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	<title>Ligucibario &#187; acciughe</title>
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		<title>Trasformazioni urbane, si completa il ciclo di video</title>
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		<pubDate>Tue, 08 Sep 2026 15:24:27 +0000</pubDate>
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				<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_25099" style="width: 310px" class="wp-caption alignleft"><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2025/01/DSCN2245-Copia.jpg"><img class="size-medium wp-image-25099" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2025/01/DSCN2245-Copia-300x212.jpg" alt="il porto di genova" width="300" height="212" /></a><p class="wp-caption-text">il porto di genova</p></div>
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<p>Sono ospite della Biblioteca Civica “Berio”, di Genova, per girare gli ultimi 2 video del ciclo che quest’anno abbiamo dedicato al tema delle trasformazioni urbane che nel tempo hanno interessato la città, specie alcune aree.</p>
<p><strong>Dopo i 4 video relativi a Sottoripa, all’attuale piazza Dante, al trenino di Casella e a Sampierdarena, eccoci ora al lavoro sul quartiere della Foce, “raggiunto” nel 1965 dalla Sopraelevata, e su Pra’ e le famose serre di basilico. Ovviamente, via via l’intero ciclo è reso liberamente fruibile online, e i vari contenuti propongono alcuni corredi d’arricchimento con immagini e proposte di lettura…</strong></p>
<p>La strada Sopraelevata, oggi intitolata ad Aldo Moro, il politico barbaramente ucciso da terroristi nel 1978, è una “miracolosa” corniche che da Sampierdarena giunge alla Foce, o viceversa. Lunga 6 km (circa 1/6 dello sviluppo lineare cittadino), fu aperta al traffico il 25 agosto 1965, “alleggerendo” i tempi di percorrenza fra ponente e levante. In altri tempi, la città s’era già caratterizzata, per così dire, con una strada rialzata, ovvero quelle scenografiche “terrazze di marmo” (410 m di lunghezza e 13 di larghezza) che dal 1844 al 1885 permisero panoramiche passeggiate vista porto, e che – demolite dopo appena un quarantennio &#8211; sono sopravvissute in innumerevoli illustrazioni.</p>
<p>La Foce è il quartiere dove sono cresciuto e dove tuttora abito. Qui su Ligucibario<strong><em>®</em></strong> le ho già dedicato un affettuoso ricordo, “riandando” a scuole, negozi, trattorie eccetera eccetera che s’impressero nelle mie rètine di bambino, dalla fine degli anni Sessanta…</p>
<p>L’origine del nome dovrebbe legarsi al Bisagno, l&#8217;antico Fertor, che infine sfocia in mare, ma alcuni (peraltro senza convincenti appigli…) viceversa lo legherebbero a quei Focesi che dalla Grecia navigarono sino a fondare Massalia, l’odierna Marsiglia.</p>
<p>La Foce, di fatto, era una realtà “incassata” tra gli attuali corso Saffi e corso Barabino e la chiesa di San Pietro, alta, presso l’attuale via Nizza.</p>
<p>Ospitò via via un noto lazzaretto, attivissimi cantieri navali, lavandaie che sfruttavano l’acqua del torrente, besagnin che dalla val Bisagno scendevano con la frutta e gli ortaggi di stagione, e poi si connotò per quella “fiera di San Pietro” che tuttora anima con mille bancarelle i fine giugno.</p>
<p>Era un luogo dove si veniva anche per mangiar bene, farinate, fritture di pesce e altre leccornie in quei numerosi ristori (chi preferisce li chiami sciamadde, törtae, fainotti…) che anche grazie ai prezzi attraevano target, pardon clientele, variegate. Ed io stesso ricordo la tripperia all’angolo tra i corsi Barabino e Torino, e poco più avanti in direzione mare quel bar “Conte” ove i tramezzini con l’insalata russa creavano dipendenze anche negli asceti.</p>
<p><strong>Due sono le letture sulla Foce che consiglio</strong>: a)Rinaldo Luccardini, “Albaro e la Foce. Genova, storia dell’espansione urbana del Novecento”, ed. Sagep, 2013, e b)Eugenio Bucci di Santaflora, “Il cantiere navale della Foce”, ed. Sten, 1916. Quest’ultimo, opera di un ufficiale della Marina Militare, è di più difficile reperimento.</p>
<p>Per quanto attiene a Pra’, unita alla cosiddetta Grande Genova nel 1926 per volere fascista, è molto interessante rievocare gli anni dal 2015-16, durante i quali venne completata la fascia di rispetto, venne notevolmente riorganizzata l’Aurelia, e di fatto prese vita quel parco urbano che oggi è un moderno skyline e richiamo, con aree verdi e pedonalizzate ad un passo dal mare. Nello stesso periodo, la comunità locale intese anche dare un nome alle 4 rotonde che avevano modificato la viabilità, e nacquero quindi la rotonda “Scoglio dell’oca”, dove sistemare il grande mortaio da pesto, la rotonda “San Pietro”, dedicata al patrono di Pra’ e dei pescatori, la rotonda “Muggio”, dove un tempo si salavano per la conservazione e la vendita le acciughe, e la rotonda “Pontile”, dove attraccavano i materiali per le ferriere.</p>
