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	<title>Ligucibario &#187; pigato</title>
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		<title>Denominazione d&#8217;origine&#8230;pestata</title>
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		<pubDate>Thu, 09 Jul 2026 13:35:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Luisa]]></dc:creator>
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				<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_25733" style="width: 310px" class="wp-caption alignleft"><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2025/03/DSCN9400.jpg"><img class="size-medium wp-image-25733" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2025/03/DSCN9400-300x225.jpg" alt="basilico e pesto storyteller" width="300" height="225" /></a><p class="wp-caption-text">basilico pronto per il pesto</p></div>
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<p>Roberta e Roberto, amici di Calizzano, dove da tanti anni trascorro lunghi periodi della mia vita, mi regalano il loro basilico, dal bel profumo. In Alta Val Bormida sino a ieri vigeva quasi sempre il rischio d&#8217;infezioni fungine come la peronospora, ma oggi, grazie alle due serre che i miei amici hanno allestito, e forse anche un po’ a causa del cambiamento climatico, che in loco ormai eleva di qualche grado le temperature medie, il basilico teme meno le escursioni termiche, si può coltivare.</p>
<p><strong>Basilico nel mio cuore di genovese significa anzitutto pesto</strong>, e mi sono “arrangiato” – non avendo in programma di cucinarlo &#8211; con quel che avevo, non disponendo né di un mortaio né di un mixer. Sostituendo ai pinoli le mandorle, e accontentandomi di due formaggi, il parmigiano e il sardo, a stagionatura non ideale… Ma Ligucibario® non si arrende!</p>
<p>Mentre mi davo da fare ripensavo (come spesso mi avviene) al pesto di mia madre, che era cuoca di valore, e lo era non tanto nei miei ricordi, comprensibilmente colorati di nostalgia, ma negli elogi dei clienti che affollavano l’albergo “Deny” di Varazze, dove mia madre negli anni ’60 del secolo scorso cucinava – con la propria &#8211; i piatti del tempo, ovvero i piatti della tradizione.</p>
<p><strong>Quel suo pesto talvolta conteneva le noci, ed esaltava, non a caso, l’aglio, giuste dosi di sale, e il pecorino.</strong></p>
<p>Sottolineo ancora una volta come la ricetta che ormai è andata formalizzandosi “poggi” sulla <em>Cuciniera</em> di Giobatta Ratto (1863), ed io non mi sono per nulla “scandalizzato” (ben altre cose mi scandalizzano) quando l&#8217;ottimo chef milanese Davide Oldani, qualche anno fa, ha alluso al burro. Il pesto, che Genova e la Liguria regalano al mondo, in origine altro non è che un battuto preparato con quel che c’era, quasi sempre debitore delle geniali / frugali creatività delle donne di casa, e in qualche caso perfino senza basilico (<strong>“e stüffe” vitree di Pra’</strong> che, dai colli dirimpetto al mare, ci garantiscono basilico tutto l’anno prendono piede, pur esse, solo verso il finire dell’Ottocento). Questo “<em>savore d’aglio</em>” prevedibilmente accompagnava carni e pesci più che pasta.</p>
<p>Molti territori, peraltro, vantano proprie salse “battute”, dalla Provenza alla Sicilia mi è occorso di assaggiarne di meravigliose, ma pur senza campanilismo – chi svolge il mio mestiere non dovrebbe indulgervi – sono ogni volta ritornato al pesto “mio”, quello di basilico, quello perfetto coi <em>mandilli de saea</em> e con il Pigato servito ben fresco…</p>
<p>Ma il cibo è anche ed anzitutto il modo di essere di una comunità (questo ho soprattutto imparato da <strong>Veronelli, da Ginzburg, da Camporesi, da Rebora, da Calzolari</strong>…), e dunque non esistono piatti di cui possiamo individuare certissimamente una ricetta unica, originaria, assoluta. Ripeto: si lavorava, pesto incluso, con quel che si aveva. La cucina italiana in tal senso – anche come sommatoria di 20 o più eccelse regionalità &#8211; ha bisogno di narratori leali, non di guru e sciamani che promulghino con aria sacerdotale chissà quali saperi iniziatici…</p>
<p><strong>Umberto Curti</strong></p>
<p><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2025/05/olio-allievi.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-26212" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2025/05/olio-allievi-300x277.jpg" alt="smart" width="300" height="277" /></a></p>
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		<title>GAE, oltre la qualifica c&#8217;è di più</title>
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		<pubDate>Tue, 05 May 2026 11:29:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Luisa]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>&#160; &#160; &#160; &#160; &#160; &#160; Ho terminato le docenze anche sull’ottava edizione del corso GAE (Guida Ambientale Escursionistica), felicemente organizzata a Genova da Ente F.Ire, la cui qualifica abilita alla professione su tutto il territorio ligure. Come sempre, e col concorso degli allievi, ho dedicato le ultime lezioni (Deogratias in presenza) ad alcune eccellenze ...<a class="post-readmore" href="https://www.ligucibario.com/gae-oltre-la-qualifica-ce-di-piu/">leggi tutto</a></p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2024/07/foto-pietre-napoleone.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-23074" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2024/07/foto-pietre-napoleone-300x232.jpg" alt="smart" width="300" height="232" /></a></p>
