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	<title>Ligucibario &#187; microimprese</title>
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		<title>Agricoltura e biodiversità in aula</title>
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		<pubDate>Tue, 06 Dec 2022 11:54:47 +0000</pubDate>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2022/12/Primo-piano-focaccia-sangiorgio.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-21297" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2022/12/Primo-piano-focaccia-sangiorgio-300x200.jpg" alt="Primo piano focaccia sangiorgio" width="300" height="200" /></a>Nell’àmbito delle docenze al <strong>corso per Guida Ambientale Escursionistica tenuto dall’Ente F.Ire</strong>, 250 ore d&#8217;aula e 50 di escursioni sino all&#8217;esame abilitante, ho avuto il piacere d’invitare <strong>Gloria Manaratti, dirigente di Regione Liguria</strong> settore Agricoltura. Si è dunque svolto il primo dei numerosi interventi previsti in aula (ristoratori, giornalisti, presidenti di enti Parco e sindaci&#8230;), e che dunque via via “animeranno” il percorso didattico apportando visuali e contenuti molteplici.<br />
Con la consueta disponibilità e “vis” professionale Gloria Manaratti, accompagnata dall’agronomo Federico Ugolini, ha proposto ai corsisti una messe di informazioni e di riflessioni che ha occupato circa due ore di tempo, peraltro volate.<br />
Da un lato, <strong>alla voce “agricoltura” si connettono oggi tematismi fortemente legati alla rappresentazione enogastronomica del territorio, e di conseguenza al turismo esperienziale</strong>, ormai sempre più in cerca di genius loci, cultivar autoctone, buonessere, ricette della memoria… La Liguria è chiamata ad uno storytelling (anche e soprattutto online) a misura di turista, che sappia  integrare i valori della costa e quelli dell&#8217;entroterra, per un&#8217;offerta più destagionalizzata.<br />
Ancora una volta la tutela delle risorse naturali e agricole è emersa come forma prioritaria di valorizzazione, come conditio sine qua non in termini <strong>di garanzia delle tracciabilità e di competitività commerciale</strong>. Certificare la qualità, <strong>legare l’eccellenza al territorio d’origine</strong>, accorciare le filiere, favorire una interazione diretta – e biunivoca &#8211; consumatore-produttore, sono il viatico per una geografia del gusto che, dentro a quel forziere chiamato made in Italy, davvero caratterizzi le nostre regioni sino al più minuscolo dei poderi, al più appartato dei campanili. I marchi europei a denominazione d&#8217;origine, soggetti ad autorità di controllo terze, sono i punti fermi dentro ad un ginepraio di sigle che talora può disorientare il buongustaio.<br />
Ecco che quindi, a maggior ragione nel post-pandemia, <strong>sostenibilità e biodiversità</strong> si posizionano come valori entrambi centrali di un’unica mindmap, concettuale e operativa. Troppi fenomeni e troppi agenti avversi stanno mettendo a rischio l’avvenire delle nuove generazioni, attraverso un presente di già gravi disparità sociali ed economiche: il local si confronta oggi con un global gravato da inquinamento, cambiamenti climatici, ecomafie ed agritruffe. La black list è purtroppo interminabile. Ed i mari, gli arenili, le coltivazioni, i boschi sono parti di <strong>un insieme che si rivela fragile</strong>, non sempre trovando nel potere un leale alleato.<br />
<a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2022/12/054.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-21298" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2022/12/054-300x225.jpg" alt="054" width="300" height="225" /></a>Gloria Manaratti, ripercorrendo trent’anni di esperienze lavorative, ha saputo da un lato sintetizzare il ruolo dell’istituzione regionale a fianco di territori ed economie, per uno <strong>sviluppo rurale</strong> di sistema, a contatto, sovente, con <strong>microimprese a gestione famigliare</strong>, cui tocca fronteggiare una deregulation sempre più brutale e veloce; dall’altro, tratteggiare alcuni “casi-studio” e percorsi di approfondimento (l’evo DOP, la rete d’imprese della lavanda, la reperibilità online di alcuni dati sulla piattaforma pubblica…) che, da “programma”, io stesso riprenderò in aula.<br />
Un grazie sincero e non formale a Gloria Manaratti e al suo collega, dunque.<br />
