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	<title>Ligucibario &#187; ruzzese</title>
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		<title>Papa Paolo III Farnese</title>
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		<pubDate>Mon, 23 Mar 2026 13:08:00 +0000</pubDate>
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				<content:encoded><![CDATA[<p>Papa Paolo III Farnese fu in carica dal 1534 al 1549, il suo bottigliere Sante Lancerio, un sommelier ante litteram che gli fece da consulente per 15 anni, gli propose il Razzese come uno dei (53) migliori vini che l’Italia enoica del tempo offrisse, quasi un farmaco&#8230;<br />
Eccovi il testo (attenzione all&#8217;aggettivo &#8220;dorato&#8221;): «Vino Razzese: viene dalla Riviera di Genova et il meglio è di una terra detta Monterosso, et è vino assai buono. Et è stimato assai in Roma fra li Genovesi, come fra li Venetiani la Malvagìa. Ne vengono in Roma piccioli caratelli. A volere conoscere la sua perfetta bontà, bisogna che sia fumoso e di grande odore, di colore dorato, amabile e non dolce. Tali vini non sono da bere a tutto pasto, perché sono troppo fumosi e sottili. Di tale vino S. S. (il cardinale Ascanio Sforza cui la lettera è dedicata) non bevevo, ma alcuna volta alle gran tramontane faceva la zuppa, ovvero alla stagione del fico buono, mangiatolo mondo et inzuccherato, gli bevevo sopra di tale vino, massime del dolce et amabile e diceva essere gran nodrimento alli vecchi. In questo luogo dove fa tale vino, usano farlo dolce sopra la vite, quando l’uva è matura, col pigiare il racemolo e poi lo lasciano attaccano alla vite per otto giorni, e còltolo fanno vino buono e perfetto».<br />
<strong>Umberto Curti<br />
</strong></p>
<p>L’alfabeto del gusto di Ligucibario® è la più ampia, completa e autorevole “banca dati” dell’enogastronomia ligure. Circa 1.500 voci che Umberto Curti in decenni di lavoro ha redatto e poi aggregato online per tutelare e promuovere le tradizioni regionali. Liberamente fruibile, “oggetto d’innumerevoli tentativi d’imitazione”, conta migliaia di follower e da sempre non contiene alcuna pubblicità. Iscriviti alla newsletter cliccando in homepage il simbolo della busta, e ogni settimana riceverai gratuitamente i nuovi contenuti…</p>
<p>(Luisa Puppo e Umberto Curti, grazie a vaste competenze ed esperienze ormai trentennali a fianco di territori e imprese, propongono consulenze, marketing, social media e attività formative per le destinazioni turistiche, l’enogastronomia e il commercio, con specifici focus sul turismo esperienziale, lo storytelling, l’escursionismo coste/entroterra, e le traduzioni da/in inglese. Contattaci senza impegno su <a href="mailto:info@ligucibario.com">info@ligucibario.com</a>)</p>
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		<title>Tibouren</title>
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		<pubDate>Thu, 02 Oct 2025 12:57:16 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>Tibouren&#8230;, l’ampelografa Maria Schneider ha dimostrato, in ricerche d&#8217;àmbito CNR Torino vòlte a chiarire un quadro assai frastagliato, come i vitigni rossese e tibouren siano di fatto geneticamente identici, modeste le rese e necessaria la vicinanza del mare&#8230; La forma della foglia ed i lobi profondamente incisi li posizionerebbero come mediorientali, se non propriamente greci, ...<a class="post-readmore" href="https://www.ligucibario.com/alfabeto_del_gusto/tibouren/">leggi tutto</a></p>
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]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Tibouren&#8230;, l’ampelografa Maria Schneider ha dimostrato, in ricerche d&#8217;àmbito CNR Torino vòlte a chiarire un quadro assai frastagliato, come <strong>i vitigni rossese e tibouren siano di fatto geneticamente identici</strong>, modeste le rese e necessaria la vicinanza del mare&#8230; La forma della foglia ed i lobi profondamente incisi li posizionerebbero come mediorientali, se non propriamente greci, ancora una volta giunti nel continente europeo non a caso tramite il porto di Messalia (l&#8217;attuale Marsiglia). Oggi il tibouren (detto anche rosseis) origina rossi e rosati nella AOC Provenza, in uvaggio con uve meno aromatiche, e in Liguria il rossese origina (da sempre), in purezza, quasi esclusivamente vino rosso. Il vitigno si è affermato nel corso dell’Ottocento, sebbene già citato dal botanico finalese Giorgio Gallesio nella sua Pomona Italiana, che gli riserva breve spazio accanto ad un Rossese bianco, detto “Ruzzese”, apprezzato da tempo ma nel Levante ligure. Oggi sono nell’albo vitigni il “rossese di Dolceacqua” (o Dolceacqua) ed il “ruzzese”, ma nel Savonese anche la varietà “rossese di Campochiesa” (una frazione di Albenga), clone utilizzato per vini a denominazione Riviera Ligure di Ponente Rossese in sostituzione o in miscela col rossese&#8230;</p>
