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	<title>Ligucibario &#187; paolo rumiz</title>
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		<title>Tour delle cascine, Bardineto</title>
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		<pubDate>Wed, 20 Jul 2022 13:16:07 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>Turismo rurale e marketing. Riflessioni operative a latere di un hiking tour tra cascine e faggete Un borgo sin dal check in nei propri vicoli può trasmettere senso d’appartenenza, così come la mancata tutela di boschi e sentieri costituisce uno dei peggiori biglietti da visita. Una camera d’agriturismo, in sé, può risultare ambasciatrice di buonessere ...<a class="post-readmore" href="https://www.ligucibario.com/tour-delle-cascine-bardineto-pensieri-di-marketing-turistico/">leggi tutto</a></p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2022/07/foto-fiori.jpg"><img class="size-medium wp-image-21114 aligncenter" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2022/07/foto-fiori-300x225.jpg" alt="foto fiori" width="300" height="225" /></a></p>
<h2>Turismo rurale e marketing. Riflessioni operative a latere di un <em>hiking tour</em> tra cascine e faggete</h2>
<blockquote><p><em>Un borgo sin dal check in nei propri vicoli può trasmettere senso d’appartenenza, così come la mancata tutela di boschi e sentieri costituisce uno dei peggiori biglietti da visita. Una camera d’agriturismo, in sé, può risultare ambasciatrice di buonessere o pietra semi-tombale sull’immagine di una località.</em></p></blockquote>
<h3>Autoritratto di uno &#8220;slow hiker&#8221;</h3>
<p>Finiva l’estate 2015, con Luisa (Puppo) percorsi tutto il <strong>Rio Nero a Calizzano</strong>, e a 52 anni grazie a quel bosco compresi in pochi minuti tutto quel che sino ad allora mi ero perso… Poiché tuttavia &#8220;it’s never too late&#8221;, non fu difficile convertirsi via via (sempre con molta prudenza) alle esplorazioni con scarponi e zaino. Rappresento, per dirla col marketing, il classico “target” che predilige sentieri slow, esperienze non estreme, momenti <em>culture&amp;food</em> tra un passo e l’altro.</p>
<p><strong>Oggi, fra le valli Bormida, Tanaro e Mongia “possiedo” ormai una cinquantina di itinerari</strong> (aumenteranno, lo sento), quasi tutti semplici e a portata di famiglie, che mi hanno dischiuso l’autentico <em>genius loci</em> di queste terre un po’ ai margini dei flussi turistici e delle visibilità mediatiche. Visto che in tutti questi anni di lavoro ho pubblicato quasi una ventina di volumi <a title="tutti i libri di umberto curti" href="https://www.ligucibario.com/i-libri-di-umberto-curti/" target="_blank">link</a>, un editore di recente mi ha proposto di redigere specificamente una guida, che pubblicherò col titolo (un po’ giocoso…) di <em>Namasté. I miei 8000 fra Bormida e Tanaro</em>, raccontando le mie camminate, e beninteso conterrà anche (quello era e rimane il mio mestiere) notizie storico-antropologiche, “ritratti” di persone che amo e stimo, <strong>indirizzi per ben dormire, ben mangiare, ben comprare</strong>. Avrò molte, davvero molte meraviglie da condividere, a maggior ragione se quest’epoca post-covid indurrà un po’ di ripensamenti – anche di natura turistica &#8211; quanto mai necessari, dato che il modello socioeconomico in cui viviamo si sta mostrando sempre più distorto e nocivo, <strong>sempre più consumistico e spietato</strong>.</p>
<h3>Entroterra (ligure), quale futuro?</h3>