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<p>Ho terminato le docenze anche sull’ottava edizione del corso GAE (Guida Ambientale Escursionistica), felicemente organizzata a Genova da Ente F.Ire, la cui qualifica abilita alla professione su tutto il territorio ligure.</p>
<p>Come sempre, e col concorso degli allievi, ho dedicato le ultime lezioni (Deogratias in presenza) ad alcune eccellenze enogastronomiche locali, fra cui gli olii extravergine DOP riviera ligure, i vini DOC, in primis il Pigato riviera di ponente, ed infine il pesto fresco, in questo caso ho acquistato una produzione top di gamma, “scelta” anche in funzione del panel test, su 19 referenze, che con altri esperti di settore ho organizzato durante le Festività natalizie (<a title="test pesto" href="https://www.ligucibario.com/di-che-pesto-sei/" target="_blank">link qui</a>) proprio per individuare le salse migliori. Ho specificato pesto fresco in quanto Ligucibario® “sconsiglia” sempre i barattoli su scaffali fuori frigo, poiché – oltre ad includere sovente ingredienti “inammissibili” – la pastorizzazione li priva di molte caratteristiche…</p>
<p>In corsi di formazione come questi per GAE, frequentati da persone di età e di retroterra anche tanto diversi, ovviamente s’incontrano allievi più preparati ed altri meno, più inclini alla relazionalità ed altri meno, eccetera eccetera. Debbo tuttavia affermare, a valle ormai dell’interazione con 96 persone, che alcuni si rivelano non solo molto motivati a “scendere in campo”, ma anche molto perspicaci circa il fatto che in Liguria (non si tratta di una provincia nepalese) una buona GAE è chiamata a “divulgare” – beninteso senza invadere àmbiti altrui &#8211; anche quei patrimoni storico-culturali che regolarmente “affiancano” un’escursione alpino-appenninica e che meritano “ambasciatori” ad hoc: mi riferisco alle architetture rurali, ai muretti a secco, alle biodiversità enogastronomiche, a serre, mulini, frantoi, tecci, cucine malgare…</p>
<p>In tal senso, mi piace spendere quindi una parola speciale per <strong>Giuseppe Vallarino e Riccardo Poggio</strong>, ormai due preziosi professionisti dell’hiking regionale, che dall’aula didattica sono “volati” sui sentieri per proporre una visione nuova, più completa e sensoriale, del camminare, dell’esperire, del condividere.</p>
<p>L’uno, Giuseppe, va instancabilmente mettendo a punto &#8211; anche in sinergia con l’intermediazione turistica – un “catalogo” di una dozzina di proposte sul Genovesato e sul Savonese, tutte attentissime alla sostenibilità, cui Ligucibario® e BioVoci guardano di certo con estrema attenzione. Proposte in contesti naturali molto differenti tra loro, connotati da una grande biodiversità non solo ambientale, musei di cultura materiale, laboratori artigiani, microbirrifici, mulini, distillerie, apicolture, caseifici… Proposte perfette per la destagionalizzazione e il matching costa-entroterra.</p>
<p><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2024/01/acqued-storico.jpg"><img class="size-medium wp-image-22108" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2024/01/acqued-storico-300x202.jpg" alt="acquedotto storico di genova" width="300" height="202" /></a></p>
<p>L’altro, Riccardo, oltre a guidare salite al Castello della pietra di Vobbia (Parco Antola), sta fra l’altro collaborando con me ad un manuale operativo sulla Valle Scrivia, che sarà ben altro rispetto alle consuete guide turistiche, e che praticherà una visione di marketing turistico, per porre a sistema le risorse di quel territorio, sensibilizzare i diversi attori pubblici, e aggiornare le imprese circa alcune competenze oggi assolutamente necessarie per restare competitivi sul mercato (lingua inglese, uso dei social media, storytelling…). Amici Lettori stay tuned, l’uscita di questa pubblicazione &#8211; salvo contrattempi &#8211; è prevista per l’autunno.</p>
<p>Quanto sopra, per l&#8217;ennesima volta, dimostra che <span style="text-decoration: underline;">la curiosità intellettuale, l&#8217;intraprendenza, il networking</span> sono &#8211; oltre alla qualifica professionale &#8211; strumenti indispensabili per rendere un buon servigio alle proprie ambizioni e al territorio su cui si lavora. E che le mie porte sono sempre aperte a coloro che portano entusiasmi, idee, sorrisi.<br />
<strong>Umberto Curti<br />
</strong></p>
<p>(Luisa Puppo e Umberto Curti, grazie a vaste competenze ed esperienze ormai trentennali a fianco di territori e imprese, propongono consulenze, marketing, social media e attività formative per le destinazioni turistiche, l’enogastronomia e il commercio, con specifici focus sul turismo esperienziale, lo storytelling, l’escursionismo coste/entroterra, e le traduzioni da/in inglese. Contattaci senza impegno su <a href="mailto:info@ligucibario.com">info@ligucibario.com</a>)</p>
<p><strong><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2025/01/umbi-versa.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-25121" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2025/01/umbi-versa-245x300.jpg" alt="umbi versa" width="245" height="300" /></a><br />
</strong></p>
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		<title>Coniglio alla gorlerotta</title>
