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	<title>Ligucibario &#187; bisagno</title>
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		<title>Cucina ligure domande e risposte(40). Chi erano i besagnini?</title>
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		<pubDate>Tue, 06 May 2025 08:32:11 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>&#160; &#160; &#160; &#160; &#160; &#160; &#160; &#160; Cucina ligure domande e risposte. Un lungo viaggio con Umberto Curti attraverso più di cento &#8220;dubbi&#8221; e curiosità che riguardano la cucina ligure e genovese: corzetti o croxetti? Cuculli o friscêu? Il sugo alla genovese è genovese? E&#8217; più antico il pandolce alto o quello basso? Stoccafisso o baccalà? Eccovi la nuova puntata della rubrica ...<a class="post-readmore" href="https://www.ligucibario.com/cucina-ligure-domande-e-risposte40-chi-erano-i-besagnini/">leggi tutto</a></p>
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<p><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2025/03/CUCINA-LIGURE-DOMANDE-E-RISPOSTE-300x2511.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-25685" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2025/03/CUCINA-LIGURE-DOMANDE-E-RISPOSTE-300x2511-300x251.jpg" alt="CUCINA-LIGURE-DOMANDE-E-RISPOSTE-300x251" width="300" height="251" /></a></p>
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<p>Cucina ligure domande e risposte. Un lungo viaggio con Umberto Curti attraverso più di cento &#8220;dubbi&#8221; e curiosità che riguardano la cucina ligure e genovese: <em>corzetti</em> o <em>croxetti</em>? <em>Cuculli</em> o <em>friscêu? </em>Il sugo alla genovese è genovese? E&#8217; più antico il pandolce alto o quello basso? Stoccafisso o baccalà?</p>
<p>Eccovi la nuova puntata della rubrica ospitata da Ligucibario® per gli appassionati, i cuochi, i turisti, i gastronauti e i foodblogger&#8230;. Un centinaio di casi ricorrenti che abbiamo strutturato in FAQ alle quali andremo a rispondere nei prossimi mesi.</p>
<h2>Chi erano i besagnini?</h2>
<h2></h2>
<p><strong>40. chi erano i besagnini?</strong> I fruttivendoli, o per meglio dire coloro che dalla piana del torrente Bisagno (anticamente Fertor) vendevano le frutta in città. Bisagno deriverebbe poi il nome da bis-amnis in quanto originato da due confluenti nell&#8217;immediato entroterra di Genova. Anche seguendo ciò che scrive nel 1813 il &#8220;cronista&#8221; Michele Cevasco (un funzionario statistico), besagnin sarebbe più propriamente il venditore al dettaglio, e regatton quello all&#8217;ingrosso. Alle besagnine a San Michele di Coronata (area d&#8217;orti e vigne) si dedicavano due giorni specifici di festa dal 29 settembre, e pare che quelle contadine fossero ottime mangiatrici e bevitrici. Nei tempi passati, fra l&#8217;altro, era fertile perfino la foce del Polcevera&#8230;</p>
<p>Continua a seguire la nostra rubrica &#8220;Cucina ligure domande e risposte&#8221;.</p>
<p>Clicca qui per <a title="cucina ligure domande e risposte" href="https://www.ligucibario.com/cucina-ligure-domande-e-risposte39-cosa-sono-i-filoni/" target="_blank">la 39ma faq</a></p>
<p><strong>Umberto Curti<br />
</strong></p>
<p>(Luisa Puppo e Umberto Curti, grazie a vaste competenze ed esperienze a fianco di territori e imprese, propongono consulenze, marketing, social media e attività formative per le destinazioni turistiche e l’enogastronomia, con specifici focus sul turismo esperienziale, lo storytelling, l’escursionismo coste/entroterra, e le traduzioni da/in inglese. Contattaci senza impegno su info@ligucibario.com)</p>
<p><strong><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2025/02/umberto.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-25493" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2025/02/umberto-186x300.jpg" alt="umberto" width="186" height="300" /></a></strong></p>
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		<title>Le origini del nome Genova</title>
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		<pubDate>Fri, 21 Mar 2025 12:24:47 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>&#160; &#160; &#160; &#160; &#160; &#160; &#160; &#160; &#160; Quando si indagano le origini di un toponimo, occorre sempre muoversi coi piedi di piombo, questo imparai più di 40 anni fa seguendo le lezioni universitarie di Giulia Petracco Sicardi. Quanto al caso di Genova, dal latino Genua, esso ascenderebbe ad una radice indoeuropea geneu (“ginocchio”→baia) ...<a class="post-readmore" href="https://www.ligucibario.com/le-origini-del-nome-genova/">leggi tutto</a></p>
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				<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_25821" style="width: 235px" class="wp-caption alignleft"><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2025/03/022.jpg"><img class="size-medium wp-image-25821" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2025/03/022-225x300.jpg" alt="il cibo in liguria dalla preistoria all'età romana" width="225" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">il cibo in liguria dalla preistoria all&#8217;età romana</p></div>
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<p>Quando si indagano le origini di un toponimo, occorre sempre muoversi coi piedi di piombo, questo imparai più di 40 anni fa seguendo le lezioni universitarie di Giulia Petracco Sicardi.<br />
Quanto al caso di <strong>Genova, dal latino Genua</strong>, esso ascenderebbe ad una radice indoeuropea geneu (“ginocchio”→baia) o genu- (“mascella” →apertura); genu come allusione ad uno sbocco, una foce di uno degli antichi torrenti, o alla struttura di un abitato progressivamente insediatosi sulla costa?<br />
I linguisti che propendono per questa ipotesi ritengono Genua e <strong>Genaua (Ginevra)</strong> versioni differenti scaturite da una medesima origine, Ginevra in effetti è “sbocco” arcuato sul lago Lemano…<br />
