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	<title>Ligucibario &#187; spinola</title>
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		<title>Medioevo e feudalesimo. Genova 2024</title>
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		<pubDate>Wed, 06 Mar 2024 12:50:12 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>MEDIOEVO E FEUDALESIMO. Secoli bui o laboratorio politico e sociale? Di Umberto Curti Genova dedica il 2024 al Medioevo, con una serie di iniziative vòlte ad approfondire una stagione storica lunga e peculiare. Al Medioevo (ed all&#8217;età feudale) in passato sono state peraltro riservate innumerevoli definizioni ed attribuite infinite etichette, stiamo parlando &#8211; del resto ...<a class="post-readmore" href="https://www.ligucibario.com/medioevo-e-feudalesimo-genova-2024/">leggi tutto</a></p>
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<p>MEDIOEVO E FEUDALESIMO. Secoli bui o laboratorio politico e sociale? Di Umberto Curti</p>
<p><strong>Genova dedica il 2024 al Medioevo</strong>, con una serie di iniziative vòlte ad approfondire una stagione storica lunga e peculiare.</p>
<p>Al Medioevo (ed all&#8217;età feudale) in passato sono state peraltro riservate innumerevoli definizioni ed attribuite infinite etichette, stiamo parlando &#8211; del resto &#8211; di un arco di storia ampio, “spartiacque”, prodromico a grandi scoperte geografiche e scientifiche, e fra i più complessi a decifrarsi. Rare le fonti affidabili, impossibile la disgiunzione fra gli accadimenti “italiani” e quelli lato sensu europei, perché &#8211; nel caos diacronico dei contesti locali e generali &#8211; tempo e confine sono mere parole, valgono solo come puro suono a fini distintivi.<br />
In qualche modo, tuttavia, superate le invasioni barbariche che avevano distrutto la romanità, l&#8217;Europa fu a tratti più coesa e sovranazionale proprio nel momento in cui si palesarono totali sia la mancanza di comunicazioni e sia la difficoltà di percorsi politici e culturali condivisi.<br />
Primo tratto saliente dell&#8217;alto Medioevo fu la decadenza delle città (civitates, da cui derivava il termine stesso civiltà), che non vennero necessariamente distrutte ma rappresentarono un fattore di relativa indifferenza negli sguardi di quanti &#8211; i vincitori &#8211; non praticavano che l&#8217;arte militare e l&#8217;allevamento nomade dei bestiami. Grandi abitati, a partire dai secoli IV e V, si ridussero dunque a quartieri non di rado fortificati, a recinti difensivi dentro i quali via via resistere ai Goti, ai Longobardi, ai Franchi, a tutti gli stranieri e alle orde di turno. Ne era a capo il vescovo, unico soggetto del passato rimasto ad occuparsi non solo d&#8217;anime, e ne era centro l’edificio adibito a cattedrale. Secoli dopo, non a caso, il vescovo incarnò il miglior alleato &#8220;politico&#8221; di tutte quelle città che presero a ribellarsi alla tirannia centrale dell&#8217;impero.<br />
Si sviluppò pertanto una ruralità talora da fame, il contadino non cooperando più col mercante e non coltivando oltre il necessario al proprio sostentamento. Quando i raccolti degli anni di magra, le scarse piogge o la violenza delle intrusioni gli impedirono di proseguire, egli si rivolse al latifondista, al proprietario delle &#8220;villae&#8221;, che gli garantì &#8211; attraverso il &#8220;colonato&#8221; &#8211; lavoro e pane. E&#8217; una relazione affine a quella che in tempi recenti s&#8217;è battezzata mezzadria, da un lato la pars dominica e padronale, dall&#8217;altro la pars massaricia, la fattoria con gli attrezzi di lavoro condotta dal balivo che a tutto provvede, e tale relazione dà vita ad una società ovviamente parcellizzata, diffidente, che s&#8217;autosostiene, chi ha più terra è &#8211; oggettivamente &#8211; più ricco, perché la terra rappresenta l&#8217;unica moneta di scambio immune dalle svalutazioni e comunemente accettata.<br />
