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	<title>Ligucibario &#187; albintimilium</title>
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		<title>Maccario, Luigi</title>
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		<pubDate>Thu, 26 Sep 2024 10:01:09 +0000</pubDate>
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				<content:encoded><![CDATA[<p>Luigi Maccario è stato un appassionato di cose &#8220;ventemigliuse&#8221;, instancabile divulgatore, e nel 2008, per l’Editrice Alzani di Pinerolo, ha pubblicato “L’Alimentazione Intemelia nella storia”, repertorio prezioso. E’ mancato 82enne nel 2023.</p>
<p><strong>Umberto Curti<br />
</strong></p>
<p>L’alfabeto del gusto di Ligucibario® è la più ampia, completa e autorevole “banca dati” dell’enogastronomia ligure. Circa 1.500 voci che Umberto Curti in decenni di lavoro ha redatto e poi aggregato online per tutelare e promuovere le tradizioni regionali. Liberamente fruibile, “oggetto d’innumerevoli tentativi d’imitazione”, conta migliaia di follower e da sempre non contiene alcuna pubblicità. Iscriviti alla newsletter cliccando in homepage il simbolo della busta, e ogni settimana riceverai gratuitamente i nuovi contenuti…</p>
<p>(Luisa Puppo e Umberto Curti, grazie a vaste competenze ed esperienze a fianco di territori e imprese, propongono consulenze, marketing, social media e attività formative per le destinazioni turistiche e l’enogastronomia, con specifici focus sul turismo esperienziale, lo storytelling, l’escursionismo coste/entroterra, e le traduzioni da/in inglese. Contattaci senza impegno su <a href="mailto:info@ligucibario.com">info@ligucibario.com</a>)</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong> </strong></p>
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		<title>Ventimiglia, mood di Liguria</title>
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		<pubDate>Thu, 04 Apr 2024 15:10:30 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>Pasqua, due giorni con Luisa da “investire” via dal lavoro, in quel tour d’Italia che ci piace, sempre in cerca di luoghi davvero suggestivi e davvero non affollati. E questa volta sarà Ventimiglia. Ventimiglia, esplorare il genius loci Come mai Ventimiglia?, mi chiedono. Albintimilium &#8211; di cui oggi ammiriamo resti del teatro e delle terme &#8211; ...<a class="post-readmore" href="https://www.ligucibario.com/ventimiglia-mood-di-liguria/">leggi tutto</a></p>
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				<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_22438" style="width: 310px" class="wp-caption alignleft"><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2024/04/mercato-coperto.jpg"><img class="size-medium wp-image-22438" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2024/04/mercato-coperto-300x225.jpg" alt="il vivacissimo mercato coperto di ventimiglia" width="300" height="225" /></a><p class="wp-caption-text">il vivacissimo mercato coperto di ventimiglia</p></div>
<p>Pasqua, due giorni con Luisa da “investire” via dal lavoro, in quel tour d’Italia che ci piace, sempre in cerca di luoghi davvero suggestivi e davvero non affollati. E questa volta sarà <strong>Ventimiglia</strong>.</p>
<h2>Ventimiglia, esplorare il genius loci</h2>
<p>Come mai Ventimiglia?, mi chiedono.</p>
<p><em>Albintimilium</em> &#8211; di cui oggi ammiriamo resti del teatro e delle terme &#8211; è stata uno dei temi importanti dentro quel “Il cibo in Liguria dalla preistoria all’età romana” che tanto mi piacque scrivere nel 2012… Manco da tanto.</p>
