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	<title>Ligucibario &#187; via postumia</title>
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		<title>Pontedecimo, storia e gastronomia</title>
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		<pubDate>Mon, 15 Dec 2025 11:23:46 +0000</pubDate>
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<p>Una rapida “incombenza” ha condotto Luisa Puppo e me, sabato scorso, a Genova Pontedecimo. E’ però poi divenuta un ottimo pretesto per visitare il <strong>grande plastico in scala 1:87 (circa 12 x 3 m) che Piero Alberto Bella ha donato al Convento dei Cappuccini</strong> e che, dopo <strong>cinque anni di lavoro</strong>, ora schiude al pubblico una <strong>magnifica veduta di Pontedecimo</strong>, località la quale &#8211; come noto &#8211; fu interessata dalla ferrovia che nel 1853-54 unì il porto di Genova alla sabauda Torino.</p>
<p>La costruzione fermodellistica (su cui viaggiano un convoglio passeggeri ed un merci) è tutta auto-costruita manualmente, si basa su accuratissime ricerche storiche, anzitutto foto d’epoca (le quali però erano in bianco e nero), e ricrea “per settori” quel che Pontedecimo fu dal 1900 al 1951. V’è di che restare a bocca aperta, tanto ogni dettaglio è fedelmente riprodotto. E quando – intorno alle ore 17.00 – si è attivato anche il sistema di illuminazione (magnifici i tanti lampioncini), è stato possibile notare come le finestre presentassero all’interno perfino le tendine ricamate.</p>
<p>Salutati Piero Alberto e la sua Signora, pochi passi ci hanno condotto a piazza Pontedecimo, dove poi, imboccando la statale dei Giovi, si prosegue verso Mignanego e Milano. <em>Qui correva la <strong>Via Postumia</strong>, costruita da Roma nel 148 a.C. come strada di “arroccamento”, onde agevolare – anzitutto in caso di conflitti &#8211; il trasporto di uomini ed equipaggiamenti. E qui di fatto nasce il Polcevera, per la confluenza dei rii Verde e Riccò.</em><br />
Le luminarie natalizie davano un’atmosfera tutta dorata ad una piazza che non può purtroppo sottrarsi al rumore e ai fumi delle auto, ma che tuttavia conserva una vivacità commerciale che fa ancora ben sperare.</p>
<p><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2025/12/pontex2.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-29433" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2025/12/pontex2-182x300.jpg" alt="smart" width="182" height="300" /></a></p>
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<p>Due le mie soste con Luisa: una naturalmente alla <strong>pasticceria “Poldo”</strong> (sempre bellissime le vetrine e gli arredi interni), per un tè con paste, e i cavolini alla panna fresca creavano dipendenza. Una vita fa (26 anni fa?) il titolare, Francesco Crocco – che è sempre stato un imprenditore dinamico e creativo &#8211; , fu il nostro primo cliente (direi che conservo ancora come ricordo la fattura per quella nostra consulenza…), infatti con rara lungimiranza Francesco ci richiese  specificamente un piano di marketing e comunicazione. Piano che poi amò definire “la Bibbia” (davvero lusingandoci) e che utilizzò nei periodi successivi per mettere in campo tante idee e testare tante iniziative concrete… Mi viene giocoforza da chiedermi (ma la mia è una di quelle voci che gridano nel deserto): quante attività commerciali che oggi chiudono &#8211; e a Genova è una ecatombe &#8211; potrebbero viceversa restare sul mercato grazie ad un piano di marketing e comunicazione e qualche momento formativo ben strutturato?</p>
<p><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2025/12/pontex3.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-29434" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2025/12/pontex3-300x229.jpg" alt="smart" width="300" height="229" /></a></p>
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<p>La seconda sosta non poteva che essere alla vicina <strong>rosticceria “Saetta”</strong>, i cui prodotti (dal 1958) occhieggiano tentatori dalla curatissima vetrina. Personalmente ho “ceduto” alla galantina e all’insalata russa, ma in altre occasioni mi rivolgerei alla pasta fresca (pansoti&#8230;), alle torte di verdura, ai sott’oli, ai formaggi. Mamma mia quante bontà, v’è solo l’imbarazzo della scelta, sia lode alla cucina ligure! E, last not least, troverete cortesia nel servizio e ragionevolezza nei prezzi.</p>
<p>Se quindi, anche nel periodo delle Feste, avrete un pomeriggio libero, perché non dedicarlo a Pontedecimo, al suo grande plastico ferroviario, e ad un po’ di shopping di qualità, dolce e salato? La val Polcevera è la valle dei corzetti, del salame (e della mostardella) di Sant&#8217;Olcese, del &#8220;pan da Guardia&#8221;&#8230;</p>
<p><strong>Umberto Curti</strong></p>
<p>Luisa Puppo e Umberto Curti, grazie a vaste competenze ed esperienze ormai trentennali a fianco di territori e imprese, propongono consulenze, marketing, social media e attività formative per le destinazioni turistiche, l’enogastronomia e il commercio, con specifici focus sul turismo esperienziale, lo storytelling, l’escursionismo coste/entroterra, e le traduzioni da/in inglese (naviga anche <a href="https://liguriabyluisa.blogspot.com/" target="_blank">LiguriabyLuisa</a>, interamente in lingua inglese). Contattaci senza impegno su <a href="mailto:info@ligucibario.com">info@ligucibario.com</a></p>
<p><strong><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2025/02/umberto.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-25493" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2025/02/umberto-186x300.jpg" alt="umberto" width="186" height="300" /></a><br />
</strong></p>
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		<title>Il Dizionarietto GAE di Umberto Curti (15)</title>
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		<pubDate>Thu, 13 Feb 2025 08:01:22 +0000</pubDate>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><em><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2025/02/vecersio1.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-25385" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2025/02/vecersio1-300x203.jpg" alt="vecersio1" width="300" height="203" /></a></em></p>
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Il Dizionarietto GAE di Umberto Curti</em></p>
<p><em>Repertorio di termini e concetti ad uso degli allievi dei corsi GAE presso l’ente F.Ire di Genova.</em></p>
<p><em>Per approfondimenti si raccomanda anche la richiesta all’editore (<a title="umberto curti glossario sostenibilità e biodiversità" href="https://www.sabatelli.it/?product=biodiversita-e-sostenibilita-un-glossario" target="_blank">link qui</a>) del mio saggio “Sostenibilità e biodiversità. Un Glossario” (2023), che verrà spedito (<span style="text-decoration: underline;">gratuitamente</span>)in formato pdf…</em></p>
<p><em>Si suggerisce agli allievi l’uso di una buona cartina regionale, così da georeferenziare ove necessario quanto segue.</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Tutti i contenuti esplicativi che affiancavano i lemmi sono ora fruibili nel volume di Umberto Curti “Parole in movimento. Dizionario di territori, culture e sapori liguri per Guide GAE”</strong></p>
<p>Parte 15 (di 15)</p>
<p><strong>Veirera della val Gargassa</strong>: località composta da&#8230;</p>
<p><strong>Vetro</strong>: vedi artigianato</p>
<p><strong>Via aurelia</strong>: è la “statale”&#8230;</p>
<p><strong>Via dei feudi carretteschi</strong>: percorso inaugurato&#8230;</p>
<p><strong>Via dei feudi imperiali</strong>: itinerario storico&#8230;</p>
<p><strong>Via dei remi</strong>: recente progetto, avviato&#8230;</p>
<p><strong>Via del ferro</strong>: “itinerario” che dalla costa&#8230;</p>
<p><strong>Via dell’amore</strong>: recentemente riaperta&#8230;</p>
<p><strong>Via francigena</strong>: lungo percorso&#8230;</p>
<p><strong>Via patranica</strong>: è una via del&#8230;</p>
<p><strong>Via postumia</strong>: strada consolare&#8230;</p>
<p><strong>Vie del sale</strong>: sono antichi&#8230;</p>
<p><strong>Vie ferrate</strong>: sistema artificiale che&#8230;</p>
<p><strong>Vipera</strong>: si tratta in&#8230;</p>
<p><strong>Vissai</strong>: piccole&#8230;</p>
<p><strong>Vivaio</strong>: impianto per&#8230;</p>
<p><strong>Whalewatching</strong>: osservazione dei&#8230;</p>
<p><strong>Wildlife stays, wildlife pays!</strong>: la natura, se&#8230;</p>
<p><strong>Zecche</strong>: “criticità” in rapido&#8230;</p>
<p><strong>Umberto Curti<br />
<a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2025/01/Umbi-bottiglia.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-25120" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2025/01/Umbi-bottiglia-275x300.jpg" alt="Umbi bottiglia" width="275" height="300" /></a></strong></p>
<p><em>Per info sui corsi, ente F.Ire, piazza G. Matteotti 2/3b, 16123 Genova, tel. 010 9820702, formazione@entefire.it</em></p>
<p><strong> </strong></p>
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		<title>Tavola bronzea, io turista nella mia città</title>
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		<pubDate>Mon, 03 Feb 2025 13:20:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Luisa]]></dc:creator>
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				<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_25202" style="width: 310px" class="wp-caption alignleft"><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2025/02/villa-dp-museo-archeo-pegli.jpg"><img class="size-medium wp-image-25202" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2025/02/villa-dp-museo-archeo-pegli-300x245.jpg" alt="museo archeologico di genova pegli" width="300" height="245" /></a><p class="wp-caption-text">museo archeologico di genova pegli</p></div>