<p>I giorni scorsi con Luisa ho sperimentato, sotto la guida dell’intraprendente Mitch di <em>Wild Bormida</em>, il <strong>tour delle cascine di Bardineto</strong>, ovvero le belle e vive Collette (dove ho ritrovato la famiglia Carretto-Manfrino che conosco dal 2003…), la Sciorta, ed infine la Dondella, l’anello poi rientrava nel fitto bosco con pendenze da mtbikers – i dominatori del territorio… &#8211; e ci riconsegnava al finale di giornata, in pizzeria. Incantevole anche il tratto lungo <strong>l’Alta Via dei Monti Liguri,</strong> col bivio per monte Lingo, sino al balcone panoramico delle pale eoliche. Da lì, si può proseguire per San Bernardo di Garessio, dov’è stata allestita da poco una <em>big bench</em> e donde si sale al Galero o si scende la via del sale Cerisola-Erli, o per il Quazzo, donde si sale allo Spinarda, tutte escursioni che, organizzandosi con buon senso (clima, orario, equipaggiamento&#8230;), suggerisco.</p>
<p>E’ impressionante riflettere su come sino a non molti anni fa queste cascine, Sciorta e Dondella ma anche altre che incontro lungo il mio zigzagare, <strong>fossero abitate</strong>, da persone che lavoravano campi e boschi ed evidentemente non soffrivano l’isolamento e la mancanza di servizi… Beppino Carretto, se ben ricordo, mi precisava che tra Quazzo e Scravaion operavano anche una scuola ed una trattoria (“dei laghi lunghi”). Molte microcomunità – io lo so bene perché leggo <strong>Paolo Cognetti, Annibale Salsa, Paolo Rumiz</strong>… &#8211; in Italia sono scomparse, gli asili non hanno più accolto bambini, sui valichi le locande hanno chiuso, molti alberghi denunciano costi fissi sempre meno sostenibili, Alpi ed Appennini hanno scontato un’indifferenza collettiva sovente ignobile, che li ha resi periferici e residuali, sino alle tragedie del cambiamento climatico e non solo (<strong>siccità, incendi, disbosco, frane, peste suina, zecche, disoccupazione</strong>). E, nella mia visione, indebolire o sopprimere un Corpo Forestale è una delle peggiori catastrofi cui uno Stato vada incontro&#8230;</p>
<p>E’ plausibile illudersi, con un’ingenuità “da cartoline”, che le persone (i giovani) tornino ad abitare sui monti da cui altri – magari i nonni – infine fuggirono, stremati dai sacrifici? Ho però anche notizia di un sindaco, zelante e legato al proprio paese (<strong>Bormida</strong>), che è andato concretizzando idee positive, tra cui case in affitto calmierato a 50 euro, attrazione di imprese…</p>
<h3>Obiettivo turismo: le tappe di un (lungo) cammino</h3>
<p>Ma torniamo a me, ed alla mia professione. Nell’àmbito turistico, come noto, si usa continuamente l’espressione “fare sistema” (Luisa ed io la ascoltiamo da 25 anni ciascuno…), in un Paese che storicamente si scinde <strong>fra orazi e curiazi, guelfi e ghibellini, fra “rivalità” e ironie di confine</strong>… Purtroppo da addetto ai lavori mi viene da affermare che la val Bormida ligure difficilmente (non in toto per proprie colpe) sa a tutt’oggi configurarsi come <strong>prodotto turistico</strong>, come offerta 1+1=3, in grado di segnalarsi sui mercati di domanda. I mtbikers da soli non bastano, e mancano &#8220;package&#8221; di ospitalità e  animazione territoriale di consistenza.<br />
<strong>La Liguria</strong> stessa è nell’insieme regione che potrebbe far meglio in termini di integrazione costa-entroterra, di destagionalizzazione, di accoglienza sistemica, con un tessuto di microimprese a gestione famigliare che temo tendano geneticamente al fai-da-te, parlino pochino pochino l’inglese, usino i social in modalità solo spontaneistica, esitino nel cosiddetto storytelling che oggi viceversa è fase integrante di un’ospitalità esperienziale <a title="umberto curti libro bianco del turismo esperienziale" href="https://www.libreriauniversitaria.it/libro-bianco-turismo-esperienziale-food/libro/9788899012519" target="_blank">link</a>… D’altronde, <strong>persino i miei allievi dell’Università a Imperia – cui pure suggerisco pagine di Philip Kotler, Chris Anderson… &#8211; talora faticano a cogliere i rapidi mutamenti in atto</strong>, tipici di una rivoluzione copernicana, di una deregulation sempre più globale, accelerata e violenta, nel cui seno un decennio rappresenta un’era geologica. “Non più vendere quel che si è prodotto, ma produrre quel che si vende”. E qui mi fermo, perché ormai mi annoierei da me stesso, e chi segue <strong>Ligucibario®</strong> (non sono poi pochissimi), o i miei libri o le mie lezioni, conosce il mio pensiero, che poi è anche quello di Luisa.</p>