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		<pubDate>Thu, 09 Apr 2026 10:38:58 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>Coniggio a-a gurleotta, ne accenna lo storico onegliese Lucetto Ramella, al quale qui sull&#8217;alfabeto del gusto è ovviamente dedicata una voce, ed è un’antica e magnifica ricetta che prevede di nutrire il coniglio con le erbe aromatiche disponibili (che poi entreranno anche nella cottura*) nelle 2 settimane precedenti la macellazione, onde renderlo “profumatissimo”. Gorleri è ...<a class="post-readmore" href="https://www.ligucibario.com/alfabeto_del_gusto/coniglio-alla-gorlerotta/">leggi tutto</a></p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p>Coniggio a-a gurleotta, ne accenna lo storico onegliese Lucetto Ramella, al quale qui sull&#8217;alfabeto del gusto è ovviamente dedicata una voce, ed è un’antica e magnifica ricetta che prevede di nutrire il coniglio con le erbe aromatiche disponibili (che poi entreranno anche nella cottura*) nelle 2 settimane precedenti la macellazione, onde renderlo “profumatissimo”.<br />
Gorleri è una frazione di Diano Marina (IM).<br />
In questi casi Ligucibario® abbina un Pigato della DOC locale, servito a 11°C in tulipani a stelo alto.<br />
* rosmarino, alloro, salvia, timo&#8230;<br />
<strong>Umberto Curti<br />
</strong></p>
<p>L’alfabeto del gusto di Ligucibario® è la più ampia, completa e autorevole “banca dati” dell’enogastronomia ligure. Circa 1.500 voci che Umberto Curti in decenni di lavoro ha redatto e poi aggregato online per tutelare e promuovere le tradizioni regionali. Liberamente fruibile, “oggetto d’innumerevoli tentativi d’imitazione”, conta migliaia di follower e da sempre non contiene alcuna pubblicità. Iscriviti alla newsletter cliccando in homepage il simbolo della busta, e ogni settimana riceverai gratuitamente i nuovi contenuti…</p>
<p>(Luisa Puppo e Umberto Curti, grazie a vaste competenze ed esperienze ormai trentennali a fianco di territori e imprese, propongono consulenze, marketing, social media e attività formative per le destinazioni turistiche, l’enogastronomia e il commercio, con specifici focus sul turismo esperienziale, lo storytelling, l’escursionismo coste/entroterra, e le traduzioni da/in inglese. Contattaci senza impegno su <a href="mailto:info@ligucibario.com">info@ligucibario.com</a>)</p>
<p><strong> </strong></p>
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		<title>Liguria in bianco. I vini di Ligucibario</title>
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		<pubDate>Wed, 25 Mar 2026 10:24:12 +0000</pubDate>
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<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.ligucibario.com/liguria-in-bianco-i-vini-di-ligucibario/">Liguria in bianco. I vini di Ligucibario</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://www.ligucibario.com">Ligucibario</a>.</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2026/03/logo1.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-29847" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2026/03/logo1-225x300.jpg" alt="logo1" width="225" height="300" /></a></p>
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<p>I vini bianchi italiani (e liguri) propongono eccellenze, che il mercato sempre più riconosce ed apprezza. Profumi e strutture ben differenti da quelle dei vini rossi, freschezze effervescenze fiori frutti, un &#8220;mood&#8221; che incontra anche intensamente i gusti e le sensibilità femminili, le donne non a caso stanno divenendo anche sommelière capacissime.<br />
Se un turista o un gourmet straniero mi domandasse quali regioni privilegiare, per avvicinarsi all&#8217;Italia &#8220;in bianco&#8221;, gli suggerirei anzitutto la Liguria, la Sicilia, il Veneto ed il Friuli Venezia Giulia, ed infine il Piemonte.<br />
I vini bianchi, un tempo reputati principalmente &#8220;estivi&#8221;, oggi si consumano 12 mesi su 12, e le spumantizzazioni si sono ritagliate spazi ben oltre l&#8217;inizio o la fine del pasto.<br />
In tal modo, in Italia ormai si producono, anche a livello di prodotti certificati DOCG, DOC, DOP e IGT, più bianchi che rossi/rosati.<br />
I vini, tutti i vini ed i bianchi non fanno eccezione, sono microcosmi composti da suolo, clima e lavoro (o per meglio dire know how e passione) dell&#8217;uomo. Quel che entra nella bottiglia è il frutto dell&#8217;uva ma anche della competenza e del sacrificio, non dimentichiamolo mai.<br />
Nei miei più giovani anni frequentavo il ponente ligure in cerca di Pigato, allora il mio bianco prediletto. Talvolta ne sorseggiavo uno insieme a mio padre &#8211; che fino ai 62 anni fu astemio! &#8211; in un ristorante di Varigotti (SV), durante quelle domeniche d&#8217;inverno in cui la costa, semideserta, è ancora più bella, e questo è un ricordo straordinario che porterò sempre con me.<br />
Poi venne la lunga stagione del Vermentino, con Luisa Puppo (mannaggia quant&#8217;è brava!) sovente comparavamo la DOC Riviera ligure di ponente e la DOC Colli di Luni, erano calici brillanti in quei &#8220;duelli&#8221; fra Laura Aschero e Cantine Lunae, fra Poggio dei Gorleri e Giacomelli, fra BioVio e Ottaviano Lambruschi&#8230;<br />