<p><strong>Umberto Curti<br />
</strong></p>
<p>L’alfabeto del gusto di Ligucibario® è la più ampia, completa e autorevole “banca dati” dell’enogastronomia ligure. Circa 1.500 voci che Umberto Curti in decenni di lavoro ha redatto e poi aggregato online per tutelare e promuovere le tradizioni regionali. Liberamente fruibile, “oggetto d’innumerevoli tentativi d’imitazione”, conta migliaia di follower e da sempre non contiene alcuna pubblicità. Iscriviti alla newsletter cliccando in homepage il simbolo della busta, e ogni settimana riceverai gratuitamente i nuovi contenuti…</p>
<p>(Luisa Puppo e Umberto Curti, grazie a vaste competenze ed esperienze a fianco di territori e imprese, propongono consulenze, marketing, social media e attività formative per le destinazioni turistiche e l’enogastronomia, con specifici focus sul turismo esperienziale, lo storytelling, l’escursionismo coste/entroterra, e le traduzioni da/in inglese. Contattaci senza impegno su <a href="mailto:info@ligucibario.com">info@ligucibario.com</a>)</p>
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		<title>Rossese bianco</title>
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		<pubDate>Fri, 22 Mar 2024 14:48:21 +0000</pubDate>
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				<content:encoded><![CDATA[<p>È un’uva &#8211; ovviamente a bacca bianca &#8211; documentata da fine ‘800 nelle Langhe, a Monforte d’Alba e nei minuscoli centri di Sinio e Roddino, ma si sospetta provenienza delle Cinque Terre, dove, tra i terrazzamenti che scolpiscono in fasce i declivi verticali verso gli scogli e le calette, sono stati reperiti vecchi ceppi con analogie ampelografiche. V’è chi presume che il Rossese bianco piemontese sia connesso alla memoria dell’antico e oramai “estinto” Razzese/ruzzese delle Cinque Terre. Seguendo il conte Giorgio Gallesio, diplomatico e agronomo nato nel 1772 a Finalborgo (SV), tuttora una “autorità” in materia, il Rossese bianco è effettivamente tipico della Liguria orientale che così lo nomina per le peculiarità cromatiche del rosso sfumato, colore acquisito dalla buccia (bianca) che via via matura. E lo accosta niente meno che ai Madera. Le indagini sul Rossese nondimeno sono complesse poiché: 1)da un lato, come per tutti i nomi d’uva che accennino al colore dell’acino, abbiamo denominazioni riferite a varietà anche tanto incongrue fra di loro; 2)dall’altro lato, con Rossese si denotano sia tipologie a bacca rossa, quali il Rossese di Dolceacqua, sia bianca, appunto quali il Rossese bianco anche di Ponente (Soldano, San Biagio della Cima, viti pre-fillossera…) * e quello piemontese.  Nel registro dei vitigni piemontesi si constata al riguardo che l’acino, sottoposto all’azione solare, acquisisce una tinta giallo ambrata che tende al rosa o rosso rame, donde il nome dell’uva.  Come appuntava nel 1891 il Martinotti, direttore della Regia Stazione di Enologia di Asti, era uso che una volta piantando a dimora una vigna “<em>si mettesse di tutto un po’, tutto alla rinfusa”, </em>e risultavano poi tanto numerose le varietà che sovente lo stesso viticoltore ne trascurava<em> “persino il nome</em>”… Lo stesso Martinotti contestava, però, che tale ammassamento varietale avrebbe causato la criticità opposta, ovvero la dismissione delle varietà minori, viceversa degne di tutela. Da alcuni anni &#8211; per fortuna – si è riconosciuta l’importanza dell’abbondanza varietale, un asset della biodiversità italiana, e su tale tendenza da metà anni ‘70 il Rossese bianco è tornato in scena in vecchi vigneti di Monforte d’Alba, a cura di un insieme di coltivatori che ne hanno testato con successo anche commerciale la vinificazione in purezza. Purtroppo ciò non avviene in Liguria, ov’è viceversa una varietà quasi “ripudiata” per via delle scarse rese, a favore del vitigno bosco, nelle Cinque Terre, e del vermentino più in generale, che presenzia 4 DOC regionali… Peccato, perché potrebbe abbinarsi validamente a minestrone genovese, pansoti, tegame di Vernazza, formaggi avetani non eccessivamente stagionati…</p>