Il villaggio dell’età del bronzo antico di piazza Brignole, la struttura palafitticola del V millennio a.C. di piazza della Vittoria e i tumuli della necropoli etrusca (fra cui una sepoltura principesca) alla spianata dell’Acquasola peraltro confuterebbero la (già discussa e discutibile) teoria secondo cui Genova nacque come emporio presso il seno del <strong>Mandraccio (1), una baia sotto la collina di Castello</strong>, viceversa essa sarebbe nata lungo la sponda destra del <strong>Bisagno</strong>, e questo &#8211; secondo studi del 2010 dell’archeologo Filippo Maria Gambari, purtroppo poi mancato nel 2020 &#8211; confermerebbe come primo toponimo Genaua, celtico-ligure, che nell’età del ferro significava “bocca”, ovvero porto fluviale.<br />
I secoli del Medioevo lo alterarono nel <strong>latino Ianua, “porta di accesso”</strong>, “di inizio, di transito”, ciò che contribuì alla leggenda di Genova legata alla divinità romana <strong>Giano (bifronte poiché osserva passato e futuro)</strong>, un troiano “discendente” da Noè, paladino delle porte, là dove Genova sarebbe bifronte, denotando un orientamento al mare ed uno ai monti retrostanti.<br />
La leggenda, che come tutte le leggende confonde piani e tempi, è “rilanciata” da <strong>una epigrafe nel duomo di San Lorenzo</strong> sotto una testa di Giano, ove si legge “<em>Janus, primus rex Italiae de progenie gigantum, qui fundavit Genuam tempore Abrahae</em>”.<br />
Studi recenti sono infine risaliti ad una scritta etrusca, <strong>Kainua</strong>, ritrovata incisa su un frammento di vaso, essa significa “città nuova” (una Kainua etrusca sorse anche presso Marzabotto in Emilia…), o – se si legasse al greco xenos (Ξένος), “straniero” &#8211; alluderebbe a Genova come luogo di arrivo, il che in effetti connota sempre gli scali portuali&#8230;<br />
(1) si veda anche il mio &#8220;Il cibo in Liguria dalla preistoria all&#8217;età romana&#8221;, ed. De Ferrari, Genova, 2012<br />
<strong>Umberto Curti<br />
</strong></p>
<p>(Luisa Puppo e Umberto Curti, grazie a vaste competenze ed esperienze a fianco di territori e imprese, propongono consulenze, marketing, social media e attività formative per le destinazioni turistiche e l’enogastronomia, con specifici focus sul turismo esperienziale, lo storytelling, l’escursionismo coste/entroterra, e le traduzioni da/in inglese. Contattaci senza impegno su <a href="mailto:info@ligucibario.com">info@ligucibario.com</a>)</p>
<div id="attachment_25120" style="width: 285px" class="wp-caption alignleft"><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2025/01/Umbi-bottiglia.jpg"><img class="size-medium wp-image-25120" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2025/01/Umbi-bottiglia-275x300.jpg" alt="Umberto Curti" width="275" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">Umberto Curti</p></div>
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		<title>Genova nell&#8217;Ottocento. Una cronologia</title>
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		<pubDate>Mon, 13 Jan 2025 10:16:00 +0000</pubDate>
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				<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_25016" style="width: 310px" class="wp-caption alignleft"><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2025/01/spinola.jpg"><img class="size-medium wp-image-25016" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2025/01/spinola-300x208.jpg" alt="le cucine di palazzo spinola" width="300" height="208" /></a><p class="wp-caption-text">le cucine di palazzo spinola</p></div>
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<p>Genova nell&#8217;Ottocento. La Superba &#8220;consacra&#8221; l&#8217;anno 2025 all&#8217;Ottocento (il 2024 ha riguardato il Medioevo). E pone in essere una serie di studi e attività per inquadrare sempre meglio la realtà cittadina di quel secolo. Ligucibario® ovviamente seguirà e accompagnerà con testi e strumenti questo percorso di approfondimenti. Dopo la bibliografia appena pubblicata (link qui), ecco ora per i Lettori una cronologia dei principali eventi accaduti dal 1800 al 1899 in città, o che comunque &#8220;impattarono&#8221; anche sui destini della città. <strong>Buon viaggio nel tempo da Umberto Curti!</strong></p>
<ul>
<li>1800 assedio austriaco di Genova, “difesa” dal generale francese Massena, detto Massazena</li>
<li>1804 nasce in Portoria Caterina Campodonico, la celebre venditrice di nissêue e reste (dal 1882 una scultura di Lorenzo Orengo la celebra a Staglieno, col celebre epitaffio)</li>
<li>1808 Genova conta 75.743 abitanti</li>
<li>1814 (aprile) sbarco della marina inglese agli ordini di Bentinck, nascita dell’effimera Repubblica di Genova (presieduta da Girolamo Serra, che poi fu anche storico di Liguria e Genova) dopo il crollo napoleonico. Soppressa d’imperio dal Congresso di Vienna, il territorio il 4 gennaio 1815 fu annesso al Regno di Sardegna di Vittorio Emanuele I</li>
<li>1816 “anno senza estate” in tutto il mondo, si suppone a causa delle polveri sparse dall’eruzione “globale” del monte Tambora nell’oceano Indiano. Durata 24 ore, essa rappresentò la più catastrofica fra quelle registrate in epoca storica</li>
<li>1817 Francesco Maria Berio propone la propria biblioteca a Vittorio Emanuele I, che a sua volta la dona a Genova. La Civica Amministrazione l’acquisisce definitivamente nel 1824 e da quel momento la biblioteca implementa di continuo la collezione di manoscritti e preziose opere a stampa. Nel 1831 ha nuova ubicazione nel palazzo costruito dal Barabino sulla piazza antistante il teatro Carlo Felice, aperta con la demolizione del complesso di San Domenico. Si stanzia nel piano nobile, e il secondo e il terzo vengono assegnati all&#8217;Accademia Ligustica. Oggi è in via del Seminario, elegante sede secentesca idoneamente restaurata</li>
<li>1821 intensificarsi di moti carbonari (vedi il prezioso documentario di Bianca Montale), e prime chiusure dell’Università… Accoglimenti della Costituzione accordata dal reggente Carlo Alberto, ma poi subito rigettata da Carlo Felice</li>
<li>1821 strada dei Giovi</li>
<li>1822 Byron a Villa Saluzzo Mongiardino. Il poeta con una vecchia carrozza a quattro cavalli, proveniente sul suo yacht “Bolivar” da Sestri Levante, giunse ad Albaro verso fine settembre. Prese in affitto la villa, mentre la scrittrice Mary Wollstonecraft, la vedova di Shelley (il poeta naufragato quell’anno al largo di Lerici e suo grande amico), che lo accompagnava, prese una stanza nella vicina Casa Negrotto. Percorrendo verso mare l’antica crêuza San Nazaro, ecco tra le altre Villa Bagnarello, la “prigione rossa”, dove soggiornò Charles Dickens</li>