<p>Mi sento tuttavia di aggiungere che il turismo è una disciplina quanto mai scientifica, cartesiana, dove non c’è spazio per i tuttologi o per chi immagini banalmente di emulare prassi che altrove hanno funzionato. Così come mi sento di ribadire, pur essendo io stesso uomo di entusiasmi e passioni, che senza piani di marketing territoriale <a title="curti-puppo vent'anni di liguria e food" href="https://www.liguriafood.it/2020/07/22/ventanni-liguria-food/" target="_blank">link</a>, e (occorre dirlo) senza contemporanei interventi formativi alle imprese, molti propositi rischieranno purtroppo d’essere ancora una volta velleitari e sterili (potrei rendicontare decine di progetti e di siti web che in Liguria, lentamente o velocemente, sono sbiaditi sino a scomparire). Occorrerebbero con urgenza, anche in val Bormida, <strong>SWOT analysis “tecniche” e concrete</strong>, che dalle forze e debolezze dell’area consentissero in prospettiva – come si suol dire &#8211; di incrementare gli asset e attenuare le criticità, orientando al meglio gli investimenti. Il tempo è darwiniano, e stringe. Assessori, organizzazioni locali, imprese, volete ragionarne con noi?</p>
<h3>Cosa è davvero &#8220;turismo&#8221;?</h3>
<p>Banalmente, come precisa qualunque manuale di tecnica turistica, <strong>il turismo non è escursionismo</strong>, il turismo implica pernottamenti in loco, i più numerosi possibile, e conseguenti ricadute economiche da tutta una serie di acquisti (beni e servizi) che l’escursionista, trattenendosi solo una giornata, tendenzialmente non compie, limitandosi a “merende”, sagre e poco altro. Si consideri inoltre che – secondo fonti autorevoli – attualmente <strong>8 turisti su 10</strong> prefigurano viaggi e soggiorni online, sul PC e sul cellulare, dove pertanto già s’ingegnano, ben prima di partire, di “assemblare” vacanze e permanenze secondo necessità e gusti (un surfista non è un gastronauta, un turista della fede non è un business traveller). La psicografia, ovvero il profilo dei comportamenti del turista, sempre più ci insegna che <strong>il come conta più del dove</strong>, che il turista non si fissa su una destinazione a prescindere, bensì tende a indagare ciò che vi potrà vivere, sperimentare, apprendere: paesaggi, sensazioni, persone, relazioni, quotidianità, sapori. <strong>Un borgo sin dal check in nei propri vicoli può trasmettere senso d’appartenenza, così come la mancata tutela di boschi e sentieri costituisce uno dei peggiori biglietti da visita. Una camera d’agriturismo, in sé, può risultare ambasciatrice di buonessere o pietra semi-tombale sull’immagine di una località</strong>.</p>
<p>Chi non è online, o chi è online goffamente (siti statici, traduzioni scadenti, prezzi rigidi…), ha quindi favorito la concorrenza, ha quindi perso la partita prima ancora di giocarla. Chi non comunica non esiste, sentenziano correttamente, inoltre la sola comunicazione efficace è quella che sa raggiungere in modo decifrabile il destinatario. Messaggio chiaro?</p>
<p><strong>Umberto Curti</strong>, docente, saggista e consulente di turismo esperienziale/food</p>
<p><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2021/07/umberto-curti.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-20548" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2021/07/umberto-curti-300x168.jpg" alt="umberto curti" width="300" height="168" /></a></p>