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<p>Tavola bronzea, io turista nella mia città?</p>
<p>Domenica di inizio febbraio, ma temperatura mite mite, eccomi con Luisa salire il viale alberato di Villa Durazzo Pallavicini che, accanto alla stazioncina ferroviaria, conduce con lieve salita al <strong>Museo archeologico di Genova Pegli</strong>…</p>
<h2>Il Museo Archeologico di Genova Pegli</h2>
<p>Accolti dal personale con cortesia premurosa, che emozione per me ritornare dentro 100mila anni di storia e nei luoghi con cui via via nutrii nel 2011 il mio “<a title="umberto curti il cibo in liguria dalla preistoria" href="https://www.ligucibario.com/i-libri-di-umberto-curti/" target="_blank">Il cibo in Liguria dalla preistoria all’età romana</a>” (ed. De Ferrari), un saggio che fu bellissimo scrivere, che ottenne tanti riscontri, e che avrebbe dovuto originariamente intitolarsi &#8220;Mezunemunius&#8221;, fra poco sarà chiaro il perché.</p>
<p>Entriamo (la Tavola Bronzea ci aspetta al secondo piano&#8230;), ed ecco tra gli altri “<strong>il Principe delle Arene Candide”, l’audace cacciatore quindicenne che 24mila anni or sono, nel Finalese, morì per la violentissima artigliata di qualche animale, e fu sepolto con tutti gli onori. Ecco gli orsi (quasi vegetariani) che trascorrevano il letargo nelle caverne, ecco le anfore vinarie lungo le trafficate rotte Roma-Spagna, ecco la prima statua-stele rinvenuta (a Zignago, SP), con la sua scritta verticale in caratteri etruschi “mezunemunius”, ecco gli oggetti della vita quotidiana fra cui i mortai, immancabili, ecco il tesoretto di monete recuperate a Niusci, presso il tracciato su cui oggi sferraglia il trenino di Casella, ecco i ritrovamenti dalla necropoli di Kainua-Genova, emporio etrusco…</strong></p>
<div id="attachment_25203" style="width: 310px" class="wp-caption alignleft"><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2025/02/orso-speleo.jpg"><img class="size-medium wp-image-25203" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2025/02/orso-speleo-300x225.jpg" alt="resti di orso speleo" width="300" height="225" /></a><p class="wp-caption-text">resti di orso speleo</p></div>
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<h2>La Tavola Bronzea del Polcevera</h2>
<p>E poi eccola, lei, la <strong>Tavola Bronzea del Polcevera</strong>, rinvenuta là dove correva la via Postumia, verso Libarna e Derthona, verso le “autostrade” del Po dirette ad Aquileia e all’Adriatico… Una tavola del 117 a. C. (cm 47,5&#215;37,5), prima testimone del latino in Liguria, rinvenuta da un contadino in un torrentello nel ‘500 (al <a href="https://www.youtube.com/watch?v=a0mNjzePvUQ&amp;list=PL6sEtQOf4zSWk9vYoTrw3WwFpbNGuyN3I&amp;index=10" target="_blank">ritrovamento della Tavola Bronzea</a> è dedicato uno dei video di &#8220;Assaggi di Medioevo&#8221;, il progetto che ho curato per Biblioteca Civica Berio di Genova nel 2024), ivi condotta da un moto franoso. E nel 1978 restaurata pulendo nerofumo e grassi. La Tavola Bronzea – nella puntuale traduzione di Giulia Petracco Sicardi, riecco un mio lontano ricordo universitario&#8230; &#8211; oltre a riportare la prima menzione circa la <em>via Postumia</em> cita una sentenza d’arbitrato emessa a Roma per regolare una disputa territoriale fra <em>Genuates</em> e <em>Viturii Langenses</em> e sfociata nell’obbligo di un pagamento in vino locale, ovvero un <em>vectigal</em> – entrata erariale &#8211; sotto forma di “baratto”.</p>
<div id="attachment_25238" style="width: 310px" class="wp-caption alignleft"><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2025/02/tavola-bronzea.jpg"><img class="size-medium wp-image-25238" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2025/02/tavola-bronzea-300x233.jpg" alt="Tavola Bronzea del Polcevera" width="300" height="233" /></a><p class="wp-caption-text">La Tavola Bronzea del Polcevera (photocredits www.museidigenova.it)</p></div>
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<p>La Tavola Bronzea svela la <strong>lingua parlata a Genova all’epoca</strong> (la latinizzazione sta concretamente entrando nell’onomastica) ed uno <strong><em>ius</em> ancora autoctono</strong> rispetto alla successiva romanità della <em>villa</em>, dal quale si evince una suddivisione delle terre in <strong><em>ager publicus</em>, <em>ager privatus</em> e <em>compascuus</em></strong> (terreno da pascolo, fienagione e legnatico, policentrico, su crinali spartiacque, che svolse non di rado funzioni sociali e cultuali), ed è evidente come dalla proprietà pubblica siano via via socioeconomicamente derivate, molti secoli più tardi, le comunaglie, terreni con bosco e pascolo messi a disposizione di famiglie o individui dietro versamento annuo di un modico canone. Erano punteggiate di <strong>casoni in pietra a secco</strong> (<em>caselle, casette, bàreghi, supenne, cabanei</em>…) per il ricovero soprattutto degli attrezzi, costruzioni di cui ancora rinveniamo esempi, già meticolosamente indagati dagli etnologi, fra cui il compianto Pietro Scotti. Caselle punteggiano ad esempio anche monte Bignone, sopra Sanremo.</p>
<p><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2021/04/022.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-20346" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2021/04/022-225x300.jpg" alt="022" width="225" height="300" /></a></p>
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<h2>Sulle tracce della Via Postumia</h2>
<p>Circa poi la <strong><em>via Postumia</em></strong>, l’<em>Itinerarium Antonini</em> e la <em>Tabula Peutingeriana</em> indicano <strong>tra Genova e Libarna una distanza di 36 miglia</strong> (circa 50 km), riesce <strong>oggi difficile seguirne lo sviluppo</strong>, la zona si presenta accidentata e ha subìto molte trasformazioni, e la <em>Postumia</em> a tratti fu verosimilmente poco più che uno stretto sentiero, priva di ponti, con pendenze molto variabili per economizzare su tornanti ed altro, tra paesaggi giocoforza mutevoli. Fatta realizzare dal console Spurio Postumio Albino, essa riproponeva nel tratto a monte una pista già battuta da mercanti liguri e forse anche la medesima percorsa sia dal console Quinto Minucio Rufo, allorché nel 197 a. C. schiacciò i Liguri dell’Oltregiogo fino a Casteggio, sia dal console Quinto Opimio nel 154 a. C., allorché guidò truppe da Piacenza (importante intersezione con la <em>Aemilia Lepidi</em>) a Genova per raggiungere Nizza. I tempi erano quanto mai inquieti. Oggi se ne ragiona solo in via ipotetica ma la <strong><em>Postumia</em></strong>, “strada di arroccamento” per congiungere le colonie cisalpine create al fine di contrastare le locali tribù ribelli, indiscutibilmente <strong>accelerò il processo di romanizzazione dei territori interni toccati dal suo tracciato, ovvero apportò tecnologie e tipi di produzioni romane, usi romani e riti romani</strong>. Il proposito ampio di unire il Tirreno all’Adriatico veicolò inoltre progetti di nuovi centri e “risistemazioni”, anche per facilitare i movimenti delle truppe e delle navi. La <em>Postumia</em> riacquistò poi importanza allorché Genova e Milano nel III-IV secolo d. C. ebbero profondamente bisogno l’una dell’altra relativamente alla compravendita d’olio (dall’Italia meridionale e dall’Africa settentrionale) e di granaglie. In tal senso, <strong>alla vigilia e poi all’inizio dell’apocalisse barbarica</strong> &#8211; che obliterò molte vite e <em>villae</em> &#8211; , aree ospitali dell’Appennino, quali ad es. San Cipriano presso Serra Riccò, non a caso si ripopolarono, e le fasce terrazzate consentirono alcune delle coltivazioni ormai usuali in Liguria. Attraverso la <em>Postumia</em>, all’inizio del V secolo, fu ricondotta al <em>magister militum</em> Stilicone la figlia Termanzia, moglie ripudiata dall’imperatore Onorio. E del resto moltissime mulattiere diventarono durante il medioevo le vere vie di riferimento…</p>
<p>Tavola Bronzea (e molto altro). Con Luisa termino infine la visita ed esco, con un po&#8217; d&#8217;attenzione occorrono circa 3 ore. Una parte di me farebbe dietrofront e rientrerebbe subito, per ricominciare.</p>
<p>E’ stato un pomeriggio meraviglioso, da turista che esplora la propria città? Perché no? Quanta archeologia, in Liguria! Una visione d&#8217;insieme saprà indurre un marketing che finalmente ne faccia quasi un prodotto turistico a sé, dai Balzi Rossi a Luni?<br />
Poiché ormai rapidamente imbruniva, non restava che coccolarsi un po’ con una cioccolata calda al bar “Amleto”, dirimpetto al mare, luogo di cortesia e cose buone (dolci e salate). Chapeau.</p>
<p><strong>Umberto Curti<br />
<a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2025/01/Umbi-bottiglia.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-25120" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2025/01/Umbi-bottiglia-275x300.jpg" alt="Umbi bottiglia" width="275" height="300" /></a><br />
</strong></p>
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		<title>Cenni per una storia della Liguria e di Genova</title>
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		<pubDate>Wed, 08 Jan 2025 10:28:25 +0000</pubDate>
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				<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_24996" style="width: 310px" class="wp-caption alignleft"><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2025/01/DSCN3033.jpg"><img class="size-medium wp-image-24996" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2025/01/DSCN3033-300x215.jpg" alt="albenga" width="300" height="215" /></a><p class="wp-caption-text">albenga</p></div>
<p><strong>Cenni per una storia della Liguria e di Genova</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>1)Origini, preistoria/protostoria</p>
