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	<title>Ligucibario &#187; trenino di casella</title>
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		<title>Food trekking nel Parco delle mura e dei forti genovesi</title>
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		<pubDate>Mon, 04 May 2026 09:42:55 +0000</pubDate>
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<p>A Genova il Parco Urbano delle Mura (mura le quali sono lunghe complessivamente oltre 19 km) s’arricchisce coi forti che dal XVI secolo, anche sfruttando preesistenze, furono progettati e poi eretti a difesa della città e del porto. Dal 2008 tale Parco salvaguarda ben 617 ettari di verdeggianti colli a cavallo fra le due principali valli cittadine, Bisagno e Polcevera. Le mura ed i forti sono correlati ad oltre 16 km di percorsi immersi in un paesaggio rurale, di fatto appenninico, denso di prati, pascoli e boschi, popolato da varie specie animali e vegetali, alcune tutelate poiché rare o endemiche, e in molti tratti perfetto per il trekking, il biking, l’ippoturismo e…le foto.</p>
<p>Ecco il dettaglio dei (16) forti dei sistemi ovest e centro-ponente.</p>
<p>Sistema ovest &#8211; San Giuliano (1826-36, oggi caserma dei Carabinieri), San Martino (sulla collina di Papigliano, 1819-31, in abbandono), Monte Ratti (dietro Marassi e Bavari, 1831-42, in degrado, vi si accede a proprio rischio), Santa Tecla (sopra San Martino, terminato nel 1774, tuttora in ottimo stato, visite associazionistiche), Quezzi (sopra Quezzi e Bisagno, metà ‘700, poi &#8220;riesumato&#8221; dal generale Massena, ora in abbandono), Richelieu (circa 1747, area Camaldoli, a difesa della Val Bisagno di levante, dedicato a un maresciallo che difese la città, non visitabile seppur in discreto stato).</p>
<p>Sistema centro ponente &#8211; Castellaccio e Torre Specola (Osservatorio Marina militare), Sperone (1747, non visitabile), Puin (1815-30, non visitabile salvo iniziative speciali), Fratello Minore (1816…, solo resti esterni in discreto stato, il Maggiore è demolito), Diamante (settecentesco, non visitabile), Begato (dal 1818. Area esterna per eventi, interna solo per iniziative speciali), Crocetta e Torre Granara (dal 1817, chiuso ma in buono stato), Belvedere (dal 1815 su preesistenze, oggi impianto sportivo (calcio)), Tenaglia (1633, ottimo stato, visitabile per iniziative speciali).</p>
<p>Extra &#8211; Monte Croce (demolito), Casale Erselli (oggi baraccopoli), Monte Guano (privato, ingombrato di detriti), (Geremia a Masone, visitabile). I primi tre sono molto vicini tra loro, zona Coronata-Erzelli, tutti costruiti intorno al 1888 a causa delle tensioni con Francia.</p>
<p>Arretrando diacronicamente lungo i secoli, occorre aggiungere che tale sistema difensivo genovese, con cime collinari dotate di forti &#8220;allineati&#8221;, si è poi – come ovvio &#8211; evoluto e rimodellato di continuo, secondo le esigenze strategiche e politiche della città. In sintesi, dunque, constatiamo:</p>
<ul>
<li>fortificazioni medievali, legate al controllo delle alture, onde evitare minacce, predisporre soccorsi militari, e imporre potere</li>
<li>sviluppo “ingegneristico” tra XVII e XVIII secolo, durante l&#8217;ultimo periodo della Repubblica di Genova</li>
<li>rinforzamento in epoca napoleonica</li>
<li>utilizzo e adeguamenti dall’Ottocento, a partire dal Regno sabaudo.</li>
</ul>
<p>Alcuni forti valsero poi ad ospitare artiglierie moderne, viceversa altri persero via via la propria funzione, perché più evolute tecnologie di guerra li resero superati.</p>
<p>Il primo forte lungo un’ipotetica escursione potrebbe essere il Forte di Castellaccio, seguito quindi, poi, dai cosiddetti “forti interni” (interni alle Mura Nuove del 1630): il Forte Begato, che dà sulla Val Polcevera, il Forte Puin, il Forte Fratello Minore, e soprattutto il Forte Sperone e il particolarissimo Forte Diamante (quest’ultimo già in Comune di Sant’Olcese), da cui si gode una splendida vista, a circa 600 metri d’altezza.<br />
Scendendo il crinale che dà verso Ponente-Sampierdarena, ecco poi Forte Tenaglia e i Forti Crocetta e, infine, Belvedere.<br />
Seguiamo ora tale escursione – necessariamente prima in salita e dopo in discesa &#8211; più in dettaglio.</p>
<p>Partendo agevolmente dalla centrale Piazza Manin (autobus pubblici), magari dopo una sosta alla trattoria “Antola” (cucina sia di terra che di mare, verificare sempre aperture e orari), si segue l’antico percorso “aereo” dell’Area naturale protetta della Strada delle Mura. Dopo aver ammirato dal belvedere del Righi la veduta sul Parco urbano delle Mura e le “terrazze” verso il porto lungo la Funicolare Zecca-Righi, ci si avvia dal Forte Castellaccio, a 360 metri sul mare e punto <em>start</em> assai usuale per camminatori e bikers. Il Castellaccio fu già oggetto di una ricostruzione ai tempi di Andrea Doria (1530). Colpisce immediatamente, in un paesaggio di conifere, la torre poligonale in mattoni rossi detta “della Specola”, eretta dal Genio sabaudo a inizio ‘800 e poi attorniata dalla cinta (1830-36). Da qui, ogni giorno a mezzogiorno, veniva esploso un colpo di artiglieria, sino all’inizio del secondo conflitto mondiale. Durante i moti del 1849, il Castellaccio fu protagonista delle rivolte genovesi contro i brutali bersaglieri del generale La Marmora. Tuttavia, dopo una resistenza a oltranza, il 10 aprile la fortezza ricadde sotto controllo del governo centrale. Oggi la torre ospita, tra l’altro, l’Osservatorio meteorologico dell’Istituto Idrografico della Marina. Nei pressi, il trekker incontra anche le trattorie “Montallegro” (farinata, ravioli&#8230;) e “Du Richetto 1890” (friscêu misti, pansoti&#8230;), verificare sempre aperture e orari.</p>
<p>Si prosegue, poi, sino all’imponenza di Forte Sperone (opera del 1747, a contrastare l’assedio austro-piemontese), dal rigore ottocentesco tipico dei forti sabaudi, che per la verità risale ad epoca precedente rispetto alle Mura Nuove del 1630, sebbene addirittura già in epoca ghibellina (XII secolo), molto tempo addietro, si accennasse ad una Bastia di Peralto. Sperone – non visitabile &#8211; è stato spesso utilizzato per eventi e spettacoli. Sorge in cima a Monte Peralto, proprio all’incontro fra i 2 àmbiti della cinta difensiva genovese, a 512 metri sul livello del mare, tra la Val Polcevera e la Val Bisagno, dove si sviluppano infatti le mura sui due fronti opposti. Nei pressi, il trekker incontra anche la ristopizzeria “La polveriera” (verificare sempre aperture e orari). Peculiare di Sperone è soprattutto il bastione angolare, “crocevia” dei due lati: somiglia da presso a una prua, donde il nome “Sperone”. Con una superficie di circa 9.000 mq il fortilizio si sviluppa su tre livelli, seguendo l&#8217;andamento del terreno. È celebre per il monumentale ponte levatoio d’accesso e per i bastioni che “sorvegliano”, ad un tempo, sia Val Polcevera che Val Bisagno. Secondo alcune leggende, il forte ospita anche il fantasma di un castellano malvagio, protagonista di un turpe evento del XVII secolo, ben prima che il forte assumesse la sua forma definitiva. Si trattava di un uomo corpulento, un bruto che viveva sul Peralto e che assalì e poi trucidò una giovane pastorella. Si tramanda che non fosse solo, ma portasse con sé un grosso cane nero che contribuì all’aggressione sanguinosa… Le urla della sventurata vittima ancora echeggerebbero nel forte durante i pleniluni, o le tempeste… Aldilà delle diverse leggende, allo stato attuale l&#8217;interno del Forte è chiuso e, per motivi di sicurezza, non visitabile liberamente, salvo aperture speciali in funzione di eventi o di visite guidate in calendario da parte dei sodalizi locali.</p>