<p>* distinto dal suo presunto clone albese e tanto meno imparentato col siciliano grillo, come taluni frettolosamente affermano.<br />
<strong>Umberto Curti<br />
</strong></p>
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<p><strong> </strong></p>
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		<title>A Finale Ligure i cedri per la marmellata</title>
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		<pubDate>Thu, 03 Dec 2020 10:03:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Luisa]]></dc:creator>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2020/12/perti-chiostro.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-20030" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2020/12/perti-chiostro-300x225.jpg" alt="perti chiostro" width="300" height="225" /></a></p>
<p>A Finale Ligure i cedri per la marmellata</p>
<p>Leggevo nei giorni scorsi, tema che da sempre riguarda Ligucibario®, di <strong>frutti dimenticati</strong>, di <strong>biodiversità</strong> recuperate… Ho già segnalato che Ispra-Arpal ha di recente edito schede descrittive di alcuni frutti rappresentativi della <strong>Liguria</strong>, alcuni più noti (l’olivo <strong>colombaia</strong>, l&#8217;albicocca <strong>valleggia</strong>, i vitigni <strong>moscatello</strong>, <strong>ruzzese, scimiscià</strong>…) altri decisamente meno, di cui, sia come sia, urge una salvaguardia sempre militante, che possa nella giusta misura &#8220;ripromuoverli&#8221; anche nelle quotidianità alimentari e nella conoscenza da parte dei consumatori.<br />
Si tratta di arancia Armellun, olivo Gorgona, albicocca Valleggia, pero Buccun, castagno Buiasca, pero dell’Armella del seme, castagno Buinevera, pero Gastaldi, castagno Mundin-ne, pesco Dantin, castagno Pusielasca, pesco Dessiè, castagno Saigretta, pesco Michelini, cedro degli Ebrei, pummelo Sciadocco, ciliegio Camoglina, prugna Arselin-a, fico Amete, prugna Basaricatta, fico Negretta, prugna Buonboccone, fico Verdepasso, prugna Cateinetta, mela Bucapreve, prugna Negraà, mela Limonina, vite Moscatello di Taggia, mela Ciapelletta, vite Ruzzese, melo Muscin-a, vite Scimiscià, olivo Colombaia.<br />
E, di recente, ho dialogato anche con una famiglia, storicamente gestrice di agriturismi tra Calizzano e <strong>Finale Ligure</strong>, che in un’area (a me ben nota * ) benedetta dagli dèi ha messo a dimora anche numerosi agrumi, da cui ricava – di fatto in modo casalingo &#8211; ottime marmellate fra cui, la più “rara”, quella di <strong>cedro</strong>. Citrus medica è un arbusto da frutto di cui accenna già l&#8217;enciclopedista <strong>Plinio il Vecchio</strong>, e che in Italia, come risaputo, &#8220;leghiamo&#8221; anzitutto alla <strong>Calabria</strong><br />
In Liguria (Sanremo, Bordighera) si ha notizia di un &#8220;cedro degli Ebrei&#8221;, grosso, giallo citrino, dalla buccia consistente. Ovviamente, come il chinotto, teme le temperature rigide. Ha polpa presenziata da molti semi, acidula. La raccolta si svolge in luglio-agosto (importante <strong>festa di Sukkot</strong>/delle capanne/dei tabernacoli nel calendario ebraico&#8230;), e settembre-novembre per le produzioni agroalimentari di confetteria.<br />
A grandi linee il procedimento per la marmellata consiste nel raccogliere i frutti quasi maturi (ancora verdi di colore), come si fa coi chinotti. Vengono lavati e sbucciati. Si tiene la polpa e una parte di scorza, ed il tutto va a bagno in acqua per circa 2 giorni, al fine di togliere un poco di amarore. Poi si sbollentano i frutti mentre la scorza viene cotta a parte. In un secondo tempo si procede, per la marmellata, cuocendo la polpa, le scorze, e aggiungendo zucchero per una percentuale di circa 700 g per ogni kilogrammo di frutta. Si cuoce il composto sino a 57/59 brix (sostanza solida su soluzione liquida). A fine cottura si frulla tutto, si imbarattola a caldo ed infine si pastorizzano i vasetti in forno.<br />
Va da sé che queste marmellate, che raccontano terroir e filiere brevi, non sono solo strepitose <strong>su crostate di pastafrolla e dentro gobeletti </strong>(tipicità che Finale si &#8220;disputa&#8221; con Rapallo&#8230;), ma anche in accompagnamento a<strong> formaggi</strong> “di personalità”. Perché, cari Raffaele e Raffaellino, non traguardare dunque anche una <strong>mostarda</strong>, per quelle occasioni in cui i gourmet non resistono ad un bollito misto?<br />
