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	<title>Ligucibario &#187; crisi del commercio</title>
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		<title>La crisi del commercio a Genova</title>
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		<pubDate>Thu, 11 Feb 2021 15:51:21 +0000</pubDate>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2021/02/DSCN1014.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-20178" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2021/02/DSCN1014-300x225.jpg" alt="DSCN1014" width="300" height="225" /></a>La crisi del commercio a Genova. Ho visto cose che voi umani…</p>
<p>Mi collego al pezzo sul marketing <a href="https://www.ligucibario.com/marketing-non-significa-pubblicita/" target="_blank">(link)</a> che ho pubblicato qualche giorno fa, per alcune riflessioni circa lo stato delle attività commerciali a Genova (e in Liguria) e per qualche esortazione che aiuti ad intercettare la ripresa, quando questa malefica pandemia sarà solo un ricordo.<br />
Giusto per fornire qualche dato <strong>pre-covid</strong> di tendenza, nel 2011, dieci anni or sono, i ristoratori genovesi purtroppo avevano già registrato un calo medio di fatturato del 25-30% rispetto al 2010. Calava anche l&#8217;occupazione (-5%) e aumentava il tasso di chiusura delle attività. “Scampavano” in genere a tali dinamiche solo i locali “low cost”, dai 15 euro e dintorni…<br />
Nel 2014, a Genova -3 negozi ogni giorno. L’anno nero era stato sin lì il 2013, un negozio in meno ogni giorno: 573 aperture e ben 938 cessazioni, talora riguardanti anche botteghe – e gestioni famigliari &#8211; con decenni di glorioso passato dietro di sé. Ed accadeva sia nei quartieri meno agiati sia in quelli più ricchi, ad es. Nervi (dove abitano professionisti affermati e vip sportivi). Le banche stesse stavano via via cedendo un po’ ovunque, sovente ai cinesi, aperti sempre, e con valanghe di ogni merce a scaffale.<br />
La congiuntura economica, al tempo, non ha che accentuato una crisi indotta a Genova anche dalla flessione demografica e dalla senilizzazione degli abitanti.<br />
Quanto allo scenario regionale, nel 2018 ogni giorno in Liguria 1,5 imprese del settore del commercio avevano chiuso. A perdere il lavoro quasi 15 persone al giorno (Uniocamere Liguria dati congiunturali 2018). Si erano infatti assunte a tempo indeterminato 9.371 persone, a fronte di 14.630 posizioni cessate, dunque 5.259 lavoratori in meno. Il dato di 1,5 imprese chiuse ogni giorno è il saldo tra le imprese del commercio iscritte (1.849) e quelle cessate non d’ufficio (2.379). Genova di fatto aveva visto la chiusura di un&#8217;impresa al giorno (0,97). Per il dato lavoratori la fonte era l’Osservatorio Inps sul precariato, categoria commercio all&#8217;ingrosso e al dettaglio, (…) servizi di alloggio e di ristorazione.<br />
Nel 2019, infine, circa il commercio Genova si posizionava agli ultimi posti in classifica, con una perdita di 11mila posti di lavoro (dati Cisl) in 6 anni. I dati diffusi rivelavano una perdita di oltre 64mila negozi in un decennio, di cui oltre 400 i negozi del centro storico, area “contraddittoria” ma di pregio in termini di rendite di posizione. Nel 2018, mille i posti di lavoro persi soltanto nel settore commercio.<br />
<strong>Personalmente, quando ripenso ai fenomeni recenti cui pur io ho assistito, mi bàlzano alla mente, con malinconia, i casi della Serafina, di Issel, del Bicu, di Berti, della Rinascente (“chiude perché, in una depauperata Genova, non v’è più una classe media che costituisca il target di quel tipo di negozio”), di Gucci, di Mercatone Uno, di Ca’ Puccino, del mercato del Carmine, di Botteghetta magica (presepi), di Fogliani (Moody e pasticceria Svizzera), della Cartoleria Genovese, della cartoleria De Magistris, di Moda Italo, del Gigante, di Pimkie, di Klainguti, di Scarpe&amp;Scarpe, di Vigo abbigliamento per bambini, di Quarti abbigliamento (Sestri Ponente), di Scalinata Borghese oggi forse già “transeunte” verso un sushi-all-you-can-eat, di tante sale cinema… Vicende, e soggetti, peraltro molto differenti fra loro (1).</strong><br />
Uniamo dunque i punti con un trattino: non si tratta della “crisi”, concetto ricorrente ma in qualche modo generico cui imputare ogni difficoltà, bensì di una vera e propria rivoluzione in atto oramai da anni: quella dei consumi, della modalità di acquisto, della distribuzione, della pubblicità, però ancora molti imprenditori – essendo genovese lo sottolineo con ansietà e dispiacere – si irrigidiscono, non riescono a inquadrarla e/o ad accettarla, dunque gli riesce impossibile trovare soluzioni e alternative.<br />
Per me, che con Luisa Puppo da tanti anni mi occupo di marketing e ne scrivo <a href="https://www.ligucibario.com/i-libri-di-umberto-curti/" target="_blank">(link)</a>, oggi pare sin troppo chiaro, non è il predatore grande che mangia la preda piccola ma il predatore veloce che mangia la preda lenta.<br />
