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	<title>Ligucibario &#187; cavolo cappuccio</title>
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		<title>Il preböggiön e sua maestà la talegua</title>
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		<pubDate>Tue, 03 Feb 2026 09:25:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Luisa]]></dc:creator>
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				<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_29603" style="width: 269px" class="wp-caption alignleft"><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2026/02/091.jpg"><img class="size-medium wp-image-29603" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2026/02/091-259x300.jpg" alt="preboggion" width="259" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">preboggion</p></div>
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<p>Chi, occupandosi di cucina ligure, voglia addentrarsi in una delle “aree” più intricate, può – anche qui sull’alfabeto del gusto di Ligucibario® – digitare la parola preböggiön…</p>
<p>Premetto che Goffredo di Buglione non entra per nulla nell’argomento, e che la parola viceversa si lega al fatto che questo mix di erbaggi selvatici tendenzialmente andava bollito.</p>
<p>I “foresti” sovente hanno poca dimestichezza con una tradizione di raccolta tipica sulle nostre fasce terrazzate, che tesaurizzava anche il calore del sole trattenuto dai muretti a secco. Oggi si parla di foraging, l’inglese rende le cose subito modaiole, ma questi erbaggi venivano individuati per due esigenze materiali fra le più urgenti della quotidianità: aver qualcosa da mangiare, aver qualcosa per curare determinati disturbi.</p>
<p>La scienza in effetti ha poi scoperto che talegua, pimpinella ecc. detengono proprietà alimurgiche (spesso lo rivelano anche i nomi nel parlato locale), e quindi concorrono al buonessere…</p>
<p>Alcuni sono certamente più noti: bietole, borragine, spinaci, ortica…, altri assai meno. E alcuni sono ritenuti ingredienti più importanti di altri, ad esempio la talegua, ove possibile onnipresente. Libri, conferenze e visite guidate in campagna si sono quindi susseguiti anche per fare chiarezza, e qui mi piace segnalare i nomi di Laura Brattel, Gianna Tasso, Antonietta Chetta, Lella Canepa, non casualmente tutte donne, le quali perpetuano saperi quasi ancestrali che non di rado erano appannaggio della femminilità.</p>
<p>Il preböggiön s’incontra nei pansoti “originari”, nelle torte di verdura, come noto i suoi profumi ingentiliscono l’arte dei ripieni. Occorre naturalmente competenza e prudenza nel raccogliere i diversi tipi di pianta (secondo alcuni sono oltre 200), poiché alcune somigliano notevolmente a piante velenose.</p>
<p>Qui sotto vi elenco – senza pretesa di completezza, il mio lavoro è sempre in progress &#8211; le ricorrenze principali, avete (in ordine alfabetico) il nome nella parlata locale, quindi il corrispondente nome scientifico assegnato dai botanici, l’italiano, e se del caso alcuni sinonimi… Buon preböggiön!</p>
<p>Boraxe (Borago officinalis), borragine</p>
<p>coo garbuxo (Brassica oleracea var. capitata), cavolo cappuccio, cavolo gaggetta</p>
<p>garatun (Hyoseris radiata), radicchio selvatico, tagiainetta</p>
<p>gattalevre (Reichardia picroides), talegua (grattalingua)</p>
<p>gea (Beta vulgaris), bietola</p>
<p>indivia (Cichorium indivia), idem</p>
<p>ortiga (Urtica dioica), ortica</p>
<p>pimpinella (Sanguisorba minor…), idem</p>
<p>porsemmo (Petroselinum crispum), prezzemolo</p>
<p>radicciun (Hypochoeris radicata), costolina d’asino</p>
<p>rampusciu (Leontodon tuberosus), dente di cane / leone (tarassaco, piscinletto…)</p>
<p>ranponço (Campanula rapunculus), raperonzolo</p>
<p>scixerbua (Sonchus oleraceus), cicerbita</p>
<p>spinasci (Spinacia oleracea), spinaci.<br />
<strong>Umberto Curti<br />
</strong></p>
<p>(Luisa Puppo e Umberto Curti, grazie a vaste competenze ed esperienze ormai trentennali a fianco di territori e imprese, propongono consulenze, marketing, social media e attività formative per le destinazioni turistiche, l’enogastronomia e il commercio, con specifici focus sul turismo esperienziale, lo storytelling, l’escursionismo coste/entroterra, e le traduzioni da/in inglese. Contattaci senza impegno su <a href="mailto:info@ligucibario.com">info@ligucibario.com</a>)</p>