<p>Lungo l’antico camminamento militare che lega Sperone ai &#8220;forti interni&#8221;, oppure salendo sul trenino di Casella &#8211; ove riprenda le corse! &#8211; per scenderne a Trensasco o a Campi, ecco il Forte Puin, del 1815-1830, in eccellente stato grazie ai restauri, seppur non visitabile all’interno salvo nelle giornate speciali: sorprende soprattutto la sua scenografica torre quadrangolare, che domina il contesto come un “padrino” (era il pittore Ettore Puin), protetta intorno da bastioni a stella. Progettato per un distaccamento d’una quarantina di soldati, è il più piccolo dei forti genovesi, sorge a 511 metri e nel 1963 fu dato in concessione ad un privato, appunto il Puin, che lo restaurò, utilizzandolo per anni come atelier e abitazione privata. Nei pressi opera anche l’”Ostaja de baracche”, frequentata trattoria (trofie, cima&#8230;, verificare sempre aperture e orari).</p>
<p>Subito dopo, immettendosi nuovamente sulla strada militare, si raggiunge il Forte Fratello Minore, eretto a partire dal 1816. Si chiama così perché erano due – coeve al Puin – le postazioni in prima linea, durante l’assedio del 1800 (allorché il generale nizzardo Massena/Massazena difese strenuamente Genova dagli austriaci), due postazioni tuttavia di diversa dimensione e poste a diversa altitudine. Solo uno dei due però poi sopravvisse sino a noi, il Minore, che poteva alloggiare 120 militi, ci rimangono peraltro solo resti esterni in discrete condizioni, e sopra l’ingresso si individua ancora uno stemma sabaudo, l’altro forte viceversa venne demolito dal fascismo alla fine degli anni ’30 per lasciar spazio ad una, negli auspici più utile, batteria antiaerea.</p>
<p>Ora ecco il Forte Diamante, il più avanzato e anche il più elevato, 667 metri sul livello del mare, raggiunto da un tipico zigzag con innumerevoli tornanti. Il Diamante – non visitabile &#8211; trae nome dal monte, non dalla propria forma, e mantiene l’originario impianto poligonale e la struttura propriamente settecentesca (la dobbiamo al maresciallo Sicre e all’ingegner De Cotte, attivi anche sul sistema Belvedere-Crocetta), con caserma a 3 piani. Qui nel 1800 austriaci e francesi si massacrarono senza pietà, e rimase ferito Ugo Foscolo, luogotenente della Repubblica Cisalpina che si era arruolato anzitutto per ragioni ideali. E&#8217; celebre la vicenda per cui il comandante francese Bertrand, coi suoi 250 uomini, il 30 aprile si rifiutò per onore d&#8217;arrendersi al Conte di Hohenzollern, ormai &#8220;padrone&#8221; dei Due Fratelli, e il reparto resistette sino all&#8217;arrivo dei rinforzi inviati da Massena. Qualche tempo dopo Genova capitolò, ma il trionfo di Napoleone a Marengo pose fine all&#8217;interregno austriaco.<br />
Dal Diamante, che poi tra il 1811 e il 1820 fu modificato dal Genio sabaudo, la vista può talora spaziare sino a Portofino&#8230; Nei pressi, il trekker incontra anche la trattoria “La baita del Diamante” (merende, cappon magro&#8230;, verificare sempre aperture e orari).</p>
<p>Proseguendo quindi verso il sabaudo (ma restaurato nel secolo scorso) Forte Begato, si gode di nuovo una vasta veduta sulla Val Polcevera. Sorse nel periodo 1818-1836, ov’era già una ridotta. L’ampia struttura – protetta da cinta bastionata e da 4 casematte angolari &#8211; poteva alloggiare sino a 800 soldati, venti volte il Puin&#8230; Sebbene l&#8217;interno non sia visitabile quotidianamente, il piazzale e le aree esterne sono spesso sede di eventi, rassegne e mercatini.</p>
<p>E a seguire ecco inoltre, rapidamente, il Forte Tenaglia, così chiamato per la caratteristica opera “a corno” che custodisce. Affascinante, in ottimo stato, forse meno conosciuto di altri e meno di quanto meriterebbe, questo fortilizio risale al 1633, e sorse su una demolita bastia quattrocentesca. Se ne visitano alcuni spazi tramite, ancora una volta, eventi associazionistici.</p>
<p>Infine, per ultima – e duplice &#8211; tappa ecco i Forti Belvedere e Crocetta, nella parte più bassa del Parco Urbano delle Mura, a Sampierdarena, seppur sempre in “altura”, a poco più di 150 metri sulla collina di Belvedere, appunto. Quando fu eretto il Castello di Belvedere, nel 1747, peraltro quest’area dall’orografia tormentata non appariva certo la più adatta ad eriger sbarramenti. Era un lungo “muro” composto da trincee, terrapieni, piazzette e qualche piccola cascina di contadini, nulla più, ma l’ingegno del maresciallo Sicre e dell’ingegner De Cotte, che progettarono anche il Diamante, la rese ostacolo ideale contro gli attacchi. Nel 1815, poi, il Genio sabaudo avviò la costruzione del Forte, completandolo nel 1827. I primi progetti si ispiravano a mappe minuziose e schizzi a matita, tra cui la Tavola E 322 che svela un primevo monastero e un percorso coincidente all’attuale salita Millelire. Il Forte nacque attorno a una casa-forte napoleonica simile alle ridotte dei Due Fratelli. A nord e ad ovest erano visibili anche i resti dei trinceramenti settecenteschi. Un tratto di muratura, oggi coincidente alla crêuza che discende a valle, valeva da strada protetta verso Sampierdarena. Il Belvedere negli anni ’70 del secolo scorso fu infine convertito in impianto sportivo, e un campo di calcio lo “sovrasta”. Nei pressi il trekker, ove affamato, incontra anche l’”Antica osteria dei cacciatori” (buridda, stoccafisso&#8230;, verificare sempre aperture e orari).</p>
<p>Il Crocetta, che conserva ancor oggi un inconfondibile ponte levatoio sul fossato, trae nome da un convento agostiniano, ed è variamente raggiungibile. Sebbene chiuso, si presenta ben conservato. Il percorso più suggestivo, e forse meno noto, parte dalla Tenaglia, sfruttando una linea trincerata risalente al 1826. Lungo il cammino s’incontra la Torre Granara (1817), incompiuta e convertita in postazione scoperta. Da lì, la barriera finisce, con una porta che accede in “salita al Forte Crocetta”, divenendo &#8211; un po’ di colpo &#8211; una semplice strada campestre per Begato. La prima fase costruttiva, ad opera del Genio sabaudo, risale al 1818, la seconda al 1827. Nel 1849, dopo la resa genovese alle famigerate truppe di La Marmora, il Crocetta servì come prigione per gli insorti di Tenaglia, Crocetta e Belvedere.…<br />
Buone passeggiate, e buone soste!<br />
<strong>Umberto Curti<br />
</strong></p>
<p>(Luisa Puppo e Umberto Curti, grazie a vaste competenze ed esperienze ormai trentennali a fianco di territori e imprese, propongono consulenze, marketing, social media e attività formative per le destinazioni turistiche, l’enogastronomia e il commercio, con specifici focus sul turismo esperienziale, lo storytelling, l’escursionismo coste/entroterra, e le traduzioni da/in inglese. Contattaci senza impegno su <a href="mailto:info@ligucibario.com">info@ligucibario.com</a>)<a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2024/04/foto-umbi-sala-lignea.jpg"><img class="size-medium wp-image-22485" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2024/04/foto-umbi-sala-lignea-300x149.jpg" alt="umberto curti in sala lignea alla biblioteca civica berio di genova" width="300" height="149" /></a></p>
<p><strong> </strong></p>
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		<title>L&#8217;Attestato d&#8217;onore ENTEL alla carriera</title>
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		<pubDate>Thu, 30 Apr 2026 12:13:30 +0000</pubDate>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2026/04/entel.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-30032" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2026/04/entel-300x172.jpg" alt="smart" width="300" height="172" /></a></p>
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<p>Martedì 28 aprile, presso il Salone di rappresentanza di Palazzo Doria Tursi (Comune di Genova), nell’àmbito dell’articolata iniziativa “Genova e la Liguria alla ricerca delle origini” patrocinata dal Comune, mi è stato conferito l’Attestato d’onore ENTEL al merito didattico e culturale.</p>
<p>Attestato che si “connette” a tutto ciò (docenze, consulenze, saggistica, eventi, divulgazione online…) con cui ho fin qui inteso contribuire alla valorizzazione di Genova, della Liguria, delle produzioni locali.</p>
<p>Dinanzi ad un folto pubblico, ho peraltro avuto anche il piacere di salutare coloro cui mi legano rapporti di amicizia e/o professionali, coloro – sovente &#8211; con cui ho condiviso/condivido significativi tratti di una carriera ormai trentennale&#8230;</p>