* si tratta di <strong>Perti</strong>, antico &#8220;castrum&#8221; ad un passo sia dal magico faggeto del <strong>Melogno</strong> sia dalla patria del botanico <strong>Giorgio Gallesio</strong> (1772-1839), vedi U. Curti, <em>Il cibo in Liguria dalla preistoria all’età romana</em>, ed. De Ferrari, Genova, 2012, da p. 44<br />
<strong>Umberto Curti<br />
<a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2019/12/umberto-curti1.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-18771" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2019/12/umberto-curti1-300x168.jpg" alt="umberto curti" width="300" height="168" /></a><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2019/12/Ligucibario-mindmap-PNG1.png"><img class="alignleft size-medium wp-image-18796" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2019/12/Ligucibario-mindmap-PNG1-300x225.png" alt="Ligucibario mindmap PNG" width="300" height="225" /></a><br />
</strong></p>
<p><strong> </strong></p>
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		<title>Ruzzese</title>
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		<pubDate>Sat, 16 Feb 2013 17:14:08 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>Antico vitigno (uva bianca) dell’area di Arcola (SP), più rustico dell’albarola, ma resistente e produttivo, piacevole anche a vinificarsi da solo (nei secoli passati si vinificava passito e strapiaceva al Papato in Vaticano&#8230;). Ricorre anche come &#8220;razzese&#8221;, nei confusi lessici dell&#8217;ampelografia ligure. A Bonassola (SP), su terrazzamenti vista mare, è oggetto dal 2015 di un ...<a class="post-readmore" href="https://www.ligucibario.com/alfabeto_del_gusto/ruzzese/">leggi tutto</a></p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p>Antico vitigno (uva bianca) dell’area di Arcola (SP), più rustico dell’<a title="Albarola" href="https://www.ligucibario.com/alfabeto_del_gusto/albarola/">albarola</a>, ma resistente e produttivo, piacevole anche a vinificarsi da solo (nei secoli passati si vinificava passito e strapiaceva al Papato in Vaticano&#8230;). Ricorre anche come &#8220;razzese&#8221;, nei confusi lessici dell&#8217;ampelografia ligure. A Bonassola (SP), su terrazzamenti vista mare, è oggetto dal 2015 di un prezioso recupero, perché la fillossera, il malefico afide, picchiò duro anche su quest&#8217;area ligure di levante, e il ruzzese venne offuscato dal vitigno bosco. Ma a Bonassola 77 barbatelle hanno felicemente attecchito, ed oggi si può apprezzare un calice dai sentori di albicocca essiccata e dattero&#8230; Non posso infine esimermi dal suggerire quantomeno la lettura di Schneider &#8211; Raimondi, &#8220;Razzesi, rocesi, rossesi. Vitigni storici della Liguria&#8230;&#8221;, in &#8220;In terra vineata. La vite e il vino in territorio ligure&#8230;&#8221;, ed. Philobiblon, Ventimiglia (IM), 2014, pp. 414-419.<br />
<strong>Umberto Curti<br />
</strong></p>
<p>L’alfabeto del gusto di Ligucibario® è la più ampia, completa e autorevole “banca dati” dell’enogastronomia ligure. Circa 1.500 voci che Umberto Curti in decenni di lavoro ha redatto e poi aggregato online per tutelare e promuovere le tradizioni regionali. Liberamente fruibile, “oggetto d’innumerevoli tentativi d’imitazione”, conta migliaia di follower e da sempre non contiene alcuna pubblicità. Iscriviti alla newsletter cliccando in homepage il simbolo della busta, e ogni settimana riceverai gratuitamente i nuovi contenuti…</p>
<p>(Luisa Puppo e Umberto Curti, grazie a vaste competenze ed esperienze a fianco di territori e imprese, propongono consulenze, marketing, social media e attività formative per le destinazioni turistiche e l’enogastronomia, con specifici focus sul turismo esperienziale, lo storytelling, l’escursionismo coste/entroterra, e le traduzioni da/in inglese. Contattaci senza impegno su <a href="mailto:info@ligucibario.com">info@ligucibario.com</a>)</p>
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		<title>Razzese di Arcola (SP)</title>
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		<pubDate>Sat, 16 Feb 2013 17:07:26 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[Alfabeto del Gusto di Umberto Curti]]></category>