La villa risultò luogo di potere e di vita quotidiana, vi si amministrò la giustizia, vi si celebrarono riti religiosi, vi si progettarono investimenti… Ecco l&#8217;origine di tanti toponimi italiani, Francavilla, Villafranca, Villanova, Villabassa, Villabate, Villa Campanile, Villa Castelli, Villachiara, Villa del Bosco, Villa del Conte, Villa Estense, Villa Frati, Villagrande, Villa Guardia, Villa Lago, Villa Latina, Villa Magna, Villa Piana, Villa Poma, Villa Ricca, Villa Santa, Villaverde. Ecco forse, anche, una delle origini circa tanti municipalismi e &#8211; a detta di alcuni &#8211; circa lo spirito poco patriottico della nazione italiana, a suo modo anarchica e campanilista…<br />
Gradualmente, l&#8217;accumulo di terra nella proprietà di pochi privilegiati produsse la nascita della nobiltà, inizialmente di tipo guerriero, all&#8217;insegna del valore e della lealtà. Duchi e marchesi che presero a nominare &#8211; come sottoposti diretti &#8211; i cosiddetti <strong><em>vassalli</em></strong>, cui assegnavano il godimento temporaneo di un feudo. Col tempo, il privilegio divenne sempre più ereditario e trasmissibile, perché solo i figli dei vassalli conoscevano le arti e gli usi idonei al mestiere e potevano così diventare cavalieri, membri di una milizia elitaria, formidabilmente al vertice della piramide sociale.<br />
Il feudalesimo fu dunque un&#8217;organizzazione istituzionale &#8211; di matrice franca &#8211; che a partire dall&#8217;alto Medioevo si estese in Europa fino alla Sicilia, alla Grecia, alla Palestina. Caratterizzata da un feudo, e da un feudatario che vi esercita la giurisdizione, allude &#8211; cronologicamente &#8211; ad un&#8217;età squassata da grandiosi rivolgimenti, tanto che il feudalesimo appare a taluni studiosi un fatto storico ineludibile, un passaggio politico obbligato in quanto prevedibile, ad altri una fusione originale che compenetrò elementi di provenienza diversissima, cerniera fra mondi che scompaiono e mondi che li sostituiscono, fra aristocrazia via via declinante e avide modernità per loro natura impetuose.<br />
E&#8217; verosimile sia derivato, come istituto, dai patronati latifondistici del Basso Impero agonizzante, allorché armigeri disillusi e sbandati si aggregarono individualmente attorno ad un capo anziano e/o valoroso. Ma al termine del periodo merovingio emersero contrattualità militari più formalizzate, e la distribuzione di un vitalizio in terra a quei cavalieri che s&#8217;impegnassero a ricambiare tale concessione con la fedeltà e con le armi.<br />
Via via, da privilegio di dignità personale il feudo si trasformò in un volàno per l&#8217;espansione franca, che con Carlo Magno raggiunse vittoriosa &#8211; come noto &#8211; terre e popoli lontani. Ecco la nascita del vassallatico (la parola giunge dal celtico), forma politico-gerarchica nella quale il feudo non consiste più solo in terra, ma svolge una precisa funzione amministrativa e militare.<br />
Feudo è vocabolo di derivazione etimologica incerta, dal latino medievale feudum. Origini storico-linguistiche mai del tutto chiarite ci tramandano un bisillabo (fevum, anche feum) che appare nella Francia meridionale e a Lucca in un documento della metà del secolo IX. Beni, forse bestiame…, concessi da qualcuno a qualcun altro in cambiò di fedeltà e servigi militari.<br />