<p>Vi giungiamo intorno alle 11.00 con un Intercity, la stazione è molto centrale, e così l’hotel (funzionale, con notevole colazione) che ci ospiterà per due notti.</p>
<p>Iniziamo subito le passeggiate, per respirare il mood della città, anzi meglio il <em>genius loci</em>.</p>
<p>La chiesa di <strong>Sant’Agostino</strong> ha bellissimo chiostro, ed è “consustanziale” ad una sezione di quella Biblioteca Aprosiana che ritroveremo, magnifica, a Ventimiglia Alta.</p>
<p>Proseguiamo al <strong>mercato coperto</strong>, dove l’italiano e il francese si mescolano davanti a banchi di frutta e verdura scintillanti, e a gastronomie dove scoprire le tipicità locali, fra cui her majesty la torta verde, ma anche farinata/socca, olio taggiasco&#8230;</p>
<p>Poco lontano sorge lo IAT, ben fornito, dove chiediamo alcune informazioni circa la visita dell’indomani ai Giardini Hanbury.</p>
<h2>Ventimiglia Alta, un borgo &#8220;nella&#8221; città</h2>
<p>Fuori dallo IAT la vista spazia sul <strong>Roja</strong> un po&#8217;  gonfio d&#8217;acque e soprattutto su <strong>Ventimiglia Alta</strong>, dove saliamo nel pomeriggio.</p>
<p>Che meraviglia per due collezionisti di piazze come Luisa e me! Ci godiamo senza fretta anzitutto <strong>l’austera, splendida cattedrale dell’Assunta, il battistero affrescato, e il secentesco (ex) convento delle Canonichesse lateranensi</strong> (religiose di voti solenni dedite alla vita contemplativa) che sulla scalinata esterna ha trompe-l’oeil di rara efficacia…</p>
<div id="attachment_22439" style="width: 310px" class="wp-caption alignleft"><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2024/04/assunta.jpg"><img class="size-medium wp-image-22439" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2024/04/assunta-300x183.jpg" alt="la cattedrale dell'assunta a ventimiglia alta" width="300" height="183" /></a><p class="wp-caption-text">la cattedrale dell&#8217;assunta a ventimiglia alta</p></div>
<p>Proseguiamo verso la <strong>Biblioteca Aprosiana</strong>, un gioiello che mi rievoca uno dei miei &#8220;maestri&#8221;, Francesco Biamonti, e dove conosciamo Silvia, giovane laureata, che ci guida con sorriso radioso in una visita alla scoperta di incunaboli e altre meraviglie del passato (le diamo appuntamento a Genova, talvolta gli incontri casuali sono i più gratificanti).</p>
<p>Altri carruggi (gli “scuri”), il passeggio Colla e un labirintico dedalo di casette e penombre, dove un gatto rosso ci taglia pigramente la strada, approdano poi alla <strong>chiesa di San Michele</strong>, in posizione scenografica, dove scatto molte foto (presumo lo facciano in tanti).</p>
<p>Ridiscesi lungo il percorso d’andata entriamo infine nell’<strong>Oratorio di San Secondo, detto dei Neri</strong>, barocco e affrescato, che sapevo restaurato e che ospita un altare maggiore in marmo bianco e marmo nero che lascia senza fiato.</p>
<p>Ci imbattiamo anche in una bottega tipica, di antichi sapori dolci e salati, che sembra l’esempio perfetto della filosofia di Ligucibario®: <strong><a href="https://www.ligucibario.com/alfabeto_del_gusto/castagnole/" target="_blank">castagnole</a>, <a href="https://www.ligucibario.com/tag/torta-de-lure/" target="_blank">torta de Luré</a>, <a href="https://www.ligucibario.com/alfabeto_del_gusto/barbagiuai-di-camporosso-e-vallecrosi/" target="_blank">barbagiuai</a>, <a href="https://www.ligucibario.com/alfabeto_del_gusto/piscialandrea-sardenaira/" target="_blank">pisciadela</a>, <a href="https://www.ligucibario.com/alfabeto_del_gusto/bernardun/" target="_blank">benardu</a>, <a href="https://www.ligucibario.com/alfabeto_del_gusto/olio/" target="_blank">olio extravergine</a>, <a href="https://www.ligucibario.com/alfabeto_del_gusto/oliva-taggiasca/" target="_blank">olive taggiasche</a></strong>, conserve, miele… Complimenti!</p>