<p>I Liguri sono uno dei più antichi popoli del Mediterraneo (culla di civiltà), e al contempo sono assai remote le prime testimonianze circa una presenza dell&#8217;uomo in Liguria. Tuttora si dibatte se si trattasse di una popolazione indoeuropea, casomai imparentata con popolazioni celtiche antiche, o preindoeuropea (glosse, relitti linguistici e toponomastica includono la lingua ligure fra le preindoeuropee di tipo mediterraneo). In termini – diremmo oggi – di melting pot, nel VI secolo a. C. coloni greci di Focea, in Asia Minore, avevano fondato Massalia (Marsiglia), e intorno al IV secolo si insediarono poi sul territorio “ligure” altre tribù celtiche e fenicie, contatti che ci ostacolano precise ascendenze etniche…</p>
<p>Liguria deriverebbe da un monema lig, che significherebbe luogo acquitrinoso, palude, golena, pantani stagnanti poco abitabili (lig originerebbe anche il toponimo francese Livière). Ma in effetti una terra definita dai diversi primi autori anche sassosa, sterile, aspra, o coperta di alberi da abbattere, quindi sempre inospitale, sempre un’orografia antitetica alle agricolture… “Schiacciata”, ieri come oggi, tra Alpi/Appennini da un lato e coste rocciose dall’altro (il Mar Ligure raggiunge rapidamente profondità superiori ai 1.000 m), con l’eccezione di alcuni arenili più ampi a Ponente e della sempre fertile piana d’Albenga, dove “convergeva” l’acqua di vari torrenti che poi vennero chiamati Pennavaire, Neva, Arroscia, Lerrone.</p>
<p>Durante il Paleolitico, il periodo dell&#8217;uomo cosiddetto di Nearderthal e dei cacciatori di orsi, in Liguria vivevano il cervo, lo stambecco, il camoscio, il capriolo, l’uro (estinto), il bisonte, l’ippopotamo, l’alce, il mammuth e il leone. Qui come in altre zone d’Italia, quali ad esempio la Puglia e la Sardegna, sebbene sia ormai difficile immaginarlo.</p>
<p>I primi Liguri lasciarono traccia di sé nella grotta del Cavillon ai Balzi Rossi a Grimaldi, oggi confine francese; nel territorio dell’attuale Sanremo; nel Loanese-Finalese (grotta delle arene candide (a), val Ponci←vallis pontium…) oltre che a Toirano; e, in misura minore, in altre località di levante (grotta dei colombi all’isola Palmària, l’unica non marina dell’arcipelago…).</p>
<p>Nelle grotte lungo il torrente Pennavaire, che dà nome alla valle tra Zuccarello e Cantarana, ovvero le aree ingauna e ormeasca, sono stati ritrovati residui umani risalenti fino al 7.000 a.C. Via via scavi mirati e accurati, presso i Balzi Rossi e altri siti, hanno restituito agli archeologi molti materiali, tra cui resti fossili, importanti per comprendere l&#8217;alimentazione del tempo, sepolture con oggetti di corredo (il medico Emile Rivière aveva scoperto la prima alla grotta del Cavillon alla fine di marzo del 1872), ed inoltre talune fra le prime espressioni d&#8217;arte conosciute in Italia e nel bacino mediterraneo, si pensi anche alle circa 40mila incisioni rupestri di Monte Bego nella valle delle Meraviglie, risalenti all’età del rame/bronzo. Alla successiva età del ferro o poco prima (Neolitico) risalgono anche i castellari, stazioni fortificate dove poter vivere sorvegliando e fronteggiando i passaggi nemici, e le straordinarie (enigmatiche) statue-stele oggi riunite nel Museo del Piagnaro a Pontremoli, in Lunigiana (la prima statua stele giuntaci venne rinvenuta nel 1827 a Novà di Zignago (SP), e reca l’iscrizione etrusca “mezunemunius”). E’ certo che quei Liguri abitassero una regione molto più estesa dell’attuale, quantomeno dall’Arno al Rodano→Ebro, come è stato scritto (b). Tuttavia, nel ‘300 l’Alighieri, valutando anzitutto l&#8217;aspetto linguistico-dialettale, parlerà della Liguria come di una regione compresa tra il “trofeo d&#8217;Augusto” (La Turbie) ad ovest, Lerici ad est, e lo spartiacque alpino-appenninico. Il patrimonio archeologico ligure compone un fil rouge trasversale, che in termini turistici attende da sempre una compiuta valorizzazione d’insieme.</p>
<p>(a) celebre per il rinvenimento della sepoltura di un “giovane principe”, un cacciatore del Paleolitico superiore deceduto circa 15enne per via di un forte colpo al volto, e seppellito nella cavità con gli onori che si tributano ad un capo, accompagnato da un cospicuo corredo.</p>
<p>(b) per ulteriori approfondimenti, vedi ad es. Umberto Curti, “<em>Il cibo in Liguria dalla preistoria all’età romana</em>”, ed. De Ferrari, Genova, 2012…</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>2)Romanizzazione</p>
<p>La Liguria, ancora tribale e “primitiva” due secoli e mezzo prima di Cristo, suddivisa in gruppi apuani, ingauni, intemelii ecc., praticanti una modesta economia agro-pastorale (integrata da caccia e pesca) ma bellicosi, fu quindi conquistata dai Romani, potenza per natura espansiva. Per quanto attiene a Genova, il nucleo pre-romano fu la rupe di Sarzano, sorta poi di oppidum sopra il navigatissimo seno del Mandraccio, oggi la “collina di Castello”.</p>
<p>Durante la prima guerra punica (238-235 a.C.), a seguito dell&#8217;alleanza di alcune tribù liguri – ma mai i Genuates! &#8211; coi Cartaginesi e coi Galli contro Roma, i Romani dovettero superare molte difficoltà per assicurarsi il controllo del territorio, che pian piano divenne – malgrado la guerriglia di gruppi liguri rimasti “autonomi” – la IX Regio augustea. Dopo le distruzioni del 205 a.C. provocate dai Cartaginesi di Magone Barca – fratello minore di Annibale &#8211; nel corso della seconda guerra punica, si verificò nell’attuale area di Genova una spinta abitativa a nord ed est, &#8220;popolando&#8221; quelle prime alture che (la storia si ripete “curiosamente”) molti secoli dopo divennero i luoghi di villeggiatura della nobiltà cittadina in fuga dalla calura.</p>
<p>Apuani e ingauni, nel corso della conquista romana, vennero ripetutamente massacrati e deportati (182-180 a.C.). Tuttavia, solo con la costruzione delle grandi strade romane (ovvero 1.la via Julia Augusta da Vada al Var in Provenza; 2.la via Postumia, da Derthona (Tortona) a Genova (visibili alcuni resti di Libarna), che collegava il mare alla Padania e alle “autostrade” direzionate all’Adriatico; 3.la via Aemilia Scauri, da Luna a Vada e a Derthona), i Romani poterono finalmente assicurarsi la sottomissione e il controllo definitivo della regione posta tra Pisa/Magra a levante e Roja/Aquae Sextiae (oggi Aix-en-Provence) a ponente, rafforzandone l&#8217;unità territoriale ed incrementando gli scambi ed il business dei commerci. I Romani confermarono, per così dire, come principali città Albintimilium (Ventimiglia), di cui rimangono significativi monumenti; Albingaunum (Albenga), anch&#8217;essa ricca e splendida, area agricola su cui giunsero subito ad insediarsi facoltosi coloni, e che “dialogava” con Aquae Statiellae e Alba Pompeia; Vada Sabatia (Vado Ligure), scalo come oggi di valenza portuale; Ad Navalia (Varazze) dove i conquistatori ricavavano dal Beigua tronchi per costruire la flotta mercantile e militare; Genua (da un etrusco Kainua, Genova), emporio per l’import ed export sin dall&#8217;epoca etrusca, scalo delle “portacontainer” che trasferivano merci &#8211; ad es. vini e olii &#8211; sulle rotte da Roma alla Spagna, e ritorno (c). E infine la bella marmorea Luna (Luni), il porto a forma di luna, da cui salpavano anche formaggi di pregio, verosimilmente ovini e rotondi, di cui parla in un epigramma il salace poeta Marziale («caseus etrusca signatus imagine Lunae praestabit pueris prandia mille tuis», il cacio contrassegnato dal simbolo etrusco di Luni procaccerà mille pasti ai tuoi fanciulli/servi), vissuto nel I secolo d.C..</p>
<p>(c) nel 1506 un contadino della val Polcevera, tal Agostino Pedemonte, ritrova presso Serra Riccò (GE), nel rio Pernecco, ivi portata da un moto franoso, una tavola di bronzo, che poi verrà datata al 117 a.C., contenente un testo in latino. Si tratta di un arbitrato emesso da magistrati a Roma per dirimere la contesa fra “Genuates” (Genovesi) e “Viturii Langenses” (abitanti di Langasco, in val Polcevera). Questi ultimi dovranno pagare un vectigal, una sanzione (in grano e vino) onde poter fruire del compascuus, ovvero il terreno pubblico su cui far pascolare le mandrie ecc.. La tavola bronzea, restaurata alcuni decenni or sono e oggi visibile al Museo civico archeologico di Genova Pegli, è la conferma di come in zona – lungo l’importante via Postumia… &#8211; si praticasse al tempo già anche la viticoltura (ed oggi la val Polcevera è una delle 8 DOC vinicole liguri…)</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>3)Epoche “barbariche” ed Alto Medioevo</p>
<p>Caduto via via l&#8217;impero romano, il territorio ligure fu ovvia e ambita meta delle invasioni barbariche, dei Visigoti di re Alarico (morto nel 410), degli Eruli di Odoacre (morto nel 493) e dei Goti di Teodorico (morto nel 526)… Genova fu certamente e precocemente sede vescovile, come si evince – leggendo gli Acta Concilii &#8211; dalla presenza di Diogene (con funzione anti-arianesimo) al Concilio d&#8217;Aquileia del 381, un sinodo “politicamente” decisivo per la Cristianità. Conquistata dall’audace e abile generale Belisario, la Liguria di fatto fu poi bizantina. I bizantini, che abitavano i “resti” dell’Impero romano d’oriente, per l&#8217;importanza dei suoi porti la tennero a lungo, difendendo anzitutto la costa contro le mire esterne. In seguito e per un paio di secoli fu dominata anche dai Longobardi “di Rotari”, che naturalmente applicarono l&#8217;editto di Rotari (643) e permisero la fondazione di diverse abbazie, dato che molti monaci – in primis poi i benedettini &#8211; erano agronomi e speziali di grande cultura (è di pochi decenni antecedente all’editto di Rotari l’insediamento dell’irlandese Colombano a Bobbio, e si suppone che l’editto, un corpus di norme per dirimere controversie, sia stato redatto proprio nello scriptorium di Bobbio, dove si fabbricavano anche pergamene…). Non si devono figurare le calate barbariche sempre in forma di scorrerie selvagge: i nuovi venuti “scendevano” sovente con famiglie e bestiame, per insediarsi e campare stabilmente.</p>