Consta di un dato personale (commendatio) là dove un uomo libero (<strong><em>vassus</em></strong>) si sottomette ad un senior. Di un dato reale (beneficium) là dove implica la concessione gratuita e revocabile di terre per mantenere il vassus (e la sua famiglia). Di un&#8217;immunità da oneri pubblici (mùnera), là dove prevede l&#8217;esenzione da imposte.<br />
La commendatio proviene da consuetudini romane e poi intensamente germaniche, non àltera le facoltà del vassus perché si tratta di un&#8217;obbligazione bilaterale, risolubile per inadempienza delle parti. Il beneficium è una concessione &#8220;precaria&#8221;, durando quanto il rapporto personale fra i due contraenti (ma tendendo a diventare ereditaria perché gli oneri militari del vassus cresceranno, ed esigeranno maggior ricompensa). L&#8217;immunità discende da usi del Basso Impero come privilegio di esenzione dalle imposte. Essa deflagra in età merovingia, sottraendo all&#8217;erario dei sovrani molti redditi (ad esempio ecclesiali) certamente enormi. Il vassus, successivamente, pretese d&#8217;esigere in prima persona ciò che non consentiva &#8211; grazie all&#8217;immunità &#8211; che il fisco esigesse da lui. Con l&#8217;introitus arrogandosi il diritto di entrare nelle diverse proprietà, con l&#8217;exactio di riscuotere quanto aveva calcolato gli spettasse, con la districtio di emanare disposizioni in materia.<br />
E&#8217; il tempo nel quale la Francia carolingia si batté contro gli Arabi, che s&#8217;impadronirono minacciosamente della Spagna. Carlo Martello si vide costretto ad aumentare vertiginosamente il numero dei vassallatici in virtù delle loro prestazioni militari, e di conseguenza largheggiò sia concedendo terre sia espropriando la Chiesa. I privilegi del vassus divennero mere prerogative personali, ormai inscindibili dal titolare, contaminando il diritto pubblico con quello privato.<br />
Il vassus a sua volta si legò per contratto al <strong><em>valvassore</em></strong>, il vassallo del vassallo (quando il valvassore prese il nome di conte, il vassallo si chiamò duca o marchese). Il valvassore, infine, ebbe nel <strong><em>valvassino</em></strong> il proprio sottoposto, al livello più basico della scala di potere.<br />
Il sigillo a tali contratti si confermò la fedeltà, il senso di appartenenza. Come detto, ciò direttamente o indirettamente rafforzò un&#8217;economia tutta agraria e curtense, &#8220;clausa&#8221; (chiusa), immune. Nella realtà dei fatti, malgrado l&#8217;azione di sorveglianza &#8220;centrale&#8221; svolta dai missi dominici, una società composta da microcosmi è fragile, s&#8217;inchina puntualmente alla voce del più forte. Non a caso i vassalli pretesero progressivamente l&#8217;ereditarietà dei benefici, e i sovrani poco a poco cedettero, di modo che &#8211; come già avvenuto sotto i Longobardi &#8211; il feudo si mescolò agli altri patrimoni &#8220;personali&#8221; perdendo la sua funzione pubblica, e la politica si sottomise alle istanze particolaristiche dei signori a cavallo (meno invadente fu la condotta del cosiddetto maggiorascato &#8211; d&#8217;origine spagnola &#8211; in Francia, coi suoi celebri cadetti capaci di tutelare la civiltà occidentale fino al secolo XVIII e talora oltre).<br />
Il vassallatico divenne una sorta di &#8211; autorevole – parlamento “ombra”, in grado, non raramente, di condizionare i governi centrali e di pilotare i destini di nazioni e territori. D&#8217;altronde, dal feudo dovettero però iniziare i versamenti di tributi, mentre via via la sua potenza militare si affievolì a causa degli eserciti professionali e poi delle coscrizioni di leva nazionali obbligatorie, che resero le guerre un fenomeno di massa, praticato con equipaggiamenti ed armi sempre più &#8220;industriali&#8221;.<br />