<p>Ma Pra’, come detto, è assai famosa per il “suo” basilico, ingrediente chiave del pesto. Qui erano molti e capaci i coltivatori che lavoravano le colline locali, le “ville” nobiliari dei Podestà, dei Cambiaso… Il territorio peraltro non denotava una mono-vocazione, c’erano mulini (l’acqua serviva alle cartiere), frumento, uliveti, produzioni di biacca… Ma i frutti della terra erano così apprezzati che banastre e corbette belle cariche raggiungevano in treno i mercati di Torino e Milano. Nella seconda metà dell’Ottocento si comprese che sarebbe stato proficuo avere derrate tutto l’anno senza soggiacere rigidamente alle stagioni, e progressivamente, da fine secolo, si diffusero così le serre, di vetro, qualcuno le chiamava “e stüffe” (le stufe) perché riscaldate col carbon coke, quel carbon coke la cui cenere poi rendeva – positivamente &#8211; più alcalini e meno acidi i terreni. Il resto è storia assai più recente, ed anche più “tecnologica”, salvo restando che anche il basilico è esito di condizioni pedoclimatiche e di ingegno umano. E poiché il pesto non è un sugo bensì una salsa, ovvero una preparazione a crudo, il basilico (quello genovese ha rispetto ad altri una concentrazione più delicata di olii essenziali) si conferma decisivo…</p>
<p><strong>Due sono le letture su Pra’ che consiglio</strong>: a)Giuliano Boffardi, “Girando per Pra’”, ed. Amazon kindle, 2021, e b)Centro culturale praese, “Antologia praese 2.0”, ed. Il canneto, 2023.</p>
<p>Umberto Curti</p>
<p><em><a href="https://www.ligucibario.com/umberto-curti-luisa-puppo/" target="_blank"><strong data-start="1087" data-end="1118">Umberto Curti e Luisa Puppo</strong></a>, grazie a competenze ed esperienze maturate in oltre trent’anni di attività a fianco di territori e imprese, sviluppano consulenze e percorsi formativi per <strong data-start="1275" data-end="1366">destinazioni turistiche, operatori e realtà impegnate nella valorizzazione territoriale</strong>.</em></p>
<p data-start="1369" data-end="1644"><em>Attraverso Ligucibario® promuovono strategie fondate su <strong data-start="1425" data-end="1510">marketing territoriale, turismo esperienziale, storytelling e identità dei luoghi</strong>, con particolare attenzione alle relazioni tra comunità, patrimonio culturale, enogastronomia e nuove forme di fruizione sostenibile.</em></p>
<p data-start="1369" data-end="1644"><em>Umberto Curti e Luisa Puppo collaborano con enti, imprese e territori attraverso consulenza, formazione e valorizzazione territoriale. </em><em>Per informazioni e approfondimenti, scrivi a <a class="decorated-link cursor-pointer" rel="noopener" data-start="631" data-end="651">info@ligucibario.com</a>.</em></p>
<p><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2025/02/umberto.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-25493" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2025/02/umberto-186x300.jpg" alt="umberto" width="186" height="300" /></a></p>
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		<title>La festa di San Giovanni Battista in Liguria</title>
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		<pubDate>Mon, 22 Jun 2026 14:15:00 +0000</pubDate>
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				<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_30289" style="width: 210px" class="wp-caption alignleft"><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2026/06/romilsondequeiroz-saint-johns-eve-7272493_1920.jpg"><img class="size-medium wp-image-30289" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2026/06/romilsondequeiroz-saint-johns-eve-7272493_1920-200x300.jpg" alt="falò di San Giovanni - photocredits Pixabay" width="200" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">falò di San Giovanni &#8211; photocredits Pixabay</p></div>
<p>San Giovanni Battista, dopo le Quaresime prepasquali e i &#8220;cantamaggio&#8221;, era (ed è?) una data spartiacque, allorché il solstizio d&#8217;estate incideva nell&#8217;anno il proprio segno mediano&#8230; Sarebbe un bel tema sul quale intervistare storici della levatura di Piero Camporesi, Giovanni Rebora, Enrico Calzolari, Carlo Ginzburg.</p>
<p>In Liguria sul mare questo era tempo di muscoli (da mangiare nei mesi senza &#8220;erre&#8221;&#8230;) e di acciughe, il pane del mare. Ma la cosiddetta &#8220;barca di San Giovanni&#8221; originava come rito &#8211; per vaticinare il futuro &#8211; anche dalle campagne: un albume veniva versato in una bacinella d&#8217;acqua, e la mattina seguente si controllava cosa fosse accaduto, e se i filamenti avessero composto la &#8220;forma&#8221; di un veliero, possibilmente a vele spiegate, ciò avrebbe significato radiosi futuri&#8230; E il tuorlo? Beh, poteva sempre servire in qualche ricetta salata o dolce.</p>
<p>San Giovanni Battista poi si lega tuttora all&#8217;aglio, da usare contro le streghe e la povertà (ad Airole (IM) si cuoce &#8220;alla canna&#8221; sopra il fuoco). Alle erbe, fra cui l&#8217;iperico. Ai fiori di campo da disporre sotto il cuscino, anche per favorire l&#8217;amore. Alla &#8220;rugiada&#8221; (o guazza), ovvero quell&#8217;acqua che in una bacinella viene arricchita di speciali erbe, un&#8217;acqua con cui la mattina seguente lavarsi mani e viso e innaffiare terra e vasi. E si lega last not least anche alle noci, ancora acerbe e verdi, con cui progettare splendidi nocini.</p>
<p>Per volere dei Papi più lungimiranti è dunque evidente come il sincretismo abbia &#8220;trasferìto&#8221; nella liturgia cristiana molte usanze pagane, che se fossero state tout court abolite avrebbero destabilizzato le comunità. Sono tra queste anche i fuochi, certamente, a simboleggiare niente meno che il sole, fuochi dentro i quali ardere &#8211; sovente in forma di fantoccio &#8211; tutte le negatività passate. A Migliarina, presso La Spezia, il falò &#8220;del Batiston&#8221; è auspicio di rinnovamento e fecondità, ma anche&#8230;pretesto per gustare sgabei (come a Fezzano) e ravioli. A Deiva Marina sul greto del torrente una enorme catasta di frasche avvampa rischiarando la sera&#8230; Insomma, paese che vai usanza che trovi.</p>
