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	<title>Ligucibario &#187; doc dolceacqua</title>
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		<title>Corzetti o croxetti?</title>
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		<pubDate>Thu, 22 May 2025 12:37:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Luisa]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>&#160; &#160; &#160; &#160; &#160; &#160; Ho saputo dai media che chef Alessandro Borghese e la sua troupe, per la fortunata trasmissione “4 ristoranti”, faranno visita anche ad una (ottima) trattoria del Genovesato e sperimenteranno la pasta che chiamiamo croxetti. Erano già stati a Genova nel 2018 in cerca del miglior ristorante dei carruggi, e ...<a class="post-readmore" href="https://www.ligucibario.com/corzetti-o-croxetti/">leggi tutto</a></p>
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				<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_26216" style="width: 310px" class="wp-caption alignleft"><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2025/05/stampi-corzetti.jpg"><img class="size-medium wp-image-26216" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2025/05/stampi-corzetti-300x168.jpg" alt="stampi croxetti" width="300" height="168" /></a><p class="wp-caption-text">stampi croxetti</p></div>
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<p>Ho saputo dai media che chef Alessandro Borghese e la sua troupe, per la fortunata trasmissione “4 ristoranti”, faranno visita anche ad una (ottima) trattoria del Genovesato e sperimenteranno la pasta che chiamiamo croxetti.</p>
<p>Erano già stati a Genova nel 2018 in cerca del miglior ristorante dei carruggi, e &#8216;C&#8217;era una volta&#8217; prevalse su &#8217;20tre&#8217;, &#8216;Le Cantine Squarciafico&#8217; e &#8216;Cashmere &amp; Lobster&#8217;. In Liguria vennero poi nel 2019 (V edizione) in cerca del miglior ristorante a gestione famigliare della Riviera dei Fiori, e &#8216;Da U Titti &#8211; Riccardo e Chiara&#8217; di Lingueglietta (Cipressa) prevalse su &#8216;Ristorante Marco Polo&#8217;, &#8216;Casa &amp; Bottega&#8217; e &#8216;Da Nicò&#8217;. Nella stagione 2022-2023 esplorarono infine il miglior ristorante del Parco nazionale delle Cinque Terre, e &#8216;Luca&#8217; di Vernazza prevalse su &#8216;Rio Bistrot&#8217;, &#8216;Da Ely&#8217; e &#8216;Il Casello&#8217;.</p>
<p>Ma veniamo alla pasta, tema della puntata: debbo dirvi che in Liguria non solo si tende a confondere i croxetti coi corzetti, ma di fatto rimane ignota anche l’origine del nome di questo formato. Che, appunto, ricorre come croxetti verso il Levante, ma come corzetti in val Polcevera, riferita a due formati assai diversi tra loro.</p>
<div id="attachment_26217" style="width: 310px" class="wp-caption alignleft"><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2025/05/corzetti.jpg"><img class="size-medium wp-image-26217" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2025/05/corzetti-300x225.jpg" alt="corzetti" width="300" height="225" /></a><p class="wp-caption-text">corzetti</p></div>
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<p>I corzetti, tipici ad esempio di Campomorone (GE), antichissimi, si condiscono magnificamente con la salsa di pinoli (la più recente fra le salse da mortaio) o, finanze un tempo permettendo, con sugo d’arrosto o di coniglio o di funghi. Non so se la forma li colleghi ai corsetti femminili. Si tratta comunque di pasta fresca di grano tenero, all’uovo, hanno la classica forma ad elica, ad “otto” come i corsetti, vengono tirati con le dita e costituivano il piatto del Cenone di capodanno col sugo di maiale, nell’impasto entrava talora la persa. La cottura dura 10 minuti, buttarne un etto e mezzo a persona. I genovesi doc li mangiano col cucchiaio e li abbinano al DOC Val Polcevera – beninteso bianco se conditi con la salsa/il sugo di pinoli, e rosso se conditi col sugo &#8211; . Sul tema è uscito nel 2024 anche un pregevole volumetto di Chiara Parente…</p>