<p>Un po’ stanchi, ora è il momento agognato dell’apericena, in pratica davanti alla Loggia del Parlamento, dove con cordialità ci servono – abbinate al calice di vino &#8211; due porzioni di una <strong>torta verde</strong> perfetta. Chi non la conosce (è una <em>gattafura</em> salata, con verdure e riso) sappia che crea dipendenza&#8230;</p>
<dl id="attachment_22440" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px;">
<dt class="wp-caption-dt"><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2024/04/aprosiana.jpg"><img class="size-medium wp-image-22440" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2024/04/aprosiana-300x207.jpg" alt="la biblioteca aprosiana a ventimiglia alta" width="300" height="207" /></a></dt>
<dd class="wp-caption-dd">la biblioteca aprosiana a ventimiglia alta</dd>
</dl>
<h2>I Giardini Hanbury, un&#8217;oasi di benessere</h2>
<p>All’indomani, un autobus della linea 1 ci conduce puntuale, percorrendo la corniche che traversa Latte, ai <strong><a href="https://giardinihanbury.com/" target="_blank">Giardini Hanbury</a>, località La Mortola</strong>, quasi confine di Stato.</p>
<p>Questo vasto parco botanico attorno alla villa, che “associo” anche al grande scrittore-acciugaio <strong>Nico Orengo</strong>, è un’oasi di benessere per la quale mi riesce difficile trovare parole adeguate. Occorre camminarla, viverla, esserci, odorarla.</p>
<p>Arrivano via via in pullman gruppi numerosi, ma Luisa ed io riusciamo a sperimentare tutto l’itinerario senza caos, ed in relativo silenzio, ammirando piante di ogni tipo e angoli inaspettati (a metà dell’anello, lodevolmente s’incontra – in pratica sul mare &#8211; anche un punto-ristoro, con toilettes. Preparano panini e insalate).</p>
<p>Mi vien da pensare ai <strong>fratelli Thomas e Daniel Hanbury</strong>, che dal 1867 investirono enormi risorse e iniziarono a dar vita a questo progetto, acclimatando specie di cui ora si occupa l&#8217;Università di Genova e di cui può godere chi guarda e sa vedere&#8230;</p>
<p>Di cosa è capace l&#8217;uomo, quando direziona al bene e alla bellezza la propria mente!</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Nel pomeriggio torniamo in hotel e poi ci concediamo prima di cena un po’ di shopping alimentare (ma non trovo il <strong>Piematone</strong> “vino da signorone”…).</p>
<p>Cena per la quale ci sediamo alla &#8220;Trattoria dei Pani&#8221; in via Roma, meritorio ristorante “a lume di candela”, dove gustare a prezzi ragionevoli alcuni piatti veramente strepitosi, fra cui le melanzane alla parmigiana, il vitel tonné, le lasagne al forno, il roastbeef con patate, le polpette nel sugo, la charlotte di fragole. La carta dei vini spazia fra referenze liguri e d&#8217;altrove.</p>
<div id="attachment_22441" style="width: 233px" class="wp-caption alignleft"><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2024/04/villa-hanbury.jpg"><img class="size-medium wp-image-22441" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2024/04/villa-hanbury-223x300.jpg" alt="villa hanbury a ventimiglia" width="223" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">villa hanbury a ventimiglia</p></div>
<p>Arrivederci, Ventimiglia bellissima!</p>
<p>Chi sa che la prossima volta non ci sia anche il tempo per <strong>il Museo fotografico, il Forte dell’Annunziata col museo archeologico, il santuario della Madonna delle virtù, le fenditure dei Balzi rossi, e magari perfino un salto a La Brigue, in Francia, col trenino delle meraviglie</strong> che risale l’antica valle in direzione Col di Tenda e le montagne di Limone Piemonte (CN), dove d&#8217;inverno si scia…</p>