La rivoluzione francese, in qualche modo filiazione dell&#8217;Illuminismo, spazzò infine via gli ultimi residui di quel feudalesimo che s&#8217;annidò a lungo anche nell&#8217;età dei titoli nobiliari.<br />
Durante il Medioevo la situazione generale vedeva dunque in atto le vicissitudini narrate nelle righe precedenti; parallelamente, in Liguria, e più precisamente a Genova, la scena era dominata da grandi casati nobiliari, originando dal Medioevo e giungendo fino alla Repubblica aristocratica e oligarchica (1528-1797). Si trattava di una nobiltà civica, mercantile e insieme guerriera, che affermò il predominio di Genova su tutto il territorio ligure, e che conquistò il Mediterraneo anche attraverso il commercio (e infine la finanza). Ma a prevalere, all’interno dello stesso ceto dirigente genovese, furono inizialmente quattro grandi casate, <strong>Doria</strong> e <strong>Spinola</strong>, a capo di fazioni “ghibelline” e poi strettamente filospagnole, e <strong>Fieschi</strong> e <strong>Grimaldi</strong>, a capo dei “guelfi” e filofrancesi. Poco tempo dopo, a queste si affiancarono altre famiglie popolari (Adorno, Fregoso, Guarco e Montaldo) che talora fecero terra bruciata in città e nei domini fra il Tre e Quattrocento. Con la riforma costituzionale del 1528 iniziò una nuova fase in cui il patriziato sovrano della Repubblica di Genova si impose pienamente sulla scena del business europeo. In questo ambito emersero nuove famiglie, i <strong>De Ferrari</strong> duchi di Galliera ed i <strong>Pallavicino</strong>. Il sangue blu restò in famiglia attraverso matrimoni incrociati, dettati da motivi politici e di potere che portarono ad un legame indissolubile tra i vari casati. Nel 1547, con l&#8217;assedio al castello di Montoggio (GE), i Doria ebbero definitivamente la meglio sui Fieschi e le loro congiure. Discorso a parte meriterebbero i <strong>Malaspina (</strong>famiglia marchionale<strong>),</strong> che nonostante il predominio di Genova seppero mantenere importanti possedimenti feudali nell’estremo levante ligure (dove passò anche Dante), e in alcune valli interne del Tigullio orientale e del Genovesato. Tale mix “vincente”, fra coraggiosa intraprendenza e splendore nobiliare, è il segreto alla base di quei fasti del passato per cui Genova va famosa, e di quegli edifici aristocratici che stanno richiamando sempre più turisti…</p>
<p>Suggerimenti bibliografici</p>
<p>Bloch, <em>La società feudale</em>, Torino, 1999</p>
<p>Braudel, <em>Mediterraneo</em>, Milano, 2002</p>
<p>C.M. Brunetti, <em>Castelli liguri</em>, Genova, 1967 (2^ ed.)</p>
<p>Cardini e M. Montesano, <em>Storia medievale</em>, Firenze, 2006</p>
<p>Duby, <em>Lo specchio del feudalesimo</em>, Bari, 1998</p>
<p>Ganshof, <em>Cos’è il feudalesimo?</em>, Torino, 2003</p>
<p>Huizinga, <em>L’autunno del medioevo</em>, Roma, 1997</p>
<p>Keen, <em>La cavalleria</em>, Napoli, 1986</p>
<p>Le Goff, <em>L’uomo medievale</em>, Bari, 1999</p>
<p>Lewis, <em>I musulmani alla scoperta dell’Europa</em>, Milano, 1983</p>
<p>Minola e B. Ronco, <em>Castelli e fortezze di Liguria</em>, Genova, 2006</p>
<p>Piccinni, <em>I mille anni del Medioevo</em>, Milano, 1999</p>
<p>Poleggi (a cura di), <em>Città portuali del Mediterraneo: storia e archeologia</em>, Atti del Convegno Internazionale di Genova, Genova, 1989</p>
<p>Stringa, <em>I forti di Genova</em>, Genova, 1985</p>
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		<title>Metti una sera a cena ad Arquata&#8230;</title>
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		<pubDate>Mon, 04 Mar 2024 14:44:47 +0000</pubDate>