<p>Buon San Giovanni Battista a tutti gli amici di Ligucibario®, che da tanti anni non sono poi pochi.</p>
<p><strong>Umberto Curti</strong></p>
<p>(Luisa Puppo e Umberto Curti, grazie a vaste competenze ed esperienze ormai trentennali a fianco di territori e imprese, propongono consulenze, marketing, social media e attività formative per le destinazioni turistiche, l’enogastronomia e il commercio, con specifici focus sul turismo esperienziale, lo storytelling, l’escursionismo coste/entroterra, e le traduzioni da/in inglese. Contattaci senza impegno su info@ligucibario.com)</p>
<p><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2025/05/dop-riviera-ligure.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-26203" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2025/05/dop-riviera-ligure-193x300.jpg" alt="dop riviera ligure" width="193" height="300" /></a></p>
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		<title>Storytelling all&#8217;ITS agroalimentare di Imperia. Un diario di viaggio</title>
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		<pubDate>Thu, 23 Apr 2026 13:16:40 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>&#160; &#160; &#160; &#160; &#160; &#160; &#160; Magistralmente introdotto all’aula dalle parole della tutor, Cristina Penno, ho iniziato le mie docenze all’ITS agroalimentare di Imperia, nel corso per “Marketing manager”. Davanti ad un gruppo a forte componente femminile, attento e partecipe, ho così cominciato il mio percorso, centrato sulla comunicazione del prodotto (enogastronomico) e sullo ...<a class="post-readmore" href="https://www.ligucibario.com/storytelling-allits-agroalimentare-di-imperia/">leggi tutto</a></p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.ligucibario.com/storytelling-allits-agroalimentare-di-imperia/">Storytelling all&#8217;ITS agroalimentare di Imperia. Un diario di viaggio</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://www.ligucibario.com">Ligucibario</a>.</p>
]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_26669" style="width: 310px" class="wp-caption alignleft"><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2025/09/DSCN6059.jpg"><img class="size-medium wp-image-26669" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2025/09/DSCN6059-300x219.jpg" alt="farinata di ceci" width="300" height="219" /></a><p class="wp-caption-text">farinata di ceci</p></div>
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<p>Magistralmente introdotto all’aula dalle parole della tutor, Cristina Penno, ho iniziato le mie docenze all’<strong>ITS agroalimentare di Imperia</strong>, nel corso per “<strong>Marketing manager</strong>”.</p>
<p>Davanti ad un gruppo a forte componente femminile, attento e partecipe, ho così cominciato il mio percorso, centrato sulla <strong>comunicazione del prodotto</strong> (enogastronomico) e sullo <strong><a href="https://www.ligucibario.com/storytelling-food-wine/" target="_blank">storytelling food&amp;wine</a></strong>.</p>
<h2>Lo storytelling agroalimentare nell&#8217;esperienza di Umberto Curti</h2>
<p>Il mio approccio non è mai accademico. Da molti anni conduco con Luisa Puppo una società di consulenza, il cui focus è la <strong>Liguria</strong> (con le sue eccellenze food&amp;wine e dell’artigianato) come <strong><a href="https://www.ligucibario.com/turismo-gastronomico-destinazione/" target="_blank">destinazione turistica</a></strong>, e pertanto affianchiamo territori ed imprese sempre alle prese col “nuovo che avanza”….</p>
<h2>Comunicare il valore del prodotto tra digitalizzazione e nuovi scenari</h2>
<p>Oggi, tuttavia, una ottimale <strong>conoscenza del prodotto</strong> deve interfacciarsi ai molti cambiamenti in atto, che hanno reso i recenti decenni impattanti tanto quanto un’era geologica. Non si è trattato solo di digitalizzazione. La digitalizzazione ha infatti coinciso con deregulation in molti settori e con accelerazioni brutali in quasi tutte le tendenze di mercato.</p>
<h2>Narrazione sensoriale e promozione delle eccellenze di Liguria</h2>
<p>La Liguria del cibo e del vino è, come al solito, qualità, non quantità. I nostri vini, i nostri olii, e salumi e formaggi e mieli…, esigono – anche online &#8211; una <strong>promotion evocativa, sensoriale</strong>, davvero esperienziale, e che considero il vero pilastro del <strong><a href="https://www.ligucibario.com/turismo-esperienziale-il-format-di-umberto-curti/" target="_blank">turismo esperienziale</a></strong>. La conoscenza del marketing (e della lingua inglese) risulta dunque prodromica a tutto il resto, compreso l’utilizzo dei social media.</p>
<p>La Liguria è terra di muretti a secco, di dieta mediterranea, di cultivar pregiate, dunque di <a href="https://www.ligucibario.com/marketing-del-genius-loci/" target="_blank"><strong>genius loci</strong></a> e di buonessere. La battaglia che da anni <strong>Ligucibario®</strong> conduce è una ribellione all&#8217;antropocene, al consumismo globale, ai prodotti OGM, al trash food, alle agromafie che contraffanno il made in Italy e il <strong>made in Liguria</strong>.</p>
<h2>Dalle radici al racconto: la pratica della mindmap territoriale</h2>
