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	<title>Ligucibario &#187; pigato</title>
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		<title>Coniglio alla gorlerotta</title>
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		<pubDate>Thu, 09 Apr 2026 10:38:58 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>Coniggio a-a gurleotta, ne accenna lo storico onegliese Lucetto Ramella, al quale qui sull&#8217;alfabeto del gusto è ovviamente dedicata una voce, ed è un’antica e magnifica ricetta che prevede di nutrire il coniglio con le erbe aromatiche disponibili (che poi entreranno anche nella cottura*) nelle 2 settimane precedenti la macellazione, onde renderlo “profumatissimo”. Gorleri è ...<a class="post-readmore" href="https://www.ligucibario.com/alfabeto_del_gusto/coniglio-alla-gorlerotta/">leggi tutto</a></p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p>Coniggio a-a gurleotta, ne accenna lo storico onegliese Lucetto Ramella, al quale qui sull&#8217;alfabeto del gusto è ovviamente dedicata una voce, ed è un’antica e magnifica ricetta che prevede di nutrire il coniglio con le erbe aromatiche disponibili (che poi entreranno anche nella cottura*) nelle 2 settimane precedenti la macellazione, onde renderlo “profumatissimo”.<br />
Gorleri è una frazione di Diano Marina (IM).<br />
In questi casi Ligucibario® abbina un Pigato della DOC locale, servito a 11°C in tulipani a stelo alto.<br />
* rosmarino, alloro, salvia, timo&#8230;<br />
<strong>Umberto Curti<br />
</strong></p>
<p>L’alfabeto del gusto di Ligucibario® è la più ampia, completa e autorevole “banca dati” dell’enogastronomia ligure. Circa 1.500 voci che Umberto Curti in decenni di lavoro ha redatto e poi aggregato online per tutelare e promuovere le tradizioni regionali. Liberamente fruibile, “oggetto d’innumerevoli tentativi d’imitazione”, conta migliaia di follower e da sempre non contiene alcuna pubblicità. Iscriviti alla newsletter cliccando in homepage il simbolo della busta, e ogni settimana riceverai gratuitamente i nuovi contenuti…</p>
<p>(Luisa Puppo e Umberto Curti, grazie a vaste competenze ed esperienze ormai trentennali a fianco di territori e imprese, propongono consulenze, marketing, social media e attività formative per le destinazioni turistiche, l’enogastronomia e il commercio, con specifici focus sul turismo esperienziale, lo storytelling, l’escursionismo coste/entroterra, e le traduzioni da/in inglese. Contattaci senza impegno su <a href="mailto:info@ligucibario.com">info@ligucibario.com</a>)</p>
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		<title>Liguria in bianco. I vini di Ligucibario</title>
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		<pubDate>Wed, 25 Mar 2026 10:24:12 +0000</pubDate>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2026/03/logo1.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-29847" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2026/03/logo1-225x300.jpg" alt="logo1" width="225" height="300" /></a></p>
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<p>I vini bianchi italiani (e liguri) propongono eccellenze, che il mercato sempre più riconosce ed apprezza. Profumi e strutture ben differenti da quelle dei vini rossi, freschezze effervescenze fiori frutti, un &#8220;mood&#8221; che incontra anche intensamente i gusti e le sensibilità femminili, le donne non a caso stanno divenendo anche sommelière capacissime.<br />
Se un turista o un gourmet straniero mi domandasse quali regioni privilegiare, per avvicinarsi all&#8217;Italia &#8220;in bianco&#8221;, gli suggerirei anzitutto la Liguria, la Sicilia, il Veneto ed il Friuli Venezia Giulia, ed infine il Piemonte.<br />
I vini bianchi, un tempo reputati principalmente &#8220;estivi&#8221;, oggi si consumano 12 mesi su 12, e le spumantizzazioni si sono ritagliate spazi ben oltre l&#8217;inizio o la fine del pasto.<br />
In tal modo, in Italia ormai si producono, anche a livello di prodotti certificati DOCG, DOC, DOP e IGT, più bianchi che rossi/rosati.<br />
I vini, tutti i vini ed i bianchi non fanno eccezione, sono microcosmi composti da suolo, clima e lavoro (o per meglio dire know how e passione) dell&#8217;uomo. Quel che entra nella bottiglia è il frutto dell&#8217;uva ma anche della competenza e del sacrificio, non dimentichiamolo mai.<br />
Nei miei più giovani anni frequentavo il ponente ligure in cerca di Pigato, allora il mio bianco prediletto. Talvolta ne sorseggiavo uno insieme a mio padre &#8211; che fino ai 62 anni fu astemio! &#8211; in un ristorante di Varigotti (SV), durante quelle domeniche d&#8217;inverno in cui la costa, semideserta, è ancora più bella, e questo è un ricordo straordinario che porterò sempre con me.<br />
Poi venne la lunga stagione del Vermentino, con Luisa Puppo (mannaggia quant&#8217;è brava!) sovente comparavamo la DOC Riviera ligure di ponente e la DOC Colli di Luni, erano calici brillanti in quei &#8220;duelli&#8221; fra Laura Aschero e Cantine Lunae, fra Poggio dei Gorleri e Giacomelli, fra BioVio e Ottaviano Lambruschi&#8230;<br />