Ma da genovese ho sempre praticato la Bianchetta della Val Polcevera, vino ostinato di una terra che è stata violentata da industrializzazioni e crolli di ponti. Una trattoria me la serviva insieme ai corzetti (quelli a elica, tirati con le dita, che si mangiano col cucchiaio), conditi con la salsa di pinoli ma qualche volta anche da un sugo di coniglio, in bianco, che avrebbe ridestato un defunto&#8230;<br />
Sono poi arcicontento che anche il cosiddetto &#8220;vino di Coronata&#8221; stia ricomparendo su tante tavole, grazie a 3 produttori che lodevolmente competono in qualità.<br />
Quanto al Tigullio, mi ha di frequente regalato, e tuttora mi regala, buon Moscato, a me garba in primis quello di Pino Gino, vigneron a Castiglione Chiavarese, un Moscato ricco di sentori ma poco ruffiano, da servire ben fresco nelle coppe e perfetto coi dolci lievitati, il panettone il pan di spagna il pandoro.<br />
Concludo, e non potrebbe esser diverso, con le Cinque Terre, con quei vitigni bosco, albarola e vermentino aggrappati alla rupe, in una verticalità di fasce terrazzate dai muretti a secco e &#8220;tagliate&#8221; da cremagliere, un paesaggio pressoché unico al mondo. Monterosso Vernazza Corniglia Manarola Riomaggiore, i santuari, la via dell&#8217;amore, Eugenio Montale, il presepe di Manarola&#8230;, cercate amici Lettori di godervele quando (ma quando?) lo sciame dei turisti un poco si dirada&#8230; E un brindisi col bianco della DOC locale, o un granfinale col passito Sciacchetrà, vino solenne, saranno momenti che vi s&#8217;incideranno nel cuore.<br />
<strong>Umberto Curti<br />
</strong></p>
<p>(Luisa Puppo e Umberto Curti, grazie a vaste competenze ed esperienze ormai trentennali a fianco di territori e imprese, propongono consulenze, marketing, social media e attività formative per le destinazioni turistiche, l’enogastronomia e il commercio, con specifici focus sul turismo esperienziale, lo storytelling, l’escursionismo coste/entroterra, e le traduzioni da/in inglese. Contattaci senza impegno su <a href="mailto:info@ligucibario.com">info@ligucibario.com</a>)</p>
<p><strong><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2025/02/umberto.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-25493" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2025/02/umberto-186x300.jpg" alt="umberto" width="186" height="300" /></a><br />
</strong></p>
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		<title>Viva le bugie di Carnevale</title>
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		<pubDate>Mon, 09 Feb 2026 12:14:14 +0000</pubDate>
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				<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_29618" style="width: 310px" class="wp-caption alignleft"><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2026/02/bugie.jpg"><img class="size-medium wp-image-29618" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2026/02/bugie-300x225.jpg" alt="bugie di carnevale" width="300" height="225" /></a><p class="wp-caption-text">bugie di carnevale</p></div>
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<p>Ogni anno, quando puntualmente arriva il Carnevale, festa sempre sentita (anche se&#8230;toglie la carne), è tempo di bugie. Come scrissi anni fa sul magazine &#8220;LiguriaFood&#8221;, non dire bugie, mangiale!</p>
<p>Un po’ tutte le regioni d’Italia preparano questo dolciume tradizionale, ma sovente muta il nome… Possono essere un po’ differenti per forma e consistenza, caso per caso un più croccanti, sottili, dorate, zuccherate, ma siano come siano c’è un fil rouge che permette sulle nostre tavole un bel viaggio trasversale.</p>
<p>Pare peraltro che già i Romani, in occasione dei lunghi Saturnalia (solstizio di dicembre), che rovesciavano le gerarchie sociale e si connotavano per bagordi “plebei”, giochi e trasgressioni, si riempissero di roventi frictilia, ovvero fettucce/focaccette d’impasto (farro&#8230;) da friggersi &#8211; da parte delle donne &#8211; nello strutto e da guarnire con miele, qualcosa – anche ieri &#8211; di semplice, con pochi ingredienti, che a mo&#8217; di dono saziava la folla nelle strade.</p>
<p>Oggi si ritrova quel rito certamente in Liguria (bugie), Piemonte (bugie), Lombardia (chiacchiere), Veneto (galani, crostoli), Emilia-Romagna (sfrappole), Toscana (cenci, donzelle), Marche-Umbria-Lazio (frappe), Sardegna (frati fritti e meraviglias), Campania (chiacchiere), Puglia (sfrappole, crustoli, scarcelle), Calabria (crispelle dolci, chjinulille, scorpi), Sicilia (sfrappole).</p>
<p>Una ricetta classica &#8211; ma come sempre non ne esiste una unica ed assoluta &#8211; solitamente impiega farina 00, uova di qualità, zucchero semolato, burro ammorbidito, un liquore per aromatizzante (limoncello…), una presina di sale, zest di limone, e zucchero a velo per la rifinitura conclusiva. Per friggere, è ideale un olio di arachidi, dal punto fumo alto.</p>
<p>Ligucibario® al momento dei brindisi abbina alle bugie una coppa di fresco Moscato, ad es. della DOC Tigullio-Portofino, ma non si scandalizzerebbe nel caso di un passito a bacca bianca, ad es. un Pigato della DOC riviera ligure di ponente, anch’esso servito fresco nei tulipanini…</p>
<p><strong>Umberto Curti<br />
</strong></p>
<p>(Luisa Puppo e Umberto Curti, grazie a vaste competenze ed esperienze ormai trentennali a fianco di territori e imprese, propongono consulenze, marketing, social media e attività formative per le destinazioni turistiche, l’enogastronomia e il commercio, con specifici focus sul turismo esperienziale, lo storytelling, l’escursionismo coste/entroterra, e le traduzioni da/in inglese. Contattaci senza impegno su <a href="mailto:info@ligucibario.com">info@ligucibario.com</a>)</p>