E’ solo la conferma di un allarme lanciato da tempo. I nodi, covid o non covid, stanno purtroppo venendo tutti al pettine. Si chiamano in primis &#8220;legge&#8221; della domanda e dell&#8217;offerta, speculazioni e anarchie negli affitti, eccesso di sushi, cineserie, kebab, agenzie scommesse ecc., ma anche &#8211; da parte di non pochi commercianti &#8211; modesta conoscenza del marketing, indisponibilità a formarsi, inidonea presenza su web e social, e non v’è protezionismo corporativo che possa sopperire a tale rapido &#8220;invecchiamento&#8221;.<br />
Chiunque si rende conto che ad un aumento della domanda consegue una crescita dell’offerta, la quale, a propria volta, incrementa aziende e concorrenti (aggressivi) che cercano di indurre/soddisfare al meglio tale domanda. Già negli anni pre-covid il progressivo travaso dei business verso l’online è stato dunque fisiologico, ma vendere via web è come apprendere ad andare in bici: tentando sùbito da soli si rischia di cadere rovinosamente. Con l’e-commerce e i marketplace si rischia di bruciare rapidamente i pochi euro residuati da questi anni di “crisi”. <strong>Il nuovo che avanza, con le sue accelerazioni e deregulation, implica aggiornamenti di marketing, digitali, gestionali ecc. specifici.</strong><br />
Domanda delle cento pistole: cosa attendono le associazioni di categoria per riempire finalmente le aule coi loro iscritti? Ora o mai più.<br />
<strong>Umberto Curti</strong></p>
<p>(1) Serafina (sott’oli) in via Canneto il Curto chiuse nel 2012 dopo quasi quattro decenni di attività. Issel arredamenti in via Roma chiuse nel 2014, dopo oltre cent’anni. La birreria Bicu al Porto antico chiuse nel 2015, dopo 7 anni. Berti, storica boutique di Piccapietra, chiuse anch’essa nel 2015. La Rinascente, dopo 58 anni di presenza, nel 2018. Mercatone Uno a Rivarolo e Ca’ Puccino a Piccapietra (quest’ultimo per sfratto Carige) anch’essi nel 2018. La griffe Gucci in via XXV aprile, dopo 9 anni, nel 2019. E così Cartoleria Genovese in via Assarotti (risalente al 1848), cartoleria De Magistris in largo Pertini, e Moda Italo accanto al Ponte Monumentale. Moody in Piccapietra e pasticceria Svizzera ad Albaro anch’essi nel 2019 in seguito al crac Fogliani (ora riaperti). Pimkie abbigliamento in via XX settembre, Scarpe&amp;Scarpe a Rivarolo, il ristorante Gigante di Voltri e lo storico caffè Klainguti in Soziglia nel 2020. Il mercato del Carmine è attualmente chiuso, dopo vari, tormentati cambi di gestione… <strong>Aggiorno</strong> (settembre 2021) questo post, per aggiungere che via via chiudono anche la boutique Tino&#8217;s in Piccapietra, la coltelleria Bet in Galleria Mazzini, la confetteria Lucia in Largo della Zecca&#8230; <strong>Ulteriore, malinconico, aggiornamento</strong> (da inizio 2025) con Salidou Bazar articoli per bambini (Vico del Fieno), Rosticceria Ratti piazza Palermo, Colori di Liguria Prestigiacomo (via Magnaghi), Export Gentilotti 1920 (Nervi), Cioccolateria Buffa (via Fiasella), Hotel La Marinella 1934 a Nervi, Carini abbigliamento (via XX settembre), Balilla giocattoli (alla Foce), La fata dei bimbi (Galleria Mazzini), Aziz tappeti (corso Buenos Aires), Pianeta Mare surgelati (via Cecchi), Bar Lino (piazza Alimonda), Vanni spose (via di Canneto il curto), il bar Saverio&#8217;s angels 1969  (corso Europa), Caligaris gioielli (via San Vincenzo), Officina di Santa Maria Novella (piazza della Meridiana), Merceria Rosellini (via Cesarea), Elena Mirò (via XX settembre), Giglio Bagnara (via Sestri) in liquidazione volontaria, Caffé pasticceria Cavo di via Cipro (in vendita), libreria Bozzi 1810 (via Cairoli), cartoleria Vassallo (salita Pollaiuoli), cartoleria Peloso 1885 (via Cairoli), cartoleria Colombotto (Bolzaneto), fiori Euroflora (via Cairoli), vernici Color System (via Cairoli), Must Music (via XII ottobre), Ferragamo scarpe e abbigliamento (via Roma), HB birreria (via Boccardo), Castaldi abbigliamento (via Buozzi, quasi 80 anni di attività), Angelucci boutique 1919 (via V dicembre), Bar Cocco (via Righetti, 86 anni di storia), Bottega delle merceria (via Donizetti), Microkit elettronica (corso Torino), Pernigotti abbigliamento di lusso (a Nervi), Patrizia Pepe nonché Y-ipsilon (via Roma), Funny shop (via Fieschi), Brugnera calzature in Galleria Mazzini, Gigagiò a Sampierdarena, Casa di carta in piazza Portello, Galleria d&#8217;arte e fiori in via XX settembre, Lully abbigliamento a Bolzaneto, Devoto&amp;Vitale abbigliamento in via XXV aprile, e alcuni tristi e allarmanti rumors fanno temere una chiusura del bellissimo punto vendita di Coin (via XX settembre)&#8230;<br />
<a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2019/12/umberto-curti1.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-18771" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2019/12/umberto-curti1-300x168.jpg" alt="umberto curti" width="300" height="168" /></a></p>
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