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	<title>Ligucibario &#187; corzetti</title>
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		<title>Liguria in bianco. I vini di Ligucibario</title>
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		<pubDate>Wed, 25 Mar 2026 10:24:12 +0000</pubDate>
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<p>I vini bianchi italiani (e liguri) propongono eccellenze, che il mercato sempre più riconosce ed apprezza. Profumi e strutture ben differenti da quelle dei vini rossi, freschezze effervescenze fiori frutti, un &#8220;mood&#8221; che incontra anche intensamente i gusti e le sensibilità femminili, le donne non a caso stanno divenendo anche sommelière capacissime.<br />
Se un turista o un gourmet straniero mi domandasse quali regioni privilegiare, per avvicinarsi all&#8217;Italia &#8220;in bianco&#8221;, gli suggerirei anzitutto la Liguria, la Sicilia, il Veneto ed il Friuli Venezia Giulia, ed infine il Piemonte.<br />
I vini bianchi, un tempo reputati principalmente &#8220;estivi&#8221;, oggi si consumano 12 mesi su 12, e le spumantizzazioni si sono ritagliate spazi ben oltre l&#8217;inizio o la fine del pasto.<br />
In tal modo, in Italia ormai si producono, anche a livello di prodotti certificati DOCG, DOC, DOP e IGT, più bianchi che rossi/rosati.<br />
I vini, tutti i vini ed i bianchi non fanno eccezione, sono microcosmi composti da suolo, clima e lavoro (o per meglio dire know how e passione) dell&#8217;uomo. Quel che entra nella bottiglia è il frutto dell&#8217;uva ma anche della competenza e del sacrificio, non dimentichiamolo mai.<br />
Nei miei più giovani anni frequentavo il ponente ligure in cerca di Pigato, allora il mio bianco prediletto. Talvolta ne sorseggiavo uno insieme a mio padre &#8211; che fino ai 62 anni fu astemio! &#8211; in un ristorante di Varigotti (SV), durante quelle domeniche d&#8217;inverno in cui la costa, semideserta, è ancora più bella, e questo è un ricordo straordinario che porterò sempre con me.<br />
Poi venne la lunga stagione del Vermentino, con Luisa Puppo (mannaggia quant&#8217;è brava!) sovente comparavamo la DOC Riviera ligure di ponente e la DOC Colli di Luni, erano calici brillanti in quei &#8220;duelli&#8221; fra Laura Aschero e Cantine Lunae, fra Poggio dei Gorleri e Giacomelli, fra BioVio e Ottaviano Lambruschi&#8230;<br />
Ma da genovese ho sempre praticato la Bianchetta della Val Polcevera, vino ostinato di una terra che è stata violentata da industrializzazioni e crolli di ponti. Una trattoria me la serviva insieme ai corzetti (quelli a elica, tirati con le dita, che si mangiano col cucchiaio), conditi con la salsa di pinoli ma qualche volta anche da un sugo di coniglio, in bianco, che avrebbe ridestato un defunto&#8230;<br />
Sono poi arcicontento che anche il cosiddetto &#8220;vino di Coronata&#8221; stia ricomparendo su tante tavole, grazie a 3 produttori che lodevolmente competono in qualità.<br />
Quanto al Tigullio, mi ha di frequente regalato, e tuttora mi regala, buon Moscato, a me garba in primis quello di Pino Gino, vigneron a Castiglione Chiavarese, un Moscato ricco di sentori ma poco ruffiano, da servire ben fresco nelle coppe e perfetto coi dolci lievitati, il panettone il pan di spagna il pandoro.<br />
Concludo, e non potrebbe esser diverso, con le Cinque Terre, con quei vitigni bosco, albarola e vermentino aggrappati alla rupe, in una verticalità di fasce terrazzate dai muretti a secco e &#8220;tagliate&#8221; da cremagliere, un paesaggio pressoché unico al mondo. Monterosso Vernazza Corniglia Manarola Riomaggiore, i santuari, la via dell&#8217;amore, Eugenio Montale, il presepe di Manarola&#8230;, cercate amici Lettori di godervele quando (ma quando?) lo sciame dei turisti un poco si dirada&#8230; E un brindisi col bianco della DOC locale, o un granfinale col passito Sciacchetrà, vino solenne, saranno momenti che vi s&#8217;incideranno nel cuore.<br />
<strong>Umberto Curti<br />
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<p>(Luisa Puppo e Umberto Curti, grazie a vaste competenze ed esperienze ormai trentennali a fianco di territori e imprese, propongono consulenze, marketing, social media e attività formative per le destinazioni turistiche, l’enogastronomia e il commercio, con specifici focus sul turismo esperienziale, lo storytelling, l’escursionismo coste/entroterra, e le traduzioni da/in inglese. Contattaci senza impegno su <a href="mailto:info@ligucibario.com">info@ligucibario.com</a>)</p>
<p><strong><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2025/02/umberto.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-25493" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2025/02/umberto-186x300.jpg" alt="umberto" width="186" height="300" /></a><br />
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		<title>Pontedecimo, storia e gastronomia</title>
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		<pubDate>Mon, 15 Dec 2025 11:23:46 +0000</pubDate>
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<p>Una rapida “incombenza” ha condotto Luisa Puppo e me, sabato scorso, a Genova Pontedecimo. E’ però poi divenuta un ottimo pretesto per visitare il <strong>grande plastico in scala 1:87 (circa 12 x 3 m) che Piero Alberto Bella ha donato al Convento dei Cappuccini</strong> e che, dopo <strong>cinque anni di lavoro</strong>, ora schiude al pubblico una <strong>magnifica veduta di Pontedecimo</strong>, località la quale &#8211; come noto &#8211; fu interessata dalla ferrovia che nel 1853-54 unì il porto di Genova alla sabauda Torino.</p>
<p>La costruzione fermodellistica (su cui viaggiano un convoglio passeggeri ed un merci) è tutta auto-costruita manualmente, si basa su accuratissime ricerche storiche, anzitutto foto d’epoca (le quali però erano in bianco e nero), e ricrea “per settori” quel che Pontedecimo fu dal 1900 al 1951. V’è di che restare a bocca aperta, tanto ogni dettaglio è fedelmente riprodotto. E quando – intorno alle ore 17.00 – si è attivato anche il sistema di illuminazione (magnifici i tanti lampioncini), è stato possibile notare come le finestre presentassero all’interno perfino le tendine ricamate.</p>
<p>Salutati Piero Alberto e la sua Signora, pochi passi ci hanno condotto a piazza Pontedecimo, dove poi, imboccando la statale dei Giovi, si prosegue verso Mignanego e Milano. <em>Qui correva la <strong>Via Postumia</strong>, costruita da Roma nel 148 a.C. come strada di “arroccamento”, onde agevolare – anzitutto in caso di conflitti &#8211; il trasporto di uomini ed equipaggiamenti. E qui di fatto nasce il Polcevera, per la confluenza dei rii Verde e Riccò.</em><br />
Le luminarie natalizie davano un’atmosfera tutta dorata ad una piazza che non può purtroppo sottrarsi al rumore e ai fumi delle auto, ma che tuttavia conserva una vivacità commerciale che fa ancora ben sperare.</p>
<p><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2025/12/pontex2.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-29433" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2025/12/pontex2-182x300.jpg" alt="smart" width="182" height="300" /></a></p>