<p>Nella prima lezione ho ingaggiato corsiste e corsisti con una prima <strong>mindmap</strong>: proponendogliene una delle mie, a tema farinata di ceci, ho proposto loro di lavorare su una risorsa che gli fosse familiare, gradita, che potenzialmente desiderassero “vendere”: v’è chi ha scelto di raccontare le acciughe, chi il Rossese di Dolceacqua, chi il pesto, chi il brandacujun, chi la focaccia genovese.</p>
<p>E’ stato realmente un buon inizio, e chi ben comincia…</p>
<p><strong><a href="https://www.ligucibario.com/umberto-curti-luisa-puppo/" target="_blank">Umberto Curti</a><br />
</strong></p>
<p>(Luisa Puppo e Umberto Curti, grazie a vaste competenze ed esperienze ormai trentennali a fianco di territori e imprese, propongono consulenze, marketing, social media e attività formative per le destinazioni turistiche, l’enogastronomia e il commercio, con specifici focus sul turismo esperienziale, lo storytelling, l’escursionismo coste/entroterra, e le traduzioni da/in inglese. Contattaci senza impegno su <a href="mailto:info@ligucibario.com">info@ligucibario.com</a>)</p>
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		<title>Per una storia dei genovesi a tavola</title>
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		<pubDate>Fri, 10 Apr 2026 09:38:07 +0000</pubDate>
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<p>Ci avviciniamo al 5 maggio, data in cui presenterò alla Biblioteca Civica “Saffi” di Genova-Molassana il bellissimo saggio “Civiltà della forchetta” di Giovanni Rebora, uscito alcuni anni fa e certamente non dimenticato da chi fa il mio mestiere…</p>
<p>In questi giorni, parlando dell’iniziativa, anche ed anzitutto nelle aule di formazione dove Luisa Puppo ed io svolgiamo le rispettive docenze, talvolta risulta necessario recuperare qualcosa circa la biografia di Rebora, i luoghi a cui fu legato, e il clima culturale in cui cominciò a produrre alcuni dei suoi notevoli saggi.</p>
<p>Io lo conobbi circa 44 anni fa, quando &#8211; da matricola universitaria qual ero &#8211; mi aggiravo un po’ sperduto per i diversi e solenni istituti di cui si componeva la Facoltà di Lettere, rimbalzando fra le lezioni.</p>
<p>Rebora operava a Balbi 6, ricordo ancora quelle scalinate, ed il suo modo di “fare” ricerca e d’insegnare i fatti economici e agrari s’ispirava anche alla grande lezione della storiografia francese d’anteguerra (tra cui gli “Annales” di Bloch e Febvre), e si connetteva a Braudel, altro storico di vaglia, che ammirò Genova e che Rebora condusse anche in cerca&#8230;di trippe e gelati.</p>
<p>Poiché i fenomeni socioeconomici anche “minuti” e quotidiani consentono di comprendere il divenire delle comunità meglio di tutti gli altri, è ovvio che progressivamente l’enogastronomia attirasse – certo con un approccio non modaiolo – l’interesse di Rebora, maestro nello spulciare i documenti che raccontano la vita attraverso i vari periodi storici.</p>
<p>E non a caso l’8 marzo 1983 Rebora fu al centro di un Convegno a Imperia, sulla dieta cosiddetta mediterranea (concetto di cui oggi un po&#8217; si abusa?), i cui Atti rappresentano tuttora una lettura preziosa…</p>
<p>Per Rebora il cibo costituiva un modo di essere delle persone e dei ceti di appartenenza, e dunque chiariva molti aspetti anche della genovesità e della Liguria. Genova per secoli fu una città straricca, connotata da uno scarso “contado”, e pertanto chiamata a produrre risorse di eccellenza (dai limoni, ad alcuni vini, alle stoffe…) per importare quel che le occorreva, in primis il grano, o che le piaceva, per garantirsi un alto benessere. In tal senso la pasta di grano duro valse a lungo da cibo della domenica, si moltiplicarono i formati, e a coronamento di quel business non dimentichiamo che ad Imperia sorse nel 1887 il grande stabilimento della “Agnesi”, nata nel 1824 a Pontedassio.</p>
<p>Molti piatti genovesi non sono semplici, implicavano materia prima di qualità, lavorata con pazienza, e via via nei secoli si affermarono i ravioli, la cima (forse il piatto più complesso di tutta la cuciniera ligure), le gattafure, le cotture “accomodate”, le zuppe di pesce, la pasticceria secca e il pandolce (alto!)…</p>
<p>Le famiglie abbienti disponevano beninteso di cuochi, e prediligevano la carne di prima scelta (ovvero vitella), mentre i ceti più poveri (anzitutto i camalli) s’appoggiavano a trattorie e sciamadde, dove (seduti su lunghe panche gomito a gomito coi vicini) trovavano farinate, minestroni, trippe, vin brusco. Le ultime trattorie di quel tipo furono forse quelle di metà ‘900 a Sampierdarena (“Toro”…) * , ma per fortuna qualche sciamadda – sulla scia della “Carlotta” di Sottoripa ** &#8211; sopravvive con successo nei carruggi, oggi frequentata anche da turisti ammaliati dai nostri finger food.</p>
<p>Lo stoccafisso ovviamente si diffuse (esplosivamente) dopo che il naufrago Querini lo scoprì alle Lofoten.</p>
<p>Il pesce tuttavia non seduceva granché, ma le acciughe, pane del mare, per alcuni mesi erano molto pescate, e poi lavorate in cento modi, si tratta infatti di un pesce-conserva, di un pesce-condimento.</p>
<p>Le doti mercantili e imprenditoriali &#8211; alla base di un proverbio quale “Ianuensis ergo mercator” &#8211; consentivano ai genovesi d’insediarsi con successo in alcune aree e di dedicarsi a lucrosi commerci, ma al tempo stesso in alcune di quelle aree (a clima tropicale o quasi) essi seppero abbondantemente coltivare la canna da zucchero, che in patria rafforzava l’attività dei confiseur, i canditori (la tecnica è arabo-greca, e non a caso si diffuse anche a Venezia). Costoro, con la scoperta del Nuovo Mondo e l’arrivo delle fave di cacao, divennero poi anche eccelsi chocolatier, l’amarume della tostatura (lo scopriamo in Paul Valéry) si diffondeva intensamente nelle strade di Genova.</p>