Ma da genovese ho sempre praticato la Bianchetta della Val Polcevera, vino ostinato di una terra che è stata violentata da industrializzazioni e crolli di ponti. Una trattoria me la serviva insieme ai corzetti (quelli a elica, tirati con le dita, che si mangiano col cucchiaio), conditi con la salsa di pinoli ma qualche volta anche da un sugo di coniglio, in bianco, che avrebbe ridestato un defunto&#8230;<br />
Sono poi arcicontento che anche il cosiddetto &#8220;vino di Coronata&#8221; stia ricomparendo su tante tavole, grazie a 3 produttori che lodevolmente competono in qualità.<br />
Quanto al Tigullio, mi ha di frequente regalato, e tuttora mi regala, buon Moscato, a me garba in primis quello di Pino Gino, vigneron a Castiglione Chiavarese, un Moscato ricco di sentori ma poco ruffiano, da servire ben fresco nelle coppe e perfetto coi dolci lievitati, il panettone il pan di spagna il pandoro.<br />
Concludo, e non potrebbe esser diverso, con le Cinque Terre, con quei vitigni bosco, albarola e vermentino aggrappati alla rupe, in una verticalità di fasce terrazzate dai muretti a secco e &#8220;tagliate&#8221; da cremagliere, un paesaggio pressoché unico al mondo. Monterosso Vernazza Corniglia Manarola Riomaggiore, i santuari, la via dell&#8217;amore, Eugenio Montale, il presepe di Manarola&#8230;, cercate amici Lettori di godervele quando (ma quando?) lo sciame dei turisti un poco si dirada&#8230; E un brindisi col bianco della DOC locale, o un granfinale col passito Sciacchetrà, vino solenne, saranno momenti che vi s&#8217;incideranno nel cuore.<br />
<strong>Umberto Curti<br />
</strong></p>
<p>(Luisa Puppo e Umberto Curti, grazie a vaste competenze ed esperienze ormai trentennali a fianco di territori e imprese, propongono consulenze, marketing, social media e attività formative per le destinazioni turistiche, l’enogastronomia e il commercio, con specifici focus sul turismo esperienziale, lo storytelling, l’escursionismo coste/entroterra, e le traduzioni da/in inglese. Contattaci senza impegno su <a href="mailto:info@ligucibario.com">info@ligucibario.com</a>)</p>
<p><strong><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2025/02/umberto.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-25493" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2025/02/umberto-186x300.jpg" alt="umberto" width="186" height="300" /></a><br />
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		<title>Viva le bugie di Carnevale</title>
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		<pubDate>Mon, 09 Feb 2026 12:14:14 +0000</pubDate>
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				<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_29618" style="width: 310px" class="wp-caption alignleft"><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2026/02/bugie.jpg"><img class="size-medium wp-image-29618" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2026/02/bugie-300x225.jpg" alt="bugie di carnevale" width="300" height="225" /></a><p class="wp-caption-text">bugie di carnevale</p></div>
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<p>Ogni anno, quando puntualmente arriva il Carnevale, festa sempre sentita (anche se&#8230;toglie la carne), è tempo di bugie. Come scrissi anni fa sul magazine &#8220;LiguriaFood&#8221;, non dire bugie, mangiale!</p>
<p>Un po’ tutte le regioni d’Italia preparano questo dolciume tradizionale, ma sovente muta il nome… Possono essere un po’ differenti per forma e consistenza, caso per caso un più croccanti, sottili, dorate, zuccherate, ma siano come siano c’è un fil rouge che permette sulle nostre tavole un bel viaggio trasversale.</p>
<p>Pare peraltro che già i Romani, in occasione dei lunghi Saturnalia (solstizio di dicembre), che rovesciavano le gerarchie sociale e si connotavano per bagordi “plebei”, giochi e trasgressioni, si riempissero di roventi frictilia, ovvero fettucce/focaccette d’impasto (farro&#8230;) da friggersi &#8211; da parte delle donne &#8211; nello strutto e da guarnire con miele, qualcosa – anche ieri &#8211; di semplice, con pochi ingredienti, che a mo&#8217; di dono saziava la folla nelle strade.</p>
<p>Oggi si ritrova quel rito certamente in Liguria (bugie), Piemonte (bugie), Lombardia (chiacchiere), Veneto (galani, crostoli), Emilia-Romagna (sfrappole), Toscana (cenci, donzelle), Marche-Umbria-Lazio (frappe), Sardegna (frati fritti e meraviglias), Campania (chiacchiere), Puglia (sfrappole, crustoli, scarcelle), Calabria (crispelle dolci, chjinulille, scorpi), Sicilia (sfrappole).</p>
<p>Una ricetta classica &#8211; ma come sempre non ne esiste una unica ed assoluta &#8211; solitamente impiega farina 00, uova di qualità, zucchero semolato, burro ammorbidito, un liquore per aromatizzante (limoncello…), una presina di sale, zest di limone, e zucchero a velo per la rifinitura conclusiva. Per friggere, è ideale un olio di arachidi, dal punto fumo alto.</p>