<p>Il porto di Genova divenne porto franco, e si sviluppò nei retrostanti entroterra la coltivazione a terrazze, ovvero fasce sostenute da muretti a secco (quest’arte appartiene oggi al patrimonio UNESCO), mentre riprendevano alcuni commerci.</p>
<p>Presa poi dai Franchi, che avevano sconfitto alle chiuse in val di Susa i Longobardi nel 773-774, la Liguria subì anche ripetute aggressioni saracene e normanne. Tali razzie comportavano anche stupri e rapimenti, impattavano gravemente sul morale e l’economia locale, e indussero molte località “in prima linea” ad erigere strutture e torri di avvistamento sugli arenili, di cui talora ci resta traccia. Sconfitti o quantomeno fronteggiati i Saraceni (nel 952 venne distrutto l’avamposto del Frassineto – La Garde-Freinet &#8211; in Provenza e quindi la minaccia islamica che da alcuni decenni tormentava anche Genova ne uscì notevolmente diminuita), dopo il Mille le attività commerciali ripresero pian piano vigore.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>4)Medioevo e progressiva affermazione mercantile di Genova</p>
<p>Intanto la Liguria dei Franchi era stata divisa da Berengario II d’Ivrea in tre marche “fedeli”, da cui provengono le maggiori dinastie di quel tempo: l&#8217;Arduinica ad occidente, l&#8217;Aleramica al centro, e l&#8217;Obertenga (con Genova e La Spezia) ad Oriente. Nei secoli XI e XII le marche sopracitate furono frazionate in feudi. Feudo deriverebbe da un franco/germanico fehu, ovvero possesso di bestiame.</p>
<p>È a questo punto (alquanto tranquillo) della storia ligure che in effetti Genova si afferma durevolmente, e più d’ogni altro centro ligure.</p>
<p>Elevata a rango di contea in epoca carolingia contro i Saraceni, i quali in varie occasioni la percorsero e ripercorsero con l&#8217;usuale puntualità (sino agli anni 931, 934, 945…), divenne successivamente, come detto, Marca Obertenga, cioè feudo dei marchesi Obertenghi. Lo stato di fatto, sin dal 958, consentì ai Genovesi molte prerogative di relativa libertà, dentro quelle cinte murarie che una dopo l&#8217;altra venivano issate a contrasto anzitutto degli Arabi. E&#8217; del 1056 l&#8217;autonomia cittadina grazie ad un accordo stipulato fra il vescovo e &#8211; appunto &#8211; i marchesi Obertenghi. Genova, pertanto, assurse a libero Comune che &#8220;aggregava&#8221; in sé le antiche <em>compagne</em> commerciali di rione; in tal senso, possiamo affermare che i Comuni sono stati null’altro che la prima forma forte di associazionismo. Tale indipendenza, unitamente al valore strategico delle sue coste ed ai valichi, consentì a Genova una prima significativa espansione verso occidente, ed alcune compagne poterono già schierarsi a fianco dei pisani, al tempo ancora alleati, nella navigazione del Mediterraneo centrale. Fu il preludio alle Crociate del XI secolo, che cominciarono a fruttare nuove relazioni e molteplici colonie d’oltremare. Genova nel 1091 insediò addirittura un mega-mercato a San Giovanni d&#8217;Acri. Al 1155 risalgono la celebre Porta Soprana e la cinta muraria eretta contro la minaccia di Federico Barbarossa, all’epoca un bellicoso 33enne, incoronato “re dei Romani”. Il governo della Sicilia fece ulteriormente di Genova l&#8217;emporio nodale del Mediterraneo, mentre ferveva l&#8217;escalation delle Maone, sodalizi privati (molto se ne è scritto anche recentemente) di carattere finanziario-politico grazie alle quali si realizzeranno poi le missioni &#8211; altrimenti inimmaginabili &#8211; per la presa di Ceuta del 1235, di Scio del 1347, di Cipro del 1373 e del 1402. C’est l’argent qui fait la guerre.</p>
<p>Dunque, sintetizzando un “riepilogo”, a seguito del consolidamento dell&#8217;organizzazione feudale, con la crescita del potere dei vescovi e dopo lo sviluppo dei liberi Comuni, Genova impose la sua preminenza – con le buone o le cattive &#8211; sulle altre comunità liguri. Nel 1254 riuscì a sottrarre pure Lerici all’influenza di Pisa e accrebbe il proprio controllo su quel Golfo, ma per quasi vent&#8217;anni, tra il 1256 e il 1273, il borgo della Spezia fu peraltro svincolato dal dominio genovese, poiché Nicolò Fieschi ne fece il centro di una propria ambiziosa ma effimera &#8220;signoria guelfa&#8221;, estesa da Lavagna a Sarzana, che ebbe termine con la conquista dell’ammiraglio Oberto Doria, il quale nello stesso tempo inviò vittoriosamente il fratello Jacopo contro i Grimaldi (Oberto è molto noto per aver comandato la flotta genovese nel trionfo della Meloria contro Pisa, sebbene affiancato dall’esperto Benedetto Zaccaria).</p>
<p>Genova incontrò le maggiori resistenze da parte dei Conti di Ventimiglia, dal Marchesato di Finale dei Del Carretto sottomesso solo nel 1713, da Savona in perenne lotta contro la filo-genovese Noli, e in alcuni momenti storici la sua supremazia sui territori fu necessariamente un po’ “a macchia di leopardo”…</p>
<p>Ma, partecipando attivamente alle Crociate (la nona ed ultima risale al 1272), poté diventare paladina baricentrica della Cristianità, così da ricavarne enormi benefici, assicurando la propria presenza commerciale e navale in tutto il Mediterraneo (divenuto intanto meglio navigabile in virtù dei progressi tecnologici delle flotte). Presso Caricamento affluivano non a caso tutte le merci che ora diremmo top di gamma, né è un caso che anche molte parole della gastronomia locale si leghino all’arabo, da buridda a bottarga, da mosciamme a scuccusun, o talvolta al francese, o al catalano… Le vittorie sul mare della Meloria contro Pisa (6 agosto 1284 con l’aiuto di 300 portorini), e della Curzola contro Venezia appena 14 anni dopo (1298), rinsaldarono la leadership genovese, ed anche la diarchia “ghibellina” Doria-Spinola, malgrado la terribile caduta di San Giovanni d’Acri (1291) in mano di un sultano mamelucco: Genova, che nel 1358 il Petrarca stesso andava definendo “Superba per uomini e per mura”, non a caso rimase la Repubblica marinara più potente del Mediterraneo dal XII al XIV secolo, una sorta di potenza pre-coloniale, nel 1252 emise il primo genovino d’oro, e “Ianuensis ergo mercator” (Genovese e quindi mercante) divenne espressione proverbiale, sebbene quel mercante si trasformasse poi progressivamente in banchiere, per godersi – meno temerariamente &#8211; finanze e palazzi, indirettamente “causando” il declino della città&#8230;</p>
<p>E&#8217; medievale anche l&#8217;ulteriore espansione urbana a ponente, dove oggi s&#8217;incontrano rispettivamente Ponte Monumentale, Piazza Fontane Marose (dal nome di una fonte “impetuosa”, forse vicina ad un postribolo), la Lanterna &#8211; edificata nel 1139 ma il cui attuale aspetto risale al 1543 &#8211; , Montegalletto.</p>
<p>Con l&#8217;eccezione di una breve parentesi sotto i Visconti, la Francia e il Sacro Romano Impero, e poi di nuovo sotto i Visconti, Genova riuscì a riguadagnare pieno prestigio sulla ribalta politica con l&#8217;ammiraglio Andrea Doria (Oneglia, 1466 &#8211; Genova, 1560), che sgominò la – famosa &#8211; congiura dei rivali Fieschi (filo francesi) nel 1547, conquistando il castello di Montoggio grazie all’assedio del capitano Lercari. E che soprattutto seppe avvicinarsi alla Spagna di Carlo V e di Filippo II e a nuovi successi (siglos de oro), tanto che Genova cedette al potere enorme di Venezia e alle fatali mire dei Savoia solo alla fine della propria parabola di Stato autonomo… Era peraltro sopravvissuta ad anni difficili sulla scena internazionale, basti pensare che nel 1453 Costantinopoli, pur difesissima da mura, dopo lungo assedio s’era arresa ai turchi che disponevano del cosiddetto “cannone ottomano” consegnando loro l’intero impero bizantino; nel 1463 il Banco di San Giorgio (il &#8220;sostituto&#8221; delle Maone) aveva ceduto a Francesco I Sforza la proprietà della Corsica, sempre ribelle e continuamente appetita dai catalani (gli Sforza gliela restituirono nel 1484); e nel 1522 era stata saccheggiata dagli imperiali francesi&#8230;</p>
<p>“Capitale” di un territorio aspro, Genova necessitava (ieri come oggi) di connessioni, mancavano ancora 3 secoli all’introduzione delle ferrovie&#8230; Nel 1585 fu dunque aperta la strada della Bocchetta, sorta di “via del sale” per collegare Pontedecimo e la val Polcevera con Voltaggio e la val Lemme (la strada due secoli dopo fu adattata dal doge Giovan Battista Cambiaso ai carriaggi, divenendo “via Cambiagia”, ma dal 1823 perse d’importanza per via della costruzione della regia strada dei Giovi). Nel 1630, inoltre, una nuova, poderosa cinta di difese dalla Lanterna e dalla foce del torrente Bisagno salì lungo i crinali, disegnando profili di fortificazioni che preludono alla vista d&#8217;oggi ed alla città attuale.</p>
<p>Il temperamento della città da offensivo scadde tuttavia a tendenzialmente difensivo, i grandi palchi della storia si allontanarono (accenneremo fra poco a Cristoforo Colombo, genovese ma al soldo della Spagna), fu l&#8217;epoca delle congiure, delle fortificazioni sulle alture, degli attacchi di Carlo Emanuele I di Savoia prima, e di Carlo Emanuele II di Savoia in sèguito. Nel 1684 Genova, sempre filo spagnola, resisté anche per dieci giorni all&#8217;atroce cannoneggiamento francese dal mare, finalizzato ad esaurirne le forze e deprimere la popolazione, finché il doge Francesco Maria Imperiale Lercari dové prostrarsi a Versailles dinanzi alla potenza transalpina. Proseguirono inoltre &#8211; dal 1729 fino al 1768 &#8211; le insurrezioni in Corsica (indotte anche da epidemie, da carestie, e dall’iniquo sfruttamento fiscale genovese), che trovarono non pochi sostenitori anche all&#8217;esterno. Al termine, la Francia poté infatti “estorcere” l’isola a Genova…</p>
