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	<title>Ligucibario &#187; dies solis invicti</title>
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		<title>Denâ</title>
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		<pubDate>Thu, 07 Nov 2024 07:37:19 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>Denâ è il Natale, dies natalis. Il periodo coincideva col solstizio, con il dies solis invicti, che da quel momento avrebbe pian piano ricominciato a scaldare la natura, accompagnandola alla primavera, alla luce, al risveglio&#8230; Umberto Curti L’alfabeto del gusto di Ligucibario® è la più ampia, completa e autorevole “banca dati” dell’enogastronomia ligure. Circa 1.500 ...<a class="post-readmore" href="https://www.ligucibario.com/alfabeto_del_gusto/dena/">leggi tutto</a></p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p>Denâ è il Natale, dies natalis. Il periodo coincideva col solstizio, con il dies solis invicti, che da quel momento avrebbe pian piano ricominciato a scaldare la natura, accompagnandola alla primavera, alla luce, al risveglio&#8230;</p>
<p><strong>Umberto Curti<br />
</strong></p>
<p>L’alfabeto del gusto di Ligucibario® è la più ampia, completa e autorevole “banca dati” dell’enogastronomia ligure. Circa 1.500 voci che Umberto Curti in decenni di lavoro ha redatto e poi aggregato online per tutelare e promuovere le tradizioni regionali. Liberamente fruibile, “oggetto d’innumerevoli tentativi d’imitazione”, conta migliaia di follower e da sempre non contiene alcuna pubblicità. Iscriviti alla newsletter cliccando in homepage il simbolo della busta, e ogni settimana riceverai gratuitamente i nuovi contenuti…</p>
<p>(Luisa Puppo e Umberto Curti, grazie a vaste competenze ed esperienze a fianco di territori e imprese, propongono consulenze, marketing, social media e attività formative per le destinazioni turistiche e l’enogastronomia, con specifici focus sul turismo esperienziale, lo storytelling, l’escursionismo coste/entroterra, e le traduzioni da/in inglese. Contattaci senza impegno su <a href="mailto:info@ligucibario.com">info@ligucibario.com</a>)</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong> </strong></p>
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		<title>Vigilia, da Genova a Calizzano</title>
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		<pubDate>Sat, 24 Dec 2022 16:30:52 +0000</pubDate>
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				<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_21331" style="width: 310px" class="wp-caption alignleft"><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2022/12/calizzano-2.jpg"><img class="size-medium wp-image-21331" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2022/12/calizzano-2-300x225.jpg" alt="calizzano" width="300" height="225" /></a><p class="wp-caption-text">calizzano</p></div>
<p><strong>Vigilia di Natale</strong>, un momento dell’anno – per tanti di noi – particolare. Quest’anno il periodo coincide poi con l’Hanukkah ebraica, la festa delle luci…<br />
Con Luisa ho allestito l’abete, come da tradizione, nel giorno dell’Immacolata (purtroppo, a differenza di mio suocero che ne era maestro, per ragioni di spazio non monto il presepe). Via via, qualche intrigante pacchetto è apparso, per me da Luisa, per Luisa da me, a prefigurare doni e sorprese. Stasera ceneremo con un menu di pesce, semplice ma sfizioso, progettando qualche felice calice in abbinamento grazie alla “cantina” di Ligucibario®…<br />
Leggevo i giorni scorsi che da Campo Ligure (col restaurato presepe meccanizzato) sino alla collina Berté sopra Masone, dal santuario delle Grazie a Voltri sino a Viganego di Bargagli, da Pentema di Torriglia sino a Manarola nelle Cinque Terre e poi ad Equi (bel luogo termale già in Toscana, cui magari arrivare con la struggente ferrovia da Aulla) è tutto un fiorire di presepi, alcuni – sovente &#8211; con statuette della scuola del Maragliano, altri a grandezza naturale, fra luci e atmosfere “come una volta”.<br />