<p>Ligucibario® al momento dei brindisi abbina alle bugie una coppa di fresco Moscato, ad es. della DOC Tigullio-Portofino, ma non si scandalizzerebbe nel caso di un passito a bacca bianca, ad es. un Pigato della DOC riviera ligure di ponente, anch’esso servito fresco nei tulipanini…</p>
<p><strong>Umberto Curti<br />
</strong></p>
<p>(Luisa Puppo e Umberto Curti, grazie a vaste competenze ed esperienze ormai trentennali a fianco di territori e imprese, propongono consulenze, marketing, social media e attività formative per le destinazioni turistiche, l’enogastronomia e il commercio, con specifici focus sul turismo esperienziale, lo storytelling, l’escursionismo coste/entroterra, e le traduzioni da/in inglese. Contattaci senza impegno su <a href="mailto:info@ligucibario.com">info@ligucibario.com</a>)</p>
<p><strong><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2025/02/umberto.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-25493" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2025/02/umberto-186x300.jpg" alt="umberto" width="186" height="300" /></a><br />
</strong></p>
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		<title>Con Ligucibario®, basilico e pesto on stage!</title>
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		<pubDate>Mon, 26 Jan 2026 12:03:06 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>&#160; &#160; &#160; &#160; &#160; &#160; Nell’àmbito delle mie docenze sull’offerta turistica presso Endofap Liguria (via B. Bosco 14 a Genova, tel. 010 0983935, www.endofapliguria.it) , relative al corso – programma GOL – per operatori dell’accoglienza turistica, ho affrontato per così dire il tema della sensorialità, in quanto oggi centralissima nei prodotti cosiddetti esperienziali, che ...<a class="post-readmore" href="https://www.ligucibario.com/con-ligucibario-basilico-e-pesto-on-stage/">leggi tutto</a></p>
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]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2025/09/243.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-26678" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2025/09/243-300x225.jpg" alt="243" width="300" height="225" /></a></p>
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<p>Nell’àmbito delle mie docenze sull’offerta turistica presso Endofap Liguria (via B. Bosco 14 a Genova, tel. 010 0983935, www.endofapliguria.it) , relative al corso – programma GOL – per operatori dell’accoglienza turistica, ho affrontato per così dire il tema della sensorialità, in quanto oggi centralissima nei prodotti cosiddetti esperienziali, che durante la sua permanenza “ingaggiano” l’ospite in attività sempre più relazionali, immersive, a stretto contatto con le comunità e i modi di vita locali…. Atmosfere e mood che tuttora rendiamo bene con l’espressione antica genius loci.</p>
<p>Io sono non da oggi tra coloro i quali affermano, malgrado i grotteschi mega-mortai galleggianti sul Tamigi, che la cucina ligure / genovese non è mai stata né mai sarà solo pesto, ma certamente questa salsa da mortaio è via via balzata al proscenio elevandosi a tradizione fra le più identitarie del nostro territorio, divenendo un marker ed un ambasciatore della genovesità. Ho quindi portato in aula – a persone che lavoreranno negli IAT, nelle reception, ecc. &#8211; due barattoli di pesto assai diversi tra loro: il primo un prodotto industriale, dal prezzo economico, che anche a causa di ingredienti “inopportuni” ha restituito sensazioni organolettiche eufemisticamente mediocri. Il secondo viceversa un prodotto fra i “top di gamma”, che nasce nelle serre di Genova Pra’ con basilico genovese DOP, e che quindi ha restituito veri piaceri olfattivi e gustativi (sono mancate solo le lasagne ed un Pigato…).</p>
<p>L’antropocene in cui ci tocca vivere (inquinamento, climate change, disparità socioeconomiche, costanti conflittualità politico-militari, agromafie, trash food…) impone di vigilare anche ed anzitutto su quel che mangiamo, ed è non a caso una battaglia che Ligucibario®, sito libero poiché senza alcuna pubblicità, porta avanti da molti anni. Le cultivar autoctone, le filiere brevi, i prodotti certificati…sono pertanto qualità che diventano buonessere, sono valori che andrebbero divulgati fin nelle scuole, ai giovanissimi consumatori di domani.</p>
<p>I muretti a secco, la dieta mediterranea, la cucina italiana sono via via assurti a patrimoni UNESCO, e la lettura di un recente saggio quale Petrillo-Montanari, “Tutti a tavola. Perché la cucina italiana è un patrimonio dell’umanità” (editore Laterza, 2025), dimostra ancora una volta, ove ve ne fosse bisogno, che indagare la storia alimentare di un popolo è la via migliore per comprenderne la cultura. Siamo quel che mangiamo, come detto, poiché prima ancora siamo (stati) quel che alleviamo, peschiamo, coltiviamo, produciamo, importiamo ed esportiamo…</p>