<p><strong><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2025/02/umberto.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-25493" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2025/02/umberto-186x300.jpg" alt="umberto" width="186" height="300" /></a><br />
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		<title>Con Ligucibario®, basilico e pesto on stage!</title>
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		<pubDate>Mon, 26 Jan 2026 12:03:06 +0000</pubDate>
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<p>Nell’àmbito delle mie docenze sull’offerta turistica presso Endofap Liguria (via B. Bosco 14 a Genova, tel. 010 0983935, www.endofapliguria.it) , relative al corso – programma GOL – per operatori dell’accoglienza turistica, ho affrontato per così dire il tema della sensorialità, in quanto oggi centralissima nei prodotti cosiddetti esperienziali, che durante la sua permanenza “ingaggiano” l’ospite in attività sempre più relazionali, immersive, a stretto contatto con le comunità e i modi di vita locali…. Atmosfere e mood che tuttora rendiamo bene con l’espressione antica genius loci.</p>
<p>Io sono non da oggi tra coloro i quali affermano, malgrado i grotteschi mega-mortai galleggianti sul Tamigi, che la cucina ligure / genovese non è mai stata né mai sarà solo pesto, ma certamente questa salsa da mortaio è via via balzata al proscenio elevandosi a tradizione fra le più identitarie del nostro territorio, divenendo un marker ed un ambasciatore della genovesità. Ho quindi portato in aula – a persone che lavoreranno negli IAT, nelle reception, ecc. &#8211; due barattoli di pesto assai diversi tra loro: il primo un prodotto industriale, dal prezzo economico, che anche a causa di ingredienti “inopportuni” ha restituito sensazioni organolettiche eufemisticamente mediocri. Il secondo viceversa un prodotto fra i “top di gamma”, che nasce nelle serre di Genova Pra’ con basilico genovese DOP, e che quindi ha restituito veri piaceri olfattivi e gustativi (sono mancate solo le lasagne ed un Pigato…).</p>
<p>L’antropocene in cui ci tocca vivere (inquinamento, climate change, disparità socioeconomiche, costanti conflittualità politico-militari, agromafie, trash food…) impone di vigilare anche ed anzitutto su quel che mangiamo, ed è non a caso una battaglia che Ligucibario®, sito libero poiché senza alcuna pubblicità, porta avanti da molti anni. Le cultivar autoctone, le filiere brevi, i prodotti certificati…sono pertanto qualità che diventano buonessere, sono valori che andrebbero divulgati fin nelle scuole, ai giovanissimi consumatori di domani.</p>
<p>I muretti a secco, la dieta mediterranea, la cucina italiana sono via via assurti a patrimoni UNESCO, e la lettura di un recente saggio quale Petrillo-Montanari, “Tutti a tavola. Perché la cucina italiana è un patrimonio dell’umanità” (editore Laterza, 2025), dimostra ancora una volta, ove ve ne fosse bisogno, che indagare la storia alimentare di un popolo è la via migliore per comprenderne la cultura. Siamo quel che mangiamo, come detto, poiché prima ancora siamo (stati) quel che alleviamo, peschiamo, coltiviamo, produciamo, importiamo ed esportiamo…</p>
<p>L’etnogastronomia, in tal senso, sovente posiziona il giacimento food&amp;wine al centro dell’offerta turistica locale, poiché cibo e vino sono a pieno titolo cultura, e sempre più tende ad orientarlo all’ospite in modalità coinvolgenti, interattive, dialogiche. La Liguria e Genova – a maggior ragione se sapranno perpetuare le autenticità e non indulgere in stravaganze &#8211; dispongono di un forziere di prodotti e ricette fra i più vari e stimolanti, e potranno quindi competere con successo in un mercato che tuttavia, anche a causa di web e social, è sempre più deregolamentato e “frenetico”.</p>
<p>Buon lavoro, Liguria, da Ventimiglia a Luni!</p>
<p><strong>Umberto Curti<br />
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<p>(Luisa Puppo e Umberto Curti, grazie a vaste competenze ed esperienze ormai trentennali a fianco di territori e imprese, propongono consulenze, marketing, social media e attività formative per le destinazioni turistiche, l’enogastronomia e il commercio, con specifici focus sul turismo esperienziale, lo storytelling, l’escursionismo coste/entroterra, e le traduzioni da/in inglese. Contattaci senza impegno su <a href="mailto:info@ligucibario.com">info@ligucibario.com</a>)</p>
<p><strong> <a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2025/05/dop-riviera-ligure.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-26203" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2025/05/dop-riviera-ligure-193x300.jpg" alt="dop riviera ligure" width="193" height="300" /></a><br />
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		<title>Coniglio alla saleasca</title>
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		<pubDate>Mon, 19 Jan 2026 12:45:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Luisa]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>Il coniglio alla saleasca figura tra le de.co. di Albenga (Salea ne è infatti una frazione). Piatto &#8220;contadino&#8221;, un umido in casseruola di terracotta (nelle conigliere locali c&#8217;erano i conigli &#8220;bardo&#8221;), impiega le classiche olive taggiasche, i pinoli e gli odori, armonizzati dall&#8217;extravergine locale, e un poco di peperoncino finale&#8230; Nei calici ottimo il Pigato, ...<a class="post-readmore" href="https://www.ligucibario.com/alfabeto_del_gusto/coniglio-alla-saleasca/">leggi tutto</a></p>