<li>1822 (25 ottobre) piena del Bisagno, 821 mm in 24 ore. Mary Shelley scrive, spaventata, che portò via decine e decine di uomini e di bestie</li>
<li>1825 riaperta l&#8217;Università, sempre sotto la rigida direzione dei Gesuiti, che avevano l&#8217;arduo compito di far rigare diritti i giovani “ribelli” (era stata chiusa nel 1821)</li>
<li>1827 esce l’Indicatore genovese, foglio di avvisi e di varietà, dove Mazzini scrive (anche) critiche letterarie. Nel dicembre dell’anno successivo la pubblicazione venne sospesa dal governo regio</li>
<li>1828 (aprile) inaugurazione del Carlo Felice</li>
<li>1828 (9 settembre) forti scosse di terremoto. Nessun danno ai caseggiati, ma per alcune notti parte della popolazione preferì dormire all’aperto…</li>
<li>1832 inaugurazione del palazzo dell’Accademia Ligustica</li>
<li>1834 primo vocabolario genovese-italiano, redatto da un sacerdote, Cristoforo Filippi, “modesto scolopio”, nato a Santo Stefano al Mare (oggi IM) nel 1770. Ne diede notizia anche Amedeo Pescio su “Il secolo xix” del 24 giugno 1932, ma poi se ne persero le tracce. E’ riapparso in una collezione privata, venendo acquisito da un console dello storico sodalizio genovese “A compagna”…</li>
<li>1835 Genova conta circa 80mila ab.</li>
<li>1835 si apre la carreggiabile Carlo Alberto (oggi asse Gramsci – San Lorenzo). Si iniziano, sostituendo in parte le cosiddette muragliette delle mura cinquecentesche, le imponenti terrazze di marmo, o portici di Caricamento (Ignazio Gardella), lunghe 410 m e larghe 13, esse costarono l’enormità di 8.300.000 lire e 8 anni di lavori. Ben 73 le arcate, sopra cui si passeggiava a 13 m d’altezza. Furono demolite in 5 fasi, dopo appena una quarantina d’anni, fra il 1883 e il 1886, per far posto ai binari per il trasporto delle merci movimentate dai moli…</li>
<li>1835 la torta di Mazzini in una lettera da Grenchen (28 dicembre) alla madre</li>
<li>1838 a Genova operavano ben 34 fabbriche confettiere, dialogando anzitutto con Grasse in Francia</li>
<li>1839 Paganini compila in una lettera per un amico (Luigi Germi) la ricetta dei ravioli.</li>
<li>1840 aumento notevole della potenza luminosa della Lanterna, per l’introduzione di più moderni sistemi ottici (sistema rotante con lenti di Fresnel). In seguito si avrà l’introduzione di nuovi combustibili: il gas di acetilene (1898), e poi nel Novecento il petrolio pressurizzato (1905), fino all’elettrificazione del 1936.</li>
<li>1842 ponte sifone sul Veilino</li>
<li>1844 Charles Dickens a Genova</li>
<li>1844 inizia la costruzione del cimitero di Staglieno, su progetto del Barabino ripreso dal Resasco</li>
<li>1845 è a Genova Gustave Flaubert, che registrò tra le sue più vive impressioni l‟immagine di una città “fatta di marmo”</li>
<li>1847 Goffredo Mameli compone l’inno, musicato da Michele Novaro</li>
<li>1848 (2 marzo) dal “Carolina” sbarca a Genova coi figli (Menotti, il maggiore, Teresita e Ricciotti) Anita Garibaldi</li>
<li>1848-49 prima guerra d’indipendenza</li>
<li>1849 i bersaglieri di Alfonso La Marmora, il cui fratello Alessandro aveva istituito il reparto nel 1836, sparano tragicamente ad altezza d’uomo per reprimere moti di folla.</li>
<li>1853 inaugurazione ferrovia per Torino (via via si ridurranno dell’80% i costi di trasporto delle merci)</li>
<li>1854 Genova conta circa 120mila ab. (40mila più del 1835, 10mila meno del 1871), è 33ma in Europa (1^ Londra con 2.363mila, 2^ Parigi con 1.053mila, 7^ Napoli con 416mila, Trieste è ancora austriaca, ecc.)</li>
<li>1855 teatro Andrea D’Oria (poi 1885 Regina Margherita, la consorte di Umberto I)</li>
<li>1855 nasce in piazza Banchi la Loggia dei mercanti, prima borsa merci italiana, istituita per decreto del capo del governo Cavour, a dimostrazione dell’importanza che la città continuava ad avere in campo economico-mercantile.</li>
<li>1856 inaugurazione del teatro “Modena” (in scena la commedia lirica Tutti in maschera, di Carlo Pedrotti (1817-1893))</li>
<li>1856 ferrovia per Voltri</li>
<li>1859 (12 maggio) Napoleone III sbarca a Genova, seconda guerra d’indipendenza, i franco-piemontesi sbaragliano gli austriaci</li>
<li>1860 (5 maggio) partenza da Quarto dei Mille (su 2 vapori a carbone, il “Piemonte” e il “Lombardo”, ottenuti grazie a Rubattino…)</li>
<li>1860 inaugurazione della stazione Principe (progetto del celebre arch. piemontese Alessandro Mazzucchetti, specializzato in ingegnerie ferroviarie). Il progetto della facciata si deve però all&#8217;architetto G.B. Resasco. La stazione venne chiamata Principe in quanto vicina alla ex residenza del principe Andrea Doria.</li>
<li>1861 proclamazione dell’Unità d’Italia</li>
<li>1863 prima “Cuciniera genovese” (Giobatta Ratto)</li>
<li>1866 terza guerra d’indipendenza</li>
<li>1867 Museo di storia naturale G. Doria, il più antico della città</li>
<li>1868 ferrovia per Chiavari</li>
<li>primo tronco di Circonvalmonte (da San Bartolomeo a Castelletto)</li>
<li>1870 breccia di Porta Pia</li>
<li>1870 si realizzano i Magazzini generali, voluti dal sindaco, barone Andrea Podestà (1832-1895), come infrastruttura portuale e poi adibiti a scalo merci ferroviario</li>
<li>1870 inizio lavori per Galleria Mazzini, in stile liberty, “collocata” nello spazio ricavato dallo sbancamento di una parte della collina di Piccapietra e dalla demolizione di edifici preesistenti (tra cui i conventi di San Sebastiano e di San Giuseppe e l’oratorio della casaccia di San Giacomo delle Fucine)</li>
<li>1873 con Regio Decreto, il Comune di Genova si espande via via oltre il Bisagno inglobando Foce, San Francesco d&#8217;Albaro, San Martino, Staglieno, Marassi, San Fruttuoso…</li>
<li>1875 costruzione di piazza Corvetto, per volere del sindaco, barone Andrea Podestà</li>
<li>1875 nasce Il Caffaro</li>
<li>1876 il filosofo Nietzsche per la prima volta a Genova</li>
<li>1883 si demoliscono le terrazze di marmo a mare per ampliare via Carlo Alberto</li>
<li>1883 nave-scuola di Nicolò Garaventa. “Se non fai il bravo, ti mando sulla Garaventa!”</li>