<p>L’etnogastronomia, in tal senso, sovente posiziona il giacimento food&amp;wine al centro dell’offerta turistica locale, poiché cibo e vino sono a pieno titolo cultura, e sempre più tende ad orientarlo all’ospite in modalità coinvolgenti, interattive, dialogiche. La Liguria e Genova – a maggior ragione se sapranno perpetuare le autenticità e non indulgere in stravaganze &#8211; dispongono di un forziere di prodotti e ricette fra i più vari e stimolanti, e potranno quindi competere con successo in un mercato che tuttavia, anche a causa di web e social, è sempre più deregolamentato e “frenetico”.</p>
<p>Buon lavoro, Liguria, da Ventimiglia a Luni!</p>
<p><strong>Umberto Curti<br />
</strong></p>
<p>(Luisa Puppo e Umberto Curti, grazie a vaste competenze ed esperienze ormai trentennali a fianco di territori e imprese, propongono consulenze, marketing, social media e attività formative per le destinazioni turistiche, l’enogastronomia e il commercio, con specifici focus sul turismo esperienziale, lo storytelling, l’escursionismo coste/entroterra, e le traduzioni da/in inglese. Contattaci senza impegno su <a href="mailto:info@ligucibario.com">info@ligucibario.com</a>)</p>
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		<title>Coniglio alla saleasca</title>
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		<pubDate>Mon, 19 Jan 2026 12:45:05 +0000</pubDate>
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				<content:encoded><![CDATA[<p>Il coniglio alla saleasca figura tra le de.co. di Albenga (Salea ne è infatti una frazione).<br />
Piatto &#8220;contadino&#8221;, un umido in casseruola di terracotta (nelle conigliere locali c&#8217;erano i conigli &#8220;bardo&#8221;), impiega le classiche olive taggiasche, i pinoli e gli odori, armonizzati dall&#8217;extravergine locale, e un poco di peperoncino finale&#8230; Nei calici ottimo il Pigato, servito a 11°C in tulipani a stelo alto.<br />
<strong>Umberto Curti<br />
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<p>L’alfabeto del gusto di Ligucibario® è la più ampia, completa e autorevole “banca dati” dell’enogastronomia ligure. Circa 1.500 voci che Umberto Curti in decenni di lavoro ha redatto e poi aggregato online per tutelare e promuovere le tradizioni regionali. Liberamente fruibile, “oggetto d’innumerevoli tentativi d’imitazione”, conta migliaia di follower e da sempre non contiene alcuna pubblicità. Iscriviti alla newsletter cliccando in homepage il simbolo della busta, e ogni settimana riceverai gratuitamente i nuovi contenuti…</p>
<p>(Luisa Puppo e Umberto Curti, grazie a vaste competenze ed esperienze ormai trentennali a fianco di territori e imprese, propongono consulenze, marketing, social media e attività formative per le destinazioni turistiche, l’enogastronomia e il commercio, con specifici focus sul turismo esperienziale, lo storytelling, l’escursionismo coste/entroterra, e le traduzioni da/in inglese. Contattaci senza impegno su <a href="mailto:info@ligucibario.com">info@ligucibario.com</a>)</p>
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		<title>Minestrone con scucuzzun, leccornia “da cadrai”</title>
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		<pubDate>Mon, 03 Nov 2025 15:17:55 +0000</pubDate>
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				<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_27861" style="width: 310px" class="wp-caption alignleft"><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2025/11/DSCN9428.jpg"><img class="size-medium wp-image-27861" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2025/11/DSCN9428-300x225.jpg" alt="minestrone di verdure alla genovese con pesto" width="300" height="225" /></a><p class="wp-caption-text">minestrone di verdure alla genovese con pesto</p></div>
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<p>Minestrone alla genovese, che passione&#8230; A questa ricetta iconica del ricettario ligure sono legate antichi mestieri, tradizioni, varianti stagionali.</p>
<h2>Chi erano i cadrai? Minestrone e porto</h2>
<p>Cadrai rimanda alle chiatte (un catering ante litteram, l&#8217;etimologia delle parole pare la stessa) che affiancavano le navi all’àncora nel porto di Genova (ma non solo), proponendo agli equipaggi sfiniti dalle lunghe rotte e dalle privazioni alcuni piatti freschi e golosi: minestrone anzitutto, e stoccafisso, farinata, torte di verdura, talora focacce.</p>
<h2>Genova, l&#8217;antica arte della pasta in una città-porto</h2>
<p>Pasta-verdure come noto è una diade di successo anche nella cucina genovese, del resto la mediterraneità ha nei secoli messo a punto piatti che, unendo vitamine e carboidrati, oggi si rivelano salutari anche in senso nutrizionale… Inoltre, Genova, un porto che dialogava nella lingua dei commerci con tutto il mondo conosciuto, Asia in particolare, aveva “appreso” – forse via Sicilia? – l’arte “nomade” di essiccare la pasta (e si badi, Marco Polo era ancora di là da venire…). Acqua e farina componevano un alimento assai pratico, di grano non v’era penuria, di vento neppure, e i più intraprendenti potevano anche fiutare un business, dopotutto Ianuensis ergo mercator, si soleva dire. Nella “Superba” nacquero dunque corporazioni artigiane ad hoc, i fidelari ecc. (1574), e nacquero formati di pasta idonei ai diversi impieghi.</p>