<div id="attachment_26218" style="width: 310px" class="wp-caption alignleft"><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2025/05/DSCN8693.jpg"><img class="size-medium wp-image-26218" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2025/05/DSCN8693-300x225.jpg" alt="croxetti" width="300" height="225" /></a><p class="wp-caption-text">croxetti</p></div>
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<p>I croxetti viceversa sono dischi di pasta rotondi, di circa 4-5 cm di diametro, e presentano &#8211; incise &#8211; immagini e araldiche (croce cristiana, stemma di famiglia, stemma del pastaio…), utilizzando “formine” di un legno duro che non contenga tannini. La particolarità di questa pasta è proprio legata agli stampi, la cui origine risale alla Repubblica Marinara di Genova, le cui monete recavano su un lato il simbolo della croce (tuttavia il nome meglio si legherebbe forse a croset/cruset/crouzet, provenzale, pasta <em>scavata, incassata</em>, donde anche crêuza?). Ma le varie podesterie, soprattutto quelle più rurali e defilate, battevano monete proprie, connotate da altre simbologie che poi venivano trasportate anche sulla pasta: stemmi di casate, rosoni di chiese, vari tipi di cibi e barche a vela&#8230; Era comunque una pasta da solennità e feste, da banchetto rituale: nei matrimoni il padre dello sposo donava alla futura nuora un vassoio di croxetti completi del relativo stampo in legno. Quando Elisabetta Farnese nel XVIII secolo transitò per Varese Ligure in val di Vara lungo il viaggio per raggiungere lo sposo Filippo V, in Spagna, fu ospite dei patrizi Cesena, che predisposero i croxetti proprio per lei. Nel 1729 il Doge di Genova stesso, ricevendo una rappresentanza del sovrano del Marocco, tra le pietanze fece servire i croxetti. A Chiavari (GE) opera ancora un artigiano, Casoni, in grado di realizzare gli arabeschi voluti, che nei solchi fra l’altro trattengono bene il sugo. Un altro, Picetti, era a Varese Ligure (SP), è mancato di recente, mi risulta siano le figlie Alessandra e Monica a proseguirne l’attività. Tuttora custoditi e utilizzati dalle famiglie locali, gli stampi sono formati da due cilindri con diametro da 55 a 65 mm. Il primo è sagomato, così da essere impugnato per pressare idoneamente la pasta e disegnare la decorazione su un lato. Il secondo funge da base, anch’essa lavorata con una decorazione, e permette anche di ritagliare il disco. Nella zona del Tigullio, a Chiavari, Lavagna e Sestri Levante è uso imprimere tendenzialmente una sola faccia, mentre a Varese Ligure entrambe. I croxetti possono impastarsi rossi (col pomodoro), verdi (con gli spinaci)… La sfoglia – con uova &#8211; è spessa 1-2 mm, riposa una mezz’ora fuori frigo e quindi cuoce in un paio di minuti al massimo. Si mangiano – essendo grossi come medaglioni &#8211; ovviamente con la forchetta, e non col cucchiaio come i corzetti della val Polcevera. Varese Ligure è uno dei luoghi più coerenti per degustarli, ma ve n’è un tipo anche a Bedonia (PR). In origine si condivano “suolo a suolo” (cioè a strati come le lasagne) col sugo di funghi, i porcini freschi a fette, o le lumache in zimino. Talora si profumano con foglie di basilico tritate grossolanamente a coltello. Il sugo richiede ad esempio un DOC Dolceacqua base, il pesto un DOC Riviera ligure di ponente Pigato, alla giusta temperatura e nei giusti calici.</p>
<p>Nessuno davvero potrebbe imputare a Ligucibario® di non amare i croxetti. Essi sono infatti anche i protagonisti di una ricetta che ho ideato per il Comune di Genova in occasione delle “Rolli experience”: i croxetti del Doge, pubblicati anche da “La cucina italiana” (<a title="i croxetti del doge" href="https://www.lacucinaitaliana.it/article/croxetti-doge-liguria-la-migliore-ricetta-italiana/" target="_blank">link qui</a>).</p>
<p>Ma per concludere, che siano corzetti o siano croxetti l’importante è gustarli nella loro autenticità 100% ligure…<br />
