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	<title>Ligucibario &#187; oro di Genova</title>
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		<title>Teglia da farinata</title>
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		<pubDate>Tue, 04 Mar 2025 08:52:00 +0000</pubDate>
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				<content:encoded><![CDATA[<p>Teglia da farinata è, di vario formato, la classica “tortiera” &#8211; piatta e a bordi bassi &#8211; in rame stagnato. Diffusa anche in Piemonte per la &#8220;belecauda&#8221;, in Toscana per la &#8220;cecina&#8221;&#8230;, insomma ovunque l&#8217;antica scribilita (pardon, quell&#8217;oro di Genova che ci piace collegare ad una leggenda post Meloria&#8230;) si sia affermata. E perfetta anche per la focaccia col formaggio.</p>
<p>Al primo impiego occorre “bruciarla” ponendola nel forno (220°-240°C) con circa 2 dita scarse d’un olio ad es. di girasole, farlo scaldare finché bolle (badando a non bruciarsi), dopodiché eliminare l&#8217;olio, cucinare una farinata (3 parti abbondanti d’acqua per ogni parte di di farina di ceci) ed eliminare anch’essa, pulire la teglia con carta assorbente – niente acqua mai &#8211; e cucinare una seconda farinata, la quale non si attaccherà più. Qualora non si usi a lungo la teglia occorrerà ripetere questa bruciatura…</p>
<p>A Genova (in via Celesia, a Rivarolo) per fortuna sopravvive un laboratorio artigianale, condotto da quasi 170 anni dalla medesima famiglia, che produce o restaura teglie per tutte le necessità. Presumo sia ormai l’unico in Liguria. La stagnatura è un’operazione delicata, che richiede il cosiddetto acido spento e grandi capacità manuali, fra cui infine la martellatura &#8211; con martelli di legno &#8211; per ridonare perfetta piattezza alla teglia.</p>
<p>Buone farinate a tutti (fra l&#8217;altro si tratta di un alimento perfetto anche per i celiaci).<br />
<strong>Umberto Curti<br />
</strong></p>
<p>L’alfabeto del gusto di Ligucibario® è la più ampia, completa e autorevole “banca dati” dell’enogastronomia ligure. Circa 1.500 voci che Umberto Curti in decenni di lavoro ha redatto e poi aggregato online per tutelare e promuovere le tradizioni regionali. Liberamente fruibile, “oggetto d’innumerevoli tentativi d’imitazione”, conta migliaia di follower e da sempre non contiene alcuna pubblicità. Iscriviti alla newsletter cliccando in homepage il simbolo della busta, e ogni settimana riceverai gratuitamente i nuovi contenuti…</p>
<p>(Luisa Puppo e Umberto Curti, grazie a vaste competenze ed esperienze a fianco di territori e imprese, propongono consulenze, marketing, social media e attività formative per le destinazioni turistiche e l’enogastronomia, con specifici focus sul turismo esperienziale, lo storytelling, l’escursionismo coste/entroterra, e le traduzioni da/in inglese. Contattaci senza impegno su <a href="mailto:info@ligucibario.com">info@ligucibario.com</a>)</p>
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		<title>Farinata di ceci</title>
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		<pubDate>Wed, 23 Jan 2013 21:06:25 +0000</pubDate>
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				<content:encoded><![CDATA[<p>Farinata, mai lodata abbastanza. Antichissima, era detta “l’oro di Genova”. È un piatto semplicissimo e al contempo delizioso, che si consumava anzitutto per il venerdì di magro e il capodanno. Non solo ligure, dato che lo chiamano “calda calda” a Massa, “bella calda” in Piemonte, “cecina” a Pisa/Livorno dove si gustava il cinque-cinque * , “socca” a Nice (e “sciocca” sulla Riviera di Levante). A Savona, come noto, prevale la versione bianca (farina di grano), su questa c&#8217;è un mio capitolo nel bel libro a più voci di Mario Muda &#8220;La Savona della farinata&#8221; (ed. 2019).<br />
Documenti del 1447 svelano inoltre l’antico suo nome di scripilita, dal latino scribilita=sorta di focaccia con formaggio, il Belgrano la scova nel De re rustica (LXXVIII) di Catone.<br />
V&#8217;era tuttavia una leggenda alquanto esilarante che avrebbe preteso far nascere la farinata da acqua marina entrata nelle stive delle galee genovesi reduci dalla vittoria della Meloria sui pisani (1284), stive dove l&#8217;acqua &#8220;intrise&#8221; sacchi di farina di ceci, originando un impasto &#8211; l&#8217;oro di Pisa &#8211; poi &#8220;cotto&#8221; dal sole sugli scudi&#8230; Paiono pretese un po&#8217; eccessive, tanto quanto legare il preböggiön a Goffredo di Buglione.</p>