<li>1884 lo scrittore e giornalista onegliese Edmondo De Amicis (1846-1908) redige per il “Nacional” un report del viaggio su piroscafo tra Genova e Montevideo, in cui descrive il dramma di tanti contadini, senza lavoro in Italia per le crisi agricole, costretti ad una traversata di quaranta giorni a bordo di una nave stracolma, per partecipare alle mietiture in America meridionale, con la prospettiva di guadagnare trecento lire in tre mesi…</li>
<li>1885 nasce Gilberto Govi</li>
<li>1886 nasce il “Secolo XIX”, fondato (e diretto) da Ferruccio Macola</li>
<li>1887 (23 febbraio) tre forti terremoti nella Liguria occid. (Bussana…), l’inferno turco, magnitudo 6.27</li>
<li>1888 Luigi Passadore, appena 33enne, fonda la banca omonima</li>
<li>1889 (giugno) piena del Bisagno</li>
<li>1891 inaugurazione della funicolare Sant’Anna</li>
<li>1892 Expo italo-americana nelle piane di Porta Pila, con la definitiva demolizione, in atto da alcuni anni, delle fronti basse delle mura secentesche sul Bisagno</li>
<li>1893 iniziano i lavori per Castello MacKenzie, ultimato nel 1905 (Gino Coppedé), e nel medesimo anno dove c&#8217;era la porta dell&#8217;Arco delle mura del &#8216;500 viene edificato il Ponte Monumentale. Ora, con l&#8217;apertura, sempre in questo periodo, di via Carlo Felice (poi via XXV Aprile) nasce un asse viario cittadino da ovest ad est che congiunge via Balbi a porta dell&#8217;Arco</li>
<li>1894 ferrovia per Ovada(-Acqui), che “rafforza” il percorso via Turchino. Binario unico ma tracciato ardito e panoramico</li>
<li>1896 nasce Eugenio Montale (oggi una targa in corso Dogali lo commemora)</li>
<li>1897 inaugurazione della funicolare Zecca-Righi</li>
<li>1898 muore a Tokio Edoardo Chiossone. Nel testamento, redatto l&#8217;11 gennaio 1898, aveva legato l&#8217;intera collezione all&#8217;Accademia ligustica, &#8220;mia madre in arte&#8221;.</li>
<li>1899 inaugurazione (con mostra floreale) del “Mercato Orientale”, costruito in stile liberty nell’antico chiostro degli Agostiniani. Il nome non allude ad altro che all’ubicazione ad est rispetto al centro topografico cittadino, piazza De Ferrari</li>
<li>1899 Marinetti, poi vate futurista, si laurea a Genova con una tesi su “La Corona e il governo parlamentare”. Precisò che “dalle finestre di un albergo che dominava piazza Caricamento, bevevo fluttuante e intricata visione di funi, vele, nuvole, transatlantici, che mi incitavano a poetare più che ad approfondire il diritto romano&#8221;.<br />
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</ul>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Si scriveva Fertor si legge Bisagno</title>
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		<pubDate>Tue, 16 Jan 2024 11:26:43 +0000</pubDate>
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<p><strong>La val Bisagno comprende solo 3 Comuni, Genova (verso la foce del torrente), Bargagli e Davagna</strong>. Ciononostante è un territorio ricco di natura, risorse antropiche e storia, pertinente ad un asse viario antico e importante.<br />
L&#8217;abitato di Stalia, donde Staglieno, a 5 km dal mare, giaceva su di un notevole asse commerciale, come confermato anche da passi letterari (Artemidoro di Efeso, Pomponio Mela, e Tito Livio nella terza deca relativa alla seconda guerra punica…), benché non costituisca il nucleo originario della città, che ormai gli archeologi posizionano sulla collina di Sarzano sopra il Mandraccio. Un asse/<strong>via del sale</strong> percorso per secoli anche da pellegrini e mercanti, infatti attraverso la val Bisagno passava la via per l&#8217;Emilia e all&#8217;altezza di San Fruttuoso l‘Aurelia. Il fondovalle, in definitiva, rappresentava talora un&#8217;ampia &#8220;secca&#8221; carrabile.<br />
Il visitatore attento incontra tuttora <strong>rissêu</strong> talvolta splendidi (decorazioni di sagrati), resti di mulini e soprattutto fornaci, tracce di neviere da cui si rifornivano di prezioso ghiaccio le famiglie abbienti, casette daziarie, grotte dove convissero e convivono il pipistrello e il geotritone&#8230;<br />
Area interessata a nord dalla cultura del <strong>castagno</strong> (e del faggio), con clima appenninico, la val Bisagno scendendo poi verso il mare propone ovviamente un clima ed una flora mediterranea maggiormente “litoranei”, con presenza anche di piante aromatiche. Aumenta anche la consistenza edilizia ed abitativa, sino infine alle sperimentazioni – secondo alcuni riuscite – quali <strong>il “Biscione” dell’architetto Luigi Daneri</strong>, risalente alla fine degli anni ’60 del Novecento (Daneri fu molto attivo in città, sua anche la piazza del Mare oggi piazza Rossetti).<br />
Pian piano lungo il Bisagno crebbero anche i baraccamenti: carradori, marmisti, conciatori, falegnami e ebanisti, ottonieri, magazzini e depositi, stalle, neppur mancavano alloggi per i lavoratori…, indizi di un dinamismo imprenditoriale bisognoso tuttavia di regolamentazioni…<br />
Era dunque più evidente in passato che al presente la vocazione agricola, <strong>e di villeggiatura</strong> (molte le ville interessanti, talora ormai “immerse” nel centro città, Brignole, Imperiale, Migone*…), <em>bezagnin</em> non a caso era termine, soprattutto a inizi ‘900, con cui identificare i venditori di frutta e verdura, al tempo evidentemente assai coltivate in valle, che dalle <em>crêuze</em> varcavano le mura di Genova coi loro prodotti nelle ceste o sui carri (erano celebri ad es. i loro cavoli).<br />
Nel 1838, riferisce M. Cevasco, “Ogni giorno a Genova, di primo mattino, quando si aprono la Porta Pila e la porta della Lanterna, entrano in media 60.000 kg di verdure e ortaggi, subito venduti ad alcune donne chiamate Regatone, che li acquistano all’ingrosso per rivenderli immediatamente ad altre donne chiamate besagnine: queste fanno il commercio al minuto; le prime sono circa 180, le seconde più di 800. A inizio ‘900 vendevano la cosiddetta minestra usata, fatta di riso ed erbe, forse risalente all’assedio di Genova… Si legge ancora in un testo del 1913: “La besagnina del portico, la ricordate? Con la sua mostra a gradini, come un altare di verdura, aveva la specialità di ostruire sempre il passaggio, di mantenerlo permanentemente adacquato e anche un tantinello fangoso e di profumare l’andito e le scale con la mescolanza di odori, fra l’acuto e il dolciastro, data dalla fusione del sedano, del basilico, del prezzemolo, delle carote, con le albicocche, le pesche, le pere spadone e le mele carle”.<br />