<strong>Umberto Curti<br />
</strong></p>
<p>(Luisa Puppo e Umberto Curti, grazie a vaste competenze ed esperienze a fianco di territori e imprese, propongono consulenze, marketing, social media e attività formative per le destinazioni turistiche e l’enogastronomia, con specifici focus sul turismo esperienziale, lo storytelling, l’escursionismo coste/entroterra, e le traduzioni da/in inglese. Contattaci senza impegno su info@ligucibario.com)</p>
<div id="attachment_25797" style="width: 310px" class="wp-caption alignleft"><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2025/03/IMG_20250315_181708.jpg"><img class="size-medium wp-image-25797" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2025/03/IMG_20250315_181708-300x225.jpg" alt="umberto curti al convegno sull'emigrazione presso il MEI di genova" width="300" height="225" /></a><p class="wp-caption-text">umberto curti al convegno sull&#8217;emigrazione presso il MEI di genova</p></div>
<p><strong> </strong></p>
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		<title>Il vino a Valbrevenna</title>
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		<pubDate>Thu, 08 May 2025 08:59:02 +0000</pubDate>
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				<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_26108" style="width: 310px" class="wp-caption alignleft"><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2025/05/197.jpg"><img class="size-medium wp-image-26108" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2025/05/197-300x259.jpg" alt="uve a orco feglino (sv)" width="300" height="259" /></a><p class="wp-caption-text">uve a orco feglino (sv)</p></div>
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<p>Riccardo Poggio, mio ex (brillante) allievo nei corsi GAE e persona innamorata della <strong>Valbrevenna</strong>, mi ha inviato un articolo, assai stimolante e subito pubblicato su BioVoci (<a title="vino di valbrevenna" href="https://biovoci.blogspot.com/2025/05/il-vino-della-valbrevenna.html" target="_blank">link qui</a>), relativo alla viticoltura “eroica” che dal 1700 si praticava in quell’entroterra genovese. Valbrevenna, in particolare, è un abitato antico &#8211; e conservatosi green &#8211; di circa 740 abitanti, case sparse sulle colline, noto anzitutto per <strong>il santuario della Madonna dell’Acqua</strong> in frazione Molino Vecchio e per alcune tradizioni gastronomiche, pienamente liguri, fra cui le formaggette (vaccine e caprine), ortaggi e frutta, minestrone e polenta nei mesi più freddi, torta baciocca, ravioli, le “castagne grasse” ovvero castagne-cuighe-côi (un secolo fa agivano una dozzina di mulini per castagne…), ricette col coniglio e col cinghiale, canestrelli, mieli e frutti del bosco… Il tomassu, in particolare, era la prescinsêua, la cagliata, che nelle aree rurali sovente fungeva da breakfast.</p>
<p>ll torrente Brevenna nasce dal <strong>monte Antola</strong> (1.597m) e confluisce nello Scrivia ad Avosso, presso Casella, dopo un breve percorso di circa 15 km. Percorre tuttavia piccoli paradisi da hiking e biking, fra mulattiere e immancabili <strong>muretti a secco</strong> (da Piancassina si sale classicamente a Lavazzuoli e poi all’Antola con circa 100 minuti di cammino). Valbrevenna fu a lungo fliscana (donde l’utilizzo del medievale <strong>castello di Senarega</strong>), e il Comune si costituì dopo svariate vicende storiche solo nel 1898, peraltro in un periodo di spopolamento in quanto cresceva purtroppo l’emigrazione – ligure oltre che genovese &#8211; verso le Meriche (emigrazione che successivamente si orientò alle industrie della città di Genova). Oggi l’economia rurale dà qualche segno di ripresa, tenendo conto che alcuni giovani stanno ribellandosi alle globalizzazioni e riconsiderando mestieri e modelli di vita che talora parevano del tutto estinti.</p>