Non sono uso far propositi, cerco di vivere rettamente più che posso tutto l’anno, non solo nei giorni della Natività, negli attimi un po&#8217; magici di quel <strong>solstizio invernale</strong> (dies solis invicti) che faceva presagire il ritorno della primavera, il risveglio della fecondità. Che quest’anno sia finalmente una primavera senza pandemie, senza guerre, senza governi che cadono uno dietro l’altro, una primavera feconda di serenità e di lavoro.<br />
Il pensiero – come sempre, a Natale &#8211; è corso anche verso <strong>Calizzano, mio grande amore e mio rifugio</strong>, luogo che in questi anni ha perfettamente rappresentato la mia resilienza, luogo che mi ha restituito (chi mi conosce bene lo sa) ampie porzioni di vita. Alcuni giorni fa in alta val Bormida è nevicato, e mi sono state spedite foto fantastiche. Forse là non riescono del tutto a capacitarsene, ma noi di città abbiamo sempre più bisogno di <strong>boschi, silenzi, odore di stufe,</strong> atmosfere a misura d’uomo. Via dalla pazza folla, dagli &#8220;insensati clamori&#8221;, dal rumore che lo stress trasporta dentro l&#8217;anima.<br />
Me li saluto stringendoli al cuore quei luoghi, quei faggi solenni alla Barbottina, quelle castagne squisite, e me le saluto stringendole in un forte abbraccio quelle persone, da Frassino sino ad alcune botteghe del caruggio dove “amicizia” è ancora una parola praticata, è il gesto garbato di chi suona alla tua porta col minestrone di verdure fumante, di chi non dimentica di tenerti da parte il quotidiano preferito&#8230; Fra un po’ vi ritoccherà sopportarmi.<br />
<strong>Buon Natale da Luisa e da me a Voi tutte, preziose presenze.</strong><br />
Umberto Curti<br />
<a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2021/07/umberto-curti.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-20548" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2021/07/umberto-curti-300x168.jpg" alt="umberto curti" width="300" height="168" /></a></p>
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		<title>Dies solis invicti</title>
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		<pubDate>Sat, 24 Dec 2022 15:06:31 +0000</pubDate>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2022/12/Ligucibario-per-liguriafood.png"><img class="alignleft size-medium wp-image-21321" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2022/12/Ligucibario-per-liguriafood-300x251.png" alt="Ligucibario per liguriafood" width="300" height="251" /></a>E’ in edicola, fresco fresco di stampa, il numero 32 di <strong>LiguriaFood</strong>, il magazine bimestrale edito dal savonese Sabatelli.<br />
Fra i numerosi pezzi interessanti, vi segnalo il contributo di <strong>Luisa Puppo a p. 12, “Foodbloggers, vi presento Genova”</strong>, in cui l’autrice, 25 anni di consulenze e formazione nel turismo, racconta come presentare agli ospiti internazionali una città ancora underrated (sottovalutata)… Una città che qualche anno fa fu definita su <em>Newsweek</em> dalla scrittrice statunitense Frances Mayes “magnifica città di contrasti” e che ora compare tra i protagonisti nella nuova stagione della fortunata serie televisiva “Searching for Italy”, prodotta dalla CNN e condotta dal simpaticissimo attore Stanley Tucci.<br />
Per quanto attiene al sottoscritto, <strong>da p. 46 potrete leggere “A Levante profumo di feste”</strong>, un approfondito report natalizio tra le Cinque Terre e La Spezia seguendo i riti di fine anno, dal presepe di Manarola  del compianto Mario Andreoli alle spungate di Sarzana, dai crozeti ai cincin con un tulipanino di mitico Sciacchetrà, passando attraverso qualche breve immensa lirica di <strong>Eugenio Montale</strong>, poeta premio Nobel, che era nato sì in corso Dogali a Genova (una targa lo ricorda), ma trascorreva lunghi periodi nella villa di famiglia a <strong>Monterosso</strong>, la “pagoda giallognola” con le due palme, a un passo da Punta Mesco…<br />
Buona lettura, dunque!<br />
