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	<title>Ligucibario &#187; croxetti</title>
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		<title>Croxetti</title>
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		<pubDate>Wed, 08 Apr 2026 12:14:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Luisa]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>Vedi qui sull&#8217;alfabeto del gusto la voce &#8220;Corzetti stampati&#8221;. La grafia, come le origini, è controversa. Si tratta comunque di medaglioni di pasta incisi su una faccia con uno stampino di legno. Non di rado si condiscono con la salsa di pinoli, forse la più recente e &#8220;morbida&#8221; fra le salse liguri al mortaio&#8230; Chi ...<a class="post-readmore" href="https://www.ligucibario.com/alfabeto_del_gusto/croxetti/">leggi tutto</a></p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p>Vedi qui sull&#8217;alfabeto del gusto la voce &#8220;Corzetti stampati&#8221;. La grafia, come le origini, è controversa. Si tratta comunque di medaglioni di pasta incisi su una faccia con uno stampino di legno. Non di rado si condiscono con la salsa di pinoli, forse la più recente e &#8220;morbida&#8221; fra le salse liguri al mortaio&#8230;<br />
Chi scrive ha progettato una ricetta, i croxetti del Doge, apparsa con successo anche sulla nota rivista &#8220;La cucina italiana&#8221;, ecco <a title="i croxetti del doge di umberto curti" href="https://www.lacucinaitaliana.it/article/croxetti-doge-liguria-la-migliore-ricetta-italiana/" target="_blank">il link diretto</a>, con ingredienti, passaggi e abbinamento enologico.<br />
<strong>Umberto Curti<br />
</strong></p>
<p>L’alfabeto del gusto di Ligucibario® è la più ampia, completa e autorevole “banca dati” dell’enogastronomia ligure. Circa 1.500 voci che Umberto Curti in decenni di lavoro ha redatto e poi aggregato online per tutelare e promuovere le tradizioni regionali. Liberamente fruibile, “oggetto d’innumerevoli tentativi d’imitazione”, conta migliaia di follower e da sempre non contiene alcuna pubblicità. Iscriviti alla newsletter cliccando in homepage il simbolo della busta, e ogni settimana riceverai gratuitamente i nuovi contenuti…</p>
<p>(Luisa Puppo e Umberto Curti, grazie a vaste competenze ed esperienze ormai trentennali a fianco di territori e imprese, propongono consulenze, marketing, social media e attività formative per le destinazioni turistiche, l’enogastronomia e il commercio, con specifici focus sul turismo esperienziale, lo storytelling, l’escursionismo coste/entroterra, e le traduzioni da/in inglese. Contattaci senza impegno su <a href="mailto:info@ligucibario.com">info@ligucibario.com</a>)</p>
<p><strong> </strong></p>
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		<title>Pesto di maggiorana</title>
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		<pubDate>Fri, 20 Mar 2026 18:20:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Luisa]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>Tante le varianti &#8211; come ho scritto (anche qui su Ligucibario®) centomila volte &#8211; sul tema pesto, gloria locale, mortaio e pestello sempre in azione ma anche, si badi, in assenza di basilico… A conferma che le salse da mortaio si preparavano con quel che c’era in base a stagioni e possibilità, sperando che vi ...<a class="post-readmore" href="https://www.ligucibario.com/alfabeto_del_gusto/pesto-di-maggiorana/">leggi tutto</a></p>
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]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Tante le varianti &#8211; come ho scritto (anche qui su Ligucibario®) centomila volte &#8211; sul tema pesto, gloria locale, mortaio e pestello sempre in azione ma anche, si badi, in assenza di basilico…<br />
A conferma che le salse da mortaio si preparavano con quel che c’era in base a stagioni e possibilità, sperando che vi fossero sempre aglio e sale grosso, ovvero il farmaco e il conservante.<br />
E tutt&#8217;al più il pecorino sardo, poiché la Repubblica di Genova interagiva con Sardegna e Corsica.<br />
Quindi pesto con prezzemolo (e noci), pesto con timo, pesto con fagiolini, pesto con spinaci, pesto con ortiche, pesto con menta, pesto con bietole&#8230;<br />
Orto ed erbe spontanee.<br />
Il pesto di maggiorana, in particolare, ottimo ad esempio coi croxetti, oggi è assurto alla de.co. a Vendone (SV), tradizione anzitutto delle frazioni a valle, Crosa, Castellaro. A Vendone possono condirvi le locali lazarene (vedi qui sull&#8217;alfabeto del gusto la relativa voce), sorta di lasagnette &#8220;rustiche&#8221;.<br />
<strong>Umberto Curti<br />
</strong></p>
<p>L’alfabeto del gusto di Ligucibario® è la più ampia, completa e autorevole “banca dati” dell’enogastronomia ligure. Circa 1.500 voci che Umberto Curti in decenni di lavoro ha redatto e poi aggregato online per tutelare e promuovere le tradizioni regionali. Liberamente fruibile, “oggetto d’innumerevoli tentativi d’imitazione”, conta migliaia di follower e da sempre non contiene alcuna pubblicità. Iscriviti alla newsletter cliccando in homepage il simbolo della busta, e ogni settimana riceverai gratuitamente i nuovi contenuti…</p>
<p>(Luisa Puppo e Umberto Curti, grazie a vaste competenze ed esperienze ormai trentennali a fianco di territori e imprese, propongono consulenze, marketing, social media e attività formative per le destinazioni turistiche, l’enogastronomia e il commercio, con specifici focus sul turismo esperienziale, lo storytelling, l’escursionismo coste/entroterra, e le traduzioni da/in inglese. Contattaci senza impegno su <a href="mailto:info@ligucibario.com">info@ligucibario.com</a>)</p>
<p><strong> </strong></p>
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		<title>Corzetti o croxetti?</title>
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		<pubDate>Thu, 22 May 2025 12:37:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Luisa]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>&#160; &#160; &#160; &#160; &#160; &#160; Ho saputo dai media che chef Alessandro Borghese e la sua troupe, per la fortunata trasmissione “4 ristoranti”, faranno visita anche ad una (ottima) trattoria del Genovesato e sperimenteranno la pasta che chiamiamo croxetti. Erano già stati a Genova nel 2018 in cerca del miglior ristorante dei carruggi, e ...<a class="post-readmore" href="https://www.ligucibario.com/corzetti-o-croxetti/">leggi tutto</a></p>
