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	<title>Ligucibario &#187; premio leivi</title>
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		<title>Lunga vita all&#8217;olio DOP Riviera Ligure</title>
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		<pubDate>Tue, 05 Sep 2017 13:51:30 +0000</pubDate>
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				<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_17362" style="width: 310px" class="wp-caption alignleft"><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2017/09/Immagine-132.jpg"><img class="size-medium wp-image-17362" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2017/09/Immagine-132-300x225.jpg" alt="olive ed altre meraviglie" width="300" height="225" /></a><p class="wp-caption-text">olive ed altre meraviglie</p></div>
<p>Lunga vita all&#8217;olio DOP Riviera Ligure</p>
<p>Benché la perfezione – nel mondo terreno – rimanga giocoforza qualcosa di perfettibile quando non d’utopico, l’istituzione delle <strong>DOP</strong>, pur con alcune contraddizioni, è stata ed è una delle migliori misure di salvaguardia, e marketing, di quei prodotti che profondamente situano nei territori di provenienza e negli storici know how realizzativi la loro ragion d’essere e di competere.<br />
Ciò vale, dunque, anche per l’<strong>olio extravergine DOP Riviera Ligure</strong> (e relative 3 sottomenzioni geografiche), che nel <strong>Consorzio di tutela</strong> individua l’idoneo strumento a difesa dalle contraffazioni e a promozione dei propri valori.<br />
Come ho potuto scrivere anche sul cosiddetto numero zero del magazine “<a title="storia dell'olio in liguria" href="https://www.liguriafood.it/2017/08/01/appunti-per-una-storia-dellolio-in-liguria/" target="_blank"><strong>Liguria Food</strong></a>”, recente e meritoria iniziativa dell’editore savonese Sabatelli, circa l’olivo l’archeologia recupera in Liguria una storia millenaria (essa chiederebbe d’esser più compiutamente narrata anche in senso etno-gastronomico), e specializzazioni agrotecnologiche le quali dal Basso Medioevo conducono sino a coltivatori che il mai troppo rimpianto <strong>Gino Veronelli</strong> non esitava a definire “angeli matti”. Olio, il <strong>nutraceutico</strong> per antonomasia della – anzi, delle &#8211; mediterraneità&#8230;<br />
Ma là dove i compartimenti stagni non agevolino una virtuosa contaminazione interdisciplinare dei saperi, può riuscire arduo addivenire ad una visione più complessiva e meno accademica dell’alimentazione attraverso i secoli, e di quelle diacronie (romanizzazione, invasioni barbariche, scoperta delle Americhe, cucina barocca dei patriziati…) che più d’altre indussero o scontarono, anche in Liguria, cambiamenti davvero epocali.<br />
Ho ricevuto a fine luglio, cortesissimo dono, alcune bottiglie d’extravergine a denominazione protetta, fra le quali il vincitore, con punteggio 8,5, della 23ma edizione del <strong>Premio Leivi</strong> (2017).<br />
Mi piace riferirne, in quanto vittoria toccata ad un’impresa “giovane”, nata nel 2014 (il titolare si descrive come reduce da 27 anni in tutt’altro settore), e capace di recuperare anche piante oramai in stato di abbandono e assediate da cespugli e rovi. Le annate di “scarica” e l’aggressività della <strong>Bactrocera</strong> stanno peraltro tenendo in costante apprensione tutti gli operatori del settore.<br />
L’area del vincitore è quella di Lavagna, toponimo donde deriva il proprio nome la <strong>cultivar lavagnina</strong>, oliva da olio e da mensa (sebbene il Prof. Carocci Buzi in epoca fascista la annoverasse fra le olive da olio), che da sola oggi compone circa il 60% delle raccolte del <strong>Tigullio</strong>. Ispirò già l’abate scolopio albissolese Giovanni Maria Piccone per i suoi “Saggi sull’economia olearia” stampati da Giossi, in Genova, dal 1808. Aldilà della “contiguità” ecotipica con – da ponente – <strong>la cailletier, la taggiasca, la razzola e la frantoio</strong>, ha fra i tanti sinonimi giuggiolina, olivo di Lavagna, rapuina, e – appunto &#8211; taggiasca piccola.<br />
La lavagnina regala in genere eccellenze dal colore giallo oro con tenui riverberi verdolini, la bocca percepisce una nota delicata ma con personalità, piacevole sia dove pungente sia dove più amara, e con notevoli persistenze che svelano mandorla e pinolo (più raro il carciofo), e – caso per caso &#8211; sentori agrumati ed erbacei.<br />
Amico lettore, come concludere con un degno saluto? Forse un’idea l’avrei, mi dirai se la condividi… Chi a tavola ama se stesso, privilegia sempre gli olii extravergine, e di grande qualità.<br />
<strong>Umberto Curti</strong></p>
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