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	<title>Ligucibario &#187; isola d&#8217;elba</title>
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		<title>Piombino. Archeogastronomia e gastronomia</title>
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		<pubDate>Wed, 17 Jan 2024 14:46:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Luisa]]></dc:creator>
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				<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_22129" style="width: 235px" class="wp-caption alignleft"><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2024/01/piombino.jpg"><img class="size-medium wp-image-22129" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2024/01/piombino-225x300.jpg" alt="il palazzo comunale di piombino" width="225" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">il palazzo comunale di piombino</p></div>
<p>Durante le ultime feste natalizie, che ho davvero “solennizzato” con i pandolci della pasticceria La Iacona per il pranzo della vigilia e il cotechino della macelleria Centanaro per il cenone di San Silvestro, mi sono concesso con Luisa due giorni in Toscana, via dal lavoro, e viaggiando &#8220;sostenibilmente&#8221; (su una Freccia sino a Campiglia).</p>
<p>Ma, ancora una volta, non verso una meta molto nota/usuale, bensì in questo caso verso <strong>Piombino</strong> (LI), che tanti – sbagliando! &#8211; identificano semplicemente col porto di imbarco per l’isola d’Elba…<br />
In realtà, il centro storico di Piombino, “difeso” addirittura da mura leonardesche, è molto affascinante, puro mood di Toscana, e – a maggior ragione partendo ben informati – offre hotel accoglienti ed una gastronomia che mixa mare e terra, per così dire dal cacciucco alla selvaggina (amico Lettore scrivimi se vuoi sapere dove ho ben dormito e soprattutto dove ho benissimo mangiato…).<br />
Dopo un caffè seduti da “Nanni”, elegante nella via dello struscio, e un tour dei suggestivi vicoli che infine affacciano su piazza Bovio, magnifica prua protesa verso le onde e l’arcipelago, con Luisa abbiamo naturalmente visitato l’adiacente Museo archeologico, tre ore di puro piacere (specie per chi come me ha scritto <strong>Il cibo in Liguria dalla preistoria all’età romana</strong>…). Consustanziale a Piombino v’è infatti l’area originariamente etrusca di Populonia, dove gli scavi non cessano di riportare alla luce costruzioni e oggetti, e dove i relitti affondati restituiscono anfore e molto altro.<br />
Da testi greci e latini sappiamo che le viti locali erano assai reputate, e le fattorie meno vicine al mare coltivavano olivo e cereali. Ma Populonia il vino pregiato all’occorrenza lo importava, navi infatti approdavano dalla Spagna, da Marsiglia (Massalia), da Vulci, dalla Campania, finanche da isole greche quali Rodi e Samo.<br />
Analisi di vari resti ossei d&#8217;animali (IV-III secolo a.C.) suggeriscono un’alimentazione basata anche sull’allevamento bovino e suino, così come le pecore venivano “anteposte” alla capra onde ricavarne lana, latte, siero. Raro il pollame e rari i colombi, ma le battute di caccia quando proficue offrivano lepri, anatre, uccelli di passo. Festa grande, beninteso, allorché le proteine venissero garantite da cinghiali e caprioli. Altre proteine provenivano certamente dalla pesca e dalla raccolta dei molluschi.<br />
In definitiva, davvero non mi resta che suggerire di tutto cuore una visita di Piombino (e di Populonia), perché varcare la porta di terra e il rivellino, ammirare il palazzo comunale (foto) e quello delle bifore, infine sostare in meditazione nella raccolta e silenziosa concattedrale di Sant’Antimo (il duomo cittadino) sono esperienze che – come sempre &#8211; assai più vale vivere che descrivere.<br />
Buon viaggio!<br />
<strong>Umberto Curti<br />
<a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2021/07/umberto-curti.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-20548" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2021/07/umberto-curti-300x168.jpg" alt="umberto curti" width="300" height="168" /></a><br />
</strong></p>
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