<p>Quanto all’articolo di Riccardo Poggio, affettuoso tributo a realtà (siano di ieri o di oggi) che sempre troveranno spazio su BioVoci, esso, accennando al <strong>nibbiêu da-ö peigöllö rössö</strong>, conferma un’ampelografia ligure complessa e vivace. Personalmente, molti anni fa, presentando a Toirano il mio “<strong>Il cibo in Liguria dalla preistoria all’età romana</strong>” (<a title="i libri di umberto curti" href="https://www.ligucibario.com/i-libri-di-umberto-curti/" target="_blank">link qui</a>), mi trovai dinanzi a varie persone del luogo che non riconoscevano i tanti vitigni locali cui accennavo loro, salvo uno che – così mi fu detto – dava una botta di metilico… E di recente mi sono imbattuto in uno “<strong>Sciactrac</strong>” del 1964, prodotto dal cav. Armando Ansaldo a Riomaggiore, che è – udite udite &#8211; un pinot noir liquoroso…</p>
<p>Poi, ovviamente, alcuni vitigni – e alcune vigne &#8211; sono scomparsi per via anzitutto di 3 cause: a)la loro delicatezza e/o scarsa resa; b)<strong>la tragica fillossera</strong>, che anche in Liguria inferse alcuni colpi di grazia; c)l’insostenibilità economica, poiché produzioni troppo piccole non potevano garantire quel rapporto costi/benefici che è storicamente “appannaggio” di altri (in primis in Piemonte e Toscana).</p>
<p>E’ pur vero che l’istituzione delle DOC, sul modello delle AOC francesi, a partire in Liguria dal <strong>Dolceacqua (1972)</strong>, pur con alcuni limiti ha indotto una diversa sensibilità verso il vinificare bene, e poi ha favorito la riscoperta di alcune varietà dimenticate, fra cui <strong>il Moscatello di Taggia a ponente e lo Scimiscià a levante</strong>. Come sempre, l’auspicio di Ligucibario® è che, senza fanatismi e senza aggettivazioni discutibili (ancestrale, resiliente…), si possano produrre in Liguria vini sempre più puliti, piacevoli, e – oso dirlo &#8211; idonei talvolta a ripristinare coltivazioni là dove esse erano un tempo, prima che le accelerazioni e le turbolenze della contemporaneità le obliterassero. L’entroterra ligure, mi raccomando, richiede <strong>strategie (e momenti formativi) al passo coi tempi, non demagogia</strong> un tanto al chilo…<br />
<strong>Umberto Curti<br />
</strong></p>
<p>(Luisa Puppo e Umberto Curti, grazie a vaste competenze ed esperienze a fianco di territori e imprese, propongono consulenze, marketing, social media e attività formative per le destinazioni turistiche e l’enogastronomia, con specifici focus sul turismo esperienziale, lo storytelling, l’escursionismo coste/entroterra, e le traduzioni da/in inglese. Contattaci senza impegno su info@ligucibario.com)</p>
<div id="attachment_25120" style="width: 285px" class="wp-caption alignleft"><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2025/01/Umbi-bottiglia.jpg"><img class="size-medium wp-image-25120" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2025/01/Umbi-bottiglia-275x300.jpg" alt="Umberto Curti" width="275" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">Umberto Curti</p></div>
<p><strong> </strong></p>
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		<title>Faxeu de pollastro</title>
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		<pubDate>Thu, 12 Sep 2024 09:10:45 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>Faxeu de pollastro sono popolarmente i testicoli (fagioli) del gallo. Un tempo le rigaglie erano prelibatezze, assai più cucinate di oggi. Si pensi al cibreo toscano e allo spezzatino ungherese con paprika&#8230; Ligucibario® ovviamente abbina loro un rosso di adeguata struttura, ad es. un DOC Dolceacqua servito a 18°C in tulipani a stelo medio. Umberto ...<a class="post-readmore" href="https://www.ligucibario.com/alfabeto_del_gusto/faxeu-de-pollastro/">leggi tutto</a></p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p>Faxeu de pollastro sono popolarmente i testicoli (fagioli) del gallo. Un tempo le rigaglie erano prelibatezze, assai più cucinate di oggi. Si pensi al cibreo toscano e allo spezzatino ungherese con paprika&#8230; Ligucibario® ovviamente abbina loro un rosso di adeguata struttura, ad es. un DOC Dolceacqua servito a 18°C in tulipani a stelo medio.</p>