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]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_26216" style="width: 310px" class="wp-caption alignleft"><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2025/05/stampi-corzetti.jpg"><img class="size-medium wp-image-26216" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2025/05/stampi-corzetti-300x168.jpg" alt="stampi croxetti" width="300" height="168" /></a><p class="wp-caption-text">stampi croxetti</p></div>
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<p>Ho saputo dai media che chef Alessandro Borghese e la sua troupe, per la fortunata trasmissione “4 ristoranti”, faranno visita anche ad una (ottima) trattoria del Genovesato e sperimenteranno la pasta che chiamiamo croxetti.</p>
<p>Erano già stati a Genova nel 2018 in cerca del miglior ristorante dei carruggi, e &#8216;C&#8217;era una volta&#8217; prevalse su &#8217;20tre&#8217;, &#8216;Le Cantine Squarciafico&#8217; e &#8216;Cashmere &amp; Lobster&#8217;. In Liguria vennero poi nel 2019 (V edizione) in cerca del miglior ristorante a gestione famigliare della Riviera dei Fiori, e &#8216;Da U Titti &#8211; Riccardo e Chiara&#8217; di Lingueglietta (Cipressa) prevalse su &#8216;Ristorante Marco Polo&#8217;, &#8216;Casa &amp; Bottega&#8217; e &#8216;Da Nicò&#8217;. Nella stagione 2022-2023 esplorarono infine il miglior ristorante del Parco nazionale delle Cinque Terre, e &#8216;Luca&#8217; di Vernazza prevalse su &#8216;Rio Bistrot&#8217;, &#8216;Da Ely&#8217; e &#8216;Il Casello&#8217;.</p>
<p>Ma veniamo alla pasta, tema della puntata: debbo dirvi che in Liguria non solo si tende a confondere i croxetti coi corzetti, ma di fatto rimane ignota anche l’origine del nome di questo formato. Che, appunto, ricorre come croxetti verso il Levante, ma come corzetti in val Polcevera, riferita a due formati assai diversi tra loro.</p>
<div id="attachment_26217" style="width: 310px" class="wp-caption alignleft"><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2025/05/corzetti.jpg"><img class="size-medium wp-image-26217" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2025/05/corzetti-300x225.jpg" alt="corzetti" width="300" height="225" /></a><p class="wp-caption-text">corzetti</p></div>
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<p>I corzetti, tipici ad esempio di Campomorone (GE), antichissimi, si condiscono magnificamente con la salsa di pinoli (la più recente fra le salse da mortaio) o, finanze un tempo permettendo, con sugo d’arrosto o di coniglio o di funghi. Non so se la forma li colleghi ai corsetti femminili. Si tratta comunque di pasta fresca di grano tenero, all’uovo, hanno la classica forma ad elica, ad “otto” come i corsetti, vengono tirati con le dita e costituivano il piatto del Cenone di capodanno col sugo di maiale, nell’impasto entrava talora la persa. La cottura dura 10 minuti, buttarne un etto e mezzo a persona. I genovesi doc li mangiano col cucchiaio e li abbinano al DOC Val Polcevera – beninteso bianco se conditi con la salsa/il sugo di pinoli, e rosso se conditi col sugo &#8211; . Sul tema è uscito nel 2024 anche un pregevole volumetto di Chiara Parente…</p>
<div id="attachment_26218" style="width: 310px" class="wp-caption alignleft"><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2025/05/DSCN8693.jpg"><img class="size-medium wp-image-26218" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2025/05/DSCN8693-300x225.jpg" alt="croxetti" width="300" height="225" /></a><p class="wp-caption-text">croxetti</p></div>
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<p>I croxetti viceversa sono dischi di pasta rotondi, di circa 4-5 cm di diametro, e presentano &#8211; incise &#8211; immagini e araldiche (croce cristiana, stemma di famiglia, stemma del pastaio…), utilizzando “formine” di un legno duro che non contenga tannini. La particolarità di questa pasta è proprio legata agli stampi, la cui origine risale alla Repubblica Marinara di Genova, le cui monete recavano su un lato il simbolo della croce (tuttavia il nome meglio si legherebbe forse a croset/cruset/crouzet, provenzale, pasta <em>scavata, incassata</em>, donde anche crêuza?). Ma le varie podesterie, soprattutto quelle più rurali e defilate, battevano monete proprie, connotate da altre simbologie che poi venivano trasportate anche sulla pasta: stemmi di casate, rosoni di chiese, vari tipi di cibi e barche a vela&#8230; Era comunque una pasta da solennità e feste, da banchetto rituale: nei matrimoni il padre dello sposo donava alla futura nuora un vassoio di croxetti completi del relativo stampo in legno. Quando Elisabetta Farnese nel XVIII secolo transitò per Varese Ligure in val di Vara lungo il viaggio per raggiungere lo sposo Filippo V, in Spagna, fu ospite dei patrizi Cesena, che predisposero i croxetti proprio per lei. Nel 1729 il Doge di Genova stesso, ricevendo una rappresentanza del sovrano del Marocco, tra le pietanze fece servire i croxetti. A Chiavari (GE) opera ancora un artigiano, Casoni, in grado di realizzare gli arabeschi voluti, che nei solchi fra l’altro trattengono bene il sugo. Un altro, Picetti, era a Varese Ligure (SP), è mancato di recente, mi risulta siano le figlie Alessandra e Monica a proseguirne l’attività. Tuttora custoditi e utilizzati dalle famiglie locali, gli stampi sono formati da due cilindri con diametro da 55 a 65 mm. Il primo è sagomato, così da essere impugnato per pressare idoneamente la pasta e disegnare la decorazione su un lato. Il secondo funge da base, anch’essa lavorata con una decorazione, e permette anche di ritagliare il disco. Nella zona del Tigullio, a Chiavari, Lavagna e Sestri Levante è uso imprimere tendenzialmente una sola faccia, mentre a Varese Ligure entrambe. I croxetti possono impastarsi rossi (col pomodoro), verdi (con gli spinaci)… La sfoglia – con uova &#8211; è spessa 1-2 mm, riposa una mezz’ora fuori frigo e quindi cuoce in un paio di minuti al massimo. Si mangiano – essendo grossi come medaglioni &#8211; ovviamente con la forchetta, e non col cucchiaio come i corzetti della val Polcevera. Varese Ligure è uno dei luoghi più coerenti per degustarli, ma ve n’è un tipo anche a Bedonia (PR). In origine si condivano “suolo a suolo” (cioè a strati come le lasagne) col sugo di funghi, i porcini freschi a fette, o le lumache in zimino. Talora si profumano con foglie di basilico tritate grossolanamente a coltello. Il sugo richiede ad esempio un DOC Dolceacqua base, il pesto un DOC Riviera ligure di ponente Pigato, alla giusta temperatura e nei giusti calici.</p>