Come concludere la felice “conversazione” avvenuta? Forse con uno dei claim più evocativi che ci giunge (non a caso?) dal mondo anglosassone: “<strong>Wildlife stays, wildlife pays</strong>”: la natura, ove si perpetua, ripaga sempre degli investimenti…<br />
E’ un concetto che, presumo, sarebbe stato caro anche a <strong>Gino Veronelli</strong>, che ebbi la fortuna di conoscere, e di cui conservo gelosamente alcune lettere. Sua madre era di Finalborgo (SV), la &#8220;capitale&#8221; del marchesato dei Del Carretto, e un cordone ombelicale legò ben stretto alla Liguria il più intelligente e cordiale enogastronomo italiano.<br />
Personalmente, continuerò sempre a far tesoro del suo insegnamento (Ligucibario® non sarebbe neppur nato, senza il suo insegnamento). A Veronelli ho dedicato uno dei lemmi del mio &#8220;<em>Sostenibilità e biodiversità. Un glossario</em>&#8220;, in uscita ad inizio 2023, ma che sarà &#8220;anticipato&#8221; in occasione dell&#8217;evento &#8211; a ingresso libero &#8211; <strong>I mille volti della biodiversità</strong>, in programma mercoledì 14 dicembre dalle h 17.00 presso la Biblioteca Civica Berio di Genova. Vi aspetto!<br />
<strong>Umberto Curti<br />
<a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2021/07/umberto-curti.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-20548" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2021/07/umberto-curti-300x168.jpg" alt="umberto curti" width="300" height="168" /></a></strong></p>
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		<title>Capacity building per la filiera turistica-food</title>
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		<pubDate>Thu, 22 Sep 2022 12:33:35 +0000</pubDate>
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<p>Ecco la nostra <strong>Luisa Puppo</strong> in azione, durante il seminario gratuito &#8211; previa iscrizione &#8211; organizzato da <strong>Unioncamere Emilia-Romagna con Isnart</strong> il 22 settembre, e dedicato specificamente agli operatori del turismo enogastronomico. L&#8217;obiettivo, come nei seminari precedenti, era quello di diffondere <strong>buone prassi</strong> per cogliere in concreto i nuovi trend del mercato (qualità del servizio, promozione del terroir, genius loci, notorietà on e offline) attingendo alle esperienze che Isnart ha maturato nel campo dei percorsi di crescita delle imprese. L’evento ha guidato gli operatori del turismo <strong>food</strong> (e l&#8217;Emilia-Romagna è un forziere d&#8217;innumerevoli eccellenze che il mondo intero invidia all&#8217;Italia, <a title="enogastronomia emilia romagna" href="https://www.ligucibario.com/olive-ditalia-lemilia-romagna/" target="_blank">cliccare qui</a>) nel potenziamento della cultura d’impresa tramite un &#8220;check&#8221; di quegli elementi della catena del valore – di fatto, testé citati &#8211; che permettono di stare al passo con la domanda. <strong>Ospitalità, valore identitario dell’offerta (luoghi, persone, tradizioni, artigianato, ricette…), reputation</strong>. L&#8217;Italia si caratterizza per un tessuto di microimprese sovente a gestione famigliare; quelle attive in aree &#8220;marginalizzate&#8221;, o dal clima difficile, che non parlano le lingue del mercato (in primis l&#8217;inglese!), non praticano web né social media e difettano quanto a storytelling, sono chiamate ad un tempestivo rafforzamento delle competenze, pena la fuoriuscita dal mercato e dai principali arrivi di turismo esperienziale (<a title="umberto curti libro bianco del turismo esperienziale" href="https://www.sabatelli.it/?product=libro-bianco-del-turismo-esperienziale-e-foodcrafts" target="_blank">cliccare qui</a>).</p>
<p><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2022/09/foto-isnart.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-21191" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2022/09/foto-isnart-300x300.jpg" alt="foto isnart" width="300" height="300" /></a>Luisa Puppo ha come sempre sciorinato una vasta gamma di contenuti operativi e di video, finalizzati al pieno e trasversale coinvolgimento dei partecipanti, e al <strong>benchmarking</strong>. La sua (Luisa Puppo è essa stessa imprenditrice, <a title="luisa puppo e umberto curti" href="https://www.luisapuppoeumbertocurti.com/" target="_blank">cliccare qui</a>) è, da decenni, sempre una formazione-intervento, con taglio consulenziale, che da <strong>casi-studio reali</strong> e da dati anzitutto quantitativi &#8211; il marketing infatti è scienza quanto mai cartesiana&#8230; &#8211; coglie applicazioni ed input su misura.</p>