<p>I molti Relatori ed il succedersi dei diversi momenti hanno imposto alla giornata e ai singoli interventi una certa rapidità e sintesi.</p>
<p>Da parte mia, accanto all&#8217;amica Anna Maria Campello (Vicepresidente dei &#8220;Liguri nel mondo&#8221; che molto apprezza e incoraggia il mio lavoro), ho brevemente tratteggiato la mia “identità” di genovese e le sfide principali che oggi il lavoro (e l’antropocene) impone. Nella difesa e valorizzazione della biodiversità, delle filiere brevi e pulite, delle cultivar autoctone, dei prodotti certificati, della qualità che garantisce buonessere. In antitesi ai cibi spazzatura, agli OGM, alle contraffazioni dell’Italian sounding, alle agromafie.</p>
<p><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2025/02/villa-dp-museo-archeo-pegli.jpg"><img class="size-medium wp-image-25202" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2025/02/villa-dp-museo-archeo-pegli-300x245.jpg" alt="museo archeologico di genova pegli" width="300" height="245" /></a></p>
<p>Mi chiedessero se, ripensando al mio percorso e ad alcuni traguardi raggiunti, io mi senta debitore a qualcuno, nominerei soltanto Luisa Puppo, titolare dell’attività di cui sono socio. E rivolgerei un piccolo grazie alla commercialista la quale, pur avendo un carattere perfino peggiore del mio, in tutti questi anni è riuscita a tenerci lontani i grattacapi e alcune incombenze di quella burocrazia che sottrae, insensatamente, non poco tempo al lavoro d&#8217;impresa vero.</p>
<p>Chi tuttavia – nelle conversazioni “dietro le quinte” – ha voluto conoscermi un po’ meglio, ha avuto dinanzi a sé un “ragazzo” 63enne, nato a Varazze ma giunto quasi subito a Genova alla Foce (dove tuttora risiedo). Cresciuto in una tipica famiglia borghese – papà libero professionista, mamma casalinga – in cui si parlava il genovese, si ascoltavano i sublimi dischi di Giuseppe Marzari, si mangiavano taggiaen, çimma, stocchefisce…, e si tifavano Genoa e Sampdoria. Ebbene sì, fra mio padre, genoano, e me vigeva un derby.</p>
<p>Dopo la laurea e un’importante esperienza nel marketing di un’azienda bolognese, decisi di cimentarmi in qualcosa che fosse nuovo e mio. 30 anni di turismo, ora guardandomi indietro, hanno davvero rappresentato un’era geologica, capace di produrre nel globo mutamenti epocali, deregulation, accelerazioni violente, tsunami.</p>
<p>Ma a partire dal 1992, con l’apertura del Porto Antico, finalmente anche Genova iniziò a credere nella propria vocazione turistica. E negli anni seguenti io stesso molto mi battei affinché entrasse – bella com’è – nelle destinazioni heritage. Promuovendosi – lunga e policentrica com’è – anche nelle risorse meno “immediate”, i forti, le ville, il trenino di Casella, il cimitero monumentale di Staglieno, l’acquedotto storico…</p>
<p>Da addetto ai lavori, ovviamente, percepivo i punti di forza della città ma anche i suoi punti di debolezza, la necessità di destagionalizzare meglio gli arrivi, di formare imprese e inoccupati ad un’accoglienza più sistemica, di diffondere la conoscenza dell’inglese, dello storytelling, e via via del social media marketing.</p>
<p>Lo confesso: dopo 30 anni lavorare mi piace ancora. Vivo tra l’altro a contatto d’innumerevoli patrimoni UNESCO: l’arte dei muretti a secco, la dieta mediterranea, i palazzi dei Rolli, la convivialità della cucina italiana, tutto ciò mi stimola.</p>
<div id="attachment_25855" style="width: 310px" class="wp-caption alignleft"><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2025/03/DSCN8693.jpg"><img class="size-medium wp-image-25855" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2025/03/DSCN8693-300x225.jpg" alt="croxetti" width="300" height="225" /></a><p class="wp-caption-text">croxetti</p></div>
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<p>E progressivamente il mio pathos nei confronti della storia dell’alimentazione è diventato parte quasi prevalente del mio mestiere. Qualcosa che mi lega a Gino Veronelli, a Mario Soldati…, ma anche a Nino Bergese, a Ferrer Manuelli, ad Angelo Paracucchi.</p>
<p>E naturalmente a Giovanni Rebora, cui il 5 maggio alle 17.00 non a caso dedicherò un evento alla Biblioteca Civica “Saffi”.</p>
<p>La mia quotidianità sovente è fatta di olii, vini, finger food, salse da mortaio. Questa piattaforma, Ligucibario®, è ormai assurta a fonte privilegiata quanto a indicizzazione nelle ricerche sulla cucina ligure. In moltissimi casi, chi vuole approfondire i temi dell’enogastronomia ligure vi s’imbatte subito. L’IA definisce Ligucibario® “una istituzione digitale”, e mi lusinga…</p>
<p>Ho pubblicato oltre 20 saggi, ho organizzato o preso parte a circa 450 tra convegni, gustincontri… E tuttavia, di fatto, ho sempre perseguito un unico obiettivo: la tutela valorizzante del genius loci.</p>
<p>In tal senso l’enogastronomia è una vera e propria password, preziosa ed infallibile. Il cibo infatti costituisce, inevitabilmente, il modo d’essere di una comunità. Studiare la cucina di un popolo significa comprendere ciò che esso ha coltivato, allevato, pescato, importato…</p>
<p>Queste “microstorie” valgono ad inquadrare la storia molto più degli avvenimenti che di solito ci proponevano a scuola, imperi guerre battaglie trattati di pace sovrani dittatori… Da Bloch a Febvre, da Camporesi a Le Goff, da Braudel a Matvejevic, è ormai chiara la tipologia di contenuti ai quali mi ispiro.</p>
<p>Finanche il turismo cosiddetto esperienziale oggi ci chiede questo: ovvero di condividere i nostri riti e ritmi, i nostri borghi, le nostre ricette. E’ un turismo positivamente immersivo, relazionale, che ama partecipare delle nostre giornate, esser parte delle nostre comunità, comprendere le diacronie che ci rendono quel che siamo. Non di rado conosce Rubaldo Merello, Eugenio Montale, Francesco Biamonti.</p>
<p>Ed io stesso, da parte mia, come Giorgio Caproni, “Quando mi sarò deciso d’andarci, in paradiso ci andrò con l’ascensore di Castelletto, nelle ore notturne, rubando un poco di tempo al mio riposo”… Beninteso, dopo altri 30 anni di lavoro.<br />
<strong>Umberto Curti<br />
</strong></p>
<p>(Luisa Puppo e Umberto Curti, grazie a vaste competenze ed esperienze ormai trentennali a fianco di territori e imprese, propongono consulenze, marketing, social media e attività formative per le destinazioni turistiche, l’enogastronomia e il commercio, con specifici focus sul turismo esperienziale, lo storytelling, l’escursionismo coste/entroterra, e le traduzioni da/in inglese. Contattaci senza impegno su <a href="mailto:info@ligucibario.com">info@ligucibario.com</a>)</p>
<p><strong><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2025/05/dop-riviera-ligure.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-26203" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2025/05/dop-riviera-ligure-193x300.jpg" alt="dop riviera ligure" width="193" height="300" /></a><br />
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		<title>Le trasformazioni urbane di Genova</title>
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		<pubDate>Tue, 28 Apr 2026 07:30:04 +0000</pubDate>
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<p>“GENOVA IN STRADA, GENOVA IN TAVOLA. Assaggi di quartieri tra storia e trasformazioni urbane”</p>
<p>Sono stato nei giorni scorsi ospite della Biblioteca Civica “Berio” di Genova, con cui da molto tempo collaboro, per girare una serie di video. Quest’anno, dopo aver dedicato il 2024 al Medioevo e il 2025 all’Ottocento, la città di Genova dedica nel 2026 specifiche iniziative e approfondimenti alle cosiddette “trasformazioni urbane”, ovvero quei cambiamenti che hanno via via mutato il modo di essere della città, il suo modo di fare economia, di ospitare cultura, il suo modo di risultare abitabile e vivibile ai residenti e non solo…</p>
<p>Le trasformazioni urbane di Genova</p>
<p>Personalmente, poiché mi occupo di storia dell’alimentazione, ho cercato di ragionare sull’ampio tema in modo un poco innovativo. Ovvero connettendo ad alcuni scenari urbani, assai modificatisi nel tempo, alcuni personaggi ed episodi (anche) a sfondo enogastronomico.</p>
