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	<title>Ligucibario &#187; auguste escoffier</title>
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		<title>Lo chef è un cuocitore. Per un rinascimento della cucina ligure</title>
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		<pubDate>Fri, 29 Jan 2016 15:35:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Luisa]]></dc:creator>
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				<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_16652" style="width: 310px" class="wp-caption alignleft"><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2016/01/103.jpg"><img class="wp-image-16652 size-medium" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2016/01/103-300x225.jpg" alt="Carciofi cucina ligure" width="300" height="225" /></a><p class="wp-caption-text">Carciofi, tesoro della cucina ligure</p></div>
<p>Così, parola più parola meno, si esprime il sempre sagace Gualtiero Marchesi in una recente intervista dello speciale “Buono!” ne “Il fatto quotidiano”, lettura che consiglio a tutti gli appassionati di storia, di cucina, di milanesità… E che consiglio anzitutto a quei giovani che intendano approcciare i mestieri dell’enogastronomia con diligenza.</p>
<p>A mio personale parere, Gualtiero Marchesi è stato nel Novecento quel che <strong>Auguste Escoffier</strong> fu nell’ultima parte del secolo precedente, riattualizzando una lezione culinaria che poggia su cardini (imprescindibili) quali eleganza, semplicità, sapore, salubrità.</p>
<p>Caratteristiche le quali possono peraltro pertenere anche alle più “modeste” trattorie, qualora governate con passione e cura. L’indimenticato <strong>Gino Veronelli</strong>, non a caso, raccomandava continuamente di “camminare le osterie” (e le campagne, e le cantine) per comprendere appieno le grandi cucine regionali italiane e l’umanità della gente.</p>
<p>Presto sarò a Modena per lavoro, là in Emilia-Romagna quell’attitudine già fa parte del patrimonio genetico delle comunità locali, della loro ospitalità sorridente, dei loro gusti “rurali” e pur rinascimentali, dei loro Lambruschi spumosi (ma, verso levante, con le lasagne al forno e la salama da sugo ormai vige anche il “recuperato” Burson)…</p>
<p>Io che – da genovese &#8211; le ho dedicato sinora 13 dei miei libri (e con ostinazione le dedicherò anche i prossimi), credo sia il momento per la cucina ligure di traguardare un Rinascimento. Persino in àmbito mediterraneo pochi menu risultano infatti tanto geniali, creativi, profumati e salubri quanto quello ligure. Un menu attuale, dunque, nell’accezione migliore del termine, ragionando di <strong>Ancel Keys</strong>, di nutraceutici, di farine protagoniste, di olii extravergine eccezionali, di vigne aggrappate a strapiombo sul mare.</p>
<p>Ecco, alle “osterie” e ai ristori liguri (e alle sciamadde, ai tortae, ai fainotti, agli agriturismi…) tocca da Sarzana a Ventimiglia l’esaltante responsabilità di perpetuare e promuovere le più autentiche tradizioni (1), i piatti della memoria, le ricette a rischio scomparsa (non mi riferisco certo agli onnipresenti spaghetti con le vongole o al fritto di pesce). In Liguria io desidero mangiare <strong>il brandacujun, la tira, i battolli, i gattafuin</strong>, e presumo lo desiderino anche i turisti, tanto più che basterebbero già questi 4 monumenti da ponente a levante per intrattenere un ospite qualche ora, spaziando fra lo <strong>stokke, le campagne napoleoniche, i navoni, le gattafure&#8230;</strong></p>
<p>L’enogastronomia ligure ha sempre, salvo eccezioni, difettato di comunicatori, di cuochi, di opinion maker e (perché no?) di etnologi e sociologi inclini ad “esplicitarla” compiutamente oltre i confini regionali (2). Eppure, anche la nuova “piramide” della dieta mediterranea è una celebrazione dei cereali integrali, dell’olio extravergine, del pesce, della frutta e verdura, di alcuni frutti secchi… Dunque un’indiretta celebrazione anche della Liguria.</p>