<p>Nessuno davvero potrebbe imputare a Ligucibario® di non amare i croxetti. Essi sono infatti anche i protagonisti di una ricetta che ho ideato per il Comune di Genova in occasione delle “Rolli experience”: i croxetti del Doge, pubblicati anche da “La cucina italiana” (<a title="i croxetti del doge" href="https://www.lacucinaitaliana.it/article/croxetti-doge-liguria-la-migliore-ricetta-italiana/" target="_blank">link qui</a>).</p>
<p>Ma per concludere, che siano corzetti o siano croxetti l’importante è gustarli nella loro autenticità 100% ligure…<br />
<strong>Umberto Curti<br />
</strong></p>
<p>(Luisa Puppo e Umberto Curti, grazie a vaste competenze ed esperienze a fianco di territori e imprese, propongono consulenze, marketing, social media e attività formative per le destinazioni turistiche e l’enogastronomia, con specifici focus sul turismo esperienziale, lo storytelling, l’escursionismo coste/entroterra, e le traduzioni da/in inglese. Contattaci senza impegno su info@ligucibario.com)</p>
<div id="attachment_25797" style="width: 310px" class="wp-caption alignleft"><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2025/03/IMG_20250315_181708.jpg"><img class="size-medium wp-image-25797" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2025/03/IMG_20250315_181708-300x225.jpg" alt="umberto curti al convegno sull'emigrazione presso il MEI di genova" width="300" height="225" /></a><p class="wp-caption-text">umberto curti al convegno sull&#8217;emigrazione presso il MEI di genova</p></div>
<p><strong> </strong></p>
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		<title>Cucina ligure domande e risposte (2). Corzetti o croxetti?</title>
		<link>https://www.ligucibario.com/cucina-ligure-domande-e-risposte-2-corzetti-o-croxetti/</link>
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		<pubDate>Wed, 05 Mar 2025 10:08:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Luisa]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>&#160; &#160; &#160; &#160; &#160; &#160; &#160; Cucina ligure domande e risposte. Un lungo viaggio con Umberto Curti attraverso più di cento &#8220;dubbi&#8221; e curiosità che riguardano la cucina ligure e genovese. Eccovi la seconda puntata della rubrica ideata da Ligucibario® per gli appassionati, i cuochi, i turisti, i gastronauti e i foodblogger&#8230;. Corzetti o ...<a class="post-readmore" href="https://www.ligucibario.com/cucina-ligure-domande-e-risposte-2-corzetti-o-croxetti/">leggi tutto</a></p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.ligucibario.com/cucina-ligure-domande-e-risposte-2-corzetti-o-croxetti/">Cucina ligure domande e risposte (2). Corzetti o croxetti?</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://www.ligucibario.com">Ligucibario</a>.</p>
]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2025/03/CUCINA-LIGURE-DOMANDE-E-RISPOSTE-300x2511.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-25685" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2025/03/CUCINA-LIGURE-DOMANDE-E-RISPOSTE-300x2511-300x251.jpg" alt="CUCINA-LIGURE-DOMANDE-E-RISPOSTE-300x251" width="300" height="251" /></a></p>
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<p>Cucina ligure domande e risposte. Un lungo viaggio con Umberto Curti attraverso più di cento &#8220;dubbi&#8221; e curiosità che riguardano la cucina ligure e genovese. Eccovi la seconda puntata della rubrica ideata da Ligucibario® per gli appassionati, i cuochi, i turisti, i gastronauti e i foodblogger&#8230;.</p>
<h2><em>Corzetti</em> o <em>croxetti</em>?</h2>
<h2></h2>
<p><strong>2.</strong> <em><strong>corzetti e croxetti sono la stessa cosa?</strong></em> Tendenzialmente no. Corzetti andrebbe riferito alla tipicità della val Polcevera, una pasta antica, di piccolo formato &#8220;a elica&#8221;, tirata con le dita sino a modellare una sorta di &#8220;8&#8221;, che si mangiava col cucchiaio, condita anzitutto con sugo di coniglio, o di funghi, o salsa di pinoli. Croxetti andrebbe invece riferito ai &#8220;medaglioni&#8221; di pasta tondi, circa 4-5 cm il diametro, che s&#8217;incontrano maggiormente nella Liguria di levante (e in aree le quali non di rado furono fliscane quindi guelfe), e che possono recare incisi &#8211; con appositi stampini &#8211; ora stemmi araldici, ora simboli del pastaio, ora (voga più recente) iniziali di sposi&#8230; L&#8217;origine del vocabolo è molto discussa, nessuna tesi mi persuade fino in fondo&#8230; I corzetti ricorderebbero forse un po&#8217; i corsetti femminili, e sui croxetti si potevano &#8220;scavare&#8221; croci, oppure croxetti si legherebbe addirittura a crêuza, nel senso che anche la crêuza viene erosa, avvallata&#8230; Ai croxetti &#8211; che affascinano, tanto più incontrando a Chiavari e a Varese Ligure gli artigiani che ancora realizzano gli stampini per rifinirli &#8211; ho dedicato non a caso una ricetta specifica, pubblicata da &#8220;La cucina italiana&#8221;, leggila <a title="i croxetti del doge" href="https://www.lacucinaitaliana.it/article/croxetti-doge-liguria-la-migliore-ricetta-italiana/" target="_blank">a questo link</a>.</p>
<p><em>Corzetti</em> o <em>croxetti</em>?</p>
<p>Clicca qui per la prima faq di <a href="https://www.ligucibario.com/cucina-ligure-domande-e-risposte-1/" target="_blank">Cucina ligure domande e risposte</a></p>
<p>Umberto Curti<br />