<p>Ne sono quindi derivati, per il momento, 4 video davvero suggestivi (con relativi consigli di lettura), che prossimamente saranno, come sempre, fruibili online.</p>
<p>Rispettivamente dedicati:</p>
<p>1)a Olindo Guerrini, poeta forlivese della “Scapigliatura”, che stabilitosi a Genova nel 1915, come bibliotecario, divorava farinata presso la “Bedin” di piazza Ponticello, ovvero un’area che poi cedette spazio alla piazza Dante progettata da Marcello Piacentini e poi al cosiddetto Centro dei Liguri</p>
<p><iframe title="YouTube video player" src="https://www.youtube.com/embed/zmHLxrQHmzk?si=dKr3QQmCE699ydKE" width="560" height="315" frameborder="0" allowfullscreen="allowfullscreen"></iframe></p>
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<p>2)a Giovanni Ansaldo, caporedattore del quotidiano “Il lavoro”, che il 20 aprile 1930, giorno di Pasqua, rivolgeva un’accorata missiva alla “scia Carlotta” (Navone), ostessa in Sottoripa, elogiando le 24 bellezze della sua torta Pasqualina. Dinanzi a Sottoripa, dal 1992 – anche grazie alle progettualità “visionarie” di Renzo Piano – il porto antico, che alla vista dei genovesi significava solo cupe inferriate, è stato felicemente ridonato alla città</p>
<p>3)al trenino di Casella, su ferrovia a scartamento ridotto lunga 25 km, il cui primo viaggio risale al 1° settembre 1929, grazie ad un tracciato che parzialmente rivoluzionò una porzione di Val Bisagno, per poi proseguire verso le valli Polcevera e Scrivia. Quel trenino, che sferraglia tra viadotti, gallerie e scorci mozzafiato, avrebbe dovuto diramarsi da un lato verso Busalla, dall’altro verso la Val Trebbia e Piacenza. Non fu così, le corse risultano oggi come ieri più brevi, e dolcemente lente e quasi lentissime, ma attendiamo comunque che l’attività possa riprendere in pieno e lungo tutta la linea. Si tratta infatti di un vettore prezioso per i pendolari, e scenografico per le famiglie in gita, i turisti, gli appassionati di rotaie storiche…</p>
<p>4)a Mario Soldati, infine, che pranzava in una nota trattoria di Sampierdarena, da Checco al “Toro”, un covo di sampdorianità in via De Marini, presso un quartiere popolare che poi, letteralmente, cambiò volto (dalla Coscia al WTC). A quei tavoli – ove sedeva una clientela varia e variopinta &#8211; erano speciali molti piatti, dall’agnello al pandolce, e si brindava con vino di Begato… Un po’ di saudade, rievocandoli (specie a chi faccia il mio mestiere), è dunque quasi inevitabile.</p>
<p>Per saperne di più</p>
<p><a href="https://www.bibliotechedigenova.it/evento/26871" target="_blank">Genova in strada, Genova in tavola </a> sul sito ufficiale Biblioteche di Genova.</p>
<p>Buon appetito, Genova che ti trasformi!</p>
<p><strong>Umberto Curti<br />
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<p>(Luisa Puppo e Umberto Curti, grazie a vaste competenze ed esperienze ormai trentennali a fianco di territori e imprese, propongono consulenze, marketing, social media e attività formative per le destinazioni turistiche, l’enogastronomia e il commercio, con specifici focus sul turismo esperienziale, lo storytelling, l’escursionismo coste/entroterra, e le traduzioni da/in inglese. Contattaci senza impegno su <a href="mailto:info@ligucibario.com">info@ligucibario.com</a>)</p>
<p><strong><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2025/02/umberto.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-25493" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2025/02/umberto-186x300.jpg" alt="umberto" width="186" height="300" /></a><br />
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		<title>C’è una pasticceria a Castelletto…</title>
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		<pubDate>Fri, 20 Feb 2026 08:55:31 +0000</pubDate>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2026/02/mage1.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-29655" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2026/02/mage1-300x218.jpg" alt="smart" width="300" height="218" /></a></p>
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<p><em><strong data-start="112" data-end="168">Castelletto, Genova: storia, sapori e trasformazioni</strong> . La Circonvallazione a Monte di Genova si snoda tra palazzi eleganti e scorci panoramici, testimone della storia cittadina e di ricordi personali. Scalette, crêuze, ascensori e funicolari raccontano la quotidianità di ieri e di oggi. Le pasticcerie del quartiere perpetuano la loro tradizione dolciaria, preservando gusti e rituali che restano parte viva della comunità locale.</em></p>
<p>Luisa Puppo, genovese, è nata e cresciuta a Castelletto, vicino alla casa dove nacque nel 1896 il poeta Eugenio Montale. Il quartiere via via sorse, con una certa celerità, quando molti residenti dei carruggi del sottostante centro storico intesero garantirsi migliori qualità abitative. Castelletto, così, è da oltre un secolo un’elegante corniche alberata, che consente rilassanti passeggiate panoramiche sopra i tetti e le ardesie di Genova.</p>
<h2>Castelletto ieri e oggi: memoria urbana e trasformazioni</h2>
<p>Per chi ami camminare, dai belvedere lassù in alto scendono verso il basso innumerevoli crêuze e scalette, ennesime conferme della verticalità della “Superba”, mentre i più pigri trovano funicolari rosse dall’appeal un po’ svizzero e ascensori particolarissimi, uno non a caso innamorò il poeta livornese Giorgio Caproni, che a lungo fu maestro elementare in val Trebbia (è sepolto nel cimiterino di Loco di Rovegno).</p>
<p>La desertificazione commerciale indotta dai nostri tempi “globali” e frettolosi ha beninteso colpito anche qui. E Luisa Puppo, la quale fra l’altro ha frequentato per 13 anni le aule dell’Istituto Arecco vicino a piazza Manin (e al bel trenino di Casella ora però nuovamente fermo), mi racconta quindi vicende che mescolano ricordi ora apparentemente più “lontani” ora assai meno, nonché imprese che hanno chiuso la serranda e imprese per fortuna tuttora attive, come si suol dire vive e vegete.</p>
<p>La sento sovente parlare dei pasticcini di “Magenta” e di “De Regibus”, e delle brioches, degli africani e dei gelati di “Guarino” (ex “Reati”), e dei cocktail di “Tullio”, e della panna e pànera di Angelo Gamenara…</p>
<p>Con suo papà, l’indimenticato Mingo Puppo, al sabato dopo la scuola il giro automobilistico al Righi era un rito, seguito poi da golose soste in pasticceria o aperitivi. Il quartiere non ospitava supermercati, ma “custodiva” un proprio forziere di sale cinematografiche: il Manin, il Mignon, l’Araldo, il Dogali (il primo a chiudere nella prima metà degli anni ’70 del secolo scorso), e naturalmente…la sala dell’Istituto Arecco.</p>
<p>Chi guardi per vedere, ieri come oggi riconosce a Castelletto un mood tutto suo, un’atmosfera da buona borghesia dietro le facciate di pregio dei palazzi disposti in fila, come schierati in palizzata, magari a vegliare sulla casbah di Pré-Molo-Maddalena.</p>
<p>Castello d’Albertis coi leoni all’ingresso, le rotonde coi quieti giardinetti, le serre e oggi gli orti oggetto di un recupero dentro le varie riqualificazioni urbane in atto sono veramente un continuum che ammalia anche il turista. Genova, dal 1926 realtà quanto mai policentrica, ha del resto cento anime, non si conosce mai abbastanza, ogni volta tiene in serbo sorprese.</p>
<p><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2026/02/mage2.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-29656" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2026/02/mage2-300x183.jpg" alt="smart" width="300" height="183" /></a></p>
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<h2>Tradizione dolciaria di quartiere: un filo che continua</h2>