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]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Il coniglio alla saleasca figura tra le de.co. di Albenga (Salea ne è infatti una frazione).<br />
Piatto &#8220;contadino&#8221;, un umido in casseruola di terracotta (nelle conigliere locali c&#8217;erano i conigli &#8220;bardo&#8221;), impiega le classiche olive taggiasche, i pinoli e gli odori, armonizzati dall&#8217;extravergine locale, e un poco di peperoncino finale&#8230; Nei calici ottimo il Pigato, servito a 11°C in tulipani a stelo alto.<br />
<strong>Umberto Curti<br />
</strong></p>
<p>L’alfabeto del gusto di Ligucibario® è la più ampia, completa e autorevole “banca dati” dell’enogastronomia ligure. Circa 1.500 voci che Umberto Curti in decenni di lavoro ha redatto e poi aggregato online per tutelare e promuovere le tradizioni regionali. Liberamente fruibile, “oggetto d’innumerevoli tentativi d’imitazione”, conta migliaia di follower e da sempre non contiene alcuna pubblicità. Iscriviti alla newsletter cliccando in homepage il simbolo della busta, e ogni settimana riceverai gratuitamente i nuovi contenuti…</p>
<p>(Luisa Puppo e Umberto Curti, grazie a vaste competenze ed esperienze ormai trentennali a fianco di territori e imprese, propongono consulenze, marketing, social media e attività formative per le destinazioni turistiche, l’enogastronomia e il commercio, con specifici focus sul turismo esperienziale, lo storytelling, l’escursionismo coste/entroterra, e le traduzioni da/in inglese. Contattaci senza impegno su <a href="mailto:info@ligucibario.com">info@ligucibario.com</a>)</p>
<p><strong> </strong></p>
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		<title>Minestrone con scucuzzun, leccornia “da cadrai”</title>
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		<pubDate>Mon, 03 Nov 2025 15:17:55 +0000</pubDate>
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				<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_27861" style="width: 310px" class="wp-caption alignleft"><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2025/11/DSCN9428.jpg"><img class="size-medium wp-image-27861" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2025/11/DSCN9428-300x225.jpg" alt="minestrone di verdure alla genovese con pesto" width="300" height="225" /></a><p class="wp-caption-text">minestrone di verdure alla genovese con pesto</p></div>
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<p>Minestrone alla genovese, che passione&#8230; A questa ricetta iconica del ricettario ligure sono legate antichi mestieri, tradizioni, varianti stagionali.</p>
<h2>Chi erano i cadrai? Minestrone e porto</h2>
<p>Cadrai rimanda alle chiatte (un catering ante litteram, l&#8217;etimologia delle parole pare la stessa) che affiancavano le navi all’àncora nel porto di Genova (ma non solo), proponendo agli equipaggi sfiniti dalle lunghe rotte e dalle privazioni alcuni piatti freschi e golosi: minestrone anzitutto, e stoccafisso, farinata, torte di verdura, talora focacce.</p>
<h2>Genova, l&#8217;antica arte della pasta in una città-porto</h2>
<p>Pasta-verdure come noto è una diade di successo anche nella cucina genovese, del resto la mediterraneità ha nei secoli messo a punto piatti che, unendo vitamine e carboidrati, oggi si rivelano salutari anche in senso nutrizionale… Inoltre, Genova, un porto che dialogava nella lingua dei commerci con tutto il mondo conosciuto, Asia in particolare, aveva “appreso” – forse via Sicilia? – l’arte “nomade” di essiccare la pasta (e si badi, Marco Polo era ancora di là da venire…). Acqua e farina componevano un alimento assai pratico, di grano non v’era penuria, di vento neppure, e i più intraprendenti potevano anche fiutare un business, dopotutto Ianuensis ergo mercator, si soleva dire. Nella “Superba” nacquero dunque corporazioni artigiane ad hoc, i fidelari ecc. (1574), e nacquero formati di pasta idonei ai diversi impieghi.</p>
<h2>Pasta in Liguria; i formati</h2>
<p>Trenetta origina dall’antico termine per pasta, ovvero “<em>tria</em>”. A Natale alcuni ancora ritualizzano i maccheroni in brodo, o mostaccioli, o – appunto – natalini. Mandilli e picagge rimandano come vocaboli a fazzoletti e strofinacci. E, tra le paste da minestrone in grado di regger la cottura, incontriamo i “bricchetti” (fiammiferi, alla francese) e lo scucuzzun (la grafia varia ma è alterazione locale per cuscus…), ovvero grano duro che per la forma a micro palline, e per la consistenza, ricorda anche la fregola sarda. Ovviamente non esistono regole univoche, e quindi il minestrone sposa bene, secondo gusti, anche i ditalini rigati, i taggiaen, le conchiglie…</p>
<h2>Minestrone alla genovese: la ricetta</h2>
<p>Eccovi infine la ricetta, tenendo presente che le quantità degli ingredienti mutano in base al numero dei commensali, e che personalmente non utilizzo soffritti né, come insapori tori, i funghi secchi…</p>
<p>Secondo mercato e stagione si reperiscono fagiolini, zucchine, cavolo cappuccio, zucca mantovana, carote, patate, talora cardi… Legumi (piselli, fave, sia fagioli cannellini sia borlotti, più che ceci). Pomodori (non più d’uno o due)…</p>