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		<title>Siccità. Dalle parole passare ai fatti?</title>
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		<pubDate>Wed, 22 Jun 2022 09:13:56 +0000</pubDate>
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				<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_21053" style="width: 310px" class="wp-caption alignleft"><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2022/06/foto-ponte-di-nava.jpg"><img class="size-medium wp-image-21053" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2022/06/foto-ponte-di-nava-300x170.jpg" alt="il tanaro a ponte di nava" width="300" height="170" /></a><p class="wp-caption-text">il tanaro a ponte di nava</p></div>
<p>Siccità. Dalle parole passare ai fatti?<br />
“Il potere è sempre codificatore, è rituale. Ciò che codifica e ritualizza è sempre il nulla. Il puro arbitrio, cioè la sua propria anarchia. Nulla è più anarchico del potere. Il potere fa ciò che vuole; e ciò che il potere vuole è totalmente arbitrario, o dettato da sue necessità di carattere economico che sfuggono alla logica comune” <strong>Pier Paolo Pasolini</strong></p>
<p>Leggevo qualche giorno fa su un quotidiano lo spaventoso “report” circa la siccità esplosa nelle valli piemontesi, in particolare<strong> i territori d’alpeggio</strong> – val Maira, val Varaita…, luoghi della mia adolescenza &#8211; ove i malgari, partendo sino al giorno di San Giovanni, il giorno dei falò, conducono nei mesi caldi il bestiame (forse quest’anno costretti a ricondurlo giù ben prima del tempo). I giorni scorsi &#8211; siccome amo osservare dal vivo e detesto le sedie &#8211; ero a Ponte di Nava, il Tanaro trasmetteva un senso di desolazione. Ma <strong>anche il Po</strong>, come noto, è in secca, circolano foto incredibili. Ciò che sta avvenendo, e le cause che lo hanno velocemente prodotto, spero siano ormai ben chiari a tutti coloro che abbiano un minimo di senno e di onestà intellettuale… Analoghe criticità toccheranno <strong>all’agricoltura</strong>, secondo il presidente di Confagricoltura Lombardia il raccolto sarà, sia per quanto attiene al mais sia per i foraggi, inferiore del 30-50%&#8230; Mi fermo qui, ma molti degli ulteriori dati – proprio mentre tanto si ciancia di sostenibilità e biodiversità &#8211; sono terribili.</p>
<p><strong>Il cambiamento climatico, l’inquinamento di fatto irrefrenato, il disbosco selvaggio</strong> sono sotto gli occhi di un’opinione pubblica che verosimilmente prenderà piena coscienza del problema purtroppo solo quando ne verrà direttamente toccata dal punto di vista della quotidianità. E ciò sta per avvenire, anzitutto coi <strong>razionamenti d’acqua</strong> potabile: ecco l’antropocene, vocabolo che suona sinistro, ecco l’impronta ecologica umana dall’impatto sempre meno tollerabile. I poteri economici e gli interessi corporativi, peraltro, adottando una logica di corto respiro, e di profitti ad ogni costo, non hanno mai mostrato alcuna sensibilità che in qualche modo risultasse davvero idonea a fronteggiare via via le emergenze, e a convertire le attività e produzioni verso un’economia positivamente più circolare.</p>
<p><strong>Quanto ai climatologi e agli idrologi, i loro allarmi (quanto mai cartesiani e scientifici) sono da decenni pressoché inascoltati</strong> o tacciati di pessimismo, sempre altre – sventuratamente &#8211; le priorità in agenda.</p>