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				<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_22233" style="width: 310px" class="wp-caption alignleft"><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2024/03/arquata1.jpg"><img class="size-medium wp-image-22233" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2024/03/arquata1-300x225.jpg" alt="arquata scrivia" width="300" height="225" /></a><p class="wp-caption-text">arquata scrivia, dal carruggio verso piazza bertelli</p></div>
<p>Qualche giorno fa un piccolo impegno culturale ha condotto Luisa e me ad Arquata Scrivia, cittadina di circa 6mila abitanti che è sempre valsa da “cerniera di confine” tra la Liguria e le vie dell’Oltregiogo. Gli Spinola furono il casato feudale che per investitura imperiale dominò l’area dal 1313 fino al 1797.</p>
<p>Certo, questa località si trova geo-amministrativamente già in Piemonte, ma talvolta – e con piacere – Ligucibario® non si sottrae alle extraregionalità… Un treno Genova-Milano ci ha portati in loco puntuale, in circa 30 minuti, l’ubicazione della stazione ferroviaria (dove la linea per Torino e quella per Milano si dividono) è molto comoda, il resto – in un certo senso – l’hanno fatto i nostri passi slow e poi i nostri occhi, che (dopo 30 anni di lavoro nel turismo enogastronomico) cercano di vedere oltre che di guardare.</p>
<p>Eccoci così, sul far del tramonto, a percorrere il bellissimo nucleo antico, di epoca medioevale, ricco di testimonianze storiche (ed il toponimo stesso, secondo la tesi più accreditata, va riferito all&#8217;acquedotto che riforniva e dissetava la vicina città romana di Libarna, su quella via Postumia tra Ianua e Derthona che legava la Liguria al Po, il Tirreno ad Aquileia e all’Adriatico). Entrati nel “carruggio”, ovvero la riparata via Interiore (sotto l’alta torre trecentesca che testimonia un maniero andato distrutto), dopo pochi passi spicca la cosiddetta casa del Tranquillo o casa gotica, particolare edificio a 3 piani risalente al XIV secolo (restaurato una ventina d’anni or sono), che ci si aspetterebbe d’incontrare più a Domodossola, o a Biella…, vista la caratteristica struttura portante in legno e viste le decorazioni in laterizio. Forme che nell’insieme – non a caso &#8211; colpirono anche l’architetto-archeologo D’Andrade, presente ad Arquata nel 1882, il quale s’annotò e tramandò: &#8220;&#8230;casa intarallata in legno, molte di queste si vedono tuttora in Arquata, specie nei vicoli che dalla via Maestra salgono verso il Castello. Questi vicoli con queste case sono estremamente pittoreschi&#8230;&#8221;</p>
<p>Ecco poi la chiesa di San Giacomo Maggiore e, pochi passi dopo, fuoriuscendo da uno scenografico arco, la piazza Bertelli, ex piazza del Mercato, intitolata ad un notevole pittore e scultore locale (1840-1892) “formatosi” alla scuola genovese. Sante Bertelli era figlio di un panettiere, visse un’adolescenza disagiata che avrebbe dovuto farne tutt’al più un sarto di paese, ma grazie anche al marchese Domenico Serra studiò all’Accademia Ligustica e poi nel 1867 si trasferì a Roma, dove visse 4 anni grazie ad una borsa di studio, apprezzato ritrattista anche di signori facoltosi. Tornato a Genova, nella sua fase ispiratrice più importante avvicinò i “grigi” (1860-1890), dalle idee vicine ai macchiaioli, per abbracciare un naturalismo “francese”, plastico, verista, meticoloso, e comunque lontano da patetismi accademici e romantici. Ottimo affrescatore, fu artista anche un suo figlio, Giovanni Tito. Al Bertelli intitolò una strada (già via Palestro) anche Sampierdarena, nei pressi dell’attuale via Carlo Rolando.</p>