E&#8217; ormai la Vigilia, e a tutti gli amici di Ligucibario® i migliori auguri per un felice Natale, e per un 2023 ricco di salute, pace, lavoro, e serenità.<br />
E se vi piace seguire quel che realizziamo, commentiamo, progettiamo&#8230;, <strong>regalatevi qui un’iscrizione alla nostra newsletter, è gratuita ed ogni settimana vi aggiornerà sulle news</strong>… Vi aspetto.</p>
<p>Umberto Curti<br />
<a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2021/07/umberto-curti.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-20548" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2021/07/umberto-curti-300x168.jpg" alt="umberto curti" width="300" height="168" /></a></p>
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		<title>Pandolce e solstizio d’inverno, il dies solis invicti</title>
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		<pubDate>Mon, 30 Nov 2020 10:31:32 +0000</pubDate>
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				<content:encoded><![CDATA[<p>Pandolce e solstizio d’inverno, il dies solis invicti&#8230;<br />
Dedico questo pezzo alla famosa pasticceria &#8220;Klainguti&#8221;, piazza di Soziglia, cuore di Genova, auspicandone la riapertura.</p>
<p><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2020/11/DSCN4062.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-20019" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2020/11/DSCN4062-300x225.jpg" alt="DSCN4062" width="300" height="225" /></a>Dicembre, mai come quest&#8217;anno si sente forte il bisogno di <strong>Natale</strong>&#8230;, di quel solstizio che confermerà vittorioso il sole. Nel 2015 Ligucibario® dedicò un pezzo specifico al pandolce, ricevendo in poco tempo oltre 1.200 like… In effetti, <strong>ö pandöçe a Genova</strong> * non è più soltanto un dolce natalizio, bensì un compagno frequente dell’alimentazione locale. Vanta (quello alto) una storia antica, sin dagli anni intorno al Mille, allorché Genova – non ancora regina finanziaria di molte rotte – via via si posiziona come “tappa” verso <strong>le crociate</strong> (gli eccidi dell&#8217;una parte e dell&#8217;altra m&#8217;impediscono la &#8220;c&#8221; maiuscola) per la Terrasanta. Esse non furono semplici contese militari, si legga anzitutto Jacques <strong>Le Goff</strong>, viceversa rappresentarono – in pieno Medioevo – una delle più importanti fasi culturali ed economiche della storia europea. Infatti, con gli armigeri “marciarono”, e per decenni, anche mercanti e artigiani&#8230; Molta è la saggistica sul tema, si veda ad es. <a href="https://www.museodiocesanogenova.it/25-marzo-ore-17-due-libri-su-genova-e-le-crociate/" target="_blank">questo link.</a></p>
<p>Genova poté così via via consolidare il proprio influsso sui territori e le città occupate, e come sempre avviene in questi casi (Graecia capta ferum victorem cepit…) gli occupanti appresero nuovi saperi, anche gastronomici (fra cui <strong>la canditura “araba”</strong>), e s’impossessarono di usi, prodotti e merci&#8230; In effetti, dopo le conquiste militari, anche (e soprattutto?) i mercanti genovesi si affermeranno in primis grazie alla concessione di privative commerciali, di esenzioni fiscali, di quartieri commerciali dove “sperimentare” tutte le novità e le transazioni (approfondimenti a <a href="https://www.archiviodistatogenova.beniculturali.it/index.php?it/212/i-genovesi-e-la-terrasanta" target="_blank">questo link</a>). L’immensa ricchezza che ne derivava, tornata in patria (<strong>piazza Caricamento</strong>) fece di Genova non a caso quella città che Francesco <strong>Petrarca</strong> nel 1358 esaltò come “Superba per uomini e per mura”.</p>
