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	<title>Ligucibario &#187; corsi d&#8217;inglese</title>
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		<title>Ligucibario® e AreaDomani</title>
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		<pubDate>Thu, 21 Sep 2017 15:21:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Luisa]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>Sta prendendo forma la collaborazione fra Ligucibario® e AreaDomani. Da più di 3 decenni AreaDomani è, non solo in àmbito ligure, un punto di riferimento per i corsi di formazione professionale centrati sull’Italian style (moda, cosmesi, arredamento, design, fotografia…), in sinergia con alcune fra le principali marche dei settori di riferimento. L’ampia e luminosa sede, ...<a class="post-readmore" href="https://www.ligucibario.com/ligucibario-e-areadomani/">leggi tutto</a></p>
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				<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_17379" style="width: 310px" class="wp-caption alignleft"><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2017/09/areadomani-foto-aula.jpg"><img class="size-medium wp-image-17379" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2017/09/areadomani-foto-aula-300x169.jpg" alt="un'aula di AreaDomani" width="300" height="169" /></a><p class="wp-caption-text">un&#8217;aula di AreaDomani</p></div>
<p>Sta prendendo forma la collaborazione fra Ligucibario® e AreaDomani.<br />
Da più di 3 decenni AreaDomani è, non solo in àmbito ligure, un punto di riferimento per i corsi di formazione professionale centrati sull’Italian style (moda, cosmesi, arredamento, design, fotografia…), in sinergia con alcune fra le principali marche dei settori di riferimento.<br />
L’ampia e luminosa sede, modernamente high tech e in fase di ulteriore ampliamento, è a pochi passi da stazione Brignole, in pieno centro città, e vi si viene accolti sempre col sorriso (merce rara e preziosa oggidì…).<br />
Evidenti, in prospettiva, i possibili intrecci con Ligucibario®, realtà del marketing e della formazione per il turismo e l’enogastronomia, che sulla valorizzazione del made in Italy e del made in Liguria (cultura mediterranea, food&amp;wine, artigianato…) fonda a propria volta la sua ragion d’essere.</p>
<p><strong>La formazione professionale</strong><br />
Obiettivo della nascente collaborazione è anzitutto focalizzare tematiche “comuni” per dar vita a progetti ad ampio raggio e a corsualità che sempre pongano la persona – come insieme peculiare di capacità ed inclinazioni &#8211; al centro dell’attività didattica, e ne rafforzino quelle competenze davvero idonee a stimolare e/o a consolidare, caso per caso, le migliori attitudini.<br />
E’ un metodo d’approccio sartoriale, “steineriano”, one to one, per un orientamento al lavoro su misura. Nella formazione professionale, infatti, l’attenzione al corsista (sia egli inoccupato, disoccupato, imprenditore, dipendente…) è tutto. La crisi generale del lavoro, e soprattutto la disoccupazione giovanile, fanno sì che insegnare e apprendere – o aggiornarsi &#8211; siano oggi due fra le più importanti responsabilità che riguardano l’individuo, da una parte l’adeguata e appassionata trasmissione da parte del docente dei propri know how, e dall’altra, da parte dell’allievo, gli affascinanti percorsi dell’apprendimento e della graduale qualificazione, in vista della discesa (o del ritorno) in campo.</p>
<p><strong>Scuola e occupazione</strong><br />
La solidità di un Paese si può misurare anzitutto dalla sua capacità di educare, e formare al lavoro, i giovani cittadini.<br />
Quanto alla qualità del sistema scuola, rispetto ai coetanei europei 6 giovani diplomati italiani su 10 si trovano in immediate, e gravi criticità operative, e quasi un giovane su 5 non termina gli studi. Roberto Contessi, docente e autore del dirompente saggio “Scuola di classe” (Laterza, 2016), nota anche che “ragazzi culturalmente più deboli (…) avranno meno probabilità di trovar lavoro e il loro stile di vita li allontanerà da opportunità di formazione una volta adulti” (in un tempo come il presente, dunque, meglio evitare percorsi di massa dove l’unica costante è, a fine corso, un diploma o una qualifica poco differenziante e poco spendibile).<br />