<p><strong>Umberto Curti</strong></p>
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		<title>Marketing non significa pubblicità</title>
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		<pubDate>Tue, 09 Feb 2021 15:35:20 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>Perchè marketing e pubblicità non sono la stessa cosa? Rispondo a questa domanda in questo articolo, che focalizza il contesto della microimpresa. Attraversiamo una congiuntura economica che a livello internazionale ha brutalmente messo in difficoltà le imprese più fragili e consistenti fasce di popolazione, le quali – di conseguenza – hanno ridotto alcuni consumi finali. ...<a class="post-readmore" href="https://www.ligucibario.com/marketing-non-significa-pubblicita/">leggi tutto</a></p>
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				<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_20168" style="width: 310px" class="wp-caption alignleft"><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2021/02/DSCN3030.jpg"><img class="size-medium wp-image-20168" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2021/02/DSCN3030-300x225.jpg" alt="uno scorcio del magnifico centro storico di albenga" width="300" height="225" /></a><p class="wp-caption-text">Perché  uno scorcio del magnifico centro storico di albenga</p></div>
<p><em><strong>Perchè marketing e pubblicità non sono la stessa cosa? Rispondo a questa domanda in questo articolo, che focalizza il contesto della microimpresa.</strong></em></p>
<p>Attraversiamo una congiuntura economica che a livello internazionale ha brutalmente messo in difficoltà <strong>le imprese più fragili</strong> e consistenti fasce di popolazione, le quali – di conseguenza – hanno ridotto alcuni consumi finali.<br />
Molte imprese provenivano peraltro da <strong>crisi preesistenti al covid</strong>, dovendo via via fronteggiare nuovi concorrenti, continue deregulation, rapidissimi mutamenti di scenario distributivo, tecnologico, ecc.<br />
Tale quotidianità complessa che impatta su aziende, cittadini e consumatori non deve tuttavia precludere <strong>la riflessione sul domani</strong>, e sulle possibilità di ripresa. Tenendo a mente le parole del famoso generale von Clausewitz, quando sosteneva l’impossibilità di vincere le battaglie future tramite l’utilizzo delle stesse strategie impiegate nelle precedenti.</p>
<h2>Piccolo è bello? Le sfide della microimpresa</h2>
<p>I settori più presenziati da <strong>microimprese, sovente a conduzione famigliare (turismo, commercio, ristorazione, artigianato…)</strong>, sono già da anni chiamati ad innovare, competere, formarsi, misurarsi con cambiamenti che hanno posto in discussione tutte le pseudo-certezze di ieri, le rendite di posizione, le difese corporative. Purtroppo, non si sono generalmente rivelati molto sensibili…<br />
Nondimeno si rammenti che i borghi storici, il cibo, lo shopping, i prodotti autoctoni, il miglior made in Italy autentico incarnano specificamente <strong>quel che fra oggi e domani molti turisti chiedono e chiederanno al nostro Paese</strong>, intendo riferirmi ad esperienze emozioni sapori relazioni (non più solo cattedrali, musei, castelli, palazzi), intendo riferirmi al why del genius loci, delle suggestioni e dell’accoglienza ad hoc anziché il mero where dei luoghi “turisdotto”.<br />
Purtroppo, non di rado, i censimenti istituzionali svelano &#8211; anche per la Liguria &#8211; che <strong>il numero delle imprese che aprono non pareggia il numero delle imprese che chiudono&#8230;</strong> Io non mi accontenterei di definirlo un fenomeno fisiologico, perché la mia professione (con Luisa Puppo conduco la più antica società di consulenza attiva nel marketing e nella formazione di settore in Liguria) rifugge dai qualunquismi, e perché dietro alle cessazioni e a taluni frenetici turnover gestionali si cela sempre la <strong>drammatica realtà delle aree urbane che s’impoveriscono, dei business plan inefficaci, degli investimenti non mirati, delle frustrazioni personali connesse all’insuccesso</strong> (e qui penso anche a tanti giovani che si cimentano, non ultimo in Liguria, nel cosiddetto creaimpresa, ma talora pagando lo scotto dell’inesperienza)…</p>