<p>La pasticceria “Magenta”, in particolare, fondata nel 1933, ha di recente riaperto i battenti, in corso Magenta 21. Mi è parso quindi “doveroso”, in omaggio ad una castellettina DOC cui non mi lega solo il lavoro (è mia socia di maggioranza…), ricreare nei limiti del possibile le domeniche mattina di una volta, regalandole &#8211; a Luisa Puppo ma anche a me! – un vassoio di bigné e qualche altra leccornia. Debbo dire (e considerate che la mia piattaforma non ha mai contenuto pubblicità, né mai ne conterrà) che l’accoglienza in negozio è premurosa, lo spazio ha beneficiato di alcuni interventi che hanno migliorato la logistica, e le paste sono assolutamente festose a vedersi e piacevoli ad assaggiarsi. In particolare, la pasta choux dei bigné, più sottile di tante altre, giova alle creme del ripieno, tutte fresche e gustose. Last not least, il rapporto qualità/prezzo è molto, molto positivo, specie rispetto a tante pasticcerie “concorrenti” dagli scontrini assai più pesanti.</p>
<p>L’invito agli amici di Ligucibario® (che da tanti anni non sono poi pochi) è quindi di “verificare” di persona. Sarò lieto, come sempre, di conoscere le vostre impressioni.<br />
<strong>Umberto Curti<br />
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<p>(<a href="https://www.ligucibario.com/umberto-curti-luisa-puppo/" target="_blank">Luisa Puppo e Umberto Curti,</a> grazie a vaste competenze ed esperienze ormai trentennali a fianco di territori e imprese, propongono consulenze, marketing, social media e attività formative per le destinazioni turistiche, l’enogastronomia e il commercio, con specifici focus sul turismo esperienziale, lo storytelling, l’escursionismo coste/entroterra, e le traduzioni da/in inglese. Contattaci senza impegno su <a href="mailto:info@ligucibario.com">info@ligucibario.com</a>)</p>
<p><strong><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2025/02/umberto.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-25493" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2025/02/umberto-186x300.jpg" alt="umberto" width="186" height="300" /></a><br />
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		<title>Viaggio in Valle Scrivia, uno sguardo di marketing</title>
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		<pubDate>Mon, 15 Sep 2025 13:03:13 +0000</pubDate>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2025/09/IMG_3158.jpg"><img class="size-medium wp-image-26680" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2025/09/IMG_3158-300x225.jpg" alt="uno scorcio di montoggio" width="300" height="225" /></a></p>
<p>uno scorcio di Montoggio&#8230;</p>
<p>Alcuni miei ex allievi, poi brillantemente abilitatisi alla qualifica regionale di Guida Ambientale Escursionistica, mi chiedono via via “suggerimenti” sulla Valle Scrivia, un territorio retrostante Genova nel quale ho a lungo lavorato (Savignone, Montoggio…), sempre cercando, per quanto possibile, di porre turisticamente a sistema le sue risorse, non poche ma sovente – come suol dire l’anglista Luisa Puppo (1) – underrated, e, anche facendo sempre tesoro di buone prassi “altrui”, ovvero di orientare l’offerta lato sensu culturale-escursionistica verso quei target di domanda interessati a destinazioni meno consuete, meno massificate, eccetera eccetera…</p>
<p>Lo sguardo di Ligucibario® è sempre anche intensamente gastronomico, poiché oggi i paesaggi rurali, le cultivar autoctone, i prodotti “autentici”, le botteghe e le ricette della tradizione si confermano, verso alcuni di quei pubblici di riferimento orientati a soggiorni esperienziali, come attrattori capaci di “raccontare” al meglio le comunità, gli artigianati e il genius loci che storicamente le caratterizza. Qui, per la Valle Scrivia, sono le castagne, le rose, i ravioli, le formaggette, i canestrelli e canestrelletti, i mieli, le birre artigianali, le mostardelle…</p>
<p>Ma intanto, purtroppo, trattorie e negozi – come noto – stentano e talora si arrendono (e all’ecatombe di agriturismi a Montoggio ho dedicato tempo fa un articolo specifico).</p>
<p>La Valle Scrivia, che aggrega una decina di Comuni (Busalla, Casella, Crocefieschi, Isola del Cantone, Montoggio, Ronco Scrivia, Savignone, Valbrevenna, Vobbia, e Torriglia come &#8220;confine&#8221; verso la Trebbia), come noto a chiunque in Liguria si occupi un minimo di socioeconomie e di turismo è un territorio dalle cento opportunità e cento criticità, dove molte frazioni sono andate spopolandosi, molti presidii ricettivi e commerciali hanno chiuso, dove il dissesto idrogeologico e il digital divide hanno complicato il quadro. E dove l’accoglienza poggia più sulle premurosità spontaneistiche che su un impianto strategico e complessivo di welcoming: sono affermazioni che la mia società di consulenza porta avanti da decenni, quasi sempre inascoltata, ma in molti casi (per non dire tutti) il marketing e la formazione, che aggiorni alcune competenze delle imprese, rimangono gli unici strumenti per competere sul mercato, per cogliere i suoi input, e per salvare il salvabile.</p>
<p>I 10 Comuni valligiani, includendo Torriglia che fa per così dire da “confine” con la Val Trebbia, propongono tutti, e sottolineo tutti, ricchezze di segno storico-culturale, ambientale (flora e fauna riservano bellissime sorprese) e agro-culinario, eppure presumo che neanche uno di tali Comuni denoti flussi d’arrivo <span style="text-decoration: underline;">turistici</span> d’una qualche rilevanza, e sono sovente interessati da pesanti cali demografici. Alcuni sono anche toccati dal tracciato dell’Alta Via dei Monti Liguri, e quindi s’inscriverebbero perfettamente in quel disegno di un’Alta Via dei Gusti Liguri che, con gli ex allievi ora GAE di cui ho accennato all’inizio, sto da qualche tempo focalizzando. Alle dimore gentilizie, ai trenini a scartamento ridotto, ai castelli fliscani e della Pietra, alle parrocchiali e ai santuari, ai presepi, alla musealità, ai torrenti e laghetti, agli eventi e sagre…si affiancano infatti casari valorosi, pastifici e pasticcerie artigianali, ristoratori, cascine agricole, roseti, apicolture, macellerie, birrifici, finanche una viticoltura che da Valbrevenna a Minceto sta offrendo confortanti segni di ripresa, sto dunque riferendomi a ostinati custodi dei luoghi e dei saperi…, la cui attività anima territori e comunità altrimenti a rischio desertificazione.</p>
<p>Nella mia visione, tuttavia, e debbo dirlo senza giri di parole, poco sarà possibile qualora non si inquadrino correttamente le forze e le debolezze del “product” locale (2) e qualora gli attori pubblici e privati non convergano compiutamente su obiettivi realistici e soprattutto condivisi (nel marketing turistico 1+1=3).</p>
<p>(1)Luisa Puppo la quale ha fino al 1984 trascorso tutte le estati della propria giovinezza a Savignone, e dunque guarda alla Valle Scrivia con un affetto misto ad un filo di comprensibile saudade… Del resto, lei ed io ci sposammo nel 2000 a “Palazzo Fieschi”, e poi cenammo mille volte a Bromia dall’indimenticato Alfredo Ogemini, maestro di ravioli…</p>
<p>(2)indagini di competitività turistico-ricettiva, SWOT analysis propedeutiche a piani di marketing… Si vedano alcuni miei bilanci “di scenario” anche al link (…20 anni di Liguria e food).</p>
<p><strong>Umberto Curti<br />
</strong></p>
<p>(Luisa Puppo e Umberto Curti, grazie a vaste competenze ed esperienze a fianco di territori e imprese, propongono consulenze, marketing, social media e attività formative per le destinazioni turistiche e l’enogastronomia, con specifici focus sul turismo esperienziale, lo storytelling, l’escursionismo coste/entroterra, e le traduzioni da/in inglese. Contattateci senza impegno su info@ligucibario.com)</p>
<p><strong> <a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2025/05/dop-riviera-ligure.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-26203" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2025/05/dop-riviera-ligure-193x300.jpg" alt="dop riviera ligure" width="193" height="300" /></a><br />
</strong></p>
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		<title>A pranzo sui Forti di Genova&#8230;</title>
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		<pubDate>Fri, 04 Apr 2025 11:05:05 +0000</pubDate>