<p>Come mai Ventimiglia?, mi chiedevano.</p>
<p><strong>Umberto Curti<br />
<a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2021/07/umberto-curti.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-20548" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2021/07/umberto-curti-300x168.jpg" alt="umberto curti" width="300" height="168" /></a><br />
</strong></p>
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		<title>Le origini dei Liguri</title>
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		<pubDate>Wed, 19 Jan 2022 14:04:21 +0000</pubDate>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2022/01/IMG_20220118_170526.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-20783" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2022/01/IMG_20220118_170526-225x300.jpg" alt="smart" width="225" height="300" /></a>Le origini dei Liguri, tema che interessa.<br />
Felice affluenza di pubblico, oltre 70 i convenuti, non a caso ieri alla presentazione del mio “<strong>Il cibo in Liguria dalla preistoria all’età romana</strong>”, organizzata da “A compagna” presso l’oratorio San Salvatore in piazza Sarzano, a Genova. Si è trattato in gran parte di persone coi capelli d’argento, pochi in casi come questo i giovani, forse a confermare un relativo disinteresse circa gli appuntamenti culturali e la storia locale. Tuttavia, questo tempo che tutto accelera e digitalizza, vede ormai in Italia più di 2 milioni di “neet” (not in education, employment or training), ovvero persone dai 15-29 anni che non studiano, non lavorano, neppur più si formano, rassegnati ad una sorte passiva e demotivante. Pensare che, ove opportunamente “attualizzati” (svecchiati?) e “orientati”, i nostri patrimoni paesaggistici, archeologici, storici, d’arte, letterari…, sarebbero ancora l’attrattore italiano capace di creare lavoro, opportunità di crescita, reti interprofessionali, animazione e sviluppo territoriale.<br />
Heritage, terroir, genius loci, sono molte le belle parole italiane ma anche straniere con cui &#8220;sintetizzare&#8221; il meglio del nostro Paese.<br />
Terminata la conferenza, molti mi hanno avvicinato per chiedermi ulteriori approfondimenti su temi che, per ovvie esigenze di sintesi, avevo solo toccato di sfuggita. Fra questi, <strong>le “origini” del popolo ligure, la sua provenienza, i primi accadimenti che lo interessarono</strong>&#8230; Rispondo loro col testo che segue.<br />
Tracce relative ai Liguri rinviano sin dall’inizio a passi d’autori molto diversi, d’Esiodo, di Ecateo di Mileto, di Eschilo, i quali li ubicano addirittura fra i primi abitanti dell&#8217;Italia, “la terra dei vitelli”. Come noto, anche in questo caso il poco materiale letterario che residua su costoro, la loro vera più che supposta provenienza, la suddivisione in tribù, gli usi, ed infine l’audace resistenza all’avanzata militare romana, è sparso lungo una decina di secoli, non chiarisce definitivamente un’etnogenesi, e non è – per così dire &#8211; la voce dei liguri.<br />
Le denominazioni dei gruppi non si decifrano né col gallico né con l’indoeuropeo; Genuates, Apuani, Ingauni, Intimilii, Statielli, Bagienni/Vagienni, Taurini, Salassi, Friniates (abitanti l’Emilia). E fuor d&#8217;Italia i Salyes o Salluvii, della bassa valle del Rodano, e gli Elisyces nel Narbonense.<br />
Dall’Arno all’Ebro essi (“pirati montani”) non espressero mai le proprie antiche origini, i propri spostamenti a varie cause dovuti, le espansioni e gli arretramenti, né quelle asperrime montagne, massicce e stabili come loro, luoghi coerenti all’indole?, cui dovettero adeguarsi (ma riconoscendo sacertà alle vette), fra rigori climatici e presenze d’animali feroci che oggi non sospetteremmo&#8230;<br />
