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	<title>Ligucibario &#187; allergeni</title>
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		<title>Basilico e pesto. English and storytelling all&#8217;ITS Albenga</title>
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		<pubDate>Wed, 14 May 2025 14:22:48 +0000</pubDate>
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<div id="attachment_26154" style="width: 310px" class="wp-caption alignleft"><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2025/05/DSCN3033.jpg"><img class="size-medium wp-image-26154" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2025/05/DSCN3033-300x215.jpg" alt="albenga" width="300" height="215" /></a><p class="wp-caption-text">albenga</p></div>
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<p><em>Basilico e pesto protagonisti della formazione superiore: uno storytelling in 20 punti dall&#8217;italiano all&#8217;inglese. Dal lessico settoriale bilingue alla necessità di approntare una narrazione sempre a misura d’interlocutore, in modo personalizzato e interculturale. Una sessione didattica a due voci per gli allievi dell&#8217;ITS “Tecnico superiore responsabile delle produzioni e trasformazioni nel settore ortofrutticolo” di Albenga &#8211; futuri custodi e ambasciatori di quei plus che l’agricoltura ligure &#8220;eleva&#8221; ad enogastronomie, originando una cucina varia, profumata, salubre, evergreen. Focus su immagine e percezione all&#8217;estero di basilico e pesto ligure, sulla tracciabilità della filiera e su  internazionalizzazione ed export del Made in Liguria.</em></p>
<p><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2025/03/DSCN9400.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-25733" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2025/03/DSCN9400-300x225.jpg" alt="pesto storyteller" width="300" height="225" /></a></p>
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<h2>Albenga, agricoltura e turismo ai tempi dell&#8217;antropocene</h2>
<p>Mi emoziona sempre un po’ recarmi ad <strong>Albenga, l’antica Albingaunum</strong>, terra di una comunità che s’oppose strenuamente all’invasione romana. Ho poco tempo, e quindi dalla stazione ferroviaria il viaggio verso l’Ente formativo ELFO mi consente solo qualche rapidissimo sguardo al centro storico, uno dei più importanti in Liguria, intravvedo da lontano le torri… A questo luogo (contemporaneamente costiero, ricchissimo di archeologia e storia, e “terroir” – come direbbero in Francia &#8211; grazie a ortaggi, vini ed olii inarrivabili) ho dedicato non a caso molte pagine, ahimé tanto tempo fa, ne “Il cibo in Liguria dalla preistoria all’età romana”.</p>
<h2>Albenga: l&#8217;esperienza dei luoghi</h2>
<p>In questi anni chi faccia il mio mestiere ha constatato un uso eccessivo per non dire un abuso dell’aggettivo esperienziale. Ma cos’è poi, in senso quasi più antropologico che turistico, l’esperienza di un luogo? Nel mio pensiero (<a title="umberto curti libro bianco del turismo esperienziale" href="https://www.sabatelli.it/shop/gastronomia/libro-bianco-del-turismo-esperienziale-e-foodcrafts/" target="_blank">puoi leggermi anche qui</a>) è un’immersione nel genius loci. Molti “nuovi” ospiti invocano – ed è bene che sia così – soggiorni ad alto tasso di autenticità: scoperte, emozioni, relazioni, la possibilità di entrare in contatto con le comunità, le tradizioni, <strong>i mestieri, i momenti quotidiani, le ricette</strong>, i modi di dire, gli artigiani.</p>
<p>La Liguria del turismo è ancora chiamata a rimboccarsi le maniche per attenuare alcuni ritardi e criticità (integrazione coste-entroterra, destagionalizzazione, lingua inglese, web e social media…), ma è destinazione che alberga in sé culture millenarie, donde heritage, patrimoni UNESCO, biodiversità, dieta mediterranea, dentro paesaggi accoglienti più o meno 365 giorni l’anno.</p>
<p>Basilico e pesto ad Albenga. Quanto a me, come dicevo sono ad Albenga perché <strong>Luisa Puppo, autrice anche di &#8220;Day by day English&#8221; (uscito nel 2013) svolge alcune docenze di inglese settoriale all’ITS “Tecnico superiore responsabile delle produzioni e trasformazioni nel settore ortofrutticolo”, in svolgimento presso l’Ente formativo ELFO</strong> di cui sopra, privilegiando come sempre le metodologie didattiche concrete, operative, in grado di “replicare” il più possibile quanto accade nei reali contesti lavorativi.</p>