<a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2025/02/umberto.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-25493" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2025/02/umberto-186x300.jpg" alt="umberto" width="186" height="300" /></a></p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.ligucibario.com/cucina-ligure-domande-e-risposte-2-corzetti-o-croxetti/">Cucina ligure domande e risposte (2). Corzetti o croxetti?</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://www.ligucibario.com">Ligucibario</a>.</p>
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		<title>Cucina ligure domande e risposte (1). Il sugo alla genovese è genovese?</title>
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		<pubDate>Tue, 04 Mar 2025 10:05:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Luisa]]></dc:creator>
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<div id="attachment_25653" style="width: 310px" class="wp-caption alignleft"><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2025/03/CUCINA-LIGURE-DOMANDE-E-RISPOSTE.jpg"><img class="size-medium wp-image-25653" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2025/03/CUCINA-LIGURE-DOMANDE-E-RISPOSTE-300x251.jpg" alt="CUCINA LIGURE DOMANDE E RISPOSTE" width="300" height="251" /></a><p class="wp-caption-text">Cucina ligure domande e risposte</p></div>
<p>Cucina ligure domande e risposte.</p>
<p>La cucina italiana è verosimilmente la più famosa al mondo (ammesso che una cucina italiana “esista”, e non sia viceversa la meravigliosa sommatoria di 20 cucine regionali fieramente legate ai propri localismi…). Ma, nonostante ciò, sovente sussistono, anche nel caso delle ricette più storiche e celebri, ancora tanti dubbi e quindi tante narrazioni inesatte, lo percepisco quando gli allievi nei corsi e i presenti alle conferenze mi domandano magari precisazioni sulla pizza napoletana “originaria” (che non è la margherita bensì la mastunicola…), o sulla carbonara romana (che chiede sempre il guanciale e sempre rifiuta la cipolla…), o sul cacciucco livornese (parola che va scritta rigorosamente con 5 ‘c’, alludendo al numero minimo di varietà di pescato con cui realizzarla: cozze, cicale…), o sul baccalà alla vicentina (che non è baccalà bensì stoccafisso…), eccetera eccetera.</p>
<h2>Cucina ligure domande e risposte</h2>
<p>Anche la cucina ligure-genovese spesso dà spazio ad incertezze e quindi ad opinioni errate. In spirito di servizio Ligucibario® ha individuato oltre un centinaio di “casi” ricorrenti e oggi avvia una rubrica a cadenza giornaliera – <strong><em>cucina ligure domande e risposte</em></strong> &#8211; in cui chiarire “una volta per tutte” se i cuculli sono i friscêu, se i corzetti sono i croxetti, se il pandolce basso è il più antico o il più recente, se le trippe sono l’intestino o gli stomaci del bovino, e così via…</p>
<p>La prima faq a cui rispondiamo concerne il cosiddetto “<strong>sugo alla genovese</strong>”. Confidiamo quindi, nel giro di alcuni mesi, di soddisfare un po’ tutte le principali controversie e curiosità che talvolta, purtroppo, possono anche nuocere all’esecuzione di un piatto (si pensi alla prescinsêua nella focaccia col formaggio) o al suo abbinamento enologico (si pensi ai matching pesto-vini rossi). Poi, naturalmente, ognuno rimarrà libero di regolarsi come meglio crede.</p>
<p>Come sempre, attendiamo i vostri commenti!</p>
<h2><em><strong>1. il sugo alla genovese è genovese?</strong></em></h2>
<p><em><strong>No, la genovese o genovesa è un importante condimento per pasta (non un ragù) tipico di Napoli, la carne viene stufata in un ampio tegame con abbondantissima cipolla (ottima la ramata di Montoro), odori e niente pomodoro. Tuttavia si ipotizza che sia approdata al golfo partenopeo per opera (siamo nel &#8216;400?) di marinai, tavernieri o mercanti genovesi&#8230; Il tocco di carne è come a Genova il &#8220;reale&#8221;, e come formati di pasta si privilegiano ziti e maccheroni. Alla fine si possono spolverare con pecorino o parmigiano e, se piace, pepe. Personalmente gli abbino un rosso di non eccessiva struttura, servito a 17°C in tulipani a stelo medio.</strong></em></p>
<p>Clicca qui per la seconda faq di <a href="https://www.ligucibario.com/cucina-ligure-domande-e-risposte-2-corzetti-o-croxetti/" target="_blank">Cucina ligure domande e risposte</a></p>
<p>Umberto Curti</p>
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		<title>Un cappon magro ad Azzurrodue</title>
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		<pubDate>Mon, 24 Sep 2018 12:08:19 +0000</pubDate>
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				<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_18060" style="width: 210px" class="wp-caption alignleft"><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2018/09/cappon-magro.jpg"><img class="size-medium wp-image-18060" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2018/09/cappon-magro-200x300.jpg" alt="il cappon magro di azzurrodue (arenzano)" width="200" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">il cappon magro di azzurrodue (arenzano)</p></div>
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<p><strong>Questo è il cappon magro che la brigata del ristorante Azzurrodue (prua del gusto ad Arenzano) ha allestito venerdì 21 settembre e abbinato a “L’amiral” di Maccario Dringenberg, valorosi vigneron nei luoghi di Biamonti.</strong></p>
<p>La foto non mi regala – purtroppo &#8211; i sensi organolettici di quel piccolo immenso capolavoro, ma mi esenta dalle parole in quanto parla da sé (sarà non a caso fra le immagini con cui Luisa Puppo tratterà il tema &#8220;dieta mediterranea e turismo esperienziale&#8221; al convegno internazionale <em>Food Tourism: a piece of cake?</em> che si terrà in Grecia il 27 settembre prossimo).<br />
E questo è l’amore che la brigata del ristorante Azzurrodue investe nei “gustincontri” con Ligucibario® e dedica a quell’ostinato eretico che risponde al mio nome.<br />
In un tempo nel quale gli individui sono sempre più connessi e sempre più soli, e nel quale sempre più cibo invade i massmedia ma sempre meno servendo la causa delle regionalità autentiche, ecco che via via anche in Liguria alcuni piatti splendidi tendono – salvo lodevoli eccezioni &#8211; a rarefarsi, zemin, s-ciattamaio, subricchi, tomaxelle, fratti, brandacujùn…<br />
