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	<title>Ligucibario &#187; masone</title>
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		<title>Masunin</title>
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		<pubDate>Mon, 15 Dec 2025 10:21:27 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>Masunin è un coltello – d’inizio ‘800? &#8211; la cui produzione si lega a Masone (GE), in Valle Stura. Strumento “quotidiano” e multitask nelle aree rurali, serviva per lavorare il legno ma anche all’allevatore&#8230; Di forma ergonomica e riconoscibilissima (l’impugnatura, in genere di maggiociondolo, somiglia ad una pipa), e lungo circa 15 cm a lama ...<a class="post-readmore" href="https://www.ligucibario.com/alfabeto_del_gusto/masunin/">leggi tutto</a></p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p>Masunin è un coltello – d’inizio ‘800? &#8211; la cui produzione si lega a Masone (GE), in Valle Stura.<br />
Strumento “quotidiano” e multitask nelle aree rurali, serviva per lavorare il legno ma anche all’allevatore&#8230;<br />
Di forma ergonomica e riconoscibilissima (l’impugnatura, in genere di maggiociondolo, somiglia ad una pipa), e lungo circa 15 cm a lama aperta, è tuttora realizzato da un artigiano locale.<br />
<strong>Umberto Curti<br />
</strong></p>
<p>L’alfabeto del gusto di Ligucibario® è la più ampia, completa e autorevole “banca dati” dell’enogastronomia ligure. Circa 1.500 voci che Umberto Curti in decenni di lavoro ha redatto e poi aggregato online per tutelare e promuovere le tradizioni regionali. Liberamente fruibile, “oggetto d’innumerevoli tentativi d’imitazione”, conta migliaia di follower e da sempre non contiene alcuna pubblicità. Iscriviti alla newsletter cliccando in homepage il simbolo della busta, e ogni settimana riceverai gratuitamente i nuovi contenuti…</p>
<p>(Luisa Puppo e Umberto Curti, grazie a vaste competenze ed esperienze ormai trentennali a fianco di territori e imprese, propongono consulenze, marketing, social media e attività formative per le destinazioni turistiche, l’enogastronomia e il commercio, con specifici focus sul turismo esperienziale, lo storytelling, l’escursionismo coste/entroterra, e le traduzioni da/in inglese. Contattaci senza impegno su <a href="mailto:info@ligucibario.com">info@ligucibario.com</a>)</p>
<p><strong> </strong></p>
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		<title>Vigilia, da Genova a Calizzano</title>
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		<pubDate>Sat, 24 Dec 2022 16:30:52 +0000</pubDate>
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				<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_21331" style="width: 310px" class="wp-caption alignleft"><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2022/12/calizzano-2.jpg"><img class="size-medium wp-image-21331" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2022/12/calizzano-2-300x225.jpg" alt="calizzano" width="300" height="225" /></a><p class="wp-caption-text">calizzano</p></div>
<p><strong>Vigilia di Natale</strong>, un momento dell’anno – per tanti di noi – particolare. Quest’anno il periodo coincide poi con l’Hanukkah ebraica, la festa delle luci…<br />
Con Luisa ho allestito l’abete, come da tradizione, nel giorno dell’Immacolata (purtroppo, a differenza di mio suocero che ne era maestro, per ragioni di spazio non monto il presepe). Via via, qualche intrigante pacchetto è apparso, per me da Luisa, per Luisa da me, a prefigurare doni e sorprese. Stasera ceneremo con un menu di pesce, semplice ma sfizioso, progettando qualche felice calice in abbinamento grazie alla “cantina” di Ligucibario®…<br />
Leggevo i giorni scorsi che da Campo Ligure (col restaurato presepe meccanizzato) sino alla collina Berté sopra Masone, dal santuario delle Grazie a Voltri sino a Viganego di Bargagli, da Pentema di Torriglia sino a Manarola nelle Cinque Terre e poi ad Equi (bel luogo termale già in Toscana, cui magari arrivare con la struggente ferrovia da Aulla) è tutto un fiorire di presepi, alcuni – sovente &#8211; con statuette della scuola del Maragliano, altri a grandezza naturale, fra luci e atmosfere “come una volta”.<br />
