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	<title>Ligucibario &#187; prodotti locali</title>
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		<title>Comuni, web e social (2^ parte)</title>
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		<pubDate>Tue, 17 Aug 2021 11:27:21 +0000</pubDate>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2021/08/087.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-20562" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2021/08/087-300x225.jpg" alt="087" width="300" height="225" /></a></p>
<p>Comuni, web e social (2^ parte)</p>
<p>Riprendendo il tema là dove l’avevamo in qualche modo lasciato nella 1^ parte (<a title="comuni, web e social" href="https://www.ligucibario.com/comuni-web-e-social-in-liguria-1/" target="_blank">link qui</a>) di questo “speciale” (abbiamo analizzato <strong>i 234 siti dei Comuni liguri</strong>), noi non apparteniamo a coloro i quali affermano che ormai sul web la forma è tout court il contenuto. Non si nega né si discute qui, ovviamente, il predominio della visualità, né il fatto che i “consumi” digitali siano oggi rapidissimi, usa-e-getta, e pertanto quasi sempre superficiali: questi fenomeni sono sotto gli occhi di chiunque, nell’era dei big data ogni clic determina una tracciabilità e via via una profilazione, e d’altronde il web sin dalle origini ha denotato caratteri specifici e perennemente in progress. Tuttavia, non è pensabile conformarsi ai trend riducendo l’intera infocomunicazione territoriale/turistica a video di pochi secondi, a riprese coi droni senz’alcun accompagnamento esplicativo, a campagne e claim meramente d’effetto (più adatte a prodotti commerciali)…</p>
<p>I siti dei Comuni, va detto a loro difesa, scontano “istituzionalmente” una criticità di fondo, ovvero quella di doversi rivolgere contemporaneamente a target diversi: i cittadini non sono i turisti. Ciò peraltro “aggrava” il fatto che su molti di tali siti scarseggino contenuti sulle tradizioni e i prodotti locali (i cittadini infatti potrebbero in prima persona farsene promoter presso turisti e gourmet…) e collegamenti ai social (specialmente ad <strong><em>alcuni</em></strong>, che ove non adeguatamente presidiati “penalizzano” la performance del sito sia in termini di interazione coi cittadini sia in termini di promotion turistica).</p>
<p>Molti di tali siti comunali propongono un’architettura rigida e – parzialmente – obsoleta, talora labirintica, poco user friendly, con sezioni in mediocre sinergia le une con le altre, e con testi turistici i quali sovente non riescono compiutamente rappresentativi della località. Intendiamo dire che un sito non è un dépliant, e pertanto le elencazioni descrittive di beni culturali ecc. risultano poco suggestive e poco evocative. Si rammenti la <em>regola del come più che del dove</em>: il turista, caso per caso (heritage, outdoor, food&amp;wine…), oggi non ricerca la “quantità” dei beni presenti in loco, bensì la coerenza di tali beni con ciò che egli desidera – fare &#8211; in vacanza: centri storici, escursioni, sport all’aria aperta, safari fotografici, esperienze culinarie… <strong>Il turismo esperienziale</strong> ha da anni sancito questo predominio delle attività sulle destinazioni pure e semplici, l’ospite invoca autenticità, genius loci, momenti relazionali, chiede di immergersi nelle nostre quotidianità, di esperire, di agire…</p>
<p>Deflagra, in tal senso, la necessità di siti che inizino a favorire il dialogo col potenziale turista, che lo chiamino all’azione, invogliandolo a saperne di più, a richiedere informazioni, a scaricare brochure, a compilare form… Se una località si rivolge tradizionalmente a clientela estera, entrano poi in gioco le <strong>traduzioni quantomeno in lingua inglese</strong>, le urgenze dell’interculturalità, l’attitudine a riscontrare just in time le richieste e i peculiari desiderata delle persone. Il cosiddetto <strong>one-to-one marketing</strong> esorta ormai (da decenni) a personalizzare non solo i servizi bensì anche la comunicazione rivolta ai potenziali ospiti, come un sarto che confezioni l’abito a misura di cliente, facendolo sentire speciale. Si è infatti via via transitati, come notò Chris Anderson, da un mercato di massa (indicativamente sino agli ’60-’70…) all’attuale massa di mercati, al cui interno individuare i segmenti/le nicchie di domanda maggiormente interessati all’offerta; e dunque anche le sezioni turistiche di un sito comunale dovrebbero fornire non tanto pochi contenuti (generici) a chiunque, bensì molti contenuti (specifici) a chi può esserne davvero attratto.</p>
<p>Last not least, e specialmente nella stagione che – incrociando le dita &#8211; ci vede lentamente fuoriuscire da una pandemia, su molti siti comunali latita <strong>il tema della sostenibilità ambientale</strong>. E ciò non è lacuna da poco, tenendo presente che la sensibilizzazione e il commitment dei cittadini (e dei villeggianti stagionali) costituisce il primo requisito di una valida politica di tutela dei luoghi. &#8220;Wildlife stays wildlife pays&#8221;, proverbiano gli americani, e personalmente ci è capitato di vedere, su sentieri altoatesini, ammonimenti quali “la natura ha impiegato millenni per regalarti tutto questo, tu puoi rovinarlo in un attimo”. Il tema – pienamente politico &#8211; della sostenibilità, la quale impatta sia sulla vita d’ogni giorno dei cittadini che su quella stagionale degli ospiti, propone urgenze non più posponibili, a maggior ragione là dove incendi, alluvioni, siccità, grandini (disastri di <strong>un cambiamento climatico ormai in atto ma per alcuni ancora invisibile</strong>) pongono a repentaglio non solo l’economia bensì l’avvenire stesso di alcuni territori. La &#8220;teoria del vetro rotto&#8221; sottolinea come in un luogo degradato e mal tenuto chiunque possa purtroppo sentirsi quasi “legittimato” a vandalizzare e sporcare, mentre un luogo ben organizzato e pulito induce comportamenti corretti. I siti dei Comuni non dovrebbero quindi limitarsi a precisare tariffe e scadenze di una tassa rifiuti o modalità di smaltimento di oggetti ingombranti, bensì concorrere ad una vera e propria formazione alla salvaguardia ambientale, che responsabilizzi anche i turisti, la cui <strong>impronta ecologica</strong> (si pensi a Rimini…) è talora assai pesante.</p>
<p>Ci riferiamo ai consumi idrici, al rispetto delle pedonalizzazioni e delle aree fragili(1), all’utilizzo dei mezzi pubblici, alla raccolta differenziata, al rispetto della flora e della fauna… A tutto ciò che, durante la permanenza, differenzia una vacanza green e consapevole da una inquinante e menefreghista.<br />
(1) ho lungamente plaudito all&#8217;iniziativa di Daniele Buschiazzo, sindaco di Sassello, il quale per la giornata di Ferragosto 2021 ha interdetto alcune aree verdi del territorio a tutti i mezzi a motore&#8230;<br />
<strong>Umberto Curti<br />
<a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2021/07/umberto-curti.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-20548" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2021/07/umberto-curti-300x168.jpg" alt="umberto curti" width="300" height="168" /></a><br />
</strong></p>
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