Azzurrodue sta via via procedendo caparbiamente su diverso sentiero, valorizzando ricette (la capponadda camoglina), tutelando tradizioni (il pesto è davvero pesto), sperimentando accostamenti (i croxetti col sugo di muscoli e pinoli), lasciando spazi anche al pesce locale (dato che la Liguria è terra di besughi, sugarelli, lanzardi e triglie più che di sogliole, pangasio e squali smeriglio)&#8230;<br />
Io credo, lettore gourmet, che nessuno possa affermare con certezza che cappon magro origini dal pollo castrato, o dal pesce cappone (in Liguria scorfano rosso) o dal latino caupona (taverna). Credo poi che ciò che ammiri nella foto sia una magnifica interpretazione di quanto chiamavano biscotto condito, monumentale trionfo di mare e d’orto con uova e olive, piatto in origine quaresimale, legato dalla salsa verde, che tuttavia Giovanni Rebora posiziona già nel ‘600. Eccolo poi in un menu del 1901: aragosta * , pescio fin, scorsonnea, pigneu, musciamme, loassi, porpi, gambai, oje, ancioe de lamme, stecconetti a fa coronn-a. E credo inoltre che non esista una ricetta unica, ma non me ne vogliano il Santuario dei marinai in San Francesco da Paola a Genova né i cuochi francesi barocchi che talora si autonominarono inventori del piatto ** .<br />
Da venerdì 21, infine, credo però che Azzurrodue abbia vinto l’ennesima sfida, e quel cappon magro (pardon, quel piccolo immenso capolavoro) possa e debba – quando possibile e opportuno – sfavillare nel suo menu. Io, da parte mia, continuerò a raccontarti l’enogastronomia ligure, lettore gourmet, senza sbattert’in faccia neppure un banner pubblicitario.<br />
* un tempo le aragoste non erano tenute in gran conto, editti carlofortini del 1820 le posizionano fra il pescato meno costoso (a Carloforte s’incontra fra l’altro ottima capponadda, piatto da cambuse mediterranee, con pregiato mosciamme di tonno).<br />
** ringrazio Walter Zanirato il quale, costruendo un bell’excursus del cappon magro visionabile all’indirizzo <a href="https://www.aifb.it/calendario-del-cibo/giornata-nazionale-del-cappon-magro/">https://www.aifb.it/calendario-del-cibo/giornata-nazionale-del-cappon-magro/</a> ha citato e linkato le mie ricerche (sovente Ligucibario viene viceversa saccheggiato da soggetti che scrivono di cucina senza neppur la capacità di costruire concetti e frasi proprie).<br />
<strong>Umberto Curti</strong><br />
<a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2018/09/umbi-bello.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-18059" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2018/09/umbi-bello-300x168.jpg" alt="umbi bello" width="300" height="168" /></a><strong><br />
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		<title>Il &#8220;concerto&#8221; di Umberto Curti</title>
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		<pubDate>Wed, 30 May 2018 13:56:53 +0000</pubDate>
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<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.ligucibario.com/il-concerto-di-mina-popia-e-umberto-curti/">Il &#8220;concerto&#8221; di Umberto Curti</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://www.ligucibario.com">Ligucibario</a>.</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2018/05/4ta2-1.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-17922" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2018/05/4ta2-1-168x300.jpg" alt="4ta2 1" width="168" height="300" /></a></p>
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<p>Il &#8220;concerto&#8221; di Umberto Curti</p>
<p>“Standing room only” venerdì 25 maggio in occasione della cena ideata da <strong>Umberto Curti</strong> e realizzata dalla brigade de cuisine di &#8220;Azzurrodue&#8221; (Arenzano) per celebrare – reinterpretando alcune ricette storiche &#8211; la Liguria ed i suoi vini.</p>
<p><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2018/05/4ta2-6.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-17923" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2018/05/4ta2-6-300x168.jpg" alt="4ta2 6" width="300" height="168" /></a></p>
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<p>La terrazza del ristorante sulla scogliera si è via via animata di commensali che hanno gustato <strong>le verdure ripiene</strong> al profumo di maggiorana fresca, e their majesties <strong>le acciughe</strong> impanate e fritte con scorzette di limone candite, abbinando Felcebianco (trebbiano, vermentino, malvasia) di Ortonovo.<br />
<a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2018/05/DSCN1213.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-17924" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2018/05/DSCN1213-300x225.jpg" alt="DSCN1213" width="300" height="225" /></a></p>
<p><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2018/05/DSCN1214.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-17925" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2018/05/DSCN1214-300x225.jpg" alt="DSCN1214" width="300" height="225" /></a></p>
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<p>Poi i <strong>ceci di Tursi in zimino</strong> con moscardini (il piatto di più complessa esecuzione), e i bellissimi <strong>croxetti del Levante</strong> con muscoli e pinoli, abbinando Acini Rari (Pigato) della D.O.C. Riviera Ligure di Ponente.<br />
<a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2018/05/DSCN1217.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-17926" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2018/05/DSCN1217-300x225.jpg" alt="DSCN1217" width="300" height="225" /></a></p>
<p><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2018/05/4ta2-7.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-17927" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2018/05/4ta2-7-300x168.jpg" alt="4ta2 7" width="300" height="168" /></a></p>