Di quella vocazione e quelle tradizioni, tuttavia, non rimangono solo l’eco, né il <em>Trattenimento in un giardino di Albaro</em> dipinto dal grande Magnasco intorno al 1740 (lo sfondo sono infatti gli orti del Bisagno): meritoriamente <strong>orti urbani, apicolture</strong> e artigiani ancora perpetuano sapori e saperi che non vanno perduti.<br />
Ma l&#8217;accorpamento con Genova nel <strong>1873</strong> mutò innegabilmente molti fattori ed equilibri, e la zona bassa lungo il torrente ospitò via via alloggiamenti soprattutto popolari. Sorgeva su una sponda anche la grande conceria Bocciardo (1861), poi dismessa e infine acquistata nel 1977 dal Comune per 5 miliardi di lire, e demolita con 850 microcariche esplosive il 1° settembre 1997, per edificare al suo posto un istituto scolastico. Pochi anni prima si era affidato all’architetto novarese Vittorio Gregotti anche il ripensamento dello stadio calcistico Luigi Ferraris a Marassi.</p>
<p>A fine ‘800, tuttavia, <strong>un bellissimo dipinto di Antonio Varni</strong> (1839-1908), con echi dai macchiaioli e dai “grigi”, dimostra come alla foce del Bisagno le lavandaie ancora lavassero i panni.<br />
Il torrente era (ed è) scavalcato da numerosi ponti: il superstite più antico, d’epoca medievale (non romana), sebbene mutilo è quello di <strong>Sant’Agata, all&#8217;altezza del Borgo Incrociati</strong>. Somiglia moltissimo al Ponte Rotto di Roma, o Ponte Emilio. Originariamente “lungo” 28 arcate, in parte ora scomparse o interrate, traversava tutto il sedime golenale tra il torrente e corso Sardegna, destinato a greto alluvionale di scarico per le furiose e purtroppo ricorrenti piene (molto note e funeste quelle degli anni 1822, 1889, 1892, 1903, 1908&#8230;). Ne restano sfortunatamente solo due arcate. All’area di Sant’Agata, peraltro, si lega ogni anno ai primi di febbraio una fiera-mercato fra le più vive e amate in città.<br />
Ieri come oggi, una stretta gola ripida e boscosa, all’altezza di Prato, conduceva da Genova verso Bargagli e Davagna (il Bisagno col nome di Bargaglino nasce in questo Comune, alla Scoffera, 650 m di altitudine, diviene Bisagno solo a La Presa confluendo col Lentro, e scorrendo poi per circa 25 km raggiunge il mare). Da qui molto legno di castagno giungeva al porto di Genova, destinato alla cantieristica nautica.</p>
<p><strong>Bargagli</strong> è un piccolo centro che tuttavia a Natale s&#8217;associa alla tradizione dei magnifici <strong>presepi</strong> di ardesia/pietra, celebre quello in frazione Viganego adiacente alla chiesa. Tre ponti romani testimoniano che il luogo fu crocevia tra la via del sale che portava in Emilia e quella per la Fontanabuona. Il nome deriverebbe dal dominante monte Bragalla, anticamente Bargalla. Tuttora i pastori abbeverano le greggi ad una fonte perenne presso Monte Traso, 850 m, dove certamente venivano cacciati animali di passo. La gastronomia locale sciorina <strong>castagne, funghi, miele, teste in cassetta…</strong></p>
<p><strong>A Davagna</strong> meritano una visita la chiesa di San Michele o Santuario del Sacro Cuore, nei boschi oltre Paravagna, e la chiesa di <strong>San Colombano, intitolata al monaco irlandese che fondò il cenobio di Bobbio</strong>, di fatto secentesca. Il territorio è noto per allevamenti <strong>di bovini limousine e di capre orobiche, per le castagne, per lo zafferano…</strong>, in una dimensione rurale che, a saperla guardare, par quasi fuori dal tempo. Molto coinvolgente anche la scoperta del borgo abbandonato (ma non del tutto?) di <strong>Canate di Marsiglia</strong>, di origine medievale, a 550 m sul livello del mare, raggiungibile ad esempio con la “scalinata dei mille gradini”. A metà ’900 Canate contava ancora un centinaio di abitanti, contadini e poi camalli. Botti, torchi, attrezzi e damigiane sopravvissuti qui e là nell’abitato suggeriscono una qualche <strong>viticoltura</strong>, e resti di mangiatoie permettono d’intuire uno spostamento primaverile di bestiame bovino verso i pascoli non lontani dei monti Alpesisa e Lago, a quasi 1.000 m di altezza, dove oggi camminano gli appassionati dell’<strong>Alta Via dei Monti Liguri</strong>. Altro borgo in abbandono è <strong>Barego</strong>, sopra Traso, a 700 m di altitudine, una trentina o forse meno di casupole in pietra risalenti a secoli altomedievali.</p>
<p>La val Bisagno, grazie alla propria storia, è costellata di architetture religiose (talvolta davvero di pregio, si pensi all’antica abbazia <strong>San Siro di Struppa**</strong>, a San Pantaleo e a Nostra Signora del Monte a San Fruttuoso) nonché militari, mura, torri, e di qualche angolo inaspettato, mi piace qui nominare l’antico e splendido lavatoio di salita alla Chiesa di Staglieno, classico <em>trogolo</em>, a forma ovale, di recente rivisitabile dopo decenni d’incuria grazie all&#8217;impegno di alcuni appassionati. Alcune chiese, naturalmente, sono raggiunte da periodiche processioni, come accade a <strong>Sant’Eusebio per la Madonna di Caravaggio</strong>, che risalgono indietro nel tempo.</p>
<p>Inoltre, a Cavassolo (frazione di Davagna) origina il cosiddetto <strong>acquedotto storico</strong>, oggi apprezzatissima esperienza escursionistica in sinergia con quell’<strong>Oratorio di San Rocco</strong> costruito come “risarcimento” delle diatribe fra gli espropriati di Struppa e la Repubblica di Genova (il manufatto è in rovina ma se ne spera il recupero). L’acquedotto nacque &#8211; verosimilmente &#8211; poco dopo la romanizzazione, e nel secolo XIII vi pose mano <strong>Marin Boccanegra</strong> (della famiglia del capitano del popolo Guglielmo), perché la città a mare nei secoli fu sempre vorace d’acqua&#8230; L’acquedotto corre la parte a monte del cimitero di Staglieno, sotto le possenti mura nuove, lunghe in totale quasi 20 km; rispetto alle sorgenti presso <strong>Trensasco</strong> (già Comune di Sant&#8217;Olcese), alcune integrazioni ne hanno poi allungato il percorso (40 km), attingendo a sorgenti ancor più a monte. Altri interventi hanno interessato il cosiddetto <strong>“Ponte sifone” sul Veilino progettato dal famoso architetto comunale Carlo Barabino</strong>, che scavalca con una discesa mozzafiato ed un’altrettanto ripidissima ascesa il cimitero (il ponte sifone sul Geirato, chimato “i piloin”, è viceversa settecentesco). La parte medievale con le sue arcate a mezza costa corre scenograficamente sempre alla stessa quota; utilizzata come percorso pedonale, la (sciagurata?) costruzione del casello autostradale negli anni &#8217;60 del Novecento purtroppo ne interruppe in loco il tracciato***.</p>