<p>La piazza Bertelli di Arquata, ampia e rilassante, “arricchita” da un pozzo protobarocco, è dominata dal bel Palazzo Spinola, sede del Municipio, che funse da comando britannico negli anni dal 1917 (con l’orribile epidemia di spagnola) sino all’immediato dopoguerra, 1920. Entrati nell&#8217;atrio, una targa apposta nel 1997 ricorda gli avvenimenti.</p>
<p>Il pozzo sulla piazza è in un documento antico, che lo menziona già nel 1598, e peraltro anche la via Interiore presenta alle estremità due pozzi d’epoca medioevale, resti di un sistema di approvvigionamento idrico piuttosto articolato&#8230;</p>
<p>Personalmente ho via via scattato molte foto, ma indugiando anche dinanzi alle vetrine di un tessuto commerciale vivo e qualitativo, caratterizzato da pastifici, orafi, boutique, formaggerie, che spingono in tentazione… Ho anche appreso che il 4 novembre ad Arquata un’animata fiera festeggia San Carlo Borromeo. Dal 1868 ospita la Confraternita di San Carlo Borromeo un Oratorio della Confraternita dei Disciplinati, che risale al 1478, ubicato sopra la scalinata della Contrada del Forno.</p>
<div id="attachment_22234" style="width: 310px" class="wp-caption alignleft"><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2024/03/arquata2.jpg"><img class="size-medium wp-image-22234" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2024/03/arquata2-300x211.jpg" alt="luisa puppo sorridente alla trattoria mascon" width="300" height="211" /></a><p class="wp-caption-text">luisa puppo sorridente e la barbera di coppo alla trattoria mascon</p></div>
<p>Infine ho invitato Luisa a cena da “Mascon”, trattoria dal fascino davvero senza tempo (attiva dal 1948), di cui avevo sentito dire un gran bene.</p>
<p>Accolti con premurosità e accompagnati dentro una linda saletta pastello, con tavoli ben distanti, abbiamo curiosato anzitutto nella carta dei vini, assai strutturata, da cui abbiamo ordinato un’etichetta che ci è famigliare e gradita, l’Avvocata di Coppo (una Barbera d’Asti DOCG fra le migliori, vinificata e affinata in acciaio, che prende il nome dalla prima proprietaria dei vigneti, un&#8217;avvocatessa. Bello il colore rubino, fruttato il sapore in bocca, tra viola, frutti di bosco, spezie). Subito riforniti di pane e focaccia “maison”, abbiamo ordinato – leggendo da una lavagnetta – portate tutte di terra: via via Luisa ha così degustato il delicato flan di carciofi, gli agnolotti del plin secondo tradizione, e infine la cheesecake con confettura di fichi, mentre chi scrive ha privilegiato una invitante pasta allo stracotto d’anatra e un festoso, morbido stinco al forno.</p>
<p>Piatti accuratamente eseguiti, staff efficiente tutto al femminile, per un conto finale ragionevole, con leale rapporto qualità/prezzo. Tanto che torneremo, e senza alcun dubbio….</p>
<p>Ciao bell’Arquata!<br />
<strong>Umberto Curti<br />
<a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2021/07/umberto-curti.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-20548" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2021/07/umberto-curti-300x168.jpg" alt="umberto curti" width="300" height="168" /></a><br />
</strong></p>
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		<title>Campo Ligure chapeau!</title>