<p><strong>Umberto Curti<br />
</strong></p>
<p>L’alfabeto del gusto di Ligucibario® è la più ampia, completa e autorevole “banca dati” dell’enogastronomia ligure. Circa 1.500 voci che Umberto Curti in decenni di lavoro ha redatto e poi aggregato online per tutelare e promuovere le tradizioni regionali. Liberamente fruibile, “oggetto d’innumerevoli tentativi d’imitazione”, conta migliaia di follower e da sempre non contiene alcuna pubblicità. Iscriviti alla newsletter cliccando in homepage il simbolo della busta, e ogni settimana riceverai gratuitamente i nuovi contenuti…</p>
<p>(Luisa Puppo e Umberto Curti, grazie a vaste competenze ed esperienze a fianco di territori e imprese, propongono consulenze, marketing, social media e attività formative per le destinazioni turistiche e l’enogastronomia, con specifici focus sul turismo esperienziale, lo storytelling, l’escursionismo coste/entroterra, e le traduzioni da/in inglese. Contattaci senza impegno su <a href="mailto:info@ligucibario.com">info@ligucibario.com</a>)</p>
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		<title>&#8220;Assaggia la Liguria&#8221; a Sassello in una terra di confine</title>
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		<pubDate>Sun, 17 Jun 2018 15:01:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Luisa]]></dc:creator>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2018/06/DSCN1404.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-17995" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2018/06/DSCN1404-225x300.jpg" alt="DSCN1404" width="225" height="300" /></a></p>
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<p>Una terra virtuosamente &#8220;di confine&#8221;, Sassello, e un ristorante di garbo, Palazzo Sàlsole, hanno ospitato <strong>la penultima tappa di “Assaggia la Liguria”. Il progetto, finanziato su PSR regionale 2014-2020 misura 3.2, ha ubicato presso strutture del circuito “Liguria Gourmet” una serie di cene, iniziativa ideata da Enoteca Regionale della Liguria, da Consorzio di tutela olio extravergine DOP Riviera Ligure e da Consorzio di tutela Basilico Genovese DOP</strong>.<br />
<a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2018/06/DSCN1501.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-17996" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2018/06/DSCN1501-225x300.jpg" alt="DSCN1501" width="225" height="300" /></a></p>
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<p>Il menu costruito da Michele, il titolare di una dimora disposta su più piani, ha previsto verdure ripiene e brandacujùn per antipasti, un primo a scelta fra classiche trofie con pesto-patate-fagiolini oppure linguine al sugo di baccalà, pomodori e basilico, un secondo a scelta fra coniglio disossato oppure insalatina di stoccafisso con olive taggiasche ed extravergine DOP Riviera Ligure, infine un bis di dolci: panna cotta al Basilico Genovese DOP e torta alla crema di amaretto di Sassello (doverosa presenza!) con confettura di albicocche di Valleggia.<br />
La Lumassina di Sancio e il Dolceacqua DOC di Foresti hanno in primis sposato, intrigantissimi, le diverse portate, di peso organolettico ovviamente diverso in base all’opzione prescelta dal cliente (coniglio, stoccafisso&#8230;).<br />
<a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2018/06/DSCN1470.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-17998" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2018/06/DSCN1470-300x225.jpg" alt="DSCN1470" width="300" height="225" /></a></p>
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<p>Elisabetta Morescalchi e il sottoscritto hanno intrattenuto i molti commensali con una panoramica sulle specificità concrete dei prodotti a denominazione d’origine certificata, oggi una terna di risorse socioeconomiche fra le più importanti della Liguria. Eccellenti vini, basilico apprezzato dagli chef di tutto il mondo ed olio extravergine ovunque celebrato per l’eleganza sono dunque risultati il fulcro intorno a cui sviluppare una serata di convivio, cultura, e autentica sensibilizzazione.<br />