Non sono uso far propositi, cerco di vivere rettamente più che posso tutto l’anno, non solo nei giorni della Natività, negli attimi un po&#8217; magici di quel <strong>solstizio invernale</strong> (dies solis invicti) che faceva presagire il ritorno della primavera, il risveglio della fecondità. Che quest’anno sia finalmente una primavera senza pandemie, senza guerre, senza governi che cadono uno dietro l’altro, una primavera feconda di serenità e di lavoro.<br />
Il pensiero – come sempre, a Natale &#8211; è corso anche verso <strong>Calizzano, mio grande amore e mio rifugio</strong>, luogo che in questi anni ha perfettamente rappresentato la mia resilienza, luogo che mi ha restituito (chi mi conosce bene lo sa) ampie porzioni di vita. Alcuni giorni fa in alta val Bormida è nevicato, e mi sono state spedite foto fantastiche. Forse là non riescono del tutto a capacitarsene, ma noi di città abbiamo sempre più bisogno di <strong>boschi, silenzi, odore di stufe,</strong> atmosfere a misura d’uomo. Via dalla pazza folla, dagli &#8220;insensati clamori&#8221;, dal rumore che lo stress trasporta dentro l&#8217;anima.<br />
Me li saluto stringendoli al cuore quei luoghi, quei faggi solenni alla Barbottina, quelle castagne squisite, e me le saluto stringendole in un forte abbraccio quelle persone, da Frassino sino ad alcune botteghe del caruggio dove “amicizia” è ancora una parola praticata, è il gesto garbato di chi suona alla tua porta col minestrone di verdure fumante, di chi non dimentica di tenerti da parte il quotidiano preferito&#8230; Fra un po’ vi ritoccherà sopportarmi.<br />
<strong>Buon Natale da Luisa e da me a Voi tutte, preziose presenze.</strong><br />
Umberto Curti<br />
<a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2021/07/umberto-curti.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-20548" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2021/07/umberto-curti-300x168.jpg" alt="umberto curti" width="300" height="168" /></a></p>
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		<title>Un sistema museale per la Valle Stura?</title>
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		<pubDate>Fri, 30 Apr 2021 09:45:47 +0000</pubDate>
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				<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_20454" style="width: 310px" class="wp-caption alignleft"><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2021/04/ponte2.jpg"><img class="size-medium wp-image-20454" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2021/04/ponte2-300x225.jpg" alt="foto cortesemente fornitami da enrico zoni" width="300" height="225" /></a><p class="wp-caption-text">foto cortesemente fornitami da enrico zoni</p></div>
<p>Un sistema museale per la Valle Stura?</p>
<p><strong>Stefano Franchini</strong> (corso IFTS co-finanziato dall&#8217;Unione Europea &#8220;Tecniche per la promozione di prodotti e servizi turistici, con attenzione alle risorse, opportunità ed eventi del territorio&#8221; presso Sei-cpt Imperia), 45 anni, genovese, appassionato di entroterra, dopo numerose esperienze nell&#8217;ambito turistico alberghiero ed enogastronomico oggi è insegnante tecnico-pratico di tecnica turistica e sala-bar. Rivolge in tal senso un occhio attento alle nuove tendenze, al mixology, ai consumi esperienziali.</p>
<p>&#8220;Il caso-studio propostomi dal docente Umberto Curti sui (4) <strong>musei della Valle Stura</strong> &#8211; cartario a Mele, ferro a Masone, filigrana a Campo Ligure, &#8220;passatempo&#8221; a Rossiglione * &#8211; mi ha portato a riconsiderare la loro presenza in termini di “circuito museale“, coerentemente legato al turismo esperienziale  che già andava affermandosi pre-covid.<br />