<p>Quanto al <strong>cimitero monumentale di Staglieno, “protagonista” anche di alcune magnifiche foto di Alfred Noack</strong>, fotografo tedesco naturalizzato italiano, nacque tra il 1844 e il 1851 su progetto del Barabino poi ripreso e condotto a termine dal Resasco. E’ oggi meta di turismo culturale e visite guidate, custodendo &#8211; nei porticati e viali dell’eterno riposo &#8211; opere di sommi artisti, Santo Varni, Giulio Monteverde, Lorenzo Orengo, Leonardo Bistolfi, Eugenio Baroni…<br />
Infine, last but not least, la val Bisagno è interessata dal tracciato del cosiddetto “<strong>trenino di Casella</strong>”, a scartamento ridotto, che dal 1929 partendo da piazza Manin percorre 25 km toccando 3 valli in successione, e collegando in circa un’ora di viaggio la città con l’entroterra, a beneficio di studenti, pendolari, picniqueurs domenicali e turisti italiani e stranieri, che trovano escursioni, sagre, tipicità e trattorie. Le stazioni nel Comune di Genova sono San Pantaleo, Sant&#8217;Antonino, Cappuccio, Trensasco, Campi, Pino. Viadotti e gallerie &#8211; come sempre sottolineo ai miei allievi dei <strong>corsi GAE</strong> presso l&#8217;ente formativo F.Ire di Genova &#8211; rappresentano un viaggio nel viaggio, green and slow, tra panorami sbalorditivi.</p>
<p>Amici lettori, in carrozza dunque, si parte!<br />
*sul tema è online un bell&#8217;articolo a firma Fabrizio Spiniello con Jole Valenti<br />
**a Struppa, come noto, in via Benedetto da Porto nacque nel 1922 l’attore <strong>Vittorio Gassman</strong>, che con Genova mantenne sempre un legame affettivo<br />
***per maggiori dettagli, suggerisco la consultazione di Paolo Stringa, <em>La strada dell’acqua</em>, ed. Sagep, 1980, Claudio Guastoni, <em>L’acquedotto civico di Genova</em>, ed. Franco Angeli, 2004, e soprattutto Luciano Rosselli (prolifico specialista della materia), <em>Passeggiate sull’acquedotto storico di Genova</em>, ed. NEG, 2016.<br />
<a href="https://www.luisapuppoeumbertocurti.com/chi-siamo" target="_blank"><strong>Umberto Curti</strong></a><br />
<a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2021/07/umberto-curti.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-20548" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2021/07/umberto-curti-300x168.jpg" alt="umberto curti" width="300" height="168" /></a></p>
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		<title>La &#8220;Grande Genova&#8221;, viaggio nel genius loci</title>
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		<pubDate>Thu, 17 Jun 2021 12:56:30 +0000</pubDate>
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<p>La &#8220;Grande Genova&#8221;, viaggio nel genius loci</p>
<p><strong>Francesca Cotta</strong> (corso IFTS gratuito co-finanziato dall&#8217;Unione Europea &#8220;Tecniche per la promozione di prodotti e servizi turistici con attenzione alle risorse, opportunità ed eventi del territorio&#8221; presso SEI-cpt Imperia) si è diplomata nel 2018 all&#8217;Istituto professionale commerciale.</p>
<p><strong>La storia, le storie</strong></p>
<p>Lungo la costa delle scogliere di Nervi, all’interno delle valli del Bisagno e del Polcevera, fino ai litorali pietrosi di Voltri…, fu costituita la «Grande Genova». Grande, come il concetto stesso esprime, era la sua estensione lineare, pari a 35 km, costituiva il più vasto ampliamento territoriale mai concluso in epoca fascista. Il processo ebbe però inizio nel 1874 con l’annessione dei Comuni della bassa Val Bisagno (San Fruttuoso, Marassi, San Martino di Albaro, Staglieno…) per decisione del re Vittorio Emanuele II e della giunta sindacale di Andrea Podestà. <strong>Nel 1926</strong> il regime fascista rafforzò e terminò il progetto di aggregazione, inglobando altri 19 Comuni. Alcuni di questi però avevano forti connotati identitari, e per loro fu difficile “conformarsi” alla forzata fusione policentrica in atto.<br />
A proposito di identità, di <strong>genius loci</strong>, percorriamo quindi le varie delegazioni “inseguendo”, come mi ha chiesto il docente Umberto Curti, le loro tradizioni, le gastronomie, le produzioni tipiche…, tenendo però ben presente (disclaimer!) che <strong>alcuni eventi e iniziative dovranno, in vista della ripresa, rispettare &#8211; per calendario e organizzazione logistica &#8211; tutte le restrizioni sanitarie ancora dovute alla pandemia</strong> Covid.<br />
A <strong>Nervi</strong> si svolge uno “street food festival” ad agosto. Attraente, in loco, è anche la passeggiata Anita Garibaldi, e nei parchi (sede museale) ogni anno si organizzano spettacoli musicali ma soprattutto di danza, in occasione del celebre Festival di Nervi. <strong>Sant’Ilario</strong>, borgo sovrastante Nervi, e raggiungibile tramite alcune scenografiche crêuze, è citato nella famosa canzone “Bocca di rosa” di Fabrizio De André, “Faber”, uno dei più amati cantautori genovesi.<br />
A Molo di <strong>Quinto</strong> si svolge una “sagra della salsa di noci”, in settembre. Il menù presenta anche altre specialità, con la presenza di piatti vegani e gluten free. <strong>Quarto dei mille</strong> va invece famosa per la Spedizione dei Mille di Garibaldi (5 maggio 1860), per cui si trova un monumento alla vittoria (1915). A Quarto troviamo soprattutto tipicità legate al pesto e alle fritture di pesce.<br />
Alle spalle di Marassi e Bavari sorge il Forte Monteratti, edificato tra il 1831 e il 1842 dal Governo sabaudo. <strong>Bavari</strong> è teatro di sagre delle lumache e del cinghiale, a conferma di un territorio rimasto rurale. A <strong>Molassana</strong> ecco la sagra di San Michele: raviolate, trofie, pansoti e balli nella frazione di Pino Sottano, la prima settimana di ottobre. Lo storico <strong>Acquedotto</strong> genovese nella zona di Struppa, struttura imponente di origine romana, è via via divenuto meta di hiking. Oggi 40 km del suo percorso sono purtroppo di fatto scomparsi, ma restano lunghi tratti pianeggianti che disegnano un favoloso itinerario escursionistico pedonale, talora limitrofo al tracciato del <strong>trenino di Casella</strong>. Anche questa porzione di territorio genovese si caratterizza per sagre, ravioli, gnocchi…, e per la Festa della Casaccia (di ringraziamento).<br />
