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	<title>Ligucibario &#187; giuseppe marzari</title>
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		<title>L&#8217;Attestato d&#8217;onore ENTEL alla carriera</title>
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		<pubDate>Thu, 30 Apr 2026 12:13:30 +0000</pubDate>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2026/04/entel.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-30032" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2026/04/entel-300x172.jpg" alt="smart" width="300" height="172" /></a></p>
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<p>Martedì 28 aprile, presso il Salone di rappresentanza di Palazzo Doria Tursi (Comune di Genova), nell’àmbito dell’articolata iniziativa “Genova e la Liguria alla ricerca delle origini” patrocinata dal Comune, mi è stato conferito l’Attestato d’onore ENTEL al merito didattico e culturale.</p>
<p>Attestato che si “connette” a tutto ciò (docenze, consulenze, saggistica, eventi, divulgazione online…) con cui ho fin qui inteso contribuire alla valorizzazione di Genova, della Liguria, delle produzioni locali.</p>
<p>Dinanzi ad un folto pubblico, ho peraltro avuto anche il piacere di salutare coloro cui mi legano rapporti di amicizia e/o professionali, coloro – sovente &#8211; con cui ho condiviso/condivido significativi tratti di una carriera ormai trentennale&#8230;</p>
<p>I molti Relatori ed il succedersi dei diversi momenti hanno imposto alla giornata e ai singoli interventi una certa rapidità e sintesi.</p>
<p>Da parte mia, accanto all&#8217;amica Anna Maria Campello (Vicepresidente dei &#8220;Liguri nel mondo&#8221; che molto apprezza e incoraggia il mio lavoro), ho brevemente tratteggiato la mia “identità” di genovese e le sfide principali che oggi il lavoro (e l’antropocene) impone. Nella difesa e valorizzazione della biodiversità, delle filiere brevi e pulite, delle cultivar autoctone, dei prodotti certificati, della qualità che garantisce buonessere. In antitesi ai cibi spazzatura, agli OGM, alle contraffazioni dell’Italian sounding, alle agromafie.</p>
<p><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2025/02/villa-dp-museo-archeo-pegli.jpg"><img class="size-medium wp-image-25202" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2025/02/villa-dp-museo-archeo-pegli-300x245.jpg" alt="museo archeologico di genova pegli" width="300" height="245" /></a></p>
<p>Mi chiedessero se, ripensando al mio percorso e ad alcuni traguardi raggiunti, io mi senta debitore a qualcuno, nominerei soltanto Luisa Puppo, titolare dell’attività di cui sono socio. E rivolgerei un piccolo grazie alla commercialista la quale, pur avendo un carattere perfino peggiore del mio, in tutti questi anni è riuscita a tenerci lontani i grattacapi e alcune incombenze di quella burocrazia che sottrae, insensatamente, non poco tempo al lavoro d&#8217;impresa vero.</p>
<p>Chi tuttavia – nelle conversazioni “dietro le quinte” – ha voluto conoscermi un po’ meglio, ha avuto dinanzi a sé un “ragazzo” 63enne, nato a Varazze ma giunto quasi subito a Genova alla Foce (dove tuttora risiedo). Cresciuto in una tipica famiglia borghese – papà libero professionista, mamma casalinga – in cui si parlava il genovese, si ascoltavano i sublimi dischi di Giuseppe Marzari, si mangiavano taggiaen, çimma, stocchefisce…, e si tifavano Genoa e Sampdoria. Ebbene sì, fra mio padre, genoano, e me vigeva un derby.</p>
<p>Dopo la laurea e un’importante esperienza nel marketing di un’azienda bolognese, decisi di cimentarmi in qualcosa che fosse nuovo e mio. 30 anni di turismo, ora guardandomi indietro, hanno davvero rappresentato un’era geologica, capace di produrre nel globo mutamenti epocali, deregulation, accelerazioni violente, tsunami.</p>
<p>Ma a partire dal 1992, con l’apertura del Porto Antico, finalmente anche Genova iniziò a credere nella propria vocazione turistica. E negli anni seguenti io stesso molto mi battei affinché entrasse – bella com’è – nelle destinazioni heritage. Promuovendosi – lunga e policentrica com’è – anche nelle risorse meno “immediate”, i forti, le ville, il trenino di Casella, il cimitero monumentale di Staglieno, l’acquedotto storico…</p>