Inoltre in Italia, purtroppo e non casualmente, prosegue la fuga dei cervelli migliori verso l’estero, fuga che “costa” al Paese 14 miliardi di euro, circa un punto di PIL. Secondo il Centro Studi Confindustria, infatti, dal 2008 al 2015, con un tasso di disoccupazione crescente dal 6,7 all’11,9%, sono “fuggiti” via 509mila italiani, la metà dei quali proprio di un’età fra 15 e 39 anni. Poiché la spesa famigliare per allevare e formare un figlio viene quantificata grosso modo in 165mila euro, l’Italia in qualche modo ha perciò “perduto” quasi 43 miliardi d’investimento famigliare in capitale umano. Nel solo 2015, con oltre 51mila emigrati under 40 (erano stati 21mila nel 2008) la perdita ammonta a 8,4 miliardi.</p>
<p><strong>La Liguria e Genova</strong><br />
La Liguria, a propria volta, sconta &#8211; come noto &#8211; anni di profondo buio economico, che ha investito numerosissimi comparti e che origina anche dalla difficoltà di riconvertire vocazioni territoriali e sistemi produttivi progressivamente entrati in crisi. Molte microimprese, artigiani, esercizi commerciali, ristoranti, botteghe di prossimità hanno chiuso i battenti, “desertificando” aree cittadine e/o lasciando spazio ad attività che ben poco hanno a che fare con l’identità e le tradizioni locali. Quanto all’occupazione femminile, in Liguria essa nel 2017 è (da dati Unioncamere) drasticamente calata di circa 7mila unità. Due link, infine, riguardanti la crisi di Genova, dove sono cresciuti denatalità, povertà e fallimenti: il primo link apre un’analisi del 2014, argomentata e sempre attuale, a firma Enrico Musso<br />
<a href="https://www.mentelocale.it/genova/articoli/56348-genova-genova-crisi-irreversibile.htm">https://www.mentelocale.it/genova/articoli/56348-genova-genova-crisi-irreversibile.htm</a>,<br />
il secondo viceversa rinvia ad un’accorata riflessione sul capoluogo nell’imminenza della visita in città di Papa Francesco, poi avvenuta nel maggio 2017, e significativamente iniziata presso i capannoni dell’ILVA<br />
<a href="https://it.radiovaticana.va/news/2017/05/24/genova_tra_denatalit%C3%A0_e_crisi_di_lavoroal_papa_chiede_aiuto/1314540">https://it.radiovaticana.va/news/2017/05/24/genova_tra_denatalit%C3%A0_e_crisi_di_lavoroal_papa_chiede_aiuto/1314540</a></p>
<p><em><strong>What’s up</strong></em><br />
Ligucibario® e AreaDomani in tal senso stanno progettando molteplici iniziative ed un innovativo “catalogo” di offerte formative congiunte, specialmente per i settori turismo, hospitality, enogastronomia, commercio.<br />
Il cibo, in particolare, crea con la mission di AreaDomani immediate connessioni, che interesseranno sia il libero mercato sia la formazione finanziata: Food&amp;welcome, Food&amp;photo, Food&amp;social media, Food&amp;storytelling, Food&amp;English, Food&amp;creativity… A tali connessioni Ligucibario® conferirà autorevolezza grazie al curriculum di Umberto Curti, docente e saggista, e internazionalità grazie a Luisa Puppo, specialista di Tourism e di Gourmet English.<br />
Le iniziative saranno presto adeguatamente promosse on e off line, tramite pubblicistica, ebooks, seminari, webinars…, ed anche presenziando iniziative culturali ed eventi istituzionali, com’è nelle corde anche di AreaDomani, scuola dinamica, sempre attenta al divenire territoriale e agli aspetti socioeconomici che più influenzano il mercato del lavoro.<br />
Certamente la cooperazione si prefigge di occupare alcuni spazi vuoti nell’attuale offerta (e fornitura) di istruzione-formazione da parte di altre realtà. E di praticare una logica di qualità e non di grandi numeri, per riconoscere e accompagnare nel percorso professionalizzante, o di aggiornamento, le diverse esigenze e passioni in modo sempre personalizzato e accurato.<br />
A presto su questi schermi!<br />
<strong>Umberto Curti</strong></p>
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		<title>Storytelling. Chi non comunica non esiste (e non vende)</title>
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		<pubDate>Tue, 21 Jun 2016 15:23:25 +0000</pubDate>