<p><iframe src="https://www.youtube.com/embed/vJJa5nNMjEo" width="560" height="315" frameborder="0" allowfullscreen="allowfullscreen"></iframe></p>
<p>Un chilo di farina di ceci ** , 4 litri d’acqua, sale grosso e un bell’extravergine dolce sono le proporzioni degli ingredienti della farinata. L’impasto liquido andrà schiumato affinché cocendo non annerisca. La cottura, in tegami di rame stagnato, richiede 15 minuti in forno a legna (d&#8217;olmo, che non scoppietta, o d’olivo&#8230;), fuoco sopra.<br />
A questo link hai come sempre la mia ricetta dettagliata <a href="https://liguricettario.blogspot.com/2010/09/la-farinata-di-ceci_14.html">https://liguricettario.blogspot.com/2010/09/la-farinata-di-ceci_14.html</a><br />
Nei secoli, ci si è poi sbizzarriti con varianti – più o meno ortodosse… &#8211; che prevedevano i bianchetti*** (“tortellassu” di Noli e del savonese), le cipolle e il pepe (“main” d’Imperia Oneglia), i carciofi, la salsiccia, il rosmarino…<br />
I genovesi &#8211; che escono dai ristori chiamati sciamadde (fiammate) **** con la classica peppià (cartoccio, da papiro) in mano &#8211; la amano d’orlo, e non di rado l’accompagnavano a una rosetta &#8211; un po&#8217; come fanno a Savona con le &#8220;fette&#8221; di panissa fritta &#8211; e ad un bianco di Coronata. Con la farina di ceci si preparano anche le frittelle (i <a title="Cuculli (coccoli)" href="https://www.ligucibario.com/alfabeto_del_gusto/cuculli-coccoli/">cuculli</a>), aggiungendo lievito di birra, e il vino migliore può a quel punto diventare un vino più vivace (che sgrassi), sempre alla giusta temperatura e nei giusti calici.</p>
<p><strong>Umberto Curti <a href="https://www.ligucibario.com/ligucibario-servizi/">https://www.ligucibario.com/ligucibario-servizi/</a><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2013/01/umbi-bello14.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-17730" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2013/01/umbi-bello14-300x168.jpg" alt="umbi bello" width="300" height="168" /></a></strong></p>
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<p>* cinque soldi di cecina e cinque soldi di pane.<br />
** “I ceci si coltivano in maggiore quantità delle lenticchie, perché oltre all’esser consumati allo stato secco nella stagione invernale dalle famiglie rurali, vengono ridotti in farina e versati sui mercati dei vicini paesi. E’ con la farina di ceci che in Liguria, ed in Genova specialmente, si confezionano le così dette farinate o torte, companatico sostanzioso e nutriente prediletto dai popolani”, è una citazione dal decimo volume degli Atti per l’inchiesta agraria del 1884.<br />
*** ai bianchetti oggi ovviamente occorre sostituire, quando disponibili, i rossetti<br />
**** vico del vento (fra porta d’archi e san matteo), scomparso nel ‘600 a causa di rivoluzioni urbanistiche, ne era costellato, per la “vendita di panisette e friscioli alla marmaglia”. E ancora si rammentano Baciccia in Santa Zita, la Bedin cantata dal Carbone, un certo Menego che dalla porta gridava per attrarre i passanti…</p>
<p>L’alfabeto del gusto di Ligucibario® è la più ampia, completa ed autorevole “banca dati” dell’enogastronomia ligure. Circa 1.500 voci che Umberto Curti in decenni di lavoro ha redatto e aggregato per tutelare e promuovere le tradizioni regionali. Liberamente fruibile, “oggetto d’innumerevoli tentativi d’imitazione”, non contiene alcuna pubblicità.<br />
Luisa Puppo e Umberto Curti, grazie alle vaste competenze ed esperienze professionali a fianco di territori e imprese, propongono consulenze e interventi formativi per le destinazioni e l’enogastronomia, con particolare riferimento al turismo esperienziale, allo storytelling, e alle traduzioni da/in lingua inglese. Contattateci senza impegno su info@ligucibario.com</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.ligucibario.com/alfabeto_del_gusto/farinata-di-ceci/">Farinata di ceci</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://www.ligucibario.com">Ligucibario</a>.</p>
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