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<p>Per secondo <strong>la buridda</strong> (dall&#8217;arabo come zimino), mista di polpo e molluschi, con crostini aglio e rosmarino, abbinando Serasuolo (Ciliegiolo) della D.O.C. Colli di Luni.<br />
<a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2018/05/DSCN1221.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-17928" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2018/05/DSCN1221-300x225.jpg" alt="DSCN1221" width="300" height="225" /></a></p>
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<p>Infine – last not least! &#8211; <strong>la torta stroscia</strong> all’olio extravergine con <strong>la marmellata di chinotti</strong>, abbinando Vin du Preve (Pigato passito) di Ranzo, un prete che sapeva vivere&#8230; Tanti, ma davvero tanti i complimenti oer le &#8220;sperimentazioni&#8221; di Umberto Curti.</p>
<p><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2018/05/DSCN1225.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-17929" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2018/05/DSCN1225-300x225.jpg" alt="DSCN1225" width="300" height="225" /></a></p>
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<p>In una terra dove la socialità non è dote così diffusa, ma viceversa la creatività sa purtroppo inventarsi ogni pretesto per disertare gli eventi altrui (la nonna 98enne cui ricrescono i dentini da latte, il timore che per le riviere occorra il passaporto, l&#8217;intolleranza all&#8217;acqua minerale, l’agenda sempre fully booked compreso il venerdì sera, gli spifferi troppo pungenti delle location, l’improvvisa fuga del consorte con una ballerina di kizomba, l’imprevista e strabiliante volontà di mettersi a dieta…) siamo felici di aver costruito qualche ora di letizia e buoni &#8211; anzi buonissimi &#8211; sapori per una molteplicità di ospiti, dentro un’atmosfera relaxing ma quasi da ridente trattoria bolognese, col plusvalore (beninteso) del sussurro delle onde…</p>
<p><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2018/05/4ta2-11.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-17930" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2018/05/4ta2-11-300x168.jpg" alt="4ta2 11" width="300" height="168" /></a></p>
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<p>Forse…mai quanto alle iniziative di Ligucibario® i sempr’assenti hanno sempre torto.<br />
Alla prossima! Chissà che Umberto (e Angela in cucina) non escogitino qualcosa a settembre per rendere meno grigio il passaggio dall&#8217;estate all&#8217;autunno&#8230; Stay tuned!<br />
<strong>Luisa Puppo</strong></p>
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		<title>Con Umberto Curti, 4 terre in Azzurrodue</title>
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		<pubDate>Mon, 14 May 2018 11:14:42 +0000</pubDate>
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				<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_17854" style="width: 310px" class="wp-caption alignleft"><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2018/05/azzurrodue.jpg"><img class="size-medium wp-image-17854" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2018/05/azzurrodue-300x225.jpg" alt="ristorante azzurrodue, arenzano" width="300" height="225" /></a><p class="wp-caption-text">ristorante azzurrodue, arenzano</p></div>
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<p><strong>Venerdì 25 maggio, dalle h 20.15</strong>, gli amici del ristorante <strong>“Azzurrodue” di Arenzano</strong> ospitano una cena tutta ideata da Umberto Curti (Ligucibario®) per omaggiare le 4 province liguri, rivisitando storie culturali e accostamenti di sapori.<br />
Per le foto della bellissima location, e di tutte le 6 portate quella sera a menu, <strong>cliccare</strong><br />
<a href="https://www.ligucibario.com/metti-una-cena-ad-arenzano/" target="_blank">https://www.ligucibario.com/metti-una-cena-ad-arenzano/</a><br />
La cena, <strong>inclusi vini e passiti d’elezione, è proposta a</strong> <strong>45 euro</strong>.<br />
Poiché le 4 – pur ampie – terrazze sulla scogliera non possono contenere “centinaia” di clienti, vi suggeriamo di prenotare per tempo, rispondendo <strong>direttamente a questa nostra mail o componendo il 347 1095046</strong>.<br />
“Azzurrodue” è sull’Aurelia, si raggiunge facilmente da Genova superando Vesima, dal centro di Arenzano invece dopo la breve galleria rettilinea del Pizzo.<br />
<strong>Umberto Curti vi aspetta</strong> per condividere momenti, racconti, sensazioni (fra acciughe, verdure ripiene, ceci in zimino, croxetti, buridda, torta stroscia&#8230;), e non dimenticatevi un maglioncino per gustare anche il tramonto sul mare…<br />
Luisa Puppo</p>
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		<title>Metti una cena ad Arenzano (il 25 maggio)&#8230;</title>
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		<pubDate>Mon, 23 Apr 2018 15:06:15 +0000</pubDate>
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				<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_17817" style="width: 310px" class="wp-caption alignleft"><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2018/04/DSCN1061.jpg"><img class="size-medium wp-image-17817" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2018/04/DSCN1061-300x225.jpg" alt="terrazza azzurrodue arenzano" width="300" height="225" /></a><p class="wp-caption-text">terrazza azzurrodue arenzano</p></div>
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<p>“Recuperavo” sul web un articolo circa un concorso fra ristoratori locali d&#8217;una quindicina di anni fa, con preoccupazione notavo che numerosi di quei locali (circa 1/3) purtroppo non esistono più, qualcuno ha chiuso i battenti da anni, qualcuno più di recente, in altri casi sono intervenuti uno o più cambi di gestione. Ogni impresa che chiude è una ferita per il territorio.<br />
Forse, in prospettiva futura, e là dove tanti giovani intendono avvicinarsi al settore e ai fornelli, occorrerebbe ben capitalizzare la celebre affermazione di <strong>Gualtiero Marchesi</strong>, secondo cui il cuoco è un cuocitore, e (cito testualmente) “il cuocitore dunque deve conoscere la materia prima e sapere tutto sulle cotture, e questa è la parte più importante”. Certo non gli intellettualismi da guru, le stravaganze fusioniste, il chiasso mediatico e l’ossessione dei social…, talora tendenze degli anni recenti.<br />