Il progetto, che ho sviluppato e proposto in una serie di slides, basandomi anche su buone prassi d&#8217;altrove (Musei del cibo di Parma&#8230;), è in realtà anzitutto la bozza per un sito web di moderna concezione, che aiuti la valle del “Turchino” nel suo complesso a vendersi come destinazione culturale à cheval di due regioni, naturalistica, e gastronomica. Campo Ligure (nella foto) appartiene non a caso al circuito dei Borghi più belli d&#8217;Italia. Inoltre, la linea ferroviaria Genova-Acqui Terme(-Asti) potrebbe agevolare un turismo davvero green&#8230;&#8221;</p>
<p>* su Ligucibario® si trovano molti contenuti a tema, ecco ad es. <a title="campo ligure, revzora, filigrana" href="https://www.ligucibario.com/campo-ligure-revezora-filigrana/">un link</a></p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Quale Liguria vorremo?</title>
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		<pubDate>Wed, 04 Dec 2019 17:05:49 +0000</pubDate>
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				<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_18738" style="width: 235px" class="wp-caption alignleft"><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2019/12/revzora-2.jpg"><img class="size-medium wp-image-18738" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2019/12/revzora-2-225x300.jpg" alt="revezora con farina di mais" width="225" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">revezora con farina di mais</p></div>
<p class="Nessunaspaziatura" style="text-align: justify;">Quale Liguria vorremo?</p>
<p class="Nessunaspaziatura" style="text-align: justify;">Mi preme rispondere al <a href="https://www.ligucibario.com/passo-del-turchino/">contributo di Sonia Speroni</a> apparso su Ligucibario® qualche giorno fa perché ricordo bene anch’io l’itinerario <strong>Genova-Ovada</strong>.<br />
Quattordicenne, nel 1977 lo percorsi in Vespa 50, proseguendo poi per Trisobbio (Tarsobi), dove la mia famiglia – al pari di alcuni miei parenti &#8211; affittava un appartamentino per l’estate. Il viaggio, durato alcune ore e “confortato” dai sorpassi di mio padre che mi scortava e via via mi attendeva, rappresentò una delle mie prime, magnifiche avventure di motociclista. La Vespa consentiva in vacanza una libertà totale, e il sellino lungo di trasportare comodamente amici e fanciulle (nella speranza che vigili&amp;company non mi avvistassero, la multa si aggirava sulle 2mila lire, troppe per le mie finanze di ragazzino)…<br />
Agosto a Tarsobi &#8211; ero stato promosso e m’apprestavo al ginnasio &#8211; significava spensieratezza, vino di vigne vere, nocciole, biliardi, ozio, bagni nelle cascatelle dei torrenti, paste del bar “Claudio” a Ovada, sagre di questo e di quello, orchestrine, trattorie nei paesini limitrofi dove “seguire” la squadra di calcio per cui tifavo, e che indossava squillanti maglie arancio tipo l’Olanda, la mitica compagine del calcio totale, che tutti avevamo scoperto grazie a Johan Cruijff…<br />
42 anni dopo posso dire d’aver poi percorso cento volte quella strada, quel &#8220;valico&#8221; del <strong>Turchino</strong> tutto curve, quell’autostrada che all’inizio parve un miracolo, talora anche godendomi i panorami a bordo del <strong>treno che da Brignole s’arrampica fino ad Acqui Terme</strong>, è una tratta ottocentesca a binario unico, con viadotti eroici e tante stazioncine, passata Sampierdarena, un po’ fuori del mondo… Provo a citarle a memoria: Borzoli, Costa di Sestri, Granara, Acquasanta, Mele, Campo Ligure (Masone), Rossiglione, Ovada, Molare, Prasco-Cremolino, Visone. Chi non è del posto, alcune le ha mai sentite nominare?<br />
Di quei luoghi io conosco non ogni angolo, ma quasi, la mia professione è infatti la Liguria, mi occupo di <strong>turismo enogastronomico</strong>, e questo conferisce costante “trasversalità” al mio fare, poiché turismo enogastronomico significa culture, sapienze, ruralità, produzioni agroalimentari, musei tematici, eventi&#8230;<br />