<div id="attachment_26155" style="width: 310px" class="wp-caption alignleft"><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2025/05/luisa-its-albenga.jpg"><img class="size-medium wp-image-26155" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2025/05/luisa-its-albenga-300x253.jpg" alt="luisa puppo" width="300" height="253" /></a><p class="wp-caption-text">luisa puppo</p></div>
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<h2>Basilico e pesto, formazione e identità territoriale</h2>
<p>L’<em>antropocene</em> che scontiamo si caratterizza purtroppo anche per i cambiamenti climatici, la perdita di biodiversità, il marketing pervasivo di alcuni oligopoli, la spregiudicatezza delle agromafie, un mix che ovviamente si riverbera anche nei consumi alimentari, pregiudicando la qualità a tavola. Occorre quindi, anche dentro le aule, sensibilizzare l’audience e ove possibile indirizzarla verso le cultivar autoctone, le filiere brevi, la stagionalità dei prodotti, il <em>buonessere</em>. Circa il tema basilico e pesto, con Luisa Puppo abbiamo dunque “allestito” <strong>uno storytelling (in 20 punti) relativo al basilico, al pesto, all&#8217;abbinamento enologico (in primis certamente il Pigato di Albenga), onde poi trasferirlo in lingua inglese</strong>, via via fornendo ai corsisti un corredo lessicale specifico, ma al contempo raccomandando loro una narrazione sempre a misura d’interlocutore, targettizzata ad hoc, perché – di fatto – la sola comunicazione efficace è quella che raggiunge il destinatario venendo opportunamente decifrata.<br />
Basilico e pesto. L&#8217;aula è ottimamente intervenuta, con commenti e domande che hanno anzitutto riguardato le peculiarità del Basilico Genovese DOP, la storia del pesto e del mortaio, gli ingredienti, gli eventuali allergeni, i formati di pasta più adatti.<br />
Luisa Puppo ha poi dedicato una nuova sessione didattica all&#8217;immagine e alla percezione all&#8217;estero di basilico e pesto: focus specifico sull&#8217;importanza di &#8220;standard&#8221;, affinché una filiera integralmente tracciabile consenta adeguata internazionalizzazione ed export del Made in Liguria.</p>
<p>Come si suol dire, la lingua inglese non è un fine ma un mezzo, e in tal senso essa può e deve, nell’àmbito di un ITS “Tecnico superiore responsabile delle produzioni e trasformazioni nel settore ortofrutticolo”, dare ai discenti la possibilità di imparare a dialogare caso per caso in modo personalizzato, interculturale, one to one. Diventando inoltre custodi e ambasciatori di quei plus che l’agricoltura ligure direttamente e indirettamente &#8220;eleva&#8221; ad enogastronomie, originando una cucina varia, profumata, salubre, evergreen &#8211; basilico e pesto, ad esempio&#8230;</p>
<p><strong>Umberto Curti<br />
</strong></p>
<p>(Luisa Puppo e Umberto Curti, grazie a vaste competenze ed esperienze a fianco di territori e imprese, propongono consulenze, marketing, social media e attività formative per le destinazioni turistiche e l’enogastronomia, con specifici focus sul turismo esperienziale, lo storytelling, l’escursionismo coste/entroterra, e le traduzioni da/in inglese. Contattaci senza impegno su info@ligucibario.com)</p>
<p><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2025/01/Umbi-bottiglia.jpg"><img class="size-medium wp-image-25120" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2025/01/Umbi-bottiglia-275x300.jpg" alt="Umberto Curti" width="275" height="300" /></a></p>
<p><strong> </strong></p>
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		<title>Pesto storyteller al corso GAE</title>
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		<pubDate>Mon, 10 Mar 2025 10:44:41 +0000</pubDate>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2025/03/DSCN9400.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-25733" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2025/03/DSCN9400-300x225.jpg" alt="DSCN9400" width="300" height="225" /></a></p>
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<p>Pesto Storyteller.</p>
<p>Ho utilizzato &#8211; avviene sovente &#8211; il pesto genovese per una lezione di storytelling al corso GAE (VI edizione) presso F.Ire Genova.<br />
Malgrado sia generalmente adorata dai liguri tanto quanto dagli italiani, e molte recenti iniziative abbiano corroborato anche la sua notorietà internazionale (ma la cucina ligure non è mai stata né mai sarà solo pesto&#8230;), questa salsa da mortaio va narrata anzitutto sfatando tanti luoghi comuni.</p>
<h2>Pesto storyteller: 20 dubbi risolti</h2>