<p>Quanto a Savona, sottomessa da Genova nel 1528, quella città fuoriuscendo dal Medioevo conferiva al soglio due Papi, e ancora a metà Cinquecento – pur sofferente, ma “caratterizzata” da clamorose apparizioni mariane… &#8211; recitava sia un ruolo portuale (nella rada di Vado stavano alla fonda centinaia di navi le cui àncore reggevano ai ricorrenti libecci e scirocchi), sia di link con Piemonte e Padanìa, come ben focalizzò anche lo Chabrol (funzionario napoleonico) 3 secoli più tardi&#8230; Traffici, equipaggi, truppe animavano dunque anche le stagioni savonesi… Compulsando le pagine dell’illustre cronista Giovanni Vincenzo Verzellino (1562-1638), addirittura scopriamo che al Corpus Domini del 1543 l’imperatore Carlo V, salpato da Barcellona con una flotta impressionante, giunse (nuovamente) sulla riviera. Accolto con tutti gli onori, visitò a cavallo la nuovissima fortezza, prima di ripartire per Genova, sodale com’era – lo abbiamo appena scritto &#8211; di Andrea Doria. E 5 anni più tardi fu Filippo II, sempre con una flotta impressionante, a sostare (3 giorni) a Savona, ospitato a pranzo dai notabili, devoto alle Messe nel Santuario (la Madonna era apparsa 16 anni prima), ma incline – per esigenze di sicurezza – a dormire a bordo delle proprie galere. Non possiamo conoscere i raffinati menu che allietavano tali momenti di rappresentanza, ma certo ricevette in dono “molte conserve di zucchero (ovvero confetture) e altre gentilezze”. All’occorrenza, non dovettero mancare neppur i vini, se pochi anni dopo il poeta Gabriello Chiabrera, oziando nelle sue campagne di Legino, cantava di vigne e di vendemmie (paradisi per la vista e il palato che, peraltro, anche l’erudito Nicolò Cesare Garoni “confermò” nella sua Guida storica economica e artistica della città, 1874)…</p>
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<p>5)Epoche moderna e contemporanea</p>
<p>Il 12 ottobre 1492 Cristoforo Colombo, “buscando el levante por el poniente” al soldo della corona spagnola, come noto scoprì l&#8217;America centrale (anziché le Indie) e successivamente, aprendosi quelle nuove rotte rivoluzionarie, cominciò per la Liguria e poi per Genova un periodo di decadenza. Acuitasi allorquando la Spagna stessa prese via via a soccombere dinanzi alle forze inglesi e olandesi (è del 1588 il tracollo della “invincible armada”, l’invincibile flotta spagnola vintissima dai colpi di Francis Drake, corsaro-politico, primo circumnavigatore inglese del globo…). Nel 1746 Genova fu occupata dagli Austriaci, e qui si collega il celebre episodio di Balilla (Giobatta Perasso), il giovinetto 11enne che a Portoria il 5 dicembre al grido &#8220;che l&#8217;inse!&#8221;, e scagliando un sasso, pare abbia incoraggiato la rivolta della città contro gli occupanti (alleati di Inghilterra, Olanda e Savoia, in un quadro confusissimo, contro Francia, Spagna, Prussia, Sassonia, Baviera e Regno di Napoli).</p>
<p>Nel 1805 la Liguria entrò a far parte dell&#8217;Impero napoleonico, furiosamente anticlericale (ma che talora inviò ottimi e lungimiranti funzionari, si pensi a Chabrol per Savona), e nel 1815 la regione fu poi annessa al Regno di Sardegna, sotto i Savoia (già possessori dal 1576 di Oneglia e dal 1736-1770 di Loano), per far infine parte dell&#8217;Italia unificata. Dopo i terremoti indotti dalle guerre bonapartiane, del resto, non v’era più spazio per staterelli e repubbliche che non fossero asserviti alle necessità delle potenze maggiori.</p>
<p>Peraltro la Liguria, com’è stato acutamente sottolineato, a differenza di tutte le altre regioni italiane non ha mai approvato l&#8217;annessione allo Stato sabaudo prima, e al Regno d&#8217;Italia poi, con plebisciti o altre forme di democrazia…  Tale annessione, sancita dal Congresso di Vienna e operativa dal 7 gennaio 1815, fu perciò illegittima perché avvenuta in violazione dello scopo stesso per cui era stato convocato il Congresso, ovvero ristabilire le sovranità esistenti prima del 1797, e per la ferma contrarietà del legittimo e sovrano governo della Repubblica di Genova… Significativamente, aggiungo io, i forti costruiti dai Savoia a &#8220;difesa&#8221; di Genova vedevano le cannoniere rivolte non verso l&#8217;esterno delle mura ma verso l&#8217;interno, ovvero la città.</p>
<p>Sia come sia, dopo un primo momento di pesanti contrasti fra gli ex nemici, culminato con duri scontri urbani e la sanguinosa “calata” dei bersaglieri, le complementarità territoriali, sociali ed economiche diedero frutti, e i rispettivi interessi affiorarono palesi così da unire liguri e piemontesi nella emergente tensione risorgimentale, ed in seguito nella prospettiva unitaria. Di fatto Genova, col suo porto leader nel Tirreno, si elevò anche a vertice del cosiddetto “triangolo industriale” Ge-Mi-To.</p>
<p>Sul piano storico l&#8217;Ottocento fu dominato proprio dalle azioni insurrezionali del Risorgimento, che portarono all&#8217;Unità d&#8217;Italia (1861) e alla breccia di Porta Pia (20 settembre 1870), le quali ebbero come protagonisti tanti personaggi liguri: Giuseppe Mazzini, Giuseppe Garibaldi, Goffredo Mameli, Nino Bixio e molti altri patrioti irredenti. Tutto il secolo vide inoltre un intenso fervore imprenditoriale, agevolato anche dall’apertura del canale di Suez (1869) e dalla presenza a Genova di businessmen inglesi (che tra l’altro fondarono il Genoa cricket &amp; football club) e tedeschi. Attraverso l&#8217;Ottocento prese poi vita il vero piano regolatore, con la sistemazione delle attuali Piazza De Ferrari, Via XXV aprile, Via Roma, la ripida Via Assarotti e la circonvallazione a monte, dove cominciarono a trasferirsi i facoltosi proprietari delle abitazioni del centro storico, sempre gravate – anche per l’attività del porto &#8211; da problemi igienico-sanitari. Si definì inoltre la fusione con le popolose aree di Quezzi e Marassi e con Albaro e Sturla…</p>
<p>Si noti che questa urbanizzazione, e il conseguente “operaismo”, in qualche modo coincisero se non produssero la nascita a Genova, presso la sala dell’associazione garibaldina Carabinieri genovesi, del Partito socialista (1892).</p>
<p>Fece però da contraltare a quanto sopra la poderosa emigrazione di liguri verso le “Meriche”, in primis l’Argentina, segno di una povertà che costringeva a partire, in cerca di maggiori fortune, verso l’ignoto. Questi liguri lasciarono in patria radici che tuttora consentono ritorni, all’insegna di una bilateralità culturale profonda, biografie mestieri musiche, si pensi anzitutto al barrio della Boca di Buenos Aires e ad alcune ricette “condivise” attraverso l’oceano…</p>
<p>Il fascismo, salito al potere (con la marcia su Roma del 1922) sfruttando anche il malcontento del primo Dopoguerra che covò sulla cosiddetta vittoria mutilata, non poté mai posizionare Genova fra le città più “devote” alla sua causa. Risale peraltro al 1926 l’accorpamento con Genova di tanti Comuni fino a quel momento autonomi, fra cui Sampierdarena, “la Manchester d’Italia”. E un regio decreto aveva 3 anni prima accorpato a ponente anche Oneglia e Porto Maurizio, gli empori dell’olio, dando vita alla realtà amministrativa di Imperia.</p>
<p>Durante la seconda guerra mondiale la Liguria fu pesantemente bombardata, e infine dopo l’armistizio dell’8 settembre occupata per due anni, dall’autunno 1943 al 25 aprile 1945, dalle forze naziste affiancate dal residuo fascismo della RSI (Repubblica Sociale Italiana), forze contrastate dalle azioni dei partigiani nascosti sui monti liguri. Genova, costringendo alla resa il generale tedesco Meinhold e dunque autoliberandosi, meritò al termine di quella terribile guerra civile la medaglia d&#8217;oro resistenziale.</p>
<p>Seguirono gli anni del boom economico, e di un’industria sempre “pesante” più che pensante, la quale asservì interi quartieri. Più di recente, anche grazie a progetti specifici, a “concause” e a finanziamenti ad hoc (mundial calcistico di Italia90, Colombiadi, Giubileo, G8 nel 2001, Capitale europea della cultura 2004…), Genova è andata legittimamente orientandosi al turismo culturale, una vocazione che potrebbe, se ben gestita, compensare le crisi industriali e lavorative che da decenni affliggono una città non più Superba – per ovvie ragioni &#8211; come ai tempi del Petrarca, ma in cerca di nuovi ruoli…</p>
<p>E in un certo senso, come sempre è avvenuto, al “destino” di Genova si legheranno forse anche i destini di molte altre territorialità liguri…</p>
<p><strong>Umberto Curti<br />
</strong></p>
<p><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2024/04/foto-umbi-sala-lignea.jpg"><img class="size-medium wp-image-22485" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2024/04/foto-umbi-sala-lignea-300x149.jpg" alt="umberto curti in sala lignea alla biblioteca civica berio di genova" width="300" height="149" /></a></p>
<p>Suggerimenti bibliografici (in ordine alfabetico per cognome)</p>
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<p>G.B.N. Besio, <em>Genova e la Liguria nella storia</em>, Genova, 1982</p>
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<p>G.V. Verzellino, <em>Memorie e uomini illustri della città di Savona (1885)</em>, 2 volumi, Bologna, 1974</p>
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		<title>Al Museo della Certosa</title>
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		<pubDate>Tue, 17 Dec 2024 09:04:43 +0000</pubDate>
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<p>Al Museo della Certosa, un pomeriggio di metà dicembre&#8230;</p>