Di certo, i Liguri a lungo avevano percorso l&#8217;Europa Occidentale procacciandosi o lasciando territori. Esiodo sulle sponde ovest del Mediterraneo li nomina in “esclusiva”, quasi sinonimici dell’area; Eratostene definisce Ligustica la penisola iberica; Aristotele ed Ecateo li posizionano in Provenza, basso Rodano (il toponimo Livière si legherebbe a Lig onde Liguria, zona paludosa, malsana…).<br />
Polibio, descrivendoli pressati dai Celti a nord e dagli Etruschi ad est, li “limita” già (!) tra i fiumi Arno e Rodano, incluse le meno ospitali aree alpino-appenniniche e quello che oggi chiamiamo Basso Piemonte. Attorno al monte Ebro, tra val Borbera e val Curone, dimoravano i Liguri Euburiati.<br />
Roma riporta quasi sempre notizie di una gente indomita, libera, restia ad assoggettamenti gerarchici, di fatto da piegare con forza spietata, commisurata all’altrui brutalità (si badi che alcune tribù preferirono il suicidio collettivo alla deportazione dai luoghi aviti). Strabone, Plutarco, Floro e Diodoro Siculo infatti non sorvolano sulle difficoltà che le truppe romane, pur già efficientissime, costantemente incontrarono. Altri passi recuperiamo in Virgilio e Tito Livio, e Catone &#8216;Maior&#8217; sospetta che i Liguri stessi nemmeno la sapessero, la propria provenienza…<br />
Che rimane (e rimarrà) per gran parte un affascinante mistero in termini di ricerca storica, tanto più che gli antichi, che furono geografi ed etnologi forzatamente modesti, ci consegnano teorie confuse e contraddittorie: Strabone e Diodoro Siculo presumono i Liguri d’ascendenza greca; Plinio, Pseudo Scillace e Festo Avieno iberica, Plutarco celtica. Dionigi d&#8217;Alicarnasso rievocherebbe i mitici Aborigeni, limitrofi agli Umbri, ma… La questione è tuttora apertissima, e solo la miglior paleoantropologia ha offerto spiragli di luce.<br />
Berthelot, nel ‘900, tesaurizza anche racconti mitologici – sempre da utilizzarsi con cautela &#8211; per ubicare le origini dei Liguri nell&#8217;Europa settentrionale, notando il cigno totemico sulle armature, tipico nell’età precedente il Paleolitico (ritrovamenti presso il castellaro di Monte Santa Croce a San Biagio della Cima…), e gli ornamenti e amuleti d&#8217;ambra. Quel nord sarebbe stato investito dalle prime migrazioni proto-arie, che poi si spostarono a sud.<br />
Decadde via via, viceversa, l&#8217;ipotesi turanica, che lega i Liguri a popoli Ugro-Finni, incardinandosi su parallelismi paleoeuropei tra il basco e alcuni lemmi liguri (e proto-sardi) che scampano alla latinizzazione, parallelismi tuttavia assenti – e ciò non è irrilevante &#8211; nella toponomastica. L’ipotesi fu già respinta dal linguista Hugo Schuchardt.<br />
Tito Livio sottolinea come precedentemente possedessero l&#8217;intera valle del Po, e Giustino li individua anche in quella dell&#8217;Arno. Affiora insomma, dal complesso, una certa fisionomia territoriale, che tuttavia Medioevo e Rinascimento non sapranno né comprovare né “implementare”.<br />