Liguria, una terra di <strong>strabiliante beltà</strong>, e 234 Comuni dal confine con la Francia al confine con Toscana ed Emilia, una terra duale (la costa e l’entroterra, il levante e il ponente, i centri urbani e le ruralità, Genova e le delegazioni/periferie…) con anime assai diverse al proprio interno, una mappa inesauribile di <strong>biodiversità</strong>, storie, tradizioni popolari, gastronomie, vigne e uliveti, artigianati… Tale dualità dovrebbe costituire – più di quanto sia sinora avvenuto &#8211; una ricchezza, e non più un punto critico.<br />
Del Turchino, della <strong>Valle Stura</strong> ligure e degl’immediati dintorni, amico lettore, potrei cantarti i santuari, i musei, l’antica trattoria-enoteca “Baccicin du caru” di Gianni Bruzzone, le escursioni, le neviere, Castello Spinola, i formaggi, la testa in cassetta, i ravioli, la pute, la batulla, la bazzurra, la revezora, i fügassin, la pasticceria secca, i boschi gli orti i frutteti, i funghi, le castagne, gli apiari, Forte Geremia, la Badia cistercense di Tiglieto… Una meraviglia dopo l’altra… Is it enough?<br />
Questi luoghi – come gran parte della Liguria e d’Italia &#8211; avrebbero il dovere di far compiutamente sistema e in tal modo facilitarsi il diritto d’attrarre <strong>un turismo ad hoc, un turismo rilassato, green, consapevole, gourmet, da accogliere con premurose formule esperienziali</strong>, e viceversa non dovrebbero patire la pena – quasi ogni autunno ormai… &#8211; di strade che cedono e frazioni cui non si può più giungere (e addirittura di vie Aurelie e autostrade che chiudono).<br />
Chi segue <strong>Ligucibario®</strong> (sito ormai ultradecennale) sa che, personalmente, mai mi arruolerò nelle schiere dei demagoghi, né di quei “ruralisti” che per avversione al nuovo o per mera saudade agognano forse un ritorno alle economie del baratto. Il passato è passato, si deve prender atto che una globalizzazione (iniqua fin che si vuole) è tuttora in pieno corso, e va fronteggiata – tanto dall’attore pubblico quanto dalle aziende &#8211; con atteggiamenti e strumenti adeguati ai tempi.<br />
Condivido la teoria secondo cui l’attuale modello “mondiale” di sviluppo non funziona, rende i ricchi sempre più ricchi ed i poveri sempre più poveri, genera soprattutto disoccupazione e scontento, ma temo che nessuna nostalgia, nessun fanatismo della terra e nessuna decrescita felice possano in sé garantire risposte ai territori. Occorre viceversa attrarre investimenti, “manutenere” il paesaggio e i collegamenti fra le comunità prima ancora che fra punti sulle cartine, riossigenare le economie ancora vitali, motivare i giovani (a rimanere), recuperare terreni e cultivar, tracciare filiere, letteralmente inventare lavoro per rimettere in circolo idee, risorse e redditi: <strong>wildlife stays, wildlife pays</strong>, dicono assai bene altrove: la natura se si perpetua rende, ovvero il progresso è, e dovrà sempre più essere, compatibile con la tutela dell’ambiente, che si rivela patrimonio in grado di “ripagarsi”.<br />
Tuttavia le microimprese a gestione famigliare, le piccole botteghe, i ristori di paese, alcuni agricoltori e agriturismi (specialmente nelle aree più “marginali”) sovente stentano a tenere il passo di un’epoca sempre più celere e deregolamentata e indecifrabile. Questi piccoli, coraggiosi, caparbi imprenditori, che talora potrebbero compartecipare i benefici portati dal turismo, vanno formati – con percorsi specifici &#8211; al management, alla comunicazione, alla tecnologia, perché la loro permanenza sui territori è essenziale, e ne perpetua l’identità socioeconomica. <strong>La formazione è il solo antidoto cui si può immediatamente e autonomamente ricorrere per contrastare il declino</strong>. Chi ancora non parla le lingue del mercato, chi non si racconta, chi non aderisce a reti operative, chi non si promuove su web e social media occuperà infatti – non illudiamoci &#8211; isole sempre più residuali, sino a scomparire progressivamente dalla scena. Prospettiva che mi addolora, ma chi non comunica non esiste, chi non pratica il marketing pratica &#8211; ipso facto &#8211; un <strong>antimarketing</strong> che avvantaggia solo i concorrenti. Non si tratta di imitare realtà diverse, sovradimensionate, né competitori di maggior successo, si tratta di attenuare gap altrimenti sempre più incolmabili. <strong>Formandosi formandosi formandosi.