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<p>Due le mie soste con Luisa: una naturalmente alla <strong>pasticceria “Poldo”</strong> (sempre bellissime le vetrine e gli arredi interni), per un tè con paste, e i cavolini alla panna fresca creavano dipendenza. Una vita fa (26 anni fa?) il titolare, Francesco Crocco – che è sempre stato un imprenditore dinamico e creativo &#8211; , fu il nostro primo cliente (direi che conservo ancora come ricordo la fattura per quella nostra consulenza…), infatti con rara lungimiranza Francesco ci richiese  specificamente un piano di marketing e comunicazione. Piano che poi amò definire “la Bibbia” (davvero lusingandoci) e che utilizzò nei periodi successivi per mettere in campo tante idee e testare tante iniziative concrete… Mi viene giocoforza da chiedermi (ma la mia è una di quelle voci che gridano nel deserto): quante attività commerciali che oggi chiudono &#8211; e a Genova è una ecatombe &#8211; potrebbero viceversa restare sul mercato grazie ad un piano di marketing e comunicazione e qualche momento formativo ben strutturato?</p>
<p><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2025/12/pontex3.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-29434" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2025/12/pontex3-300x229.jpg" alt="smart" width="300" height="229" /></a></p>
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<p>La seconda sosta non poteva che essere alla vicina <strong>rosticceria “Saetta”</strong>, i cui prodotti (dal 1958) occhieggiano tentatori dalla curatissima vetrina. Personalmente ho “ceduto” alla galantina e all’insalata russa, ma in altre occasioni mi rivolgerei alla pasta fresca (pansoti&#8230;), alle torte di verdura, ai sott’oli, ai formaggi. Mamma mia quante bontà, v’è solo l’imbarazzo della scelta, sia lode alla cucina ligure! E, last not least, troverete cortesia nel servizio e ragionevolezza nei prezzi.</p>
<p>Se quindi, anche nel periodo delle Feste, avrete un pomeriggio libero, perché non dedicarlo a Pontedecimo, al suo grande plastico ferroviario, e ad un po’ di shopping di qualità, dolce e salato? La val Polcevera è la valle dei corzetti, del salame (e della mostardella) di Sant&#8217;Olcese, del &#8220;pan da Guardia&#8221;&#8230;</p>
<p><strong>Umberto Curti</strong></p>
<p>Luisa Puppo e Umberto Curti, grazie a vaste competenze ed esperienze ormai trentennali a fianco di territori e imprese, propongono consulenze, marketing, social media e attività formative per le destinazioni turistiche, l’enogastronomia e il commercio, con specifici focus sul turismo esperienziale, lo storytelling, l’escursionismo coste/entroterra, e le traduzioni da/in inglese (naviga anche <a href="https://liguriabyluisa.blogspot.com/" target="_blank">LiguriabyLuisa</a>, interamente in lingua inglese). Contattaci senza impegno su <a href="mailto:info@ligucibario.com">info@ligucibario.com</a></p>
<p><strong><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2025/02/umberto.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-25493" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2025/02/umberto-186x300.jpg" alt="umberto" width="186" height="300" /></a><br />
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		<title>Corzetti o croxetti?</title>
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		<pubDate>Thu, 22 May 2025 12:37:52 +0000</pubDate>
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				<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_26216" style="width: 310px" class="wp-caption alignleft"><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2025/05/stampi-corzetti.jpg"><img class="size-medium wp-image-26216" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2025/05/stampi-corzetti-300x168.jpg" alt="stampi croxetti" width="300" height="168" /></a><p class="wp-caption-text">stampi croxetti</p></div>
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<p>Ho saputo dai media che chef Alessandro Borghese e la sua troupe, per la fortunata trasmissione “4 ristoranti”, faranno visita anche ad una (ottima) trattoria del Genovesato e sperimenteranno la pasta che chiamiamo croxetti.</p>
<p>Erano già stati a Genova nel 2018 in cerca del miglior ristorante dei carruggi, e &#8216;C&#8217;era una volta&#8217; prevalse su &#8217;20tre&#8217;, &#8216;Le Cantine Squarciafico&#8217; e &#8216;Cashmere &amp; Lobster&#8217;. In Liguria vennero poi nel 2019 (V edizione) in cerca del miglior ristorante a gestione famigliare della Riviera dei Fiori, e &#8216;Da U Titti &#8211; Riccardo e Chiara&#8217; di Lingueglietta (Cipressa) prevalse su &#8216;Ristorante Marco Polo&#8217;, &#8216;Casa &amp; Bottega&#8217; e &#8216;Da Nicò&#8217;. Nella stagione 2022-2023 esplorarono infine il miglior ristorante del Parco nazionale delle Cinque Terre, e &#8216;Luca&#8217; di Vernazza prevalse su &#8216;Rio Bistrot&#8217;, &#8216;Da Ely&#8217; e &#8216;Il Casello&#8217;.</p>
<p>Ma veniamo alla pasta, tema della puntata: debbo dirvi che in Liguria non solo si tende a confondere i croxetti coi corzetti, ma di fatto rimane ignota anche l’origine del nome di questo formato. Che, appunto, ricorre come croxetti verso il Levante, ma come corzetti in val Polcevera, riferita a due formati assai diversi tra loro.</p>
<div id="attachment_26217" style="width: 310px" class="wp-caption alignleft"><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2025/05/corzetti.jpg"><img class="size-medium wp-image-26217" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2025/05/corzetti-300x225.jpg" alt="corzetti" width="300" height="225" /></a><p class="wp-caption-text">corzetti</p></div>
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<p>I corzetti, tipici ad esempio di Campomorone (GE), antichissimi, si condiscono magnificamente con la salsa di pinoli (la più recente fra le salse da mortaio) o, finanze un tempo permettendo, con sugo d’arrosto o di coniglio o di funghi. Non so se la forma li colleghi ai corsetti femminili. Si tratta comunque di pasta fresca di grano tenero, all’uovo, hanno la classica forma ad elica, ad “otto” come i corsetti, vengono tirati con le dita e costituivano il piatto del Cenone di capodanno col sugo di maiale, nell’impasto entrava talora la persa. La cottura dura 10 minuti, buttarne un etto e mezzo a persona. I genovesi doc li mangiano col cucchiaio e li abbinano al DOC Val Polcevera – beninteso bianco se conditi con la salsa/il sugo di pinoli, e rosso se conditi col sugo &#8211; . Sul tema è uscito nel 2024 anche un pregevole volumetto di Chiara Parente…</p>
<div id="attachment_26218" style="width: 310px" class="wp-caption alignleft"><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2025/05/DSCN8693.jpg"><img class="size-medium wp-image-26218" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2025/05/DSCN8693-300x225.jpg" alt="croxetti" width="300" height="225" /></a><p class="wp-caption-text">croxetti</p></div>
