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	<title>Ligucibario &#187; pietro giannini</title>
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		<title>La tragedia di Ponte Morandi</title>
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		<pubDate>Thu, 12 Dec 2024 14:26:41 +0000</pubDate>
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				<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_24772" style="width: 310px" class="wp-caption alignleft"><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2024/12/pontemor.jpg"><img class="size-medium wp-image-24772" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2024/12/pontemor-300x264.jpg" alt="la traiettoria calante" width="300" height="264" /></a><p class="wp-caption-text">la traiettoria calante</p></div>
<p>La tragedia di Ponte Morandi&#8230;</p>
<p>14 agosto 2018, ora di pranzo, con Luisa. Compiuta un’escursione sull’AVML che dal colle di San Bernardo conduce alla “fontana delle meraviglie”, ridiscendiamo verso Garessio e verso un caffè dove trovare ottimi panini e gelati. Apro “Il secolo xix” acquistato alcune ore prima a Calizzano ed inizio a leggere. Un anziano si avvicina con modi garbati e mi chiede “Scusi, lei è di Genova?”. Al mio cenno affermativo mi chiede ancora “Ha saputo che a Genova è crollato un ponte?”. Gli rispondo che no, non lo so. Mi precisa “Un ponte che porta il cognome di una persona…”</p>
<p>Credo che ben pochi genovesi abbiano mai chiamato il “viadotto Polcevera” in tal modo. Io stesso “quel” ponte l’ho sempre chiamato ponte Morandi o addirittura – visto il suo aspetto slanciato (ma poco rassicurante?) – ponte di Brooklyn… 51 anni di onorato servizio, ma mille ferite dentro la struttura pensata dall&#8217;ingegner Riccardo Morandi (quando oltretutto i volumi di traffico erano nulla rispetto al presente).</p>
<p>E come tutti sanno, alle 11.36 di quel piovosissimo e lugubre 14 agosto il ponte Morandi (ecco il cognome) era crollato, provocando 43 morti, centinaia di sfollati e un danno sociale ed economico incalcolabile. Ogni genovese – essendoci passato sopra infine volte – collega quella tragedia ad un ricordo soggettivo, intimo, particolare. Personalmente, vi ho appena raccontato il mio: non dimenticherò mai quel breve dialogo, e lo sbalordimento che mi colse. Resta solo da raccontare che a quel punto Luisa ed io cercammo in tutti i modi, attraverso i media, di saperne di più, e le immagini ci restituirono una montagna di macerie infradiciate dalla pioggia, silenti dentro il frastuono di mille autombulanze…</p>
<p>Ieri sera, al Teatro nazionale ”Gustavo Modena” in Genova Sampierdarena, con Luisa ho assistito allo spettacolo “La traiettoria calante” di Pietro Giannini, un monologo di 80 minuti attraverso cui questo giovane talento (24enne) racconta in modo originale e senza fare sconti una catastrofe di cui tanto si è detto e scritto. E attraverso cui rivolge un potente j’accuse verso tutti i poteri e gli uomini che – per avidità e viltà &#8211; hanno permesso che la catastrofe &#8211; evitabile con un po&#8217; di manutenzione vera &#8211; tecnicamente accadesse. Trefoli ammalorati dentro gli stralli, intercettazioni audio oscene per forma e contenuti, un tritadocumenti che simbolicamente oblitera tutto… Lo spettacolo, teatro civile con la ‘t’ maiuscola, incalzante anche nel coinvolgere il pubblico, e commovente perché chiama tutti in causa, conduce via via da una scena spoglia sin dentro un tunnel buio, la cui sola uscita può esser rappresentata dall’affermazione della verità e dal ristabilimento della dignità. Un processo ai responsabili è in corso&#8230;</p>
<p>&#8220;La traiettoria calante&#8221; sta avendo come merita ampio successo, consensi di critica e prolungatissimi applausi finali, ed io consiglio davvero a chiunque di non perderselo.<br />
<strong>Umberto Curti<br />
<a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2021/07/umberto-curti.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-20548" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2021/07/umberto-curti-300x168.jpg" alt="umberto curti" width="300" height="168" /></a><br />
</strong></p>
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		<title>L&#8217;ardesia della Val Fontanabuona</title>
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		<pubDate>Mon, 26 Mar 2018 12:56:01 +0000</pubDate>
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<p>L&#8217;ardesia della Val Fontanabuona</p>
<p>Fontanabuona, una valle d’entroterra (13 Comuni), l’unica parallela alla costa genovese di levante, colline boschi borghi castelli santuari, dove il paesaggio racconta tradizioni, storia fliscana * , damaschi, duro lavoro, miniere, emigrazione. L’ardesia (il termine nascerebbe da Ardennes → ardesie) era ed è il suo oro nero, lo intuisci dalle tante cave che fendono il terreno. Scrisse l’abate-storico Goffredo Casalis nel suo preziosissimo “Dizionario storico geografico statistico commerciale degli Stati di S.M. il Re di Sardegna” che nel 1840 operavano 48 cave di ardesia nei soli territori di Lavagna e Cogorno: sono esse notissime per la quantità di lastre cui forniscono ai bisogni delle due riviere ed anche a quelli di esteri stati, perocché se ne spediscono a Napoli, in Toscana, a Gibilterra, in Portogallo, in Francia, in Corsica, in Sardegna, a Trieste, ad Odessa…<br />