</strong> Anche tramite metodi formativi nuovi (flipped class e dintorni&#8230;), che capovolgono le logiche e le scansioni dell&#8217;insegnamento classico, addivenendo a forme di training interattive, concrete, &#8220;in situazione&#8221;, che ricalchino la quotidianità operativa delle imprese.<br />
Le botteghe di presidio, le attività d’un tempo, gli artigiani, i “commestibili” (come si diceva un tempo) troppo spesso debbono ormai arrendersi, calare le saracinesche, “estinguere” i propri saperi perché le nuove generazioni non rilevano “business” non più redditizi. Alcune aree vanno desertificandosi. <strong>Le statistiche recenti</strong>, per chi voglia consultarle, sono drammatiche (alcune delle peggiori – commercio, artigianato, hotel e ristoranti, bar e panifici… &#8211; al link <a href="https://www.ligucibario.com/luisa-puppo-ad-agritravelexpo-bergamo/">https://www.ligucibario.com/luisa-puppo-ad-agritravelexpo-bergamo/</a> ).<br />
Ligucibario®, quasi sempre inascoltato?, lo grida accoratamente da anni…<br />
Parallelamente, alla Liguria in questi decenni non è stato risparmiato alcunché quanto ad alluvioni, mareggiate, frane, crolli autostradali, estati siccitose, gelicidi. L’avidità, il profitto, l’insipienza hanno cementificato litorali e rilievi ovunque sia stato loro concesso dalla “miopia” di chi avrebbe dovuto custodire il territorio. Le cause di quanto sta avvenendo (in concorso col cambiamento climatico) sono molto chiare, <strong>il dissesto idrogeologico</strong> non discende da cause astratte, sovente firma i propri disastri con nomi e cognomi.<br />
Quale Liguria vorremo? Chi ascolteremo d’ora in poi? Quali percorsi sapremo intraprendere? Riusciremo ad invertire la rotta?<br />
Rispondetemi come io ho risposto a Sonia, <strong>ma non rispondetemi – vi prego &#8211; che forse è già troppo tardi</strong>.<br />
Umberto Curti<br />
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		<title>Quel che resta del mondo &#8211; parte I</title>
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		<pubDate>Tue, 26 Nov 2019 16:54:43 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>Quel che resta del mondo &#8211; parte I Per me nata nei profondi anni Settanta l’autostrada A26, primo tratto Voltri-Ovada inaugurato nel 1976, è sempre stata simbolo di potenza e progresso. Immaginavo che dalle gallerie uscisse Miwa a bordo del Big Shooter tanto l’architettura era futuristica. Gli ingressi delle gallerie, cosi diversi dalle autostrade solo ...<a class="post-readmore" href="https://www.ligucibario.com/passo-del-turchino/">leggi tutto</a></p>
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				<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_18723" style="width: 310px" class="wp-caption alignleft"><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2019/11/ponte2.jpg"><img class="size-medium wp-image-18723" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2019/11/ponte2-300x225.jpg" alt="veduta di campo ligure" width="300" height="225" /></a><p class="wp-caption-text">veduta di campo ligure</p></div>
<p>Quel che resta del mondo &#8211; parte I</p>
<p>Per me nata nei profondi anni Settanta l’autostrada A26, primo tratto <strong>Voltri-Ovada</strong> inaugurato nel 1976, è sempre stata simbolo di potenza e progresso. Immaginavo che dalle gallerie uscisse Miwa a bordo del Big Shooter tanto l’architettura era futuristica. Gli ingressi delle gallerie, cosi diversi dalle autostrade solo di qualche anno più vecchie come l’A10 e l’A12, l’altezza dei viadotti cosi ardita, le conferivano quel non so che di irraggiungibile.<br />