<p>Si candivano splendidamente le arance, originarie dell’Asia come del resto anche i chinotti, e sulla Riviera di ponente attecchì la varietà Pernambuco (Washington Navel), assai versatile.</p>
<p>Anche di questo – debitori a “pionieri” quali Rebora &#8211; parleremo il 5 maggio, a testimoniare che la storia dell’alimentazione è foriera di mille insegnamenti, perché un popolo (a maggior ragione sul Mediterraneo, mare antico nelle parole di Raffaele La Capria, mare che unisce) è ciò che ha coltivato, allevato, pescato, commerciato… Diacronia significa, oggi come ieri, relazione.<br />
* Rebora stesso era sampierdarenese<br />
** la “Carlotta”, ostessa quanto mai dinamica sia ai fornelli sia in cassa, prevedeva come unico antipasto i muscoli, poi tra i primi spiccavano la zuppa di pesce e le tagliatelle all’uovo, insieme alla pasta condita con sugo o pesto. I funghi figuravano spesso tra le specialità della casa, e quanto ai piatti di pesce si gustavano l’aragosta, la buridda, e il pesce “allo scabeccio”. Ma naturalmente una portata imprescindibile era quella torta Pasqualina che commuoveva il noto giornalista Giovanni Ansaldo (nipote del fondatore dell’Ansaldo), il quale in un libriccino rivolgeva un accorato appello proprio alla Carlotta: “Bisogna che difendiamo il nostro buon nome sin d’ora. Se no, come adesso dicono che l’America l’hanno scoperta gli spagnoli, di qui a due secoli diranno che la torta pasqualina l’hanno inventata i milanesi”…</p>
<p><strong>Umberto Curti</strong></p>
<p>(Luisa Puppo e Umberto Curti, grazie a vaste competenze ed esperienze ormai trentennali a fianco di territori e imprese, propongono consulenze, marketing, social media e attività formative per le destinazioni turistiche, l’enogastronomia e il commercio, con specifici focus sul turismo esperienziale, lo storytelling, l’escursionismo coste/entroterra, e le traduzioni da/in inglese. Contattaci senza impegno su <a href="mailto:info@ligucibario.com">info@ligucibario.com</a>)</p>
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		<title>Pan bagnau</title>
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		<pubDate>Thu, 26 Mar 2026 10:20:48 +0000</pubDate>
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				<content:encoded><![CDATA[<p>Il pan bagnau è una &#8220;remise en forme&#8221; del pane raffermo nata a Bordighera (IM).<br />
Ricetta quanto mai semplice ma profumata e gustosa, s&#8217;imbottisce una pagnotta casereccia ampia e tonda &#8211; preventivamente strofinata con aglio (di Vessalico) &#8211; con pomodori (cuore di bue), olive (taggiasche), acciughe&#8230; Chi l&#8217;ha può aggiungere tonno&#8230;<br />
Si nota una parentela col pan bagnat nizzardo e corso, uno street food che talora ho mangiato come antipasto.<br />
Nei calici Ligucibario verserebbe un Vermentino della DOC locale, a 10°C in tulipani a stelo alto, più che un rosato Sciac-trà.<br />
<strong>Umberto Curti<br />
</strong></p>
<p>L’alfabeto del gusto di Ligucibario® è la più ampia, completa e autorevole “banca dati” dell’enogastronomia ligure. Circa 1.500 voci che Umberto Curti in decenni di lavoro ha redatto e poi aggregato online per tutelare e promuovere le tradizioni regionali. Liberamente fruibile, “oggetto d’innumerevoli tentativi d’imitazione”, conta migliaia di follower e da sempre non contiene alcuna pubblicità. Iscriviti alla newsletter cliccando in homepage il simbolo della busta, e ogni settimana riceverai gratuitamente i nuovi contenuti…</p>
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		<title>Genova per voi</title>
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		<pubDate>Tue, 18 Mar 2025 13:53:53 +0000</pubDate>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2025/03/Foto0479.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-25808" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2025/03/Foto0479-300x229.jpg" alt="Foto0479" width="300" height="229" /></a></p>
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<p>Una coppia di amici lombardi (lui è un architetto) vengono ogni anno a far visita a Luisa e me in quel di Genova, chiedendoci di “progettare” sempre nuovi itinerari di scoperta della città. Un anno il centro storico coi Rolli, un anno la corniche di Circonvalmonte, un anno la Collezione d’arti decorative Wolfson (1880-1945), un anno il trenino di Casella che dalla val Bisagno ne penetra altre due, un anno il sistema dei Forti, un anno il Museo archeologico a Pegli dove incontrare il Principe delle arene candide e la Tavola bronzea…</p>
<p>E certamente d’immaginare qualche sosta giusta in termini di focaccia, farinata, acciughe, pansoti, torte di verdura, stoccafisso, pànera (la cucina genovese, malgrado tormentoni mediatici culminati nel mega-mortaio gonfiabile sulle acque del Tamigi, non è mai stata né mai sarà solo pesto…).</p>
<p>Itinerari, però, talvolta un po’ meno “consueti”, ovvero che di fatto consentano anche a Luisa e me – che lavoriamo nel turismo da 30 anni ciascuno – per così dire qualche nuova scoperta, qualche nuova emozione (le emozioni regalano vita e non sono mai abbastanza) che ispiri anche a noi qualche frase &#8220;alla Petrarca&#8221;.</p>