<p><strong><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2025/05/dop-riviera-ligure.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-26203" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2025/05/dop-riviera-ligure-193x300.jpg" alt="dop riviera ligure" width="193" height="300" /></a><br />
</strong></p>
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		<title>Sancrau</title>
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		<pubDate>Wed, 22 May 2024 07:34:28 +0000</pubDate>
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				<content:encoded><![CDATA[<p>Il sancrau è un&#8217;antica ricetta piemontese per l’inverno, “scesa” anche presso famiglie liguri, tanto che appare anche nelle Cuciniere genovesi di fine Ottocento (ed è anche al n. 432 dell&#8217;Artusi). Sono crauti “mediterraneizzati”, un contorno classico (una guarnizione) a cotechini, salsicce, wurstel…, di facile preparazione e alquanto economici. Fra l&#8217;altro, il cavolo vanta proprietà benefiche, e come per il maiale non si butta alcunché. Nulla a che vedere però con i più noti crauti tedeschi che si ottengono per fermentazione. Leggo su alcuni siti e blog, anzitutto <strong><em>Piemonte in bocca</em></strong>, che “la loro storia è tortuosa e affascinante. Li troviamo con il nome “Sal Craud” in un libro “Libro contenente la maniera di cucinare” d’un anonimo nel secondo Settecento, redatto per la casa dei conti Cassioli di Reggio Emilia. La ricetta era un tentativo di italianizzare il “Sauerkraut” tedesco (erba acida), prodotto con i cavoli fermentati e di non facile reperimento in Italia. Non nasce, come si potrebbe credere, come pietanza rustica, ma come alimento ricco di spezie e condimenti, degno, appunto, per la tavola di un conte. Si diffonderà anche in Piemonte più come uno sfizio per aristocratici. Solo più tardi, impoverendosi degli ingredienti raffinati e incorporandone altri più poveri come le acciughe e l’aglio, comparirà nella cucina popolare”.<br />
A Genova si usa cavolo verza (o cappuccio * ), fresco, conciato un’oretta in umido – un tempo sulla stufa a legna… &#8211; e poi arricchito d’aceto. Mia madre, che lo adorava, lo cucinava, morbido di consistenza e “dolce” di sapore, e quando rincasavo da scuola era una festa…</p>
<p>* il cavolo verza è la Brassica oleracea var. Sabauda, il cappuccio è var. capitata; pronto già a mezza estate, e non deve attendere il “gelo”<br />
<strong>Umberto Curti<br />
</strong></p>
<p>L’alfabeto del gusto di Ligucibario® è la più ampia, completa e autorevole “banca dati” dell’enogastronomia ligure. Circa 1.500 voci che Umberto Curti in decenni di lavoro ha redatto e poi aggregato online per tutelare e promuovere le tradizioni regionali. Liberamente fruibile, “oggetto d’innumerevoli tentativi d’imitazione”, conta migliaia di follower e da sempre non contiene alcuna pubblicità. Iscriviti alla newsletter cliccando in homepage il simbolo della busta, e ogni settimana riceverai gratuitamente i nuovi contenuti…</p>
<p>(Luisa Puppo e Umberto Curti, grazie a vaste competenze ed esperienze a fianco di territori e imprese, propongono consulenze, marketing, social media e attività formative per le destinazioni turistiche e l’enogastronomia, con specifici focus sul turismo esperienziale, lo storytelling, l’escursionismo coste/entroterra, e le traduzioni da/in inglese. Contattaci senza impegno su <a href="mailto:info@ligucibario.com">info@ligucibario.com</a>)</p>
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		<title>Cavolo gaggetta</title>
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		<pubDate>Mon, 28 Jan 2013 17:54:06 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>Cavolo gaggetta è un cavolo cappuccio, detto anche “gabbietta” &#8211; per le foglie raccolte &#8211; , che originariamente caratterizzava gli orti della località Scöggi (scogli), frazione di Lavagna (GE). Autunnale, piccolo e chiaro. E’ indicato per la ricetta dei cavoli ripieni (di carne, in brodo), le singole foglie o l’intero ortaggio previa scottatura. Di recente ...<a class="post-readmore" href="https://www.ligucibario.com/alfabeto_del_gusto/cavolo-gaggetta/">leggi tutto</a></p>
