche i cosiddetti “pesti d’inverno”, quando il basilico cedeva il passo ad altre erbe, a fagiolini, a spinaci, e talvolta nelle campagne il burro risultava più avvicinabile dell’olio d’oliva (ecco perché chi riflette sulla storia non trova “scandalosa” l’affermazione di Davide Oldani)…</p>
<div id="attachment_18443" style="width: 310px" class="wp-caption alignleft"><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2019/05/eleonora-e-io-again.jpg"><img class="size-medium wp-image-18443" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2019/05/eleonora-e-io-again-300x168.jpg" alt="eleonora baroni intervista umberto curti" width="300" height="168" /></a><p class="wp-caption-text">l&#8217;intervista a umberto curti</p></div>
<p class="Nessunaspaziatura" style="text-align: justify;">Poi apparve (1863) il primo ricettario di cucina genovese, a cura di quel <strong>Giobatta Ratto</strong> che precedette di 28 anni Pellegrino Artusi ma che nella prima edizione non disdegnò, per il pesto, il formaggio olandese… Genova, nella seconda metà dell’Ottocento, vide la nascita delle serre, l’expo colombiana del 1892, via via la competizione fra grandi pasticceri (Preti, Klainguti…), e last not least l’inaugurazione del <strong>Mercato Orientale (1899)</strong>, oggi tornato in auge grazie alla ristrutturazione di ampi spazi.<br />
Genova trendy. E la ferrovia, da Pra&#8217;, trasportava verso le città padane del nord innumerevoli “corbe” e “banastre” di verdure praine, fra cui profumato basilico, mediterraneità pura. Erano altri tempi. Ma occorre fare in modo di non disperdere alcune eredità preziose che quei tempi ci hanno generosamente lasciato, il rischio &#8211; viceversa &#8211; è che nulla sopravviva, dentro un futuro privo di memoria anche enogastronomica.<br />
<strong>Umberto Curti</strong></p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.ligucibario.com/basilico-biodiversita/">Dal basilico alla biodiversità</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://www.ligucibario.com">Ligucibario</a>.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>https://www.ligucibario.com/basilico-biodiversita/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
	</channel>
</rss>