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<p>I croxetti viceversa sono dischi di pasta rotondi, di circa 4-5 cm di diametro, e presentano &#8211; incise &#8211; immagini e araldiche (croce cristiana, stemma di famiglia, stemma del pastaio…), utilizzando “formine” di un legno duro che non contenga tannini. La particolarità di questa pasta è proprio legata agli stampi, la cui origine risale alla Repubblica Marinara di Genova, le cui monete recavano su un lato il simbolo della croce (tuttavia il nome meglio si legherebbe forse a croset/cruset/crouzet, provenzale, pasta <em>scavata, incassata</em>, donde anche crêuza?). Ma le varie podesterie, soprattutto quelle più rurali e defilate, battevano monete proprie, connotate da altre simbologie che poi venivano trasportate anche sulla pasta: stemmi di casate, rosoni di chiese, vari tipi di cibi e barche a vela&#8230; Era comunque una pasta da solennità e feste, da banchetto rituale: nei matrimoni il padre dello sposo donava alla futura nuora un vassoio di croxetti completi del relativo stampo in legno. Quando Elisabetta Farnese nel XVIII secolo transitò per Varese Ligure in val di Vara lungo il viaggio per raggiungere lo sposo Filippo V, in Spagna, fu ospite dei patrizi Cesena, che predisposero i croxetti proprio per lei. Nel 1729 il Doge di Genova stesso, ricevendo una rappresentanza del sovrano del Marocco, tra le pietanze fece servire i croxetti. A Chiavari (GE) opera ancora un artigiano, Casoni, in grado di realizzare gli arabeschi voluti, che nei solchi fra l’altro trattengono bene il sugo. Un altro, Picetti, era a Varese Ligure (SP), è mancato di recente, mi risulta siano le figlie Alessandra e Monica a proseguirne l’attività. Tuttora custoditi e utilizzati dalle famiglie locali, gli stampi sono formati da due cilindri con diametro da 55 a 65 mm. Il primo è sagomato, così da essere impugnato per pressare idoneamente la pasta e disegnare la decorazione su un lato. Il secondo funge da base, anch’essa lavorata con una decorazione, e permette anche di ritagliare il disco. Nella zona del Tigullio, a Chiavari, Lavagna e Sestri Levante è uso imprimere tendenzialmente una sola faccia, mentre a Varese Ligure entrambe. I croxetti possono impastarsi rossi (col pomodoro), verdi (con gli spinaci)… La sfoglia – con uova &#8211; è spessa 1-2 mm, riposa una mezz’ora fuori frigo e quindi cuoce in un paio di minuti al massimo. Si mangiano – essendo grossi come medaglioni &#8211; ovviamente con la forchetta, e non col cucchiaio come i corzetti della val Polcevera. Varese Ligure è uno dei luoghi più coerenti per degustarli, ma ve n’è un tipo anche a Bedonia (PR). In origine si condivano “suolo a suolo” (cioè a strati come le lasagne) col sugo di funghi, i porcini freschi a fette, o le lumache in zimino. Talora si profumano con foglie di basilico tritate grossolanamente a coltello. Il sugo richiede ad esempio un DOC Dolceacqua base, il pesto un DOC Riviera ligure di ponente Pigato, alla giusta temperatura e nei giusti calici.</p>
<p>Nessuno davvero potrebbe imputare a Ligucibario® di non amare i croxetti. Essi sono infatti anche i protagonisti di una ricetta che ho ideato per il Comune di Genova in occasione delle “Rolli experience”: i croxetti del Doge, pubblicati anche da “La cucina italiana” (<a title="i croxetti del doge" href="https://www.lacucinaitaliana.it/article/croxetti-doge-liguria-la-migliore-ricetta-italiana/" target="_blank">link qui</a>).</p>
<p>Ma per concludere, che siano corzetti o siano croxetti l’importante è gustarli nella loro autenticità 100% ligure…<br />
<strong>Umberto Curti<br />
</strong></p>
<p>(Luisa Puppo e Umberto Curti, grazie a vaste competenze ed esperienze a fianco di territori e imprese, propongono consulenze, marketing, social media e attività formative per le destinazioni turistiche e l’enogastronomia, con specifici focus sul turismo esperienziale, lo storytelling, l’escursionismo coste/entroterra, e le traduzioni da/in inglese. Contattaci senza impegno su info@ligucibario.com)</p>
<div id="attachment_25797" style="width: 310px" class="wp-caption alignleft"><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2025/03/IMG_20250315_181708.jpg"><img class="size-medium wp-image-25797" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2025/03/IMG_20250315_181708-300x225.jpg" alt="umberto curti al convegno sull'emigrazione presso il MEI di genova" width="300" height="225" /></a><p class="wp-caption-text">umberto curti al convegno sull&#8217;emigrazione presso il MEI di genova</p></div>
<p><strong> </strong></p>
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		<title>Cucina ligure domande e risposte(24). Il pesto è una salsa?</title>
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		<pubDate>Mon, 07 Apr 2025 08:03:11 +0000</pubDate>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2025/03/CUCINA-LIGURE-DOMANDE-E-RISPOSTE-300x2511.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-25685" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2025/03/CUCINA-LIGURE-DOMANDE-E-RISPOSTE-300x2511-300x251.jpg" alt="CUCINA-LIGURE-DOMANDE-E-RISPOSTE-300x251" width="300" height="251" /></a></p>
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<p>Cucina ligure domande e risposte. Un lungo viaggio con Umberto Curti attraverso più di cento &#8220;dubbi&#8221; e curiosità che riguardano la cucina ligure e genovese: <em>corzetti</em> o <em>croxetti</em>? <em>Cuculli</em> o <em>friscêu? </em>Il sugo alla genovese è genovese? E&#8217; più antico il pandolce alto o quello basso? Stoccafisso o baccalà?</p>
<p>Eccovi la nuova puntata della rubrica ospitata da Ligucibario® per gli appassionati, i cuochi, i turisti, i gastronauti e i foodblogger&#8230;. Un centinaio di casi ricorrenti che abbiamo strutturato in FAQ alle quali andremo a rispondere nei prossimi mesi.</p>
<h2>Il pesto è una salsa?</h2>
<h2></h2>
<p><strong>24. il pesto è una salsa? </strong>Certamente sì, ovvero una preparazione a crudo (diversamente da un sugo), in cui pertanto primeggia la qualità delle materie prime. Il pesto &#8211; celebrità che a mio parere non necessita di mortai gonfiabili sul Tamigi&#8230; &#8211; appartiene a quella famiglia di preparazioni al mortaio che in Liguria comprendono anche la salsa di noci (perfetta coi pansoti), la salsa di pinoli (perfetta coi corzetti valpolceveraschi), il marò di fave (marò proviene significativamente dall&#8217;arabo), il machetto di sardine (parente di garum e colature)&#8230; In qualche modo esse discendono da &#8220;madre agliata&#8221; (sarsa aggiadd-a), che certo non accompagnava la pasta, e fra gli ingredienti il sale fungeva sempre da conservante, l&#8217;aglio da disinfettante. Direi che nel tempo Ligucibario® ha ripetutamente chiarito pressoché ogni aspetto del tema, vi basta cliccare le relative voci sull'&#8221;alfabeto del gusto&#8221;, e l&#8217;auspicio è che anche le meno conosciute non si estinguano&#8230;</p>
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<h2>Continua a seguire la nostra rubrica &#8220;Cucina ligure domande e risposte&#8221;.</h2>
<p>Clicca qui per <a title="cucina ligure domande e risposte" href="https://www.ligucibario.com/cucina-ligure-domande-e-risposte23-cose-un-berodo/" target="_blank">la ventitreesima faq</a></p>
<p><strong>Umberto Curti<br />
</strong></p>
<p>(Luisa Puppo e Umberto Curti, grazie a vaste competenze ed esperienze a fianco di territori e imprese, propongono consulenze, marketing, social media e attività formative per le destinazioni turistiche e l’enogastronomia, con specifici focus sul turismo esperienziale, lo storytelling, l’escursionismo coste/entroterra, e le traduzioni da/in inglese. Contattaci senza impegno su info@ligucibario.com)</p>