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<p>Genova realizzò attraverso i secoli ben 7 cinte murarie, onde tutelarsi strategicamente da minacce ed aggressioni. Ed il suo sistema di fortificazioni, vero anello di pietra, è risultato a lungo uno dei patrimoni storico-culturali più trascurato ed ignorato (al pari dell&#8217;acquedotto, di Staglieno, delle ville&#8230;), del resto l’affermazione della “vocazione” heritage di Genova è assai recente, e poi ha consentito tanti blabla. Poiché per tale affermazione mi battei io stesso a lungo, speriamo che essa prosegua al meglio, idee chiare non slogan e fumo…</p>
<p>Oggi le fortificazioni sono – soprattutto per i genovesi &#8211; meta escursionistica, sebbene molto resti da fare in termini di messa in sicurezza, di marketing e di pannellistica del sistema, e il “viaggio” Forte Sperone→Forte Diamante (quindi dal comune di Genova a quello di Sant’Olcese) è easy, green e panoramico, e scorre presso Forte Puin. Da lassù, dove di solito occorre solo uno zainetto col minimo indispensabile (magari un binocolo ed una striscia di fügassa), Genova svela l’immensa sua rada portuale, le “spianate” di tetti in ardesia, la sua natura di città verticale, stretta fra mare e collina.<br />
Forte Sperone, ottocentesco, austero, è ubicato in cima al Peralto all’inizio delle mura dette “nuove” (1630), mentre Forte Puin (1815-1830) fu ideato dal Regio Genio Sardo e ha per corpo centrale una solida torre quadrata. Poco lontano, al Righi, sorge l’Ostaja de baracche, coi suoi piatti localissimi, fra cui naturalmente i ravioli a-ö töccö e le troffiette col pesto. Questi primi due forti lasciano un po’ a bocca asciutta in quanto non visitabili.<br />
Forte Diamante (1756-58) è quanto mai scenografico, sul cocuzzolo tra Val Bisagno e Val Polcevera, un baluardo connotato da un terrapieno su 5 lati che difende un presidio a 3 piani. Nacque per proteggere lo “sperone”, uno dei 3 punti fragili delle mura nuove. L’interno, quel che ne resta, è percorribile, un “rifugio” che induce alla meditazione su quel che Genova fu ma anche su quel che sarà, e su come saranno direzionati gli investimenti a venire… Ai Lettori di Ligucibario®, quando ripartirà, suggerisco di raggiungere Forte Diamante col commovente trenino di Casella (di cui tanto ho scritto), che permette anche di “avvicinare” le belle tradizioni gastronomiche e le trattorie – eroiche superstiti &#8211; della Val Polcevera e della Valle Scrivia, dal salame (foto) e dalla mostardella alle rose e ai mieli, dalla Bianchetta “lungo” la via Postumia ai formaggi di cabannina e capra…<br />
Tutti a bordo e buon trekking!<br />
<strong>Umberto Curti<br />
</strong></p>
<p>(Luisa Puppo e Umberto Curti, grazie a vaste competenze ed esperienze a fianco di territori e imprese, propongono consulenze, marketing, social media e attività formative per le destinazioni turistiche e l’enogastronomia, con specifici focus sul turismo esperienziale, lo storytelling, l’escursionismo coste/entroterra, e le traduzioni da/in inglese. Contattaci senza impegno su info@ligucibario.com)</p>
<p><strong> <a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2025/02/umberto.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-25493" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2025/02/umberto-186x300.jpg" alt="umberto" width="186" height="300" /></a><br />
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		<title>Genova per voi</title>
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		<pubDate>Tue, 18 Mar 2025 13:53:53 +0000</pubDate>
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<p>Una coppia di amici lombardi (lui è un architetto) vengono ogni anno a far visita a Luisa e me in quel di Genova, chiedendoci di “progettare” sempre nuovi itinerari di scoperta della città. Un anno il centro storico coi Rolli, un anno la corniche di Circonvalmonte, un anno la Collezione d’arti decorative Wolfson (1880-1945), un anno il trenino di Casella che dalla val Bisagno ne penetra altre due, un anno il sistema dei Forti, un anno il Museo archeologico a Pegli dove incontrare il Principe delle arene candide e la Tavola bronzea…</p>
<p>E certamente d’immaginare qualche sosta giusta in termini di focaccia, farinata, acciughe, pansoti, torte di verdura, stoccafisso, pànera (la cucina genovese, malgrado tormentoni mediatici culminati nel mega-mortaio gonfiabile sulle acque del Tamigi, non è mai stata né mai sarà solo pesto…).</p>
<p>Itinerari, però, talvolta un po’ meno “consueti”, ovvero che di fatto consentano anche a Luisa e me – che lavoriamo nel turismo da 30 anni ciascuno – per così dire qualche nuova scoperta, qualche nuova emozione (le emozioni regalano vita e non sono mai abbastanza) che ispiri anche a noi qualche frase &#8220;alla Petrarca&#8221;.</p>
<p>Genova, sia detto subito, è dentro i genovesi, ed i genovesi sono dentro Genova. Non tutti i luoghi propongono un legame così profondo tra abitato ed abitanti. E’ un genius loci avvertibile con tutti i sensi, è un mood che poggia su colori odori sapori rumori ben distinguibili, a cominciare dal dedalo medievale dei carruggi, davvero quasi labirintico, e da quei jeans che oggi indossa il mondo intero ma che al Museo Diocesano svelano la propria origine.</p>
<p>Genova modella una città – d’ascendenza etrusca &#8211; di ripe portuali, che poi s’alza verso la collina (Montale descrisse Sottoripa con un nitido endecasillabo: paese di ferrame e alberature). Ianuensis ergo mercator&#8230; Si mostra senza esibirsi più di tanto, impegnata com’è a ritagliare sempre i propri destini fra le onde e il vicinissimo Appennino. Genova è una comunità cui fortemente somiglio, talvolta ruvida, sempre indomita, talvolta cosmopolita, sempre riservata, e che (l’avreste mai immaginato?) destina a mare e male una parola dall’identico – ma proprio identico &#8211; suono.</p>
<p>Personalmente adorerei ogni volta cominciare a raccontarla da San Donato, con quell’aria romanica che incute rispetto e, all’interno, nella cappella di San Giuseppe, quell’Adorazione dei Magi, un trittico a sportelli &#8211; opera cinquecentesca di un fiammingo &#8211; , che da sola “varrebbe il viaggio”. E poi da Canneto il Lungo, l’interminabile stretto vicolo dove aveva lo scagno – mille anni fa – mio nonno. Da lì, tutto il cuore cittadino dista pochi passi, il porto antico, la Cattedrale, piazza San Matteo, l’aurea strada nuova, e molti musei che un tempo – ora non più – avrebbero definito inaspettati…</p>
<p><em>Alla fine mi chiedo sempre (ma è un quesito da rivolgere anzitutto ai politici che ne amministrano le sorti e in qualche modo l’avvenire): come mai in una città tanto bella si vive tanto male (qualità della vita, collegamenti, degrado, crisi del commercio&#8230;), e si lavora tanto precariamente (1/4 dei liguri fatica ad arrivare a fine mese, crescono i &#8220;neet&#8221;, fuggono i giovani che possono&#8230;)?</em><br />
<strong>Umberto Curti<br />
</strong></p>
<p>(Luisa Puppo e Umberto Curti, grazie a vaste competenze ed esperienze a fianco di territori e imprese, propongono consulenze, marketing, social media e attività formative per le destinazioni turistiche e l’enogastronomia, con specifici focus sul turismo esperienziale, lo storytelling, l’escursionismo coste/entroterra, e le traduzioni da/in inglese. Contattaci senza impegno su <a href="mailto:info@ligucibario.com">info@ligucibario.com</a>)</p>
<p><strong><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2021/07/umberto-curti.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-20548" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2021/07/umberto-curti-300x168.jpg" alt="umberto curti" width="300" height="168" /></a></strong></p>
<p><strong><br />
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		<title>Il Dizionarietto GAE di Umberto Curti (14)</title>