<p>Genova, sia detto subito, è dentro i genovesi, ed i genovesi sono dentro Genova. Non tutti i luoghi propongono un legame così profondo tra abitato ed abitanti. E’ un genius loci avvertibile con tutti i sensi, è un mood che poggia su colori odori sapori rumori ben distinguibili, a cominciare dal dedalo medievale dei carruggi, davvero quasi labirintico, e da quei jeans che oggi indossa il mondo intero ma che al Museo Diocesano svelano la propria origine.</p>
<p>Genova modella una città – d’ascendenza etrusca &#8211; di ripe portuali, che poi s’alza verso la collina (Montale descrisse Sottoripa con un nitido endecasillabo: paese di ferrame e alberature). Ianuensis ergo mercator&#8230; Si mostra senza esibirsi più di tanto, impegnata com’è a ritagliare sempre i propri destini fra le onde e il vicinissimo Appennino. Genova è una comunità cui fortemente somiglio, talvolta ruvida, sempre indomita, talvolta cosmopolita, sempre riservata, e che (l’avreste mai immaginato?) destina a mare e male una parola dall’identico – ma proprio identico &#8211; suono.</p>
<p>Personalmente adorerei ogni volta cominciare a raccontarla da San Donato, con quell’aria romanica che incute rispetto e, all’interno, nella cappella di San Giuseppe, quell’Adorazione dei Magi, un trittico a sportelli &#8211; opera cinquecentesca di un fiammingo &#8211; , che da sola “varrebbe il viaggio”. E poi da Canneto il Lungo, l’interminabile stretto vicolo dove aveva lo scagno – mille anni fa – mio nonno. Da lì, tutto il cuore cittadino dista pochi passi, il porto antico, la Cattedrale, piazza San Matteo, l’aurea strada nuova, e molti musei che un tempo – ora non più – avrebbero definito inaspettati…</p>
<p><em>Alla fine mi chiedo sempre (ma è un quesito da rivolgere anzitutto ai politici che ne amministrano le sorti e in qualche modo l’avvenire): come mai in una città tanto bella si vive tanto male (qualità della vita, collegamenti, degrado, crisi del commercio&#8230;), e si lavora tanto precariamente (1/4 dei liguri fatica ad arrivare a fine mese, crescono i &#8220;neet&#8221;, fuggono i giovani che possono&#8230;)?</em><br />
<strong>Umberto Curti<br />
</strong></p>
<p>(Luisa Puppo e Umberto Curti, grazie a vaste competenze ed esperienze a fianco di territori e imprese, propongono consulenze, marketing, social media e attività formative per le destinazioni turistiche e l’enogastronomia, con specifici focus sul turismo esperienziale, lo storytelling, l’escursionismo coste/entroterra, e le traduzioni da/in inglese. Contattaci senza impegno su <a href="mailto:info@ligucibario.com">info@ligucibario.com</a>)</p>
<p><strong><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2021/07/umberto-curti.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-20548" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2021/07/umberto-curti-300x168.jpg" alt="umberto curti" width="300" height="168" /></a></strong></p>
<p><strong><br />
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		<title>Dieta mediterranea</title>
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		<pubDate>Mon, 03 Mar 2025 09:46:59 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>Dieta mediterranea è risultata non a caso una delle voci più estese nel mio &#8220;Sostenibilità e biodiversità. Un Glossario&#8221; (richiedibile gratuitamente in pdf a questo link). Non si tratta meramente di un claim, creato a suo tempo dal marketing per incentivare l’utilizzo di pasta, olio ecc. presso consumatori e soprattutto consumatrici desiderose di conservare o ...<a class="post-readmore" href="https://www.ligucibario.com/alfabeto_del_gusto/dieta-mediterranea/">leggi tutto</a></p>
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]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Dieta mediterranea è risultata non a caso una delle voci più estese nel mio &#8220;Sostenibilità e biodiversità. Un Glossario&#8221; (richiedibile <em><strong>gratuitamente</strong></em> in pdf <a title="umberto curti glossario sostenibilità e biodiversità" href="https://www.sabatelli.it/?product=biodiversita-e-sostenibilita-un-glossario" target="_blank">a questo link</a>).<br />
Non si tratta meramente di un claim, creato a suo tempo dal marketing per incentivare l’utilizzo di pasta, olio ecc. presso consumatori e soprattutto consumatrici desiderose di conservare o ripristinare la linea… Bensì di uno stile di vita, di una cultura che si riverbera a tavola.<br />
E la &#8220;centralità&#8221; della Liguria nella Weltanschauung alimentare di Ancel Keys * , in tal senso, mi pare pienamente dimostrata dall’utilizzo dei derivati del grano ** , delle verdure crude o cotte, delle acciughe fresche o conservate, dei legumi, dalle note e meno note salse al mortaio dove sempre entrava l&#8217;aglio medicamentoso, dai castagni, dagli uliveti, dagli agrumeti, dai fichi freschi o secchi, e nell’entroterra dalle specie di ortaggi un poco più resistenti al clima, e infine &#8211; più di rado &#8211; dai formaggi ovini, dai funghi che odorano di mare… Liguria terra di nutraceutici!<br />
* vedi Ancel &amp; Margaret Keys, <em>Mangiar bene e stare bene</em>, ed. Piccin, 1962. Il biofisiologo statunitense morì centenario nel Cilento.<br />
** quasi sempre d’importazione da nord o da sud, come nota nel ‘600 il medico scaligero B. Paschetti. Tramite quei derivati s’impose anche il commercio (e il consumo) di pasta.<br />
<strong>Umberto Curti<br />