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		<pubDate>Wed, 26 Apr 2023 13:30:50 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>Campo Ligure si è classificata quinta nel recente contest RAI “Il borgo dei borghi”. Chapeau! E via via che le località scorrevano, mentirei se affermassi di non aver immaginato un piazzamento ancora più alto&#8230; Campo Ligure, un borgo&#8230;in filigrana Ho infatti sempre voluto bene a questo borgo della valle Stura ligure (l&#8217;antico Campo Fredo, Campo ...<a class="post-readmore" href="https://www.ligucibario.com/campo-ligure-filigrana/">leggi tutto</a></p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2023/04/castello-veduta-dal-portone.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-21537" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2023/04/castello-veduta-dal-portone-225x300.jpg" alt="castello veduta dal portone" width="225" height="300" /></a>Campo Ligure</strong> si è classificata quinta nel recente contest RAI “Il borgo dei borghi”. Chapeau! E via via che le località scorrevano, mentirei se affermassi di non aver immaginato un piazzamento ancora più alto&#8230;</p>
<h2>Campo Ligure, un borgo&#8230;in filigrana</h2>
<p>Ho infatti sempre voluto bene a questo borgo della <strong>valle Stura ligure</strong> (l&#8217;antico Campo Fredo, Campo Frei) circondato da pascoli e tracciati escursionistici, “dominato” da un magnifico castello degli <strong>Spinola</strong> restituito alla comunità, e last not least caratterizzato dalla tradizione dei <strong>filigranisti</strong> (Deogratias, botteghe artigiane e uno specifico museo animano ancora il suo centro storico).<br />
L&#8217;ardita <strong>ferrovia ottocentesca Genova-Acqui Terme</strong> &#8211; pur con tempi &#8220;rallentati&#8221; dal binario unico &#8211; consente di giungervi anche senza lo stress e le emissioni dell’auto, e sei nel <strong>Parco del Beigua</strong>…</p>
<h2>Campo Ligure, cucina della tradizione</h2>
<p>Amico Lettore, ovviamente <strong>Ligucibario®</strong> a Campo Ligure ti accompagnerebbe anzitutto alla scoperta della <strong>revzora</strong> (una focaccia rustica, alta, nel cui impasto entra anche farina di granturco) perfetta con le teste in cassetta, dei prodotti caseari, dei funghi, delle varietà di frutta fra cui squisite mele, dell’apicoltura, ma anche di quella sagra dello stoccafisso che ad ogni tarda primavera “cattura” gourmet locali e <em>foresti</em>. Non finiremo mai di ringraziare il naufragio di Pietro Querini, patrizio-mercante veneziano, alle isole Lofoten&#8230;<br />
La cucina della tradizione a Campo Ligure porta poi in tavola zuppe “povere” &#8211; ma corroboranti &#8211; come la <strong>pute</strong> (<a title="pute valle stura ligucibario" href="https://www.ligucibario.com/alfabeto_del_gusto/pute/" target="_blank">link qui</a>) e la <strong>bazzurra</strong> (<a title="bazzurra valle stura ligucibario" href="https://www.ligucibario.com/alfabeto_del_gusto/bazzurra/" target="_blank">link qui</a>), paste fresche e ripiene, polpettoni, carni bovine, il rito delle tomaxelle/tomaselle di vitello (mia madre ne ricavava ö töccö per condire tanti primi), il cinghiale, e per finire la pasticceria secca (e il pandolce basso!) e le torte di mandorle in “coabitazione” col vicino Piemonte.<br />
Se ben ricordo, la pute talvolta è nel menu dell’amico Gianni Bruzzone, presso l’Osteria <strong>Baccicin du Caru</strong> che da tanti anni consente soste ai buongustai (e ottime bottiglie) lungo il passo del <strong>Turchino</strong>, che tuttora collega con tornanti e scorci d&#8217;antan la Liguria col Piemonte.<br />
Buon appetito!<br />
<strong><a href="https://www.luisapuppoeumbertocurti.com/i-nostri-servizi" target="_blank">Umberto Curti</a><br />
<a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2021/07/umberto-curti.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-20548" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2021/07/umberto-curti-300x168.jpg" alt="umberto curti" width="300" height="168" /></a><br />
</strong></p>
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