<p>Occorrono poi olio extravergine d’oliva per la cottura, e pesto (senza pinoli) per la rifinitura finale, fuori fuoco. Croste di parmigiano, infine, a piacere.</p>
<p>La verdura, nettata e tagliata a tocchi non troppo piccoli, viene gettata in una capace pentola piena d’acqua non in ebollizione (circa 1,5 kg di verdure per 2 litri abbondanti d’acqua). La cottura, attenzione, dovrà poi essere a fuoco vivo, ideale sarebbe un fuoco a legna. La nota più apprezzata del piatto, come noto, è la sua densità finale (il cucchiaio dovrebbe restare ritto…), che si ottiene proprio e solo con la cottura. A metà cottura aggiungere mezzo bicchiere di olio d’oliva, le croste di formaggio se necessario ben raschiate all’esterno (sporco e inchiostro), e il sale grosso. E’ comunque bene, di tanto in tanto, rimestare il tutto, onde evitare che via via la verdura sfatta si attacchi al fondo producendo uno spiacevole sentore di scutizzo (bruciacchiato). Con schiumarola e forchetta schiacciare patate e fagioli per addensare maggiormente il minestrone. Quando i tocchi di verdure quasi non si distinguono e il composto è cremoso al punto giusto, si butta anche la pasta (30-40 g a commensale…), prescelta in genere fra quelle che ho prima elencate. A cottura ultimata si aggiunge fuori fuoco il pesto (ma nell’entroterra poteva essere un pestato di lardo), rimestando il tutto e impiattando in fondine. Meglio pazientare un po’ perché un quarto d’ora renderà il minestrone, tiepido, ancor più godibile&#8230; Un filo d’extravergine a crudo – specie se non si è aggiunto pesto &#8211; e una grattugiata di Parmigiano fresco assicurano il capolavoro. L’indomani, quello che avanzava veniva affettato e fritto in poco olio, arte del riciclo. Nei calici, beninteso, una Bianchetta o un Vermentino o un Pigato serviti a 11°C in tulipani a stelo alto&#8230; Zena in toua, buon appetito.<br />
<strong>Umberto Curti<br />
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<p>(Luisa Puppo e Umberto Curti, grazie a vaste competenze ed esperienze a fianco di territori e imprese, propongono consulenze, marketing, social media e attività formative per le destinazioni turistiche e l’enogastronomia, con specifici focus sul turismo esperienziale, lo storytelling, l’escursionismo coste/entroterra, e le traduzioni da/in inglese. Contattaci senza impegno su <a href="mailto:info@ligucibario.com">info@ligucibario.com</a>)</p>
<p><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2024/04/foto-umbi-sala-lignea.jpg"><img class="size-medium wp-image-22485" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2024/04/foto-umbi-sala-lignea-300x149.jpg" alt="umberto curti in sala lignea alla biblioteca civica berio di genova" width="300" height="149" /></a></p>
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		<title>Assaggiatori di Genova, le salse al mortaio</title>
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		<pubDate>Fri, 24 Oct 2025 09:17:56 +0000</pubDate>
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<p>91 iscritti hanno decretato anche l&#8217;ottimo esito del secondo incontro di &#8220;<strong>Assaggiatori di Genova&#8221;, l&#8217;iniziativa ideata da Umberto Curti per Biblioteca Civica Saffi</strong>, la quale come sempre fornisce sia l&#8217;accoglienza nel bell&#8217;auditorium sia l&#8217;apporto organizzativo del suo staff (Elena Ghigliani, Rossella Restivo, Manuela Sensi&#8230;), che ringraziamo con parole autentiche e non formali.<br />
Il secondo incontro &#8211; dopo la focaccia del primo &#8211; ha permesso a Umberto Curti di percorrere l&#8217;ampio tema delle <strong>salse al mortaio, ovvero il pesto ma non solo il pesto</strong>, dato che il pesto stesso è l&#8217;approdo di salse antiche &#8211; si pensi anche al <em>moretum</em> pseudo-virgiliano &#8211; che utilizzavano l&#8217;aglio (un disinfettante), il sale (un conservante), le erbe disponibili (certo non sempre il basilico) ed infine il formaggio.</p>
<p><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2025/10/assagg2.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-27328" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2025/10/assagg2-300x224.jpg" alt="smart" width="300" height="224" /></a></p>
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<p>In sinergia con <strong>Mara Fiorese, medico di Medicina Generale</strong> che partecipa a tutti e 4 gli eventi in programma, <strong>Umberto Curti ha ovviamente dedicato, com&#8217;è sempre nello spirito di Ligucibario®, uno spazio significativo e specifico &#8211; grazie alla produzione cortesemente fornitaci dal Consorzio di tutela &#8211; all&#8217;olio extravergine DOP Riviera Ligure</strong>, magico compagno delle salse al mortaio e di tutti quei piatti, ispirati alla mediterraneità, che a tavola rappresentano un piacere ed un ausilio al <em>buonessere</em>.<br />
Umberto Curti ha spiegato per filo e per segno gli aspetti dell&#8217;acidità e dei perossidi negli olii di qualità, così come la raffinazione chimica degli olii scadenti, invitando il pubblico a cogliere sempre di più sia l&#8217;importanza delle certificazioni d&#8217;origine sia i caratteri organolettici dell&#8217;olio ligure &#8220;buono&#8221;, col collarino giallo, la dolcezza, il fruttato gentile, la pungenza appena accennata e gradevole. Presumo che d&#8217;ora in poi la scelta tra i prodotti a scaffale sarà più mirata e salubre.<br />