</strong></p>
<p>L’alfabeto del gusto di Ligucibario® è la più ampia, completa e autorevole “banca dati” dell’enogastronomia ligure. Circa 1.500 voci che Umberto Curti in decenni di lavoro ha redatto e poi aggregato online per tutelare e promuovere le tradizioni regionali. Liberamente fruibile, “oggetto d’innumerevoli tentativi d’imitazione”, conta migliaia di follower e da sempre non contiene alcuna pubblicità. Iscriviti alla newsletter cliccando in homepage il simbolo della busta, e ogni settimana riceverai gratuitamente i nuovi contenuti…</p>
<p>(Luisa Puppo e Umberto Curti, grazie a vaste competenze ed esperienze a fianco di territori e imprese, propongono consulenze, marketing, social media e attività formative per le destinazioni turistiche e l’enogastronomia, con specifici focus sul turismo esperienziale, lo storytelling, l’escursionismo coste/entroterra, e le traduzioni da/in inglese. Contattaci senza impegno su <a href="mailto:info@ligucibario.com">info@ligucibario.com</a>)</p>
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		<title>La Spezia, il Natale a tavola</title>
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		<pubDate>Mon, 23 Dec 2024 14:58:41 +0000</pubDate>
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				<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_24984" style="width: 310px" class="wp-caption alignleft"><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2024/12/005.jpg"><img class="size-medium wp-image-24984" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2024/12/005-300x178.jpg" alt="la spungata di sarzana" width="300" height="178" /></a><p class="wp-caption-text">la spungata di sarzana</p></div>
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<p>La Spezia, il Natale a tavola&#8230;<br />
Ieri sera seguivo su un’emittente locale l’interessante intervista ad un docente di cucina presso l’alberghiero “Casini” (La Spezia). Poiché Ligucibario® si è ripetutamente dedicato al menu del Natale genovese e talvolta a quello savonese, mi piace oggi, 23 dicembre, aprire viceversa ai Lettori un percorso verso il Levante… Com’era la tavola della tradizione spezzina (e dintorni)? Beh, una tavola “di confine” fra 3 regioni, fra mare e Appennino. E, in un certo senso, una tavola – allontanandosi dal mare &#8211; più ricca di cereali, ortaggi e castagne che di acciughe, olio ed agrumi.</p>
<p>Per i più curiosi c’è un bel volumetto, a cura di Patrizia Gallotti, edito una decina d’anni fa da Giacché.</p>
<p>Alla Vigilia si sarebbe anzitutto, come si dice, dato da mangiare al camino, “nutrendolo” con qualche pezzetto di cavolo lesso o di carne (talvolta stoccafisso), un morso di castagnaccio o una frittella di mele, e qualche goccia di vino rosso. L’indomani ecco frissèi (di baccalà…), torte d’erbi e di riso, acciughe ripiene, anguilla all’alloro, verdure in addobbo o in giardiniera, olive, affettati, qualche volta crostini coi fegatini. Poi ravièi o tordèi ** che dir si voglia (mutano nome verso Arcola e Castelnuovo Magra…), farciti caso per caso – anzi casa per casa &#8211; con bietole, borragine, timo…, e qualche volta capeleti in brodo, qualche altra crozeti o testaroli, o la quasi estinta minestra di ceci e baccalà. I secondi avevano ed hanno – in base ai gusti &#8211; le sembianze rustiche della gallina ripiena, del cappone, del tacchino al forno, del profumato coniglio alla contadina, ma anche della cima ben guarnita di salsa verde, e del cappon magro. Golosi i carciofi fritti, o a funghetto, dono di stagione. Gran finale con pandolci, con spungate e buccellati di Sarzana, col poncré lericino…, nonché i canestrelli e l’immancabile frutta secca, fra cui le mandorle, simbolo di risveglio, di vita feconda.</p>
<p>Quanto ai calici, le DOC locali oggi ancor più di ieri consentono abbinamenti puliti, perfetti, in primis l&#8217;eccelso Vermentino &#8211; anche nero &#8211; . E un tulipanino di Sciacchetrà vero – quello caro anche ad Eugenio Montale &#8211; completerà la festa di famiglia.</p>
<p>Buon appetito e buon Natale a voi tutti (e arrivederci a San Silvestro e all’Epifania…).</p>
<p><strong>Umberto Curti</strong></p>
<p><em>Luisa Puppo e Umberto Curti, grazie alle vaste competenze ed esperienze professionali a fianco di territori e imprese, propongono consulenze e interventi formativi per le destinazioni e l’enogastronomia, con particolare riferimento al turismo esperienziale, allo storytelling, e alle traduzioni da/in lingua inglese. Contattateci senza impegno su info@ligucibario.com</em></p>
<p><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2024/04/foto-umbi-sala-lignea.jpg"><img class="size-medium wp-image-22485" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2024/04/foto-umbi-sala-lignea-300x149.jpg" alt="umberto curti in sala lignea alla biblioteca civica berio di genova" width="300" height="149" /></a></p>
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		<title>Peperonata</title>