<h2>Pasta in Liguria; i formati</h2>
<p>Trenetta origina dall’antico termine per pasta, ovvero “<em>tria</em>”. A Natale alcuni ancora ritualizzano i maccheroni in brodo, o mostaccioli, o – appunto – natalini. Mandilli e picagge rimandano come vocaboli a fazzoletti e strofinacci. E, tra le paste da minestrone in grado di regger la cottura, incontriamo i “bricchetti” (fiammiferi, alla francese) e lo scucuzzun (la grafia varia ma è alterazione locale per cuscus…), ovvero grano duro che per la forma a micro palline, e per la consistenza, ricorda anche la fregola sarda. Ovviamente non esistono regole univoche, e quindi il minestrone sposa bene, secondo gusti, anche i ditalini rigati, i taggiaen, le conchiglie…</p>
<h2>Minestrone alla genovese: la ricetta</h2>
<p>Eccovi infine la ricetta, tenendo presente che le quantità degli ingredienti mutano in base al numero dei commensali, e che personalmente non utilizzo soffritti né, come insapori tori, i funghi secchi…</p>
<p>Secondo mercato e stagione si reperiscono fagiolini, zucchine, cavolo cappuccio, zucca mantovana, carote, patate, talora cardi… Legumi (piselli, fave, sia fagioli cannellini sia borlotti, più che ceci). Pomodori (non più d’uno o due)…</p>
<p>Occorrono poi olio extravergine d’oliva per la cottura, e pesto (senza pinoli) per la rifinitura finale, fuori fuoco. Croste di parmigiano, infine, a piacere.</p>
<p>La verdura, nettata e tagliata a tocchi non troppo piccoli, viene gettata in una capace pentola piena d’acqua non in ebollizione (circa 1,5 kg di verdure per 2 litri abbondanti d’acqua). La cottura, attenzione, dovrà poi essere a fuoco vivo, ideale sarebbe un fuoco a legna. La nota più apprezzata del piatto, come noto, è la sua densità finale (il cucchiaio dovrebbe restare ritto…), che si ottiene proprio e solo con la cottura. A metà cottura aggiungere mezzo bicchiere di olio d’oliva, le croste di formaggio se necessario ben raschiate all’esterno (sporco e inchiostro), e il sale grosso. E’ comunque bene, di tanto in tanto, rimestare il tutto, onde evitare che via via la verdura sfatta si attacchi al fondo producendo uno spiacevole sentore di scutizzo (bruciacchiato). Con schiumarola e forchetta schiacciare patate e fagioli per addensare maggiormente il minestrone. Quando i tocchi di verdure quasi non si distinguono e il composto è cremoso al punto giusto, si butta anche la pasta (30-40 g a commensale…), prescelta in genere fra quelle che ho prima elencate. A cottura ultimata si aggiunge fuori fuoco il pesto (ma nell’entroterra poteva essere un pestato di lardo), rimestando il tutto e impiattando in fondine. Meglio pazientare un po’ perché un quarto d’ora renderà il minestrone, tiepido, ancor più godibile&#8230; Un filo d’extravergine a crudo – specie se non si è aggiunto pesto &#8211; e una grattugiata di Parmigiano fresco assicurano il capolavoro. L’indomani, quello che avanzava veniva affettato e fritto in poco olio, arte del riciclo. Nei calici, beninteso, una Bianchetta o un Vermentino o un Pigato serviti a 11°C in tulipani a stelo alto&#8230; Zena in toua, buon appetito.<br />
<strong>Umberto Curti<br />
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<p>(Luisa Puppo e Umberto Curti, grazie a vaste competenze ed esperienze a fianco di territori e imprese, propongono consulenze, marketing, social media e attività formative per le destinazioni turistiche e l’enogastronomia, con specifici focus sul turismo esperienziale, lo storytelling, l’escursionismo coste/entroterra, e le traduzioni da/in inglese. Contattaci senza impegno su <a href="mailto:info@ligucibario.com">info@ligucibario.com</a>)</p>
<p><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2024/04/foto-umbi-sala-lignea.jpg"><img class="size-medium wp-image-22485" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2024/04/foto-umbi-sala-lignea-300x149.jpg" alt="umberto curti in sala lignea alla biblioteca civica berio di genova" width="300" height="149" /></a></p>
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		<title>Assaggiatori di Genova, le salse al mortaio</title>
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		<pubDate>Fri, 24 Oct 2025 09:17:56 +0000</pubDate>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2025/10/assagg1.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-27327" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2025/10/assagg1-300x220.jpg" alt="smart" width="300" height="220" /></a></p>
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<p>91 iscritti hanno decretato anche l&#8217;ottimo esito del secondo incontro di &#8220;<strong>Assaggiatori di Genova&#8221;, l&#8217;iniziativa ideata da Umberto Curti per Biblioteca Civica Saffi</strong>, la quale come sempre fornisce sia l&#8217;accoglienza nel bell&#8217;auditorium sia l&#8217;apporto organizzativo del suo staff (Elena Ghigliani, Rossella Restivo, Manuela Sensi&#8230;), che ringraziamo con parole autentiche e non formali.<br />
