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	<title>Ligucibario &#187; rivarolo</title>
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		<title>Al Museo della Certosa</title>
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		<pubDate>Tue, 17 Dec 2024 09:04:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Luisa]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>&#160; &#160; &#160; &#160; &#160; &#160; &#160; &#160; &#160; Al Museo della Certosa, un pomeriggio di metà dicembre&#8230; Nessuno, davvero, può in questi anni imputarmi di aver trascurato la Val Polcevera… Ho trattato a lungo di Via Postumia nel mio “Il cibo in Liguria dalla preistoria all’età romana”, ho raccontato anche in senso enogastronomico il ...<a class="post-readmore" href="https://www.ligucibario.com/al-museo-della-certosa/">leggi tutto</a></p>
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				<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_24863" style="width: 243px" class="wp-caption alignleft"><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2024/12/muce.jpg"><img class="size-medium wp-image-24863" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2024/12/muce-233x300.jpg" alt="il chiostro della certosa di rivarolo" width="233" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">il chiostro della certosa di rivarolo</p></div>
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<p>Al Museo della Certosa, un pomeriggio di metà dicembre&#8230;</p>
<p>Nessuno, davvero, può in questi anni imputarmi di aver trascurato la Val Polcevera… Ho trattato a lungo di Via Postumia nel mio “<a href="https://www.ligucibario.com/i-libri-di-umberto-curti/" target="_blank"><strong>Il cibo in Liguria dalla preistoria all’età romana</strong></a>”, ho raccontato anche in senso enogastronomico il (bellissimo) viaggio <strong>sul trenino di Casella</strong> che attraversa Sant’Olcese, ho dedicato un omaggio assai approfondito alla <strong>Bianchetta, perché la viticoltura locale è già testimoniata dalla Tavola Bronzea…</strong><br />
Lo sforzo di Ligucibario® si è infatti sempre rivolto alla tutela e alla valorizzazione delle risorse liguri, a maggior ragione quando – come in questo caso – i territori sono stati oggetto di brutali industrializzazioni, che hanno profondamente condizionato i loro assetti sociali ed economici.</p>
<p>Ma, per dir così, avvertivo che ancora qualcosa mi “mancasse”… E domenica, con Luisa, ho quindi <strong>visitato il MuCe, il museo della Certosa di San Bartolomeo, a Rivarolo, proprio a due passi dal capolinea di Brin della metropolitana</strong>.</p>
<p><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2024/12/muce1.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-24864" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2024/12/muce1-300x225.jpg" alt="smart" width="300" height="225" /></a></p>
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<h2>Il Museo della Certosa</h2>
<p>E’ un luogo subito incantevole grazie al chiostro silenzioso, ed un luogo vivo, che non solo percorre la storia e le tradizioni &#8211; anzitutto contadine &#8211; della valle, con specifico riferimento agli attrezzi e oggetti del lavoro e della quotidianità, ma anche programma una serie di eventi per famiglie con bambini o per visitatori adulti.</p>
<p>Confesso, nelle 3 sale espositive del Museo della Certosa ho scattato una cinquantina di fotografie, affascinato da ciò che botti, arnie, <strong>magagli</strong>, vanghe, pentole, setacci, falci, culle ecc. ecc. mi svelavano. Le tecniche agricole, in vigna in uliveto negli orti, le fienagioni, gli allevamenti, i pascoli e la caseificazione del latte, la centralità del <strong>castagno</strong>, ovvero l&#8217;albero del pane, i modi di muoversi, di cucinare… Ho trascorso davvero un’ora di buon tempo, e mi permetto di suggerire la scoperta di quest’angolo appartato non solo a quei genovesi e liguri che ancora non lo conoscono, ma a chiunque abbia a cuore il concetto di genius loci, e – come me – veda nella memoria un viatico essenziale per orientarsi idoneamente all’avvenire…<br />
Buon Natale!</p>