<p>Ho quindi sviluppato la lezione  sul pesto storyteller &#8220;riscontrando&#8221; <strong>quella ventina di dubbi e quesiti che nel tempo ho visto ricorrere più di frequente</strong>. Amici Lettori vado ora con piacere a percorrerli anche con voi (in realtà, <em>Ligucibario®</em> ha già trattato il tema più o meno 150mila volte).<br />
1)il pesto è una salsa, non un sugo. Ergo, una preparazione a crudo, e quindi la qualità della materia prima è tutto&#8230;<br />
2) e 3)il mortaio è un manufatto diffuso in tutta l&#8217;area mediterranea, serviva a pestare spezie, frutta secca, pigmenti&#8230; Il marmo di Carrara e di Colonnata certamente contribuì ad una &#8220;romanizzazione&#8221; che lo diffuse intensamente anche in Liguria. Il genovese è tondo e svasato, il marsigliese è alto e capiente, con forma a tulipano, il toscano è più arrotondato e ha i 4 orecchi che scendono al basso, il bergamasco ricorda un&#8217;acquasantiera e ha una base a piedistallo&#8230; Grossi mortai, beninteso, servivano anche da fermaporte, vasi per piante, abbeveratoi&#8230; Ti consiglio il video <a href="https://www.youtube.com/watch?v=fDHrksxBlCo" target="_blank">Genova e le salse da mortaio</a> che ho progettato e girato per il Comune di Genova.<br />
4)andrebbero privilegiati mortai di marmo più ruvido, così che la superficie funga al meglio da grattugia, in concorso col sale grosso&#8230;<br />
5)per i pestelli vanno bene molti dei legni anche liguri: faggio, ulivo, bosso, olmo, pero&#8230; Mai il castagno, più fragile e tannico. Un tempo esistevano anche pestelli a 2 teste, una per le preparazioni con aglio o altri ingredienti molto pungenti, l&#8217;altra per le restanti ricette&#8230;<br />
6)il diametro &#8220;casalingo&#8221; ottimale dei mortai si aggira attorno ai 22 cm. Più piccolo permette infatti di lavorare poca materia, più grande richiede muscoli da palestrato&#8230; Mi riterrete bisognoso di un TSO se vi confesso che io, nel caso di lunghe lontananze da Genova, metto in valigia addirittura un piccolo mortaio da viaggio?&#8230;<br />
7)le 4 protuberanze laterali servivano sia da appoggio sulle cosce, sia per roteare il mortaio mentre con l&#8217;altra mano si impugna e si aziona il pestello&#8230;<br />
8)un poco di acqua tiepida con qualche goccia di limone o aceto è il detersivo ottimale per garantire ai mortai una vita pressoché eterna&#8230;<br />
9)il calore del movimento elettrico ossida i polifenoli aromatici contenuti negli olii essenziali (metileugenolo) del basilico, pertanto si rischia di preparare un pesto poco profumato&#8230; Chi rifiuta il mortaio, abbia almeno l&#8217;accortezza di collocare bicchiere e lame dei frullatori nel freezer un&#8217;ora prima di servirsene&#8230;<br />
10) e 11)le serre sono &#8220;e stüffe&#8221; di vetro che si affermarono verso la fine dell&#8217;800, anzitutto a Pra&#8217; (che giustamente i praini scrivono con l&#8217;apostrofo e non con l&#8217;accento). Sono perfette per garantire temperature costanti ecc. ai coltivatori. Prima, col basilico coltivato in campo o in vaso, il pesto non era certo disponibile tutto l&#8217;anno&#8230; Infatti si mangiavano anche i cosiddetti pesti d&#8217;inverno, cioè preparati con quel che c&#8217;era: prezzemolo, fagiolini, spinaci, oppure timo, maggiorana&#8230; Sorrido quando sento persone che, in mancanza di resti archeologici o di ricette documentate, si ostinano ad affermare che in gastronomia esistano ricette uniche, originali, autentiche, assolute. E che protestino contro Davide Oldani. La realtà è che i nostri antenati usavano quel poco o tanto di cui disponevano in quel momento (e nelle campagne il burro poteva presenziare più dell&#8217;olio). Inoltre, molti &#8220;chef&#8221; erano analfabeti e certo non amavano condividere i propri copyright. A buon intenditor&#8230;<br />
12)la ricetta attuale del pesto è andata formalizzandosi, per così dire, dopo Giobatta Ratto (1863). Aglio (di Vessalico), pinoli (di Pisa), sale grosso, basilico genovese DOP, i 2 formaggi grattugiati da poco, olio extravergine DOP riviera ligure (preferire la sottozona riviera di levante). Peraltro mia madre, che era una cuoca straordinaria, e purtroppo morì molto giovane, nel suo pesto aggiungeva sovente qualche gheriglio di noce, precedentemente sbollentato per eliminare la pellicola amarognola. Non mi risulta sia mai stata processata né condannata&#8230;<br />
13)allergeni, sempre più spinosa questione; ho trattato lungamente, a voce, questo tema, specie in relazione ad aglio, pinoli, formaggi. Scrivetemi una mail e volentieri vi risponderò&#8230;<br />