Il secondo incontro &#8211; dopo la focaccia del primo &#8211; ha permesso a Umberto Curti di percorrere l&#8217;ampio tema delle <strong>salse al mortaio, ovvero il pesto ma non solo il pesto</strong>, dato che il pesto stesso è l&#8217;approdo di salse antiche &#8211; si pensi anche al <em>moretum</em> pseudo-virgiliano &#8211; che utilizzavano l&#8217;aglio (un disinfettante), il sale (un conservante), le erbe disponibili (certo non sempre il basilico) ed infine il formaggio.</p>
<p><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2025/10/assagg2.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-27328" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2025/10/assagg2-300x224.jpg" alt="smart" width="300" height="224" /></a></p>
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<p>In sinergia con <strong>Mara Fiorese, medico di Medicina Generale</strong> che partecipa a tutti e 4 gli eventi in programma, <strong>Umberto Curti ha ovviamente dedicato, com&#8217;è sempre nello spirito di Ligucibario®, uno spazio significativo e specifico &#8211; grazie alla produzione cortesemente fornitaci dal Consorzio di tutela &#8211; all&#8217;olio extravergine DOP Riviera Ligure</strong>, magico compagno delle salse al mortaio e di tutti quei piatti, ispirati alla mediterraneità, che a tavola rappresentano un piacere ed un ausilio al <em>buonessere</em>.<br />
Umberto Curti ha spiegato per filo e per segno gli aspetti dell&#8217;acidità e dei perossidi negli olii di qualità, così come la raffinazione chimica degli olii scadenti, invitando il pubblico a cogliere sempre di più sia l&#8217;importanza delle certificazioni d&#8217;origine sia i caratteri organolettici dell&#8217;olio ligure &#8220;buono&#8221;, col collarino giallo, la dolcezza, il fruttato gentile, la pungenza appena accennata e gradevole. Presumo che d&#8217;ora in poi la scelta tra i prodotti a scaffale sarà più mirata e salubre.<br />
<a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2025/10/assagg3.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-27329" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2025/10/assagg3-215x300.jpg" alt="smart" width="215" height="300" /></a></p>
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<p>Sono inoltre certa che il pubblico sia entrato in contatto anche con tematiche parzialmente inesplorate, perché Umberto Curti pratica talora un approccio &#8220;eretico&#8221;, sfatando molti luoghi comuni, che in questo caso riguardano anche il pesto: che sia &#8220;antico&#8221;, che sia nato grazie al basilico, che esista una ricetta unica, originale, assoluta.<br />
Inoltre, il viaggio narrativo ha attraversato <strong>i tipi di mortaio</strong> principalmente utilizzati in Liguria e dintorni (genovese, bergamasco, toscano, marsigliese), <strong>i polifenoli benefici</strong> per la salute (del basilico e dell&#8217;olio&#8230;), la nascita delle <strong>serre di Pra&#8217;</strong> che via via consentirono basilico tutto l&#8217;anno, <strong>i formati di pasta tipicamente genovesi</strong>, i vini in abbinamento (dal nostro <strong>Pigato</strong> DOC all&#8217;altrui Sauvignon), le &#8220;parentele&#8221; (modeste o nulle) col pistou provenzale, col pesto trapanese, coi pestati delle &#8220;montagne&#8221; emiliane, l&#8217;anatema futurista di Marinetti contro la pasta che imbolsiva la nazione.<br />
<a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2025/10/assagg4.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-27330" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2025/10/assagg4-300x253.jpg" alt="smart" width="300" height="253" /></a></p>
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<p>Sono poi saliti in scena <strong>l&#8217;aggiadda, il machetto di sardine, il marò di fave, la salsa di noci, la salsa di pinoli</strong>, non necessariamente la salsa di nocciole poiché, malgrado valide cultivar presenti da secoli e secoli anzitutto nell&#8217;area del Tigullio (dove un tempo s&#8217;incontrava anche un poco del pregiato olio di nocciole), la gastronomia ligure non l&#8217;ha mai più di tanto focalizzata (se la preparate, ispiratevi a quelle di noci / pinoli, aggiungendo magari una cucchiaiata generosa di ricotta).<br />
L&#8217;evento è terminato, come sempre, con un&#8217;agile proposta di <strong>approfondimenti videobibliografici</strong>, raccomandando &#8220;attenzione&#8221; in quanto il pesto è argomento prediletto da molti siti, e quindi non pochi contenuti sono qui e là &#8211; eufemisticamente &#8211; &#8220;fantasiosi&#8221;.<br />
Appuntamento con Umberto Curti al terzo incontro, <strong>giovedì 6 novembre ore 17.00 sempre all&#8217;auditorium della &#8220;Saffi&#8221;</strong>, per conoscere a fondo le torte di verdura, fra cui Her Majesty la pasqualina, sento che ci sarà di che appassionarsi&#8230;<br />