Si tratta di una roccia metamorfica d’origine sedimentaria (scisto della valle di Lavagna e dell&#8217;entroterra ligure), formatasi durante il cretaceo superiore, 70-80 milioni di anni fa. Con quest’oro lamellare tradizionalmente si realizzano lavagne, perfetti piani di biliardi (richiestissimi negli U.S.A. ** ), ma anche materiali da costruzione (si pensi ai tanti luccicanti abbadini per tetti, e ad altri dettagli, nel centro storico genovese), e ovviamente oggetti di design, accessori per l’arredo di casa, bomboniere&#8230; Si presume che in loco l’ardesia fosse già ben nota in epoca romana (la famosa necropoli a incinerazione di Chiavari, con le tombe a cassetta, risale al VIII-VI secolo a.C.), in tal senso recupereresti indizi in Plinio e Tito Livio, ma le prime cave estrattive risalirebbero al X-XI (un testo anonimo infatti ne menziona presso Santa Giulia, sopra Lavagna). Alle spalle di Lavagna, e della “fiumana bella” dantesca, sono le forme in ardesia della Basilica dei Fieschi (l’ardore della pietra nera contro il candore del marmo) che cifrano il trasmutarsi del romanico in gotico. E introducono alla valle, sino al territorio di Cicagna ed oltre, dove presso le cave incontri laboratori in cui da una pietra nera abili mani tuttora originano capolavori. Del resto, molti autori ed esperti hanno via via sottolineato la versatilità e resistenza di queste lastre che, pur sottili, sfidano il tempo nobilitando il paesaggio. Nel XIX secolo (allorché in Fontanabuona 160 cave fornivano più di 36mila tonnellate di prodotto e impiegavano centinaia d’addetti) il primo centro per estrazione e lavorazione era divenuto, più a levante, Cogorno, dove il trasporto delle lastre verso i leudi all’àncora nel mare di Lavagna pesava sulle spalle delle donne, le camalle (alcune “provvidenziali” nicchie lungo i camminamenti permettevano loro di poggiare qualche momento il carico). La prima teleferica risale al 1876. Dagli inizi del ‘900 s’avviò un graduale esaurimento dei filoni, nuovi materiali in concorrenza stimolarono nuove tecniche costruttive, e dunque molti fontanini preferirono (o dovettero) tentare la fortuna verso le “Meriche” e in parte anche verso la Germania, tanto che non poche comunità videro pian piano dimezzarsi la popolazione, e alcune frazioni “decentrate” scomparvero del tutto *** . La crisi recente è viceversa dovuta ai competitor sovradimensionati, quali in primis Brasile e Cina (<a href="https://www.ilsole24ore.com/art/impresa-e-territori/2012-08-13/ardesia-ligure-battuta-carambole-074210_PRN.shtml">https://www.ilsole24ore.com/art/impresa-e-territori/2012-08-13/ardesia-ligure-battuta-carambole-074210_PRN.shtml</a>). Nell’età più redditizia, alle cave antiche (come detto Santa Giulia, ma anche Uscio…) molte via via se ne aggiunsero, talora in ubicazioni impervie, dove i sentieri lasciavano transitare a stento persine le stesse bestie da soma, viceversa oggi sono talora preferite (Moconesi, Lorsica, Orero, Cicagna e Tribogna) quelle meglio accessibili, superstiti là dove possano giungere ad operare anche i macchinari idonei all’estrazione, alla lavorazione e infine al trasporto. L’eccellenza qualitativa dell’ardesia ligure risiede nella fissilità, può difatti esser sezionata in lastre e fogli di varia dimensione assolutamente piane, lisce, spesse pochi mm, leggere, refrattarie al fuoco (amiche degli chef), impermeabili, a bassissima conducibilità termica ed elettrica. Tale ardesia presenzia anche l’architettura monumentale &#8211; e cimiteriale &#8211; , pavimenti, gradinate, pilastri, sovrapporte, portali incisi, camini, capitelli, sepolcri, ma anche manufatti utili alla quotidianità, caminetti, trogoli e vasche, panche, sponde e condotte per l’acqua&#8230; Dagli scarti di cava infine sono sempre originati anche celebri muretti a secco, coi quali in Liguria tipicamente si sostengono le verticaleggianti fasce terrazzate, o si confinano i poderi…<br />
* la casata dei Fieschi, sino al 1547 storica rivale dei Doria, ebbe 2 Papi, Innocenzo IV e Adriano V<br />
** l’ardesia fontanina, non a caso, conobbe anche gloria cinematografica ad es. ne “Lo spaccone” con Paul Newman (1961) e ne “Il colore dei soldi” (1986), dove Paul Newman lavorò con Tom Cruise…<br />
*** a Favale di Malvaro è visitabile un “Museo dell’emigrante” intitolato ad Amedeo Pietro Giannini (1870-1949), un emigrato che nel 1904 fondò, nel quartiere italiano di San Francisco in California, una piccola banca poi divenuta niente meno che la Bank of America<br />
<strong>Umberto Curti <a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2018/03/umbi-bello2.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-17720" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2018/03/umbi-bello2-300x168.jpg" alt="umbi bello" width="300" height="168" /></a></strong></p>
<p>&nbsp;</p>
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