14)le stagionature dei 2 formaggi sono rispettivamente parmigiano (o meno bene grana padano) 24 mesi, e pecorino (sardo DOP sarebbe il massimo) dagli 8 mesi. Al crescere della stagionatura di uno, è bene abbassare un po&#8217; quella dell&#8217;altro&#8230;<br />
15)il parmigiano è una quantità circa doppia rispetto al pecorino, ma personalmente amo (e preparo) anche il pesto con molto pecorino&#8230;<br />
16)il modo migliore di conservare il pesto è mangiarlo il prima possibile. Se proprio occorre conservarlo, evitare la surgelazione (che non equivale all&#8217;abbattimento e quindi origina microcelle d&#8217;acqua) e semplicemente riporre il pesto in frigo per qualche giorno, non di più, ben coperto da olio extravergine&#8230;<br />
17)i migliori formati di pasta in Liguria sono trenette, mandilli, picagge, ma io spazio anche fra testaroli, gnocchi di patate, troffiette (si badi che un tempo i genovesi chiamavano troffie gli gnocchi)&#8230;<br />
18)il pesto, come del resto il basilico, si presta bene anche ad impieghi innovativi, quindi viva la fantasia (non la stravaganza). Io utilizzo il pesto nelle insalate, con gli sgombri alla piastra, coi petti di pollo&#8230;<br />
19)il pesto non ama i vini rossi, tannici. Perciò, in Liguria prediligere la semiaromaticità del Pigato DOC (unicità della Riviera di ponente), e fuori regione abbinare ad es. Malvasia secca, Sauvignon, finanche Riesling&#8230;<br />
20)il pistou provenzale si differenzia dal pesto genovese in quanto contiene molto aglio e niente formaggi. Il pesto trapanese sostituisce a parmigiano e pinoli il pomodoro e le mandorle&#8230; Si tratta, come vedete, di due salse &#8211; seppur squisite &#8211; molto diverse dalla genovese&#8230;</p>
<p>Pesto storyteller&#8230; da narrare.<br />
Buon pesto a voi tutti, e &#8220;divulgate&#8221; il pesto nel modo migliore, che non è quello dei guru (nessuno fino a prova contraria è depositario della ricetta).<br />
<strong>Umberto Curti<br />
</strong></p>
<p>(Luisa Puppo e Umberto Curti, grazie a vaste competenze ed esperienze a fianco di territori e imprese, propongono consulenze, marketing, social media e attività formative per le destinazioni turistiche e l’enogastronomia, con specifici focus sul turismo esperienziale, lo storytelling, l’escursionismo coste/entroterra, e le traduzioni da/in inglese. Contattaci senza impegno su <a href="mailto:info@ligucibario.com">info@ligucibario.com</a>)</p>
<p><strong><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2025/02/umberto.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-25493" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2025/02/umberto-186x300.jpg" alt="umberto" width="186" height="300" /></a></strong></p>
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</strong></p>
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		<title>Come scegli il ristorante?</title>
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		<pubDate>Tue, 17 Dec 2024 09:23:33 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>&#160; &#160; &#160; &#160; &#160; &#160; &#160; Come scegli il ristorante? Il 23 ottobre ho postato qui su Ligucibario® un articolo provocatorio, “Ti diverte ancora andare al ristorante?” (ecco il link), ironizzando – come ovvio senza malanimo – circa ciò che in molti casi è divenuta l’esperienza del mangiar fuori, ed il progressivo prevalere dell’estetica ...<a class="post-readmore" href="https://www.ligucibario.com/come-scegli-il-ristorante/">leggi tutto</a></p>
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<p><strong>Come scegli il ristorante?</strong><br />
Il 23 ottobre ho postato qui su Ligucibario® un articolo provocatorio, “Ti diverte ancora andare al ristorante?” (<a title="ti diverte ancora andare al ristorante?" href="https://www.ligucibario.com/ti-diverte-ancora-andare-al-ristorante/" target="_blank">ecco il link</a>), ironizzando – come ovvio senza malanimo – circa ciò che in molti casi è divenuta l’esperienza del mangiar fuori, ed il progressivo prevalere dell’estetica sui sapori…</p>
<p>L’articolo di oggi è dedicato a coloro che come me, un po’ per lavoro un po’ per passione, un po’ forse per ostinazione, si trovano con una certa frequenza seduti ai tavoli di winebar, trattorie, ristoranti ed agriturismi (ma non sempre si rialzano soddisfatti).</p>