<h2>La pubblicità non è l&#8217;anima del commercio</h2>
<p>Se – un’era geologica fa? – vigeva lo slogan secondo cui la pubblicità è l’anima del commercio, e dunque chi ha risorse per farla primeggerebbe sui mercati, il mio personale e accorato appello si posiziona oggi in senso opposto, contesta quello slogan, in molti casi <strong>la pubblicità non è l’anima del commercio</strong>, ma semplicemente una sirena tentatrice o, comunque, <span style="text-decoration: underline;">soltanto uno</span> degli strumenti utili all’impresa per posizionarsi sul mercato.<br />
La pubblicità sui media comunemente identificati, infatti, e più di recente <strong>sui social</strong>, risulta in genere come il più dispendioso fra gli investimenti in comunicazione, e sovente non permette una misurazione reale dei ritorni. Inoltre, molte piccole imprese tendono – pericolosamente &#8211; a mutuare strategie pubblicitarie adatte a realtà di ben diverse dimensioni e natura, e che dunque sortiscono effetti limitati o nulli.<br />
In tal caso, cioè laddove l’investimento risulti improduttivo, ecco che i budget spesi possono diventare un &#8220;boomerang&#8221; esiziale per le sorti di molte micro-realtà aziendali, incapaci di “riaversi” in termini di <strong>cashflow</strong> dal cattivo esito. Si tratta peraltro di effetti tendenzialmente discendenti da due cause principali: la prima si lega – appunto &#8211; alla convinzione errata che marketing significhi tout court pubblicità; la seconda alla certezza “cieca” che la pubblicità tutto possa, anche ciò che non è di sua stretta competenza e anche allorché l’impresa viva difficoltà di varia origine, endogena ed esogena.<br />
Tuttavia (allarme rosso), esiste molta pubblicità idonea a far soprattutto, se non unicamente, la fortuna dei pubblicitari, dei grafici, delle web agencies, delle concessionarie degli spazi in vendita.<br />
<strong>Tutto si è ormai confuso, tutti fanno e propongono tutto (PR, social, eventi, dépliants…)</strong>, e purtroppo sono spariti i veri esperti. La mia personale esortazione alle imprese, dunque, è quella di rivolgersi preferibilmente a soggetti in grado di affiancarle con strategie complessive ispirate al <strong>vero</strong> <strong>marketing</strong>, a soggetti che non si limitino a suggerire campagne pubblicitarie e “ospitate-spot” ora più ora meno costose. Che potrebbero essere scorciatoie utili solo, per così dire, a lusingare l&#8217;ego dell&#8217;impresa.</p>
<h2>Cosa è il vero marketing?</h2>
<p><em>Il marketing è un sistema globale di analisi mirate, manovre operative e verifiche costanti, che attraverso 4 variabili (il prodotto, la distribuzione, il prezzo, la comunicazione), cui ora s’aggiunge talvolta la cosiddetta quinta ‘p’ (people) indicante le risorse umane, differenzia l’impresa sensibile e flessibile da quella che persevera in comportamenti superati o inidonei. In altre parole, differenzia (e sensibilizza) l’impresa che correttamente individua e appaga i propri target dall’impresa che pratica un’offerta non competitiva, o nocivamente indifferenziata.</em><br />
<em> Il cammino può talora apparire impegnativo, ma <strong>solo attraverso un approccio d’insieme</strong>, ispirato dunque al marketing, è possibile attivare davvero nell’impresa (e in tutti coloro che vi lavorano) quei meccanismi che assiduamente la orientino ai target, le conferiscano “unicità”, la posizionino nel cuore di alcune fasce di clienti, anche – beninteso &#8211; attraverso la comunicazione e le azioni pubblicitarie.</em><br />
<strong>Questa è la strada per la sopravvivenza oggi e per il profitto domani</strong>. Tuttavia nessuna pubblicità, da sola, può (né potrà mai) realizzare tanto. Mi piace concludere con una frase attribuita a <strong>Dan Kennedy</strong>: “La mente, come un paracadute, ha più valore se aperta”. Meditate, imprese, meditate, c&#8217;è in gioco il futuro (e la prossima generazione).<br />
<strong>Umberto Curti<br />
<a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2019/12/umberto-curti1.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-18771" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2019/12/umberto-curti1-300x168.jpg" alt="umberto curti" width="300" height="168" /></a><br />
</strong></p>
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