<strong>Rivarolo Ligure</strong> ospita il Complesso di San Bartolomeo della Certosa, sorto nel 1297 e restaurato poi nel 1572. E&#8217; il complesso musivo più imponente dell’intera Liguria. Si tratta di 36 quadrati consecutivi con motivi neri su fondo bianco, imperdibile per gli appassionati d’arte.<br />
A <strong>Bolzaneto</strong>, in piena val Polcevera, la sagra della polenta e del fungo porcino anima il periodo di fine settembre, in occasione della festa patronale in onore di Nostra Signora della Neve.<br />
A <strong>Murta</strong> sono degne di nota la vivissima sagra e mostra della Zucca Genovese, in novembre, e ad agosto la sagra a base di asado e ravioli.<br />
<strong>San Quirico</strong> merita una sosta per gli “Horti Leonini”, un giardino all’italiana realizzato nel XV secolo che ha mantenuto sino a oggi la propria struttura originaria, e per la Collegiata dei Santi Quirico e Giulitta, l&#8217;edificio attuale fu costruito verso la fine del XII secolo.<br />
<strong>Pontedecimo</strong> organizza una sagra del pesto, due giornate a fine settembre, peraltro precedute, a metà mese, dall’importante Fiera di Pontedecimo, tradizionale appuntamento espositivo con 60 bancarelle di merceologia varia.<br />
A <strong>Borzoli</strong>, lungo il tracciato dell’interessante ferrovia (ottocentesca) Genova-Acqui, si tiene una sagra del cinghiale: all’ungulato si “affiancano” però anche funghi, salsiccia, altre carni alla brace.<br />
<strong>Sampierdarena</strong> è una delle delegazioni più abitate di Genova, e conserva un ricco tessuto di attività commerciali (macellerie, pasticcerie…). Festa con castagnata è una specie di sagra della castagna che si svolge in ottobre, presso il parco del Palazzo della Fortezza, ancora una volta l’autunno rende omaggio all’albero del pane, re d’Appennino, e ai suoi buonissimi frutti.<br />
<strong>Cornigliano </strong>conferma da alcuni anni il Ciocco Fantasy (novembre, a Villa Bombrini), con dolci a base di cioccolato, caldarroste e vin brulé. Villa Bombrini ospita anche altre interessanti manifestazioni, per esempio d’auto d’epoca.<br />
<strong>Coronata</strong> – celebre per il Santuario &#8211; periodicamente va «alla scoperta della Genova sotterranea», visita con trekking nei bunker di Campi, sotto la collina, per visitare i rifugi antiaerei utilizzati nella seconda guerra mondiale. Il vino bianco locale è talmente noto da non abbisognare di “promozioni”…<br />
<strong>Sestri Ponente</strong> via via propone il Mercatino sestrese (aprile), la castagnata a 4 zampe, e «Divertiamoci al ferro» presso il mercato cosiddetto del ferro, per la sua struttura architettonica…<br />
<strong>Pegli</strong> mai rinuncerebbe alla propria sagra della farinata, specialità che viene definita “POP”, prodotto originale pegliese&#8230; Viene organizzata a marzo, aprile e settembre.<br />
<strong>Pra’</strong> è viceversa, grazie alle serre, il “quartiere del basilico”, punto di riferimento per il pesto di Genova. Un Festival do baxaicò (maggio), altri eventi minori e un mega-mortaio collocato ad una rotonda viaria sottolineano un’eredità storica e una vocazione molto sentita…<br />
<strong>Voltri</strong> festeggia a propria volta le lumache (giugno) con danza, musica dal vivo e giochi per bambini. La focaccia di Voltri, famosissima, si differenzia da quella “genovese”, è più sottile, e cuoce direttamente sulla piastra del forno (non in teglia) preventivamente cosparsa di farina di mais. Interessantissima è anche la Villa Duchessa di Galliera, con 32 ettari di parco e 18 km di viali.<br />
Sopra Voltri, infine, da non perdere i panorami di <strong>Crevari</strong>, e le focaccette (fritte).</p>
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		<title>San Pietro e Paolo, bancarelle e sapori&#8230;</title>
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		<pubDate>Fri, 26 Jun 2020 13:22:05 +0000</pubDate>
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				<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_19727" style="width: 310px" class="wp-caption alignleft"><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2020/06/frittura-pingone.jpg"><img class="size-medium wp-image-19727" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2020/06/frittura-pingone-300x168.jpg" alt="fritto di pesce nel menu di san pietro e paolo" width="300" height="168" /></a><p class="wp-caption-text">fritto di pesce nel menu di san pietro e paolo</p></div>
<table width="704">
<tbody>
<tr>
<td>San Pietro e Paolo, bancarelle e sapori&#8230;</p>
<p>Gli <em>Annali</em> con cui il vescovo Agostino <strong>Giustiniani</strong> (1537) tratteggiò storie della Repubblica di Genova annotano che «…verso la marina, si giunge alla piaggia, nominata la Foce, dove sono da otto a dieci case con la chiesuola di S. Pietro. E la piaggia è molto atta e comoda al varar delle navi (&#8230;) E in questa piaggia a tempi nostri si è edificato uno amplissimo edificio quadrato e diviso in due parti, con chiostri e molte officine concedenti alla cura degli ammalati di morbo pestifero; alli quali, quando accade il bisogno, è benissimo provveduto. E da questa fabbrica verso la montagna, in larghezza di un miglio, e lunghezza di due, sono bellissimi e fruttiferi orti coltivati con molta diligenza; per il che producono ogni specie ed ogni varietà di erbe e di frutti ortilici in grandissima abbondanza. E questo territorio è nominato <strong>il piano di Bisagno</strong>”.</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p><strong>Alla Foce, a fine giugno ogni anno,</strong> “omaggiano” San Pietro e Paolo centinaia di bancarelle, e un tempo tra la folla si diffondevano odori dalle trattorie, <strong>zuppa di muscoli con le gallette, fritto di pesce (varia la composizione ma sempre con anciöe), laete döçe, frittelle, canestrelli e frutta “di filiere prossime”, nei calici la festa erano vini bianchi secchi e poi – secondo casi – i moscati o i passiti</strong>. Scene di un mondo in gran parte scomparso. Terminando la fiera, i pescatori locali ricalavano in mare i loro valorosi gozzi, ma badando alle mareggiate, consuete a fine giugno, dato che – allerta il sinistro detto – “San Pietro ne vuole uno (intendasi: annegato) per sé”…</p>