Stay tuned!<br />
<strong>Luisa Puppo<br />
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<p>(Luisa Puppo e Umberto Curti, grazie a vaste competenze ed esperienze a fianco di territori e imprese, propongono consulenze, marketing, social media e attività formative per le destinazioni turistiche e l’enogastronomia, con specifici focus sul turismo esperienziale, lo storytelling, l’escursionismo coste/entroterra, e le traduzioni da/in inglese. Contattaci senza impegno su <a href="mailto:info@ligucibario.com">info@ligucibario.com</a>)</p>
<p><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2024/03/arquata2.jpg"><img class="size-medium wp-image-22234" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2024/03/arquata2-300x211.jpg" alt="luisa puppo sorridente alla trattoria mascon" width="300" height="211" /></a></p>
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		<title>Sciattamaio</title>
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		<pubDate>Mon, 06 Oct 2025 09:32:58 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>Sciattamaio, ma la grafia corretta sarebbe ovviamente s-ciattamaiö pronunciato s-ciattamaiu (quanta approssimazione s&#8217;incontra online&#8230;), è il soffice polpettone di patate e fagiolini, gli uomini ne mangiavano&#8230;a s-ciattapansa. Talora i caratteri dell’impasto e la presenza di cagliate lo “avvicinano” alle scarpazze/scarbasse spezzine. Ad Albenga (SV) esiste una versione, raffinata, con le zucchine trombetta. Ligucibario® abbina tendenzialmente ...<a class="post-readmore" href="https://www.ligucibario.com/alfabeto_del_gusto/sciattamaio/">leggi tutto</a></p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p>Sciattamaio, ma la grafia corretta sarebbe ovviamente s-ciattamaiö pronunciato s-ciattamaiu (quanta approssimazione s&#8217;incontra online&#8230;), è il soffice polpettone di patate e fagiolini, gli uomini ne mangiavano&#8230;a s-ciattapansa.<br />
Talora i caratteri dell’impasto e la presenza di cagliate lo “avvicinano” alle scarpazze/scarbasse spezzine.<br />
Ad Albenga (SV) esiste una versione, raffinata, con le zucchine trombetta.<br />
Ligucibario® abbina tendenzialmente bianchi profumati, e il Vermentino e il Pigato della DOC rivierasca ponentina saranno perfetti a 11°C in tulipani a stelo alto&#8230;<br />
<strong>Umberto Curti<br />
</strong></p>
<p>L’alfabeto del gusto di Ligucibario® è la più ampia, completa e autorevole “banca dati” dell’enogastronomia ligure. Circa 1.500 voci che Umberto Curti in decenni di lavoro ha redatto e poi aggregato online per tutelare e promuovere le tradizioni regionali. Liberamente fruibile, “oggetto d’innumerevoli tentativi d’imitazione”, conta migliaia di follower e da sempre non contiene alcuna pubblicità. Iscriviti alla newsletter cliccando in homepage il simbolo della busta, e ogni settimana riceverai gratuitamente i nuovi contenuti…</p>
<p>(Luisa Puppo e Umberto Curti, grazie a vaste competenze ed esperienze a fianco di territori e imprese, propongono consulenze, marketing, social media e attività formative per le destinazioni turistiche e l’enogastronomia, con specifici focus sul turismo esperienziale, lo storytelling, l’escursionismo coste/entroterra, e le traduzioni da/in inglese. Contattaci senza impegno su <a href="mailto:info@ligucibario.com">info@ligucibario.com</a>)</p>
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		<title>Coniglio, in Liguria ricetta prelibata</title>
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		<pubDate>Mon, 15 Sep 2025 13:50:59 +0000</pubDate>
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				<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_26654" style="width: 310px" class="wp-caption alignleft"><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2025/09/castelv-rocca-barbena.jpg"><img class="size-medium wp-image-26654" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2025/09/castelv-rocca-barbena-300x225.jpg" alt="castelvecchio di rocca barbena" width="300" height="225" /></a><p class="wp-caption-text">castelvecchio di rocca barbena</p></div>
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<p>Coniglio deriva dal latino cuniculus, per la capacità del roditore di scavarsi le tane… In Liguria, stufato in umido (ricetta detta anche “coniglio alla carlona”) con olive taggiasche, pinoli, Pigato o Rossese secondo zone e gusti, timo o altre erbe aromatiche, è – meritatamente &#8211; un must di molte trattorie e molte tavole di casa. In uno splendido agriturismo di <strong>Castelvecchio di Rocca Barbena</strong> (SV), magico luogo donde il sentiero di Ilaria scende a Zuccarello, ho poi gustato anche il profumato coniglio allo “steccadò”, una lavanda locale, Calendula stoechas. Lo cucinano inoltre ripieno a Sarzana (SP), qui e là ne fanno tortelli, lo accompagnano a polenta nei mesi freddi, ne ricavano ragù per fettuccine, viva il coniglio, pregiato anche come fegato, quasi sempre la scarpetta è garantita…</p>