<p>Nessuno, davvero, può in questi anni imputarmi di aver trascurato la Val Polcevera… Ho trattato a lungo di Via Postumia nel mio “<a href="https://www.ligucibario.com/i-libri-di-umberto-curti/" target="_blank"><strong>Il cibo in Liguria dalla preistoria all’età romana</strong></a>”, ho raccontato anche in senso enogastronomico il (bellissimo) viaggio <strong>sul trenino di Casella</strong> che attraversa Sant’Olcese, ho dedicato un omaggio assai approfondito alla <strong>Bianchetta, perché la viticoltura locale è già testimoniata dalla Tavola Bronzea…</strong><br />
Lo sforzo di Ligucibario® si è infatti sempre rivolto alla tutela e alla valorizzazione delle risorse liguri, a maggior ragione quando – come in questo caso – i territori sono stati oggetto di brutali industrializzazioni, che hanno profondamente condizionato i loro assetti sociali ed economici.</p>
<p>Ma, per dir così, avvertivo che ancora qualcosa mi “mancasse”… E domenica, con Luisa, ho quindi <strong>visitato il MuCe, il museo della Certosa di San Bartolomeo, a Rivarolo, proprio a due passi dal capolinea di Brin della metropolitana</strong>.</p>
<p><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2024/12/muce1.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-24864" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2024/12/muce1-300x225.jpg" alt="smart" width="300" height="225" /></a></p>
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<h2>Il Museo della Certosa</h2>
<p>E’ un luogo subito incantevole grazie al chiostro silenzioso, ed un luogo vivo, che non solo percorre la storia e le tradizioni &#8211; anzitutto contadine &#8211; della valle, con specifico riferimento agli attrezzi e oggetti del lavoro e della quotidianità, ma anche programma una serie di eventi per famiglie con bambini o per visitatori adulti.</p>
<p>Confesso, nelle 3 sale espositive del Museo della Certosa ho scattato una cinquantina di fotografie, affascinato da ciò che botti, arnie, <strong>magagli</strong>, vanghe, pentole, setacci, falci, culle ecc. ecc. mi svelavano. Le tecniche agricole, in vigna in uliveto negli orti, le fienagioni, gli allevamenti, i pascoli e la caseificazione del latte, la centralità del <strong>castagno</strong>, ovvero l&#8217;albero del pane, i modi di muoversi, di cucinare… Ho trascorso davvero un’ora di buon tempo, e mi permetto di suggerire la scoperta di quest’angolo appartato non solo a quei genovesi e liguri che ancora non lo conoscono, ma a chiunque abbia a cuore il concetto di genius loci, e – come me – veda nella memoria un viatico essenziale per orientarsi idoneamente all’avvenire…<br />
Buon Natale!</p>
<p>Per orari e informazioni sulla visita, 010 5579081 e <a href="https://www.museidigenova.it/it" target="_blank">www.museidigenova.it</a>.<br />
<strong>Umberto Curti<br />
<a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2023/03/umbi-telenord.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-21488" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2023/03/umbi-telenord-300x189.jpg" alt="smart" width="300" height="189" /></a><br />
</strong></p>
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		<title>Tavola bronzea</title>
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		<pubDate>Wed, 03 Apr 2024 07:54:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Luisa]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>Circa la Tavola Bronzea del 117 a. C. (cm 47,5&#215;37,5), su cui molto si è scritto, si consideri che in confronto ad altre regioni la Liguria non propone un gran numero di iscrizioni romane, tuttavia le epigrafi superstiti sono di qualità importante, in quanto consentono di monitorare la romanizzazione – che non dimentichiamolo fu preceduta ...<a class="post-readmore" href="https://www.ligucibario.com/alfabeto_del_gusto/tavola-bronzea/">leggi tutto</a></p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p>Circa la Tavola Bronzea del 117 a. C. (cm 47,5&#215;37,5), su cui molto si è scritto, si consideri che in confronto ad altre regioni la Liguria non propone un gran numero di iscrizioni romane, tuttavia le epigrafi superstiti sono di qualità importante, in quanto consentono di monitorare la romanizzazione – che non dimentichiamolo fu preceduta da prolungate relazioni commerciali e da accordi con alcune popolazioni &#8211; , il coevo persistere di culti indigeni, le aggregazioni tribali, insomma la condizione di vincitori e vinti, quest’ultimi soggetti a misure sia coattive sia assimilative imposte dai vincitori… La Tavola, ritrovata dal contadino Agostino Pedemonte nel rio Pernecco nel 1506, è la prima testimone del latino in Liguria, una lingua – nella quotidianità reale &#8211; condotta fra gli indigeni, come ben puntualizza in relazione ad esiti linguistici Fiorenzo Toso, soprattutto dai coloni, da militari, funzionari e commercianti, dunque “popolare” e “volgare”… Ritrovata casualmente, e restaurata pulendola da nerofumo e grassi nel 1978, essa – oltre a riportare la prima menzione circa la <em>via Postumia</em> &#8211; cita una sentenza d’arbitrato emessa a Roma per regolare una disputa territoriale fra <em>Genuates</em> e <em>Viturii Langenses</em> e sfociata nell’obbligo di un pagamento in vino locale, 1/6 da quanto vendemmiato, ovvero un <em>vectigal</em> – entrata erariale &#8211; sotto forma di baratto. Svela la lingua parlata a Genova all’epoca (la latinizzazione sta concretamente entrando nell’onomastica) ed uno <em>ius</em> ancora autoctono rispetto alla successiva romanità della <em>villa</em>, dal quale si evince, come in un mappale preistorico inciso sulle sacre rupi di Monte Bego?, una suddivisione delle terre in <em>ager publicus</em>, <em>ager privatus</em> e <em>compascuus</em> (terreno da pascolo, fienagione e legnatico, policentrico, su crinali spartiacque, che svolse non di rado funzioni sociali e cultuali), ed è evidente come dalla proprietà pubblica siano via via socioeconomicamente derivate, molti secoli più tardi, le comunaglie, terreni con bosco e pascolo messi a disposizione di famiglie o individui dietro versamento annuo di un modico canone. Erano punteggiate di casoni in pietra a secco (<em>caselle, casette, bàreghi, supenne, cabanei</em>…) per il ricovero soprattutto degli attrezzi, costruzioni di cui ancora rinveniamo esempi, già meticolosamente indagati dagli etnologi, fra cui il compianto Pietro Scotti. Caselle punteggiano ad esempio anche monte Bignone, sopra Sanremo-IM.<br />
Quanto al toponimo Polcevera, deriverebbe per alcuni da “<em>porco-bera</em>”, fiume che porta i salmoni/le trote/le zolle, o addirittura acqua che da monte porta la verità, per altri ma tardamente e inopportunamente da “<em>purci-fera</em>”, ossia (valle) popolata di maiali. Che fosse in contatto col porto di Genova lo proverebbe ad esempio l’anfora punica da pesce rinvenuta in località Monte Carlo (Cao), un <em>pagus</em> dell’alta valle a 551 m sul livello del mare. Circa poi la <em>via Postumia</em>, che dal 148 a. C. collegò Genova al Po/Aquileia (181 a. C.) e lungo la quale si sviluppò Libarna, oggi nel Comune di Serravalle Scrivia-AL, la prima menzione, come detto, sta appunto nella Tavola Bronzea. <em>Itinerarium Antonimi</em> e <em>Tabula Peutingeriana</em> indicano tra Genova e Libarna una distanza di 36 miglia (circa 50 km), riesce oggi difficile seguirne lo sviluppo, la zona si presenta accidentata e ha subìto molte trasformazioni, e la <em>Postumia</em> a tratti fu verosimilmente poco più che uno stretto sentiero, priva di ponti, con pendenze molto variabili per economizzare su tornanti ed altro, tra paesaggi giocoforza mutevoli. Fatta realizzare dal console Spurio Postumio Albino, essa riproponeva nel tratto a monte una pista già battuta da mercanti liguri e forse anche la medesima percorsa sia dal console Quinto Minucio Rufo, allorché nel 197 a. C. schiacciò i Liguri dell’Oltregiogo fino a Casteggio-PV, sia dal console Quinto Opimio nel 154 a. C., allorché guidò truppe da Piacenza (importante intersezione con la <em>Aemilia Lepidi</em>) a Genova per raggiungere Nizza. I tempi erano quanto mai inquieti. Oggi se ne ragiona solo in via ipotetica ma la <em>Postumia</em>, “strada di arroccamento” per congiungere le colonie cisalpine create al fine di contrastare le locali tribù ribelli, indiscutibilmente accelerò il processo di romanizzazione dei territori interni toccati dal suo tracciato, ovvero apportò tecnologie e tipi di produzioni romane, usi romani e riti romani. Il proposito ampio di unire il Tirreno all’Adriatico veicolò inoltre progetti di nuovi centri e “risistemazioni”, anche per facilitare i movimenti delle truppe e delle navi. La <em>Postumia</em> riacquistò poi importanza allorché Genova e Milano nel III-IV secolo d. C. ebbero profondamente bisogno l’una dell’altra relativamente alla compravendita d’olio (dall’Italia meridionale e dall’Africa settentrionale) e di granaglie. In tal senso, alla vigilia e poi all’inizio dell’apocalisse barbarica &#8211; che obliterò molte vite e <em>villae</em> &#8211; , aree ospitali dell’Appennino, quali ad es. San Cipriano presso Serra Riccò-GE, non a caso si ripopolarono, e le fasce terrazzate consentirono alcune delle coltivazioni ormai usuali in Liguria. Attraverso la <em>Postumia</em>, all’inizio del V secolo, fu ricondotta al <em>magister militum</em> Stilicone la figlia Termanzia, moglie ripudiata dall’imperatore Onorio. E del resto moltissime mulattiere diventarono durante il medioevo le vere vie di riferimento…<br />
<strong>Umberto Curti<br />
</strong></p>