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]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Cavolo gaggetta è un cavolo cappuccio, detto anche “gabbietta” &#8211; per le foglie raccolte &#8211; , che originariamente caratterizzava gli orti della località Scöggi (scogli), frazione di Lavagna (GE). Autunnale, piccolo e chiaro. E’ indicato per la ricetta dei cavoli ripieni (di carne, in brodo), le singole foglie o l’intero ortaggio previa scottatura. Di recente è annoverato fra i cosiddetti &#8220;antichi ortaggi del Tigullio&#8221;&#8230;</p>
<p><strong>Umberto Curti<br />
</strong></p>
<p>L’alfabeto del gusto di Ligucibario® è la più ampia, completa e autorevole “banca dati” dell’enogastronomia ligure. Circa 1.500 voci che Umberto Curti in decenni di lavoro ha redatto e poi aggregato online per tutelare e promuovere le tradizioni regionali. Liberamente fruibile, “oggetto d’innumerevoli tentativi d’imitazione”, conta migliaia di follower e da sempre non contiene alcuna pubblicità. Iscriviti alla newsletter cliccando in homepage il simbolo della busta, e ogni settimana riceverai gratuitamente i nuovi contenuti…</p>
<p>(Luisa Puppo e Umberto Curti, grazie a vaste competenze ed esperienze a fianco di territori e imprese, propongono consulenze, marketing, social media e attività formative per le destinazioni turistiche e l’enogastronomia, con specifici focus sul turismo esperienziale, lo storytelling, l’escursionismo coste/entroterra, e le traduzioni da/in inglese. Contattaci senza impegno su <a href="mailto:info@ligucibario.com">info@ligucibario.com</a>)</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Preboggion</title>
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		<pubDate>Tue, 15 Jan 2013 19:15:17 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>Il preboggion è una mitica raccolta di erbe diverse (sino a 70 circa!) fra le quali, a seconda di ciò che donava e dona madre natura, talegua (grattalingua, gattalevre), garatun (radicchio selvatico), cicerbita (da cicer=cece), pimpinella, dente di cane/leone (tarassaco, piscialletto, pissarella, rampusciu), radicciun (costolina d&#8217;asino), bietole, indivia, borragine, prezzemolo, ortica, spinaci, cavolo cappuccio, raperonzolo ...<a class="post-readmore" href="https://www.ligucibario.com/alfabeto_del_gusto/preboggion/">leggi tutto</a></p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.ligucibario.com/alfabeto_del_gusto/preboggion/">Preboggion</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://www.ligucibario.com">Ligucibario</a>.</p>
]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Il preboggion è una mitica raccolta di erbe diverse (sino a 70 circa!) fra le quali, a seconda di ciò che donava e dona madre natura, talegua (grattalingua, gattalevre), garatun (radicchio selvatico), cicerbita (da cicer=cece), pimpinella, dente di cane/leone (tarassaco, piscialletto, pissarella, rampusciu), radicciun (costolina d&#8217;asino), bietole, indivia, borragine, prezzemolo, ortica, spinaci, cavolo cappuccio, raperonzolo * … Il Ratto e il Rossi nelle loro <em>Cuciniere</em> (1863 e 1865) indicano come presenze fisse solo le bietole, il prezzemolo e il cavolo cappuccio. Vedi sul tema anche il “Codice della cucina ligure” del 1990. Questo mix di odori e sapori (sovente benefico alla salute) sopperisce all’avarizia di maggio, “maggio dal muso storto, non c’è nulla in casa e neppure nell’orto”, quando scarseggiano gli ortaggi. Diversa dalla misticanza/cucina dell’Italia centrale e toscana (offerta alle famiglie dai frati quando passavano a chiedere offerte), nella cucina ligure entra in ricette fondamentali: verdure ripiene, <a title="Pansoti (o ravioli del Levante)" href="https://www.ligucibario.com/alfabeto_del_gusto/pansoti-o-ravioli-del-levante/">pansoti</a>, torte salate, zuppe di legumi… Festeggiata il 2 agosto (Sant’Eusebio) a Genova-Sestri Ponente, distribuita in piazza dal pentolone ** , ricordo dell’assedio di Genova, si è sempre mangiata anche con le