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		<description><![CDATA[<p>Vedi qui sull&#8217;alfabeto del gusto la voce Ruzzese. Sul vitigno puoi già cliccare anche questo link. Umberto Curti L’alfabeto del gusto di Ligucibario® è la più ampia, completa e autorevole “banca dati” dell’enogastronomia ligure. Circa 1.500 voci che Umberto Curti in decenni di lavoro ha redatto e poi aggregato online per tutelare e promuovere le tradizioni ...<a class="post-readmore" href="https://www.ligucibario.com/alfabeto_del_gusto/razzese-di-arcola-sp/">leggi tutto</a></p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p>Vedi qui sull&#8217;alfabeto del gusto la voce <a title="Ruzzese" href="https://www.ligucibario.com/alfabeto_del_gusto/ruzzese/">Ruzzese</a>. Sul vitigno puoi già cliccare anche <a href="https://www.carlozucchetti.it/davide-giuseppe-luciano-e-il-ruzzese-di-arcola/" target="_blank">questo link</a>.<br />
<strong>Umberto Curti<br />
</strong></p>
<p>L’alfabeto del gusto di Ligucibario® è la più ampia, completa e autorevole “banca dati” dell’enogastronomia ligure. Circa 1.500 voci che Umberto Curti in decenni di lavoro ha redatto e poi aggregato online per tutelare e promuovere le tradizioni regionali. Liberamente fruibile, “oggetto d’innumerevoli tentativi d’imitazione”, conta migliaia di follower e da sempre non contiene alcuna pubblicità. Iscriviti alla newsletter cliccando in homepage il simbolo della busta, e ogni settimana riceverai gratuitamente i nuovi contenuti…</p>
<p>(Luisa Puppo e Umberto Curti, grazie a vaste competenze ed esperienze a fianco di territori e imprese, propongono consulenze, marketing, social media e attività formative per le destinazioni turistiche e l’enogastronomia, con specifici focus sul turismo esperienziale, lo storytelling, l’escursionismo coste/entroterra, e le traduzioni da/in inglese. Contattaci senza impegno su <a href="mailto:info@ligucibario.com">info@ligucibario.com</a>)</p>
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		<title>Arcola</title>
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		<pubDate>Fri, 30 Nov 2012 19:32:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
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		<category><![CDATA[Alfabeto del Gusto di Umberto Curti]]></category>
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		<description><![CDATA[<p>Arcola (dal nome della località) è un vino bianco di Picedi, da uve vermentino, trebbiano, malvasia, ruzzese, anche in versione amabile e passita. Umberto Curti L’alfabeto del gusto di Ligucibario® è la più ampia, completa e autorevole “banca dati” dell’enogastronomia ligure. Circa 1.500 voci che Umberto Curti in decenni di lavoro ha redatto e poi ...<a class="post-readmore" href="https://www.ligucibario.com/alfabeto_del_gusto/arcola/">leggi tutto</a></p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.ligucibario.com/alfabeto_del_gusto/arcola/">Arcola</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://www.ligucibario.com">Ligucibario</a>.</p>
]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Arcola (dal nome della località) è un vino bianco di Picedi, da uve vermentino, trebbiano, malvasia, ruzzese, anche in versione amabile e passita.</p>
<p><strong>Umberto Curti<br />
</strong></p>
<p>L’alfabeto del gusto di Ligucibario® è la più ampia, completa e autorevole “banca dati” dell’enogastronomia ligure. Circa 1.500 voci che Umberto Curti in decenni di lavoro ha redatto e poi aggregato online per tutelare e promuovere le tradizioni regionali. Liberamente fruibile, “oggetto d’innumerevoli tentativi d’imitazione”, conta migliaia di follower e da sempre non contiene alcuna pubblicità. Iscriviti alla newsletter cliccando in homepage il simbolo della busta, e ogni settimana riceverai gratuitamente i nuovi contenuti…</p>
<p>(Luisa Puppo e Umberto Curti, grazie a vaste competenze ed esperienze a fianco di territori e imprese, propongono consulenze, marketing, social media e attività formative per le destinazioni turistiche e l’enogastronomia, con specifici focus sul turismo esperienziale, lo storytelling, l’escursionismo coste/entroterra, e le traduzioni da/in inglese. Contattaci senza impegno su info@ligucibario.com)</p>
<p><strong> </strong></p>
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