<p>A me avviene da tanti anni, e <span style="text-decoration: underline;">chi mi legge e mi conosce</span> sa anche le ragioni per cui, dal 1981, questo &#8220;rito&#8221; cominciò. Erano gli anni <strong>della nouvelle cuisine e poi della fusion</strong>, talvolta poi involutesi dentro stranezze fini a se stesse, certo non erano ancora gli anni degli esotismi ad ogni costo, <em>chips, tataki, topping</em>…, delle porzioni dimezzate, e della metamorfosi di molti clienti in “recensori” (sorge ormai il sospetto che alcuni vadano al ristorante più per scattar foto che per gustar pietanze). D’accordo, molte cose, inevitabilmente, cambiano col tempo, ma poiché oggi mangiar fuori è tendenzialmente assai costoso (e l’Italia persevera con la voce coperto&#8230;), occorre individuare locali con un corretto rapporto q/p e che permettano di trascorrere, in ogni senso, del buon tempo. A fine 2005 pubblicai <span style="text-decoration: underline;">il mio primo saggio di marketing turistico</span>, &#8220;Alte stagioni&#8221;, <a title="alte stagioni. modelli per il marketing turistico" href="https://www.ligucibario.com/i-libri-di-umberto-curti/" target="_blank">ecco un link</a>, nel quale uno dei capitoli centrali riguardava ovviamente la centralità, nell’offerta territoriale, del food&amp;wine. Quasi vent’anni dopo, “attualizzo” quel che scrissi, in parte ancora valido, tramite una seria di piccoli suggerimenti a tema ristorante su cui mi piacerà <strong>confrontarmi coi Lettori</strong>, a maggior ragione là dove la condivisione e il passaparola sono ancora strumento vincente…</p>
<h2>Come scegli il ristorante: una check list</h2>
<ul>
<li>Anzitutto, di un ristorante va un minimo verificato l’<strong>aspetto esterno</strong>, il menu correttamente esposto fuori, la pulizia dei vetri, l’odore gradevole o meno che può filtrare fino ai nostri nasi…</li>
<li>Al <strong>check in</strong> ho il “diritto” di richiedere cortesia, l’ospite deve sentirsi benvenuto. Se gli staff mi sorridono e comunque mi accolgono con garbo, verosimilmente l’atmosfera è positiva anche in cucina.</li>
<li>La <strong>mise en place</strong> del ristorante dipende chiaramente dal livello del locale, ma per me è bene evitare eccessi e “complicazioni”. Se il locale privilegia la tovaglia, attenzione a macchie e macchioline.</li>
<li>Il cliente, me compreso, detesta più di ogni cosa sentirsi trascurato, quindi <strong>acqua e pane</strong> (fresco) devono arrivarmi in tempi ragionevolissimi, magari insieme ad un appetizer per ingannare l&#8217;attesa della prima comanda…</li>
<li>Un <strong>menu</strong> (sperando che non sia dentro le cartelline vintage in similpelle…) non deve comprendere troppi piatti, ne andrebbe della qualità e della freschezza dei cibi. Io presumo sempre che per il ristorante 4 antipasti, 4 primi, 4 secondi e 4 dessert, descritti con chiarezza, possano essere una media attorno a cui livellarsi… Naturalmente il menu deve segnalarmi il surgelato e l’allergene. Talvolta, è bene prevedere un menu senza prezzi per le signore.</li>
<li>Amo – altrimenti non avrei creato Ligucibario® ecc. &#8211; i <strong>prodotti di stagione</strong>, le filiere “accorciate”, le cultivar locali, il piatto del giorno, e il piacere non deve necessariamente coniugarsi a trasgressioni dannosissime alla salute. L’Italia e la Liguria sono sedi elettive della cosiddetta dieta mediterranea, quella dei cereali, del pesce, delle verdure…</li>
<li>Il <strong>personale</strong> di servizio del ristorante dev’essere formato e attento, perché un cameriere non è soltanto chiamato a raccogliere le comande: deve conoscere gli ingredienti, sapere se un piatto è terminato, accostare correttamente i vini, muoversi con discrezione così da esser presente ma non invadente…</li>
<li>Circa i <strong>vini</strong>, ormai è saggio prevedere di potermene servire anche solo un calice, specie se dopo mi toccherà guidar l’auto (un tasso alcolemico può già costare l&#8217;arresto). Alcuni vini, come noto, hanno bisogno della glacette oppure del decanter, perché berli alla temperatura sbagliata non è apprezzarli&#8230;</li>
<li>Quanto al cuoco, <strong>se un piatto è uscito sbagliato</strong> a causa di un suo errore, sarebbe bene che in qualche modo si “scusasse” e non me lo segnasse in conto.</li>
<li>Il <strong>caffè</strong>, inoltre, non è un finale da trascurarsi, non fosse altro perché chiude il pasto e avvicina il momento del conto. Anche al ristorante, dunque, fare uso di 100% arabica o comunque di miscele d’eccellenza, e trattare la materia prima come merita, rende la tazzina qualcosa di molto italiano ed appagante.</li>
<li>La <strong>toilette</strong>, infine, e certo non sono io il solo a dirlo, risulta davvero lo “specchio” della gestione, del ristorante, ed oltre all’igiene totale mi piace trovare tutto il necessario per un’esperienza il più possibile contactless…</li>
</ul>