<p><strong>Transumanze, filiere casearie, etichettature ad alto tasso di “tipicità”…</strong> Benissimo, ma quel che temo di dover sottolineare – ben più a monte &#8211; è la possibilità che nel giro di pochi anni un intero mondo scompaia, i nevai stanno morendo, <strong>sta morendo quell’Italia alpina ed appenninica</strong> rimasta &#8211; senza colpe &#8211; “residuale”, di cui tendenzialmente ci si rammenta solo in chiave turistica, o con un atteggiamento di superiorità, che la museifica come oggetto di suggestione nostalgica. L’ambiente stesso viene sempre trattato, mediaticamente, senza prese di posizione nette, differendo le urgenze, dandogli risalto <strong>solo in occasione di disastri</strong> (bombe d’acqua, alluvioni, dissesto idrogeologico, ovvero fenomeni quasi totalmente prodotti dalla stoltezza umana). Disastri oramai puntuali, quasi &#8220;prevedibili&#8221;. E’ chiaro ciò di cui parlo?</p>
<p>Il mestiere – qualora mi distraessi &#8211; m’impone sempre buone o buonissime letture: <strong>Paolo Cognetti, Luca Mercalli, Annibale Salsa, Paolo Rumiz, Salvatore Settis</strong>… Non è pensabile riportare le persone nei luoghi da cui, per mancanza di lavoro, servizi, opportunità, esse sono emigrate. Ma la montagna, e le vie che la percorrono, e i boschi che l’arricchiscono, oggi per vivere (non sopravvivere) chiede – ai governi, alle città, agli addetti ai lavori, agli organi di stampa, agli opinion makers &#8211; uno sguardo più lucido e leale. <strong>La siccità è solo l’ultima ferita che le viene inflitta</strong>, e s’inscrive in un quadro putrescente di incoerenze e indifferenze che poco a poco l’hanno marginalizzata, come “geoperiferia” ancillare, poco redditizia ergo – ormai &#8211; poco significativa (1).</p>
<p>Nel giro d’una decina d’anni, il pianeta diverrà ancora più ostile, le temperature aumenteranno, il livello marino salirà ancora. E’ un’emergenza di cui occuparsi, tutti senza eccezione, anche le anime belle che paion destarsi solo ora, o volgeremo comodamente lo sguardo da un’altra parte?</p>
<p><strong>Ligucibario®</strong>, piccola piattaforma indipendente, con le proprie attività di tutela e valorizzazione dell’enogastronomia e dell’artigianato liguri, milita non da oggi su un certo lato della barricata, non quello dei tuttologi e del greenwashing, e posso assicurare che non ha alcuna intenzione di mutarlo. Amico Lettore, ti aspetto per conoscere la tua opinione, e continua a leggermi se hai a cuore ciò di cui scrivo e grido.</p>
<p>(1)suggerisco in merito anche la lettura di <strong>Massimo Fini</strong> <em>Lavoro, successo, soldi. Invenzioni protestanti</em>, su “Il fatto quotidiano”, 17 giugno 2022, p. 11</p>
<p><strong>Umberto Curti</strong></p>
<p><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2021/07/umberto-curti.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-20548" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2021/07/umberto-curti-300x168.jpg" alt="umberto curti" width="300" height="168" /></a></p>
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		<title>Il benessere degli animali</title>
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		<pubDate>Tue, 30 Nov 2021 14:36:21 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>Il benessere degli animali: ce ne occupiamo a sufficienza? Se una sana alimentazione contribuisce alla salute e al benessere, di converso mangiando male talvolta ci ammaliamo, o via via ci predisponiamo alle future patologie, si pensi al boom delle cosiddette intolleranze. Io non so dire quanto, in passato, le buone condizioni di vita degli animali ...<a class="post-readmore" href="https://www.ligucibario.com/il-benessere-degli-animali/">leggi tutto</a></p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.ligucibario.com/il-benessere-degli-animali/">Il benessere degli animali</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://www.ligucibario.com">Ligucibario</a>.</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2021/11/DSCN5903.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-20699" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2021/11/DSCN5903-225x300.jpg" alt="DSCN5903" width="225" height="300" /></a>Il benessere degli animali: ce ne occupiamo a sufficienza?</p>
