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		<title>A tavola, un Natale ligur-francese&#8230;</title>
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		<pubDate>Thu, 19 Dec 2019 08:20:39 +0000</pubDate>
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				<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_18785" style="width: 310px" class="wp-caption alignleft"><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2019/12/pandolce-e-sciacchetr--2.jpg"><img class="size-medium wp-image-18785" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2019/12/pandolce-e-sciacchetr--2-300x225.jpg" alt="pandolce e sciacchetrà" width="300" height="225" /></a><p class="wp-caption-text">pandolce e sciacchetrà</p></div>
<p>A tavola, un Natale ligur-francese&#8230;</p>
<p>Cari lettori di Ligucibario® appassionati &#8211; come me! &#8211; del buon vino, questa volta, visto che le Festività sono ormai alle porte, ci dedicheremo ad un menu tipicamente ligure e tradizionalmente natalizio.<br />
Ma non possiamo non sederci a tavola con una raffinata bollicina di <strong>Champagne</strong> AOC &#8211; Montagne de Reims – <strong>Grand Cru Brute a Verzenay</strong>, blanc de noirs (bianco ottenuto da uve nere, nello specifico pinot nero 100%), ideale da degustare col nostro ghiotto antipasto di sottoli e di salumi misti (ma talora è adatto anche a tutto pasto). Quali? Presto detto. La <strong>testa in cassetta</strong> è un salame cotto, ottenuto con la lingua, il grasso, le cotiche e la cartilagine della testa del maiale (donde il nome), il tutto bollito con l’aggiunta di aromi e poi pressato (“in cassetta”) nella sua caratteristica forma squadrata. Uno dei prodotti di salumeria regionale più antichi, tipico dell’entroterra genovese e savonese, si taglia a fette sottili. So che il mio amico Umberto Curti venera quello morbidissimo di “Giacobbe”, nella verde Sassello, entroterra di Albisola. Il <strong>salame di Sant’Olcese</strong> dell’alta Val Polcevera invece non è cotto, ed è composto per metà da carne suina e per metà da carne bovina (le parti magre); si consuma dopo una breve stagionatura e va tagliato a fette abbastanza spesse. Potreste progettare una gita nell’area di produzione col mitico trenino di Casella (un’ora very slow di panorami), che parte sopra piazza Manin a Genova…<br />
Come primo piatto un vero classico, rivale dei ravioli: i <strong>natalini </strong>(tipo di maccheroni di pasta fresca, anche detti mustaccioli) <strong>in brodo</strong> <strong>di cappone </strong>con l’aggiunta di palline di salsiccia che simboleggiano le monete, quale augurio di prosperità. Potete degustarli con lo Champagne o con il vino rosso di medio corpo e struttura (un Syrah) che poi abbineremo al cappone bollito, il quale verrà servito come seconda portata con l’aggiunta di mostarda, salsa verde e perfino salsa alle noci (preparata in casa nel mortaio, con la mollica bagnata nel latte o nella prescinsêua…).<br />
<em>A Natale se mangia o pand</em><em>ôçe co-i beschêutti toccæ in-to vin…<br />
</em>Il <strong>pandolce genovese</strong> appartiene alla tradizione del Natale ligure, e ne caratterizzano la ricetta, oltre ai canditi di arancia e cedro e l’uvetta passa, anche i pregiati pinoli e i semi di finocchio (in determinate zone della Liguria – e d’Italia &#8211; si possono aggiungere anche i pistacchi e il marsala). Il più antico e rituale è quello alto, lievitato con paste madri. Ne esiste anche una versione “bassa” di più semplice realizzazione, in quanto la lievitazione coi baking richiede meno tempo e meno passaggi di impasto.<br />
<em>A proposito…se per Natale siete stufi dei soliti “pensierini” e ben vi destreggiate in cucina, potreste regalare a parenti ed amici dei piccoli pandolci fatti con le vostre mani e poi insacchettati e ben infiocchettati!<br />
</em>Perfetto sarebbe accompagnare il pandolce – specie se basso &#8211; con il passito ligure <span style="text-decoration: underline;">DOC Cinque Terre Sciacchetrà</span> (con pochi anni di invecchiamento, sarebbe altrimenti sprecato: in quel caso è infatti un ottimo vino da meditazione, da bersi da solo). Ma piacendomi stavolta rimanere in terra francese opterei per un altrettanto splendido<strong> Château Voigny Sauternes </strong>2016. Che al naso è intenso, profumato, e sa di miele, frutta secca (mandorle), fichi, uva passita e frutta gialla stramatura. E’ un vino morbido e avvolgente, ma con una nota minerale e una buona spalla di freschezza e acidità.<br />
Così è, se vi garba. Cin cin e auguri dalla vostra sommelière lomellina!<br />
Daniela Guandalini</p>
<p><a href="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2019/12/Ligucibario-mindmap-PNG.png"><img class="alignleft size-medium wp-image-18794" src="https://www.ligucibario.com/wp-content/uploads/2019/12/Ligucibario-mindmap-PNG-300x225.png" alt="Ligucibario mindmap PNG" width="300" height="225" /></a></p>
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