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		<pubDate>Sat, 12 Oct 2024 18:11:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Luisa]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>I peperoni (ennesimo dono dal Nuovo Mondo, come le patate, il mais, il cacao, i pomodori, i fagioli, le zucchine&#8230;) in Liguria si fanno ripieni, in salsa d’acciughe, un’azienda imbarattola un’ottima crema di peperoni di Imperia… La peperonata (alla ligure) si può a propria volta preparare, per 4 persone, con 3 peperoni di generosa dimensione ...<a class="post-readmore" href="https://www.ligucibario.com/alfabeto_del_gusto/peperonata/">leggi tutto</a></p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify; background: white; margin: 0cm 0cm 6.0pt 0cm;">I peperoni (ennesimo dono dal Nuovo Mondo, come le patate, il mais, il cacao, i pomodori, i fagioli, le zucchine&#8230;) in Liguria si fanno ripieni, in salsa d’acciughe, un’azienda imbarattola un’ottima crema di peperoni di Imperia… La peperonata (alla ligure) si può a propria volta preparare, per 4 persone, con 3 peperoni di generosa dimensione (giallo, verde, rosso), un cipollotto, uno spicchio d’aglio bianco, sale e pepe q.b., 3 pomodori cuore di bue, olio extravergine, una manciata generosa di pinoli italiani e quale fogliolina di basilico. Per la preparazione, soffriggere il cipollotto tagliato fino insieme all’aglio. Appena appassito unire i peperoni già lavati e ridotti in listarelle sottili (ripulirli sempre delle parti bianche). Aggiungere mezzo bicchier d’acqua e cuocere a fuoco tenue per circa 15 minuti. Unire i pomodori tagliati e cuocere ancora per una mezz’oretta. Se le verdure tendono ad asciugarsi aggiungere ancora un goccio d’acqua o/e un cucchiaio d’olio. In ultimo spolverare coi pinoli, salare, pepare ove piaccia, e profumare col basilico. Servire tiepida, come contorno gustosissimo, oppure valorizzarla su una bruschetta! L&#8217;abbinamento enologico è complesso anche per Ligucibario®, occorre preferibilmente basarsi su ciò di cui la peperonata è contorno&#8230;</p>
<p style="text-align: justify; background: white; margin: 0cm 0cm 6.0pt 0cm;"><strong>Umberto Curti<br />
</strong></p>
<p>L’alfabeto del gusto di Ligucibario® è la più ampia, completa e autorevole “banca dati” dell’enogastronomia ligure. Circa 1.500 voci che Umberto Curti in decenni di lavoro ha redatto e poi aggregato online per tutelare e promuovere le tradizioni regionali. Liberamente fruibile, “oggetto d’innumerevoli tentativi d’imitazione”, conta migliaia di follower e da sempre non contiene alcuna pubblicità. Iscriviti alla newsletter cliccando in homepage il simbolo della busta, e ogni settimana riceverai gratuitamente i nuovi contenuti…</p>
<p>(Luisa Puppo e Umberto Curti, grazie a vaste competenze ed esperienze a fianco di territori e imprese, propongono consulenze, marketing, social media e attività formative per le destinazioni turistiche e l’enogastronomia, con specifici focus sul turismo esperienziale, lo storytelling, l’escursionismo coste/entroterra, e le traduzioni da/in inglese. Contattaci senza impegno su <a href="mailto:info@ligucibario.com">info@ligucibario.com</a>)</p>
<p style="text-align: justify; background: white; margin: 0cm 0cm 6.0pt 0cm;"><strong> </strong></p>
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		<title>Genovamalfi</title>
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		<pubDate>Thu, 19 Sep 2024 10:01:44 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>GenovAmalfi è una pizza che con successo ho ideato (se ricordo bene) nel 2014, per una delle più reputate e frequentate pizzerie di Genova, ovvero &#8220;Piedigrotta&#8221; della famiglia Vaccaro (piazza Savonarola 27R), la quale è originaria di Tramonti, il paese per antonomasia dei pizzaioli. E&#8217; un omaggio a due repubbliche marinare, di Genova impiegando le ...<a class="post-readmore" href="https://www.ligucibario.com/alfabeto_del_gusto/genovamalfi/">leggi tutto</a></p>
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]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>GenovAmalfi è una pizza che con successo ho ideato (se ricordo bene) nel 2014, per una delle più reputate e frequentate pizzerie di Genova, ovvero &#8220;Piedigrotta&#8221; della famiglia Vaccaro (piazza Savonarola 27R), la quale è originaria di Tramonti, il paese per antonomasia dei pizzaioli. E&#8217; un omaggio a due repubbliche marinare, di Genova impiegando le acciughe fresche e il basilico (rigorosamente fuori cottura), di Amalfi la mozzarella di bufala e lo splendido limone sfusato. Ligucibario® le abbina preferibilmente un bianco &#8211; ligure o campano&#8230; &#8211; servito a 11°C in tulipani a stelo alto. Buon appetito!</p>
<p><strong>Umberto Curti<br />
</strong></p>
<p>L’alfabeto del gusto di Ligucibario® è la più ampia, completa e autorevole “banca dati” dell’enogastronomia ligure. Circa 1.500 voci che Umberto Curti in decenni di lavoro ha redatto e poi aggregato online per tutelare e promuovere le tradizioni regionali. Liberamente fruibile, “oggetto d’innumerevoli tentativi d’imitazione”, conta migliaia di follower e da sempre non contiene alcuna pubblicità. Iscriviti alla newsletter cliccando in homepage il simbolo della busta, e ogni settimana riceverai gratuitamente i nuovi contenuti…</p>
<p>(Luisa Puppo e Umberto Curti, grazie a vaste competenze ed esperienze a fianco di territori e imprese, propongono consulenze, marketing, social media e attività formative per le destinazioni turistiche e l’enogastronomia, con specifici focus sul turismo esperienziale, lo storytelling, l’escursionismo coste/entroterra, e le traduzioni da/in inglese. Contattaci senza impegno su <a href="mailto:info@ligucibario.com">info@ligucibario.com</a>)</p>
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<p><strong> </strong></p>
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