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				<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_16930" style="width: 235px" class="wp-caption alignleft"><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2016/06/DSCN7616.jpg"><img class="size-medium wp-image-16930" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2016/06/DSCN7616-225x300.jpg" alt="storytelling del cibo" width="225" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">storytelling del cibo</p></div>
<p>Molto con poco. Parrebbe lo slogan migliore per riassumere i risultati, non solo di vendita, che un’impresa ottiene attraverso un’efficace narrazione di se stessa e dei propri prodotti. Tanto più nei settori agroalimentare ed enogastronomico.<br />
Ma in quanti casi lo<span style="color: #ff0000;"><strong> storytelling</strong></span>, l’idonea comunicazione di quel che si è e si fa, appartiene veramente alle strategie di “marketing” aziendale? In quanti casi il racconto “forte” dei propri valori e delle proprie creazioni viene ben utilizzato dalle imprese per promuoversi e posizionarsi sui mercati?<br />
Se una conserva artigianale costa 2-3 volte più delle “concorrenti” di basso profilo commerciale, basta davvero argomentare che “è migliore”??<br />
Lo <span style="color: #ff0000;"><strong>storytelling</strong></span>, in tal senso, è uno strumento di relazione e vendita con cui l’impresa descrive se stessa, ma allargando la visuale, per arricchire il racconto, proficuamente, con accenni territoriali, storici, culturali… Si pensi al pesto, o al cioccolato: quante virtù, peculiarità, notizie, aneddoti… questa favolosa salsa al mortaio e questo cibo degli dèi portano con sé? Ma virtù magari sconosciute al turista, al gourmet, all’importatore estero… Resteranno tali? Persino Dio, recita il proverbio, ha necessitato di campane.<br />
Non a caso tutte le pubblicità audiovisive ormai prevedono precisi “format narrativi”, che mirano in profondità, al fine di condurre per mano l’ascoltatore già attraverso un’esperienza il più possibile reale e non virtuale, atta a prefigurare tutto ciò di cui il prodotto è dotato e che offre. Benessere, freschezza, calore, profumo, sicurezza, prestigio… E dove l’altroieri la battaglia si combatteva a colpi di manifesti, dépliant e inserzioni tradizionali, oggi deflagrano il web(marketing) e i social media.<br />
Lo <span style="color: #ff0000;"><strong>storytelling</strong></span> – compreso quello verbale &#8211; è finalizzato da una parte ad esplicitare specifici valori aziendali (si pensi all’anno di fondazione), e dall’altra, contemporaneamente, consente al “cliente” di cogliere e interpretare l’unicità di un marchio e i significati dei prodotti, invogliandolo all’atto d’acquisto. Il cliente risulta infatti parte attiva della relazione, perché lo <span style="color: #ff0000;"><strong>storytelling</strong></span> lo coinvolge attraverso richiami talora, a pieno titolo, multisensoriali (nel caso dei prodotti tipici si tratta immediatamente di richiami visivi, olfattivi, gustativi…). L’enogastronomia italiana, in particolare, esprime usi, sapienze, virtuosi localismi e quant’altro che tutto il mondo le invidia.<br />
Ma come esistono solo 2 tipologie di imprese, quelle che evolvono e quelle che chiudono, così anche lo <span style="color: #ff0000;"><strong>storytelling</strong></span> non permette, specialmente alle microimprese, anche quelle commerciali, ulteriori ritardi. Chi si attarda su modelli di comunicazione arcaici, infatti, perde ogni giorno occasioni e fatturato, e corre il rischio di non esser percepito per ciò che vale (peccato…).<br />
Cliccate <a title="seminari di storytelling e gourmet english" href="https://www.ligucibario.com/media/corsi-ligucibario-labs/" target="_blank">questo link</a> per approfondire i seminari di 4-8 ore che Umberto Curti e Luisa Puppo hanno specificamente progettato per l&#8217;impresa che voglia intraprendere nuovi linguaggi e percorsi comunicativi. E buon viaggio!</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.ligucibario.com/storytelling-food-wine/">Storytelling. Chi non comunica non esiste (e non vende)</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://www.ligucibario.com">Ligucibario</a>.</p>
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