<p><strong><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2025/02/umberto.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-25493" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2025/02/umberto-186x300.jpg" alt="umberto" width="186" height="300" /></a></strong></p>
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		<title>Cucina ligure domande e risposte (2). Corzetti o croxetti?</title>
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		<pubDate>Wed, 05 Mar 2025 10:08:20 +0000</pubDate>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2025/03/CUCINA-LIGURE-DOMANDE-E-RISPOSTE-300x2511.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-25685" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2025/03/CUCINA-LIGURE-DOMANDE-E-RISPOSTE-300x2511-300x251.jpg" alt="CUCINA-LIGURE-DOMANDE-E-RISPOSTE-300x251" width="300" height="251" /></a></p>
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<p>Cucina ligure domande e risposte. Un lungo viaggio con Umberto Curti attraverso più di cento &#8220;dubbi&#8221; e curiosità che riguardano la cucina ligure e genovese. Eccovi la seconda puntata della rubrica ideata da Ligucibario® per gli appassionati, i cuochi, i turisti, i gastronauti e i foodblogger&#8230;.</p>
<h2><em>Corzetti</em> o <em>croxetti</em>?</h2>
<h2></h2>
<p><strong>2.</strong> <em><strong>corzetti e croxetti sono la stessa cosa?</strong></em> Tendenzialmente no. Corzetti andrebbe riferito alla tipicità della val Polcevera, una pasta antica, di piccolo formato &#8220;a elica&#8221;, tirata con le dita sino a modellare una sorta di &#8220;8&#8221;, che si mangiava col cucchiaio, condita anzitutto con sugo di coniglio, o di funghi, o salsa di pinoli. Croxetti andrebbe invece riferito ai &#8220;medaglioni&#8221; di pasta tondi, circa 4-5 cm il diametro, che s&#8217;incontrano maggiormente nella Liguria di levante (e in aree le quali non di rado furono fliscane quindi guelfe), e che possono recare incisi &#8211; con appositi stampini &#8211; ora stemmi araldici, ora simboli del pastaio, ora (voga più recente) iniziali di sposi&#8230; L&#8217;origine del vocabolo è molto discussa, nessuna tesi mi persuade fino in fondo&#8230; I corzetti ricorderebbero forse un po&#8217; i corsetti femminili, e sui croxetti si potevano &#8220;scavare&#8221; croci, oppure croxetti si legherebbe addirittura a crêuza, nel senso che anche la crêuza viene erosa, avvallata&#8230; Ai croxetti &#8211; che affascinano, tanto più incontrando a Chiavari e a Varese Ligure gli artigiani che ancora realizzano gli stampini per rifinirli &#8211; ho dedicato non a caso una ricetta specifica, pubblicata da &#8220;La cucina italiana&#8221;, leggila <a title="i croxetti del doge" href="https://www.lacucinaitaliana.it/article/croxetti-doge-liguria-la-migliore-ricetta-italiana/" target="_blank">a questo link</a>.</p>
<p><em>Corzetti</em> o <em>croxetti</em>?</p>
<p>Clicca qui per la prima faq di <a href="https://www.ligucibario.com/cucina-ligure-domande-e-risposte-1/" target="_blank">Cucina ligure domande e risposte</a></p>
<p>Umberto Curti<br />
<a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2025/02/umberto.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-25493" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2025/02/umberto-186x300.jpg" alt="umberto" width="186" height="300" /></a></p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.ligucibario.com/cucina-ligure-domande-e-risposte-2-corzetti-o-croxetti/">Cucina ligure domande e risposte (2). Corzetti o croxetti?</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://www.ligucibario.com">Ligucibario</a>.</p>
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		<title>Cucina ligure domande e risposte (1). Il sugo alla genovese è genovese?</title>
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		<pubDate>Tue, 04 Mar 2025 10:05:34 +0000</pubDate>
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<div id="attachment_25653" style="width: 310px" class="wp-caption alignleft"><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2025/03/CUCINA-LIGURE-DOMANDE-E-RISPOSTE.jpg"><img class="size-medium wp-image-25653" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2025/03/CUCINA-LIGURE-DOMANDE-E-RISPOSTE-300x251.jpg" alt="CUCINA LIGURE DOMANDE E RISPOSTE" width="300" height="251" /></a><p class="wp-caption-text">Cucina ligure domande e risposte</p></div>
<p>Cucina ligure domande e risposte.</p>
<p>La cucina italiana è verosimilmente la più famosa al mondo (ammesso che una cucina italiana “esista”, e non sia viceversa la meravigliosa sommatoria di 20 cucine regionali fieramente legate ai propri localismi…). Ma, nonostante ciò, sovente sussistono, anche nel caso delle ricette più storiche e celebri, ancora tanti dubbi e quindi tante narrazioni inesatte, lo percepisco quando gli allievi nei corsi e i presenti alle conferenze mi domandano magari precisazioni sulla pizza napoletana “originaria” (che non è la margherita bensì la mastunicola…), o sulla carbonara romana (che chiede sempre il guanciale e sempre rifiuta la cipolla…), o sul cacciucco livornese (parola che va scritta rigorosamente con 5 ‘c’, alludendo al numero minimo di varietà di pescato con cui realizzarla: cozze, cicale…), o sul baccalà alla vicentina (che non è baccalà bensì stoccafisso…), eccetera eccetera.</p>
<h2>Cucina ligure domande e risposte</h2>
<p>Anche la cucina ligure-genovese spesso dà spazio ad incertezze e quindi ad opinioni errate. In spirito di servizio Ligucibario® ha individuato oltre un centinaio di “casi” ricorrenti e oggi avvia una rubrica a cadenza giornaliera – <strong><em>cucina ligure domande e risposte</em></strong> &#8211; in cui chiarire “una volta per tutte” se i cuculli sono i friscêu, se i corzetti sono i croxetti, se il pandolce basso è il più antico o il più recente, se le trippe sono l’intestino o gli stomaci del bovino, e così via…</p>
<p>La prima faq a cui rispondiamo concerne il cosiddetto “<strong>sugo alla genovese</strong>”. Confidiamo quindi, nel giro di alcuni mesi, di soddisfare un po’ tutte le principali controversie e curiosità che talvolta, purtroppo, possono anche nuocere all’esecuzione di un piatto (si pensi alla prescinsêua nella focaccia col formaggio) o al suo abbinamento enologico (si pensi ai matching pesto-vini rossi). Poi, naturalmente, ognuno rimarrà libero di regolarsi come meglio crede.</p>
<p>Come sempre, attendiamo i vostri commenti!</p>
<h2><em><strong>1. il sugo alla genovese è genovese?</strong></em></h2>
<p><em><strong>No, la genovese o genovesa è un importante condimento per pasta (non un ragù) tipico di Napoli, la carne viene stufata in un ampio tegame con abbondantissima cipolla (ottima la ramata di Montoro), odori e niente pomodoro. Tuttavia si ipotizza che sia approdata al golfo partenopeo per opera (siamo nel &#8216;400?) di marinai, tavernieri o mercanti genovesi&#8230; Il tocco di carne è come a Genova il &#8220;reale&#8221;, e come formati di pasta si privilegiano ziti e maccheroni. Alla fine si possono spolverare con pecorino o parmigiano e, se piace, pepe. Personalmente gli abbino un rosso di non eccessiva struttura, servito a 17°C in tulipani a stelo medio.</strong></em></p>
<p>Clicca qui per la seconda faq di <a href="https://www.ligucibario.com/cucina-ligure-domande-e-risposte-2-corzetti-o-croxetti/" target="_blank">Cucina ligure domande e risposte</a></p>