L’A26 aveva avuto, almeno per me che soffrivo l’auto, un potere salvifico: durante la migrazione da Genova verso <strong>Tiglieto per la villeggiatura</strong> trimestrale estiva (bei tempi!), evitava che percorressimo la Statale 456 del Turchino, almeno fino a Masone, e le sue tortuosità.<br />
Nello stesso tempo però aveva cancellato <strong>la poesia e l’economia di una strada di valico</strong>, di confini geografici e culturali, di focacce profumate e grissini appena sfornati dai panifici di Mele, di mandilli de saea col pesto e arrosti di punta di vitello dalle numerose trattorie e osterie che trovavi lungo il percorso che saliva ai 591 m del passo. Era un mondo, un ecosistema che viveva del passaggio di automobilisti, <strong>camionisti, gitanti dell’epoca</strong>, non numerosi come ora, ma sufficienti a garantire un’economia di valle. Difatti a Mele, fin ad arrivare <strong>sù sù al Turchino</strong>, quando ci si riferisce al 1976 si dice “prima dell’abbandono” o “dopo l’abbandono”. Ora siamo tornati come ad allora, senza la certezza di un collegamento rapido <strong>col Monferrato e con la valle del Po</strong>, ma le botteghe e le trattorie hanno chiuso, rimane a presidiare qualche raro eroico oste o agriturismo o pasticceria dove ancora ristorare pancia e spirito, l’economia di valle sopravvive con poco, e a tutti noi è rimasto l’amaro in bocca.<br />
Successe la stessa cosa anche a Montalcino, prima dell’apertura dell’autostrada A1, la strada tra Firenze e Roma passava da lì. Ma la reazione, ed il risultato, sono un’altra storia.<br />
Sonia Speroni</p>
<p>p.s. la splendida foto di Campo Ligure non è proprietà di Ligucibario®, fu fornita alcuni anni fa &#8211; se ben ricordo &#8211; dal Comune, a fini promozionali</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Pute</title>
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		<pubDate>Fri, 22 Mar 2013 20:09:51 +0000</pubDate>
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]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Pute, o puta, una crema di farina (di mais) in acqua bollente, talora con (recenti) aggiunte di panna di latte. Ne scaturisce una specie di zuppa-besciamella, densa quasi da affettarsi, ottima con le verdure, e con la capra stufata, è corroborante vanto contadino di Masone (GE), di Campo Ligure, e talora similmente di Borzonasca (GE). Fagioli, cavolo, patate, chi può qualche dadino di pancetta&#8230; In Liguria infatti la besciamella (sauce béchamel) non è tradizionale, è un’importazione recente. Propone talvolta la pute il ristorante &#8220;Baccicin du caru&#8221; a Mele lungo il passo del Turchino, là dove il patròn Gianni Bruzzone &#8211; con la sorella Rosella &#8211; difende lodevolmente le tradizioni del territorio&#8230; La pute può condire anche il flan di scorzonera di Mendatica (IM).</p>
<p><strong>Umberto Curti<br />
</strong></p>
<p>L’alfabeto del gusto di Ligucibario® è la più ampia, completa e autorevole “banca dati” dell’enogastronomia ligure. Circa 1.500 voci che Umberto Curti in decenni di lavoro ha redatto e poi aggregato online per tutelare e promuovere le tradizioni regionali. Liberamente fruibile, “oggetto d’innumerevoli tentativi d’imitazione”, conta migliaia di follower e da sempre non contiene alcuna pubblicità. Iscriviti alla newsletter cliccando in homepage il simbolo della busta, e ogni settimana riceverai gratuitamente i nuovi contenuti…</p>
<p>(Luisa Puppo e Umberto Curti, grazie a vaste competenze ed esperienze a fianco di territori e imprese, propongono consulenze, marketing, social media e attività formative per le destinazioni turistiche e l’enogastronomia, con specifici focus sul turismo esperienziale, lo storytelling, l’escursionismo coste/entroterra, e le traduzioni da/in inglese. Contattaci senza impegno su <a href="mailto:info@ligucibario.com">info@ligucibario.com</a>)</p>