<p>P.S. nel corso del 2024, in Italia 18 ristoranti con stella Michelin hanno chiuso… Che l&#8217;innovazione risieda ormai nel recupero della classicità?<br />
<strong>Umberto Curti<br />
<a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2023/03/umbi-telenord.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-21488" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2023/03/umbi-telenord-300x189.jpg" alt="smart" width="300" height="189" /></a><br />
</strong></p>
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		<title>Su allergie e intolleranze. Parte 10</title>
		<link>https://www.ligucibario.com/paola-minale-su-allergie-e-intolleranze-parte-10/</link>
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		<pubDate>Mon, 26 Nov 2018 15:05:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Luisa]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>&#160; &#160; &#160; &#160; &#160; &#160; Paola Minale, tu ti muovi professionalmente in un contesto che ha profonde implicazioni anche economiche, tecnologiche, etiche… Ma la “salvezza” consisterà anche, in primis, in una dieta pulita e equilibrata cui finalmente l’individuo, informato e responsabilizzato, possa motivarsi e indirizzarsi? Quali scenari ti attendi e quali auspichi? Si, penso ...<a class="post-readmore" href="https://www.ligucibario.com/paola-minale-su-allergie-e-intolleranze-parte-10/">leggi tutto</a></p>
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				<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_18192" style="width: 310px" class="wp-caption alignleft"><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2018/11/minale-con-umbi3.jpg"><img class="size-medium wp-image-18192" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2018/11/minale-con-umbi3-300x168.jpg" alt="paola minale e umberto curti" width="300" height="168" /></a><p class="wp-caption-text">paola minale e umberto curti</p></div>
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<p><em><strong>Paola Minale, tu ti muovi professionalmente in un contesto che ha profonde implicazioni anche economiche, tecnologiche, etiche… Ma la “salvezza” consisterà anche, in primis, in una dieta pulita e equilibrata cui finalmente l’individuo, informato e responsabilizzato, possa motivarsi e indirizzarsi? Quali scenari ti attendi e quali auspichi?</strong></em></p>
<p>Si, penso fortemente che le conoscenze sull&#8217;alimentazione e la composizione dei cibi debbano essere comunicate con lealtà al consumatore, per poter dare ai singoli la possibilità di effettuare scelte consapevoli, sane e anche gradevoli per il palato e per la qualità di vita. Credo che il nostro Paese potrebbe diventare un leader mondiale in questo campo.<br />
<strong>Paola Minale</strong>, Direttore f.f. U.O.C. Allergologia, Policlinico Ospedale San Martino IRCCS, intervistata da Umberto Curti.</p>
<p><em><strong>Paola, grazie del tempo che ci hai regalato, con questa decima &#8220;puntata&#8221; la nostra conversazione per ora s&#8217;arresta. Sarà preziosa anche a chi segue Ligucibario® da anni, e non sono proprio “quattro gatti”, forse anche in virtù del fatto che questo sito non contiene neppure un banner pubblicitario…<br />
</strong></em>Umberto Curti (<a title="umberto curti intervista paola minale" href="https://www.ligucibario.com/allergie-intolleranze-ed-altre-urgenze/" target="_blank">clicca qui per iniziare la lettura</a> dalle precedenti puntate)</p>
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		<title>Su allergie e intolleranze. Parte 9</title>
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		<pubDate>Thu, 15 Nov 2018 08:58:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Luisa]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>&#160; &#160; &#160; &#160; &#160; &#160; Paola Minale, dalla normativa UE 1169/2011 (elenco allergeni ecc.) ulteriori acque sono scorse sotto i ponti. Dal tuo punto di osservazione, sta procedendo bene la sinergia ristorazione-consumatori? Nonostante l&#8217;applicazione del regolamento sia datata 2014, ancora oggi indagini effettuate sui consumatori evidenziano lo scontento dei soggetti allergici, non soddisfatti dalle ...<a class="post-readmore" href="https://www.ligucibario.com/paola-minale-su-allergie-e-intolleranze-parte-9/">leggi tutto</a></p>
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				<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_18178" style="width: 310px" class="wp-caption alignleft"><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2018/11/minale-con-umbi2.jpg"><img class="size-medium wp-image-18178" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2018/11/minale-con-umbi2-300x168.jpg" alt="paola minale e umberto curti" width="300" height="168" /></a><p class="wp-caption-text">paola minale e umberto curti</p></div>