<p>Umberto Curti</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.ligucibario.com/cucina-ligure-domande-e-risposte-1/">Cucina ligure domande e risposte (1). Il sugo alla genovese è genovese?</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://www.ligucibario.com">Ligucibario</a>.</p>
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		<title>Il pesto secondo Ligucibario</title>
		<link>https://www.ligucibario.com/il-pesto-secondo-ligucibario/</link>
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		<pubDate>Thu, 18 Mar 2021 14:36:41 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>Il pesto zeneize è una salsa a crudo, “pestata” nel mortaio (il marmo di Colonnata è il più idoneo) da un pestello di legni duri, non il castagno. Il mortaio è strumento già noto almeno agli Egizi, uno di quei manufatti cui esser debitori in termini di avanzamento della civiltà (il calore dei velocissimi frullatori ...<a class="post-readmore" href="https://www.ligucibario.com/il-pesto-secondo-ligucibario/">leggi tutto</a></p>
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<p>Il pesto <em>zeneize</em> è <strong>una salsa a crudo</strong>, “pestata” nel <strong>mortaio</strong> (il marmo di Colonnata è il più idoneo) da un pestello di legni duri, non il castagno.<br />
Il mortaio è strumento già noto almeno agli Egizi, uno di quei manufatti cui esser debitori in termini di avanzamento della civiltà (il calore dei velocissimi frullatori elettrici purtroppo ossida i polifenoli aromatici contenuti nelle foglioline di basilico&#8230;). E un composto di formaggio ed erbette figura già in un poemetto, il <em>Moretum</em>, che fu erroneamente attribuito a Virgilio, nella scena che quei versi ritraggono un contadino lo consuma come breakfast&#8230;<br />
Della parola non deteniamo l’esclusiva neppur &#8220;geografica&#8221;, esiste un <em>pistou</em> in Provenza, un pesto rosso in Sicilia (a Trapani…), un gras pistà in Padanìa… In Liguria deteniamo tuttavia l&#8217;abitudine a molte salse a cominciare <strong>dall’agliata, e penso al marò di fave, al machetto di sardine o di acciughe (sorta di garum e di colatura), alla salsa di noci per i pansoti, a quella di pinoli per i corzetti della Val Polcevera</strong>, tirati con le dita a “8”, come microeliche. Di tutte ovviamente hai su Ligucibario notizie e ricette (<a href="https://www.ligucibario.com/alfabeto_del_gusto/" target="_blank">clicca qui</a> per l&#8217;elenco delle voci dell&#8217;alfabeto del gusto).<br />
Circa la pianta del basilico scriveva Giovanni Vittore Soderini, agronomo nel ‘500: “…serve nell’insalate da mescolame, e dà loro buon sapore e odore, essendo quest’erba odorosissima. E’ in uso per la salsa, e la fa eccellente accompagnato e pesto (pestato) con le punte de’ roghi. Ha di proprio il bassilico rompere il vento, mollificar lo stomaco, provocar l’orina, e far venire alle donne copioso latte”.<br />
In tal senso, non esiste neppure una sola ed autentica ricetta del pesto (l’attuale nasce più o meno coeva alla <em>Cuciniera</em> di <strong>Giobatta Ratto</strong> del 1863), poiché prima delle serre si rimpiazzava il basilico con quel che c&#8217;era. Ma a parer mio gl’ingredienti chiave sono invece l’aglio (antibatterico quanto il sale è conservante) e il pecorino sardo, perché la Genova dei dogi intratteneva intensi commerci con Corsica e Sardegna… Il basilico invece, sin quando non sorsero <strong>le prime serre</strong> (anch’esse a fine ‘800, vedasi Pra&#8217;), poteva come detto esser sostituito da altri erbaggi e vegetali, maggiorana (persa) menta prezzemolo borragine spinaci fagiolini….<br />
Oggi al pesto abbiniamo con successo <strong>trenette, mandilli, trofiette, picagge</strong>, <strong>testaroli,</strong> <strong>gnocchi di patate</strong>, ma un tempo esso aggiustava agliatissimo (sorta di bagnet verd) i pesci e le carni, talora maleolenti, dato che la catena del freddo era ben al di là dal venire, e presumo si dovesse transitare presso certi mercati e macelli premendo un fazzoletto sul naso&#8230;<br />
Veniamo ora alla ricetta (1), dato che è affascinante prepararsi il pesto fresco da sé (più che comprarlo), e richiede circa un quarto d&#8217;ora non di più, donando al composto una consistenza perfetta, non troppo fluida né troppo granulosa. Le famiglie d&#8217;un tempo usavano i mortai anche come fermaporte e vasi per piante, e differenziavano i pestelli oppure ne usavano a doppia testa, una &#8211; comprensibilmente &#8211; per lavorare i preparati con aglio, ovvero bombe di solfuro di zolfo-allicina, l&#8217;altra per gli altri&#8230; (1) l&#8217;articolo sul pesto a firma Scaparone-Meoli apparso sull&#8217;inserto <em>Specchio</em> del 14/3/2021 (pp. 30-31) conteneva a mio avviso alcune imprecisioni.</p>
<p><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2021/03/DSCN1569.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-20277" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2021/03/DSCN1569-300x225.jpg" alt="DSCN1569" width="300" height="225" /></a>Ecco perciò l&#8217;<strong>aglio</strong> privato di camicia e anima, i <strong>pinoli</strong> pisani o comunque italiani (se usassi le noci bada di eliminare le bucce amare dei gherigli), il <strong>sale grosso</strong> marino, il <strong>basilico genovese DOP</strong> giovanissimo (lavato e tamponato con “dolcezza”), il <strong>parmigiano reggiano 18-24 mesi e il pecorino sardo 10-12 </strong>mesi (6-7 parti di parmigiano ogni 3-4 di pecorino), e last non least il delicato <strong>extravergine DOP Riviera Ligure</strong> filo (c&#8217;è sempre tempo per aggiungerne). Se non hai parmigiano userai grana padano, se non hai fiore sardo userai pecorini romani o toscani.<br />
Durante la preparazione è bene assaggiarla, taluni aggiungono anche un ricciolo di burro sopra la pasta, e non lo riterrei un reato penale dato che nelle campagne il burro era sovente più disponibile dell&#8217;olio… Dopodiché bisogna averne cura, e coprirlo d&#8217;olio. Il mortaio si ripristina con un minimo lavaggio d&#8217;acqua tiepida con qualche goccia di limone/aceto.<br />
Quale vino infine abbinare? Beh, il metileugenolo del basilico chiama un bianco con tenui note “verdi”, in Liguria v’è la mediterraneità del <strong>Pigato</strong>, e fuori Liguria la Favorita, la Malvasia secca, il Sauvignon, eventualmente un Riesling… Sperimentare è sempre la via maestra.<br />
<strong>Umberto Curti</strong><br />
(articolo di proprietà dell&#8217;autore, concesso originariamente ad altra piattaforma ed ora non più online)<br />
<a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2019/12/umberto-curti1.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-18771" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2019/12/umberto-curti1-300x168.jpg" alt="umberto curti" width="300" height="168" /></a><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2019/12/Ligucibario-mindmap-PNG1.png"><img class="alignleft size-medium wp-image-18796" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2019/12/Ligucibario-mindmap-PNG1-300x225.png" alt="Ligucibario mindmap PNG" width="300" height="225" /></a></p>
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		<title>Minestrone di verdure</title>
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		<pubDate>Wed, 17 Mar 2021 13:18:42 +0000</pubDate>