focaccette a merenda. A Portovenere (SP) è chiamata erbetti ed entra più nelle torte salate che nella farcia della pasta *** . In Val Graveglia, viceversa, è uno “sformato” di patate (quarantine) e cavoli neri lessi a fettucce, cui si può aggiungere aglio tritato e un battuto di lardo (la parentela coi frascadei pontremolesi e col cin di Ormea-CN è evidente, ma vedi anche il Rossi, 1865). Esiste anche una zuppa di preboggion e pesto, che per aromi invoca ad es. un DOC Riviera di Ponente Pigato, alla giusta temperatura, 11°C, nei giusti tulipani a stelo alto. L’etimo del lemma rinvia a “da bollire”, e non c’entra per nulla &#8211; con buona pace di chi ami le leggende &#8211; Goffredo di Buglione****…<br />
Segnalo un bel libro sul tema, Laura Brattel, <em>Preboggion</em>, ed. De Ferrari 2022. E a questo link hai la mia ricetta <strong>col riso</strong> <a href="https://liguricettario.blogspot.com/2011/02/riso-e-preboggion_2.html">https://liguricettario.blogspot.com/2011/02/riso-e-preboggion_2.html</a></p>
<p>* è anche il personaggio d’una fiaba dei fratelli Grimm!</p>
<p>** l’unico caso analogo, storicamente, di cibo collettivo, è lo stoccafisso a Badalucco (IM), che permise di resistere per mesi ad un assedio corsaro</p>
<p>*** ma emigrati in America, da qui e dalla Val Taro emiliana, saltano in padella un mix di verdure che chiamano “sprubejung”</p>
<p>**** a proposito della parola &#8220;Preboggion&#8221;, Jack La Bolina (pseudonimo di Augusto Vittorio Vecchi) premette al volumetto del 1880 che ha titolo omonimo: &#8220;La Leggenda&#8221; &#8211; &#8220;La realtà&#8221; &#8211; &#8220;L&#8217;opinione della mia cuoca&#8221;: &#8220;La leggenda&#8221;: &#8220;Anton Giulio Barrili fecondo romanziere narra che i marinari genovesi crociati all&#8217;assedio di Cesarea, la fame straziando le viscere ai più guerrieri, non esitassero a raccogliere le erbe de&#8217; campi, e che ne componessero una zuppa condita d&#8217;olio e di sale. Magro mangiare invero, che non per tanto destò la cupidigia dei catafratti compagni dell&#8217;esercito. I quali non disdegnarono l&#8217;offerta d&#8217;una scodella per sé ed esitarono un tantino ad accettarla per il buon Goffredo, richiedendosi l&#8217;un l&#8217;altro se quella minestra rozza e silvestre era degna del &#8216;preux Bouillon&#8217;. D&#8217;onde l&#8217;origine al nome che attualmente porta la zuppa d&#8217;erbe e che in vernacolo ligure suona: &#8216;preboggion&#8217;. &#8211; &#8220;La realtà&#8221;: &#8220;Raffaele mio carissimo amico rafferma i miei scrupoli etimologici colla seguente lettera: &#8220;Carissimo collega, Sento che volete occuparvi del &#8216;preboggion&#8217; e temo che, non essendo genovese, non siate abbastanza bene informato di questo &#8216;pot-pourri&#8217; botanoide. Quindi, nell&#8217;interesse tanto del sullodato &#8216;preboggion&#8217; come delle cose Ligustiche, vi dirò che cos&#8217;è. &#8211; Il &#8216;preboggion&#8217; è un mazzo di ortaglia, cioè uno o due cavoli ancor giovani e di qualche foglia di bietola. Alle volte vi si aggiunge qualche ramoscello di prezzemolo (&#8216;petrocillo&#8217; degli antichi genovesi, come dall&#8217;Ambasciata al Khan di Persia &#8211; &#8220;Atti società Ligure di Storia Patria&#8221; vol. rec. pubblicato &#8211; che dovete avere). Queste diverse erbe si mettono colla minestra e si fa riso co&#8217; &#8216;preboggion&#8217;, fidé co&#8217; &#8216;preboggion&#8217; etc. etc. &#8211; Molti saluti a voi ed agli amici.&#8221;. &#8211; &#8220;L&#8217;opinione della mia cuoca&#8221;: &#8220;Agostina, interrogata, risponde: &#8220;Alcune erbe aromatiche non guastano il &#8216;preboggion&#8217;, come anche non guastano talune insalate campestri; tali sono la pimpinella, la cicerbita, la terra crepoli e simili. Al mio paese (Cesarano) lo si fa senza mescolarci né pasta, né riso; è minestra di quaresima.&#8221; &#8211; (&#8230;) &#8220;Nicola Zanichelli scodellerà la minestra calda calda in una delle sue belle ciotole adorne di fregi e dei soliti rabeschi. Buona digestione, lettrici; sonno tranquillo, o lettore.&#8221;</p>
<p><strong>Umberto Curti<br />
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