<p>Se una sana alimentazione contribuisce alla salute e al benessere, di converso mangiando male talvolta ci ammaliamo, o via via ci predisponiamo alle future patologie, si pensi al boom delle cosiddette intolleranze.<br />
Io non so dire quanto, in passato, le buone condizioni di vita degli animali importassero al contadino/all’allevatore, ma presumo gli importassero: è pur vero che le società e le economie erano complessivamente assai più rurali del presente, sovente il contado nutrendo le città, e animali vigorosi potevano prima contribuire al lavoro umano e alla ricchezza di chi li possedeva, e poi alla tavola su cui finissero dopo la macellazione.<br />
Racconti che ho ascoltato con riverente attenzione, ad esempio in Calizzano, ad un passo dall’Alta Via dei Monti Liguri, rivelano come campagne e boschi fossero habitat in cui l’essere umano sovente istituiva una sorta di “simbiosi” con gli animali, sia domesticati che selvatici, ed ogni parte rispettava i propri spazi poiché la convivenza, nel complesso, risultava assai migliore dell’antagonismo… Ciò non significa che l’igiene venisse sempre al primo posto, che alcuni animali non venissero castrati o mutilati (la coda dei suini), ma suppongo che non vigesse la crudele indifferenza oggi tipica degli allevamenti industriali.<br />
Talora, ben poco è restato di quel mondo, e i cambiamenti climatici stanno qui e là infliggendo il colpo di grazia a luoghi e comunità marginalizzate da una globalizzazione senza senno. Per me che leggo (anzi mi abbevero a) Paolo Cognetti, Annibale Salsa, Paolo Rumiz…, la sopravvivenza di Alpi e Appennini è imperativo di cui tutti dovremmo occuparci subito e con determinazione.<br />
Detto questo, e tornando alle prime righe del post, io mi occupo di territorio ed enogastronomia, qualche giorno fa è uscito il mio nuovo lavoro, <em>Abbecedario della cucina ligure</em>, e debbo dire che tanto mi tengo alla larga da materie prime di provenienza “sospetta” e da OGM quanto continuamente esorto i miei Lettori verso filiere più brevi, pulite, “bio”, dentro le quali siano tracciabili <strong>anche le modalità in cui gli animali vengono cresciuti, fatti riposare, curati se necessario, trasportati, e (storditi e) abbattuti&#8230;</strong> Si veda in tal senso anche la strategia europea cosiddetta “farm to fork”. Stress e condizioni di (inutile) sofferenza possono – come ormai arcinoto &#8211; originare negli animali (bovini, equini, ovini, suini, pollame…) una maggior predisposizione alle malattie trasmissibili, il che rappresenta un rischio per i consumatori, ad es. tramite le comuni tossinfezioni alimentari causate da salmonella, campylobacter ed escherichia coli.<br />
Il benessere degli animali va dunque perseguito con una visione davvero più olistica, che tenga conto della loro salute ma anche degli aspetti psicologici e relazionali che caratterizzano la loro esistenza (il celebre Brambell report del 1965 già elencava e in qualche modo certificava le 5 “libertà” irrinunciabili: 1.dalla sete, dalla fame e dalla cattiva nutrizione 2.di avere un ambiente fisico adeguato 3.dal dolore, dalle ferite, dalle malattie 4.di manifestare le caratteristiche comportamentali specie-specifiche normali 5.dalla paura e dal disagio).<br />
Immagino perciò, e ne sono lieto, che torneremo sull’argomento, tanto più che persino le piante sono esseri viventi e intelligenti, caratterizzate da memoria e &#8220;socialità&#8221;, esseri che comunicano tra loro e con gli animali. A presto<br />
<strong>Umberto Curti<br />
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