Nei begli spazi antistanti Palazzo Sàlsole, infine, Elisabetta Morescalchi e Luisa Puppo hanno “girato” materiale video – rispettivamente in italiano e inglese – per approfondire ulteriori contenuti a beneficio del grande pubblico, tali output progettuali infatti saranno poi resi opportunamente disponibili sul web.<br />
<a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2018/06/DSCN1476.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-17999" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2018/06/DSCN1476-300x225.jpg" alt="DSCN1476" width="300" height="225" /></a></p>
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<p>Rendez-vous conclusivo di “Assaggia la Liguria” martedì 19 giugno presso “Le Perlage” a Genova, via Mascherpa 4r nel quartiere della Foce, con un menu ad hoc per esaltare i sapori di una mediterraneità millenaria e non casualmente ammirata, le prenotazioni si ricevono dirette allo 010 588551.<br />
<strong>Umberto Curti</strong></p>
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		<title>Castrato</title>
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		<pubDate>Thu, 07 Mar 2013 20:33:38 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[Alfabeto del Gusto di Umberto Curti]]></category>
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		<description><![CDATA[<p>Castrato, craston, s&#8217;intende un ovino maschio macellato in genere fra i 12 e i 18 mesi, quando pesa 60-80 chili. Si cucina in Liguria classicamente stufato e/o arrosto (non marinato come in Trentino), donde il sugo per i corzetti o, una volta, per la polenta. Le costolette, viceversa, in tegame. &#8220;Irreperibile&#8221;, ormai rimpiazzato da gigot ...<a class="post-readmore" href="https://www.ligucibario.com/alfabeto_del_gusto/castrato/">leggi tutto</a></p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.ligucibario.com/alfabeto_del_gusto/castrato/">Castrato</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://www.ligucibario.com">Ligucibario</a>.</p>
]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Castrato, <em>craston</em>, s&#8217;intende un ovino maschio macellato in genere fra i 12 e i 18 mesi, quando pesa 60-80 chili. Si cucina in Liguria classicamente stufato e/o arrosto (non marinato come in Trentino), donde il sugo per i corzetti o, una volta, per la polenta. Le costolette, viceversa, in tegame. &#8220;Irreperibile&#8221;, ormai rimpiazzato da gigot e grigliate, il castrato era viceversa un protagonista di spezzatini e fracassate con verdure (dalle patate al finocchio in semi)… Abbinabile piacevolmente un rosso di struttura, ad es. un DOC Dolceacqua Superiore&#8230;</p>
<p><strong>Umberto Curti<br />
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<p>L’alfabeto del gusto di Ligucibario® è la più ampia, completa e autorevole “banca dati” dell’enogastronomia ligure. Circa 1.500 voci che Umberto Curti in decenni di lavoro ha redatto e poi aggregato online per tutelare e promuovere le tradizioni regionali. Liberamente fruibile, “oggetto d’innumerevoli tentativi d’imitazione”, conta migliaia di follower e da sempre non contiene alcuna pubblicità. Iscriviti alla newsletter cliccando in homepage il simbolo della busta, e ogni settimana riceverai gratuitamente i nuovi contenuti…</p>
<p>(Luisa Puppo e Umberto Curti, grazie a vaste competenze ed esperienze a fianco di territori e imprese, propongono consulenze, marketing, social media e attività formative per le destinazioni turistiche e l’enogastronomia, con specifici focus sul turismo esperienziale, lo storytelling, l’escursionismo coste/entroterra, e le traduzioni da/in inglese. Contattaci senza impegno su <a href="mailto:info@ligucibario.com">info@ligucibario.com</a>)</p>
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