<p>L’alfabeto del gusto di Ligucibario® è la più ampia, completa e autorevole “banca dati” dell’enogastronomia ligure. Circa 1.500 voci che Umberto Curti in decenni di lavoro ha redatto e poi aggregato online per tutelare e promuovere le tradizioni regionali. Liberamente fruibile, “oggetto d’innumerevoli tentativi d’imitazione”, conta migliaia di follower e da sempre non contiene alcuna pubblicità. Iscriviti alla newsletter cliccando in homepage il simbolo della busta, e ogni settimana riceverai gratuitamente i nuovi contenuti…</p>
<p>(Luisa Puppo e Umberto Curti, grazie a vaste competenze ed esperienze a fianco di territori e imprese, propongono consulenze, marketing, social media e attività formative per le destinazioni turistiche e l’enogastronomia, con specifici focus sul turismo esperienziale, lo storytelling, l’escursionismo coste/entroterra, e le traduzioni da/in inglese. Contattaci senza impegno su <a href="mailto:info@ligucibario.com">info@ligucibario.com</a>)</p>
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		<title>Metti una sera a cena ad Arquata&#8230;</title>
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		<pubDate>Mon, 04 Mar 2024 14:44:47 +0000</pubDate>
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				<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_22233" style="width: 310px" class="wp-caption alignleft"><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2024/03/arquata1.jpg"><img class="size-medium wp-image-22233" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2024/03/arquata1-300x225.jpg" alt="arquata scrivia" width="300" height="225" /></a><p class="wp-caption-text">arquata scrivia, dal carruggio verso piazza bertelli</p></div>
<p>Qualche giorno fa un piccolo impegno culturale ha condotto Luisa e me ad Arquata Scrivia, cittadina di circa 6mila abitanti che è sempre valsa da “cerniera di confine” tra la Liguria e le vie dell’Oltregiogo. Gli Spinola furono il casato feudale che per investitura imperiale dominò l’area dal 1313 fino al 1797.</p>
<p>Certo, questa località si trova geo-amministrativamente già in Piemonte, ma talvolta – e con piacere – Ligucibario® non si sottrae alle extraregionalità… Un treno Genova-Milano ci ha portati in loco puntuale, in circa 30 minuti, l’ubicazione della stazione ferroviaria (dove la linea per Torino e quella per Milano si dividono) è molto comoda, il resto – in un certo senso – l’hanno fatto i nostri passi slow e poi i nostri occhi, che (dopo 30 anni di lavoro nel turismo enogastronomico) cercano di vedere oltre che di guardare.</p>
<p>Eccoci così, sul far del tramonto, a percorrere il bellissimo nucleo antico, di epoca medioevale, ricco di testimonianze storiche (ed il toponimo stesso, secondo la tesi più accreditata, va riferito all&#8217;acquedotto che riforniva e dissetava la vicina città romana di Libarna, su quella via Postumia tra Ianua e Derthona che legava la Liguria al Po, il Tirreno ad Aquileia e all’Adriatico). Entrati nel “carruggio”, ovvero la riparata via Interiore (sotto l’alta torre trecentesca che testimonia un maniero andato distrutto), dopo pochi passi spicca la cosiddetta casa del Tranquillo o casa gotica, particolare edificio a 3 piani risalente al XIV secolo (restaurato una ventina d’anni or sono), che ci si aspetterebbe d’incontrare più a Domodossola, o a Biella…, vista la caratteristica struttura portante in legno e viste le decorazioni in laterizio. Forme che nell’insieme – non a caso &#8211; colpirono anche l’architetto-archeologo D’Andrade, presente ad Arquata nel 1882, il quale s’annotò e tramandò: &#8220;&#8230;casa intarallata in legno, molte di queste si vedono tuttora in Arquata, specie nei vicoli che dalla via Maestra salgono verso il Castello. Questi vicoli con queste case sono estremamente pittoreschi&#8230;&#8221;</p>
<p>Ecco poi la chiesa di San Giacomo Maggiore e, pochi passi dopo, fuoriuscendo da uno scenografico arco, la piazza Bertelli, ex piazza del Mercato, intitolata ad un notevole pittore e scultore locale (1840-1892) “formatosi” alla scuola genovese. Sante Bertelli era figlio di un panettiere, visse un’adolescenza disagiata che avrebbe dovuto farne tutt’al più un sarto di paese, ma grazie anche al marchese Domenico Serra studiò all’Accademia Ligustica e poi nel 1867 si trasferì a Roma, dove visse 4 anni grazie ad una borsa di studio, apprezzato ritrattista anche di signori facoltosi. Tornato a Genova, nella sua fase ispiratrice più importante avvicinò i “grigi” (1860-1890), dalle idee vicine ai macchiaioli, per abbracciare un naturalismo “francese”, plastico, verista, meticoloso, e comunque lontano da patetismi accademici e romantici. Ottimo affrescatore, fu artista anche un suo figlio, Giovanni Tito. Al Bertelli intitolò una strada (già via Palestro) anche Sampierdarena, nei pressi dell’attuale via Carlo Rolando.</p>
<p>La piazza Bertelli di Arquata, ampia e rilassante, “arricchita” da un pozzo protobarocco, è dominata dal bel Palazzo Spinola, sede del Municipio, che funse da comando britannico negli anni dal 1917 (con l’orribile epidemia di spagnola) sino all’immediato dopoguerra, 1920. Entrati nell&#8217;atrio, una targa apposta nel 1997 ricorda gli avvenimenti.</p>
<p>Il pozzo sulla piazza è in un documento antico, che lo menziona già nel 1598, e peraltro anche la via Interiore presenta alle estremità due pozzi d’epoca medioevale, resti di un sistema di approvvigionamento idrico piuttosto articolato&#8230;</p>
<p>Personalmente ho via via scattato molte foto, ma indugiando anche dinanzi alle vetrine di un tessuto commerciale vivo e qualitativo, caratterizzato da pastifici, orafi, boutique, formaggerie, che spingono in tentazione… Ho anche appreso che il 4 novembre ad Arquata un’animata fiera festeggia San Carlo Borromeo. Dal 1868 ospita la Confraternita di San Carlo Borromeo un Oratorio della Confraternita dei Disciplinati, che risale al 1478, ubicato sopra la scalinata della Contrada del Forno.</p>
<div id="attachment_22234" style="width: 310px" class="wp-caption alignleft"><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2024/03/arquata2.jpg"><img class="size-medium wp-image-22234" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2024/03/arquata2-300x211.jpg" alt="luisa puppo sorridente alla trattoria mascon" width="300" height="211" /></a><p class="wp-caption-text">luisa puppo sorridente e la barbera di coppo alla trattoria mascon</p></div>
<p>Infine ho invitato Luisa a cena da “Mascon”, trattoria dal fascino davvero senza tempo (attiva dal 1948), di cui avevo sentito dire un gran bene.</p>
<p>Accolti con premurosità e accompagnati dentro una linda saletta pastello, con tavoli ben distanti, abbiamo curiosato anzitutto nella carta dei vini, assai strutturata, da cui abbiamo ordinato un’etichetta che ci è famigliare e gradita, l’Avvocata di Coppo (una Barbera d’Asti DOCG fra le migliori, vinificata e affinata in acciaio, che prende il nome dalla prima proprietaria dei vigneti, un&#8217;avvocatessa. Bello il colore rubino, fruttato il sapore in bocca, tra viola, frutti di bosco, spezie). Subito riforniti di pane e focaccia “maison”, abbiamo ordinato – leggendo da una lavagnetta – portate tutte di terra: via via Luisa ha così degustato il delicato flan di carciofi, gli agnolotti del plin secondo tradizione, e infine la cheesecake con confettura di fichi, mentre chi scrive ha privilegiato una invitante pasta allo stracotto d’anatra e un festoso, morbido stinco al forno.</p>
<p>Piatti accuratamente eseguiti, staff efficiente tutto al femminile, per un conto finale ragionevole, con leale rapporto qualità/prezzo. Tanto che torneremo, e senza alcun dubbio….</p>
<p>Ciao bell’Arquata!<br />
<strong>Umberto Curti<br />
<a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2021/07/umberto-curti.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-20548" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2021/07/umberto-curti-300x168.jpg" alt="umberto curti" width="300" height="168" /></a><br />
</strong></p>
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		<title>La spungata porta buono</title>
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		<pubDate>Thu, 25 May 2023 10:29:31 +0000</pubDate>
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				<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_21583" style="width: 310px" class="wp-caption alignleft"><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2023/05/028.jpg"><img class="size-medium wp-image-21583" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2023/05/028-300x225.jpg" alt="spungata" width="300" height="225" /></a><p class="wp-caption-text">spungata</p></div>
<p>Ho raccontato (e cucinato a Natale*) cento volte <strong>la spungata di Sarzana</strong>, e cento volte ho percorso – protetto da due fortezze… &#8211; le vie di quel vivo e suggestivo centro storico, forse chissà calcando le orme di <strong>Sigerico da Canterbury</strong>, che viaggiava alla volta di Roma… Negli zaini di pellegrini e viandanti medievali occorrevano calorie ben conservabili.<br />
Da queste parti passò, <strong>già esule, anche Dante</strong>, anno domini 1306, per mediare contese (puoi leggermi <a title="umberto curti, dante alighieri in liguria" href="https://www.liguriafood.it/2021/06/30/dante-la-liguria-la-cucina/" target="_blank">a questo link</a>).<br />
Sarzanese era Tomaso Parentucelli, asceso 50enne <strong>al soglio papale nel 1447 col nome di Niccolò V</strong>.<br />
E lungo via Mazzini si trova la casa dei Bonaparte di Sarzana, vi visse Gabriele Bonaparte, figlio di Francesco, che nel 1567 partì alla volta di Ajaccio in Corsica dove nascerà <strong>Napoleone</strong>.<br />
Di recente poi mi hanno accennato ad <strong>una torta “favetta”, ricetta del 1793</strong> che la famiglia Neri-Sartori avrebbe recuperato nelle proprie dimore, un tempo convento domenicano. Una comunità domenicana è documentata in Sarzana da cenni indiretti di alcuni memorialisti locali, in particolare da Ubaldo Formentini, che rammenta la chiesa di San Domenico cui era annesso un convento. Edifici oggi demoliti (certamente già dal 1799), ma che conobbero fasti durante l’epoca rinascimentale.<br />