<a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2022/01/IMG_20220118_171223.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-20785" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2022/01/IMG_20220118_171223-300x225.jpg" alt="smart" width="300" height="225" /></a>Gli usi e la quotidianità dei Liguri pre-romanizzazione sono autorevolmente descritti da storici quali il già citato Tito Livio. In effetti, dai Balzi Rossi fino all’isola Palmària, dalle coste alle cime dell&#8217;Appennino, “infine” da Lunae ad Albintimilium essi vivevano di caccia, pesca, pastorizia e coltivazioni, impiegavano manufatti di pietra ed osso finemente realizzati, e sono tornate alla luce bellissime asce litiche così resistenti e taglienti da atterrare grandi faggi, frammenti di corda, stoffe di lino. Prevaleva il matriarcato, sebbene i nati venissero riconosciuti dai padri. Le donne si presentavano vigorose e muscolose, dai fisici magri e tonici, resistenti all’impegno al pari degli uomini… Approfondimenti a <a href="https://cedocsv.blogspot.com/2019/01/le-donne-liguri-storia-di-uno.html" target="_blank">questo link</a>.<a href="https://cedocsv.blogspot.com/2019/01/le-donne-liguri-storia-di-uno.html"><br />
</a>La diffusione dei metalli è alquanto tarda, approssimativamente 600 a.C., allorché si producono attrezzi in bronzo; il ferro, infine, rimase quasi soltanto materiale “decorativo”.<br />
Di fatto vigeva una dimensione clanica, e comunitaria, che “separava” le tribù le une dalle altre (esse si aggregavano solo in caso di guerra), tribù in cui il capo officiava anche i momenti spirituali, accorpando potere politico e religioso.<br />
Solo alcune epigrafi romane, da aree alpino-appenniniche, ci svelano qualcosa circa la religione, che onorava – come detto &#8211; le cime, nonché i venti, le piante (il robusto e longevo faggio), ed intensamente le fonti d’acqua (si pensi a Borman→Bormanus nell’attuale Dianese). Sulle antiche pietre si disegnavano corvi e serpenti, e le “sfolgorine” (quelle colpite da fulmine) avevano funzione talismanica. Si venerava, in qualche modo, tutto quel che è vivo o vivificante: sole, luna, stelle del mattino e della sera, terra (madre), fuoco.<br />
I Liguri non si dimostrarono predoni di terre né d’uomini (tesero sempre al rispetto della libertà altrui), e progressivamente divennero stanziali coltivando lino e orzo, melo, nocciolo e castagno (la storiografia romana situa come bevanda più diffusa la birra, mentre la viticoltura s’affermò dopo la conquista, si veda ad es. l’iscrizione sulla Tavola Bronzea recuperata in val Polcevera, di fatto riferita ad un vectical erariale che un gruppo pagherà in vino ad un altro). Costruivano in punti strategici <em>oppida </em>e <em>castella</em> (si rammenti già la differenza greca fra polis e astu), e si riunivano (conciliabula) in spiazzi collettivi a ciò dedicati. Abitavano in <em>vici</em> o <em>viculi</em> sovente attigui a fonti e assi viari importanti, talora ad approdi.<br />
Cicerone nel <em>De lege agraria</em> allude a genti attive, destre e intrepide, così come il Virgilio delle <em>Georgiche</em>, tenendo però presente che costui nell&#8217;<em>Eneide</em> (come Catone stesso) sarà assai meno generoso descrivendo i Liguri astuti, mendaci e perfidi, capaci di cavarsela con strattagemmi abili ed insidiosi&#8230; Raramente, quando lo descrive, il dominatore è incline al dominato…<br />
I documenti letterari (Diodoro Siculo) connotano poi alcuni aspetti fisici e caratteriali, di gruppi &#8220;tenaci e rudi, piccoli di statura, asciutti, nervosi&#8230; Costoro abitano una terra sassosa e del tutto sterile e trascorrono un&#8217;esistenza faticosa ed infelice per gli sforzi e le vessazioni sostenuti nel lavoro. E dal momento che la terra è coperta di alberi, alcuni di costoro per l&#8217;intera giornata, abbattono gli alberi, forniti di scuri affilati e pesanti, altri, avendo avuto l&#8217;incarico di lavorare la terra, non fanno altro che estrarre pietre&#8230; A causa del continuo lavoro fisico e della scarsezza di cibo, si mantengono nel corpo forti e vigorosi. In queste