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<p>Minestrone di verdure. E&#8217; la ricetta 47 dell&#8217;<strong>Artusi</strong> (che però della Liguria ignora sia il pesto che la focaccia): «Il minestrone mi richiama alla memoria un anno di pubbliche angoscie e un caso mio singolare. Mi trovavo a Livorno al tempo delle bagnature l&#8217;anno di grazia 1855, e il colera che serpeggiava qua e là in qualche provincia d&#8217;Italia, teneva ognuno in timore di un&#8217;invasione generale che poi non si fece aspettare a lungo. Un sabato sera entro in una trattoria e dimando: &#8211; Che c&#8217;è di minestra? &#8211; Il minestrone, &#8211; mi fu risposto. &#8211; Ben venga il minestrone, &#8211; diss&#8217;io. Pranzai e, fatta una passeggiata, me ne andai a dormire. Avevo preso alloggio in Piazza del Voltone in una palazzina tutta bianca e nuovissima tenuta da un certo Domenici; ma la notte cominciai a sentirmi una rivoluzione in corpo da fare spavento; laonde passeggiate continue a quel gabinetto che più propriamente in Italia si dovrebbe chiamar luogo scomodo e non luogo comodo. &#8211; Maledetto minestrone, non mi buscheri più! &#8211; andavo spesso esclamando pieno di mal animo contro di lui che era forse del tutto innocente e senza colpa veruna. Fatto giorno e sentendomi estenuato, presi la corsa del primo treno e scappai a Firenze ove mi sentii subito riavere. Il lunedì giunge la triste notizia che il colera è scoppiato a Livorno e per primo n&#8217;è stato colpito a morte il Domenici. &#8211; Altro che minestrone! &#8211; Dopo tre prove, perfezionandolo sempre, ecco come lo avrei composto a gusto mio: padronissimi di modificarlo a modo vostro a seconda del gusto d&#8217;ogni paese e degli ortaggi che vi si trovano. Mettete il solito lesso e per primo cuocete a parte nel brodo un pugnello di fagiuoli sgranati ossia freschi: se sono secchi date loro mezza cottura nell&#8217;acqua. Trinciate a striscie sottili cavolo verzotto, spinaci e poca bietola, teneteli in molle nell&#8217;acqua fresca, poi metteteli in una cazzaruola all&#8217;asciutto e fatta che abbiano l&#8217;acqua sul fuoco, scolateli bene strizzandoli col mestolo. Se trattasi di una minestra per quattro o cinque persone, preparate un battuto con grammi 40 di prosciutto grasso, uno spicchio d&#8217;aglio, un pizzico di prezzemolo, fatelo soffriggere, poi versatelo nella detta cazzaruola insieme con sedano, carota, una patata, uno zucchino e pochissima cipolla, il tutto tagliato a sottili e corti filetti. Aggiungete i fagiuoli, e, se credete, qualche cotenna di maiale come alcuni usano, un poco di sugo di pomodoro, o conserva, condite con pepe e sale e fate cuocere il tutto con brodo. Per ultimo versate riso in quantità sufficiente onde il minestrone riesca quasi asciutto e prima di levarlo gettate nel medesimo un buon pizzico di parmigiano. Vi avverto però che questa non è minestra per gli stomachi deboli. »</p>
<p>Torniamo ora a Genova (Artusi infatti era romagnolo di Forlimpopoli). Un critico teatrale ha definito il nostro minestrone “le fondamenta della cucina patriarcale dei liguri… un segreto che ha <strong>il profumo del basilico e dell’aglio</strong> ben pestati e intrisi di formaggio forte…” Quando ancora – o comunque ben più che oggi &#8211; si rispettavano le stagioni, esso era un uso “salutare” di primavera e autunno, e da zuppa si trasformava in minestra tramite l&#8217;aggiunta di <strong>alcuni e non altri tipi di pasta</strong>, i vermicelli, i corzetti della val Polcevera (<em>Cuciniera</em> del Ratto, 1863), i brichetti (fiammiferi), lo scucussùn (gragnuola) che per suono s’apparenta al couscous, i maccheroncini rigati o lisci (mostaccioli), le fettuccine di grani forse più &#8220;puliti&#8221; degli attuali…</p>
<p><strong>Giobatta Ratto</strong>, nella sua <em>Cuciniera genovese</em> testé citata (best seller dalle cento ristampe), preliminarmente friggeva le verdure con funghi secchi e acciughe salate, de gustibus&#8230; Mentre <strong>lo chef savonese Ferrer Manuelli</strong> – circa un secolo dopo &#8211; aggiungeva lardo, e malgrado prue e vele di una cucina marinara come poche (e come dimenticare le sue bretelle &#8220;ospiti&#8221; in tv di Veronelli?) questa si direbbe usanza forse quasi “longobarda”.</p>
<p>Il minestrone, sia come sia, c&#8217;era sempre nei pentoloni di quei <strong>cadrai</strong> (Ruscin, Dria&#8230;) e di quelle “spezzine” (chiatte attrezzate per il catering) che tentavano gli esausti marinai all&#8217;àncora con cibarie fresche – e vino &#8211; . E qualunque casalinga sa che il segreto del minestrone perfetto consiste sempre nella lunga cottura di molte verdure nell’acqua (all’inizio fredda, poi arricchita da un filo d’extravergine e da una crosta di parmigiano raschiata), e poi nella pressatura di alcune, schiacciandole sulla schiumarola con una forchetta (densità e gusto!). L&#8217;eventuale <strong>pesto</strong> va aggiunto al termine, fuori cottura, poiché il basilico ovviamente<b> non ama il calore..</b>. A <a title="curti minestrone genovese" href="https://liguricettario.blogspot.com/2010/10/minestrone-di-verdure_10.html" target="_blank">questo link</a> amico Lettore hai come sempre la mia ricetta.</p>
<p>Vorrei infine, a maggior ragione quando servono turisti e buongustai stranieri, che le trattorie servissero il minestrone tiepido, e casomai freddo in estate, ma mai caldo. E nel calice sposassero sempre Bianchetta, Vermentino, Pigato, ovvero le nostre gloriose DOC.</p>
<p><strong>Umberto Curti<br />
</strong>(articolo di proprietà dell&#8217;autore, concesso originariamente ad altra piattaforma ed ora non più online)</p>
<p><strong> <a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2019/12/umberto-curti.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-18765" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2019/12/umberto-curti-300x168.jpg" alt="umberto curti" width="300" height="168" /></a><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2019/12/Ligucibario-mindmap-PNG.png"><img class="alignleft size-medium wp-image-18794" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2019/12/Ligucibario-mindmap-PNG-300x225.png" alt="Ligucibario mindmap PNG" width="300" height="225" /></a><br />
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		<title>Genova, a tavola San Silvestro schiude l&#8217;anno nuovo</title>
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		<pubDate>Thu, 07 Jan 2021 15:52:30 +0000</pubDate>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2021/01/lenticchie.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-20092" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2021/01/lenticchie-300x225.jpg" alt="smart" width="300" height="225" /></a></p>
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<p>Genova, a tavola San Silvestro schiude l&#8217;anno nuovo&#8230;</p>
<p>E’ stato un “cenone” di <strong>Capodanno homemade</strong>, stavolta, cucinato insieme a Luisa anche con l’intento di sentir vicini alcuni luoghi, alcune persone, alcune situazioni…, ora che finalmente il 2020 cede il posto all’anno nuovo.<br />
Non un menu alla genovese, che secondo rituali il 31 dicembre e l&#8217;1 gennaio prevedeva – liberamente, caso per caso – <strong>la farinata, corzetti, stoccafissi, fritto di terra</strong> (carni e verdure)…, e naturalmente il “ricorso” conclusivo ad alcuni must delle feste natalizie, fra cui in primis il mitico <strong>pandolce zeneize, e i canditi</strong>…<br />