Un ristorante della miglior tradizione italiana è, e rimarrà, materia prima e sacrificio sapiente.<br />
Per il mio 55mo compleanno sono stato, insieme a Luisa, ospite di un’Amica e della sua Famiglia, ospite di Mina di Angela di Toni. <strong>Azzurrodue</strong>, riviera di ponente, terrazze “spalancate” sul mare, e lo scintillio di un’accoglienza premurosa prima ancora che professionale, intendo sentirsi accolto come uno di casa, uno che si ama incontrare.</p>
<div id="attachment_17818" style="width: 235px" class="wp-caption alignleft"><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2018/04/DSCN1040.jpg"><img class="size-medium wp-image-17818" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2018/04/DSCN1040-225x300.jpg" alt="mina popia &quot;cantiniera&quot; di azzurrodue" width="225" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">mina popia &#8220;cantiniera&#8221; di azzurrodue</p></div>
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<p>Qui <strong>venerdì 25 maggio</strong> si svolgerà un viaggio etnostorico, una cena magica in 6 portate, con cui lo staff ed io abbiamo cercato di omaggiare alcune delle tradizioni ed eccellenze enogastronomiche di ciascuna provincia ligure, dato che il futuro è anche memoria…<br />
<a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2018/04/20180421_154927.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-17825" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2018/04/20180421_154927-300x168.jpg" alt="20180421_154927" width="300" height="168" /></a></p>
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<p>A prescindere dalla bellezza del luogo, e dalla cura con cui Mina, Angela e Toni si orientano al cliente (quanti ristoranti conoscete dove l’extravergine in tavola è Roi?), sono felice di aver “giocato” e progettato un menu per una cucina che è l’antitesi degli intellettualismi, delle stravaganze, del chiasso mediatico e dei social…, una cucina la quale lavora in silenzio (lo fa guardacaso da una vita) cimentandosi col dantesco “provando e riprovando”, ovvero con la strategia madre di tutti i successi, quella che ti permette d&#8217;imparare anche dagli errori.<br />
<a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2018/04/DSCN1027.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-17819" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2018/04/DSCN1027-300x225.jpg" alt="DSCN1027" width="300" height="225" /></a></p>
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<p>Ecco così <strong>le verdure ripiene</strong> (pre e postcolombiane) al trionfo di maggiorana, perché l’origano – qui come nel polpettone… &#8211; sarebbe un ripiego. Profumate, digeribilissime, punto.<br />
E <strong>le acciughe impanate e fritte</strong>, pan dö mâ, pesci fitö faêti, ma con scorzette di limone candite, giusto per “pianificare” la ricetta con qualche giorno d’anticipo (la canditura aborre la fretta). Nei calici in abbinamento spanderà profumi <strong>il Felcebianco</strong> (trebbiano, vermentino, malvasia) di Ortonovo, una delle poche produzioni “dure e pure” che – a differenza d’altre in cui anni fa i difetti venivano spacciati per pregi &#8211; mi rassicurò da subito.<br />
<a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2018/04/DSCN1035.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-17820" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2018/04/DSCN1035-300x225.jpg" alt="DSCN1035" width="300" height="225" /></a></p>
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<p>Ecco così <strong>i ceci in zimino con moscardino</strong>, il piatto più complesso, poiché il mollusco deve contemporaneamente integrarsi alla zuppa di legumi e bietole (solitamente servita senza null&#8217;altro) e conservarsi tenero. Al termine, nei piatti non è residuata alcuna traccia d&#8217;unto.<br />
<a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2018/04/DSCN1042.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-17821" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2018/04/DSCN1042-300x225.jpg" alt="DSCN1042" width="300" height="225" /></a></p>
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<p>E <strong>i croxetti del Levante</strong> (quelli tondi e ricamati&#8230;) conditi da un sugo grezzo di muscoli e pinoli, affinché non scivoli via dalla pasta. Piatto magnifico, merito della cucina non mio, e nei calici <strong>l’Acini Rari (Pigato) della D.O.C. Riviera Ligure di Ponente</strong>, omaggio a quel Fausto De Andreis la cui meritoria cantina via via traguarderà tra non molto il quarantennale.<br />
<a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2018/04/DSCN1046.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-17822" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2018/04/DSCN1046-300x225.jpg" alt="DSCN1046" width="300" height="225" /></a></p>
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<p>Ecco poi <strong>la buridda mista con crostini aglio e rosmarino</strong>, perché Azzurrodue è luogo di mediterraneità, e la buridda deve conservare un che di “portuale”, di ruvido, piatto da <strong>sciamadde</strong>, da ristori dove i camalli e i calafati si sfamavano accanto a poeti, a prostitute, a giornalisti, a snob oziosi. Nei calici il <strong>Serasuolo (Ciliegiolo in purezza) della IGT Liguria di Levante</strong>, e il vitigno linka varietalmente i frutti che avvertirete sin dal naso, dato che un bianco risulterebbe viceversa sovrastato.<br />
<a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2018/04/DSCN1052.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-17823" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2018/04/DSCN1052-300x225.jpg" alt="DSCN1052" width="300" height="225" /></a></p>