<p>Esse est percipi, sentenziavano i teologi medievali, l’esistenza implica la conoscenza, e la conoscenza può richiedere narrazioni. Occorre dunque – attraverso sagaci forme di <strong>promomarketing</strong> (3) – divulgarla, diffonderla ed esportarla questa meravigliosa cucina ligure, intesa anzitutto come risorsa culturale, e amarla e rispettarla come merita. Tanto più ch’essa ricambia sempre dell’affetto. Poi, in tal senso, occorrerebbe ad esempio &#8211; godetevi i link &#8211; non confondere <a title="cuculli" href="https://www.ligucibario.com/alfabeto_del_gusto/cuculli-coccoli/" target="_blank">cuculli</a> e <a title="frisceu" href="https://www.ligucibario.com/alfabeto_del_gusto/frisceu-baccala-cipollina-erbe-scorzonera-carciofi/" target="_blank">friscêu</a> (farina di ceci e farina bianca sono due cose molto diverse). Non chiamare <a title="torta pasqualina" href="https://www.ligucibario.com/alfabeto_del_gusto/torta-pasqualina/" target="_blank">“Pasqualina”</a> la torta di carciofi (la prima Pasqualina non poté esser di carciofi per ragioni stagionali). Non sostituire disinvoltamente l’origano alla maggiorana (verdure ripiene e polpettone se potessero parlare sceglierebbero la maggiorana). Non abbinare vini rossi al pesto (tannini ed olii essenziali del <a title="basilico" href="https://www.ligucibario.com/alfabeto_del_gusto/basilico-genovese-dop/" target="_blank">basilico</a> compongono un fantastico sentore tipo portapacchi metallico). Non confondere olio extravergine d’oliva e olio d’oliva (solo il primo è il nobile mosto delle drupe). Non confondere <a title="sciacchetrà" href="https://www.ligucibario.com/alfabeto_del_gusto/sciacchetra/" target="_blank">sciacchetrà</a> e <a title="ormeasco sciac-trà" href="https://www.ligucibario.com/alfabeto_del_gusto/pornassio-o-ormeasco-di-pornassio/" target="_blank">sciac-trà</a> (il primo è il passito delle Cinque Terre, da uve a bacca bianca, il secondo è Ormeasco di Pornassio rosato, da uve dolcetto). Eliminare senza pietà lo strutto e l’olio di sansa dalla focaccia (se la focaccia potesse parlare urlerebbe “ma come vi permettete??”). Ricordarsi che il <a title="pesto di basilico" href="https://www.ligucibario.com/tutto-quello-che-avreste-voluto-sapere-sul-pesto-e-non-avete-mai-osato-chiedere-parte-3/" target="_blank">pesto</a> si chiamò a lungo “savore d’aglio” (quindi un pesto senz’aglio è come un letto senza cuscino). Rammentare che un buon <a title="pandolce genovese" href="https://www.ligucibario.com/pandolcegenovese/" target="_blank">pandolce</a> richiede burro di qualità e cedro candito (non margarine e zucca tinta di verde). Non temere di usare la prescinseua nella farcia dei pansoti (chi lo fa non torna alla ricotta). Non confondere <a title="testaroli e panigacci" href="https://www.ligucibario.com/alfabeto_del_gusto/testaroli/" target="_blank">testaroli</a> e panigacci (soprattutto mai confonderli in quel di Podenzana). Sapere che <a title="corzetti" href="https://www.ligucibario.com/alfabeto_del_gusto/corzetti/" target="_blank">corzetti</a> e corzetti stampati o <a title="croxetti" href="https://www.ligucibario.com/alfabeto_del_gusto/corzetti-stampati/" target="_blank">croxetti</a> narrano storie diverse (una in Val Polcevera e una più a levante). Avere cognizione che la <a title="trippe" href="https://www.ligucibario.com/macellerie-salumerie-tripperie-ottimi-indirizzi-in-liguria/" target="_blank">trippa</a>, una delle regine del ricettario ligure, non è l’intestino del bovino (bensì l’insieme di 4 parti del suo apparato digerente). Eccetera eccetera eccetera…</p>
<p>Amare rispettare raccontare questa meravigliosa cucina ligure è l’obiettivo cui Ligucibario® si dedica da tempo, senza chiedere un euro a chicchessia. Ditemi, fraterni lettori, cosa ne pensate, mi aiuterete a far sempre meglio. E aiuterete quegli chef (pardòn quei cuocitori) che sanno guardare avanti senza dimenticarsi del passato.</p>
<p>Umberto Curti</p>
<p>(1) Escoffier stesso organizzò i cosiddetti <em>dîner d&#8217;Epicure</em>, pranzi dimostrativi d’alta cucina francese allestiti simultaneamente in varie parti d’Europa sulla base di un suo menu: nel <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/1914">1914</a> le città coinvolte risultarono ben 147.</p>
<p>(2) le “eccezioni”, cui la cucina ligure è in qualche modo debitrice, mi paiono rappresentate pressoché in toto dagli chef <strong>Nino Bergese e Angelo Paracucchi</strong> da una parte, e dallo storico <strong>Giovanni Rebora</strong> dall’altra, tutti purtroppo scomparsi negli anni dal 1977 al 2007</p>
<p>(3) marketing non è un vocabolo scurrile…, si veda ad es. il mio (direi sempre attuale) <strong><em>Alte stagioni. Modelli per il marketing turistico</em></strong>, ed. Erga, Genova, 2006, pp. 139-155 e pp. 75-76. Ignorare il marketing significa già di per sé praticare un antimarketing, e quindi – probabilmente – garantirsi una celere (ma non indolore) uscita dal mercato…</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.ligucibario.com/cucina-ligure/">Lo chef è un cuocitore. Per un rinascimento della cucina ligure</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://www.ligucibario.com">Ligucibario</a>.</p>
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