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<p><em><strong>Paola Minale, dalla normativa UE 1169/2011 (elenco allergeni ecc.) ulteriori acque sono scorse sotto i ponti. Dal tuo punto di osservazione, sta procedendo bene la sinergia ristorazione-consumatori?</strong></em></p>
<p>Nonostante l&#8217;applicazione del regolamento sia datata 2014, ancora oggi indagini effettuate sui consumatori evidenziano lo scontento dei soggetti allergici, non soddisfatti dalle attuazioni pratiche di tale regolamento. Per miopia mentale e superficialità le norme sulla segnalazione degli allergeni sono vissute dal ristoratore come uno dei tanti obblighi burocratici di una &#8220;quotidianità&#8221; già complessa, senza che ci sia la comprensione delle potenzialità di trasformarle in una risorsa, che viceversa favorisca e fidelizzi il rapporto col cliente, in particolare se si tratta di turismo estero. Inoltre sono ancora del tutto da sviluppare aree di mercato come merendine o prodotti confezionati ”PRIVI” di allergeni, che pareggino il conto con i moltissimi che “possono contenere tracce di…qualsiasi cosa”<br />
<strong>Paola Minale</strong>, Direttore f.f. U.O.C. Allergologia, Policlinico Ospedale San Martino IRCCS <strong>intervistata da Umberto Curti</strong> (<a title="umberto curti intervista paola minale" href="https://www.ligucibario.com/allergie-intolleranze-ed-altre-urgenze/" target="_blank">clicca qui</a> per iniziare la lettura dalle precedenti puntate e <a title="umberto curti intervista paola minale" href="https://www.ligucibario.com/paola-minale-su-allergie-e-intolleranze-parte-10/" target="_blank">clicca qui</a> per leggere la puntata successiva, ed ultima)</p>
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		<title>Su allergie e intolleranze. Parte 4</title>
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		<pubDate>Tue, 23 Oct 2018 08:55:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Luisa]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>&#160; &#160; &#160; &#160; &#160; &#160; L’approccio promozionista sta producendo risultati significativi. Di cosa si tratta, nella quotidianità di una famiglia? In questi ultimi anni la ricerca clinica ha dimostrato che in un mondo in continua evoluzione, che sfida il nostro sistema immunitario con sempre nuovi stimoli, la strategia dell’evitamento non dà buoni risultati. Vi ...<a class="post-readmore" href="https://www.ligucibario.com/paola-minale-su-allergie-e-intolleranze-parte-4/">leggi tutto</a></p>
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				<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_18126" style="width: 310px" class="wp-caption alignleft"><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2018/10/minale-con-umbi4.jpg"><img class="size-medium wp-image-18126" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2018/10/minale-con-umbi4-300x168.jpg" alt="paola minale e umberto curti" width="300" height="168" /></a><p class="wp-caption-text">paola minale e umberto curti</p></div>
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<p><strong><em>L’approccio promozionista sta producendo risultati significativi. Di cosa si tratta, nella quotidianità di una famiglia?</em></strong></p>
<p>In questi ultimi anni la ricerca clinica ha dimostrato che in un mondo in continua evoluzione, che sfida il nostro sistema immunitario con sempre nuovi stimoli, la strategia dell’evitamento non dà buoni risultati.<br />
Vi è stato quindi un radicale cambiamento nei suggerimenti dati alle famiglie con famigliarità allergica positiva: invece di evitare gli allergeni già nella gravidanza, come si faceva un tempo, ora si consiglia di introdurre nella dieta del bambino anche gli alimenti allergenici a partire dal quarto mese di vita,  periodo favorevole alla induzione della tolleranza.<br />
Anche le terapie desensibilizzanti volte a reindurre la tolleranza  per i singoli alimenti stanno mostrando, per alcuni allergeni alimentari, in particolare latte e uovo, dei risultati molto soddisfacenti.<br />
<strong>Paola Minale</strong>, Direttore f.f. U.O.C. Allergologia, Policlinico Ospedale San Martino IRCCS, <strong>intervistata da Umberto Curti</strong><br />