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		<pubDate>Wed, 12 Feb 2025 11:38:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Luisa]]></dc:creator>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><em><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2025/02/vecersio1.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-25385" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2025/02/vecersio1-300x203.jpg" alt="vecersio1" width="300" height="203" /></a></em></p>
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<p>&nbsp;</p>
<p><em><br />
Il Dizionarietto GAE di Umberto Curti</em></p>
<p><em>Repertorio di termini e concetti ad uso degli allievi dei corsi GAE presso l’ente F.Ire di Genova.</em></p>
<p><em>Per approfondimenti si raccomanda anche la richiesta all’editore (<a title="umberto curti glossario sostenibilità e biodiversità" href="https://www.sabatelli.it/?product=biodiversita-e-sostenibilita-un-glossario" target="_blank">link qui</a>) del mio saggio “Sostenibilità e biodiversità. Un Glossario” (2023), che verrà spedito (<span style="text-decoration: underline;">gratuitamente</span>)in formato pdf…</em></p>
<p><em>Si suggerisce agli allievi l’uso di una buona cartina regionale, così da georeferenziare ove necessario quanto segue.</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Tutti i contenuti esplicativi che affiancavano i lemmi sono ora fruibili nel volume di Umberto Curti “Parole in movimento. Dizionario di territori, culture e sapori liguri per Guide GAE” </strong></p>
<p>Parte 14 (di 15)</p>
<p><strong>Strada bianca</strong>: indica una&#8230;</p>
<p><strong>Stregoneria</strong>: questa lugubre parola&#8230;</p>
<p><strong>Tavola bronzea</strong>: nel 1506 un&#8230;</p>
<p><strong>Tecci</strong>: essiccatoi (da&#8230;</p>
<p><strong>Terme di Genova</strong>: si trovano all’&#8230;</p>
<p><strong>Terroir</strong>: felice espressione&#8230;</p>
<p><strong>Titanio</strong>: un notevole&#8230;</p>
<p><strong>Tonnara</strong>: famoso sistema&#8230;</p>
<p><strong>Torbiera</strong>: ambiente scaturito&#8230;</p>
<p><strong>Torre d’avvistamento</strong>: luogo&#8230;</p>
<p><strong>Toso, Fiorenzo</strong>: linguista e&#8230;</p>
<p><strong>Transumanza</strong>: montegar…</p>
<p><strong>Trekking</strong>: attività escursionistica che&#8230;</p>
<p><strong>Trenino di Casella</strong>: suggestiva&#8230;</p>
<p><strong>Trezen</strong>: “rito” di&#8230;</p>
<p><strong>Truc</strong>: in piemontese&#8230;</p>
<p><strong>Turismo sostenibile</strong>: verosimilmente non&#8230;</p>
<p><strong>Vara</strong>: in una regione&#8230;</p>
<p><strong>Varni, Santo</strong>: scultore&#8230;<br />
<strong>Umberto Curti<br />
</strong></p>
<p><em>Per info sui corsi, ente F.Ire, piazza G. Matteotti 2/3b, 16123 Genova, tel. 010 9820702, formazione@entefire.it</em></p>
<p><strong><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2025/01/Umbi-bottiglia.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-25120" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2025/01/Umbi-bottiglia-275x300.jpg" alt="Umbi bottiglia" width="275" height="300" /></a><br />
</strong></p>
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		<title>Tavola bronzea, io turista nella mia città</title>
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		<pubDate>Mon, 03 Feb 2025 13:20:32 +0000</pubDate>
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<p>Tavola bronzea, io turista nella mia città?</p>
<p>Domenica di inizio febbraio, ma temperatura mite mite, eccomi con Luisa salire il viale alberato di Villa Durazzo Pallavicini che, accanto alla stazioncina ferroviaria, conduce con lieve salita al <strong>Museo archeologico di Genova Pegli</strong>…</p>
<h2>Il Museo Archeologico di Genova Pegli</h2>
<p>Accolti dal personale con cortesia premurosa, che emozione per me ritornare dentro 100mila anni di storia e nei luoghi con cui via via nutrii nel 2011 il mio “<a title="umberto curti il cibo in liguria dalla preistoria" href="https://www.ligucibario.com/i-libri-di-umberto-curti/" target="_blank">Il cibo in Liguria dalla preistoria all’età romana</a>” (ed. De Ferrari), un saggio che fu bellissimo scrivere, che ottenne tanti riscontri, e che avrebbe dovuto originariamente intitolarsi &#8220;Mezunemunius&#8221;, fra poco sarà chiaro il perché.</p>
<p>Entriamo (la Tavola Bronzea ci aspetta al secondo piano&#8230;), ed ecco tra gli altri “<strong>il Principe delle Arene Candide”, l’audace cacciatore quindicenne che 24mila anni or sono, nel Finalese, morì per la violentissima artigliata di qualche animale, e fu sepolto con tutti gli onori. Ecco gli orsi (quasi vegetariani) che trascorrevano il letargo nelle caverne, ecco le anfore vinarie lungo le trafficate rotte Roma-Spagna, ecco la prima statua-stele rinvenuta (a Zignago, SP), con la sua scritta verticale in caratteri etruschi “mezunemunius”, ecco gli oggetti della vita quotidiana fra cui i mortai, immancabili, ecco il tesoretto di monete recuperate a Niusci, presso il tracciato su cui oggi sferraglia il trenino di Casella, ecco i ritrovamenti dalla necropoli di Kainua-Genova, emporio etrusco…</strong></p>
<div id="attachment_25203" style="width: 310px" class="wp-caption alignleft"><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2025/02/orso-speleo.jpg"><img class="size-medium wp-image-25203" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2025/02/orso-speleo-300x225.jpg" alt="resti di orso speleo" width="300" height="225" /></a><p class="wp-caption-text">resti di orso speleo</p></div>
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<h2>La Tavola Bronzea del Polcevera</h2>
<p>E poi eccola, lei, la <strong>Tavola Bronzea del Polcevera</strong>, rinvenuta là dove correva la via Postumia, verso Libarna e Derthona, verso le “autostrade” del Po dirette ad Aquileia e all’Adriatico… Una tavola del 117 a. C. (cm 47,5&#215;37,5), prima testimone del latino in Liguria, rinvenuta da un contadino in un torrentello nel ‘500 (al <a href="https://www.youtube.com/watch?v=a0mNjzePvUQ&amp;list=PL6sEtQOf4zSWk9vYoTrw3WwFpbNGuyN3I&amp;index=10" target="_blank">ritrovamento della Tavola Bronzea</a> è dedicato uno dei video di &#8220;Assaggi di Medioevo&#8221;, il progetto che ho curato per Biblioteca Civica Berio di Genova nel 2024), ivi condotta da un moto franoso. E nel 1978 restaurata pulendo nerofumo e grassi. La Tavola Bronzea – nella puntuale traduzione di Giulia Petracco Sicardi, riecco un mio lontano ricordo universitario&#8230; &#8211; oltre a riportare la prima menzione circa la <em>via Postumia</em> cita una sentenza d’arbitrato emessa a Roma per regolare una disputa territoriale fra <em>Genuates</em> e <em>Viturii Langenses</em> e sfociata nell’obbligo di un pagamento in vino locale, ovvero un <em>vectigal</em> – entrata erariale &#8211; sotto forma di “baratto”.</p>
<div id="attachment_25238" style="width: 310px" class="wp-caption alignleft"><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2025/02/tavola-bronzea.jpg"><img class="size-medium wp-image-25238" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2025/02/tavola-bronzea-300x233.jpg" alt="Tavola Bronzea del Polcevera" width="300" height="233" /></a><p class="wp-caption-text">La Tavola Bronzea del Polcevera (photocredits www.museidigenova.it)</p></div>
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<p>La Tavola Bronzea svela la <strong>lingua parlata a Genova all’epoca</strong> (la latinizzazione sta concretamente entrando nell’onomastica) ed uno <strong><em>ius</em> ancora autoctono</strong> rispetto alla successiva romanità della <em>villa</em>, dal quale si evince una suddivisione delle terre in <strong><em>ager publicus</em>, <em>ager privatus</em> e <em>compascuus</em></strong> (terreno da pascolo, fienagione e legnatico, policentrico, su crinali spartiacque, che svolse non di rado funzioni sociali e cultuali), ed è evidente come dalla proprietà pubblica siano via via socioeconomicamente derivate, molti secoli più tardi, le comunaglie, terreni con bosco e pascolo messi a disposizione di famiglie o individui dietro versamento annuo di un modico canone. Erano punteggiate di <strong>casoni in pietra a secco</strong> (<em>caselle, casette, bàreghi, supenne, cabanei</em>…) per il ricovero soprattutto degli attrezzi, costruzioni di cui ancora rinveniamo esempi, già meticolosamente indagati dagli etnologi, fra cui il compianto Pietro Scotti. Caselle punteggiano ad esempio anche monte Bignone, sopra Sanremo.</p>