<p>Proprio una tremenda mareggiata natalizia, anno domini 1821, fracassò la cappella (ormai secentesca) di San Pietro, e le bombe inglesi della seconda guerra mondiale (1943-44) completarono l’opera distruttiva sul complesso secentesco di San Bernardo (ne riferisce bene lo storico Giulio Ottonelli), sulla collinetta dinanzi al mare là dove attualmente – alla sommità di via Nizza &#8211; domina la chiesa intitolata ad ambo i Santi.</p>
<p>La fiera commerciale con le bancarelle, di cui dicevamo, rendeva bene (non è casuale che sia rito protrattosi fino ai giorni nostri); e <strong>palio, lumini in mare, mangiafuoco, illusionisti e fuochi artificiali</strong> costituivano l’intrattenimento dopo aver acquistato &#8211; cedendo a molte tentazioni &#8211; attrezzi per lavoro e casa (San Paolo veglia anche su cordai e cestai), tessuti tanto per sarte quanto per donne di casa, passatempi e diavolerie d’ogni tipo per grandi e piccini, “medicamenti” per l&#8217;acciacco del momento, leccornie salate e dolci… “Vénghino siori vénghino”!</p>
<p>Ma la leggenda, come noto, lega San Pietro anche a <strong>Sampierdarena</strong> (Comune autonomo fino alle aggregazioni della “grande Genova” nel 1926): sulle sue arene il santo avrebbe infatti dormito dopo una convincente predica dalle parti di <strong>piazza Banchi</strong>… Non a caso una chiesa sorse in suo onore anche a Banchi, essa ha una collocazione ed una storia molto particolari (tra incendi, epidemie di peste, matrimoni speciali…), e dunque varrà forse la pena di dedicarle un prossimo pezzo. Che ne dite?</p>
<p><strong>Umberto Curti<br />
<a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2019/12/umberto-curti1.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-18771" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2019/12/umberto-curti1-300x168.jpg" alt="umberto curti" width="300" height="168" /></a><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2019/12/Ligucibario-mindmap-PNG1.png"><img class="alignleft size-medium wp-image-18796" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2019/12/Ligucibario-mindmap-PNG1-300x225.png" alt="Ligucibario mindmap PNG" width="300" height="225" /></a><br />
</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Besagnini</title>
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		<pubDate>Sat, 29 Dec 2012 14:59:45 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[Alfabeto del Gusto di Umberto Curti]]></category>
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				<content:encoded><![CDATA[<p>Besagnini era il nome dei fruttivendoli, derivante dal torrente Bisagno che scorre a Genova, per via dei tanti orti che ne accompagnavano il corso dalla sorgente sino alla foce. Il corso d&#8217;acqua trarrebbe a propria volta il nome più recente (prima era Fertor) da &#8220;bis amnis&#8221;, in quanto originato da due confluenti, da Viganego e da Barbagli, nell&#8217;immediato entroterra cittadino. Mi risulta tuttavia che in precedenza il fruttivendolo venisse chiamato &#8220;regattön&#8221;, nome rimasto poi per il fruttivendolo all&#8217;ingrosso.<br />
Nel 1838, riferisce (infatti) M. Cevasco,</p>
<blockquote><p>&#8220;Ogni giorno a Genova, di primo mattino, quando si aprono la Porta Pila e la porta della Lanterna, entrano in media 60.000 kg di verdure e ortaggi, subito venduti ad alcune donne chiamate Regatone, che li acquistano all’ingrosso per rivenderli immediatamente ad altre donne chiamate besagnine: queste fanno il commercio al minuto; le prime sono circa 180, le seconde più di 800. A inizio ‘900 i besagnini vendevano la cosiddetta minestra usata, fatta di riso ed erbe, forse risalente all’assedio di Genova… Si legge ancora in un testo del 1913: “La besagnina del portico, la ricordate? Con la sua mostra a gradini, come un altare di verdura, aveva la specialità di ostruire sempre il passaggio, di mantenerlo permanentemente adacquato e anche un tantinello fangoso e di profumare l’andito e le scale con la mescolanza di odori, fra l’acuto e il dolciastro, data dalla fusione del sedano, del basilico, del prezzemolo, delle carote, con le albicocche, le pesche, le pere spadone e le mele carle&#8221;</p>
<p><strong>Umberto Curti<br />
</strong></p>
<p>L’alfabeto del gusto di Ligucibario® è la più ampia, completa e autorevole “banca dati” dell’enogastronomia ligure. Circa 1.500 voci che Umberto Curti in decenni di lavoro ha redatto e poi aggregato online per tutelare e promuovere le tradizioni regionali. Liberamente fruibile, “oggetto d’innumerevoli tentativi d’imitazione”, conta migliaia di follower e da sempre non contiene alcuna pubblicità. Iscriviti alla newsletter cliccando in homepage il simbolo della busta, e ogni settimana riceverai gratuitamente i nuovi contenuti…</p>
<p>(Luisa Puppo e Umberto Curti, grazie a vaste competenze ed esperienze a fianco di territori e imprese, propongono consulenze, marketing, social media e attività formative per le destinazioni turistiche e l’enogastronomia, con specifici focus sul turismo esperienziale, lo storytelling, l’escursionismo coste/entroterra, e le traduzioni da/in inglese. Contattaci senza impegno su info@ligucibario.com)</p>
<p><strong><br />
<a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2019/12/umberto-curti1.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-18771" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2019/12/umberto-curti1-300x168.jpg" alt="umberto curti" width="300" height="168" /></a><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2019/12/Ligucibario-mindmap-PNG.png"><img class="alignleft size-medium wp-image-18794" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2019/12/Ligucibario-mindmap-PNG-300x225.png" alt="Ligucibario mindmap PNG" width="300" height="225" /></a><br />
</strong></p></blockquote>
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