<p>Da addetto ai lavori, ovviamente, percepivo i punti di forza della città ma anche i suoi punti di debolezza, la necessità di destagionalizzare meglio gli arrivi, di formare imprese e inoccupati ad un’accoglienza più sistemica, di diffondere la conoscenza dell’inglese, dello storytelling, e via via del social media marketing.</p>
<p>Lo confesso: dopo 30 anni lavorare mi piace ancora. Vivo tra l’altro a contatto d’innumerevoli patrimoni UNESCO: l’arte dei muretti a secco, la dieta mediterranea, i palazzi dei Rolli, la convivialità della cucina italiana, tutto ciò mi stimola.</p>
<div id="attachment_25855" style="width: 310px" class="wp-caption alignleft"><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2025/03/DSCN8693.jpg"><img class="size-medium wp-image-25855" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2025/03/DSCN8693-300x225.jpg" alt="croxetti" width="300" height="225" /></a><p class="wp-caption-text">croxetti</p></div>
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<p>E progressivamente il mio pathos nei confronti della storia dell’alimentazione è diventato parte quasi prevalente del mio mestiere. Qualcosa che mi lega a Gino Veronelli, a Mario Soldati…, ma anche a Nino Bergese, a Ferrer Manuelli, ad Angelo Paracucchi.</p>
<p>E naturalmente a Giovanni Rebora, cui il 5 maggio alle 17.00 non a caso dedicherò un evento alla Biblioteca Civica “Saffi”.</p>
<p>La mia quotidianità sovente è fatta di olii, vini, finger food, salse da mortaio. Questa piattaforma, Ligucibario®, è ormai assurta a fonte privilegiata quanto a indicizzazione nelle ricerche sulla cucina ligure. In moltissimi casi, chi vuole approfondire i temi dell’enogastronomia ligure vi s’imbatte subito. L’IA definisce Ligucibario® “una istituzione digitale”, e mi lusinga…</p>
<p>Ho pubblicato oltre 20 saggi, ho organizzato o preso parte a circa 450 tra convegni, gustincontri… E tuttavia, di fatto, ho sempre perseguito un unico obiettivo: la tutela valorizzante del genius loci.</p>
<p>In tal senso l’enogastronomia è una vera e propria password, preziosa ed infallibile. Il cibo infatti costituisce, inevitabilmente, il modo d’essere di una comunità. Studiare la cucina di un popolo significa comprendere ciò che esso ha coltivato, allevato, pescato, importato…</p>
<p>Queste “microstorie” valgono ad inquadrare la storia molto più degli avvenimenti che di solito ci proponevano a scuola, imperi guerre battaglie trattati di pace sovrani dittatori… Da Bloch a Febvre, da Camporesi a Le Goff, da Braudel a Matvejevic, è ormai chiara la tipologia di contenuti ai quali mi ispiro.</p>
<p>Finanche il turismo cosiddetto esperienziale oggi ci chiede questo: ovvero di condividere i nostri riti e ritmi, i nostri borghi, le nostre ricette. E’ un turismo positivamente immersivo, relazionale, che ama partecipare delle nostre giornate, esser parte delle nostre comunità, comprendere le diacronie che ci rendono quel che siamo. Non di rado conosce Rubaldo Merello, Eugenio Montale, Francesco Biamonti.</p>
<p>Ed io stesso, da parte mia, come Giorgio Caproni, “Quando mi sarò deciso d’andarci, in paradiso ci andrò con l’ascensore di Castelletto, nelle ore notturne, rubando un poco di tempo al mio riposo”… Beninteso, dopo altri 30 anni di lavoro.<br />
<strong>Umberto Curti<br />
</strong></p>
<p>(Luisa Puppo e Umberto Curti, grazie a vaste competenze ed esperienze ormai trentennali a fianco di territori e imprese, propongono consulenze, marketing, social media e attività formative per le destinazioni turistiche, l’enogastronomia e il commercio, con specifici focus sul turismo esperienziale, lo storytelling, l’escursionismo coste/entroterra, e le traduzioni da/in inglese. Contattaci senza impegno su <a href="mailto:info@ligucibario.com">info@ligucibario.com</a>)</p>