<p><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2021/04/022.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-20346" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2021/04/022-225x300.jpg" alt="022" width="225" height="300" /></a></p>
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<h2>Sulle tracce della Via Postumia</h2>
<p>Circa poi la <strong><em>via Postumia</em></strong>, l’<em>Itinerarium Antonini</em> e la <em>Tabula Peutingeriana</em> indicano <strong>tra Genova e Libarna una distanza di 36 miglia</strong> (circa 50 km), riesce <strong>oggi difficile seguirne lo sviluppo</strong>, la zona si presenta accidentata e ha subìto molte trasformazioni, e la <em>Postumia</em> a tratti fu verosimilmente poco più che uno stretto sentiero, priva di ponti, con pendenze molto variabili per economizzare su tornanti ed altro, tra paesaggi giocoforza mutevoli. Fatta realizzare dal console Spurio Postumio Albino, essa riproponeva nel tratto a monte una pista già battuta da mercanti liguri e forse anche la medesima percorsa sia dal console Quinto Minucio Rufo, allorché nel 197 a. C. schiacciò i Liguri dell’Oltregiogo fino a Casteggio, sia dal console Quinto Opimio nel 154 a. C., allorché guidò truppe da Piacenza (importante intersezione con la <em>Aemilia Lepidi</em>) a Genova per raggiungere Nizza. I tempi erano quanto mai inquieti. Oggi se ne ragiona solo in via ipotetica ma la <strong><em>Postumia</em></strong>, “strada di arroccamento” per congiungere le colonie cisalpine create al fine di contrastare le locali tribù ribelli, indiscutibilmente <strong>accelerò il processo di romanizzazione dei territori interni toccati dal suo tracciato, ovvero apportò tecnologie e tipi di produzioni romane, usi romani e riti romani</strong>. Il proposito ampio di unire il Tirreno all’Adriatico veicolò inoltre progetti di nuovi centri e “risistemazioni”, anche per facilitare i movimenti delle truppe e delle navi. La <em>Postumia</em> riacquistò poi importanza allorché Genova e Milano nel III-IV secolo d. C. ebbero profondamente bisogno l’una dell’altra relativamente alla compravendita d’olio (dall’Italia meridionale e dall’Africa settentrionale) e di granaglie. In tal senso, <strong>alla vigilia e poi all’inizio dell’apocalisse barbarica</strong> &#8211; che obliterò molte vite e <em>villae</em> &#8211; , aree ospitali dell’Appennino, quali ad es. San Cipriano presso Serra Riccò, non a caso si ripopolarono, e le fasce terrazzate consentirono alcune delle coltivazioni ormai usuali in Liguria. Attraverso la <em>Postumia</em>, all’inizio del V secolo, fu ricondotta al <em>magister militum</em> Stilicone la figlia Termanzia, moglie ripudiata dall’imperatore Onorio. E del resto moltissime mulattiere diventarono durante il medioevo le vere vie di riferimento…</p>
<p>Tavola Bronzea (e molto altro). Con Luisa termino infine la visita ed esco, con un po&#8217; d&#8217;attenzione occorrono circa 3 ore. Una parte di me farebbe dietrofront e rientrerebbe subito, per ricominciare.</p>
<p>E’ stato un pomeriggio meraviglioso, da turista che esplora la propria città? Perché no? Quanta archeologia, in Liguria! Una visione d&#8217;insieme saprà indurre un marketing che finalmente ne faccia quasi un prodotto turistico a sé, dai Balzi Rossi a Luni?<br />
Poiché ormai rapidamente imbruniva, non restava che coccolarsi un po’ con una cioccolata calda al bar “Amleto”, dirimpetto al mare, luogo di cortesia e cose buone (dolci e salate). Chapeau.</p>
<p><strong>Umberto Curti<br />
<a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2025/01/Umbi-bottiglia.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-25120" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2025/01/Umbi-bottiglia-275x300.jpg" alt="Umbi bottiglia" width="275" height="300" /></a><br />
</strong></p>
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		<title>Al Museo della Certosa</title>
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		<pubDate>Tue, 17 Dec 2024 09:04:43 +0000</pubDate>
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				<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_24863" style="width: 243px" class="wp-caption alignleft"><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2024/12/muce.jpg"><img class="size-medium wp-image-24863" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2024/12/muce-233x300.jpg" alt="il chiostro della certosa di rivarolo" width="233" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">il chiostro della certosa di rivarolo</p></div>
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<p>Al Museo della Certosa, un pomeriggio di metà dicembre&#8230;</p>
<p>Nessuno, davvero, può in questi anni imputarmi di aver trascurato la Val Polcevera… Ho trattato a lungo di Via Postumia nel mio “<a href="https://www.ligucibario.com/i-libri-di-umberto-curti/" target="_blank"><strong>Il cibo in Liguria dalla preistoria all’età romana</strong></a>”, ho raccontato anche in senso enogastronomico il (bellissimo) viaggio <strong>sul trenino di Casella</strong> che attraversa Sant’Olcese, ho dedicato un omaggio assai approfondito alla <strong>Bianchetta, perché la viticoltura locale è già testimoniata dalla Tavola Bronzea…</strong><br />
Lo sforzo di Ligucibario® si è infatti sempre rivolto alla tutela e alla valorizzazione delle risorse liguri, a maggior ragione quando – come in questo caso – i territori sono stati oggetto di brutali industrializzazioni, che hanno profondamente condizionato i loro assetti sociali ed economici.</p>
<p>Ma, per dir così, avvertivo che ancora qualcosa mi “mancasse”… E domenica, con Luisa, ho quindi <strong>visitato il MuCe, il museo della Certosa di San Bartolomeo, a Rivarolo, proprio a due passi dal capolinea di Brin della metropolitana</strong>.</p>
<p><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2024/12/muce1.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-24864" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2024/12/muce1-300x225.jpg" alt="smart" width="300" height="225" /></a></p>
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<h2>Il Museo della Certosa</h2>
<p>E’ un luogo subito incantevole grazie al chiostro silenzioso, ed un luogo vivo, che non solo percorre la storia e le tradizioni &#8211; anzitutto contadine &#8211; della valle, con specifico riferimento agli attrezzi e oggetti del lavoro e della quotidianità, ma anche programma una serie di eventi per famiglie con bambini o per visitatori adulti.</p>
<p>Confesso, nelle 3 sale espositive del Museo della Certosa ho scattato una cinquantina di fotografie, affascinato da ciò che botti, arnie, <strong>magagli</strong>, vanghe, pentole, setacci, falci, culle ecc. ecc. mi svelavano. Le tecniche agricole, in vigna in uliveto negli orti, le fienagioni, gli allevamenti, i pascoli e la caseificazione del latte, la centralità del <strong>castagno</strong>, ovvero l&#8217;albero del pane, i modi di muoversi, di cucinare… Ho trascorso davvero un’ora di buon tempo, e mi permetto di suggerire la scoperta di quest’angolo appartato non solo a quei genovesi e liguri che ancora non lo conoscono, ma a chiunque abbia a cuore il concetto di genius loci, e – come me – veda nella memoria un viatico essenziale per orientarsi idoneamente all’avvenire…<br />
Buon Natale!</p>
<p>Per orari e informazioni sulla visita, 010 5579081 e <a href="https://www.museidigenova.it/it" target="_blank">www.museidigenova.it</a>.<br />
<strong>Umberto Curti<br />
<a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2023/03/umbi-telenord.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-21488" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2023/03/umbi-telenord-300x189.jpg" alt="smart" width="300" height="189" /></a><br />
</strong></p>
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