<p>Per orari e informazioni sulla visita, 010 5579081 e <a href="https://www.museidigenova.it/it" target="_blank">www.museidigenova.it</a>.<br />
<strong>Umberto Curti<br />
<a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2023/03/umbi-telenord.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-21488" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2023/03/umbi-telenord-300x189.jpg" alt="smart" width="300" height="189" /></a><br />
</strong></p>
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		<title>Belgrano Luigi Tommaso</title>
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		<pubDate>Sat, 29 Dec 2012 13:43:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Alfabeto del Gusto di Umberto Curti]]></category>
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		<description><![CDATA[<p>Storico genovese ottocentesco, in Vita privata dei genovesi (1875) descrive così la gastronomia dei signori medievali: &#8220;Facevano due pasti, il pranzo e la cena. Carni di bue, cinghiali, caprioli, montoni castrati e agnelli di Corsica e di Piemonte, pollame, pesca e cacciagione; e queste vivande servivansi in parte schiette, e in parte inorpellate con torte ...<a class="post-readmore" href="https://www.ligucibario.com/alfabeto_del_gusto/belgrano-luigi-tommaso/">leggi tutto</a></p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p>Storico genovese ottocentesco, in <em>Vita privata dei genovesi</em> (1875) descrive così la gastronomia dei signori medievali:</p>
<blockquote><p>&#8220;Facevano due pasti, il pranzo e la cena. Carni di bue, cinghiali, caprioli, montoni castrati e agnelli di Corsica e di Piemonte, pollame, pesca e cacciagione; e queste vivande servivansi in parte schiette, e in parte inorpellate con torte o galantine o cotte in salse con il pepe, il garofano, la noce moscata, la cannella… e d’alcune d’esse, come del pepe, può dirsi che faceasi allora quel consumo che oggi si fa dello zucchero o del caffè.<br />
Si usavano tartufi, sardelle, e <a title="Acciughe" href="https://www.ligucibario.com/alfabeto_del_gusto/acciughe/">acciughe fresche</a>, tonni, formaggi, frutta, datteri d’Alessandria e Catalogna, mandorle di Puglia, Cologna, Provenza e Malaga, mele, aranci, nocciole, <a title="Zibibbo" href="https://www.ligucibario.com/alfabeto_del_gusto/zibibbo/">uva passa</a>, fichi, miele e confetti e zuccherini di varia forma e sorta chiamati “dragiate”. I vini erano crudi o cotti, nazionali o forestieri. Godevano fama i vini di Coronata, Rivarolo, Noli e Quarto e i moscatelli di Taggia… Le vivande si portavano in tavola intiere ed ammonticchiate in grosse pile… Nel mettersi a tavola, davano l’acqua alle mani, stillata con odori di rose o mammole… Il pranzo era distribuito in due o tre servizi, poscia si sparecchiavano le mense, si ridavano acque alle mani e si facevano venire trovatori, menestrelli e mimi a rallegrar la brigata. Poi la frutta e i confetti, con i rosoli e i vini aromatici&#8221;.<br />
Direi proprio che non si facevano mancare alcunché&#8230;</p>
<p><strong>Umberto Curti<br />
</strong></p>
<p>L’alfabeto del gusto di Ligucibario® è la più ampia, completa e autorevole “banca dati” dell’enogastronomia ligure. Circa 1.500 voci che Umberto Curti in decenni di lavoro ha redatto e poi aggregato online per tutelare e promuovere le tradizioni regionali. Liberamente fruibile, “oggetto d’innumerevoli tentativi d’imitazione”, conta migliaia di follower e da sempre non contiene alcuna pubblicità. Iscriviti alla newsletter cliccando in homepage il simbolo della busta, e ogni settimana riceverai gratuitamente i nuovi contenuti…</p>
<p>(Luisa Puppo e Umberto Curti, grazie a vaste competenze ed esperienze a fianco di territori e imprese, propongono consulenze, marketing, social media e attività formative per le destinazioni turistiche e l’enogastronomia, con specifici focus sul turismo esperienziale, lo storytelling, l’escursionismo coste/entroterra, e le traduzioni da/in inglese. Contattaci senza impegno su info@ligucibario.com)</p>
<p><strong> </strong></p></blockquote>
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