<p><strong><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2025/05/dop-riviera-ligure.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-26203" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2025/05/dop-riviera-ligure-193x300.jpg" alt="dop riviera ligure" width="193" height="300" /></a><br />
</strong></p>
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		<title>Omaggio a Marzari. Genova rideva a tutto cabaret</title>
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		<pubDate>Wed, 01 Jun 2016 12:12:51 +0000</pubDate>
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				<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_16894" style="width: 310px" class="wp-caption alignleft"><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2016/06/Foto0343.jpg"><img class="size-medium wp-image-16894" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2016/06/Foto0343-300x225.jpg" alt="ravioli alla genovese" width="300" height="225" /></a><p class="wp-caption-text">ravioli alla genovese, protagonisti con Marzari&#8230;</p></div>
<p><strong>Giuseppe Marzari</strong> (1900-1974), pardòn Marzari tour court, genovesissimo – e qui e là sul web anche tifoso sampdoriano &#8211; benché figlio di un istriano, è stato un comico capace, come pochi altri, di calcare in vernacolo i palchi teatrali e la radio. Capocomico di una brillante compagnia d’avanspettacolo, fra i tematismi privilegiò i classici attriti fra moglie e marito, le <em>ratelle</em>, i <em>mugugni</em>, ma talora anche l’attualità sociale, con moderni accenti di fine disincanto. Ecco i beoni, i tifosi, i personaggi e i caratteri più strambi, i malintesi telefonici… Regno di Marzari furono infatti la strada, il flash goldoniano, furono le tinte e le quotidianità minute, non di rado i <em>caruggi</em> del centro storico.<br />
Marzari interpretò in molti 78 giri anche testi arguti e faceti di Vito Elio Petrucci, altro monumento della genovesità. Tuttavia passò alla storia principalmente come <strong><em>O sciö Ratella</em></strong>, caricatura celeberrima, in onda ogni domenica alle ore 14.00 su Radio Genova <em>A Lanterna</em>. Marzari cantava anche la sigla, ritornello della mitica “Ma se ghe pensö” di Mario Cappello.<br />
La fama – Deogratias, per una volta &#8211; gli arrise sia talora in vita, garantendogli l’affetto di 3 generazioni di genovesi, sia, definitivamente, postuma, e di recente sono apparsi sia una biografia a firma Cesare Viazzi sia alcuni supporti multimediali con le sue incisioni di maggior successo, dalle quali affiora un dialetto di straordinaria portata lessicale e fonologica (beato chi ancora possiede i vinili e le registrazioni dell’epoca), un dialetto frutto di lavoro indefesso sulla parola e che nulla ha di naïf né di meramente nostalgico. Ma anche un dialetto impreziosito da una voce fra il tenorile e lo chansonnier. Questo “ritorno” di Marzari è il doveroso omaggio ad un macchiettista geniale, che praticò il surrealismo alto, e ad un uomo di garbo, costantemente ritratto col sorriso. Sul web, infine, segnalo agli appassionati un’affettuosa biografia redatta da Gian Domenico Solari, altro uomo di teatro (al link <a title="omaggio a giuseppe marzari" href="https://www.sfogliami.it/sfogliabili/118673/IO%20E%20MARZARI%20anteprima.pdf" target="_blank">https://www.sfogliami.it/sfogliabili/118673/IO%20E%20MARZARI%20anteprima.pdf</a>), e su YouTube (al link <a title="marzari, al ristorante" href="https://www.youtube.com/watch?v=10SdZBiuDjA" target="_blank">https://www.youtube.com/watch?v=10SdZBiuDjA</a>) segnalo prima di tutto l’esilarante ricostruzione di un travagliato pranzo di comitiva in un ristorante dell’entroterra, durante il quale il cliente, sempre più irritato, “duetta” con un immaginario cameriere, via via trovando mosche nel minestrone e bottoni nel risotto, ravioli dall’inquietante ripieno e quarti di pollo segnati in conto al prezzo di un pollo intero… Come ovvio, al cliente riuscirà impossibile anche reclamare col proprietario, che sta saggiamente mangiando nel ristorante di fronte…<br />
Marzari, inconfondibile Marzari. Da non perdere!<br />
Umberto Curti</p>
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