Ma un menu, questo sì, che proponesse una piacevole escalation gustativa, beninteso garantendo alcune “tappe” liguri, e ovviamente le lenticchie portafortuna (ovvero palanche).<br />
<a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2021/01/galantina-di-maiale.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-20093" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2021/01/galantina-di-maiale-300x225.jpg" alt="smart" width="300" height="225" /></a>Abbiamo così cominciato con <strong>le galantine</strong> di vitella e di maiale della bottega “Sciutto” in piazza Scio, alla Foce, tempio di cose buone, miniera di formaggi nota a innumerevoli gourmet. E qui mi sovviene perfino di Eugenio Montale, leggimi <a href="https://www.ligucibario.com/a-tavola-con-eugenio-montale/" target="_blank">a questo link</a>&#8230;</p>
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Il secondo antipasto è consistito in un tortino, semplice semplice, di melanzane, su cui versare alla fine un filo caldo di fonduta di Parmigiano Reggiano 18 mesi.<a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2021/01/sformatino-melanzane.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-20094" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2021/01/sformatino-melanzane-225x300.jpg" alt="smart" width="225" height="300" /></a></p>
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<p>Ecco poi i rigatoni con sugo di coniglio e melanzane, ricetta simile a qualcosa che vidi eseguire in televisione da Mattia Poggi, giovane cuoco ligure molto simpatico e molto attivo su Alice.tv. <a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2021/01/rigatoni-coniglio-melanzane.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-20095" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2021/01/rigatoni-coniglio-melanzane-225x300.jpg" alt="smart" width="225" height="300" /></a>Piatto assai riuscito, che mi riservo di ripreparare anche con paccheri e con mezze maniche, magari variando anche la verdura (in stagione zucchine?). L&#8217;abbinamento con un Riesling alsaziano, davvero fascinoso nella sua complessità, idrocarburi, note citrine, fiori bianchi e infine fruttato, si è rivelato non audace.</p>
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<p><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2021/01/riesling-alsazia.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-20096" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2021/01/riesling-alsazia-225x300.jpg" alt="smart" width="225" height="300" /></a></p>
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<p>Immancabile, per secondo, lo stinco (di una celebre azienda lombarda) accompagnato dalle lenticchie in umido, arricchite quanto a sapore da scalogni, alloro, vino rosso… <a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2021/01/stinco.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-20097" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2021/01/stinco-225x300.jpg" alt="smart" width="225" height="300" /></a>Questa carne ha richiesto un Rosso di Montalcino, sangiovese in purezza, dalla struttura corroborante, rosso rubino, forte personalità olfattiva, in bocca asciutto, con tannini ben risolti e non spigolosi.</p>
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<p><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2021/01/rosso-di-montalcino.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-20098" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2021/01/rosso-di-montalcino-225x300.jpg" alt="smart" width="225" height="300" /></a></p>
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Granfinale con la <strong>spungata sarzanese</strong>, in versione pasta sfoglia, con una farcia di confetture, frutta secca, cioccolato a scagliette… Di questo dolce, legato ai pellegrini e mercanti che transitavano sulla Via Francigena diretti poi via mare ai luoghi santi, mi sono a lungo occupato, come ben sa chi mi legge, approfondendo tutte le cento ricette (Crema, Brescello, Pontremoli&#8230;) e finanche progettando percorsi turistici. A Natale rappresenta dunque per me un omaggio doveroso. Il matrimonio è con passiti a bacca bianca.<br />
<a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2021/01/spungata-cotta.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-20099" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2021/01/spungata-cotta-300x225.jpg" alt="smart" width="300" height="225" /></a></p>
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<p>Che il 2021 abbia ora inizio, regalandoci un po’ di quella serenità che l’anno vecchio ci ha sottratto, e un po&#8217; di quel lavoro che dovrebbe esser diritto di tutti e con cui talvolta ben sostanziamo le nostre quotidianità.<br />
Auguri davvero di cuore a tutti i Lettori &#8211; non sono pochi &#8211; di Ligucibario!<br />
<strong>Umberto Curti<br />
<a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2019/12/umberto-curti1.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-18771" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2019/12/umberto-curti1-300x168.jpg" alt="umberto curti" width="300" height="168" /></a><br />
</strong></p>
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		<title>Omaggio alla Val Polcevera</title>
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		<pubDate>Wed, 29 Apr 2020 08:26:44 +0000</pubDate>
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				<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_19440" style="width: 235px" class="wp-caption alignleft"><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2020/04/trenino-casella-030.jpg"><img class="size-medium wp-image-19440" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2020/04/trenino-casella-030-225x300.jpg" alt="il trenino a casella" width="225" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">il trenino a casella</p></div>
<p>Omaggio alla Val Polcevera&#8230; Dato che oggi racconto <strong>la Bianchetta</strong>, autoctona nel Genovesato, superstite anche dove forse non la immagini, sulle colline di Val Polcevera, ad un passo sopra i trafficati svincoli della città costiera. Colline che ospitarono pascoli, mulini, orti e piccole vigne, filari più o meno ripidi e sistemati, gloria arcinota fu <strong>il cru Coronata</strong> (da columna?), oggi pressoché estinto fra il gerbido e nello skyline di fabbriche quasi sterili, ma che di fatto saliva indietro <strong>sino a Serra Riccò</strong>. Epperò Genova, a chiunque l’avesse scoperta dall’anno 1000 in poi, sarebbe apparsa tutta un vigneto lungo le coste da Sampierdarena ad Albaro, e specialmente vitata spiccava, leggiadra e senz’ulivi, la collina di Carignano…</p>
<p>Racconto la<em> Gianchetta</em>, non ignota già ai sapienti e bonvivants d’un tempo, Giustiniani (1532) Paschetti (1602) Maineri (1778) <strong>Gallesio</strong> (1839). Tantomeno al Bertolotti (“Viaggio nella Liguria Marittima”, 1834) che nominò i vigneti di Val Polcevera “con indicibile studio tenuti” enfatizzando: “La valle cui la Polcevera dà il nome è per l’unione delle naturali ed artefatte bellezze la regina di tutte le valli… Ovunque tu volga gli occhi hai per riposarli e giardini e boschetti e vigneti con indicibile studio tenuti. …è la Tempe moderna. Se i suoi vini e i suoi olj corrispondessero in bontà alla singolare diligenza e vaghezza della sua coltivazione, ed alla magnificenza delle sue ville, ella sarebbe più ricca che l’aurifera Valle di Cusco”.</p>