<p>Ho già scritto altrove (Liguria Food <a title="umberto curti storia delle spezie a genova" href="https://www.liguriafood.it/tag/spezie/" target="_blank">a questo link</a>) che Genova e Venezia per secoli si disputarono l’esclusiva di quelle erbe e spezie che rivoluzionarono cucine e consumi. Ma ai fini del nostro ragionare è opportuno tornare proprio alla canditura, che vide eccellere per primi i francesi, non a caso indefessi Crociati. Solo col voltaggino Pietro <strong>Romanengo</strong> essa approdò (1780) presso i confiseurs genovesi, ambientandosi perfettamente in <strong>piazza Soziglia</strong> (il giornalista Stefano Pezzini approfondisce tali vicende a <a href="https://liguriaedintorni.it/seduto-ad-un-tavolino-con-la-storia-da-romanengo/" target="_blank">questo link </a>). Quest’azienda, tuttora in attività, è di fatto – purtroppo &#8211; l’unica a Genova che agevoli la ricerca storica, avendo conservato parte di quei brogliacci e documentazioni commerciali con cui si riescono a ricostruire alcune vicende non solo gastronomiche.</p>
<p>Il “legame” del pandolce (un impasto con <strong>uvetta sultanina e frutta secca</strong>) con l’oriente è tale che, secondo Luigi Augusto Cervetto, storico genovese (1854-1923), esso deriverebbe, evolutivamente, da un antico, voluminoso dolce persiano con miele e canditi (suppongo il <strong>paska</strong> o dintorni), che secondo i riti del luogo un giovanissimo suddito offriva ogni capodanno al re (dalla Persia giunse in Europa anche quella <strong>maggiorana</strong> che a Genova chiamiamo persa). Ed in effetti a Natale, dopo i rituali della vigilia ** e la visita al <strong>presepe</strong>, a Genova può affettare il pandolce solo il pater familias, ma come noto è il più giovane di casa – prima di porgerglielo &#8211; ad ornarne la sommità, conficcandovi un rametto d’ofeuggiö (laurifolium→<strong>alloro</strong>), simbolo di armonia, di senno e di benessere…</p>
<p><strong><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2020/11/DSCN4056.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-20020" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2020/11/DSCN4056-300x225.jpg" alt="DSCN4056" width="300" height="225" /></a>Paolo Monelli</strong>, giornalista gourmand (che fra l’altro <strong>battezzò la “via dell’amore”</strong>), definì l’alloro ligure “così profumato che, assaggiandolo, ci sembrò di trangugiare tutte le glorie letterarie d’Italia”. Tutto il territorio regionale in effetti è cosparso di cespi e alberi, le foglie verde intenso rinviano sentori balsamici; inoltre l’alloro nelle credenze popolari scongiurava i fulmini, ecco perché s’incontra in giardini e parchi. Le lattaie che dall&#8217;immediato entroterra trasportavano il latte alle famiglie genovesi donavano rami d’alloro; e i macellai e i rosticcieri, durante le feste, ornavano la bottega con una grande «ramma». E<strong> fino agli anni Trenta del ‘900</strong> l’alloro rappresentò in Liguria il vero albero di Natale (più “ecologico” dell’abete nordico?), i rami abitavano tutti i vani della casa, ingresso bagno cucina…, e tutto l’arredo (porte, armadi, dipinti, specchi, carrelli…), ma l’alloro fungeva anche da prato del presepe. I rametti “assemblati” ai mandarini, infine, rallegravano ciotole di cristallo poste un po’ ovunque, anche sulla tavola del banchetto. Su quella tavola, poi, non mancavano mai alcuni “portafortuna”: lo scopino d’erica benedetto durante la Messa di mezzanotte, la manciata di sale, il mestolo forato (cassarea), due pani bianchi, uno per i poveri e l’altro per gli animali&#8230; Nel focolare, inoltre, un ceppo d’alloro ardeva fino a capodanno, a figurare l’exit dell’anno vecchio a beneficio dell’avvento del nuovo.</p>
<p>Alla madre intanto spettavano l’assaggio del pandolce e la recita di voti benauguranti.<br />
“Vitt-a lunga con sto’ pan, prego a tütti sanitæ, comme ancheu, comme duman, affettalo chi assettae, da mangialo in santa paxe, co-i figgeu grandi e piccin, co-i parenti e co-i vexin, tütti i anni che vegnià, comme spero Dio vurrià”.</p>
<p>A questo punto una fetta veniva riposta dentro un tovagliolo per farne dono al primo povero che picchiasse all’uscio (talora erano frati che raccoglievano offerte per il convento e i bisognosi), e un’altra si serbava ben protetta <strong>per S. Biagio, il 3 febbraio</strong>, protettore &#8211; come noto &#8211; del naso e della gola.</p>