Alcuni giorni fa la spungata – o per meglio dire la pasticceria ligure – mi ha fatto conoscere di persona la gentilissima <strong>Emanuela Pericu, volto noto di RAI3</strong>, la quale ha curato da levante a ponente un riuscito servizio sulle principali preparazioni regionali (la spungata è fruibile <a title="raitre spungata di sarzana" href="https://www.rainews.it/tgr/liguria/video/2023/05/la-spungata-la-dolce-tradizione-di-sarzana-9f31bd8d-6e31-43f8-b409-fcc164361ce7.html" target="_blank">a questo link</a>)…<br />
Conversando, abbiamo di fatto condiviso un’attitudine, ovvero l’amore per <strong>la storia dell’alimentazione e per quelle tradizioni profondamente <em>made in Liguria</em> che anche il turismo esperienziale va sempre più apprezzando</strong>. Cultivar autoctone, filiere brevi, senso di comunità, genius loci, buonessere&#8230;<br />
Circa Emanuela Pericu suggerisco poi ai miei lettori anche il blog “E’ tutto un viaggio”, in particolare l’avvincente racconto (<a href="https://www.emanuelapericu.it/il-fiume-in-piena/" target="_blank">a questo link</a>) della camminata lungo <strong>la Via Postumia</strong> in compagnia di <strong>Andrea Devicenzi</strong>, atleta paraolimpico che, perduta una gamba in un incidente giovanile, è costretto a muoversi con le stampelle, ma&#8230;<br />
Belle storie. Ne abbiamo bisogno. Merci, et à bientôt!<br />
*privilegiando confetture di pere e fichi&#8230;<br />
Umberto Curti<br />
<a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2021/07/umberto-curti.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-20548" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2021/07/umberto-curti-300x168.jpg" alt="umberto curti" width="300" height="168" /></a></p>
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		<title>Alta Via dei Monti Liguri, e non solo. I cammini di Liguria</title>
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		<pubDate>Wed, 08 Feb 2023 17:33:48 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>Cammini in Liguria. Tra vie del sale, percorsi della transumanza, Terre Alte, vie del ferro, sentieri della Resistenza, acquedotto di Genova, via Postumia&#8230; un ventaglio di opzioni da Ponente a Levante. Prosegue il corso GAE – Guida Ambientale Escursionistica presso l’Ente F.Ire di Genova, propedeutico all’esame di qualifica abilitante. Il “viaggio” che ho proposto ai ...<a class="post-readmore" href="https://www.ligucibario.com/cammini-in-liguria/">leggi tutto</a></p>
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<p>Cammini in Liguria. Tra vie del sale, percorsi della transumanza, Terre Alte, vie del ferro, sentieri della Resistenza, acquedotto di Genova, via Postumia&#8230; un ventaglio di opzioni da Ponente a Levante.</p>
<p>Prosegue il corso <strong>GAE – Guida Ambientale Escursionistica</strong> presso l’Ente F.Ire di Genova, propedeutico all’esame di qualifica abilitante.<br />
Il “viaggio” che ho proposto ai corsisti lungo l’<strong>Alta Via dei Monti Liguri</strong> ha consentito d’incontrare anche ulteriori cammini regionali.</p>
<h2>Cammini in Liguria, un ricco catalogo</h2>
<p><strong>Le vie del sale</strong>, troppo numerose e importanti in Liguria per necessitare di spiegazioni: io amo soprattutto quella che da Erli risale verso Cerisola (in Liguria ma già provincia di Cuneo) e poi a San Bernardo di Garessio, ripristinata e accudita da un sodalizio di giovani, che ho avuto il piacere di conoscere la scorsa estate durante un evento a <strong>Castelvecchio di Rocca Barbena</strong>, cui partecipò anche Paolo Piacentini, autore del mirabile <em>Appennino atto d’amore</em>.<br />
I percorsi della <strong>transumanza</strong>, che interessano tanto l’area malgara di <strong>Mendatica</strong> (cucina bianca, <a title="ligucibario cucina bianca" href="https://www.ligucibario.com/alfabeto_del_gusto/bianca-cucina-malgara/" target="_blank">link qui</a>) quanto la <strong>Val d’Aveto</strong>, patria della mucca <strong>cabannina</strong>…<br />
Il sentiero cosiddetto delle <strong>terre alte, col segnavia TA giallorosso</strong>, che può valere come alternativa ove si voglia “abbandonare” la costa per rivivere tracciati (impegnativi) che un tempo immettevano nella pianura padana…<br />
I percorsi <strong>delle Albisole e delle Stelle, tra la ceramica e la casa-museo di Sandro Pertini a Rovieto (Stella San Giovanni)</strong>, via via salendo lungo l’itinerario (strada provinciale 334) che poi segue verso Sassello, prima bandiera arancione in Italia, luogo dove sono “ospitali” e “gustosi” per natura…<br />
<strong>Le vie del ferro, che toccano Tovo San Giacomo e Isallo</strong> (frazione di Magliolo), riproponendo i trasporti del minerale che sbarcava in Liguria dalle miniere dell’isola d’Elba…<br />
<strong>Area 24 a Sanremo</strong>, sul lungo tratto di ferrovia dismessa, e<strong> i lungomari Europa e De André da Varazze ad Arenzano</strong>, con paesaggi mozzafiato dinanzi ai quali camminare o pedalare senza fretta…<br />
<strong>I sentieri della Resistenza, ad esempio fra Borzonasca e Rezzoaglio</strong>, che rievocano momenti della guerra partigiana di liberazione (1943-1945)…<br />
La <strong>Via Postumia</strong>, o per meglio dire quel che intuiamo rimanerne (<a title="umberto curti il cibo in liguria dalla preistoria" href="https://www.deferrarieditore.it/prodotto/cibo-liguria-dalla-preistoria-alleta-romana/" target="_blank">link qui</a>), strada d’arroccamento che dalla Val Polcevera “schiudeva” da un lato la Val Lemme (bellissima Voltaggio), dall’altro la Valle Scrivia, non a caso un poco più a nord <strong>Libarna</strong> ha restituito alcuni interessantissimi resti di un’estesa città romana d’epoca imperiale…<br />
La via cosiddetta <strong>dei feudi imperiali, che dal porto di Genova si collegava con finalità commerciali a Casella</strong>, donde si può anche, attraverso Montoggio, raggiungere Torriglia e la Val Trebbia, quella cara <strong>al poeta Giorgio Caproni</strong>…<br />
<strong>L’acquedotto storico di Genova</strong>, che dal bel ponte-canale di Cavassolo, secentesco, in Comune di Davagna, scendeva alla città e ai suoi sempre più pressanti fabbisogni idrici…<br />
<strong>I cento santuari del Genovesato</strong> (Acquasanta, Vittoria, Guardia, Coronata, Tre Fontane, Madonna dell’Acqua…), col loro apparato di memorie e beni culturali, che costituirebbero un tour perfetto per il turismo devozionale…<br />
Infine, last not least, il catalogo dei cammini in Liguria comprende anche percorsi <strong>carretteschi, fliscani, malaspiniani</strong>…, che raccontano le vicende delle principali casate nobiliari liguri, talora in lotta l’una contro l’altra, vicende di cui rimangono un po’ ovunque castelli-fortezze e &#8211; per vivervi in tempo di pace &#8211; confortevoli palazzi…<br />
Buon viaggio con Ligucibario®, portale dell&#8217;etno-gastronomia e della <strong>biodiversità</strong> (e senza alcun banner pubblicitario).<br />
<strong>Umberto Curti<br />
<a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2021/07/umberto-curti.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-20548" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2021/07/umberto-curti-300x168.jpg" alt="umberto curti" width="300" height="168" /></a><br />
</strong></p>
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		<title>Val Polcevera DOC</title>
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		<pubDate>Sun, 27 Jan 2013 13:36:10 +0000</pubDate>
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				<content:encoded><![CDATA[<p>Val Polcevera DOC, denominazione d&#8217;origine controllata che dal 1999 accorpa 7 Comuni, qualificazione di una valle &#8211; purtroppo molto industrializzata &#8211; lungo la via Postumia romana, il cui nome antico si pensava (errando) che fosse “purcifera”, vista la presenza dei maiali (e quindi dei salumi, ecco il Sant’Olcese&#8230;). Si ottengono – inconfondibili all’olfatto e al gusto &#8211; vini Bianchetta, bianco, Vermentino, rosato e rosso, ma non si può omettere una citazione speciale per quel vino di Coronata (la collina dominata dal santuario si lega alla leggenda di Paciugo e Paciuga), anche in versione spumante e passito, la cui salvezza dobbiamo all’infaticabile lena di Domenico Barisone e della locale cooperativa, e poi di Andrea Bruzzone e di Gionata Cognata, infine del marchese Cattaneo Adorno.<br />
<strong>Umberto Curti<br />
</strong></p>
<p>L’alfabeto del gusto di Ligucibario® è la più ampia, completa e autorevole “banca dati” dell’enogastronomia ligure. Circa 1.500 voci che Umberto Curti in decenni di lavoro ha redatto e poi aggregato online per tutelare e promuovere le tradizioni regionali. Liberamente fruibile, “oggetto d’innumerevoli tentativi d’imitazione”, conta migliaia di follower e da sempre non contiene alcuna pubblicità. Iscriviti alla newsletter cliccando in homepage il simbolo della busta, e ogni settimana riceverai gratuitamente i nuovi contenuti…</p>
<p>(Luisa Puppo e Umberto Curti, grazie a vaste competenze ed esperienze ormai trentennali a fianco di territori e imprese, propongono consulenze, marketing, social media e attività formative per le destinazioni turistiche, l’enogastronomia e il commercio, con specifici focus sul turismo esperienziale, lo storytelling, l’escursionismo coste/entroterra, e le traduzioni da/in inglese. Contattaci senza impegno su <a href="mailto:info@ligucibario.com">info@ligucibario.com</a>)</p>
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</strong></p>
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