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<p>Ecco infine <strong>la torta stroscia all’extravergine</strong>, alias il mito di Pietrabruna (più ricca se con nocciole), ma accostata ad una <strong>marmellata di chinotti</strong>, mito di Savona. Nei piccoli tulipani conclusivi Mina abbinerà <strong>Vin du Preve (Pigato passito) di Ranzo</strong>, un prete che evidentemente la sapeva lunga e amava “meditare”. La cantina-casetta è quella degli amici Lorena e Guido, e questo vino elegante affina la propria parabola in ceramiche “Clayver” non meno d’un anno. Madre mia quant’è mutato (in meglio) anche il modo ligure di vinificare…<br />
<a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2018/04/20180421_154008.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-17824" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2018/04/20180421_154008-300x168.jpg" alt="20180421_154008" width="300" height="168" /></a></p>
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<p>Vi aspetto il <strong>25 maggio a cena da Azzurrodue</strong>, sia che già lo conosciate (come spero) sia che per voi rappresenti invece una nuova, intrigante scoperta. Portatevi il maglioncino, mi raccomando, per godervi in tranquillità il tramonto sulle onde.<br />
<strong>Umberto Curti</strong></p>
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		<title>La sedia di Chiavari</title>
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		<pubDate>Wed, 21 Mar 2018 14:22:13 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>La sedia di Chiavari La “chiavarina” è una famosa sedia in legno, pensata ai primi dell’800 dall&#8217;apprezzato ebanista chiavarese Giuseppe Gaetano Descalzi (1767-1855), figlio d’un bottaio e soprannominato &#8220;Campanino&#8221; in quanto lontano discendente di campanari, il quale s’ispirò – semplificandolo – al cosiddetto stile Impero francese (Luigi XV→Direttorio), pervenendo a straordinarie leggerezza della struttura e ...<a class="post-readmore" href="https://www.ligucibario.com/la-sedia-di-chiavari/">leggi tutto</a></p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.ligucibario.com/la-sedia-di-chiavari/">La sedia di Chiavari</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://www.ligucibario.com">Ligucibario</a>.</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_17704" style="width: 310px" class="wp-caption alignleft"><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2018/03/stampi-corzetti.jpg"><img class="size-medium wp-image-17704" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2018/03/stampi-corzetti-300x168.jpg" alt="stampi in legno per croxetti del levante" width="300" height="168" /></a><p class="wp-caption-text">stampi in legno per croxetti del levante</p></div>
<p style="text-align: justify; background: white; margin: 6.0pt 0cm 6.0pt 0cm;">La sedia di Chiavari</p>
<p style="text-align: justify; background: white; margin: 6.0pt 0cm 6.0pt 0cm;">La “chiavarina” è una famosa sedia in legno, pensata ai primi dell’800 dall&#8217;apprezzato <span style="color: windowtext; text-decoration: none; text-underline: none;">ebanista</span> chiavarese <span style="color: windowtext; text-decoration: none; text-underline: none;">Giuseppe Gaetano Descalzi</span> (1767-1855), figlio d’un bottaio e soprannominato &#8220;Campanino&#8221; in quanto lontano discendente di campanari, il quale s’ispirò – semplificandolo – al cosiddetto stile Impero francese (Luigi XV→Direttorio), pervenendo a straordinarie leggerezza della struttura e solidità degli incastri, e intrecciando a mano in trama e ordito le esili fettucce di salice palustre (oggi giunchi indonesiani) da annodare infine sul telaio imitando un tessuto percalle, il gingham.<br />
La chiavarina – nel progetto di Descalzi pesante 1 kg, ma indistruttibile e stabile &#8211; va in tensione come un tamburo e dunque regge pesi notevoli (oltre 150 volte il proprio). Lo schienale tondeggiante (ergonomia che non “sollecita” le spalle) e l’essenzialità d’un design pulitissimo sono sempre le sue cifre di maggior riconoscimento.<br />
Il successo (tributatole via via anche da nobili e da scultori) originò lo start up di numerose imprese manifatturiere a Chiavari e dintorni, e conseguente crescita occupazionale.<br />
Ma da metà ‘800 la chiavarina scontò la concorrenza delle sedie “industriali”, fra cui le <span style="color: windowtext; text-decoration: none; text-underline: none;">austriache</span> <span style="color: windowtext; text-decoration: none; text-underline: none;">Thönet</span>, di legno curvato a vapore, dal semplice assemblaggio già seriale (con pezzi sostituibili) e dunque più economiche (<a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Michael_Thonet">https://it.wikipedia.org/wiki/Michael_Thonet</a>).<br />
Oggi la “chiavarina” – ormai un’icona non priva di una propria classicità &#8211; resiste presso alcuni meritori mobilifici/seggiolai artigiani (Levaggi, Lusardi, Podestà…), pur continuando ad ispirare architetti e designer (ad es. Gio Ponti, per Cassina, lanciò nel 1955-57 la celeberrima Superleggera, che dalla struttura della chiavarina arriva ad un oggetto giocoforza più moderno, ed inconfondibile, ma dal prezzo &#8211; com&#8217;era negli auspici &#8211; contenuto).<br />
I vari legni provengono – tuttora &#8211; dai boschi dell&#8217;entroterra, e la chiavarina conferma la propria “sfida local” alla modernità global, destinata a consumatori esigenti che non s’accontentano di prodotti in toto standardizzati. Un ulteriore motivo per visitare Chiavari e il Tigullio, magie della Riviera ligure di levante, dove i centri storici sono un carosello di musei, dimore patrizie, botteghe vintage, atelier d’antiquariato, forzieri enogastronomici! In via Bighetti 73, a Chiavari, opera fra l’altro anche Franco Casoni, l’ultimo intagliatore di polene e notissimo “maestro” di stampi per croxetti (e dove ieri campeggiava sovente la croce fliscana oggi &#8220;sorridono&#8221; le iniziali degli sposi&#8230;).</p>
<p><strong>Umberto Curti <a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2018/03/umbi-bello.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-17703" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2018/03/umbi-bello-300x168.jpg" alt="umbi bello" width="300" height="168" /></a></strong></p>
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