<p>Tutto questo per dire che, storicamente, il (meraviglioso) panettone milanese, certo il grande lievitato più famoso d’Italia, è in qualche modo debitore al pandolce genovese, non il contrario, e che forse fu semplicemente la potenza di marketing di aziende quali <strong>Motta e Alemagna</strong> a rendere poi più nota la tradizione meneghina…</p>
<p>Oggi presumo che, ogni 10 pandolci genovesi, 9 siano “bassi” (il basso è una sorta di pastafrolla “ottocentesca” *** , più veloce e semplice, resa possibile dai <strong>baking</strong> del chimico Liebig), e che quasi tutti li acquistino in negozio. Ma nei tempi addietro la preparazione – a base beninteso di pasta madre &#8211; era casalinga, e per la lievitazione, lenta e costante, ovviamente occorreva calore, tanto che le massaie lo portavano a letto avvolto in stoffa, e sotto le coperte faceva compagnia ai “preti” contenenti <strong>lo scaldino</strong>. Dopodiché cuoceva nei <strong>runfò</strong> a legna di casa (i “caloriferi” dell’epoca), o presso i panettieri, beninteso di fiducia.</p>
<p>In linea generale, dunque, in passato gli ingredienti erano solo farina, olio, miele, “zibibbo”, acqua di fiori d’arancio, semi di anice e lievito naturale, oggi vengono aggiunti gli zest d’arancia e cedro canditi, i pinoli, il burro ha sostituito l’olio, e lo zucchero il miele…</p>
<p>Chi voglia cimentarsi con una ricetta, mia (<a title="umberto curti pandolce genovese" href="https://www.youtube.com/watch?v=iQhIPGUiWfc" target="_blank">a questo link</a>) o altrui, approfitti anche della “Cuciniera genovese” di <strong>Giobatta Ratto (1863)</strong>, primo ricettario ligure, precedente anche l’Artusi (1891), che s&#8217;impose maggiormente a livello nazionale. Il dolce è ieri come oggi, quanto a shelf-life, ben conservabile **** , e l’abbinamento enologico privilegia il <strong>Moscato</strong> per le versioni alte (buon appetito a Andrea Doria!), ma un passito a bacca bianca per quelli bassi. So bene che v’è anche chi abbina bollicine brut, rosolii o Marsala, ma francamente a costoro non mi riesce di dir altro, e volentieri, che Prosit.</p>
<p><strong>Note al testo</strong></p>
<p>* tanti qui e là i sinonimi, baciccia, pan dö bambin, focaccia sarzanese, pan del marinaio, e – come noto &#8211; <em>Genoa cake</em> nel mondo…</p>
<p>** il mattino del 24 le donne addobbavano la casa con semplici spaghi cui appendere le bacche di ginepro, l’alloro, i rametti di ulivo, i maccheroncini, le noci e le nocciole. E, nel frattempo, gli Abati del Popolo, rappresentanti le Podesterie di Bisagno, Polcevera e Voltri, donavano al Doge il tradizionale “<strong>confêugö</strong>” (un ceppo d’alloro) quale augurio dalle popolazioni fuori porta</p>
<p>*** ottocentesco è anche il <strong>Selkirk bannock</strong>, puro artigianato scozzese (Selkirk è un burgh della Scozia di SE), gustato di solito col thé del pomeriggio</p>
<p>**** a bordo dei mercantili le uvette e le scorze di arancia lavorate con sciroppo di zucchero rimpiazzavano la frutta fresca, che si sarebbe deteriorata durante le lunghe rotte. Ai tempi, infatti, diete senza frutta e verdura fresca uccidevano gli equipaggi con epidemie di scorbuto, fin quando nel Settecento la scienza scoprì l’antidoto della vitamina C… Non a caso, <strong>i “cadrai”</strong> &#8211; presidiando i moli col loro catering &#8211; accoglievano i ritorni issando a bordo scodelle di profumato minestrone fumante, the greenest of greens!<br />
<strong>Umberto Curti<br />
<a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2019/12/umberto-curti1.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-18771" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2019/12/umberto-curti1-300x168.jpg" alt="umberto curti" width="300" height="168" /></a><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2019/12/Ligucibario-mindmap-PNG1.png"><img class="alignleft size-medium wp-image-18796" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2019/12/Ligucibario-mindmap-PNG1-300x225.png" alt="Ligucibario mindmap PNG" width="300" height="225" /></a><br />
</strong></p>
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