<a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2025/10/assagg3.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-27329" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2025/10/assagg3-215x300.jpg" alt="smart" width="215" height="300" /></a></p>
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<p>Sono inoltre certa che il pubblico sia entrato in contatto anche con tematiche parzialmente inesplorate, perché Umberto Curti pratica talora un approccio &#8220;eretico&#8221;, sfatando molti luoghi comuni, che in questo caso riguardano anche il pesto: che sia &#8220;antico&#8221;, che sia nato grazie al basilico, che esista una ricetta unica, originale, assoluta.<br />
Inoltre, il viaggio narrativo ha attraversato <strong>i tipi di mortaio</strong> principalmente utilizzati in Liguria e dintorni (genovese, bergamasco, toscano, marsigliese), <strong>i polifenoli benefici</strong> per la salute (del basilico e dell&#8217;olio&#8230;), la nascita delle <strong>serre di Pra&#8217;</strong> che via via consentirono basilico tutto l&#8217;anno, <strong>i formati di pasta tipicamente genovesi</strong>, i vini in abbinamento (dal nostro <strong>Pigato</strong> DOC all&#8217;altrui Sauvignon), le &#8220;parentele&#8221; (modeste o nulle) col pistou provenzale, col pesto trapanese, coi pestati delle &#8220;montagne&#8221; emiliane, l&#8217;anatema futurista di Marinetti contro la pasta che imbolsiva la nazione.<br />
<a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2025/10/assagg4.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-27330" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2025/10/assagg4-300x253.jpg" alt="smart" width="300" height="253" /></a></p>
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<p>Sono poi saliti in scena <strong>l&#8217;aggiadda, il machetto di sardine, il marò di fave, la salsa di noci, la salsa di pinoli</strong>, non necessariamente la salsa di nocciole poiché, malgrado valide cultivar presenti da secoli e secoli anzitutto nell&#8217;area del Tigullio (dove un tempo s&#8217;incontrava anche un poco del pregiato olio di nocciole), la gastronomia ligure non l&#8217;ha mai più di tanto focalizzata (se la preparate, ispiratevi a quelle di noci / pinoli, aggiungendo magari una cucchiaiata generosa di ricotta).<br />
L&#8217;evento è terminato, come sempre, con un&#8217;agile proposta di <strong>approfondimenti videobibliografici</strong>, raccomandando &#8220;attenzione&#8221; in quanto il pesto è argomento prediletto da molti siti, e quindi non pochi contenuti sono qui e là &#8211; eufemisticamente &#8211; &#8220;fantasiosi&#8221;.<br />
Appuntamento con Umberto Curti al terzo incontro, <strong>giovedì 6 novembre ore 17.00 sempre all&#8217;auditorium della &#8220;Saffi&#8221;</strong>, per conoscere a fondo le torte di verdura, fra cui Her Majesty la pasqualina, sento che ci sarà di che appassionarsi&#8230;<br />
Stay tuned!<br />
<strong>Luisa Puppo<br />
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<p>(Luisa Puppo e Umberto Curti, grazie a vaste competenze ed esperienze a fianco di territori e imprese, propongono consulenze, marketing, social media e attività formative per le destinazioni turistiche e l’enogastronomia, con specifici focus sul turismo esperienziale, lo storytelling, l’escursionismo coste/entroterra, e le traduzioni da/in inglese. Contattaci senza impegno su <a href="mailto:info@ligucibario.com">info@ligucibario.com</a>)</p>
<p><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2024/03/arquata2.jpg"><img class="size-medium wp-image-22234" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2024/03/arquata2-300x211.jpg" alt="luisa puppo sorridente alla trattoria mascon" width="300" height="211" /></a></p>
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		<title>Sciattamaio</title>
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		<pubDate>Mon, 06 Oct 2025 09:32:58 +0000</pubDate>
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				<content:encoded><![CDATA[<p>Sciattamaio, ma la grafia corretta sarebbe ovviamente s-ciattamaiö pronunciato s-ciattamaiu (quanta approssimazione s&#8217;incontra online&#8230;), è il soffice polpettone di patate e fagiolini, gli uomini ne mangiavano&#8230;a s-ciattapansa.<br />
Talora i caratteri dell’impasto e la presenza di cagliate lo “avvicinano” alle scarpazze/scarbasse spezzine.<br />
Ad Albenga (SV) esiste una versione, raffinata, con le zucchine trombetta.<br />
Ligucibario® abbina tendenzialmente bianchi profumati, e il Vermentino e il Pigato della DOC rivierasca ponentina saranno perfetti a 11°C in tulipani a stelo alto&#8230;<br />
<strong>Umberto Curti<br />
</strong></p>
<p>L’alfabeto del gusto di Ligucibario® è la più ampia, completa e autorevole “banca dati” dell’enogastronomia ligure. Circa 1.500 voci che Umberto Curti in decenni di lavoro ha redatto e poi aggregato online per tutelare e promuovere le tradizioni regionali. Liberamente fruibile, “oggetto d’innumerevoli tentativi d’imitazione”, conta migliaia di follower e da sempre non contiene alcuna pubblicità. Iscriviti alla newsletter cliccando in homepage il simbolo della busta, e ogni settimana riceverai gratuitamente i nuovi contenuti…</p>
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