<p>Ma ne meditò anche<strong> Stendhal</strong> nel “Viaggio in Italia”, e <strong>Mario Soldati</strong> in “Vino al vino. Alla ricerca dei vini genuini” non mancò guarda caso di celebrare “la chiarità paglierina e la fragranza lievemente aspra del Coronata” che rallegrava sempre le sue ribotte genovesi e il “tirar tardi” culturale dinanzi al porto, in <strong>Sottoripa</strong>, sodale dell’ancora gobettianissimo Giovanni Ansaldo, cronista che &#8211; più d’ogni altro &#8211; lodò (correva l’anno domini 1930) <strong>le 24 bellezze della torta Pasqualina</strong>.</p>
<p>E non solo: nell’autunno 1975 Soldati esaurì il proprio tour più che quinquennale in Italia e, dopo i sapienziali vini di Levante, rigiunse in una Genova più degradata di come la ricordasse ma di tale (benché trascorsa) grandeur che non si sarebbe potuto tacerne i vini. E in via De Marini a <strong>Sampierdarena</strong>, alla mitica trattoria di Checcö, chef patròn e figlio dell’Ettore canzonato come “Toro” dai foresti, Soldati si fece mescere – nobiltà senza sfarzi – il vino di Begato, “bianco, lieve, delizioso, meno aspretto e meno chiaro del Coronata, ma più scivolante e più profumato (…) E, all’orecchio di <strong>Remo Borzini</strong>, che mi è accanto, mormoro la felice definizione, ch’egli ebbe un giorno a dare di questi genovesi, isole resistenti se altri mai: ‘L’aristocrazia degli umili’”. Chissà se brindò alla sua Juve in quel fumoso covo di sampdoriani.</p>
<p>E’ antica questa Val Polcevera, e Porcobera il suo nome osco-etrusco nella <strong>Tavola bronzea</strong> (ove si cita anche Mignanico = Mignanego) con cui Roma nel 117 a.C. definì le dispute fra le tribù Viturii-Langenses e Genuates, tramite l’obbligo di un pagamento in vino (o grano) locale, ovvero un vectigal – entrata erariale &#8211; sotto forma di baratto. Ritrovata casualmente da un contadino sul greto del torrentello Pernecco nel 1506, la Tavola è la prima testimone del latino in Liguria.</p>
<p>Di questa Val Polcevera ti canto la Bianchetta, d’un bel paglierino, odore gentile, preludio ad un sorso non alcolico, e secco, assai sapido, identitario, con sentori equilibrati &#8211; nell’insieme &#8211; di fiori e frutti bianchi. Da bersi fresca, giovane, allegra, perfetta com’è coi mille piatti locali (dalla focaccia allo s-ciattamaiö, pardòn il polpettone di patate e fagiolini), lo sapevano bene <strong>i camalli e i calafati</strong> del porto – ma pure gli impiegati e operai &#8211; che “brindavano” già di prima mattina, contrastando con l’acidità dell’uva <strong>le oleose teglie degli street food</strong>. Quegli stessi (focaccia farinata panissa cuculli) che ora piluccano, ungendosi le dita, turisti in estasi nel labirinto dei carruggi&#8230;</p>
<p>Bevila qui dove origina, dato che distribuirla e commerciarla non è poi gran business, “umile” ma “preziosa” tra la macchia silente dei primi <strong>Appennini</strong>, dove le case diradano e dove la viticoltura eroica sono vignaioli – classificarli imprese famigliari suona sin roboante &#8211; da contarsi su pochissime dita, in un’area, fra l’altro, dove la fauna selvatica assedia le quotidianità, ungulati che divorano i grappoli onusti d’acino così come le gemme, scavalcando recinzioni quasi vane. Talvolta assommano ad appena duemila l’anno le bottiglie DOC in azienda…</p>
<p>Ma il rimpatrio alla terra malgré tout sta divenendo tendenza concreta, rimpatrio a memorie e qualità che il cemento di Begato ha in parte compromesso, ma riaffiorano come valori simbolici (e ridestano ad una ruralità non solo ancillare verso la città, ora vicina ora lontana ma sovente matrigna). <strong>Formaggi, miele, castagne, il salame e la mostardella di Sant’Olcese, nobili tradizioni pastarie, i corzetti per la salsa di pinoli o il sugo di coniglio, i maccheroni di Natale, la pasticceria secca, il panmorone…</strong> Un tour che qui ti svelerebbe generose trattorie ma anche pievi e santuari (e fra i più amati), piccoli musei, antichi <strong>cammini del sale</strong> e “caravanserragli”, dimore in stile Tudor, e trenini a scartamento ridotto che da Genova-val Bisagno sferragliano lenti verso Casella in valle Scrivia <strong>ma via Sant’Olcese</strong>, su arditi viadotti che nei disegni del 1929 avrebbero dovuto spingersi ben più a nord…</p>
<p>Bevila qui, dove la domanda dell’uomo alla vite fu ed è senza forzature, quel che può donare dia, ogni annata beninteso un’alea a sé, poi in vinificazione si privilegiano la termocondizione, la sedimentazione naturale, i filtraggi tenui, zero alchimie zero fanatismi. Ed è Deogratias solo un ricordo, tendenzialmente, l’amaro che scadeva a zolfino e per cui si scomodava l’alibi della mineralità. Sentenziò non a caso, e saggiamente, il cucinologo sampierdarenese <strong>Giovanni Rebora</strong>: “La Liguria, poco più di vent&#8217;anni fa, dava vini bianchi di pessima fattura&#8230; Vini solforati secondo un uso ormai secolare (pare che siano stati gli olandesi a inventare, nel seicento, il “sorfanino”) che aveva abituato le classi subalterne a quel pessimo sapore, ma che trovavano estimatori…”.</p>
<p>Bevila qui, tra odori di campagna, dove ogni casa ambì ad un campo, un bosco. Ma dove molte vigne invecchiarono, invocando nuove più giovani mani, talora disposte a ripartire da zero per salvare tradizioni, a faticare per ogni ettaro una quantità d’ore decupla rispetto ad altre terre – là dove il vino abbonda quasi quanto l’acqua.</p>
<p>Forse, piantar barbatelle conserva sempre un quid di visionario…</p>
<p>Qui dove ora anche alcuni migranti stanno recuperando vigne, non a caso presso l’antichissimo santuario di <strong>Nostra Signora Incoronata</strong> (quello con le statue degli sposi Pacciugo e Pacciuga, un “noir” a lieto fine di tanti secoli orsono). Vigne come auspicio che &#8220;il vino della tradizione possa diventare davvero segno di nuovi innesti&#8221;, sottolineò Monsignor Martino, responsabile della Fondazione Migrantes che cura l’iniziativa.</p>
<p>E infine bevila qui, prosit, in questa valle un po’ verde un po’ non più, dove qualche inurbato ancora poi s’ostina in villeggiature estive, fuggendo la calura (o illudendosi di fuggirla) come i patrizi d’antan, senza cedere alle sirene dei voli verso esotismi sovente di plastica. Segno, pur questo, di nuovi innesti?</p>
<p><strong>Umberto Curti<br />
<a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2019/12/umberto-curti1.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-18771" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2019/12/umberto-curti1-300x168.jpg" alt="umberto curti" width="300" height="168" /></a><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2019/12/Ligucibario-mindmap-PNG1.png"><img class="alignleft size-medium wp-image-18796" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2019/12/Ligucibario-mindmap-PNG1-300x225.png" alt="Ligucibario mindmap PNG" width="300" height="225" /></a><br />
</strong></p>
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