fatiche hanno le donne come aiuto, abituate a lavorare nel medesimo modo degli uomini. Vivendo di conseguenza sulle montagne coperte di neve ed essendo soliti affrontare dislivelli incredibili sono forti e muscolosi nei corpi&#8230; Trascorrono la notte nei campi, raramente in qualche semplice podere o capanna, più spesso in cavità della roccia o in caverne naturali&#8230; Generalmente le donne di questi luoghi sono forti come gli uomini e questi come le belve&#8230; essi sono coraggiosi e nobili non solo in guerra, ma anche in quelle condizioni della vita non scevre di pericolo&#8221;.<br />
Il poeta Lucano aggiunge la capigliatura lunga e irsuta, e Tito Livio ribadisce la resistenza alla fatica, e l&#8217;agilità e velocità nella corsa.<br />
Le ostilità romano-liguri – lunghe, aspre, sanguinose &#8211; datano al 238-237 a.C., la conclusione via via conseguì al trionfo romano di Cartagine (146 a.C.), con la “pacificazione” degli Ingauni e la deportazione dei Friniati (Frignano) nel Sannio. Roma prevalse anche perché le tribù liguri non seppero mai realmente federarsi contro l’avversario, disperdendo così le proprie forze d’urto.<br />
L’avvicinarsi minaccioso di Annibale alle Alpi spinse i Liguri, i Galli Boi ed i Galli Insubri ad auspicare e architettare una grande rivalsa su Roma e sulla sua arroganza. Malgrado sviste anche pliniane, questa Padanìa era di fatto ligure, sappiamo che le tribù locali abitavano &#8220;zone soggette ad acqua&#8221;, paludi, golene, su cui erigevano palafitte&#8230; La sconfitta di Cartagine, come detto, rappresentò dunque una svolta drammatica per i Liguri, poiché Roma, svincolata da quel fronte, coagulò truppe, risorse e sforzi contro i nemici italici. E dal 180 a.C., malgrado residuali ribellioni, i Liguri furono assoggettati (diventando la regio IX), ed anzi militarono coraggiosamente per Roma contro il berbero Giugurta, re di Numidia, e contro le tribù germaniche dei Cimbri e dei Teutoni. Chi rimase sui monti fu ovviamente disarmato e, di fatto, confinato ad esistenze primitive.<br />
Naturalmente, la successiva realizzazione di strade in molti casi toccò e “valorizzò” quelli che erano stati gli insediamenti liguri nei punti più strategici dell&#8217;Appennino. Nel 109 a.C. la via Aemilia Scauri prolungò quel percorso che Aurelio Cotta aveva iniziato due secoli prima. Proseguita da Augusto, essa divenne la via Julia Augusti. Ed Augusto stesso ordinò il ripristino anche del tracciato che collegava Vada Sabatia (portuale) con Aquae Statiellae (Acqui Terme) e Derthona (Tortona), via val Bormida, e del tracciato che dalla costa saliva la val Tanaro, verso Ceba (Ceva), Pollentium (Pollenzo presso Bra) e Alba Pompeia (Alba). Approfondimenti a <a href="https://www.ecodisavona.it/2020/07/05/due-percorsi-una-strada/" target="_blank">questo link</a>.<a href="https://www.ecodisavona.it/2020/07/05/due-percorsi-una-strada/"><br />
</a>Lungo le strade sorgevano stationes, mansiones e mutationes (punti tappa ov’era possibile caso per caso riposare, rifocillarsi, riparare o cambiare animali), talora cauponae e popinae, ovvero semplici locande e trattorie.<br />
Nel frattempo, per decreto senatoriale, veniva eretto il trofeo delle Alpi alla Turbia, oggi pittoresco villaggio presso Monaco, per onorare – proprio sul confine con la Gallia Narbonense &#8211; i trionfi delle legioni di Augusto e dunque la totale, finalmente definitiva pacificazione del suolo italico.<br />