<p><strong> <a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2019/12/umberto-curti1.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-18771" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2019/12/umberto-curti1-300x168.jpg" alt="umberto curti" width="300" height="168" /></a><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2019/12/Ligucibario-mindmap-PNG1.png"><img class="alignleft size-medium wp-image-18796" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2019/12/Ligucibario-mindmap-PNG1-300x225.png" alt="Ligucibario mindmap PNG" width="300" height="225" /></a><br />
</strong></p>
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		<title>Latte delle valli</title>
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		<pubDate>Fri, 15 Mar 2013 18:23:38 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>La legge individua come latte il solo prodotto vaccino, altrimenti va specificata l’origine (ovino, caprino, d’asina, bufala…). Dal ‘600 la Valle Stura, entroterra di Genova, è nota per gli allevamenti e la mungitura, in primis Masone. Gli animali, oggi la mucca bruna (svizzera), la cabannina (autoctona) e qualche frisona (olandese), pascolano 8-10 mesi l’anno, e ...<a class="post-readmore" href="https://www.ligucibario.com/alfabeto_del_gusto/latte-delle-valli/">leggi tutto</a></p>
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]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>La legge individua come latte il solo prodotto vaccino, altrimenti va specificata l’origine (ovino, caprino, d’asina, bufala…). Dal ‘600 la Valle Stura, entroterra di Genova, è nota per gli allevamenti e la mungitura, in primis Masone.<br />
Gli animali, oggi la mucca bruna (svizzera), la <a title="Cabannina" href="https://www.ligucibario.com/alfabeto_del_gusto/cabannina/">cabannina</a> (autoctona) e qualche frisona (olandese), pascolano 8-10 mesi l’anno, e forniscono circa 150 quintali di latte al giorno. Se ne ricavano formaggi notevoli, la formaggetta “Turchino” di latte bovino-caprino, lo stracchino morbido * , la ricotta, la robiola, lo squacquerone, il soffio di latte (ottimo coi castagnacci), la delizia della Valle Stura (spalmabile), la casatella ai sapori di Liguria (con basilico e pinoli), il Ciazze (dal nome di un monte)…</p>
<p>* stracchino allude alle mucche “stracche”, cioè sfinite dalla lunga marcia per ridiscendere dagli alpeggi (lo stracchino era infatti formaggio vernengo). Celebre, da latte vaccino <span style="text-decoration: underline;">intero</span>, lo stracchino matura in genere 5-8 giorni, un po&#8217; più della crescenza, e va gustato freschissimo. Ha sapore inconfondibilmente dolce-acidulo.<br />
<strong>Umberto Curti<br />
</strong></p>
<p>L’alfabeto del gusto di Ligucibario® è la più ampia, completa e autorevole “banca dati” dell’enogastronomia ligure. Circa 1.500 voci che Umberto Curti in decenni di lavoro ha redatto e poi aggregato online per tutelare e promuovere le tradizioni regionali. Liberamente fruibile, “oggetto d’innumerevoli tentativi d’imitazione”, conta migliaia di follower e da sempre non contiene alcuna pubblicità. Iscriviti alla newsletter cliccando in homepage il simbolo della busta, e ogni settimana riceverai gratuitamente i nuovi contenuti…</p>
<p>(Luisa Puppo e Umberto Curti, grazie a vaste competenze ed esperienze a fianco di territori e imprese, propongono consulenze, marketing, social media e attività formative per le destinazioni turistiche e l’enogastronomia, con specifici focus sul turismo esperienziale, lo storytelling, l’escursionismo coste/entroterra, e le traduzioni da/in inglese. Contattaci senza impegno su <a href="mailto:info@ligucibario.com">info@ligucibario.com</a>)</p>
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<p><strong> </strong></p>
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