<p>Al coniglio Ligucibario® ha dedicato ovviamente innumerevoli contenuti, e dunque amico Lettore puoi ancora una volta utilizzare una directory di risorse completa. Ti suggerisco di iniziare il viaggio leggendomi a questo link&#8230;<br />
<strong>Umberto Curti<br />
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<p>(Luisa Puppo e Umberto Curti, grazie a vaste competenze ed esperienze a fianco di territori e imprese, propongono consulenze, marketing, social media e attività formative per le destinazioni turistiche e l’enogastronomia, con specifici focus sul turismo esperienziale, lo storytelling, l’escursionismo coste/entroterra, e le traduzioni da/in inglese. Contattateci senza impegno su info@ligucibario.com)</p>
<p><strong> <a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2025/05/dop-riviera-ligure.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-26203" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2025/05/dop-riviera-ligure-193x300.jpg" alt="dop riviera ligure" width="193" height="300" /></a><br />
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		<title>Pesto, un boom dei nostri tempi</title>
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		<pubDate>Mon, 15 Sep 2025 13:09:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Luisa]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>&#160; &#160; &#160; &#160; &#160; &#160; Pesto (di basilico), un boom dei nostri tempi, che profuma di Liguria. Malgrado i grotteschi “mortaioni” galleggianti tempo fa sul Tamigi, di cui davvero non sentiremo nostalgia, la cucina ligure non fu né mai sarà solo pesto, ma innegabilmente questa salsa – antica e però non troppo… &#8211; è ...<a class="post-readmore" href="https://www.ligucibario.com/pesto-un-boom-dei-nostri-tempi/">leggi tutto</a></p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.ligucibario.com/pesto-un-boom-dei-nostri-tempi/">Pesto, un boom dei nostri tempi</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://www.ligucibario.com">Ligucibario</a>.</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2025/09/243.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-26678" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2025/09/243-300x225.jpg" alt="243" width="300" height="225" /></a></p>
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<p>Pesto (di basilico), un boom dei nostri tempi, che profuma di Liguria. Malgrado i grotteschi “mortaioni” galleggianti tempo fa sul Tamigi, di cui davvero non sentiremo nostalgia, la cucina ligure non fu né mai sarà solo pesto, ma innegabilmente questa salsa – antica e però non troppo… &#8211; è geniale e racconta di noi. I futuristi stessi, non a caso, pur iconoclasti la ribattezzarono “salsa di smeraldo”, e presumo che un ghiottone come Farfa ne cantasse le lodi presso Marinetti (nemico della pasta), il quale si era peraltro laureato a Genova e immagino la conoscesse bene…</p>
<p>Al pesto – in origine un “savore d’aglio” preparato con quel che c’era, l&#8217;aglio come onnipresente farmaco e il sale grosso come onnipresente conservante&#8230; &#8211; Ligucibario® ha dedicato ovviamente innumerevoli contenuti, anche quando subì l&#8217;assalto delle multinazionali, le accuse per via del metileugenolo, e i qualunquismi d&#8217;un ministro poco avveduto, e dunque amico Lettore puoi ancora una volta utilizzare una directory di risorse completa. Dalla scelta del mortaio, alle peculiarità degli ingredienti (aglio di Vessalico, pinoli di Pisa, sale grosso marino, basilico genovese dop, parmigiano reggiano dop, pecorino sardo dop, olio evo riviera ligure dop), dai formati di pasta più indicati (trenette, lasagne, gnocchi di patate, trofiette, picagge, testaroli), all’abbinamento enologico (Pigato doc su tutti, fuori regione si privilegeranno altri vini comunque bianchi)… Ti suggerisco dunque di iniziare il viaggio fisicamente dalle serre di Pra’ (scritto con l’apostrofo e non con l’accento), e “letterariamente” leggendomi a questo link&#8230;</p>
<p><strong>Umberto Curti<br />
</strong></p>
<p>(Luisa Puppo e Umberto Curti, grazie a vaste competenze ed esperienze a fianco di territori e imprese, propongono consulenze, marketing, social media e attività formative per le destinazioni turistiche e l’enogastronomia, con specifici focus sul turismo esperienziale, lo storytelling, l’escursionismo coste/entroterra, e le traduzioni da/in inglese. Contattateci senza impegno su info@ligucibario.com)</p>
<p><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2025/05/dop-riviera-ligure.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-26203" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2025/05/dop-riviera-ligure-193x300.jpg" alt="dop riviera ligure" width="193" height="300" /></a></p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.ligucibario.com/pesto-un-boom-dei-nostri-tempi/">Pesto, un boom dei nostri tempi</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://www.ligucibario.com">Ligucibario</a>.</p>
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