Quel reticolo viario/infrastrutturale fornì impulsi nuovi e decisivi alle sorti socioeconomiche della Liguria, “nutrendo” i traffici delle città costiere ed attenuando le criticità di quell’orografia che tuttora per così dire l’affligge. Dall&#8217;Appennino non a caso scese un esodo di popolazioni verso Genua a sud, oppure, anche sfruttando via via la Postumia, verso i fiorenti centri di pianura quali Libarna (che prima dell’abbandono d’epoca barbarica raggiunse probabilmente i 4-7mila abitanti), Derthona e Vicus Iriae (Voghera), in cerca di occasioni di lavoro e di benessere, quel che oggi diremmo occupazione e qualità della vita.<br />
<strong>Umberto Curti<br />
<a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2021/07/umberto-curti.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-20548" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2021/07/umberto-curti-300x168.jpg" alt="umberto curti" width="300" height="168" /></a><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2019/12/Ligucibario-mindmap-PNG1.png"><img class="alignleft size-medium wp-image-18796" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2019/12/Ligucibario-mindmap-PNG1-300x225.png" alt="Ligucibario mindmap PNG" width="300" height="225" /></a><br />
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		<title>I libri di Umberto Curti. 6</title>
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		<pubDate>Thu, 01 Apr 2021 12:40:18 +0000</pubDate>
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<p>I libri di Umberto Curti. 6</p>
<p><strong><em>Il cibo in Liguria dalla preistoria all’età romana</em>, ed. De Ferrari, Genova, 2012</strong><br />
Umberto Curti propone una “storia” dell’alimentazione in Liguria dai primi insediamenti umani fino alla romanizzazione. Lettura di taglio etno-gastronomico, <strong>da Albintimilium al Portus Lunae</strong>, avvincente come un romanzo, colma un ampio vuoto nella saggistica fin qui prodotta da studiosi d’altri indirizzi. Cerca di restituire vividamente, attraverso il dato dell’alimentazione (ricco d’aspetti simbolici), i giorni le opere i bisogni, ma anche i riti e gli afflati, di uomini vissuti centinaia o migliaia d’anni prima di noi, e pure a noi vicinissimi. Nel prezioso volume, che traccia una paleogeografia dell’intera Liguria, sono via via approfonditi, anche tramite le fonti letterarie antiche, le aree ed i luoghi liguri più significativi relativamente ai commerci, alla pesca, alla pastorizia, all’agricoltura. I formaggi che salpavano dal porto di Luni, il frantoio del Varignano e l’export oleario, il moretum “salsa da mortaio” antenata delle attuali, il vino nella Tavola Bronzea della val Polcevera, Albenga “capitale” della resistenza ai Romani così come della piana più fertile della Liguria… Emerge il ritratto, a ponente e levante di <strong>Kainua</strong>, di una terra di difficile attraversamento e accesso, ma compiutamente mediterranea, ieri affascinante quanto oggi, e di un popolo coraggioso che sin dalle origini riconobbe alla natura, ai monti, alle acque una sacertà profonda che commuove l’uomo contemporaneo. Resta purtroppo da chiedersi, in una terra tanto ricca di memorie, come mai il bene archeologico sappia esser così poco product turistico&#8230; Conclude – per così dire &#8211; il volume <strong>una sezione di 10 ricette + il famoso o famigerato <em>garum</em></strong>, che a Umberto Curti sono parse, per ingredienti e caratteri organolettici, quanto oggi nella cucina ligure vi sia di più “simile” a quel che &#8211; durante le remote età e la romanizzazione prese in esame &#8211; costituiva l’alimentazione dei Liguri: machetto, castagnaccio, mes-ciùa, prescinsêua, capra stufata, farinata di ceci, lumache in umido, gattafin, cavolo-rapa e navoni, testaroli.</p>
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