(clicca <a title="umberto curti intervista paola minale" href="https://www.ligucibario.com/allergie-intolleranze-ed-altre-urgenze/" target="_blank">qui per iniziare la lettura dalle precedenti puntate</a> e clicca <a title="umberto curti intervista paola minale" href="https://www.ligucibario.com/paola-minale-su-allergie-e-intolleranze-parte-5/" target="_blank">qui per leggere la puntata successiva</a>)</p>
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		<title>Su allergie e intolleranze. Parte 2</title>
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		<pubDate>Tue, 16 Oct 2018 09:18:02 +0000</pubDate>
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]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_18113" style="width: 310px" class="wp-caption alignleft"><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2018/10/minale-con-umbi2.jpg"><img class="size-medium wp-image-18113" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2018/10/minale-con-umbi2-300x168.jpg" alt="paola minale e umberto curti" width="300" height="168" /></a><p class="wp-caption-text">paola minale e umberto curti</p></div>
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<p><em><strong>Paola Minale, a beneficio dei molti lettori di Ligucibario®, e non solo, traccia per favore una distinzione netta, e comprensibile, tra allergia e intolleranza.<br />
</strong></em><br />
Prima di tutto, ricordiamo che la tolleranza è un meccanismo attivo, con cui il nostro sistema di difesa dalle aggressioni esterne, il sistema immunitario, sceglie già dai primi momenti della nostra vita quali sono le sostanze che deve combattere e quelle che invece deve tollerare per poter sopravvivere. Nei soggetti allergici l’assetto genetico favorisce lo sviluppo della sensibilizzazione allergica, un “errore di valutazione” iniziale che poi porterà allo sviluppo della malattia allergica. Il riconoscimento delle sostanza che scatenano l’allergia che noi chiamiamo <em>allergeni</em> è sempre molto specifico, vengono riconosciute con molta precisione proteine particolari, dei loro frammenti o strutture glucidiche contro le quali  il sistema difensivo attiva cellule e anticorpi mirati. Il contatto con l’allergene scatena così una specie di fuoco amico che danneggia il nostro stesso organismo. Gli allergeni più noti li troviamo nei pollini, nella polvere, nei derivati degli animali domestici, nelle muffe ma anche negli stessi alimenti che mangiamo. Se l’allergene alimentare riesce a giungere &#8211; senza essere denaturato dalla cottura o dai succhia acidi dello stomaco &#8211; sino all’intestino, e riesce a passare immodificato la barriera intestinale entrando nel circolo sanguigno e linfatico può scatenarsi la reazione allergica che può evolvere da un’ orticaria ai sintomi gastrointestinali di nausea e vomito fino alla comparsa di sintomi più gravi che coinvolgono il sistema respiratorio con rinite ed asma fino ad arrivare ad una reazione sistemica, che interessa tutto l’organismo, chiamata anafilassi e che in pochi minuti può essere potenzialmente fatale.</p>
<p>Il termine intolleranza è invece spesso utilizzato in maniera molto generica, per descrivere gli effetti determinati dall’ingestione di cibo sul nostro organismo : in campo medico utilizziamo tale termine quando parliamo di difetti enzimatici come la carenza di lattasi, un enzima deputato alla digestione di uno zucchero complesso, il lattosio, in zuccheri semplici che possano essere assorbiti. Esiste anche un’ intolleranza alla istamina, una sostanza che può essere presente in alcuni cibi o di cui alcuni cibi favoriscono la liberazione dalle nostre stesse cellule. In molti altri casi invece, la intolleranza è legata a problemi clinici sottostanti; chi ha la gastrite o il reflusso gastroesofageo non tollererà cibi acidi o grassi; chi soffre di colite non tollererà alcuni vegetali; l’ingestione di molti vegetali e legumi favorirà in alcuni soggetti il meteorismo intestinale. E’ poi da puntualizzare come lo stile di vita che molti di noi condividono, estremamente sedentario e ricco di tensione, la velocità dei pasti, la dieta spesso costituita da cibi preconfezionati , ricchi di sostanze che agiscono negativamente sulla digestione sia spesso la causa principale della cosiddetta intolleranza; uno sforzo a cambiare lo stile di vita, migliorare l’alimentazione, aumentare la attività fisica sono la vera soluzione, ben diversa dal ricorrere a scorciatoie con test fantasiosi, che propongono diete che abbandoneremo dopo poche settimane.<br />
<strong>Paola Minale</strong>, Direttore f.f. U.O.C. Allergologia, Policlinico Ospedale San Martino IRCCS <strong>intervistata da Umberto Curti</strong><br />
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